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sabato 14 luglio 2018

Recensione: V.I.T.R.I.O.L. (L'Artigliatore) di Vito Ditaranto [Rating 7,5]


le mezzelane
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Titolo opera: V.I.T.R.I.O.L. (L'Artigliatore)

Autore: Vito Ditaranto


Collana: Ossessioni

Formato: cartaceo e ebook

Genere: thriller

Prezzo: ebook 4,99 / cart. 10,96

Sinossi: 
Joshua Tree, uno studioso della Cabala Ebraica, ricerca in una inesplicabile Venezia l'erede a cui trasmettere le sue conoscenze sulla Cabala, ma il suo progetto è ostacolato da un oscuro essere: "L'artigliatore". Questa misteriosa entità si dimostrerà materiale e non solo "spirituale" e, lentamente, ma inesorabilmente diventerà sempre più pressante ed insistente fino a far cadere il protagonista in una paranoia totale. Dopo aver scoperto di essere gravemente malato, Joshua non avrà molto tempo a disposizione per portare a termine il compito che si è prefisso, ovvero trascrivere tutti i suoi segreti e le "formule magiche" che ha imparato a utilizzare in tantissimi anni di studio. In un viaggio tra passato presente e futuro, un antico manoscritto risalente a Jacob Frank, cabalista ebreo di nazionalità polacca nato nel 1726, consigliere del re Augusto III re di Polonia, farà luce sull'intera vicenda, riaccendendo la luce di Prometeo.

Recensione:
Oggi presentiamo un romanzo molto particolare, ricercato ed elegante direi, edito da Le Mezzelane Casa Editrice. Essendo il primo testo di questo editore che recensiamo sul blog diamo uno sguardo all’oggetto libro. 
Il volumetto che ci troviamo fra le mani si presenta ben fatto, con una cover accattivante e capace di incuriosire con i suoi svariati simboli carichi di mistero e l’abbinamento cromatico blu cobalto/oro che riporta alla mente al contempo la tunica di un mago e le pagine di un testo minato proveniente da un’altra realtà, oltre a ricordare gli ori e gli sfarzi tanto in voga nella Serenissima, vista l’ambientazione lagunare del romanzo. Impaginazione e cura dello scritto di ottima fattura (un paio di refusi in tutto) e prezzo adeguato chiudono il cerchio in modo soddisfacente. 
Ma veniamo al contenuto, che alla fin fine è ciò che maggiormente ci interessa. Bello e ben scritto Vitriol di Vito Ditaranto cattura il lettore e lo tiene avvinghiato per tutto l’arco della narrazione grazie al dubbio perenne sulla reale natura del protagonista. Già è proprio Joshua, studioso dell’occulto ed esperto di cabala, il protagonista assoluto dello scritto. Un protagonista finalmente originale, capace di inquietare il lettore per la sua dedizione stoica ai propri studi a dispetto di tutto. Eppure capace di intenerirsi per un cucciolo al punto da rimanere in bilico fra la decisione di salvare questo piuttosto che il testamento costituito da decenni di studi. 
Insomma, un personaggio sopra le righe, bizzarro il giusto da risultare credibile, borderline per così dire e affascinante. 
Il dubbio di trovarsi innanzi a un pazzo furioso dimentico solo di indossare la propria camicia di forza prima di uscire, permane sino al gran finale, trascendendolo quasi. Non voglio rischiare di cadere in spoiler che rovinerebbero inevitabilmente il piacere della lettura, ma posso garantire di aver trovato il testo decisamente appagante. Non è solo l’originalità della storia e dei personaggi ad aver reso piacevole la lettura, ma anche la prosa dell’autore, capace di far scorrere le pagine in maniera fluida senza mai banalizzare linguaggio e toni. Non mi soffermo più di tanto sulla preparazione dell’autore in ambito mistico/misterico in quanto non sono in grado di giudicare, ma i testi citati sono diligentemente riportati in nota, e non posso che confermare la bontà e capacità degli stessi di stuzzicare la mia curiosità donando all’ambientazione profondità e quell’alone di straniamento che le calle veneziane già da sole riescono a fornire. Questo influisce anche nella positiva caratterizzazione del personaggio, facendolo apparire profondo e di spessore, non un ipotetico studioso, ma un reale esperto, ossessionato dalle proprie competenze e dai propri studi sulla via dell’Illuminazione. 
Ho apprezzato molto il fatto che Joshua sia in là con gli anni, cosa che di rado avviene in romanzi volti a far apparire il protagonista un eroe senza debolezze, mentre il nostro presenta tutte le fragilità del caso e nonostante le condizioni drammatiche che lo funestano riesce, grazie alla sua perseveranza e determinazione, a perseguire quelli che sono i suoi obbiettivi. Un percorso quello di Joshua capace di mutare nell'arco della narrazione in modo credibile e commuovente quasi, e ve lo dice un barbaro dal cuore di pietra come il sottoscritto 
Affascinante anche la figura dell’antagonista, l’Artigliatore, e la libertà che viene concessa al lettore a riguardo dell’interpretazione possibile da dare al suo ruolo. Mentre narravo alla mia bimba di quasi 7 anni una versione più light del romanzo del Ditaranto mi sono trovato a rielaborare la vicenda, a riflettere se questa sorta di presenza non potesse essere un guardiano interiore, un custode deciso a non far circolare conoscenze proibite perché pericolose. Insomma, credo che un altro pregio del romanzo sia proprio quello delle molteplici interpretazioni possibili e della poliedricità delle soluzioni ai dilemmi sparsi lungo la via.  
Insomma, per tirare le fila e arrivare a una sintesi numerica, direi che un 7,5 possa tranquillamente essere assegnato a quest’opera che mi sento di consigliare a tutti, senza particolari distinzioni, riuscendo la stessa a valicare diversi generi senza perdersi per strada i pregi dei singoli.
Complimenti all’autore per l'ottimo lavoro!

giovedì 12 luglio 2018

Recensione: Gengis Khan. Il figlio del cielo di Franco Forte


romanzo storico Franco Forte
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SINOSSI:
"Tu sarai Khan, Gran Signore dei Mongoli. E noi ti chiameremo Gengis, il Guerriero Perfetto." Così ha avuto il suo nome uno dei più grandi condottieri della storia, imperatore intelligente e tenace, guerriero furbo e imbattibile, sovrano illuminato, conquistatore di terre il cui dominio si estendeva al di là di ogni ambizione umana. La sua vita e le sue gesta costituiscono un'epopea nella quale è arduo distinguere la realtà dalla leggenda. Mai nessuno ha eguagliato Gengis Khan e la cronaca delle sue avventure, che Franco Forte fa rivivere sullo sfondo della magnifica e terribile Asia del XII secolo, è la più affascinante e spettacolare storia che si possa raccontare. Il mito di un uomo, del suo popolo e del più vasto impero che mente umana ricordi.

RECENSIONE:
Oggi ci dedichiamo a un altro romanzo storico, andando a esplorare le sterminate steppe che hanno dato i natali a uno dei personaggi più incredibili della Storia: il Khan dei Khan.
Non è il primo romanzo di Franco Forte che mi gusto e posso sin da ora affermare che anche questo non tradisce le aspettative, per quanto elevate queste possano essere.
La storia di Temugin, divenuto Gengis Khan, ci viene narrata sin dalla nascita, con qualche capitolo iniziale dedicato all’illustre genitore. Come sempre, l’autore riesce a farci vivere l’epopea che ha portato i Mongoli sul tetto del mondo, con grande abilità. Ci vengono mostrati gli usi e costumi di questi popoli così lontani da noi e dalle nostre tradizioni, con grande naturalezza, senza mai scadere nella pedanteria. Qualche cammeo che ho molto apprezzato viene dedicato ai missionari di Cristo, giunti sin in quelle lande per portare il verbo di Nostro Signore. Li ho apprezzati molto, in quanto grazie alla loro diversità riescono a far risaltare ancor più le marcate differenze. Ci permettono inoltre di mettere in luce la grande tolleranza dell’illuminato condottiero Mongolo. 
Insomma, un romanzo che sarebbe utile anche come manuale storico e di certo più avvincente e capace di attrarre l’attenzione di uno studente.
Come si diceva pocanzi le gesta del condottiero vengono ripercorse sin dalla sua giovinezza. L’abilità, non solo bellica, ma da vero e proprio uomo politico completo, viene esplorata attraverso le mille peripezie che l’hanno portato dal guadagnarsi la pagnotta non appena bandito dalla yurta di famiglia, fino all’accumulare immani ricchezze dopo aver sconfitto l’Impero del Dragone e la dinastia Kin, nonché l’impero dei Pascià.
Il turbinio degli eventi narrati fa ben capire lo spessore di quest’uomo, capace di unificare una miriade di tribù, mutando la tradizionale bellicosità delle stesse, senza far venir meno quelli che erano i loro costumi e tradizioni, non ultimo quello di rimanere sostanzialmente un popolo itinerante. Questa mancanza di punti di riferimento, senza una capitale o grandi città da poter assediare deve essere stato un bel dilemma per i nemici che ogni volta si trovavano a dover rincorrere il condottiero nemico senza sapere dove si sarebbe rintanato per poi tornare più forte di prima al contrattacco. Affascinante.
I giochi di alleanze e tradimenti che impreziosiscono i numerosi scontri lasciano sempre con il fiato sospeso, in modo tale da rendere le 700 pagine del romanzo assolutamente scorrevoli e senza cali di tensione di rilievo. Non è poco.
La parte che ho trovato meno riuscita, è forse quella finale, quando la presenza di poteri “soprannaturali” legati ad uno sciamano ribelle si fa un po’ troppo insistente, mentre le incursioni del Gran Khan nell’impero del Pasha vengono espletate troppo rapidamente. Sembra quasi che l’autore fosse giunto alla fine dei caratteri a sua disposizione o che dovesse rispettare dettami della casa editrice in  merito al numero massimo di pagine. A mio avviso è un’occasione persa in quanto ci sarebbe stato spazio per esplorare meglio un’altra cultura affascinante come quella legata ai fedeli di Allah. 
Ad ogni modo il romanzo rimane assolutamente consigliato, per quel che mi riguarda. Una fonte d’ispirazione e di scoperte di mille aneddoti di grande fascino, dai rapporti del Khan con le svariate mogli e concubine, sin a quelli con i diversi personaggi secondari appartenenti al suo “quadro ufficiali”.
Un periodo storico interessante, spesso trascurato, reso ancor più affascinante dalla prosa dell’autore e dalla sua capacità di inserire elementi meno esplorati dalla storia ufficiale, quali premonizioni e divinazioni, viaggi nel regno dei morti e sogni premonitori. Tutti eventi che sicuramente avevano un peso specifico nelle decisioni degli uomini di potere dell’epoca, ma spesso tralasciati dai libri di storia.
Bello e consigliato. Fatevi il piacere di leggerlo!  


martedì 10 luglio 2018

Disfida nr. 68: Progetto Elohim di Andrea Zanotti


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    • Titolo opera: Progetto Elohim
      
    • Autore: Andrea Zanotti
      
    • Editore: Delos Digital
      
    • Collana: Fantasy Tales
      
    • Genere: Fantasy coloniale
      
    • Prezzo: Ebook Euro 1,99
      
    • Sinossi: Vale la pena sfidare gli Dei del selvaggio e inesplorato Glagon, solo per rincorrere il nano capace di partorire un progetto dalle potenzialità economiche straordinarie? L’avarizia dei nani è proverbiale, quasi quanto la loro testardaggine. Nessun dubbio quindi, risposta affermativa, costi quel che costi! 

      Il battello a vapore risale le acque dell’Inganno nel cuore dell’inesplorato Glagon. Qui i fumi delle nuove fabbriche che spuntano nel regno dei nani sono solo un lontano ricordo, così come la civilizzazione e il progresso. Eppure la natura che regna incontrastata, non è sempre amichevole e gli abitanti del posto men che meno. L’avventuriero Durako e la sua banda di tagliagole al servizio della Corporazione dei Mercanti, se ne accorgeranno ben presto. I Nilbog, dediti a culti di strane e violente divinità, prima con minacce, poi con maledizioni e riti blasfemi, ed infine con attacchi fisici e biologici, cercheranno di arrestare l’avanzata dei nani. Non meno pericolosa si dimostrerà la rigida ottusità delle truppe del Re, messe al servizio della spedizione, che rischierà, infine, di doversela vedere con il mostruoso Dio dei Nilbog, disceso sulla terra per proteggere i suoi accoliti.
      
    • Note/commenti/finalità dell'Autore: Con questa novella ho voluto sperimentare un’ambientazione diversa dal solito fantasy medievaleggiante. L’idea era quella di calare elementi e razze fantasy (nel caso specifico di questa prima puntata, i nani) in un ambientazione tipicamente coloniale, quindi con la presenza di armi da fuoco e cannoni unita all’esplorazione di territori sconosciuti, abitati da razze selvagge e dagli usi e costumi inquietanti. Il racconto era nato come episodio singolo ed autoconclusivo, ma ho accolto con piacere la proposta della Delos Digital di farne una sorta di serie. Ha visto così la luce anche il seguito Glagon in Fiamme.    
      

    • BIG da sfidare: 

romanzo fantasy django wexler


I mille nomi di Django Wexler 







e

romanzo di joseph conrad



Cuore di Tenebra di Joseph Conrad







domenica 8 luglio 2018

Recensione: Le Guerre delle Piramidi di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini [Rating 6,5]


romanzo fantasy atlantide
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Titolo opera: Le guerre delle Piramidi

Autore: Lorenzo Camerini – Andrea Gualchierotti


Formato: cartaceo e ebook

Genere: avventura  storico-fantastica

Prezzo: ebook 3,99 / cart. 13,60

Sinossi: 
Più di vent’anni sono passati da quando, dopo varie traversie, un gruppo di sopravvissuti alla catastrofe che ha distrutto Atlantide ha raggiunto le terre fertili attorno al Nilo.
Qui avviene la fondazione di Adhan-dar, una metropoli il cui sovrano è Sybillion, cugino di Adhon e, il protagonista del precedente romanzo degli stessi autori, Gli Eredi di Altantide.
La storia si apre quando Sybillion, mantenendo la promessa fatta molti anni prima al cugino morente, decide di lasciare il trono di Adhan-dar al figlio adottivo, il principe Ammhon.

Recensione:
Di rientro dalle ferie, oggi ci occupiamo di un romanzo che unisce elementi stoici e fantasy in un mix azzeccato e capace di stuzzicare l’immaginazione del lettore: Le Guerre delle Piramidi di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini . 
Quello che si nota subito nello scritto dei due autori è la preparazione storica posseduta. La ricostruzione degli ambienti, degli equipaggiamenti e della struttura sociale dei popoli presenti è ineccepibile e indica chiaramente la passione che muove gli scrittori di cui sopra. Questo di per sé è un pregio indiscutibile, nonché condizione fondante per poter scrivere un buon romanzo che pur con elementi fantastici abbia un taglio decisamente storico come a tutti gli effetti ha Le Guerre delle Piramidi. Quello che mi sento di dire però è che a tale preparazione non corrisponde una maturità stilistica e tecnica equivalente. Gli autori scrivono bene, ma peccano in esperienza a mio avviso. Questo traspare dall’ampollosità e dalla magniloquenza a volte troppo sopra le righe per poter passare inosservata. Certo, concordo che in un testo storico, così come in un fantasy non pensato per giovani adulti, si possa porre una maggior enfasi su una prosa complessa, utilizzando anche un linguaggio ricercato e volto a creare epicità, ma il rischio di cadere nell’innaturale è elevato. La cosa è ancor più evidente nei dialoghi. Anche concedendo le attenuanti derivanti dal contesto storico che concede l’utilizzo di un linguaggio aulico, almeno in corrispondenza di alcuni personaggi altolocati, risultano nella media decisamente ingessati. 
Altro problema riguarda le lunghe sequenze iniziali di spiegazioni degli eventi, un esempio della mala gestione del passaggio di informazioni al lettore. A mio avviso è meglio concedersi qualche descrizione in più da parte di un narratore onnisciente piuttosto che cercare di mettere in bocca agli attori dei monologhi volti solo a spiegare il contesto al lettore. Monologhi che risultano non credibili. Ecco, detto questo, per il resto la storia è interessante. L’idea dei transfughi atlantidei approdati nell’antico Egitto, pur non essendo copyright originale degli autori, è sempre molto affascinante. 
Questo è il secondo episodio della Saga e, come anticipato in sinossi può essere letto a se stante. Non avendo letto il primo volume posso confermare di non aver riscontrato difficoltà da mancanza di elementi precedenti, pertanto si può affrontare senza patemi, come dichiarato.
La trama è piacevole da scoprire, non mancano l’azione ed i colpi di scena. Anche i personaggi sono piacevoli, ben costruiti e credibili, mossi da motivazioni forti e ben chiare.  
Credo che una sufficienza abbondante possa essere il giusto compromesso fra la bontà della storia narrata e la non perfetta trasposizione in lettere della stessa. I due autori a mio parere hanno ottime doti, si tratta solo di smussare quelle spigolosità da mancanza di “scaltrezza”. Quello che mi chiedo, visto che non si tratta di testo autopubblicato, è come sia possibile che gli editor della casa editrice non abbiano notato il problema su alcuni dei dialoghi. Rating 6,5


domenica 24 giugno 2018

Comunicazione: Tempo di ferie!




Anche per noi di scrittorindipendenti è giunto il momento di concederci un meritato periodo di riposo. 
Ma non temete, torneremo presto e con una valanga di nuove recensioni, visto che poche cose danno soddisfazione quanto leggere un buon libro sotto l'ombrellone!

Ci si rilegge l' 8 Luglio!

Recensione: Cuore di tufo di Giuseppe Chiodi [Rating 7,5]


Casa editrice dark zone

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Titolo: Cuore di Tufo

Autore: Giuseppe Chiodi

Editore: Dark Zone

Genere: Urban Fantasy; weird;

Prezzo: Cartaceo 12,49 euro; ebook 2,99 euro

Rating: 7,5


Sinossi: 
Ossessione, superstizione e magia nera. È il vortice in cui sprofonda Pietro Cimmino, il proprietario di un negozio di antiquariato, nel tentativo di riprendersi sua moglie. La separazione l'ha fatto impazzire; l'incontro con Dafne, studentessa beneventana, gli riaccende la fiducia in sé stesso. Ma quella misteriosa ragazza scatena la gelosia della Bella 'Mbriana, a cui l'uomo è devoto. E quando la piccola Sonia, figlia di Pietro, viene coinvolta dalle forze oscure scoperchiate dal padre, egli varca la linea che separa la realtà dall'immaginazione, la città dal sottosuolo, per salvare lei e sé stesso. Una fiaba dark fatta di riscatto e identità. C'è solo un avvertimento di cui tener conto: non fidatevi del monacello.

Recensione:  
Oggi testiamo la casa editrice Dark Zone, della quale ho sentito parlare un gran bene ultimamente, ma come ben sapete, finché non ficco il mio muso irsuto fra le pagine di un loro libro non posso fidarmi appieno.
L’occasione mi viene offerta da Cuore di Tufo di Giuseppe Chiodi, romanzo breve, novella o racconto lungo che dir si voglia. Si tratta di un romanzo weird, e come appreso dalla Disfida pubblicata qualche tempo addietro si candida a sfidare niente meno che American Gods di Neil Gaiman. Forse l’autore ignora il rischio che corre, visto che American Gods è un romanzo capace di farmi sbavare come un bulldog francese dopo una corsa di mezzora sotto il sole a picco.
Bene, allora che dire, rullo di tamburi, predisponete la gogna, lustrate madame guillotine e diamo il là alle danze!
Chiodi è stato capace di conquistarmi sin dalle prime pagine. Bello, bello e tosto, capace di essere lugubre quando serve, e al punto giusto.
Il protagonista e l’ambientazione sono i punti di forza di questo scritto. Pietro, da poco lasciatosi con la compagna, ha una bimba e un negozio d’antiquariato cui occuparsi, ma la sua altra passione è l’occulto. Possiamo dire che Pietro faccia della superstizione un vero e proprio stile di vita. Una superstizione che nasconde però una profonda conoscenza delle tradizioni e del passato, delle radici stesse della sua famiglia e del suo popolo. Insomma, non una superstizione becera e stolta, ma studiata e approfondita, che sarà causa di tutti i suoi mali, ma anche fonte di salvezza.
Uno scritto che ho apprezzato molto, sia per l’originalità e la collocazione spaziale, che per la prosa dell’autore, che non teme l’utilizzo prolungato di frasi brevi e concise per mantenere sempre alto il ritmo, né una ricercatezza che vada oltre il “semplice e pulito” che va tanto di moda oggigiorno. Ah, come dimenticare le frasi in dialetto napoletano, imperdibili e capaci di caratterizzare non solo i personaggi, ma l’ambiente stesso in modo unico.
Ecco, diciamo che questo è quello che mi attendo da un autore coraggioso e dotato di talento. Di certo, temo, il suo stile non lo porterà a pubblicare con qualche casa editrice di primo piano, ma volete mettere? Il suo testo non lascia indifferenti, non è il solito scritto piatto e perfetto stilisticamente tanto da parer esser sfornato da un automa privo di emozioni. Cuore di Tufo racchiude in sé quello che nell’immaginario collettivo è Napoli e di rimando il Mediterraneo e l’italianità stessa. Genio e sregolatezza, tradizione e folclore, ben giostrati e tenuti a freno quasi fossero una belva feroce e pericolosa, dalla penna affilata del Chiodi.
Alle volte il vortice di eventi bizzarri dal quale veniamo travolti finisce forse per lo stordirci, per farci perdere le coordinate spazio/temporali della scena, ma è uno spaesamento assolutamente piacevole, capace di farci entrare in piena sintonia con il protagonista. Un uomo con pregi e difetti, per nulla ineccepibile nelle sue scelte, ma per questo ancor più reale e a cui voler bene.
L’unico dispiacere è che finisca così presto, ma forse anche questa sua “compattezza” contribuisce a mantenerlo inebriante per tutto il corso della narrazione, da leggersi tutta d’un fiato per non perdere il clima che riesce a creare. Ripeto, proprio un bel lavoro, sia dell’autore che della Dark Zone, capace di presentare un testo pulito da refusi e con una cover, a mio parere, molto ben fatta e azzeccata.
Voto 7,5 con l’aggiunta che non vedo l’ora di leggere qualcos’altro da parte di questo autore, il cui parto non sfigura con l’American Gods della Disfida succitata. Un bello scontro, nulla da dire. Complimenti vivissimi a Giuseppe Chiodi quindi e un consiglio a tutti voi di fiondarvi a comprore Cuore di Tufo!

giovedì 21 giugno 2018

Recensione: Il carro magico di Joe R. Lansdale


romanzo joe r. lansdale
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SINOSSI:

Il XX secolo è appena iniziato: nel Texas fanno la loro comparsa i primi venditori ambulanti di rimedi miracolosi, mentre i vecchi cowboy sorvegliano le linee di frontiera e gli sceriffi mantengono l'ordine nelle piccole città, dove l'odio razziale fatica a spegnersi, nonostante la liberazione degli schiavi appartenga al passato. La famiglia del giovanissimo Buster Fogg, voce narrante di questo romanzo, viene spazzata via da un tornado insieme alla sua casa, e il ragazzo si unisce - per caso o per volontà del destino - alla compagnia itinerante di Billy Bob Daniels, inventore di medicine prodigiose e tiratore eccezionale, che si proclama figlio illegittimo del leggendario e pistolero Wild Bill Hickok. Insieme all'ex schiavo Albert e ad Alluce Marcio, una scimmia lottatrice, il gruppo di memorabili personaggi viaggia in lungo e in largo per il Texas, inseguito da una tempesta che incombe su di loro come una maledizione indiana, e trascinando il lettore in una spirale di emozioni continue, esilaranti e a tratti tragicomiche. Scritto nel 1986, "Il carro magico" è un'ironica e nostalgica elegia dedicata al selvaggio West.



RECENSIONE:

Oggi recensisco un romanzo che inseguivo da tanto tempo, ma che non riuscivo a trovare in nessuna libreria. Alla fine mi sono dovuto arrendere ricorrendo alle care e vecchie biblioteche. Non potrò aggiungerlo alla mia libreria, ma almeno me lo sono goduto fino in fondo. Sto parlando de “Il carro magico” di Joe R. Lansdale. 
Come alcuni di voi sapranno ho una passione per i romanzi ambientati nelle polverose praterie del vecchio west e in questo caso, aggiungendo all’ambientazione la prosa maestosa di Lansdale, non possiamo che ottenere un romanzo eccellente. 
Joe R. Lansdale è un autore del quale basta leggere un paio di pagine per cogliere la classe cristallina. Basta poco per innamorarsi quando si ha a che fare con la Bellezza vera. La prosa di questo Maestro mette subito a proprio agio, non saprei come meglio spiegarlo, ti invita a metterti comodo al suo fianco attorno ad un fuoco da campo in una notte serena e fresca mentre lui ti narra una storia con voce melodiosa. I dialoghi, così come il narrato, risultano talmente realistici, crudi e ironici a seconda dell’occorrenza, da trasportarti nel vivo dell’azione, con un coinvolgimento paragonabile alle nuove diavolerie di realtà virtuale, se non meglio, almeno dal mio punto di vista. C'è da imparare molto per tutti noi aspiranti scrittori da quanto ci offre questo autore nelle sue opere. 
Insomma, che dire, come avrete capito nutro un rispetto prossimo alla venerazione per Lansdale, e “Il  carro magico” non ha tradito le mie alte aspettative.
La trama non ha nulla di particolarmente originale ma è il modo di raccontarcela a farle assumere valore e prestigio. Ambientata nei primi anni del XX secolo, con il progresso dietro l’angolo e in scia a usi e costumi del vecchio e sporco far west ancora duri a morire, ci troviamo a seguire le gesta della sconclusionata combriccola imbarcata sul carro magico, che ci vengono raccontate dalla voce narrante di uno dei componenti del gruppo. Il capo della combriccola, che si spaccia per figlio illegittimo di Wild Bill Hickok, più conosciuto come Billy the Kid, è un imbonitore, un venditore di rimedi medicamentosi dalle sbalorditive capacità, ma che sogna di emulare il Kid. Al suo seguito il suo fedele servo nero Albert e il giovane narratore. Ah, del gruppo fa parte anche una scimmia lottatrice, dal nome che è tutto un programma: Alluce Marcio. Bene, saranno questi, oltre alla tempesta che li perseguita a seguito di una maledizione, ad accompagnarci in giro per cittadine western e avventure letali, senza un vero perché, anzi no, il motivo c’è ed è molto semplice, nel vecchio west tutto è concesso e tutto può accadere, nel bene e nel male. Insomma, la trama come dicevo è lineare e non presenta particolari spunti, mentre sono i personaggi sul proscenio a sobbarcarsi l'onere di trasformare il romanzo in qualcosa di particolare ed accattivante. Il loro spessore e la brillantezza nelle interazioni li rendono unici, bizzarri e adorabili. Insomma, un gran bel leggere. 
Un romanzo da divorare tutto d’un fiato capace di farci riviere il fascino di un'epoca passata, un'epoca dura, spietata ma capace di affascinare ancor oggi con tutto il carisma dei personaggi leggendari (o meno) che l’hanno popolata. Assolutamente imperdibile. Tanto di cappello anche questa volta al Maestro Lansdale e alla sua abilità nel trasporre in una realtà palpabile quanto partorito dalla sua fervida immaginazione. 

martedì 19 giugno 2018

Disfida nr. 67: Le guerre delle piramidi di Lorenzo Camerini e Andrea Gualchierotti


libro storico fantasy
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Titolo opera: Le guerre delle Piramidi

Autore: Lorenzo Camerini – Andrea Gualchierotti


Formato: cartaceo e ebook

Genere: avventura  storico-fantastica

Prezzo: ebook 3,99 / cart. 13,60

Sinossi: La vicenda delle Le guerre delle Piramidi è ambientata nel periodo misterioso prima dell'inizio della storiografia canonica, intorno al 10.000 a.C., ed è il seguito di parte dei fatti raccontati nel precedente Gli Eredi di Atlantide.
Più di vent’anni sono passati da quando, dopo lunghe traversie, un gruppo di sopravvissuti alla catastrofe che ha distrutto Atlantide, ha raggiunto le terre fertili attorno al Nilo . 
Qui, in un mondo primitivo e selvaggio, che dopo il cataclisma ha in parte cambiato aspetto, avviene la fondazione di una grande metropoli, Adhan-dar, simile alle primeve città dell’età del bronzo, che diventa presto la capitale di un nuovo regno. 
Nessuno però immagina che un altro gruppo di atlantidei sia sopravvissuto alla catastrofe e, guidato dal sanguinario monarca Dheineros, abbia ricreato nell’isola di Creta una nuova Atlantide. 
Convinto di avere la missione di ridare vita all’antico impero atlantideo a qualunque costo, Dheineros percorre una spietata via verso il potere, dando inizio ad una catena di sangue che condurrà al conflitto con i suoi stessi compatrioti, divisi da incomprensioni e tradimento. 
E mentre le ombre della guerra tra i due popoli consanguinei si addensano, il Maestro, misteriosa figura al vertice di una confraternita di sicari e spie, il Velo Nero, tesse la sua tela di inganni spinto da segrete motivazioni, accelerando il precipitare degli eventi fino alla fatale conclusione.

Note/ commenti/finalità dell’Autore: l’obiettivo che ci siamo posti scrivendo questo secondo romanzo della nostra saga di Atlantide è stato quello ricreare il fascino di ambientazioni esotiche lontane e di antiche civiltà perdute, unendolo all’azione e al senso del meravigliso tipico dei pulp anni 30’. Amiamo l’avventura classica, a metà fra Conan il barbaro e Ben-hur, e speriamo che un pizzico di queste influenze si ritrovi anche fra le nostre pagine!

BIG da sfidare: Valerio Massimo Manfredi




Valerio Massimo Manfredi - Il Faraone delle sabbie








Biografia Autori:

Lorenzo Camerini ha 39 anni. Amante della storia e del fantastico fin dalla più tenera età,
sogna e cresce con le grandi saghe della letteratura medievale. Dopo la laurea in storia, si
trasferisce nella città di Vancouver (Canada), dove opera come insegnante di lingua
italiana.

Andrea Gualchierotti ha 39 anni, e vive e lavora in provincia di Roma. Dopo gli studi classici
e la laurea in sociologia, opera come collaboratore editoriale per diverse testate. Quando
non scrive si dedica alla numismatica, ai viaggi e al mai dimenticato amore per i romanzi
d'avventura.

Entrambi cultori appassionati dei grandi autori fantastici del ‘900 come R.E. Howard, Jack
Vance e H.P. Lovecraft, amano introdurre nei loro lavori spunti tratti dalle tematiche
dell’archeologia misteriosa e dalle leggende del mondo antico, inserendoli negli sgargianti
scenari tipici dello Sword&Sorcery.
Il loro esordio avviene nel 2015 con il romanzo d’avventura Gli Eredi di Atlantide, per le
edizioni Il Ciliegio nel quale viene narrata la drammatica vicenda del continente sommerso
descritto da Platone, e le peripezie dei sopravvissuti alla catastrofe.
Nel 2017 la saga prosegue con Le guerre delle Piramidi, che è insieme sia nuovo capitolo
della storia che romanzo a sé.
Sempre insieme, i due autori hanno pubblicato diversi racconti a tema fantastico nelle
antologie curate da Ailus Editrice (Heroic Fantasy vol.1, Vlad Tepes-la leggenda di Dracula),
Watson Edizioni (Eroica) e Italian Sword&Sorcery (Mediterranea).
Collaborano con la rivista Dimensione Cosmica.


sabato 16 giugno 2018

Recensione: Annientamento di Jeff VanderMeer


romanzo new weird

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SINOSSI: 
Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte.Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne.Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati.Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l'avventura, il fantastico, l'ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana.



RECENSIONE:
Ho deciso di leggere la Trilogia dell'Area X dopo aver visto l'adattamento del primo libro, per la regia di Alex Garland. La mia speranza era che il libro avrebbe chiarito i dubbi lasciati dalla visione, ma così non è stato; anzi, se non avessi visto prima il film, credo che non avrei retto alla confusione e sarei stata tentata di abbandonare la lettura dopo le prime pagine. La sceneggiatura di Garland ha arricchito la trama, forse anche in modi superflui (come la relazione della protagonista con il collega), però è indubbio che abbia ravvivato un ritmo che nel romanzo è veramente troppo lento e monotono.  
Fin dalla prima riga, il lettore si ritrova catapultato nella misteriosa Area X; tutti i dettagli sulla natura dell'ambiente stesso, le spiegazioni, la storia delle spedizioni e l'antefatto che spinge la protagonista a partecipare a una di esse (elementi che nel film vengono proposti prima dell'ingresso vero e proprio), sono sparpagliati per tutta la lunghezza del romanzo, sotto forma di flashback nel diario della protagonista stessa. Per questo dico che, se non avessi già ricevuto le informazioni dal film, accompagnate da un'immagine ben precisa dell'aspetto dell'Area X, la prima parte sarebbe stata un enorme punto interrogativo. 
Forse una narrazione lineare, con i fatti presentati in ordine cronologico, sarebbe stata più efficace e avrebbe facilitato la lettura. 
Il romanzo, come ho detto, non è altro che il diario della protagonista, redatto, come lei stessa afferma nelle ultime pagine, al termine della spedizione; dovrebbe essere un resoconto della missione, ma di fatto si concentra sostanzialmente sull'esplorazione di due luoghi dell'Area X: la Torre e il Faro (la prima assente nella trasposizione cinematografica). Per quanto entrambi questi ambienti offrano rivelazioni interessanti, sono rimasta un po' delusa nel constatare che la maggior parte degli avvenimenti visti nel film esiste, appunto, solo nel film. Potrei dire che la sceneggiatura mi è parsa più creativa del romanzo, e certamente più abile nel creare tensione e qualche brivido. 
Lo stile della protagonista – o, per meglio dire, quello dell'autore – rende tutto piuttosto monotono, quasi estenuante; i tempi si dilatano, come se l'azione si svolgesse al rallentatore. In più, l'autore ha deciso di adottare un espediente narrativo ricorrente a dir poco fastidioso, almeno per me: ogni volta che il lettore si trova di fronte a un climax, o a uno dei pochi colpi di scena, la narrazione si interrompe bruscamente, per riprendere solo dopo un lunghissimo intermezzo in cui la protagonista ricorda qualcosa del suo passato o si perde in riflessioni di varia natura. È una scelta stilistica non casuale, certo, ma a mio parere due facciate di divagazioni piazzate proprio quando finalmente le cose iniziano a farsi interessanti uccidono il ritmo e finiscono per esasperare il lettore.  
Altro elemento che mi ha fatto storcere il naso è l'eccessiva spersonalizzazione dei personaggi. La protagonista, alias “la biologa”, è l'unica sul cui conto scopriamo qualcosa nel corso della lettura e, in quanto voce narrante, la cosa non stupisce, anche per merito delle frequenti parentesi di riflessione a cui ho già accennato. Delle altre tre donne della spedizione – la topografa, l'antropologa e la psicologa – non si sa nulla, né dal punto di vista caratteriale, né della storia personale, e il loro contributo all'azione si esaurisce, in alcuni casi, in uno schiocco di dita. Solo alla psicologa sembra essere stato assegnato il ruolo di antagonista (anche se classificarlo così è sicuramente un azzardo), ma pur provando una naturale diffidenza nei suoi confronti, certamente alimentata dalle sensazioni della biologa, non si riesce mai a considerarla una vera e propria figura minacciosa. 
Mi aspettavo tutt'altro da questa lettura, ma devo comunque riconoscere a Vandermeer una dose non indifferente di originalità, merce rara e preziosa al giorno d'oggi, che mi spinge ad alzare un tantino il voto finale. 
La mia curiosità in merito al mistero dell'Area X è ben lungi dall'essere saziata e spero che i prossimi volumi della trilogia riescano lì dove questo esordio ha fallito. 
Voto 6,5

martedì 12 giugno 2018

Disfida nr. 66: I figli delle ninfe di Mauro Barbarito


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    • Titolo opera: I figli delle Ninfe
    • Autore: Mauro Barbarito

    • Formato: ebook/cartaceo

    • Genere: Fantasy

    • Prezzo: Euro 3.49/14.00

    • Sinossi: Sono passati cinquant’anni dalla guerra scatenata dalle ninfe. Eretria è stata sconfitta e le razze convivono in armonia. Ma l’ombra di un nuovo conflitto si staglia all’orizzonte. Alleati si tramuteranno in nemici e vecchi eroi dovranno brandire nuovamente le armi, quando la Fratellanza minaccerà la pace tra i regni, guidata da forze oscure e assetata di vendetta. Soltanto l’antica magia ed il coraggio degli uomini potranno contrastare la furia dell’Oracolo…

    • Note/commenti/finalità dell'Autore: Il primo libro di una saga fantasy pensata per accompagnare il lettore in maniera leggera, immergendolo in un mondo parallelo in cui le moltitudini di razze sono presentate in vesti nuove, scevre dai cliché di genere!

    • BIG da sfidare:


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