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domenica 8 dicembre 2019

Recensione: La fine dei padroni di Matteo Marchisio [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti


pubblicazione indiependente
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Titolo: La fine dei Padroni 

Serie: DOSSIER HATEFIELD


Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Avventura, Guerra

Prezzo: Euro 0,99 ebook 

Rating: 7,5

Sinossi:
Ogni giorno in Rodesia è una sfida per la sopravvivenza. Rieke Hatefield si trova davanti alla scelta più difficile della sua vita: aiutare ancora il governo o rifugiarsi lontano dalla guerra, felice e ricco. 
Il mondo intorno a lui sta cambiando troppo velocemente perché la differenza tra amici e nemici sia chiara. 
A peggiorare le cose si aggiunge l'ennesima crisi: cosa potrebbe succedere se lo sportivo più famoso di tutta la Rodesia fosse svanito dalla sua villa?


Recensione:

Eccoci giunti al secondo episodio della saga di Matteo Marchisio, ambientata nella Rodesia degli anni  70/80, dal titolo “La fine dei padroni”.
Il format è il medesimo dei precedenti capitoli, ossia quello del romanzo breve. In perfetto stile dell’autore, anche in questo frangente la lettura corre spedita, a ritmi elevati e garantendo dell’ottimo intrattenimento. Difficile trovare qualcosa di nuovo da dire su questo autore al quale dedichiamo sempre volentieri spazio, considerandolo una delle migliori penne in circolazione nel panorama self italico. La sua prosa lineare e efficace si adatta perfettamente ai temi trattati, riuscendo a valorizzare appieno le scene d’azione che contraddistinguono le sue novelle. 
Lo scenario affascinante è quello di terre lontane, di savane sterminate e soffocanti, di fiumi zeppi di insetti molesti, coccodrilli famelici e ippopotami scontrosi quanto letali. Come non bastasse l’ambiente ostile, che ci viene descritto con grande abilità e padronanza, si unisce allo scenario da guerra fredda, con trame e intrighi internazionali che trovano terreno fertile in queste zone “periferiche” del mondo, dove bande di rivoltosi e fazioni varie si affrontano senza esclusione di colpi bassi. 
Marchisio si cala alla perfezione nei panni del narratore, riuscendo a condurci in queste lande martoriate con abilità e cognizione di causa. La preparazione dell’autore, e la sua passione per gli argomenti trattari, risulta evidente e coinvolge, almeno con me ci riesce alla perfezione, come pochi altri. 
Il romanzo è breve, eppure l’esperienza è del tutto soddisfacente. 
Lo scenario storicamente ineccepibile, così come gli equipaggiamenti descritti minuziosamente, lo rendono di certo degno di essere allineato ai romanzi storici. I personaggi, anche quelli secondari che si affiancano ai nostri beniamini, sono ben caratterizzati e credibili. Il traker portoghese e il pugile oggetto delle ricerche di Rieke, sono una vera chicca. 
Insomma, non posso far altro che confermare il mio giudizio positivo su questo autore e consigliarvi di leggere i suoi lavori.  
Prezzo simbolico per la versione ebook, meno di un caffè, Euro 0,99. Assolutamente da provare.
Voto 7,5

mercoledì 4 dicembre 2019

Recensione: Fuoco nella polvere di Joe R. Lansdale


buffalo bill
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SINOSSI:

Che ci fa Buffalo Bill (o meglio, la sua testa) a bordo di uno Zeppelin diretto verso il Giappone? Ovvio, porta in tournée il suo spettacolo viaggiante, il Wild West Show. Ma che fine ha fatto il resto del suo corpo? E soprattutto, la sua è una missione così innocua come sembra? O nasconde qualcosa? Solo Joe R. Lansdale poteva scrivere un romanzo tanto imprevedibile e bizzarro, mescolando i generi come nessun altro sa fare. Solo lui poteva mettere insieme tanti personaggi eterogenei usciti dalla penna dei grandi scrittori popolari. Solo lui poteva gestire questo rutilante carosello di avventure nel quale non c'è mai limite alla fantasia. E se pensate che l'Uomo di Latta di Frank Baum o il Capitano Nemo di Verne non possano più riservare sorprese, vi sbagliate.


RECENSIONE:

Oramai lo sapete, Joe Lansdale è uno dei miei autori preferiti e anche in questa occasione non tradisce, nonostante il romanzo sia del tutto particolare. 
Sto parlando di Fuoco nella polvere, opera bizzarra e multiforme. Difficile classificarla se non attribuendole la generica etichetta di “fantastico”. 
In effetti qui c’è un po’ di tutto. Un distillato di weird per eccellenza. Dalla testa parlante sotto spirito di Bufalo Bill al Conte Vampiro, dal mostro partorito da Viktor Frankestein, all’uomo di latta del mago di Oz, e fra i due nasce una tenera storia d’amore… insomma, preparatevi a varcare i portali della mente multicolore e sfavillante di un grande della scrittura.  
Cosa adoro in Lansdale? Beh, tutto ovviamente, ma principalmente i dialoghi. 
Irresistibili. 
Sufficienti da soli a dar vita a un grande lavoro, bilanciando una trama molto leggera e lineare, senza particolari artifici e orpelli inutili. Qui c’è da divertirsi, in modo sano e semplice.  
In quest’opera ho trovato una versione di Toro Seduto capace di farmi sbellicare. Ogni battuta un capolavoro capace di colpire e far sorridere, mantenendo sempre il volto duro e serioso tipico della sua nobile schiatta. 
Anche lo scienziato Momo, con i suoi eccessi riesce a stuzzicare parecchio. E poi via via tutti gli altri, uno più riuscito dell’altro, spassosi e letali, sempre pronti alla battuta fulminante.
Un romanzo breve, meno di duecento paginette, da leggersi tutto d’un fiato. 
Non sono previste fermate intermedie nel viaggio alla scoperta dell’immaginario di Lansdale. 
Consigliato!

domenica 1 dicembre 2019

Recensione: Strade Nascoste - Racconti di Mirco Tondi [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste - Storie di Asklivion

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Rating: 7,5

Sinossi:
Reinor è un Usufruitore. Ghendor un Messaggero della Rivelazione. Lerida una portaordini. Periin un individuo solitario. Ariarn un uomo misterioso che soccorre chi è colpito dal male. Ognuno ha una propria strada da seguire. Ognuno ha uno scopo preciso nella vita. Convinzioni e modi di vivere differenti.
Eppure i cinque si ritroveranno sullo stesso cammino, come se il destino avesse deciso di riunirli con una misteriosa coincidenza. Ben si sa però che non esistono le coincidenze, ma solo le illusioni delle coincidenze: così, dopo aver affrontato nelle loro avventure in solitaria bestie feroci, forze occulte e creature soprannaturali, i cinque si ritroveranno all’inizio di una delle cerche più grandiose finora conosciute del mondo di Asklivion.


Recensione:
Dal sito dell’autore, lestradedeimondi.com, (andate a curiosarci dentro, merita attenzione):
“… a me interessa scrivere storie quanto più interessanti e profonde possibili; non sono un purista dei generi, perché per me è il genere al servizio della storia, non la storia al servizio del genere; qualsiasi elemento di qualsiasi genere può andare bene purché sia utile a scrivere qualcosa di buono.”
Così Tondi mette in chiaro il suo schierarsi a favore di una miscellanea, per altri scrittori dai risultati spesso catastrofici, e che a lui invece è riuscita molto bene. “Strade Nascoste – Racconti” è il prologo, per così dire a posteriori, del romanzo “Strade Nascoste”: la presentazione in quattro episodi dei personaggi protagonisti delle Storie di Asklivion, un eterogeneo gruppetto di quegli archetipi che popolano le nostre fantasie, saggiamente impolverati di umanità. L’Usufruitore Reinor, il Guerriero Ariarn, il Messaggero Ghendor, Periin e Lerida si muovono in contesti separati ma l’autore lascia intravvedere qua e là l’accenno a una futura connessione, lasciando spazio alla fantasia e soprattutto alla curiosità del lettore. E qui, secondo me, entra in gioco l’interesse di Tondi per i giochi di ruolo (gioco di parole - ancora! - al quale non sono riuscita a rinunciare), per sua ammissione “l’apriti Sesamo” verso la scrittura. 
Il fondale di questo palcoscenico è permeato dal Male, tanto più sfumato quanto inquietante; sembra, il Male, affascinare l’autore come l’agente patogeno seduce il virologo. Interessante, a questo proposito, è un lungo, articolato post dedicato a IT, il capolavoro di S. King e sempre nel sito lestradedeimondi.  Lo definirei quasi l’esegesi necessaria per capire fino in fondo il lavoro di Tondi.
Mi ha colpito, nei racconti, l’uso di un linguaggio talvolta stravolgente: definire alcuni abiti “macilenti”, oppure parlare di un “rigagnolo di fumo” o di “quadri sgualciti” non lascia scampo, si tratta di disinformazione (a essere clementi) oppure di un’interpretazione della realtà così estrema e forte da rasentare la poesia. Propendo senz’altro per la seconda, confortata da altri incontri con frasi come “… una lieve brezza fatta di aromi di campi e di boschi, traghettatrice di rade nubi bianche…” oppure “… imposte cadenti, simili a lacrime mai staccate dalla facciata di pietra…”. Nulla di melenso, intendiamoci, piuttosto qualche tocco di luminescenza in cupi racconti di conflitti violenti, dove le parole trasudano sangue. Le creature affrontate dai protagonisti sono gli specchi deformanti delle paure ancestrali che popolano l’immaginario collettivo; pseudo imenotteri dalle capacità telepatiche, branchi di animali posseduti da una furia distruttiva incontenibile, demoni in continua metamorfosi artigliano senza scampo l’attenzione del lettore, invogliandolo a cercare e leggere “Strade Nascoste”. 
La scrittura è fluida, a volte bloccata da qualche scelta di collocazione prenominale degli aggettivi non necessaria, Tondi non ha bisogno di elaborazioni stilistiche e neanche di aumentare il coinvolgimento emotivo del lettore, basta e avanza quello che c’è. 
Manca, a prima vista, un approfondimento delle personalità dei protagonisti, il distinguersi caratteriale che rende ognuno di loro una singolarità destinata poi ad affiancare e completare quelle altrui. Ma credo che lo scrittore bolognese si sia trattenuto di proposito, limitandosi a presentare senza indagare e lasciando il gusto della scoperta alla lettura successiva. Gli rendo atto di aver realizzato un’opera difficile, raccontare a posteriori i personaggi che già hanno vissuto, in tutto o in parte non importa, la loro storia è molto complicato - qualsiasi scrittore ve lo può confermare - e l’accenno di Tondi in un post (insisto, guardatevi il sito) alla visione pirandelliana dei personaggi che una volta nati vivono di vita propria e indipendente dal volere dell’autore e pretendono un’autonomia esistenziale, è un segnale chiaro di tale difficoltà. Scrivere questi racconti è stato un gesto di grande e professionale umiltà. Almeno, così la vedo io e per questo gli perdono qualche refuso.
Voto: 7,5.



giovedì 28 novembre 2019

Recensione: GrishaVerse - Sei di corvi di Leigh Bardugo


sei di corvi bardugo
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SINOSSI:
A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c'è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura - un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo "Spettro", una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l'ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l'uno dell'altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni...


RECENSIONE:
Ammetto di essere sempre un po' prevenuto quando mi avvicino a qualche nuova opera fantasy. Dopo aver sperimentato l’epopea di Steven Erikson, non sono ancora riuscito a trovare qualcosa capace di avvicinarsi seppure lontanamente ai suoi livelli. Detto questo, e fatte un paio di premesse indispensabili, posso dirvi che questo Sei di Corvi di Leigh Bardugo, mi abbia positivamente sorpreso. 
Non si tratta di un romanzo auto conclusivo, neppure per la vicenda che tratta nel corso della narrazione, che rimane (fastidiosamente) aperta. Siete avvisati. 
La seconda nota è più particolare, forse soggettiva, ma che ritengo indispensabile per non bollare il lavoro della Bardugo di mancanza di credibilità. I personaggi che comporranno la banda protagonista dell’avventura ci vengono presentati come minorenni, fra i 16 e i 18 anni. Non ho idea del motivo che abbia spinto l’autrice ad appioppargli quest’età, ma le capacità e competenze cui sono dotati stridono in modo fastidioso con l’età. Per cui vi consiglio semplicemente di non pensarci, se non vorrete trovarvi a porvi sempre il quesito se sia possibile che un ragazzino ragioni a quel modo. Vi rovinereste solo una piacevole lettura.  
L’autrice è molto abile nel creare un’ambientazione di spessore. Una città dove nulla è come appare, dove persino il profumo dei fiori non è autentico, ma frutto degli aromi artefatti che qualcuno ci ha spruzzato sopra. All’interno di questi bassifondi, dove circolano fiumi di denari sporchi e dove tutti sono pronti a fregare tutti, troviamo i personaggi. Tutti ben realizzati e curati e capaci di conquistarsi a pieno diritto il proprio spazio. 
Certo, Kaz, il capobanda, è un personaggio capace di spiccare. Ok, il fatto che l’autrice gli attribuisca 17 anni per me è inconcepibile. Troppo scaltro, troppo esperto, di certo capace di rimanere impresso nell’immaginario, ma non certo figurandoselo come un adolescente brufoloso.  
La vicenda è lineare, una missione impossibile da portare a termine, con mille pericoli e incognite, tradimenti, colpi di scena. Piacevole insomma, grazie soprattutto alla pregevole prosa della scrittrice e alla bontà dei dialoghi, realistici e a tema. Ben fatto. 
La magia è presente e riveste un ruolo importante nella vicenda, prendendo la forma di particolari abilità di cui sono dotati alcuni personaggi, ma non risultando eccessivamente sbilanciante. 
Insomma, un primo volume capace di coinvolgermi e nonostante la beffa del finale totalmente aperto, non dubito che proseguirò nella lettura della serie. 
Consigliato!

domenica 24 novembre 2019

News: Nuova edizione per i lavori di Matteo Marchisio. Nasce la serie DOSSIER HATEFIELD


Oggi la canonica recensione domenicale dedicata ad un autore indipendente lascia il posto a una notizia che non può che rallegrarci. 
Vogliamo segnalarvi la nuova edizione, e veste grafica, per le opere di un autore che seguiamo da molti anni e che abbiamo imparato ad apprezzare non poco. 
Sto parlando di Matteo Marchisio, autore della serie A.R.C.A. Armature robotizzate per il combattimento aggressivo
Potete spulciare nel blog e troverete le recensioni ai diversi capitoli della saga, ma non è a questa che oggi vogliamo dedicare il nostro tempo. Niente fantascienza quindi, ma un salto nell'esotica ambientazione della Rodesia degli anni '70
La serie di cui parliamo prende il nome di Dossier Hatefiled e si compone (al momento di 5 episodi). Di seguito vi lascio la sinossi dei singoli romanzi brevi e per quelli da noi recensiti il link relativo. 
Posso solo aggiungere che la nuova versione, le cui cover sono assolutamente gagliarde, presenta il prezzo simbolico di 0,99 Euro a copia. 
Visto che l'autore è una delle migliori penne indipendenti in circolazione, capace di donare un ritmo incalzante a tutti i suoi lavori, non vedo una sola ragione al mondo per non dargli un'occasione. Non ve ne pentirete. Quello che più mi piace del Marchisio è la sua capacità di far emergere dai racconti la passione che lo anima per gli argomenti trattati, e questa è a mio avviso la miglior garanzia per la buona riuscita di un'opera letteraria.



1) DOSSIER HATEFIELD: Sezione NKZ-68

Potrebbe essere solo una leggenda. All'apice della Guerra Fredda la fazione ultranazionalista Zanla impiegò una nuova arma con l'intenzione di fiaccare la resistenza dell'esercito rodesiano. Il governo di Salsbury formò un'unità di specialisti per risalire all'origine delle efferatezze, troppo sanguinose perfino per i confini della Rodesia degli anni '70. Questo commando fu affidato al meno deciso e coinvolto giovane uomo, su cui lo stato rodesiano potesse contare.




2) DOSSIER HATEFIELD: La fine dei padroni

Ogni giorno in Rodesia è una sfida per la sopravvivenza. Rieke Hatefield si trova davanti alla scelta più difficile della sua vita: aiutare ancora il governo o rifugiarsi lontano dalla guerra, felice e ricco. Il mondo intorno a lui sta cambiando troppo velocemente perché la differenza tra amici e nemici sia chiara. 
A peggiorare le cose si aggiunge l'ennesima crisi: cosa potrebbe succedere se lo sportivo più famoso di tutta la Rodesia fosse svanito dalla sua villa?



3) DOSSIER HATEFIELD: Nowaland

Fine '79. Una nuova missione nella savana rodesiana per Rieke Hatefield. Questa volta nel Nowaland, un rettangolo di continente nero attraversato da cannibali e mercenari. Mentre lui e Katie devono farsi largo tra nuovi armamenti in mano ai rivoluzionari, la situazione politica in Rodesia arriva nella sua parte più buia. 
La disfatta è inevitabile. L'unico obbiettivo è contenere le perdite.



4) DOSSIER HATEFIELD : Raggruppamento Spada 


Rieke Hatefield lavora in una ditta di legnami di Addis Abeba, in Etiopia. Le battaglie nella savana rodesiana sono diventate un ricordo, come i volti delle persone care perdute laggiù. 
In un viaggio a Torino scoprirà quanto la Guerra Fredda imperversi ancora in Europa. 
Nel caos di una nuova avventura si aggiunge la notizia che, forse, suo padre è ancora vivo, prigioniero nella Libia del Rais. 
Liberarlo vorrebbe dire recuperare quello che credeva di aver perso per sempre in Rodesia.



5) DOSSIER HATEFIELD: Atollo Parahiso


Rieke era convito di aver trovato la felicità. Ma quando per l'ennesima volta si trova costretto ad abbandonare ogni cosa, il peso della responsabilità verso la sua famiglia lo costringe a riparare nell'odiata Francia. 
Sembra giunto il momento in cui le scelte del passato presentano il conto. 
In quel 1992 la vita gli offre la possibilità di riscatto più lontana da ogni suo piano. 
Che sia il momento di abbracciare il proprio destino?