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martedì 2 marzo 2021

Recensione: Cose fragili di Neil Gaiman

 




Sinossi:

Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordinaria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore... Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi... In un'Inghilterra vittoriana appena un po' alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia... Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi... I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d'Egitto... Un incalzante succedersi di invenzioni - compresa un'avventura ambientata nel mondo di Matrix - affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall'horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell'infanzia. Mescolando mitologia e filosofia antica con l'umorismo più pop, queste storie raccontano mondi dove niente è come sembra e c'è sempre il rischio di inciampare in qualche imprevisto, di imbattersi in una vecchia conoscenza, per poi ritrovarsi a casa, confortati dal riconoscere il più puro Gaiman in ogni pagina.



Recensione:

Neil Gaiman è una autore che ho adorato in American Gods e ne I Ragazzi di Anansi. Oggi sono andato a scovare l’antologia Cose Fragili, pur conscio del mio solito problemino con i racconti. Quest’opera, complice anche il fatto di presentarne alcuni di veramente molto brevi, non mi ha particolarmente entusiasmato, lo dico subito. Certo, alcune trovare alla Gaiman sono come al solito brillanti, altre a dir poco geniali, ma nel complesso mi ritengo piuttosto deluso. A dirla tutta il racconto migliore è quello che vede coinvolto Shadow Moon, il protagonista di American Gods. Conoscendolo già, ed avendolo trovato veramente ben fatto, è stato più facile entrare in sintonia con lui e con il narrato. 
Un altro paio di racconti mi sono piaciuti molto, così come una poesia. Già, perché all’interno della raccolta trovano spazio anche questo genere di composizioni. 
Penso di poter affermare, pur non sapendolo con certezza, che quest’antologia contenga opere molto distanti nel tempo, racconti che Gaiman ha estratto dal cassetto, alcuni dei quali risalenti probabilmente a quando era alle prime armi. Forse sbaglio, ma la qualità degli stessi mi pare molto disomogenea. Detto questo ho apprezzato molto il racconto “Come parlare con le ragazze alle feste” e sono ben deciso a scriverne una versione rivista e personalizzata. Molto evocativo. 
In complesso quindi, per chi non conoscesse questo splendido autore, consiglio di dirigersi direttamente verso il romanzo American Gods, a mio avviso su un altro livello. Per chi invece già conosce il genere di Gaiman e intende ampliare la propria conoscenza su questo scrittore di certo può investire un po’ del proprio tempo su questa raccolta. Qualcosa di buono salta fuori sicuramente, miti e leggende antiche ci sono, il magico che sconfina  nell’ordinario c’è, lo spazio per sognare pure, quindi può comunque valerne la pena, pur non trattandosi di un’antologia omogenea legata da un comune tema o filo narrativo. 


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