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venerdì 5 giugno 2020

Recensione: La storia del Necronomicon di Sebastiano Fusco





SINOSSI:
La storia e la cronologia del Necronomicon, libro maledetto e mai esistito, che è riuscito a condizionare in maniera sconcertante l'esoterismo contemporaneo. S. Fusco, probabilmente il più noto e rigoroso esperto di Lovecraft in Italia, ne segue le tracce nell'epistolario e nella narrativa di Lovecraft stesso, esplorando anche le sue conoscenze magiche, parte meno nota della sterminata cultura lovecraftiana. Il testo svela frammenti di un sapere esoterico dimenticato e raccoglie in un'autentica Biblioteca di Babele tutti i testi mitici, autentici e apocrifi correlati. Contiene le famose illustrazioni sul Necronomicon di Lovecraft.


RECENSIONE:
Testo particolare quello di oggi, si tratta infatti del saggio Storia del Necronomicon a cura di Sebastiano Fusco. 
Per chi non conoscesse l’autore, non posso che definirlo come un Dotto, esperto di tradizioni iniziatiche, nonché grande conoscitore e appassionato di Lovecraft. Il risultato di questo connubio di influenze ha partorito questo ottimo testo, capace di svelare un bel po’ di chicche sulla vita e le opere del solitario di Providence. 
Lo sapevate ad esempio che la sua passione per la scrittura non si esauriva soltanto nelle sue opere letterarie, ma comprendeva qualcosa come 100.000 lettere? Esatto, molta parte di questa corrispondenza era tenuta con altri grandi autori suoi contemporanei, fra i quali niente meno che i suoi amici Clark Ashton Smith e Robert E. Howard, ma anche molti giovini aspiranti autori ai quali Lovecraft dispensava consigli e aiuti. 
Molte di queste missive ci vendono presentate integralmente da Fusco, presentandoci un aspetto del solitario che forse non ci aspettavamo. 


Ma l’opera di Fusco non si limita certo a questo. Ci presenta in modo, come nel suo stile, approfondito ma sempre di piacevole lettura, origini, bizze ed evoluzioni dell’opera dell’Arabo Pazzo Abdul Alhazred. Il Necronomico, un’opera che non esiste, ma che si ostina a infettare le menti di una moltitudine di persone che non si rassegna al fatto che sia solo frutto dell’immaginazione di Lovecraft. E come spesso accade quando l’unione delle menti e dei desideri di molti si fondono, l’opera inizia a prendere forma e consistenza reali, trovando posto negli archivi di qualche biblioteca, o sugli scaffali di qualche polverosa libreria di paesini sperduti, quando non nei cataloghi di qualche casa d’aste di fama internazionale. 
Insomma, scoprirete un sacco di aneddoti divertenti, ma avrete modo anche di approfondire la cosmogonia di Lovecraft e potrete godere degli svariati collegamenti che Fusco, dall’alto della sua preparazione, fa ai diversi testi iniziatici realmente esistenti e dei quali l’autore di Providence non poteva essere all’oscuro, per quanto li ritenesse per lo più materia utile solo per finire ad arricchire i suoi racconti del fantastico. O almeno questo è quanto afferma. 
Ammetto che mi sarei atteso qualcosa di più su questo versante, ma il saggio è maggiormente impostato alla ricostruzione dell’inquietante desiderio dei Necronomicon di manifestarsi, piuttosto che all’offrirci qualche azzardata teoria sui suoi possibili contenuti. 


Ad ogni modo quello che più ha stuzzicato la mia curiosità è la potenza dell’influenza che gli scritti di Lovecraft hanno avuto sugli autori del fantastico, perché per quanto il Necronomicon e il suo pantheon di divinità siano stati agli inizi citati dai compari dell’autore in pieno accordo, tanto che a sua volta lui ha citato testi e divinità dei colleghi in alcuni racconti, la fascinazione è tale che ancor oggi un gran numero di scrittori si rifanno al suo immaginario, così come molte serie tv e film. 
Credo sia un risultato non indifferente e che contenga buona parte di quella Magia che non riusciamo a spiegarci in alcun modo. 



domenica 31 maggio 2020

Recensione: Il fulcro dell'universo di Maria Carla Mantovani [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti



Titolo: Il fulcro dell'Universo

Autore: Maria Carla Mantovani

Casa editrice: pubblicazione indipendente

Genere: Fantascienza

Costo: ebook 0,99 Euro, cartaceo 12

Rating: 7

Sinossi: 
Dopo anni di esplorazione dello spazio, il genere umano ha finalmente trovato una potente sorgente di energia nel Fulcrum, un minerale originario di Plutone, che ha consentito il viaggio intergalattico e ha portato gli umani sul pianeta Areva, il cui popolo di alieni antropomorfi è stato messo in ginocchio dall’abuso dell’intelligenza artificiale.
L’assemblea della Terra è diretta dal Presidente Bianchi, un individuo ambiguo e corrotto; a lui si oppone l’ordine di stampo militare e monastico degli Zhi, addetti al controllo della tecnologia e alla vigilanza delle questioni bioetiche, guidati dal Superiore Nath. 
Il conflitto si fa aperto quando Bianchi decide di far arrestare Nath, dando origine a una serie di rappresaglie reciproche che porteranno la guerra a divampare nell’intero universo conosciuto e tra i popoli che lo abitano.
L’adepta Edith Dasher, guardia del corpo e legata al Presidente, e l’irreprensibile Zhi Conrad Logan si ritroveranno in fazioni opposte, in una lotta sempre più sanguinosa dove nulla è come sembra.

Recensione: 
Era un po’ che non mi dedicavo alla fantascienza e devo ammettere che non sono molti gli autori indie che affrontino questo genere nella mia biblioteca personale. Mi sono accostato quindi con grande piacere al romanzo Il fulcro dell'universo di Maria Carla Mantovani. 
Inizio subito con il togliere di mezzo gli aspetti che spesso bloccano i lettori dall’acquistare romanzi autoprodotti. L’autrice mostra grande cura formale, con refusi tendenti allo zero, cosa che non può che farci piacere e che dovrebbe far vergognare alcuni lavori delle case editrici anche medio grandi. Detto questo passiamo al contenuto del lavoro della Mantovani, essendo quello che maggiormente ci preme una volta garantiti i requisiti base, anche se non scontati, di pulizia del testo.  
Il romanzo scorre veloce e piacevole, inanellando una serie di colpi di scena che ritengo siano ben costruiti e quasi mai prevedibili, di certo mai scontati. 
Si nota la cura a tal proposito da parte dell’autrice nella predisposizione e pianificazione del tutto, con una storia i cui intrecci appaiono nel complesso articolati in giusta misura, camuffando le reali intenzioni dei protagonisti in un gioco di potere che pur riguardando una ristretta cerchia di personaggi riesce a coinvolgere e stupire.
Qualche appunto sulla trama nella prima metà della vicenda, con alcuni comportamenti dei protagonisti che non appaiono del tutto credibili. Alcuni aspetti vengono affrontati con eccessiva leggerezza, almeno a mio modo di vedere, sempre che il testo non sia rivolto a un pubblico molto giovane e privo della malizia per mettere in dubbio alcune incongruenze. 
Nulla di trascendentale, intendiamoci, ma che non posso non notare. 
Non entro nello specifico per non incappare in qualche spoiler, ma sono disponibilissimo a parlarne con l’autrice se lo riterrà opportuno. 
Ad ogni modo la seconda metà del romanzo, quando l’azione e i tamburi di guerra suonano il loro canto di morte, la vicenda aumenta decisamente di tono e la Mantovani regala il meglio di sé. 
Non pochi gli spunti di riflessione che si possono ottenere dalla lettura del romanzo. Dall’approccio etico alla tecnologia, alla valutazione dei rischi ad essa connessi, dai giochi di potere e dalle leve che muovono la razza umana e i rapporti con altre “specie”. 
Una cosa che non mi ha convinto è la forza dell’amore, che certamente rimane una leva importante, ma a mio avviso spesso fa muovere alcuni dei personaggi come fossero degli adolescenti in preda ai marosi dei sentimenti, portandoli a compiere scelte difficilmente difendibili per degli adulti dotati di medio raziocinio.  
Ad ogni modo un romanzo gradevole che mi sento di consigliare in quanto l’autrice scrive molto bene e la sua prosa accompagna una vicenda corale di tutto rispetto. 
Voto 7 con ampi margini di miglioramento. Autrice da tenere d'occhio anche per il futuro.

giovedì 28 maggio 2020

Disfida nr. 116: Gravastar di Pietro Motta VS Dan Simmons




Titolo opera: Gravastar

Autore: Pietro Motta

Formato: ebook

Genere: Fantascienza

Prezzo: 0.99 Euro

Gravastar è una piccola raccolta di brevi racconti inediti di genere fantascientifico (39 pagine). Robot, Loop temporali, Alieni, Guerre nucleari, e molto altro, sono alcuni degli argomenti trattati al suo interno. Ogni racconto è autoconclusivo ma molte storie sono direttamente collegate tra loro e fanno parte di un unico continuum temporale alternativo. La Gravastar è una stella nera vuota, colma di energia oscura o energia del vuoto. Un incontro con una Gravastar può essere molto pericoloso e inquietante. Siete pronti a un viaggio spaziale alla scoperta dell'ignoto?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Con questa raccolta il mio scopo è quello di presentare il mio modo di scrivere alle persone e ottenerne un feedback. Vorrei capire dove vado bene e dove posso migliorare, ma soprattutto se quello che scrivo può essere trovato interessante o forse è meglio cambiare frequenza.

BIG da sfidare: 
Non son degno, ma se proprio devo sfidare qualcuno, voglio sfidare il mio autore preferito con il libro che mi ha colpito di più finora: Hyperion di Dan Simmons



domenica 24 maggio 2020

Recensione: Titolo: Come nascono gli eroi di Gianluca Turconi [Rating 9,5] - recensione a cura di Hagar Lane




Titolo: Come nascono gli eroi

Autore: Gianluca Turconi

Casa editrice: pubblicazione indipendente

Genere: Fantascienza

Costo: Gratuito

Rating: 9

Sinossi: 
Nel futuro prossimo, a San Pietroburgo, durante la Seconda Guerra Patriottica tra Unionisti e Secessionisti, Pierre, insieme al gruppo di bambini che protegge, è costretto a vivere rintanato nei sotterranei della città per sfuggire al nemico, umano e non.
Deciso ad abbandonare la zona per sopravvivere, finirà con l'avere un incontro del tutto inaspettato.
Chi è veramente Pierre e perché si nasconde tanto dagli Unionisti quanto dai Secessionisti?

Recensione:
Ho scoperto per caso nel web lo scrittore Gianluca Turconi e il suo sito Letture Fantastiche.
È uno scrittore che ha pubblicato molti libri, una penna decisamente matura, di quelle che meritano il titolo di “scrittore” senza se e senza ma. 
Ho voluto saggiare la sua scrittura leggendo uno dei racconti che Turconi ha messo nel suo sito a disposizione di tutti, gratuitamente. Fra i tanti ho scelto “Come nascono gli eroi”. 
La mia scelta è stata secca e determinata, perché il titolo del racconto contiene in sé una domanda che accompagna le ricerche dell’uomo da sempre, sin da quando Dei ed Eroi davano vita a quei miti (greci) che stanno alla base della nostra cultura occidentale (greco-latina).
“Come nascono gli eroi” è un racconto di 17 pagine dove Turconi è riuscito a concentrare tutto quanto dev’essere concentrato nella scrittura. 
Diciassette pagine dense di significato, poggiate su tre ambientazioni sceniche complete di tutto, descritte puntando su particolari che da soli bastano a catapultare il lettore in un mondo reale e futuristico insieme (fantascienza). 
Dialoghi fatti di parole “normali”, ma scelte con la sapienza di chi sa che la distinzione tra un personaggio e l’altro si addensa nelle sfumature del linguaggio, e sono quelle che devono farci, da sole e con poche battute, distinguere un bambino da un militare, ma anche tutte le emozioni che sottendono il dichiarato. Ed è così che fa Turconi. 
In ogni frase dei dialoghi concentra tutto quanto non serve più che venga aggiunto al contorno. Le emozioni e le personalità dei protagonisti arrivano tutte, nitide e potenti al lettore. Mi è arrivato tutto il coraggio di Mikkeli, la paura di Pierre, la rabbia di Jurij, la saggezza e bontà di Marika, ma anche la lenta e inesorabile presa di coscienza che accompagna Pierre lungo tutto il racconto. 
“Come nascono gli eroi” è un racconto di fantascienza dove lo scontro è tra l’uomo e se stesso, prima ancora che tra gli umani e i biobot. 
I biobot sono robot composti di parti meccaniche, elettroniche, ma anche umane: gli uomini che smembrano e dai quali prendono i “pezzi di ricambio” che necessitano. Sono creature nate da reti neurali impiantate in loro dall’uomo, e che nel tempo sviluppano una piena autonomia dai propri creatori. Così avviene, in fondo, per tutti i figli nei confronti dei propri genitori, pertanto non c’è tanto da stupirsi se un giorno ciò che descrive Turconi avvenisse realmente. 
Così, anche i biobot diventano, nel tempo, creatori essi stessi di altri biobot, ma molto più avanzati di loro. 
A quel punto il legame con gli antichi padri, gli uomini, si rompe, e questo è il rischio concreto al quale l’umanità va incontro nel momento in cui crea delle intelligenze artificiali su base rete neurale avanzatissima, perché i meccanismi di autoapprendimento sono infinitamente più rapidi in una rete neurale (artificiale) rispetto a quanto avviene nel cervello umano. 
Ciò che non si sta, forse, tenendo in debita considerazione, è che una rete neurale è molto più vicina al concetto di “mente” che non a quello di “cervello”, con la conseguenza che potrebbe sviluppare nel tempo la cosiddetta “coscienza”, creatrice per sua stessa natura e della quale ancora i neuroscienziati sanno poco o nulla. 
Il tema trattato da Turconi è quindi, al tempo stesso, affascinante e reale (ci riguarderà tutti da vicino e in un futuro non molto lontano), più di quanto si possa immaginare. Per me, personalmente, è il tema più interessante dell’intera letteratura fantascientifica.
Lo stile di Turconi è potente, delizioso e intriso di significati, ad ogni passo. Oserei dire che è il tipo di scrittura che amo maggiormente: leggi una storia che scorre come l’olio, ma ogni frase che la compone è densa di significato, e puoi soffermarti, se vuoi, a riflettere ad ogni passo. Rileggi il testo la seconda volta, con l’occhio critico di chi si accinge a scriverne una recensione, e arrivi alla conclusione che la scrittura di Turconi è quel tipo di scrittura che non lascia niente al caso, dove ogni parola è studiata e messa al posto giusto dove l’ha messa.
Non vi dirò come nascono gli eroi, che è una domanda alla quale si possono dare molte risposte. Turconi ci da la sua e io vi invito a leggere il suo racconto per scoprirla da voi. 
Scrivo, invece, due battute di un dialogo del racconto, che da sole mostrano, per me, cosa aspettarci dal racconto di Turconi, ma anche lo spessore dell’autore:
    • Quindi la nostra esistenza non ha scopo?
    • Avrà quello che deciderete di dargli.
Un racconto che contiene al suo interno, perfettamente delineati, sei personaggi umani e un biobot, tre differenti ambientazioni sceniche, una trama complessa e perfettamente intrecciata e dipanata lungo il racconto, spessore psicologico dei protagonisti ben evidente e, non ultimo, due riflessioni di grande portata.
La prima è con riferimento al titolo del racconto, mostrando con la storia stessa come può anche nascere un eroe.
La seconda è con riferimento al progetto nel quale, noi umani, ci siamo imbarcati da tempo: l’utilizzo di reti neurali sempre più sofisticate e potenti per la creazione di nuove forme viventi nel pianeta (robot), che siano simili all’uomo, ma infinitamente più potenti di noi. Forme viventi che pensiamo di poter addomesticare come cagnolini e/o usare come schiavi senza il minimo problema, per far svolgere loro tutte le mansioni manuali possibili e immaginabili, ma anche da usare per la creazione di opere artistiche innovative e perfette (quadri, libri, sculture…), e per fare lavori mentali d’ogni tipo (consulenza, calcoli computazionali complessi e qualsiasi altro lavoro che oggi svolge l’uomo). 
Questo è già realtà in parte, e sempre più lo sta diventando in paesi come il Giappone e altri ancora. Ma queste nuove creature potrebbero svelarci nel tempo delle sorprese, e non è detto che siano tutte piacevoli per gli uomini.
Chiudo con la frase detta dal sergente Stejskal a tal riguardo, quando Jurij afferma che “i biobot non passano inosservati”. Il sergente lo squadra dalla testa ai piedi e gli risponde: “Ragazzino, i biobot posseggono centinaia di modi diversi per stupirti. E nessuno di essi ti piacerebbe”.
Gianluca Turconi è uno scrittore tutto da scoprire, di questo ne sono certa, e il mio voto al suo racconto è: 9.

giovedì 21 maggio 2020

Recensione: Solaris di Stanislaw Lem





SINOSSI:

"Solaris" è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell'universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un'atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c'è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta "vivente". Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L'astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l'ambiente. Un'avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un'avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell'Identità, del Soggetto, dell'Io. Non esiste l'Io unico e identico a se stesso.



RECENSIONE:

Dice tutto la sinossi, credo ci sia veramente poco da aggiungere.
Solaris è un romanzo profondo, ricco di suggestioni e spunti di riflessione. Fantascienza filosofica pura e semplice. Eccovi avvisati quindi. 
Chi cercasse qualcosa di diverso ne sarà profondamente deluso. 
Niente avventure ed esplorazioni di mondi sconosciuti e ricchi di patos. Certo il fascino dell’ignoto ci colpisce sin da subito in modo tangibile, con l’approdo del protagonista nella nave spaziale e gli strani eventi che lo accolgono, ma questo viene presto sostituito da qualcosa di più profondo. 
Il focus si sposta sull’oceano alieno dotato di caratteristiche inconoscibili, di apparente indifferenza verso gli umani che tanti sforzi impiegano nel comprenderlo. Eppure tale indifferenza può essere solo frutto della limitatezza dei nostri sensi e questo fa compiere al romanzo una nuova svolta. 
L’analisi si sposta dall’oceano esterno al mondo interiore del protagonista, in una scoperta dei limiti che corre su binari paralleli e di indubbio fascino. 
Il mondo interiore è altrettanto vasto e inconoscibile di quello esteriore, e forse, merita altrettanta attenzione. 
Devo dire che Solaris mi è piaciuto molto, mi ha affascinato la trattazione dell’oceano/divinità e credo sia un’ottima fonte di spunti per i miei scritti futuri. 
Un romanzo che rispetta la sinossi, per cui credo che se affrontato con lo spirito giusto, possa risultare veramente un lavoro da non perdere per ogni possibile lettore.