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domenica 8 maggio 2022

Recensione: Incubi grotteschi di Antonio Pilato [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Incubi grotteschi

Autore: Antonio Pilato

Editore: Mario Vallone

Prezzo: cartaceo 10,00 Euro

Genere: Horror

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

“Le menti più normali penseranno sicuramente che la mia codardia sia in grado di superare i misteri delle oscure volte celesti che occupano latenti l’infinito cosmo, ma è quando si acquisisce il temporaneo coraggio di sbirciare al di là dell’universo che tutto diviene inevitabilmente follia”. Racconti.


Recensione:

Con “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”, l’autore introduce il lettore attraverso un nostos che ha del grottesco, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, dove oscuri presagi e presenze hanno origine dalla nostra psiche, o per essere più precisi, dal nostro subconscio: parte dove vengono rimossi i ricordi e le esperienze negative, insopportabili, che non vogliamo riemergano per non causarci sofferenza. 

Per questo la nostra mente li bandisce, relegandoli nella parte più nascosta della nostra psiche.

Antonio Pilato, con il suo stile ricco ed elegante, se vogliamo alla D’Annunzio (conversazioni silvane – racconto: La notte più buia) ci ricorda quelli che sono stati i grandi maestri della letteratura Horror e gotica del passato; per citarne alcuni: Lovecraft o il mio amato Poe, che di ogni sua pagina ne faceva un capolavoro. (Il gatto) per citarne uno. Ma non voglio dimenticare nemmeno gli scrittori made in Italy come il nostro Italo Calvino. E già, che con il suo “Il Lampo” estratto da: Prima che tu dica pronto, racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi una realtà nuova di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia, l’insensatezza del mondo e della vita propria delle persone che gli stanno attorno. 

La lettura è scorrevole, senza intoppi tranne qualche refuso. Buona e ben impostata la suspense, con la quale l’autore riesce a emozionarti e a lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima riga di ciascun racconto. 

Buona l’idea di associare le tre parti con le quali sono state raggruppati i racconti e dedicati agli amici dell’autore: “I guerrieri”, che insieme a tutti gli altri protagonisti delle storie, mi sembrano caratteristicamente parlando, simili a quelli teatrali jonescani, come ad esempio l’insegnante Josefína Borovský, descritta magistralmente dall’autore. Il piccolo Jakub, un bambino iperattivo che il protagonista incontra nella scuola di Okerreko Arkanoa. O il signor Puyol, che nella descrizione psicofisica mi ricorda vagamente il racconto “Il Cappotto” di Gogol.  Azzeccata per la scomparsa del piccolo Jakub la sentenzia originale di Publilio Sirio, drammaturgo romano: (la) Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni.

I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi. 

Racconti irrazionali che scavano nella mente umana come una pala meccanica, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa la realtà dall’immaginazione. Devo dire che ogni racconto è originale e unico, sia per contenuto, personaggi, sia per l’osservazione psicologica che l’autore inserisce in ognuno di essi. Ogni frase, ogni racconto è pensato con finitezza di particolari e di termini specifici, comprese le rappresentazioni oniriche. Buona l’idea di dividere la raccolta in tre parti: Le Confusioni innate – Le circostanze curiose e Le razionalità colorate – (riferimento, come dicevo prima – paragonate ai tre guerrieri, amici dell’autore). 

Nella prima parte mi ha colpito molto il racconto “Cacofonie da appartamento” fenomeni sonori che lasciano a chi li sente qualcosa di misterioso e magico allo stesso tempo. Un dono, chissà, sceso dal cielo per aprire gli occhi a noi esseri umani? Forse.  

“Sai Edgardo che il cielo mi ha offerto un dono? Ora vedo con i suoi occhi: quando c’è il sole, si scottano, quando piove, piangono, quando soffia il vento, si seccano, …” Un dono per far sì che noi possiamo comprendere gli altri, infondendo nel nostro animo quella resilienza che molto spesso manca. Nella seconda parte, dal titolo: Le circostanze curiose, mi ha colpito il racconto: “La scomparsa del piccolo Jakub Vančura” e nella terza: Le razionalità colorate, il racconto: “La mosca democratica”.

Devo ammetterlo; non ho mai letto nulla di questo autore e, credo che da oggi in poi lo farò, perché quando un’opera di genere narrativo come questa ti porta a riflettere, non puoi non farlo. È d’obbligo. 

Consigliatissimo a chi ama sia il genere Horror-weird arricchito da buone dosi di psicologia.

Voto: sette

Peg Fly

mercoledì 4 maggio 2022

Disfida nr. 154: Fernweh di Chiara Zanini VS Richelle Mead

 


 

Titolo opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: Nativi Digitali Edizioni 

Genere: Fantascienza, Distopico

Prezzo: €3.49 (ebook) – €15.00 (cartaceo)

Sinossi:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.


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Anno 2618: 

Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. 

Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; 

ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…

“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane mi sono stabilita a Venezia.

Lettrice vorace da sempre, da quando ho scoperto di amare anche scrivere non posso più farne a meno. Mi piace sperimentare, cimentandomi in ogni genere di narrazione, ma mi appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza, il romance e i racconti di ambientazione storica. Dopo aver pubblicato numerosi racconti di genere in antologia di autori vari, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Fernweh” con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, il racconto lungo “Fil Rouge”, un chick lit, con Delos Digital, e i racconti lunghi di genere fantasy “L'orologio della verità”, “Alizée” e “Il drago d’acciaio” con Wizards & Blakholes.


BIG da sfidare:


Ambirei a sfidare Omero e Shakespeare, ma sarebbe una contesa piuttosto ardua. Abbasso un poco il tiro e sfido Richelle Mead, Cassandra Clare e Diana Gabaldon, delle autrici di fantasy al femminile che adoro, sia per lo stile narrativo impeccabile che per la capacità di creare personaggi che lasciano il segno.

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Andrea Zanotti

domenica 1 maggio 2022

Recensione: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore di Dan Abnett [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo opera: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore

Autore: Dan Abnett

 Editore: Alanera Edizioni
      
 Rating: 7
      
 Genere: Fantascienza, Warhammer 40K
      
 Prezzo: 16,90 Euro 
      
 Sinossi:

L'Inquisizione dell'Imperatore si muove di galassia in galassia come un'ombra mortifera, abbattendo senza pietà quelli che considera nemici dell'umanità. Il più inflessibile fra questi sacri giustizieri è l'inquisitore Eisenhorn, alle prese con un'ampia cabala interstellare e gli oscuri poteri dei demoni che cercano di impadronirsi di un antico libro magico, il Necroteuch.


Recensione:

Secondo volume AlaNera che leggo in breve tempo. Dalle megabattaglie di La Devastazione di Baal lo scenario muta in na caccia sulle tracce degli eretici e del blasfemo tomo del Necroteuco di lovecraftiana memoria. Scordatevi i campi di battaglia sterminati, lo sciamare di migliaia di unità da combattimento e i conflitti navali nelle oscure vastità del cosmo. 

In Xeno gli scontri sono più raffinati, faccia a faccia, mente a mente con le dirompenti forze psioniche del Caos. Sono queste a far da padrone sulla scena piuttosto che tempeste di fuoco al plasma. Nei panni dell’Inquisitore Eisenhorn daremo il tormento agli empi seguaci d culti innominabili, disposti a tutto pur di impossessarsi della conoscenza necessaria a spodestare il Dio Imperatore e dare seguito all’Eresia di Horus. Eisenhorn non possiede neppure la metà del carisma del suo antesignano, l'Inquisitore Eymerich di Evangelisti, ma si lascia ugualmente seguire.

I presupposti per un buon romanzo ci sono comunque tutti. Veniamo al mio commento. L’opera di Dan Abnett è impostata su una narrazione in prima persona. Una tecnica che non gradisco particolarmente e che ho impiegato parecchie pagine ad assimilare. Alcuni eventi mi sono parsi un po’ troppo forzati e artefatti. Nulla di così eccessivo da inficiare le indagini del protagonista, tuttavia l’impressione che l’autore avrebbe potuto impegnarsi maggiormente per mascherare le sue intenzioni permane. 

La vicenda ha una partenza piuttosto lenta, nonostante Abnett ci scagli nel bel mezzo dell’azione. Con lo scorrere delle pagine la storia prende quota e giunti al termine il risultato è tutto sommato positivo. L’importante è lasciarsi andare, lasciarsi coinvolgere dalle rocambolesche ricerche degli eresiologi e dagli accadimenti senza troppo soffermarsi sulle minuzie di un’indagine che non vuole avere i crismi del romanzo poliziesco/thriller, ma che vuole fornire lo spunto per approfondire l’immenso universo di Warhammer 40.000. 

Questo elemento scenico, a mano a mano che la lettura procede si fa (fortunatamente) sentire, costituendo il valore aggiunto più rilevante delle opere targate AlaNera. E' l'ossatura dei mondi e delle strutture istituzionali che formano i Mondi di Warhammer 40K a fornire spessore al tutto. L'immensità di tale universo immaginifico è da sola sinonimo di successo in quanto offre infiniti spunti e fondamenta solide per ogni storia. 

Alcune trovate dell’autore sono realmente sfiziose e contribuiscono a farmi sbilanciare attribuendo un 7 pieno al romanzo e consigliandolo a tutti gli amanti del genere.  


Andrea Zanotti

domenica 24 aprile 2022

Recensione: L'uomo che affittava i libri di Giancarlo Catania [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: L’uomo che affittava i libri 

Autore: Giancarlo Catania

Editore: ‎ Pubblicazione indipendente (24 gennaio 2019)

Genere: narrativa contemporanea

Target: Young/adult

Rating: 7

Prezzo: ebook 5,49 Euro - cartaceo 15,10

Sinossi:

Un dirigente lascia improvvisamente la splendida carriera per mettersi alla ricerca della sconosciuta dimensione ideale; acquista un motocarro destinato alla pressa, lo carica dei suoi tanti romanzi mai letti e inizia a girare per i piccoli paesi del circondario, fermandosi nelle piazze per affittare i libri. Così scopre nuove realtà, ragiona sui sentimenti, sulle sensazioni e viene in contatto con tante caratteristiche umane: rabbia, ingenuità, indifferenza ma conosce anche l’amicizia, emozione quasi mai provata e l’amore, attentamente evitato nella vita precedente.

Una fotografia dai toni morbidi sulla società contemporanea, prendendo spunto dagli eventi, dagli atteggiamenti, dalle situazioni che fanno così parte della vita quotidiana da essere quasi invisibili.


Recensione:

“L’uomo che affittava i libri”, è un libro che introduce il lettore ai vari aspetti amicali, all’amore per i libri, all’incanto della magia della lettura, con la quale la nostra mente può viaggiare standosene comodamente seduto sul proprio divano di casa. È la prima volta che mi capita di leggere opere di questo autore e, se devo classificare il suo romanzo in un genere narrativo, potrei affermare con certezza che si tratta di una storia pura e semplice, narrata con stile non altrettanto semplice ma chiaro. Infatti, ho colto nell’espressione stilistica dell’autore tratti molto vicini a quello del verismo di Verga. 

Un realismo basato sulla realtà umana, che racconta eventi di vita quotidiana reali, così come sono, per lo più con l’occhio di un personaggio delle classi sociali meno agiate, come ad esempio quella contadina.

Alla base del pensiero di Verga, come in quella dell’autore, c’è una concezione pessimistica della realtà, secondo cui la vita è mossa da un cieco meccanismo ed è vista come una dura lotta per la sopravvivenza in cui i più forti sopraffanno i più deboli. I cosiddetti “vinti” che sono il soggetto dell’opera; essi non sarebbero soltanto i ceti più umili, ma tutti, ovvero gli sconfitti del processo economico.

Con la poetica di Giovanni Verga e il Verismo, l’autore ritrova la verità reale della vita e riesce a rappresentarla senza intrusioni autobiografiche e individuali. Il Verga, come il Catania, sentono che il progresso inesorabile della specie è costruito sull’infelicità della persona.

Alla base del pessimismo verghiano sta la profonda convinzione che la società moderna sia dominata dal meccanismo della lotta per la vita; così è per l’autore dell’uomo che affittava i libri. Alla fine, quello che il Catania ci vuol fare comprendere, è che non dobbiamo mai lasciare quello che abbiamo per aspirare ad altro, perché di sicuro saremo sconfitti in partenza. (I Malavoglia)

Cosa hanno in comune Verga e l’autore, Catania?

Ciò che accomuna le due opere sono i protagonisti i quali rappresentano uomini sconfitti dalla vita, uomini che nella loro lotta per l’esistenza restano ai margini, vivono situazioni dolorose e desolanti e ne escono battuti, vinti.

Il venditore di libri, secondo il mio modesto parere, è un libro che attraverso gli occhi del protagonista cerca di scrutare l’anima delle persone, l’essere umano e i suoi comportamenti, come agisce, come si relaziona, evidenziando soprattutto i molti difetti, prerogativa solo dell’essere umano.

L’incipit della storia parte proprio da qui, da eventi e situazioni che i personaggi del racconto vivono quotidianamente ma all’ombra di una società nella quale esistono da invisibili, perché è pur vero che alcuni li percepiscono non come persone, ma rifiuti umani, è pur vero che non sempre è così. Ognuno fa parte della nostra vita, visibile, intelligente, colto o meno colto, invisibile e intelligente che sia, come appunto il nostro protagonista, un dirigente di mezz’età, il quale lascia il lavoro alla ricerca di un’ignota realtà, forse che ritiene adatta a sé, ai suoi pensieri, a come percepisce il mondo che lo circonda, non sempre bello e ideale, ma è pur vero, che anche gli invisibili hanno un peso nella società e come tali andrebbero rispettati, non messi all’angolo e dimenticati.

Ogni essere umano può dare qualcosa all’altro senza ricevere niente in cambio; perché “donare” è di per sé ricevere qualcosa... 

Ed ecco il radicale cambiamento del protagonista che osserva, scruta e alla fine decide di acquistare un motocarro e lo carica dei suoi libri, che non aveva mai letto fino a quel momento. Il nostro personaggio si imbarca con il suo motocarro e inizia a girare nelle piazze dei paesi invogliando soprattutto i cittadini, non tanto a comprarli quanto a leggerli e diffondere nei bifolchi la cultura, perché il sapere è forza, le parole espresse in modo corretto sono il modo migliore per difendersi dai soprusi, dai raggiri dei furbetti che promettono e mai mantengono. A questo punto, l’autore racconta e descrive in modo fluido i ragionamenti che fa sulle sensazioni e le caratteristiche espresse dall’essere umano: rabbia, indifferenza, ingenuità; tuttavia, scopre per la prima volta anche l’importanza dell’amicizia, dell’amore evitato e allontanato durante tutto il corso della sua vita e dal suo futuro. E già, il nostro protagonista, probabilmente non aveva mai messo in conto di vivere il suo futuro con accanto una donna da amare, donarsi con tutto sé stesso. Diciamo, forse per timore di essere disilluso, di soffrire per l’ennesima volta? 

Vite vissute in prima persona che a lungo andare deteriorano, lasciano l’amaro in bocca e sino alla fine, inaspettata. 

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autore descrive l’aspetto psicofisico dei personaggi; i commenti sul bel sedere di Tiziana la farmacista, un capolavoro di femmina che inizia dallo splendido sorriso e finisce con due gambe affusolate. Elegante ma lontana dall’ostentarla. Una donna dal carattere forte e ribelle, alla quale non sono mai mancate le occasioni, ma come ogni donna innamorata del proprio uomo, suo marito, ha occhi solo per lui. Beh, un amore idilliaco, fin quando, lui la lascia per andare a studiare lingue insieme alla giovane badante ucraina dell’anziana madre del calzolaio del paese, Giovanna. A questo punto, Tiziana, da donna innamorata diventa la vendetta fatta persona. Una vera Lady Macbeth shakespeariana.  

Un altro personaggio tra i tanti azzeccatissimo, è la figura Don Giacomo Barberio. (Ricorda vagamente la figura di Don Abbondio dei Promessi Sposi)

Una persona avida, vigliacca astuta e tirchia, talmente taccagna, che di certo non si è mai dimostrato un buon cliente per il nostro protagonista, visto che non ha mai tirato fuori un cent per pagare l’affitto e leggere le opere del nostro affittuario di libri.

Voto: sette, solo per come l’autore narra e descrive i personaggi, anche se ho evidenziato qualche refuso ed errata consecutio, ma il contenuto supera queste inesattezze. Posso dire davvero che sia un bel libro: avrebbe potuto esserlo ancora di più. Le idee c’erano tutte. 


Peg Fly


domenica 10 aprile 2022

Recensione: Armilla Meccanica 1: Nel Cielo Formato Kindle di Carta Fabio [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Armilla Meccanica 1: Nel Cielo 

Autore: Carta Fabio  

Editore: Inspired Digital Publishing (4 novembre 2021)

Genere: fantascienza

Rating: 7

Target: Young/adult

Prezzo: ebook 2,99

Sinossi:

“I Meka incarnavano un’idea, quasi un’ideologia in verità, quella del gigantismo meccanico dell’umanità alla conquista delle stelle. Troppo grande l'universo per affrontarlo con le sole piccole membra fornite all’uomo dalla natura”. 

Su una remota miniera extrasolare Geuse, un vecchio mek-operaio, giorno dopo giorno vede i frutti del suo duro lavoro sfumare a causa di una crisi economica senza precedenti, che coinvolge tutte le colonie della Via Lattea. Come molti altri medita di prendere ciò che gli spetta e di cambiare vita. Ma non è così facile.

Ad anni luce da lì la Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, è stravolta dallo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. Ora a regnare è un feroce dittatore che si fa chiamare Meklord. I nativi del pianeta, i queer, gli fanno guerra per quanto possono, mentre attendono l’aiuto della Terra o di chiunque avrà il coraggio di sfidare per loro le maree del tempo e le armate meccaniche del tiranno.

Un liberatore, un pirata, un avventuriero… o anche solo un semplice operaio


Recensione:

Oggi vi parlo della serie “Armilla Meccanica”, il cui primo romanzo ha per titolo “Nel cielo”; una narrazione fantascientifica che ha alcuni passaggi abbastanza complicati.

Geuse è un mek-operaio di una certa età ma ancora in grado di comandare la sua nave. Geuse è affiancato da un co-pilota del quale Geuse non si fida e da una ragazza che invece è invaghita del suo comandante e pronta a obbedire a ogni suo comando gettandosi nella lotta come una vera dea della guerra. 

Tuttavia, al peggioramento economico che incombe minaccioso a Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, si aggiunge anche lo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. La crisi economica incombente sul pianeta, coinvolge e sconvolge le varie colonie situate nella via lattea. I piani di Geuse vengono così scombinati, ma nonostante questi ostacoli, il protagonista, grazie al suo animo predisposto all’arte della meditazione, riesce negli anni ad affinare la percezione sensoriale che gli permetterà di captare un messaggio da parte di una donna che lo confonderà sulla sua reale esistenza e sulle sue intenzioni. Chi sono? Che cosa sono? (Per esplorare una parte della mente umana come faceva il filosofo Nietzsche in – “Ecce homo”).

Come ogni romanzo di qualsiasi genere, anche in Armilla Meccanica abbiamo l’antagonista, re della capitale finanziaria della galassia, il dittatore Meklord. La capitale è nel caos per i disordini sociali. I nativi del pianeta cercano di contrastare la politica dittatoriale di Meklord con tutte le loro forze. I queer, nel frattempo, sperano e aspettano che sopraggiungono i terrestri in loro aiuto o di altri abitanti della galassia per sfidare e porre fine così alla tirannia di Meklord.

Ed ecco che a questo punto entra in scena Geuse, il ribelle salvatore, un mek-operaio ma che cerca di agire nell’ombra, senza farsi scoprire e soprattutto non far scoprire quali sono le sue vere intenzioni e i suoi propositi.

Comincio col dirvi che si tratta di una storia ambientata in un futuro lontano, nel quale però ho trovato diversi contatti con la nostra realtà storica. Sicuramente è un libro che offre diversi spunti di riflessione su tematiche come la segregazione razziale, il crollo economico e l’autoritarismo.

Devo dire che l’autore è stato abile nell’immaginare una storia complessa e al contempo notevole. La suspense è al centro degli sviluppi scenici e delle azioni che accompagnano i personaggi sino al finale carico di aspettative nel lettore che viene perseguitato dalla curiosità di cosa accadrà nel prosieguo della storia. 

Per dirla in una frase: Un libro che ti mette le ali e ti fa volare con la fantasia.

Un romanzo direi molto originale, dovuto soprattutto all’idioma studiato nei mini dettagli dall’autore nonché ottimo per l’originalità dei nomi assegnati ai protagonisti e ai vari strumenti ultra planetari, futuristici descritti nell’intreccio. Un romanzo fantascientifico che scaraventa il lettore a chilometri lontano anni luce dalla realtà terrena, per rendervi l’idea, un viaggio interplanetario tipo: “Il Sopravvissuto” di Andy Wear

E con i personaggi di questo stupendo romanzo, anche la nostra mente vola con l’immaginazione, grazie soprattutto alla bravura dell’autore che introduce la storia in media res, così, d’emblée, sebbene la miriade dei termini scientifici e tecnologici ti disorientano all’inizio obbligandoti a fare marcia indietro per comprendere bene di cosa si sta parlando, il romanzo merita davvero di essere letto.

Diciamo che nell’incipit ho avuto qualche difficoltà, proprio per il linguaggio specifico al quale, diciamocelo pure, non sono avvezza. 

Ciò nonostante, posso affermare che questa storia è stata una piacevole scoperta e sono certa che lo sarà anche per tutti i lettori che si accingeranno a leggerla, proprio perché la trama risulta molto interessante e intrigante, nella quale si affrontano temi di una società che versa, se vogliamo, nella stessa realtà terrestre contemporanea, database che spiano la privacy del comune cittadino, politiche dittatoriali, (sappiamo bene quanti ne sono passati nel corso della storia sul nostro pianeta...) e chi più ne ha più ne metta! 

Scorrendo tra le pagine di questo romanzo, ho trovato la scrittura molto attenta, spesso impegnativa ma che non annoia. 

Una storia coinvolgente, suggestiva che trascina il lettore a riflettere su cosa ci circonda e cosa c’è al di là del nostro sistema solare, per affrontare un possibile nemico e deviare il triste destino del genere umano.

Alla fine abbiamo un duello tra il protagonista e l’antagonista a passo della marcia di Radetzky che avvolge e chiude il romanzo simile al rombo di un tuono. 

Premetto che non leggo molto i romanzi di fantascienza, ma questo libro ha saputo catturare la mia attenzione, soprattutto i passaggi dialogici nei quali i protagonisti esprimono i loro stati d’animo e l’autoanalisi che ognuno di loro riesce a fare su sé stesso, valutando i propri errori, ma con i quali acquisiranno esperienza che probabilmente li farà meditare per non commetterne altri.

L’unico appunto che posso fare, è nella lentezza tra una scena e l’altra con cui si descrivono le azioni dei protagonisti, forse dovuta alle esagerate esposizioni, e per alcuni personaggi che non hanno avuto il tempo nella storia di essere caratterizzati a livello psicofisico, ma che tuttavia risultano essere per lo più interessanti tra i quali Geuse, l’antagonista dittatore Meklord (che più malvagio è, più conflitto e climax ascendente abbiamo nella storia) e Ahanata.

Per il resto, Armilla Meccanica: Nel cielo di Fabio Carta mi ha fatto veramente lievitare la mente, trasportandomi in un mondo utopistico che tutti gli esseri umani sognano prima o poi di esplorare. 

Ora non mi resta che aspettare cosa ci racconterà l’autore con il sequel.

Lo consiglio anche ai non amanti del genere.

Voto: sette con la “V” maiuscola.


Peg Fly