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domenica 19 febbraio 2017

Halo. La caduta di Reach di Eric Nylund


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Sinossi:
L'umanità si è espansa oltre il Sistema Solare. Esistono centinaia di pianeti che ora chiamiamo "casa". Il Comando Spaziale delle Nazioni Unite ora fatica a controllare un così vasto impero. Dopo aver esaurito tutte le strategie utili a evitare che le insurrezioni nei vari mondi si tramutino in una guerra civile interplanetaria, l'UNSC ha un'ultima speranza: la dottoressa Catherine Halsey, dell'ONI, ha lavorato duramente a un programma top secret che potrebbe mettere fine a questo conflitto...un programma che inizia con settantacinque bambini, tra cui un ragazzino di sei anni di nome John. La Halsey non avrebbe mai potuto immaginare che quel bambino sarebbe diventato la sola chance dell'umanità contro una potente forza aliena decisa a spazzarla via. Questa è la storia di Master Chief e delle battaglie che condussero l'umanità faccia a faccia con la sua possibile estinzione.

Recensione:
Spesso in passato abbiamo assistito alla trasposizione videoludica dei grandi romanzi del fantastico, oggi invece vi presento un caso che ha seguito la via inversa: dal videogame al romanzo. “Halo, la caduta di Reach” è l’esordio di una saga che si è rivelata un gran successo, sia sulla carta che sul video, collezionando migliaia di appassionati. Confesso che mi ero approcciato titubante a questo romanzo, attratto dalle immagini del videogioco, al quale non ho mai giocato in prima persona, ma ne esco realmente sorpreso: un ottimo lavoro.
Il romanzo, proposto in Italia dalla  multiplayer edizioni, ci narra il traumatico contatto fra l’uomo e una razza aliena a dir poco bellicosa e di come l’umanità abbia dovuto scendere a compromessi con l’etica e la morale per arrivare a formare un elité di soldati capaci di opporvisi.
Una prosa semplice, essenziale e fluida che rende la lettura accattivante, veloce e traboccante azioni mozzafiato. Tanto di cappello insomma. Le scene che ritraggono gli scontri fra le flotte composte dai diversi vascelli spaziali, sono fra le più memorabili che io riesca a ricordare. Ma l’intera narrazione appare ben fatta, con una trama solida e non certo banale, capace di soddisfare appieno gli amanti dei grandi classici della fantascienza.
L’approfondimento dei personaggi, pur figurando in secondo piano rispetto all’azione adrenalinica, non è assolutamente banale, e gli spunti per rendere appetitosi i volumi seguenti non mancano di certo. Anche la parte più “tecnologica” viene approfondita senza mai scadere negli eccessi che spesso finiscono con l’annoiare o appesantire le storie di questo tipo. Altro punto di forza è la fragilità di questi “superuomini” che seppur dotati di un dna potenziato e dei migliori armamenti possibili, finiscono con il risultare alla fine dei conti come qualsiasi mortale, favorendo l’empatia al comune lettore che è portato a sentirli più vicini e finisce con l’essere maggiormente coinvolto nelle loro missioni al limite dell’impossibile.
L’universo immaginato da Eric Nylund non viene approfondito più di tanto in questo primo capitolo, la scelta mi pare ben precisa e mirata, lasciando ampi spazi al disvelarsi graduale dei mondi coinvolti nei seguenti volumi, inutile sovraccaricare il lettore con lunghe dissertazioni spezzando il ritmo. Anche gli avversari dell’umanità rimangono a lungo nell’ombra, avvolti dal mistero e svelati passo per passo, e sono tutt’ora, alla fine di questo primo volume, carichi di lugubri aspettative che ci costringono a scoprirli nei prossimi volumi.
Ad ogni modo, già detto il punto di maggior forza, quello che maggiormente mi ha impedito di staccarmi dalla lettura di questo Halo sono state le battaglie, sia a livello di schermaglia che su più vasta scala e la cosa mi ha stupito positivamente, poiché quando i superuomini sono nel ventre di titanio di un incrociatore spaziale, tutta la loro preparazione e i loro poteri quasi divini sono a tutti gli effetti inutili, ed è proprio allora che ci appaiono maggiormente vicini. Gli scontri fra flotte spaziali sono descritti in modo capillare e dettagliato pur mantenendo tutta l’adrenalina dell’azione convulsa che possiamo ben immaginare quando coinvolti nella pugna risultino centinaia di vascelli delle più disparate dimensioni.
Insomma alla fine dei conti non posso che consigliarvi di cuore questo bel romanzo. Personalmente mi trovo costretto a continuare la lettura anche dei capitoli successivi, andando a rimpinguare la già cospicua coda lettura...

martedì 31 gennaio 2017

Viaggio astrale di Gianpiero Vassallo


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Descrizione:

Sono noti a tutti i casi di quelle persone che, sotto anestesia per interventi chirurgici, si sono trovate a un certo punto a librarsi per la sala operatoria, e ad assistere a tutto l'intervento che essi stessi stavano fisicamente subendo. Oppure, il ritorno dal coma di individui che avevano vagato con una parte di sé attraverso dimensioni sconosciute. In entrambi gli esempi, si tratta di casi di viaggio astrale, o sdoppiamento. Si tratta di una possibilità dell'uomo riproducibile e controllabile attraverso l'esercizio. Le possibilità latenti in ognuno di noi sono una delle chiavi che la natura ci dà per superare i nostri limiti: spunti per la ricerca e la crescita intima; così è anche per il viaggio astrale, il volo fuori dal corpo, una delle esperienze più affascinanti che possiamo vivere.


Recensione:

Nuova puntata dedicata ai testi di “spiritualità alternativa”, oggi dedicata ad un argomento affascinante, che forse non tutti conoscono: i viaggi astrali.
Di che si tratta? 
Semplice, esperienze extracorporee, alla portata di tutti a giudicare da quello che apprendiamo da questo sfizioso libretto. Ciò che mi affascina è il ricorrere di questa tipologia di esperienze in pressoché tutte le culture antiche, sbocciate a qualsiasi latitudine del nostro bistrattato pianeta. Un fondo di verità deve pur esserci, no?
Il libro è scritto in modo semplice e propone tutta una serie di possibili pratiche volte a raggiungere l’unico scopo di permetterci di lasciare il nostro baccello di carne per esplorare la realtà sottile che ci circonda. Le tecniche sono semplici, alla base di tutto però risiede il forte desiderio e la determinazione del singolo. Senza questi ingredienti base non esiste via che possa aiutarci, sia essa la meditazione, i percorsi mentali, la giuda su nastro ecc…  
Non ho avuto modo di sperimentare in prima persona, visto che questo tipo di letture mi interessa principalmente a fini formativi, per scrivere romanzi con maggiore cognizione di causa, però non posso nascondere di provare un fascino “ancestrale” per queste tematiche. Leggendo questi saggi non posso che stupirmi dall’abilità degli autori che immancabilmente (tranne rare eccezioni) riescono a far trasparire tutta la passione che li anima su tematiche che rivestono per loro evidentemente un’importanza assoluta. 
Mano a mano che mi addentro nella materia rimango affascinato cogliendo le connessioni che si scoprono in teorie e ritualità tanto distanti fra loro, ma che hanno basi e strutture molto simili. Sorprendentemente simili direi.
A fine libro ho scoperto che lo stesso fa parte della collana di opere prodotte dalla comunità di Damanhur, qui trovate il sito. Anche questa è una realtà che mi incuriosisce, intanto però atteniamoci alla lettura o meno di questo volumetto. A mio parere, pollice alto! 

mercoledì 25 gennaio 2017

Disfida nr. 32: Moralis (Le Cronache di Garia Vol. 1) di Manuel Spano'


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Titolo opera: Moralis

Autore: Manuel Spanò

Formato: eBook e cartaceo

Genere: fantasy

Prezzo: 1.99€ eBook Amazon, 12.48€ cartaceo Amazon, 


Sinossi: Nel mondo di Garia un antico Male si è destato, e vuole portare la sua vendetta verso i popoli innocenti. 

Un pugno di eletti dovrà far fronte alla grave minaccia e salvare il futuro di Garia.
Riuscirà Gayron a divenire un cavaliere wandaghi e porsi a difesa del mondo grazie al potere degli Spiriti Ancestrali?
Riuscirà Kraal Thur a combattere la maledizione che lo affligge e salvare il proprio popolo?
Riuscirà Erdenin a sconfiggere la creatura delle Tenebre che sta cacciando?
Riuscirà la piccola e misteriosa Alba a ritrovare i propri genitori?
Uno di loro nasconde un terribile segreto.
I loro destini e i destini di molti altri sono intrecciati in modi impensabili, e solo alla fine della strenua lotta contro il Caos, solo alla fine della ricerca di Moralis, l'Ordine potrà forse essere ripristinato in un mondo devastato dalla guerra.



Note/commenti/finalità dell'Autore: a titolo informativo, Moralis è il primo capitolo di una saga composta (nella mia testa) da cinque volumi, alla quale ho dato il nome Le cronache di Garia.

Mi piace la letteratura fantasy di una volta, adoro la figura del classico Signore del Male e il paladino senza macchia, la donzella indifesa e la regina degli elfi sola ed affranta che rimembra i bei tempi che furono. Sono un inguaribile romantico.
Per questo motivo ho voluto ricreare un'ambientazione classica con i personaggi, a prima vista, più banali e stereotipati di cui si sia mai letto. A prima vista, sia chiaro, perché mentre alcuni di essi proseguono il proprio percorso di crescita nella maniera canonica, altri si evolvono in modi impensabili, rendendo a mio avviso, o almeno è quello che spero avverta anche il pubblico, la scena più originale e moderna, dai risvolti inaspettati e un finale non scontato, ma sorprendente nelle ultime rivelazioni che emergono nella parte conclusiva della storia.

Oppure il pubblico potrebbe non vedere niente di tutto ciò, carpendo conclusioni personali completamente differenti, e il mio intento finirebbe in una bolla di promesse mai avverate, paradossi stereotipati che si annullano da sé, conosciuta anche come supercazzola!
Vediamo in quanti saranno arrivati a questo punto della lettura, ingiuriandomi per la supercazzola ;)


BIG da sfidare: trattandosi di un genere classico tra i classici, confrontarsi con colui che ritengo il Maestro per antonomasia, J.R.R. TOLKIEN, mi sembra comunque un po' troppo sfrontato da parte mia. 

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Preferirei sfidare un altro grande del settore, che con questo stile (forse) si avvicina di più, in quanto dall'odore più moderno rispetto al sopracitato: Terry Brooks con La Spada di Shannara

martedì 17 gennaio 2017

Il canto degli spiriti. Ritrovare la propria voce sciamanica di Philippe Barraqué


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Recensione:
Oggi ci occupiamo di pratiche sciamaniche, insomma, un altro libricino collegato agli usi e costumi di chi sostiene una spiritualità che esuli dalle principali correnti religiose. 
Il canto degli spiriti è un gradevole libricino che indaga lo stretto rapporto che lega lo sciamano e il suono, nelle sue forme più disparate, dal timbro della voce al suono del tamburo, piuttosto che delle diverse tipologie di sonagli.
L’autore riporta una carrellata delle diverse pratiche in uso a seconda delle latitudini nelle quali gli uomini-medicina si trovano ad operare e gli indubbi legami ed assonanze che possiamo riscontrare, nonostante la grande distanza fisica che li separa, non può che lasciarci riflettere sulle basi che accomunano tutte le diverse tradizioni. Questo excursus viene affrontato in modo brillante, con un linguaggio evocativo (anche se sospetto che in lingua originale sia ben più riuscito).
Philippe Barraqué è abile ad alternare le descrizioni degli usi sfoggiati dai diversi popoli, a vere e proprie esplicitazioni pratiche di preghiere e invocazioni. Diciamo che per chi volesse cimentarsi, gli esercizi proposti non mi sono parsi per nulla chiari e soprattutto in questi spezzoni ritengo molte delle colpe possano ricadere su una traduzione forse troppo letterale, ma potrei sbagliare. Io di certo non sono riuscito a trovare gli elementi necessari e sufficienti per cimentarmici, troppo criptiche le spiegazioni, troppo complessi i rituali. Tuttavia ciò non esclude che chi fosse più preparato del sottoscritto possa riuscirci. Io ad ogni modo lo segnalo ai neofiti fra i quali ancora mi schiero senza vergogna.
A parte i dubbi sulla traduzione, che poteva essere gestita meglio, il libello si lascia leggere con piacere, trasportandoci in mondi le cui regole sono lontane dalla nostra realtà quotidiana, ma il cui fascino è indiscutibile e viene percepito in modo distinto lungo l’intero viaggio costituito dalla lettura del libello.
Per chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche fornisce una base di partenza per poter affrontare eventuali approfondimenti a ragion veduta, scoprendo magari quella che può essere la propria predisposizione d’animo verso l’una piuttosto che  l’altra fra le diverse tipologie di sciamani. 
Su una cosa mi sento di poter mettere la mano sul fuoco: dallo scritto traspare la passione vera che anima l’autore del testo e tale passione riesce nonostante tutto a raggiungere il lettore finale, toccando corde profonde dello spirito e creando immagini forti ed evocative. Da consigliare sicuramente, tenendo ben presente però che la parte pratica, di esercizi concreti diciamo, non è a mio parere usufruibile.

domenica 8 gennaio 2017

Disfida nr. 31: Torce nel Diluvio di Thomas Mazzantini


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Titolo opera: Torce nel Diluvio

Autore: Thomas Mazzantini

Formato: ebook (Kindle) e cartaceo

Genere: Fantascienza post apocalittica

Prezzo: ebook 2,99€, cartaceo 13€ + spedizione

Sinossi:
1913: Il Diluvio ha sommerso ogni cosa, tranne la Città Santa di Sirat. Gli esseri umani superstiti cercano di sopravvivere tra le sue rovine, infestate da creature ostili.
1892: Il giovane Ashvin si prepara a una giornata come le altre in un mondo dominato da due misteriosi gruppi, il Vuoto e la Monade, adorati come divinità. Ma quel giorno Ashvin e i suoi amici scopriranno qualcosa in un campo di cavoli, che cambierà per sempre la loro vita e quella dell’umanità intera.

Un viaggio avanti e indietro nel tempo tra speranza, brutalità e mistero, per scoprire il come e il perché dell’apocalisse. Per cercare di cambiare il destino del mondo.


Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Questo è il mio esordio come scrittore indipendente, ma ho già pubblicato due romanzi fantasy con la Baldini & Castoldi in passato (Garmir: l'Eclissiomante e Garmir: I Soli Prigionieri). Il mondo del self publishing mi ha attirato perché mi permetterà di raccontare storie fuori dall'ordinario che potrebbero essere rifiutate da una casa editrice classica e perché mi dà un controllo totale su tutti gli elementi del romanzo, anche se ciò comporta uno sforzo molto maggiore. Con Torce nel Diluvio volevo raccontare un'apocalisse senza zombie, bombe atomiche o pandemie. Qualcosa che fosse eccitante invece che deprimente.


BIG da sfidare: 
Se fosse possibile sfidare una graphic novel, sceglierei l'Eternauta di Héctor Oesterheld,

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 altrimenti andrei contro:
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"I Giorni di Perky Pat" di Philip K. Dick.

Tanto per volermi male ahahah!








martedì 27 dicembre 2016

La polvere dei sogni: Una storia tratta dal Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson


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Sinossi:


In guerra tutti perdono. Questa brutale verità è palese agli occhi di tutti i soldati di tutti i mondi...

Nel continente di Lether, l’esercito Malazan esiliato, guidato dall’Aggiunto Tavore, inizia la sua marcia nelle Terre Desolate orientali, per combattere per una causa sconosciuta, contro un nemico che non ha mai visto.
E in quelle stesse Terre Desolate, altri si riuniscono per confrontarsi con i loro destini. I bellicosi Barghast, contrastati nella loro vendetta contro i Tiste Edur, cercano nuovi nemici al di là del confine e Onos T’oolan, un tempo immortale comandante T’lan Imass, ora membro del clan Viso Bianco, affronta l’insurrezione. A sud, gli Elmi Grigi Perish si arrischiano ad attraversare l’infido regno di Bolkando. Il loro intento è quello di incontrare i Cacciatori di Ossa, ma il loro voto di fedeltà ai Malazan sarà messo a dura prova. E antiche enclavi di una razza più antica sono alla ricerca della salvezza, non tra i loro simili, ma tra gli umani. Nel frattempo un antico nemico si avvicina sempre più all’ultimo baluardo superstite dei K’Chain Che’Malle...


Recensione:

Oramai non so proprio più che parole utilizzare per incensare questo autore. Ancor più ora che ho avuto modo di incontrarlo durante Lucca Comics e di approfittare del pregevole seminario sulle tecniche di scrittura da lui magistralmente gestito. Inutile dire che ho raccolto un bel po’ di suggerimenti per analizzare un testo in modo professionale e di poterne così sfruttare gli insegnamenti in fase di scrittura attiva. Qui un bel ricordo del momento: 


Adesso però torniamo a noi senza indugio, e cerchiamo di recensire questo “La polvere dei sogni”, che come ci avvisa l’autore in prefazione, costituisce la prima parte dell’ultimo volume della saga, spezzato in due per motivi prettamente tipografici, considerata la mole di pagine di cui si compone quest’ultimo capitolo, 1200 pagine per il solo romanzo cui si riferisce questa recensione.
E come sarebbe potuto essere altrimenti? La saga di Malazan è qualcosa che non esito a definire mostruoso, in senso buono ovviamente, qualcosa che si discosta per ampiezza di vedute e per massa di personaggi indimenticabili, da qualsiasi altra epopea mai partorita da mente umana (se ho esagerato ditemelo!).
Sin dalle prime pagine ci vengono svelati alcuni passaggi de “I segugi dell’ombra”, completando un puzzle che nella mente del lettore ancora presentava dei tasselli mancanti. Sin da subito quindi si avranno delle belle soddisfazioni, delle conferme sulla bontà della pianificazione di Erikson e sarà veramente difficile staccarsi dalle pagine del testo, anche solo per dover andare a dormire qualche ora…  
Superata questa fase di euforia ci troveremo, e nel mio caso del tutto inaspettatamente, a fare la conoscenza di altri personaggi, come se quelli sin qui radunati non fossero stati sufficienti. Devo ammettere che forse ho perso qualche colpo, ma d’altronde l’epopea va avanti da anni e sono certo di essermi perso qualcosa per strada. Un’occasione in più per rileggere il tutto fra qualche annetto, tutto di filato.
Sta di fatto che fra nuove e vecchie conoscenze, l’abitudine dell’autore di presentarci le scene con gli occhi di mille attori diversi assume in questa puntata della Saga proporzioni che vanno oltre la mia capacità di tenere a mente il tutto, e in alcuni tratti devo ammettere di aver provato un certo smarrimento e di aver pensato che Erikson abbia esagerato questa volta. A mio avviso comunque si tratta di un peccato veniale data la maestosità della “convergenza” che sta portando i mille soggetti a confluire in quello che si preannuncia un vero e proprio gran finale, diciamo che avrei preferito non andasse a complicare ancor più vicende già parecchio ingarbugliate.
Superata questa fase, che nel corso delle 1.200 pagine del romanzo, occupa comunque una minima parte, ci troveremo coinvolti in scenari di guerra totale, con interi popoli pronti a massacrarsi, e qui le doti di Erikson tornano a colpire duro, regalandoci un military fantasy di altissimo livello e sfoderando altri personaggi che rimarranno impressi a lungo. Ho notato anche un acuirsi della brutalità che viaggia di pari passo con questa escalation bellica, e anche questo escamotage mi pare decisamente riuscito. Non mancheranno i colpi di scena costruiti con sapiente maestria dall’autore, e che mi hanno decisamente lascito sbalordito. Rimangono aperti ancora dei punti interrogativi enormi, quindi l’attesa per l’ultimo episodio è difficile da gestire, e anche in questo caso non posso che spendere gli ultimi complimenti per l’abilità di Erikson, capace di gestire un parto di tali proporzioni senza perdere la capacità di lasciare il meglio per il gran finale, seminando indizi qua e là senza concederci però di formulare aspettative ben definite. L’incertezza regna ancora sovrana, le parti in campo sono innumerevoli, gli obbiettivi multipli, gli schieramenti incerti… insomma, un vero lavoro d’orchestra che converge in un volume finale che contiene aspettative immense. Insomma quello che rimane dopo la lettura di “La polvere dei sogni” è il desiderio irrefrenabile di andare a leggersi di corsa "Il Dio Storpio", ma visto che voglio avere il tempo di digerire e gustare ancora per un po’ le gesta dei nostri eroi, resisterò alla tentazione dedicandomi prima a un buon testo di qualche autore autoprodotto.

domenica 11 dicembre 2016

I misteri della Jungla nera di Emilio Salgari



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Sinossi:

I misteri della jungla nera è un romanzo di avventura del 1887 dello scrittore italiano Emilio Salgari, primo del cosiddetto ciclo indo-malese e pubblicato per la prima volta all'inizio del 1887 con il titolo di Gli strangolatori del Gange.
La vicenda è ambientata in un'India di fantasia. Le minuziose descrizioni ambientali e i paesaggi esotici presenti nei racconti che hanno caratterizzato lo stile di Salgari, sono nate da una vasta consultazione di saggi, diari, libri, e carte geografiche. Lo scrittore in realtà non ha mai visitato di persona i luoghi da lui descritti nel testo e durante il viaggio.
Nel fitto della jungla, circondata da desolate paludi, fiumi ed isolotti presso la foce del grande Gange (chiamata nel suo complesso Sundarbans), la sinistra isola "Rajmangal" ospita una pagoda nei cui sotterranei si nascondono i Thug, una setta sanguinaria seguace della Dea indiana Kali: guidati dal malvagio Suyodhana, tengono imprigionata una giovane fanciulla di nome Ada Corisant, soprannominata dalla setta “la vergine della Pagoda”. Figlia di un ufficiale inglese, Ada fu rapita e costretta a diventare poi la sacerdotessa della loro terribile Dea. Tremal-Naik, un coraggioso indigeno innamorato della ragazza, cerca di salvarla con l'aiuto del suo fedele servitore Kammamuri, affrontandovi una lotta all'ultimo sangue contro gli adoratori della dea...


Recensione:
Riprendere in mano un buon testo classico è una sana abitudine a mio parere, e nel caso specifico, parlando di un testo di Emilio Salgari si va sul sicuro. Inoltre può essere una vera scoperta, soprattutto nel mio caso, visto che non ricordo neppure quanti anni orsono l’avevo letto e la memoria è uno dei miei talloni d’Achille. Il romanzo in questione è “I misteri della jungla nera”.
E’ sempre un emozione godersi lavori che risalgono a più di un secolo fa, vedere l’evoluzione della lingua e constatare invece l’attualità della forza espositiva dei grandi autori del passato. I misteri della jungla nera è un romanzo d’avventura dal ritmo serrato, non per nulla Salgari è a tutti gli effetti uno dei padri di questa branca di letteratura.
Le descrizioni degli ambienti selvaggi della jungla, mai vista dall’autore peraltro, ma solo studiata in biblioteca, sono ricche e affascinanti e contribuiscono non poco all’efficacia delle storie narrate grazie alla loro credibilità. Il linguaggio stesso, figlio del suo tempo, a mio parere si sposa alla perfezione alle avventure di Temal Naik e al suo stesso spirito indomito. E’ proprio la caparbietà di quest’uomo, di quest’avventuriero infaticabile, a ispirare e colpire. Quando si parla di uomini d’altri tempi ci si può tranquillamente riferire al modello rappresentato dal protagonista di Salgari, indomito fino alla follia, capace di mettere in gioco la propria vita per l’amore di una donna appena intravista nel folto della selva.
Le avventure nelle quali si imbarcherà sono a dir poco rocambolesche e lo getteranno in situazioni disperate, dalle quali solo la sua determinazione incrollabile e l’aiuto della fortuna, potranno salvarlo. D’altronde è risaputo che la Dea bendata aiuta gli audaci, giusto? Ma non c’è solo il protagonista al centro dell’azione, bensì anche i suoi fedeli compagni, Kammamuri su tutti, simboli di un’amicizia vera, in nome della quale si è pronti a donare tutto.  
Eppure non ci sono solo buoni sentimenti e finto buonismo: Tremal Naik è pronto a compiere le azioni più efferate per giungere al suo obbiettivo e questo lo rende a mio parere un personaggio immenso, che va oltre l’icona del prode cavaliere che vuole salvare la propria damigella.
I dialoghi potranno far sorridere a causa della loro impostazione d’altri tempi, ma gli eventi presto prenderanno il sopravvento, lasciandoci col fiato sospeso e senza il tempo per rimuginare sulla bizzarria dell’idioma utilizzato a quei tempi.
Una lettura piacevolissima che fa da rampa di lancio per le mirabolanti scorribande di Sandokan e dei suo acerrimi nemici thug, a loro volta mossi di una fede cieca e insondabile, che li spinge ad ogni sacrificio possibile senza timore, e che per questo meritano un minimo di rispetto nonostante la loro efferatezza.
Romanzo consigliato a tutti.

venerdì 2 dicembre 2016

Odio di Andrea Ferrari [Rating 6,5]


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Titolo: 
 Odio


Autore:  Andrea Ferrari

Editore: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: cartaceo 9,00 Euro 

Rating: 6,5

Sinossi: "Sangue e morte, questo è ciò che si merita un individuo che calpesta questa terra. Ma è un pensiero che non sfiorava la mia mente quand'ero ancora un ragazzo. L'odio che sento ora è comparabile al sentimento di distruzione che vorrei provare ma non riesco a focalizzare per colpa dei farmaci antipsicotici. Farmaci che non sono stato l'unico a prendere, ma qui è troppo presto per parlarne."

Recensione: "Odio" è un libro particolare sia per la tipologia che per lo stile con cui è stato scritto. La trama ruota intorno alla vita del protagonista che , sin dalla più giovane età, è affetto da diverse ( e gravi) patologie psichiche ( paranoia, complesso di persecuzione ed una sessualità fin troppo esuberante che , spesso, cade nell'onanismo compulsivo). Il libro descrive alcuni episodi della sua vita e di come la sua malattia ne influenzi pesantemente il percorso.
La narrazione avviene attraverso il racconto dello stesso protagonista, come se fosse un libro di memorie. Il narratore/protagonista, oltre a descrivere le sue vicende, riflette sugli eventi ,da lui stesso narrati, descrivendo sia il punto di vista del sè stesso passato che , alcune volte, quello del momento in cui narra, in cui è cosciente di quale sia la sua condizione medica ( il così detto " senno del poi").
L'ambientazione è realistica, la nostra, ma cronologicamente e geograficamente differente da episodio ad episodio. La descrizione degli ambienti non è mai particolarmente approfondita anche se non mancano mai i particolari contestuali che danno un'idea ben precisa del tipo di atmosfera che respira il protagonista. Le descrizioni, infatti, sembrano ricalcare la visione del mondo di lui, in una visione soggettiva dell'ambiente , dettaglio che aiuta molto per quanto riguada l'immersione nel personaggio. Da ciò scaturisce un'atmosfera generale di squallore e prevaricazione, anche nei contesti di vita più mondana.
Come è ovvio che sia, date le modalità della narrazione, c'è una grande esplorazione della personalità del protagonista che avviene sia in modo diretto (descrivendonone le caratteristiche) che indiretto (tramite lo stile narrativo o gli eventi che vive). Interessante è il modo in cui l'autore ha deciso di rendere manifeste le ossessioni del personaggio, mettendo in risalto il ripetersi di alcune specifiche azioni (onanismo compulsivo, ad esempio) e degli elementi ambientali su cui il personaggio si focalizza. Una scelta simile ha sia il pregio di rendere più evidenti i disturbi del protagonista fino a (quasi) viverli, che il difetto di far risultare la narrazione più pesante.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, la loro descrizione è, ovviamente, meno accurata ma comunque funzionale al loro ruolo, focalizzata, di solito, su uno o due aspetti principali.
Oltre ad una, ovvia, differenza quantitativa nella strutturazione dei personaggi, se ne nota una anche di metodo. Il protagonista è fisicamente abbozzato. Se ne conoscono le caratteristiche fisiche ma l'autore si concentra di più a farci conoscere la sua psicologia. La faccenda si ribalta con i personaggi che gli girano intorno dove domina più la descrizione esteriore che interiore, spesso abbozzata o assente.
La differenza sopra descritta, comunque, non va interpretata come difetto. In un libro come "Odio", che presenta continui cambi di luoghi e personaggi, differenti scelte avrebbero appesantito un ritmo di narrazione già pesante di suo. Questa libro, infatti, soffre di una narrazione lenta, a tratti ripetitiva, dovuta sia alla tipoligia di cui fa parte (le storie introspettive non sono famose per i ritmi al cardiopalma) sia al fatto che il soggetto trattato non permette grandi variazioni narrative. L'ossessività con cui vengono riproposte alcuni pensieri ed azioni se da una parte ci permettono di immergerci di più nel personaggio, dall'altra danno una forte sensazione di fastidio e pesantezza.
Al salvataggio di tale situazione arriva la seconda metà del libro dove si presenta un'importante svolta narrativa che andrà a mitigare una parte di questi problemi.
Punto forte della storia è l'originalità. Esistono diverse storie incentrate su malati mentali ma, di solito puntano in due direzioni nette: o pazzo psicopatico o malato da compatire ed aiutare. Qui c'è un mix. La malattia del protagonista, di solito, ha un uso maggiore per la prima categoria, però è affrontata umanizzando il personaggio (anche se non so dire quanto sia verosimile) parlando di un uomo che vive la sua malattia e l'affronta (seconda tipologia), senza andare a smuovere compassione (non è certamente un simpaticone amabile). Decisamente un mix difficile da gestire. Ho apprezzato questa caratteristica in diversi punti di svolta ,che non posso approfondire a causa del rischio spoiler.
Entrando nel punto meramente più commerciale, il libro si presenta con una lunghezza di 90 pagine circa ed un costo medio di 10 euro (esiste solo il cartaceo). Decisamente breve ma, onestamente, credo sia la lunghezza giusta e oltre le 120 (facendo adeguate aggiunte) non sarebbe potuto arrivare (a meno di annacquarlo pesantemente).
Voglio aggiungere, infine, un paio di considerazioni sul voto che intendo mettere. Come al solito non considero "difetti" le problematiche dovute al genere di appartenenza. Se leggo un libro introspettivo non posso lamentarmi di determinate caratteristiche intrinseche. Seconda cosa, il voto finale è molto influenzato da due difetti che, a mio avviso, pesano molto:
1) a prescindere se la malattia del protagonista sia psicologica (quindi determinata da traumi ambientali) o neurologica (quindi dovuta a danni/problematiche fisiche del suo cervello), non si capisce bene il perchè del suo atteggiamento verso gli altri, del suo odio, nei primi capitoli. L'autore pone poca enfasi sul perchè il protagonista odi in maniera così forte il mondo che lo circonda, dando quasi l'impressione che sia immotivato ed impedendo al lettore di comprenderlo e "schierarsi dalla sua parte" (cosa importante dato che l'interesse per il libro si regge molto sull'interesse per il personaggio). Con l'andare avanti della trama si accumulano vicende che danno senso al suo atteggiamento, ma esse sono, spesso, derivanti proprio dal suo modo di vedere e fare.
2) Il finale, semplicemente, non c'è. Non è uno spoiler, non ho intenzione di dirvi cosa succede, ma semplicemente vi accorgerete che il libro è finito perché non ci sarà più nulla da leggere. Immagino dovesse essere una specie di finale aperto ad interpretazioni ma sembra che, semplicemente, non abbiano stampato il resto della storia. Il motivo principale di questa sensazione è che il narratore esterno è il protagonista stesso e non ci viene mai fatto capire perché stia narrando, a chi si rivolga o dove si trovi. Non si capisce neanche perché, nella scena finale, lui faccia quello che fa. Arriva così, senza preavviso e, a mio parere, immotivata, se si guarda agli eventi precedenti. Non è un problema da poco, sopratutto se il motivo per cui stai leggendo è sapere dove l'autore vuole andare a parare.
In definitiva, è un brutto libro? No. Ha i suoi momenti interessanti e da molto spazio alla riflessione. Non è decisamente un libro leggero e spensierato, nè per tutti i gusti ma immagino che più di qualcuno non vedrà i difetti che io ho notato. Se siete curiosi vi conviene leggerne un estratto e farvi un'idea vostra.
Voto 6 1/2

domenica 20 novembre 2016

Il Libro di Draco Daatson di Salvatore Brizzi



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Sinossi:

Questo libro raccoglie la prima parte degli insegnamenti trasmessi da Victoria Ignis a Salvatore Brizzi quando quest'ultimo aveva cominciato da poco tempo a interessarsi di spiritualità e lavoro su di sé.
I due s'incontrarono saltuariamente nel corso della seconda metà degli anni '90. Gli insegnamenti di Victoria Ignis si rifanno all'addestramento (tramandato oralmente) che un antico e misterioso monaco-guerriero conosciuto come Draco Daatson impartiva ai suoi discepoli, i Senza Sonno.
Le sue parole ribaltano di 360 gradi la visione della vita e dei veri obiettivi del lavoro su di sé che di norma le persone hanno. Draco Daatson non era morale, né buonista, né pacifista...ma portava uomini e donne al risveglio.

Recensione:
Il libro di Draco Daatson è la seconda opera di Salvatore Brizzi che leggo e mi ha colpito come, e forse ancor più, de La Porta del Mago. Sicuramente questo libricino è meno di nicchia rispetto al primo e può essere consigliato tranquillamente a tutti, avendo un’impronta romanzata che lo rende appetibile al grande pubblico.
L’autore ci racconta il suo presunto incontro con Victoria Ignis, un’appartenente alla Setta dei Senza Sonno, organizzazione la cui esistenza non è certa, fondata in tempi arcaici dall’altrettanto misterioso personaggio di Draco Daatson. Se questo Maestro sia esistito, esista tutt’oggi, o sia semplice frutto di immaginazione, poco conta. Ciò che realmente importa è la sua lezione, la prospettiva di immortalità che ci promette, se saremo determinati a seguire i suoi insegnamenti.
Non è certo cosa facile, la realtà cui siamo abituati andrà capovolta integralmente, dovremo essere pronti a spingerci oltre i nostri limiti, ad accettare verità capaci di soppiantare i dettami impostici dalla moderna società sin dalla nostra infanzia. Un ribaltamento dei ruoli che ci porterà a tornare ad essere sovrani nel nostro regno, un obbiettivo che necessita di una forza che possiamo trovare solo all’interno di noi stessi. Il presupposto di tutto è accettare il paradigma che vede il mondo esterno come trasposizione del nostro mondo interiore.
Alcune parti di quest’opera trasudano epicità, stimolano la nostra razionalità e fanno appello ai nostri sensi. Victoria Ignis è un personaggio affascinante, impossibile non rimanerne ammaliati, la sua differente modalità di rapportarsi alla realtà la rende irresistibile, per quanto spietata.
Inutile pensare che tale opera possa essere apprezzata da chi non sente, in sincerità, magari in fondo al proprio essere, senza forse avere il coraggio di confessarselo, che qualcosa in ciò che lo circonda sia fortemente sbagliato. Non sto parlando di amori che vanno e che vengono, di ingiustizie che capitano per coincidenza o fato avverso, parlo proprio dell’impostazione dell’intero “sistema mondo”, della follia della vita che ci siamo costruiti attorno, della frenesia che la pervade, delle regole autoimposte, delle mode, delle limitazioni, del finto buonismo e dell’ipocrisia. Tutto questo deriva unicamente dalla mancata accettazione del nostro mondo interiore, dal nostro arrendersi a una realtà fittizia che ci impedisce la naturale felicità cui saremmo destinati.
Ecco, una frase riportata dall’autore rappresenta bene quest’opera, che si discosta dalle solite vie di crescita spirituale per l’assenza di quell’alone di purezza e politically correct che si trova in tante altre opere del genere: "Se mi accorgessi di appartenere a una famiglia di schiavi, io non permetterei che a scuola i miei padroni insegnassero a mio figlio il pacifismo!".
Draco Daatson vuole formare dei “monaci guerrieri”, animati da un fine che trascende la bontà intesa come stucchevole accettazione passiva delle forze non controllabili, uomini e donne capaci di battersi come leoni per risvegliarsi, per ottenere quello che è nei loro diritti, il controllo della propria vita interiore, la consapevolezza delle proprie scelte, l’assunzione delle proprie responsabilità, il controllo sulla propria “macchina biologica”, così come chiama il mero corpo fisico.   
L’esterno è l’interno, questa è l’unica verità. Il mondo è una proiezione della nostra interiorità, un’illusione che ci creiamo per giustificare i nostri fallimenti, la nostra mancanza di tempra.
Sfido chiunque a non provare forti emozioni nel leggere ciò che Brizzi ci racconta, a prescindere dalla propria formazione e dalle proprie convinzioni.
Assolutamente consigliato!

domenica 16 ottobre 2016

Le forme-pensiero di Besant Annie e Leadbeater Charles W.

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Sinossi:


La riedizione di un classico della Teosofia, corredato da un prezioso inserto a

colori che esemplifica gli studi all’avanguardia di Annie Besant e Charles W.
Leadbeater. Le conoscenze senza tempo di studiosi che hanno contribuito alla
diffusione della conoscenza orientale in occidente.
“Avrete sovente sentito dire che i pensieri sono cose reali, e molti sono già persuasi della verità di tale asserzione. Eppure ben pochi hanno un’idea chiara di ciò che può essere un pensiero, e questo libro ha precisamente lo scopo di chiarire tale lacuna.” scrivono A. Besant e C. W. Leadbeater. Le forme-pensiero sono entità viventi, generate dai pensieri umani, sono costituite da una vibrazione irradiante, un colore ed una forma. Interessante notare come questi studi non si discostino di molto, a quasi un secolo di distanza, dalle più moderne teorie della fisica quantistica. Un testo fondamentale per comprendere le origini del pensiero moderno riguardo alle potenzialità del nostro pensiero e della sua energia.



Recensione:

Altra incursione nel mondo della mistica, oramai un vizietto che non riesco più a togliermi. Si tratta di un volumetto in formato ridotto, tascabile di un centinaio di pagine, ma denso di argomentazioni.
Gli autori, Annie Besant e Charles Leadbeater, come da titolo, si concentrano sulla spiegazione dei piani che vanno oltre quello materiale, affrontando quelle che vengono definite le forme pensiero, ossia le entità che originano dalla mente degli uomini.
Una curiosità che mi ha colpito molto: nell’esposizione della teoria relativa alle forme pensiero, l’autrice fa l’esempio degli scrittori che, bene o male, pur all’oscuro delle convinzioni degli autori (per loro sono certezze intendiamoci, non teorie), percepiscono la forza presente nei personaggi-idea dei loro romanzi. I personaggi sono a tutti gli effetti delle forme pensiero che vengono dotate della forza per “agire” andando ben oltre alla volontà iniziale dell’autore stesso. 
La cosa può apparire bizzarra, ma confesso, nel piccolo della mia esperienza personale da scrittore amatoriale, di averla sperimentata in prima persona. A ben vedere è stata proprio quest’esperienza diretta a farmi avvicinare allo studio di queste teorie e mi ha condotto sino a questo libro. Una sorta di chiusura del cerchio insomma.
“Le Forme Pensiero”, dopo l’iniziale esposizione dei convincimenti degli autori in merito al piano astrale e alle forme pensiero, lascia ampio spazio alla descrizione delle tavole che accompagnano l’opera e che ci mostrano quello che gli occhi dei veggenti riescono a vedere: le forme ed i colori degli stati d’animo e dei sentimenti delle persone.
Ci inoltriamo così in un mondo affascinante, fatto di diverse dimensioni, nelle quali i singoli pensieri degli uomini hanno capacità di influenzare gli animi affini, pronti a recepirle. Si tratta di postulati dal fascino indiscutibile, che ci si voglia credere o meno. L’autrice ne descrive forme e colori in modo preciso, arrivando alla conclusione che solo un mutamento in positivo dei parti delle menti degli uomini, possa far sì che, per risonanza, il “bene” possa trionfare, ossia che l’umanità possa progredire nel suo processo evolutivo.
Interessante anche la spiegazione finale sulle capacità espressive e d’influenza sui pensieri e gli stati d’animo delle persone derivanti dalla musica. Teniamo a mente che il testo è stato scritto in tempi nei quali la musicoterapia (almeno il riconoscimento da parte della scienza ufficiale) era solo agli albori e le convinzioni degli autori in questo ambito si sposano alla perfezione con il corpus teorico prodotto in precedenza nel testo sulle forme pensiero.
Insomma un libricino che getta diversi semini che potranno trovare terreno fertile in quelle menti che già si trovino in sintonia con questo genere di “filosofia”, e che potranno ugualmente stuzzicare coloro i quali ancora non abbiamo provato una tale affinità, ma siano pronti a porsi delle domande.

domenica 2 ottobre 2016

I Cavalieri del Nord di Matteo Strukul



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Sinossi:


Salvato, ancora bambino, in una notte di luna e lupi, Wolf è diventato un giovane cavaliere teutone. Cresciuto sotto la guida di Kaspar von Feuchtwangen, suo mentore e maestro, il ragazzo intraprende insieme ad altri settanta cavalieri crociati un lungo viaggio dalla Russia alla Transilvania, per raggiungere e difendere il castello di Dietrichstein, ultimo avamposto della fede cristiana in una terra ormai in preda a orde di barbari e diaboliche forze oscure. Lungo la via, fra terre addormentate in un inverno infinito, Wolf incontra Kira, che tutti credono una strega, ma che in realtà nasconde una storia di ribellione e violenza nei bellissimi occhi color temporale. La sua è una figura che getta scompiglio nella schiera teutone, poco avvezza alla presenza femminile, che reagisce con sospetto e rabbia, ritenendo la donna responsabile delle molte sventure che costellano il lungo viaggio. Ma niente è come sembra nell’Europa del 1240. Fra magia e religione, passioni e tradimenti, Wolf conoscerà se stesso attraverso il sacrificio e il coraggio, fino ad affrontare una terribile guerriera che si fa chiamare La Madre dei Morti, un diabolico negromante e un Re senza corona, mentre l’amore per Kira martella il cuore aprendo ferite: perché Wolf è un cavaliere dell’Ordine e la Regola proibisce di amare una donna, soprattutto quando è una creatura irresistibile. A meno che...


Recensione:


I Cavalieri del Nord, quante aspettative avevo su questo romanzo!
Ho atteso l’estate per poter godere appieno di questo libro sotto l’ombrellone, e ora che il sole è solo un lontano ricordo, rompo gli indugi, confessandovi che ne sono rimasto deluso.
Sin dal prologo ho capito quanto fosse meglio demolire immediatamente i castelli in aria che mi ero fatto. Tutta l’epica e il mistero che copertina e sinossi avevano ingenerato in me, sono state spazzate via sin dalle prime righe. Poche paginette capaci di lasciarmi di stucco… un vero colpo mortale.
Avevo letto fior fior di recensioni su diversi blog, e il prodotto stesso allestito dalla multiplayer edizioni è quello delle grandi occasioni: volume rilegato con magnifica cover, copertina cartonata e sovracoperta, bella mappa iniziale, carta di pregio, numerose illustrazioni anche all’interno del libro, alcune addirittura a colori, insomma, non si è trascurato proprio nulla. Se non ricordo male anche bello stand niente meno che a Lucca Games 2015 con presentazione in pompa magna.
La cover in particolare, frutto di un concorso appositamente allestito, a me piace un sacco, sicuramente l’aspetto migliore di questo prodotto. Eccezionale ed evocativa.
Eppure appena iniziato qualcosa ha rotto l’incanto.
La prosa dell’autore è particolare, ho impiegato alcuni capitoli per adeguarmici e non senza qualche problemino iniziale. La sensazione è che sia migliorata anche con l’andare delle pagine. Che dire, a mio avviso a tratti non certo fluida, una sorta di trattore rimbrottante per intenderci. Alcuni dialoghi sono oggettivamente stucchevoli, così come alcune similitudini azzardate e frasi fatte a bizzeffe. Diverse parole a dir poco desuete buttate qua e là a intervalli regolari, vanno a “impreziosire” un testo che definirei adolescenziale, non in senso dispregiativo, intendiamoci, ma come vero e proprio riferimento a quello che dovrebbe essere il suo target. E qui iniziano le mie colpe, che si mescolano a quella dell’editore di voler far credere “I Cavalieri del Nord” un romanzo storico maturo dalle vaghe sfumature fantasy, mentre si tratta di un fantasy per giovani adulti senza alcuna velleità storica.
Il problema quindi è proprio questo secondo me: definire chiaramente il pubblico cui il testo si rivolge. Ok forse avrei dovuto indagare meglio sull’autore e sul target delle sue precedenti opere. Altro errore mio. Ad ogni modo, ora che mi sono letto il suo super curriculum comprendo che con questa recensione mi farò molti nemici, ma non è mia abitudine cambiare opinione in base al lignaggio dell’autore che mi trovo innanzi, ma solo in base alle sensazioni che lo scritto mi ha saputo trasmettere.
Ad ogni modo, volenti o nolenti, la ridda di incongruenze, imprecisioni e mancate spiegazioni di eventi calati dall’alto, non lo rendono di certo un libro adatto ad un pubblico adulto. Pestilenze che vanno e vengono senza ragione, traditori che spuntano dal nulla, eventi calati dall’alto in perfetto stile deus ex machina, dubbi sulla congruenza fra età dei protagonisti e loro background e non vado oltre per non spoilerare troppo.
Le parti migliori in effetti sono quelle dei combattimenti. Ben descritte e capaci di attirare l’attenzione, anche se pure in questi casi si deve soprassedere sul contesto più generale che non fornisce informazioni chiare né sui numeri coinvolti, né sugli intenti di alcuni dei protagonisti, come nel caso dei traditori teutoni, per i quali non esiste una ragione razionale che possa spiegare il loro operato, se non un insano desiderio di suicidio.
Peccato per l’ambientazione splendida oggetto del tutto che da sola non riesce a ridare lustro al prodotto. I paesaggi innevati, gelidi e crepuscolari sono lo scenario perfetto per le vicende descritte, contribuendo a donare un po’ di “cattiveria” a una vicenda altrimenti moscia.
La sensazione è proprio di una grave mancanza di approfondimento sotto tutti i punti di vista, una mancanza forse voluta quindi. Personaggi appena tratteggiati, luoghi e vicende senza particolare spessore, sentimenti accennati e descritti, ma mai realmente percepiti come autentici.
Non fraintendiamoci, alla luce della giusta collocazione di target, “I Cavalieri del Nord” può risultare una lettura leggera e gradevole, capace di “iniziare” giovani menti indirizzandole verso romanzi storici seri o fantasy maturi, piuttosto che verso altre tipologie di testi stile “giovani vampiri bellocci”. In quest’ottica quindi il testo è valido e utile, purtuttavia presentato così com’è non è certo adatto a vecchi marpioni fanatici di Erikson, Martin & company e questo andrebbe specificato esplicitamente onde evitare di trarre in errore. Il fatto stesso che a livello di recensioni nei diversi store on line molti siano i lettori che lamentano lo stesso problema, evidenzia che qualche svarione a livello di promozione/lancio del libro ci deve essere stato, e non si tratti solo di un mio accanimento, tanto più che Strukul mi è molto simpatico, considerato che si dichiara anche tifosissimo di hockey su ghiaccio, una delle mie più grandi passioni!
Come avrete capito però non sono solo le aspettative tradite a portarmi a questa recensione critica, ma anche il constatare come a livello italico gli autori del fantastico che riescono ad emergere siano in realtà sempre quelli che sfornano testi “leggerini” (penso ai vari Lothar Basler di Marco Davide, La stirpe del vento di Matthias Graziani, oltre a quelli ancor più blasonati i cui sacri nomi mi guardo ben dal proferire ecc..), mentre ottimi testi autoprodotti rimangano confinati nel loro “ghetto”. E visto che preferisco parlare schietto, vi invito a leggere autori quali Francesco Bertolino, Il Pozzo degli Dei di Gianluca Turconi o i lavori di Mirco Tondi, o Irene Grazzini o Isabel Giustiniani se siete appassionati di romanzi storici. Tutti testi di spessore, dove l’autore ha realmente qualcosa da dire e lo fa con una prosa degna di nota.
Sfido chiunque di voi, compresi i talent scout delle varie Multiplayer edizioni, Armenia e Nord a dirmi in sincerità chi butterebbero giù dalla torre in una sfida testa a testa fra gli autori che vi ho citato e quelli pubblicati da Case Editrici. La mia risposta già la sapete, senza neppure un attimo di esitazione. Mi piacerebbe conoscere le vostre, o perlomeno capire quelle che potrebbero essere secondo voi le strategie occulte delle CE che io non riesco a cogliere e che le indirizzano verso scelte per me insondabili.