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domenica 17 luglio 2022

Recensione: Luce bianca di Simone Olla [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Luce Bianca 

Autore: Simone Olla

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 12.35 €

Rating: 8

Sinossi: 

Ambientato tra Torino e Cagliari, “Luce bianca” narra le vicende legate ad un progetto di evoluzione sociale, il Progetto Manuelli. Il protagonista, assieme ad altri bambini tra gli otto e i dodici anni cresciuti come lui nell’Istituto sede della sperimentazione, viene sottoposto a sterilizzazione forzata in quanto potenzialmente pericoloso per la società. A diciannove anni lascia l’Istituto Manuelli e finalmente inizia una nuova vita, ma il trauma subìto ritorna in sogno la notte, obbligandolo a venire a patti con quanto accaduto.


Recensione:

Il romanzo breve (95 pag. circa) inizia con un Prologo in cui gli occhi del lettore scorrono senza rimpianti, per la poesia che ogni frase sottende.

Il protagonista ha otto anni nella sala operatoria dell’Istituto Manuelli viene sterilizzato. (Con sterilizzazione obbligatoria, conosciuta anche come sterilizzazione forzata, si intendono i programmi attuati da politiche governative che tentano di costringere le persone a sottoporsi all'intervento chirurgico di sterilizzazione.)

Ma riuscite a immaginarvi, che un bel giorno, a soli otto anni ti svegli e ti ritrovi a essere sterilizzato senza il tuo consenso? La sterilizzazione obbligatoria o forzata è la soppressione premeditata ed irreversibile della fertilità di un individuo. La pratica ha avuto inizio nel Novecento negli Stati Uniti e successivamente nella Germania nazista. Teoria figlia dei suoi tempi e degli esperimenti di eugenetica, era questa la pratica volta ad impedire la riproduzione dei membri della popolazione considerati portatori di difetti genetici o ritenuti tali. Una delle scusanti per autorizzare la sterilizzazione era che venisse utilizzata anche come una forma terapeutica per chi possedeva dei tratti sessuali considerati patologici, risultando punitiva per i criminali. (In America questa pratica si protrasse nelle carceri fin nel 2014) 

A otto o dodici anni sei pericoloso? Per chi? L’autore, Simone Olla, riesce a intrecciare una trama che sin dall’incipit conducono il lettore in una dimensione parossistica, esasperata, dentro la quale un progetto inaccettabile per la società di oggi, si conducono esperimenti medico/sociali su bambini tra gli otto e i dodici anni perché ritenuti socialmente pericolosi nonché per la propria persona. 

Il protagonista a diciannove anni esce dall’Istituto, ma non è più l’uomo che avrebbe potuto essere, poiché là dentro gli hanno tolto tutto, per fino di procreare. Gli hanno tolto sogni, futuro e anche la vita stessa, perché lui una vita non ce l’ha più. Vive sotto il cavalcavia con il suo cane, Bebert. Il protagonista non ha mai domandato al suo amico Nitti, perché suo padre lo aveva rinchiuso lì dentro dopo la morte di sua madre. E nemmeno Nitti glielo domanda mai... (Altro personaggio amabile al quale il protagonista è affezionato.) 

A otto anni si abusa di lui, sotto la “Luce Bianca” che acceca gli occhi grandi di un bambino. Sente le mani dappertutto nel suo tenero e piccolo corpicino. Poi l’ago che s’infila nel braccio e il bisturi e la carne che si lacera... Non è più un uomo, non può mai più provare la gioia di essere padre. Di sorridere, di accogliere tra le braccia aperte un figlio suo. È sterile, a otto anni. E mentre scrivo questa recensione, ho il singulto che mi muore in gola. E piango, e sono sola qui, davanti al mio PC e cerco di concentrarmi su cosa dire, ma l’autore ha già detto tutto, con parole semplici ma che lasciano il segno, che scuotono, che fanno riflettere su ciò che è stato il passato di una società razzista e discriminante. E le scene si susseguono sotto i nostri occhi increduli, come i dialoghi ben impostati, come i personaggi ben delineati, sotto il cielo di melodie dell’anima, dove a volte il dolore tace a volte sussurra a volte urla per sentirsi amati, per essere amati, essere liberi di decidere cosa farne della propria vita.  La scrittura in media res fa pensare subito al grande schermo. A un film direi in bianco e nero... E grazie a «Tāj Maḥal.» 

«E cos’è?»  «La cattedrale dell’amore!» 

«Sì.» Replico introducendomi tra il dialogo dei protagonisti.

Voto: otto 

domenica 10 luglio 2022

Recensione: Il migliore dei mondi possibili di Davide Carrozza [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Il migliore dei mondi possibili 

Autore: Davide Carrozza

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 15.00 €

Rating: 7

Sinossi: 

La vita interiore di un comune giornalista di cronaca turbata da una bizzarra commissione. Un vecchio editore in pensione che null’altro desidera dalla vita che un libro a lui dedicato, dopo una carriera spesa pubblicando libri dedicati ad altri. In una Padova da riscoprire, in una spiaggia assolata e desolata, nei luoghi familiari e intimi della propria giovinezza, ovunque potrebbe celarsi l’ispirazione. E' dietro l’angolo o potrebbe non arrivare mai? E una corsa contro il tempo e la ricerca del giusto spazio o l’assenza di tempo e spazio? E non dover rendere conto o c’è un conto che alla fine pagano tutti? Con queste e mille altre domande e speculazioni, la commissione cambierà per sempre l’esistenza di Alessandro, proiettandolo in una dimensione a lui sconosciuta: una continua ricerca della musa ispiratrice, a cui voterà ogni sua energia...


Recensione:

Il libro racconta la vicenda di Alessandro, un cronista il cui tram tram della vita quotidiana viene rotto da un vecchio editore in pensione, Marinetti, che lo contatta affinché Alessandro scriva un libro dedicato a lui, sulla sua vita. Alessandro acconsente, non sapendo che questo sconvolgerà la sua vita. Alessandro si fa mille domande, soprattutto quando l’ispirazione viene a mancare e lui rimane a fissare le pagine bianche senza riuscire a scrivere.

Vi riporto uno spezzone dell’incipit:


«Davanti a me si trovava l’inesorabile crudeltà di una pagina bianca con un cursore intermittente, il vuoto grigio dell’assenza, l’opposto della creazione. Da quella pagina bianca si sono materializzati tutti gli scrittori più bravi della storia dell’umanità. Niente e nessuno ha stimolato la mia creatività. Nessuno ha colpito con lo spazzolone la mia tela...»

Probabilmente, da un autore come il Carrozza mi aspettavo qualcosa di più di un semplice romanzo dove la fine è scontata. Alcuni passaggi sembrano forzati, altri meno. A volte, la narrazione si dissocia da ciò che è il tempo del racconto. E, a dirla tutta, parere personalissimo, l’ho trovato un po’ noioso. Sinceramente, non ho mai letto nulla di questo autore così mi sono ripromessa di leggere “Lentamente muore”, chissà, forse in questo altro romanzo, troverò qualche caratteristica in più che me lo faccia piacere.

Tuttavia, proseguendo nella lettura, ho trovato la storia davvero introspettiva a trecentosessanta gradi.

 Il migliore dei mondi di Davide Carrozza edito da Catartica edizioni e il suo protagonista Alessandro, un personaggio piuttosto conflittuale, mi ha lasciato, per così dire, piuttosto interdetta.  Alessandro, un giornalista di cronaca senza grandi pretese, fa la spola tra una Roma, città Eterna, che ama e Padova. Ma cos’ha Alessandro che interessa all’editore Marinetti? Beh, sicuramente la creatività che ha nello scrivere. Un grande talento letterario che fa della scrittura creativa il suo cavallo di battaglia, soprattutto quando riesce a ottenere una promozione ma non duratura; tuttavia si sa, ci sono sempre i risvolti negativi  perché proprio per colpa di questa avanzamento di grado, Alessandro  si ritrova suo malgrado  a collaborare con il presidente della casa editrice Giancarlo Marinetti  editore, un uomo particolarmente dotato di un carattere irascibile e pretenzioso che chiede al nostro protagonista di scrivere su commissione la sua biografia.  Ci riuscirà o avrebbe dovuto restituire il denaro a Giancarlo e ritornare a tempo pieno al giornale? Questo lo saprete solo se leggerete il libro. Okay, si dice, non è tutto perduto, persino quando pensa di togliersi la vita. E il nostro protagonista vive la sua vita come se non avesse più un futuro davanti a sé, come se tutto fosse stato cristallizzato nel momento in cui decide di accettare il compromesso con l’editore. Un ghostwriter in tutti i sensi. Il nostro Alessandro, il quale non può fingere con la sua Clara, vuoi per una storia d’amore che si porta avanti a fatica, vuoi perché il dovere di padre dei due suoi figli, Elia e Anna glielo impongono, vuoi perché la sua mente viaggia troppo spesso con la fantasia, Alessandro si ritrova incastrato una storia più grande di lui che non riesce a svellere.

Quello che il lettore coglie in questo romanzo, è quanto sia difficoltoso essere uno scrittore, e scrivere una buona storia non ci si improvvisa scrittori, compreso il vuoto quando si trova davanti a una pagina bianca. Sei solo, tu e la pagina che ti fissa, cerulea, come se volesse deriderti, come se volesse sfidarti. Ma per scrivere devi saper cosa dire, conoscere la sintassi, la grammatica, la consecutio temporum. No, non puoi improvvisare, anche se la fantasia aiuta molto.

E questo lo sa perfettamente l’autore, che ci conduce all’interno della sua storia scrivendo in prima persona a volte appoggiandosi al presente a volte al passato remoto, alla vita del protagonista con un registro informale ma con un lessico attuale. L’autore non descrive ma viaggia all’interno dell’animo di ogni personaggio, di ogni loro caratteristica sia fisica che psicologica. E ci sta allora che ti innamori, che rifletti su ogni loro aspetto. Prendiamo ad esempio il vecchio editore Marinetti, uomo anziano che ha non ha più nessuno, solo un gatto che a volte fa le fusa a volte dà di matto e si accovaccia sulle sue gambe. Il Marinetti che non ama la tecnologia, ma si circonda dei suo amati classici. La solitudine è la protagonista principale del racconto. La solitudine spietata che tutti noi dobbiamo prima o poi fare i conti e affrontare per non sentirsi soli. E questa è realtà, credetemi.

Ho trovato il romanzo ben articolato e scritto in maniera fluida. In alcuni passaggi ci sono delle ripetizioni, sicuramente volute.


Lo consiglio. Voto: 7.

Peg Fly



domenica 12 giugno 2022

Recensione: I 17 mondi. Il capitano di A. R. Alexander [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: I 17 Mondi – il capitano

Autore: A. R. Alexander

Editore: bookabook

Prezzo: cartaceo Euro 17,10

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

Quando il generale Cohen, soldato dell’Alleanza, cade in un’imboscata sul pianeta Echuazi, l’ultima cosa che si aspetta è di venire salvato dal pirata più ricercato e misterioso dei 17 Mondi, il Capitano, una bellissima quanto pericolosa combattente in cerca di vendetta personale e giustizia per tutti i popoli della Comunità. Ma la fuorilegge non agisce a caso, Cohen è stato salvato per un motivo: indagare i loschi piani dell’efferata Corporazione Kappa, volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse. Il generale e il Capitano dovranno fare i conti con una cospirazione interplanetaria che cela una minaccia ancora più terrificante...

Contesto storico

In questa storia si narrano le vicende dei discendenti di un numeroso gruppo di esseri umani, per la maggior parte scienziati e storici che, più di un millennio prima dei fatti che qui vengono narrati, approdano in quest’angolo di universo, scappati dalla follia di ciò che è diventata la Terra del XXXIII secolo, con l’intento di fondare una nuova comunità, in un’altra galassia, in altri sistemi di stelle.

Struttura della comunità

I pionieri trovano i sistemi di Xiingjia, di Castor & Pollux & Leda e di Rabraman abbastanza vicini da poterli far comunicare tra loro in modo rapido e agevolmente, grazie alla tecnologia di cui dispongono; inoltre, i pianeti presenti nel sistema posseggono le condizioni necessarie per i bisogni delle nuove colonie. In particolare, uno di questi, Kadefen, ha un bene preziosissimo: un insieme di metalli naturali con l’incredibile capacità di reggere le alte temperature. Utilizzandoli, riescono a costruire tre sofisticati meccanismi di raccolta di energia, ottenendola direttamente da una stella e diventando così una civiltà di tipo KII. 

Una delle leggi imprescindibili dei Fondatori riguarda la relazione tra la tecnologia e l’essere umano, che deve essere adoperata per rendere più facile la vita alle persone, e non per sostituirsi a esse. Non sono permessi né la costruzione di robot bioumanoidi, né l’accanimento terapeutico, con un’eccezione: l’Ajna. Si tratta di un insieme di filamenti biotecnologici che si diramano all’interno del cervello la cui origine avviene tramite un triangolo di metallo, chiamato “Madre dell’Ajna”, appena visibile tra le sopracciglia. In questo modo, non solo riescono a eliminare qualunque malattia di tipo batterico o virale, ma anche ogni genere di cancro, di degenerazioni della memoria, di malattie mentali e molto altro. 

Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere la cui funzione è di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo. 

L’Unione Alpha e l’Impero Cardian sono stati i primi due schieramenti a nascere. 

L’Unione fa sfoggio della propria tecnologia e comprende tre pianeti, Alpha I, Anturius e Arling, gestiti per carica ereditaria da un governatore e due dirigenti. 

L’Impero, invece, pur utilizzando un’invisibile ma avanzata tecnologia, che si rifà a un misto tra l’epoca feudale e il tardo Ottocento europeo. A capo dello schieramento, composto da quattro pianeti, vi è l’imperatore, che dirige direttamente il pianeta di Calimon, affiancato dalla Corte Imperiale, formata dai tre duchi che a loro volta dirigono Halleveh, Feraygo e Zarphael, e dai feudatari, che si occupano dell’amministrazione locale. 

Storia

Dopo più di mille anni dal primo insediamento dei Fondatori, sono stati colonizzati diciassette pianeti dei diciannove che orbitano intorno ai tre sistemi di stelle. 

Nell’anno comunitario 1193, su Kadefen, che nel frattempo è diventato un pianeta prigione, scoppia una rivolta. I galeotti riescono a sbaragliare non solo i sorveglianti del pianeta, ma anche gli eserciti dell’Unione, dell’Impero e di altri pianeti indipendenti che sono intervenuti in soccorso. Dopo mesi di battaglie e perdite di vite umane, l’intera Comunità si piega ai ribelli, permettendo loro di mantenere il possesso del pianeta e stipulando un accordo economico di condivisione delle risorse.

Passati all’incirca centocinquanta anni di pace, nel 1340, Kadefen torna a farsi sentire grazie alle macchinazioni di Lord Charama, consigliere del capo, che conclude un accordo speciale con Lord Liasura, capo di Yurdite, pianeta da cui tutta la Comunità dipende per buona parte delle risorse alimentari. Viene così costituita la Corporazione Kappa. 

Quattro anni dopo, la Corporazione attacca Gorgjian, uno dei pianeti indipendenti, conquistandolo. L’evento dà uno scossone all’intera Comunità, ma, soprattutto, agli altri sette pianeti indipendenti, che per la maggior parte non sono preparati a una tale violenza. Di conseguenza si rivolgono tutti e sette al governatore dell’Unione, che li mette in guardia riguardo al potere della Corporazione.

Nasce così, per merito del giovane governatore Faygan, l’Alleanza Indipendente, che comprende: Xirthego, Jamaris, Bagoha, Llofh, Seranjaz, Ershanum ed Echuazi, oltre ai pianeti dell’Unione, la quale, con loro, condivide l’esercito e tiene rapporti economici privilegiati.

In risposta, Lord Charama e Lord Liasura gettano la colpa di tale atto di forza al capo di Kadefen, destituendolo in favore del giovane e valido generale Longaran, nativo del pianeta, e chiedendo alla popolazione di Gorgjian di scegliere se tornare a essere indipendente o restare sotto l’egida della Corporazione. Inaspettatamente, i rappresentanti del pianeta invaso decidono di restare con i loro aggressori, nominando Lord Charama capo a vita.

Da questo momento in poi, i rapporti tra Alleanza e Corporazione si fanno meno tesi, nonostante il governatore continui a non fidarsi né di Lord Charama né del nuovo capo, Lord Longaran. Anche l’Impero, rimasto tagliato fuori dalle recenti azioni per problemi interni, inizia a dare maggior credito alla buona fede della Corporazione, soprattutto grazie all’opera del duca Jilan, signore di Halleveh e capo della Corte.

Quando, nel 1359, la Corporazione propone a Impero e Alleanza migliori condizioni per gli scambi economici tra i tre schieramenti, in cambio dell’immunità per le sue attività commerciali, non riscontra grossi problemi a ottenerla. L’unico che si rifiuta categoricamente di concederla è il governatore Faygan che, a quel punto, si dimette dalla sua carica di presidente del Consiglio dell’Alleanza, e l’Unione si costituisce come quarto schieramento della Comunità.

L’Alleanza decide allora che non ci sarebbe più stato un unico capo fisso, ma che ognuno dei suoi sette pianeti avrebbe fatto ricoprire tale carica a un proprio rappresentante con un sistema di turnazione, di modo che sede e presidente del Consiglio sarebbero cambiati ogni due anni.

Dopo quasi otto, tale ruolo viene ricoperto da Lord Gadhasas, capo politico di Bagoha...


Recensione:

Inizia così il primo capitolo del primo libro della pentalogia con qualche aggiunta della sottoscritta: “Homo homini lupus – L’uomo è lupo per l’uomo” scriveva Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere, principio che sembra essere estremamente attuale ancora oggi, dopo oltre duemila e trecento anni. E tra tremila anni, perché le cose dovrebbero essere diverse? Cosa succederebbe se quello che ci salva da tutti i mali, fisici e mentali, diventasse il nostro peggior incubo? Non è così che accade sempre? L’essere umano è in grado di costruire cose meravigliose per poi ritorcerle contro i propri simili. L’uomo resta di fondo un animale, né buono né cattivo, a volte altruista, a volte egoista; ma, alla fine, semplicemente umano. O no?”

Ecco, prendendo spunto dalla lettura di questo romanzo fantascientifico dalle caratteristiche Manga a tutti gli effetti, posso sostenere che l’autrice ha costruito una storia complessa e ben congeniata che ci porta dalla Terra su altri pianeti, dove gli uomini cercheranno di ambientarsi e continuare a vivere.

Primo della pentalogia “I 17 Mondi”- il Capitano è un libro dalla complessità affascinante e insieme profondo, coinvolgente e ricco di quel fascino speciale che solo le grandi storie possono trasmettere.

L’autrice, grazie al suo stile coinvolgente e raffinato, riesce a immergere il lettore nella storia e nei diciassette fantastici universi descritti magistralmente, tant’è che fin da subito vieni spinto  all’interno di un intreccio considerevole dove il mistero di frasi sospese, di dubbi che si insinuano nella mente dei personaggi, i lettori le fanno proprie.  

Tuttavia, la storia non deve essere considerata solo e semplicemente un genere fantasy, perché ci troviamo bensì di fronte a una varietà ben alternata di storia, politica, strategia, avventura, fantascienza e, perché no, una coinvolgente Love story. 

Tanti personaggi popolano i 17 pianeti che hanno un certo ascendente sugli altri, ambigui e articolati, che vengono presentati al lettore uno dopo l’altro. Il Capitano, l’affascinante Elisabeth (una Tomb Raider, per chi conosce il games) esteriormente appare fredda e distaccata nonché spietata e del cui passato non si sa niente, ci conduce attraverso una serie movimentata di vicende suddivise in capitoli dei diciassette pianeti, narrandoci cosa avviene in ognuno di essi, qual è il loro futuro, ‘se ci sarà’. A mano a mano che si va avanti nella storia non si riesce a smettere, perché la voglia nel lettore di scoprire di più è talmente tanta, che si continua imperterriti a sfogliarne le pagine. La serie di colpi di scena e di flashback ti tengono incollati alle pagine del libro, nel quale, pagina dopo pagina faremo la conoscenza di nuovi e tanti personaggi il cui aspetto psicofisico è talmente descritto bene, che al lettore sembra di conoscerli da sempre, come se fossero i vicini di casa. La narrazione in terza persona al passato (secondo me la migliore) ci aiuta a capire meglio gli aspetti più nascosti di ogni personaggio sia per il modo di pensare molto dissimili tra di essi, come del resto riguardo alla loro fisionomia. Tutta questa differenza si evince soprattutto nei dialoghi ben impostati.  «Vuole che i ribelli si uccidano tra loro?» chiese il tecnico, con l’aria di un cameriere che prende le ordinazioni.

 Ci sono i ribelli che riescono a manipolare le menti più deboli, i sottomessi che si fanno manipolare. I dittatori, e gli scienziati che lavorano all’interno dell’efferata Corporazione Kappa volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse, impiantando nei loro cervelli dei microchip a filamenti biotecnologici privando così gli esseri umani del libero arbitrio e di conseguenza della loro libertà ma preservandoli dalle malattie. Tuttavia Elisabeth scopre l’intento dell’efferata organizzazione e avvisa il generale Ed Cohen, altro soggetto affascinante e perno centrale della storia, del piano diabolico che metterà in pericolo l’integrità della comunità. 

Le ambientazioni, poi, ti ammaliano e conducono all’interno di mondi immaginari veramente originali. Il grande aiuto per orientarsi all’interno dei diciassette mondi ce lo fornisce anche la serie di mappe introdotte all’interno del libro. 

Siamo nel il 1368 sul pianeta Omega 4, il satellite artificiale dell’esercito dell’Alleanza che orbita intorno a Bagoha. Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere che hanno la funzione di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo nonché sede temporanea del Consiglio e dove avviene la Festa dell’Acqua giorno in cui gli abitanti riceveranno per le proprie bolle abitative situate sotto di Bagoha doppia razione di acqua e ossigeno, accuratamente drogati. 

Ciò nonostante da quel lontano 1368 sono trascorsi molti anni ma non tutti i pianeti soddisfano le necessità e le riserve necessarie per vivere. Cominciano così una serie di insurrezioni che porterà a scontri con le forze dell’ordine.

Nei diciassette Mondi si racconta una storia dove la lotta tra il bene e il male è sempre presente quando si tratta di uomini mai sazi di potere, egoisti e approfittatori. Gli animi sono messi a nudo e come nella realtà, niente cambia, (già sta succedendo sulla Terra, perché chi comanda, quando non avrà nient’altro da conquistare sul pianeta, vorranno espandere la loro supremazia in altri mondi. (Marte è uno di questi e non solo, Kim Jong-un e Putin sono alcuni dei dittatori, per citarne alcuni) 

 Un tema direi fondamentale questo della supremazia sugli altri popoli, che rendono la storia ancor più interessante, non solo un fantasy. Argomenti e verità che l’autrice affronta dimostrandosi una vera intenditrice sia di animo umano che di diritti sacrosanti dei popoli, come libertà e autodeterminazione, quel principio in base al quale i popoli hanno il diritto di scegliere liberamente da chi farsi governare, soprattutto dal dominio coloniale. Inoltre, ho riscontrato che in molti romanzi di fantascienza vengono introdotte delle telecamere che registrano tutto.

A questo punto mi chiedo: “Perché non inserire dei droni invisibili invece delle solite videocamere di sorveglianza? Okay, scherzi a parte, la dinamica narratologica secondo me è fin troppo rapida. I punti di vista dei vari personaggi a volte confondono un po’ e non lasciano il tempo necessario al lettore di riflettere nel proseguo della trama. Amici, nemici che dialogano, combattono e si infilano nelle file degli uni e degli altri nemiche – e amiche – per carpire strategie. 

Direi che, in questo libro siamo di fronte non solo a una narrazione fantasy, ma a una trama spionistica tipica alla James Bond ma in chiave fumettistica, solo che le azioni di conflitto si svolgono nell’universo, ossia, tra i diciassette mondi dove alcuni dei personaggi vivono nelle loro case fatte di bolle.  E in effetti, per quanto riguarda ciò che intendevo, il lettore non ha il tempo di riflettere su alcuni passaggi, proprio perché siamo di fronte a una storia articolata che ti fa salire l’adrenalina a mille, grazie soprattutto all’abbondanza di sotto-storie che fanno da cornice a quella principale. E dunque, la lettura avrà bisogno di molta attenzione da parte del lettore, il quale non dovrà farsi sfuggire un benché minimo passaggio riportato nel romanzo, ma vi assicuro che, dopo che lo avrete finito di leggere, tirerete un sospiro di sollievo ed esclamerete: “Ne è valsa veramente la pena!” 

Consigliato voto: 7


domenica 8 maggio 2022

Recensione: Incubi grotteschi di Antonio Pilato [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Incubi grotteschi

Autore: Antonio Pilato

Editore: Mario Vallone

Prezzo: cartaceo 10,00 Euro

Genere: Horror

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

“Le menti più normali penseranno sicuramente che la mia codardia sia in grado di superare i misteri delle oscure volte celesti che occupano latenti l’infinito cosmo, ma è quando si acquisisce il temporaneo coraggio di sbirciare al di là dell’universo che tutto diviene inevitabilmente follia”. Racconti.


Recensione:

Con “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”, l’autore introduce il lettore attraverso un nostos che ha del grottesco, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, dove oscuri presagi e presenze hanno origine dalla nostra psiche, o per essere più precisi, dal nostro subconscio: parte dove vengono rimossi i ricordi e le esperienze negative, insopportabili, che non vogliamo riemergano per non causarci sofferenza. 

Per questo la nostra mente li bandisce, relegandoli nella parte più nascosta della nostra psiche.

Antonio Pilato, con il suo stile ricco ed elegante, se vogliamo alla D’Annunzio (conversazioni silvane – racconto: La notte più buia) ci ricorda quelli che sono stati i grandi maestri della letteratura Horror e gotica del passato; per citarne alcuni: Lovecraft o il mio amato Poe, che di ogni sua pagina ne faceva un capolavoro. (Il gatto) per citarne uno. Ma non voglio dimenticare nemmeno gli scrittori made in Italy come il nostro Italo Calvino. E già, che con il suo “Il Lampo” estratto da: Prima che tu dica pronto, racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi una realtà nuova di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia, l’insensatezza del mondo e della vita propria delle persone che gli stanno attorno. 

La lettura è scorrevole, senza intoppi tranne qualche refuso. Buona e ben impostata la suspense, con la quale l’autore riesce a emozionarti e a lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima riga di ciascun racconto. 

Buona l’idea di associare le tre parti con le quali sono state raggruppati i racconti e dedicati agli amici dell’autore: “I guerrieri”, che insieme a tutti gli altri protagonisti delle storie, mi sembrano caratteristicamente parlando, simili a quelli teatrali jonescani, come ad esempio l’insegnante Josefína Borovský, descritta magistralmente dall’autore. Il piccolo Jakub, un bambino iperattivo che il protagonista incontra nella scuola di Okerreko Arkanoa. O il signor Puyol, che nella descrizione psicofisica mi ricorda vagamente il racconto “Il Cappotto” di Gogol.  Azzeccata per la scomparsa del piccolo Jakub la sentenzia originale di Publilio Sirio, drammaturgo romano: (la) Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni.

I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi. 

Racconti irrazionali che scavano nella mente umana come una pala meccanica, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa la realtà dall’immaginazione. Devo dire che ogni racconto è originale e unico, sia per contenuto, personaggi, sia per l’osservazione psicologica che l’autore inserisce in ognuno di essi. Ogni frase, ogni racconto è pensato con finitezza di particolari e di termini specifici, comprese le rappresentazioni oniriche. Buona l’idea di dividere la raccolta in tre parti: Le Confusioni innate – Le circostanze curiose e Le razionalità colorate – (riferimento, come dicevo prima – paragonate ai tre guerrieri, amici dell’autore). 

Nella prima parte mi ha colpito molto il racconto “Cacofonie da appartamento” fenomeni sonori che lasciano a chi li sente qualcosa di misterioso e magico allo stesso tempo. Un dono, chissà, sceso dal cielo per aprire gli occhi a noi esseri umani? Forse.  

“Sai Edgardo che il cielo mi ha offerto un dono? Ora vedo con i suoi occhi: quando c’è il sole, si scottano, quando piove, piangono, quando soffia il vento, si seccano, …” Un dono per far sì che noi possiamo comprendere gli altri, infondendo nel nostro animo quella resilienza che molto spesso manca. Nella seconda parte, dal titolo: Le circostanze curiose, mi ha colpito il racconto: “La scomparsa del piccolo Jakub Vančura” e nella terza: Le razionalità colorate, il racconto: “La mosca democratica”.

Devo ammetterlo; non ho mai letto nulla di questo autore e, credo che da oggi in poi lo farò, perché quando un’opera di genere narrativo come questa ti porta a riflettere, non puoi non farlo. È d’obbligo. 

Consigliatissimo a chi ama sia il genere Horror-weird arricchito da buone dosi di psicologia.

Voto: sette

Peg Fly

mercoledì 4 maggio 2022

Disfida nr. 154: Fernweh di Chiara Zanini VS Richelle Mead

 


 

Titolo opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: Nativi Digitali Edizioni 

Genere: Fantascienza, Distopico

Prezzo: €3.49 (ebook) – €15.00 (cartaceo)

Sinossi:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.


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Anno 2618: 

Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. 

Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; 

ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…

“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane mi sono stabilita a Venezia.

Lettrice vorace da sempre, da quando ho scoperto di amare anche scrivere non posso più farne a meno. Mi piace sperimentare, cimentandomi in ogni genere di narrazione, ma mi appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza, il romance e i racconti di ambientazione storica. Dopo aver pubblicato numerosi racconti di genere in antologia di autori vari, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Fernweh” con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, il racconto lungo “Fil Rouge”, un chick lit, con Delos Digital, e i racconti lunghi di genere fantasy “L'orologio della verità”, “Alizée” e “Il drago d’acciaio” con Wizards & Blakholes.


BIG da sfidare:


Ambirei a sfidare Omero e Shakespeare, ma sarebbe una contesa piuttosto ardua. Abbasso un poco il tiro e sfido Richelle Mead, Cassandra Clare e Diana Gabaldon, delle autrici di fantasy al femminile che adoro, sia per lo stile narrativo impeccabile che per la capacità di creare personaggi che lasciano il segno.

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Andrea Zanotti