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domenica 19 febbraio 2017

Halo. La caduta di Reach di Eric Nylund


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Sinossi:
L'umanità si è espansa oltre il Sistema Solare. Esistono centinaia di pianeti che ora chiamiamo "casa". Il Comando Spaziale delle Nazioni Unite ora fatica a controllare un così vasto impero. Dopo aver esaurito tutte le strategie utili a evitare che le insurrezioni nei vari mondi si tramutino in una guerra civile interplanetaria, l'UNSC ha un'ultima speranza: la dottoressa Catherine Halsey, dell'ONI, ha lavorato duramente a un programma top secret che potrebbe mettere fine a questo conflitto...un programma che inizia con settantacinque bambini, tra cui un ragazzino di sei anni di nome John. La Halsey non avrebbe mai potuto immaginare che quel bambino sarebbe diventato la sola chance dell'umanità contro una potente forza aliena decisa a spazzarla via. Questa è la storia di Master Chief e delle battaglie che condussero l'umanità faccia a faccia con la sua possibile estinzione.

Recensione:
Spesso in passato abbiamo assistito alla trasposizione videoludica dei grandi romanzi del fantastico, oggi invece vi presento un caso che ha seguito la via inversa: dal videogame al romanzo. “Halo, la caduta di Reach” è l’esordio di una saga che si è rivelata un gran successo, sia sulla carta che sul video, collezionando migliaia di appassionati. Confesso che mi ero approcciato titubante a questo romanzo, attratto dalle immagini del videogioco, al quale non ho mai giocato in prima persona, ma ne esco realmente sorpreso: un ottimo lavoro.
Il romanzo, proposto in Italia dalla  multiplayer edizioni, ci narra il traumatico contatto fra l’uomo e una razza aliena a dir poco bellicosa e di come l’umanità abbia dovuto scendere a compromessi con l’etica e la morale per arrivare a formare un elité di soldati capaci di opporvisi.
Una prosa semplice, essenziale e fluida che rende la lettura accattivante, veloce e traboccante azioni mozzafiato. Tanto di cappello insomma. Le scene che ritraggono gli scontri fra le flotte composte dai diversi vascelli spaziali, sono fra le più memorabili che io riesca a ricordare. Ma l’intera narrazione appare ben fatta, con una trama solida e non certo banale, capace di soddisfare appieno gli amanti dei grandi classici della fantascienza.
L’approfondimento dei personaggi, pur figurando in secondo piano rispetto all’azione adrenalinica, non è assolutamente banale, e gli spunti per rendere appetitosi i volumi seguenti non mancano di certo. Anche la parte più “tecnologica” viene approfondita senza mai scadere negli eccessi che spesso finiscono con l’annoiare o appesantire le storie di questo tipo. Altro punto di forza è la fragilità di questi “superuomini” che seppur dotati di un dna potenziato e dei migliori armamenti possibili, finiscono con il risultare alla fine dei conti come qualsiasi mortale, favorendo l’empatia al comune lettore che è portato a sentirli più vicini e finisce con l’essere maggiormente coinvolto nelle loro missioni al limite dell’impossibile.
L’universo immaginato da Eric Nylund non viene approfondito più di tanto in questo primo capitolo, la scelta mi pare ben precisa e mirata, lasciando ampi spazi al disvelarsi graduale dei mondi coinvolti nei seguenti volumi, inutile sovraccaricare il lettore con lunghe dissertazioni spezzando il ritmo. Anche gli avversari dell’umanità rimangono a lungo nell’ombra, avvolti dal mistero e svelati passo per passo, e sono tutt’ora, alla fine di questo primo volume, carichi di lugubri aspettative che ci costringono a scoprirli nei prossimi volumi.
Ad ogni modo, già detto il punto di maggior forza, quello che maggiormente mi ha impedito di staccarmi dalla lettura di questo Halo sono state le battaglie, sia a livello di schermaglia che su più vasta scala e la cosa mi ha stupito positivamente, poiché quando i superuomini sono nel ventre di titanio di un incrociatore spaziale, tutta la loro preparazione e i loro poteri quasi divini sono a tutti gli effetti inutili, ed è proprio allora che ci appaiono maggiormente vicini. Gli scontri fra flotte spaziali sono descritti in modo capillare e dettagliato pur mantenendo tutta l’adrenalina dell’azione convulsa che possiamo ben immaginare quando coinvolti nella pugna risultino centinaia di vascelli delle più disparate dimensioni.
Insomma alla fine dei conti non posso che consigliarvi di cuore questo bel romanzo. Personalmente mi trovo costretto a continuare la lettura anche dei capitoli successivi, andando a rimpinguare la già cospicua coda lettura...

martedì 14 febbraio 2017

KIZIL ELMA - Storie di Costantinopoli di Isabel Giustiniani [Rating 7]


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Titolo: KIZIL ELMA - Storie di Costantinopoli

Autore: Isabel Giustiniani

Genere: raccolta racconti storici

Prezzo: Gratis

Rating: 7/10


Sinossi: Kizil Elma significa Mela Rossa nella lingua turca. Tale appellativo era stato dato dagli Ottomani alla città di Costantinopoli. Questo ebook raccoglie, in una nuova veste rieditata e corredata di informazioni storiche, tre racconti incentrati su alcune figure e leggende turche che ruotarono attorno alla città di Costantinopoli e al processo che portò alla sua conquista. Due di queste storie sono state ospitate sul portale del Centro Studi Bizantini Magnaura e un'altra nella rivista Basileia, dedicata anch'essa a Bisanzio. In aggiunta, troverete come "special guest" uno spaccato narrativo della vita nella Costantinopoli di fine XIV secolo, vista attraverso la vicenda dell'incontro con un argiroprata. Il brano fa parte del romanzo thriller storico "L'ombra del Serpente". Racconti: - IL CANNONE DI ORBAN: la storia della nascita della famosa bombarda che ebbe un ruolo determinante durante l'assedio di Costantinopoli nel 1453. - LA BATTAGLIA DELLA PIANA DEI MERLI (KOSOVO POLJE): racconto dell'epico scontro nel 1389 tra la coalizione serbo-bosniaca, guidata dal principe di Serbia Lazar Hrebeljanovic, e l'esercito del sultano Murad I. Battaglia durante la quale salirà al potere il sultano Bayazid I, detto La Folgore, assassinando il fratello. - LA LEGGENDA DI BALIKLI: due nobili spagnoli, nella Istambul del 1860, viaggiano alla scoperta delle rovine di Costantinopoli. Verranno a conoscenza della leggenda legata alla fonte sacra di Balikli e all'ultimo imperatore della città, Costantino XI. L'autrice: Isabel Giustiniani è un'appassionata di Storia innamorata di Bisanzio. Gestisce storiedistoria.com, sito dove si parla di narrativa storica, saggistica, personaggi ed eventi del passato.


Recensione: 
Mi sono accorto che è passato parecchio dall'ultima volta che vi ho presentato un testo free, quindi mi sono sguinzagliato nei negozi online a caccia di qualcosa che facesse al caso nostro. Purtroppo, o per fortuna, la battuta di caccia si è conclusa fin troppo presto. Non appena ho visto il testo di Isabel Giustiniani non ho potuto far a meno di sceglierlo, mettendo da parte ogni ulteriore velleità predatoria.
Isabel Giustiniani è l'autrice de “L'ombra del serpente”, la cui recensione potete trovare qui e che tanto mi aveva colpito per passione e originalità. Va da se quindi la scelta di accaparrarmi questo Kizil Elma.
In questo caso, come da sinossi, ci troviamo innanzi ad una raccolta di racconti, l'ultimo dei quali non è altro che uno stralcio del romanzo sopracitato e che serve appositamente per invogliare all'acquisto.
Non posso che riconfermare la mia prima valutazione invitandovi a sperimentare quest'autrice di sicuro talento.
Passando ai primi tre racconti, ognuno dei quali sapientemente preceduto da una breve introduzione storica che ci aiuta ad inquadrare gli eventi, non posso che ribadire quelle che sono le caratteristiche della Giustiniani che mi hanno maggiormente colpito. Prima fra tutte la preparazione storica che fornisce ad ogni racconto la giusta profondità e accuratezza, accompagnata però da una prosa scorrevole e mai pedante, cosa a mio avviso assolutamente doverosa per accontentare ogni lettore di romanzi storici. Quello che poi traspare, pur nella brevità di questi racconti, è la passione dell'autrice per il contesto storico narrato e che ci fa percepire le vicende in modo quanto mai reale e coinvolgente. Aggiunta a questo c'è l'originalità delle situazioni narrate, eventi storici di indubbia rilevanza ma non certo abusati, e per me del tutto nuovi e interessanti.
Prosa lineare, ma non banale, dialoghi credibili e scorrevoli, personaggi ben tratteggiati considerando la brevità degli spazi concessi dalla tipologia narrativa prescelta, quindi tutto in regola.
Non posso che consigliarvi vivamente di scaricare questa raccolta gratuita per assaporare in prima persona quelle che a mio avviso sono doti innegabili, accompagnate da un prodotto assolutamente professionale, privo di refusi, con una bella cover, e quindi da sponsorizzare pienamente e che, come mi piace sottolineare in questi casi, porta lustro a tutta la categoria degli autori indie.
Voto 7, per il semplice motivo che trattandosi di racconti non vado mai oltre a questo voto.

domenica 5 febbraio 2017

Torce nel Diluvio di Thomas Mazzantini [Rating 6]


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Titolo: Torce nel Diluvio

Autore: Thomas Mazzantini 

Genere: Apocalittico

Prezzo: Euro 2,99

Rating: 6/10


Sinossi: 913: Il Diluvio ha sommerso ogni cosa, tranne la Città Santa di Sirat. Gli esseri umani superstiti cercano di sopravvivere tra le sue rovine, infestate da creature ostili.

1892: Il giovane Ashvin si prepara a una giornata come le altre in un mondo dominato da due misteriosi gruppi, il Vuoto e la Monade, adorati come divinità. Ma quel giorno Ashvin e i suoi amici scopriranno qualcosa in un campo di cavoli, che cambierà per sempre la loro vita e quella dell’umanità intera.

Un viaggio avanti e indietro nel tempo tra speranza, brutalità e mistero, per scoprire il come e il perché dell’apocalisse. 
Per cercare di cambiare il destino del mondo.

Recensione: Oggi vi presento Torce nel Diluvio, un testo caratterizzato a mio parere da alti e bassi, ambientato in un mondo post apocalittico ricreato ex novo dall’autore, che non si limita agli aspetti prettamente paesaggistici post diluvio universale, ma sviluppa un contesto religioso/mitologico attingendo in parte dalla tradizione, in parte rielaborandolo in modo originale con divinità e affini capaci di incuriosire. 
Ecco, l’originalità è l’aspetto che maggiormente mi è piaciuto nel lavoro del Mazzantini. L’ambiente post diluvio, con tutti i residui che un'inondazione planetaria può lasciare, si percepisce in modo rilevante soprattutto all’inizio, poi purtroppo questo aspetto piacevole della scenografia tende ad andare scemando col prosieguo della narrazione. Un peccato a mio avviso.
Ad ogni modo Eoni, Asura e la rispettiva rielaborazione che ne fa l’autore per calarli nel suo testo, sono le parti più visionarie e meglio riuscite, e l’idea stessa che origina il tutto, e che ci verrà spiegata solo sul finire della storia, è indubbiamente pregevole e costituisce un’ottima intuizione. Non posso addentrarmi maggiormente sulla vicenda per non rovinarvi la sorpresa, ma lo scontro finale e le sue vere ragioni, saranno una piacevole sorpresa, capace di lasciarci sbalorditi, pur rimanendo perfettamente razionale e con una sua logica ben precisa. Ciò che invece mi convince meno è la realizzazione dell’intento dell’autore, che forse si complica troppo le cose.
Ho trovato l’inizio del romanzo un po’ farraginoso, con le diverse linee narrative che si alternano in periodi differenti e con personaggi differenti, con il risultato di spiazzare il lettore che non ha molti appigli alla realtà comune che conosce, e ci si impiega parecchio ad entrare in empatia con i protagonisti, lasciandoci infine trasportare dall’evoluzione della vicenda. 
Forse, un inserimento più soft e graduale dei personaggi sarebbe stato più appropriato, visto che già l’ambiente in cui ci vengono presentati non ci è familiare, così come la società che si è “consolidata” dopo il disastro. Ad ogni modo si parla di un parere prettamente personale.
Alcune vicende e scelte dei personaggi mi sono parse un po’ troppo forzate, innaturali insomma, e finalizzate unicamente a perseguire la trama così come pensata e pianificata dall’autore. E’ una sensazione che mi è balenata più volte nel corso del romanzo, quindi non posso non esporla, anche se forse ad altri non salterà all’occhio, o non la valuteranno rilevante.
Infine la prosa. A tratti non è fluidissima, caratterizzata da una cadenza che alle volte risulta mono-tono, con frasi brevi poste una di seguito all’altra che danno un ritmo a mio parere eccessivamente cadenzato.
Giunto a questo punto mi trovo a rileggere quanto scritto e mi pare di esserci andato troppo pesante, perché in fin dei conti la storia è stata piacevole, il combattimento finale altrettanto, quindi non vorrei fuorviare potenziali lettori su un romanzo che raggiunge ad ogni modo la sufficienza piena.  
Nulla da ridire in merito all’allestimento del prodotto ebook, testo e impaginazioni curati, pochissimi refusi e prezzo incentivante.
Voto finale 6.

martedì 31 gennaio 2017

Viaggio astrale di Gianpiero Vassallo


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Descrizione:

Sono noti a tutti i casi di quelle persone che, sotto anestesia per interventi chirurgici, si sono trovate a un certo punto a librarsi per la sala operatoria, e ad assistere a tutto l'intervento che essi stessi stavano fisicamente subendo. Oppure, il ritorno dal coma di individui che avevano vagato con una parte di sé attraverso dimensioni sconosciute. In entrambi gli esempi, si tratta di casi di viaggio astrale, o sdoppiamento. Si tratta di una possibilità dell'uomo riproducibile e controllabile attraverso l'esercizio. Le possibilità latenti in ognuno di noi sono una delle chiavi che la natura ci dà per superare i nostri limiti: spunti per la ricerca e la crescita intima; così è anche per il viaggio astrale, il volo fuori dal corpo, una delle esperienze più affascinanti che possiamo vivere.


Recensione:

Nuova puntata dedicata ai testi di “spiritualità alternativa”, oggi dedicata ad un argomento affascinante, che forse non tutti conoscono: i viaggi astrali.
Di che si tratta? 
Semplice, esperienze extracorporee, alla portata di tutti a giudicare da quello che apprendiamo da questo sfizioso libretto. Ciò che mi affascina è il ricorrere di questa tipologia di esperienze in pressoché tutte le culture antiche, sbocciate a qualsiasi latitudine del nostro bistrattato pianeta. Un fondo di verità deve pur esserci, no?
Il libro è scritto in modo semplice e propone tutta una serie di possibili pratiche volte a raggiungere l’unico scopo di permetterci di lasciare il nostro baccello di carne per esplorare la realtà sottile che ci circonda. Le tecniche sono semplici, alla base di tutto però risiede il forte desiderio e la determinazione del singolo. Senza questi ingredienti base non esiste via che possa aiutarci, sia essa la meditazione, i percorsi mentali, la giuda su nastro ecc…  
Non ho avuto modo di sperimentare in prima persona, visto che questo tipo di letture mi interessa principalmente a fini formativi, per scrivere romanzi con maggiore cognizione di causa, però non posso nascondere di provare un fascino “ancestrale” per queste tematiche. Leggendo questi saggi non posso che stupirmi dall’abilità degli autori che immancabilmente (tranne rare eccezioni) riescono a far trasparire tutta la passione che li anima su tematiche che rivestono per loro evidentemente un’importanza assoluta. 
Mano a mano che mi addentro nella materia rimango affascinato cogliendo le connessioni che si scoprono in teorie e ritualità tanto distanti fra loro, ma che hanno basi e strutture molto simili. Sorprendentemente simili direi.
A fine libro ho scoperto che lo stesso fa parte della collana di opere prodotte dalla comunità di Damanhur, qui trovate il sito. Anche questa è una realtà che mi incuriosisce, intanto però atteniamoci alla lettura o meno di questo volumetto. A mio parere, pollice alto! 

domenica 22 gennaio 2017

La Cappella Nera (Saga del Pozzo Vol. 3) di Gianluca Turconi [Rating 7]


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Titolo: La Cappella Nera

Saga: Saga del Pozzo

Autore: Gianluca Turconi 


Genere: Sience Fantasy


Prezzo: Euro 0,99


Rating: 7/10

Sinossi: Il Tempo e la Morte sono confini che si possono violare.

Ne è cosciente Walbert Tredita, il guerriero sassone Pelle-di-lupo alla guida degli ultimi sopravvissuti dei Popoli del Nord - Franchi, Celti e Sassoni - che nel IX secolo d.C. hanno trovato rifugio in Irlanda, nel regno di Osraige. Essi fuggono dai Risorti, coloro che hanno eluso la vera morte grazie al potere smisurato del loro Signore, il Demone dai Cento Nomi, come viene chiamato l'uomo che li controlla, perché al momento del suo Ritorno nel Tempo si nascose dietro la falsa identità di Loki, il Dio ingannatore, e molti altri appellativi, ignaro egli stesso della propria origine.
Quei pochi superstiti in terra d'Irlanda sanno di essere condannati all'estinzione, non solo perché dal cielo ha ricominciato a cadere la Manna dei Risorti, la sostanza che rianima i defunti, ma anche a causa della Maledizione dei Nati, l'inspiegabile evento che non permette alle madri di partorire figli vivi. Ogni speranza pare ormai perduta, in vista dell'ultima battaglia campale contro le schiere del Signore dei Risorti.
Tuttavia, in altri luoghi e in altri tempi, uomini e donne coraggiosi lottano affinché il Signore dei Risorti non abbia la meglio.
A Konstantinoupolis, Harald Haraldsson, mercenario vichingo della Guardia imperiale bizantina sopravvissuto insieme al fratello alla calamità sovrannaturale che ha travolto l'Europa medievale, è impegnato nella caccia a Fenrir, il mutaforma figlio di Loki, in possesso di uno strumento per uccidere il padre: la Pietra che conserva una traccia del suo sangue, perduto prima che la sua natura si rivelasse. Per aiutarlo nell'impresa, gli è stato affidato un prigioniero con poteri eccezionali e un destino particolare. Si tratta dell'ultimo bambino nato vivo sulla Terra, un Sassone di cui i sacerdoti del suo popolo ebbero così tanta paura da forgiare una Catena munita di sigilli runici che lo soggiogassero.
Eppure, qualcosa di inaspettato si inserirà in quest'epica lotta. E se il Signore dei Risorti non fosse il nemico più pericoloso, ma qualcosa di ignoto avesse violato il Tempo, a partire dal XX secolo della Guerra Fredda tra USA e URSS, approfittando del Creato in disfacimento generato dall'esistenza del negromante e perseguendo propri fini?
Per opporsi a questa nuova minaccia, non rimarrebbe altro da fare che comprendere quanto è scritto sul Muro dei Ricordi alla Cappella Nera, la dimora scelta dal Signore dei Risorti a Konstantinoupolis. E' una frase breve, ma dal significato molto ambiguo, destinata a tutti coloro che ancora credono nella salvezza dell'Umanità, in qualunque tempo e luogo vivano: "Seguite il bambino, egli sa".

Recensione: Oggi recensisco il capitolo finale della “Saga del Pozzo” di Gianluca Turconi. Per chi non avesse letto le precedenti puntate, ecco i rimandi alla recensione de “Gli Dei del Pozzo”, e a quella de “Il Cavaliere del Tempio”.

Anzitutto una doverosa premessa: sono passati due anni dalla recensione al secondo episodio e questo è un fattore da tenere in considerazione, soprattutto alla luce della premessa che mi accingo a scrivere. L’inizio de “La Cappella Nera” mi ha lasciato spiazzato.
Complice la mia pessima memoria, e il succitato ampio lasso temporale, ho impiegato più del dovuto a riprendere in mano il filo del discorso e certamente mi sono perso delle parti salienti, impegnato come ero a tentare di ricordare. L’opera del Turconi è infatti una saga complessa, con diverse linee narrative che si dipanano in diverse finestre temporali. Sicuramente parte della colpa per questo spiazzamento iniziale è quindi mia, ciò non toglie che un bel riassuntino iniziale sarebbe stato molto utile, e forse non solo a me. Personalmente ritengo che quando il seguito di una saga tardi ad arrivare, o comunque superi l’anno (certo peccati veniali a confronto di campioni del calibro del buon vecchio G.R.R.Martin!), sia cosa buona agevolare il lettore. Ho trovato diversi casi di autori indie che hanno intrapreso questa scelta e personalmente l’ho sempre apprezzata. Certo la sinossi è d'aiuto e risulta una giusta intuizione dell'autore, che forse ha avuto in parte la mia stessa idea. 
Detto questo, passiamo alla recensione vera e propria.
L’autore, come in precedenza, mostra le sue doti con una prosa fluida e capace di evocare immagini chiare anche nei momenti più visionari del suo romanzo, che a mio avviso rimangono uno dei punti di maggior forza dell’opera del Turconi. Nei tomi precedenti avevo segnalato una complessità sia nelle scelte lessicali che nella costruzione delle frasi che avrebbe potuto dar noia a qualche amante del “semplice è bello”, invece mi pare l’autore abbia optato in questo caso per una prosa più snella che agevola il dipanarsi della trama, senza nulla togliere alle belle atmosfere create con grande maestria. Che si tratti di santuari dell’antichità, moderni drugstore o fetide paludi, l’autore si trova sempre a proprio agio regalandoci la sensazione di vivere in prima persona le avventure narrate.  
Non c’è che dire, il tourbillon degli eventi che hanno luogo in periodi diversi e negli scenari più disparati, mantiene il suo fascino inalterato rispetto ai capitoli precedenti e non mancheranno certo le sorprese. Scene cruente e crude si alternano ad approfondimenti psicologici dando origine ad un mix affascinante e ben congeniato. In questo capitolo infatti l’autore si concentra maggiormente sull’aspetto psicologico e sulla tempra morale dei diversi protagonisti, che si vengono a trovare innanzi ad eventi che trascendono l’umana forza e determinazione. Fede, forza di spirito, determinazione, amicizia, spirito di sacrificio e amore vengono scandagliati sino alle viscere, estrapolando i sentimenti e le emozioni dei protagonisti, che fortunatamente annoverano personaggi in chiaroscuro, capaci di farci trepidare senza mai schierarsi apertamente sino al gran finale. Un’incertezza che contribuisce grandemente alla buona riuscita della storia con quelle posizioni in chiaroscuro che, a mio avviso, fanno la differenza fra un romanzo ben congeniato e la massa di romanzi fotocopia con buoni e cattivi.
Insomma un’opera ben riuscita che si cala in una trilogia assolutamente imperdibile.
Ammetto che i primi due tomi dell’epopea, complici le battaglie che contenevano e le idee originali e brillanti poste a pilastro del mondo immaginato e descritto dal Turconi, mi avevano conquistato maggiormente, ma si sa, ogni trilogia non può mantenersi sempre al medesimo livello e in questo caso, il terzo capitolo mi ha dato qualcosa in meno rispetto al solito, anche perché alcuni retroscena erano stati svelati in precedenza. Considerando però che si partiva da livelli assolutamente d’eccellenza non posso certo ritenermi insoddisfatto, quindi mi sento di consigliarvi assolutamente anche questo volume.
Nulla da segnalare sulla cura del prodotto in sé, cover molto bella, testo curato e privo di refusi, impaginazione impeccabile, prezzo assolutamente incentivante, un regalo in pratica. Voto 7 per una autore che dà lustro a tutta la categoria degli indie e del quale, vedrete, vi troverete ad attendere con ansia il prossimo lavoro.

martedì 17 gennaio 2017

Il canto degli spiriti. Ritrovare la propria voce sciamanica di Philippe Barraqué


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Recensione:
Oggi ci occupiamo di pratiche sciamaniche, insomma, un altro libricino collegato agli usi e costumi di chi sostiene una spiritualità che esuli dalle principali correnti religiose. 
Il canto degli spiriti è un gradevole libricino che indaga lo stretto rapporto che lega lo sciamano e il suono, nelle sue forme più disparate, dal timbro della voce al suono del tamburo, piuttosto che delle diverse tipologie di sonagli.
L’autore riporta una carrellata delle diverse pratiche in uso a seconda delle latitudini nelle quali gli uomini-medicina si trovano ad operare e gli indubbi legami ed assonanze che possiamo riscontrare, nonostante la grande distanza fisica che li separa, non può che lasciarci riflettere sulle basi che accomunano tutte le diverse tradizioni. Questo excursus viene affrontato in modo brillante, con un linguaggio evocativo (anche se sospetto che in lingua originale sia ben più riuscito).
Philippe Barraqué è abile ad alternare le descrizioni degli usi sfoggiati dai diversi popoli, a vere e proprie esplicitazioni pratiche di preghiere e invocazioni. Diciamo che per chi volesse cimentarsi, gli esercizi proposti non mi sono parsi per nulla chiari e soprattutto in questi spezzoni ritengo molte delle colpe possano ricadere su una traduzione forse troppo letterale, ma potrei sbagliare. Io di certo non sono riuscito a trovare gli elementi necessari e sufficienti per cimentarmici, troppo criptiche le spiegazioni, troppo complessi i rituali. Tuttavia ciò non esclude che chi fosse più preparato del sottoscritto possa riuscirci. Io ad ogni modo lo segnalo ai neofiti fra i quali ancora mi schiero senza vergogna.
A parte i dubbi sulla traduzione, che poteva essere gestita meglio, il libello si lascia leggere con piacere, trasportandoci in mondi le cui regole sono lontane dalla nostra realtà quotidiana, ma il cui fascino è indiscutibile e viene percepito in modo distinto lungo l’intero viaggio costituito dalla lettura del libello.
Per chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche fornisce una base di partenza per poter affrontare eventuali approfondimenti a ragion veduta, scoprendo magari quella che può essere la propria predisposizione d’animo verso l’una piuttosto che  l’altra fra le diverse tipologie di sciamani. 
Su una cosa mi sento di poter mettere la mano sul fuoco: dallo scritto traspare la passione vera che anima l’autore del testo e tale passione riesce nonostante tutto a raggiungere il lettore finale, toccando corde profonde dello spirito e creando immagini forti ed evocative. Da consigliare sicuramente, tenendo ben presente però che la parte pratica, di esercizi concreti diciamo, non è a mio parere usufruibile.

domenica 1 gennaio 2017

Hermanos di Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli [Rating 6]


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Titolo: 
    Hermanos


Autore:  Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli


Genere: Western

Prezzo: Euro 1,99

Rating: 6

Sinossi: America, fine dell’ottocento. Un pistolero eccellente poco riflessivo e molto esuberante, uno stratega infallibile e di poche parole, un ex-soldato americano pavido e pigro ed un medico senza le giuste qualifiche alla ricerca della propria strada, si ritrovano in fuga dall’Arizona verso il Messico.
Ricercati con l’accusa di furto di un carico d’oro sia dall’esercito Americano che da quello Messicano e con la certezza della fucilazione in caso di cattura, si vedono costretti a mettersi sulle tracce dei veri responsabili che li hanno volontariamente cacciati in quella spiacevole situazione.
Una volta scoperta la reale destinazione dei lingotti e dei veri ladri, il gruppo apparentemente improvvisato avrà ancora il coraggio di cercare vendetta per la falsa accusa e di provare ad impossessarsi dell’oro?

Recensione: 
Come oramai i lettori fissi del blog sapranno, nutro una passione smodata per i western e ogniqualvolta mi capita un romanzo di questo genere non posso far altro che sbranarlo al volo, alla faccia dell’immane coda di lettura che ho sul groppone. Chiedo venia quindi ai vari autori che mi hanno mandato fiduciosi il loro testo per una recensione, ma “Hermanos” salta la fila.
Il romanzo di Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli è un testo breve in realtà, di 150 pagine circa. Il fatto che l’abbia letto in un paio di giorni indica chiaramente che il testo si lasci leggere senza problemi, ciò non toglie che alla fine dei giochi avrei sperato in qualcosa di meglio. Intendiamoci, come detto la storia scorre fluida e senza intoppi, anche se alcune scene mi sono parse non sempre credibilissime e un po’ tirate per i capelli. Non scendo nei particolari per non rovinarvi la scoperta della trama, diciamo solo, ad esempio, che mi riesce difficile credere che un covo di rivoluzionari non abbia delle sentinelle capaci di avvistare un intero battaglione di soldati, prima che questi facciano irruzione all’interno del loro campo, posto peraltro su un promontorio roccioso. Detto questo, forse sono io che vado troppo per il sottile.
Più in generale posso dire che i due giovani autori hanno le carte in regola, hanno il coraggio per presentare un romanzo western, genere che certo non trova il favore delle masse dei lettori, ma forse peccano ancora di inesperienza. La definizione sintetica che mi verrebbe da utilizzare per Hermanos è di un testo ancora acerbo.
Si nota la voglia di caratterizzare ogni personaggio in modo particolare, ma l’obbiettivo a mio avviso è riuscito solo parzialmente, forse anche per la durata contenuta dell’opera che non permette di svolgere appieno gli intenti programmati. La trama è ben studiata e presenta quegli intrecci di vicende tipici del genere con tradimenti, ripicche, vendette e faide che donano al tutto imprevedibilità e buone dosi di piombo e sangue. La prosa è essenziale e pulita, pochi i refusi da segnalare. Gli autori non si perdono mai in lunghe descrizioni, e forse questo in alcuni tratti è un peccato, perché a mio avviso il genere richiede delle “pause di riflessione” e i paesaggi maestosi dove sono ambientate le vicende contribuirebbero a rendere più profonda l’esperienza di lettura. Anche perché quando ci si mettono gli autori mostrano di saperci fare, ma pare diano per scontate alcune “immagini” che un amante del western ama invece ritrovare, possibilmente approfondite con qualche tocco di originalità, almeno per quel che mi riguarda.
Altro punto dolente sono i dialoghi, un po’ moscetti a mio parere. Questi rudi banditi alle volte sembrano un po’ troppo “azzimati” e “profumati”, quando ci si attenderebbe puzzassero di porcilaia, se capite quello che intendo.
Qua e là fanno capolino delle citazioni che di certo non sfuggiranno ai più smaliziati, e che fanno sempre piacere, strappandoci un sorriso malinconico al ricordo dei grandi classici del passato.
Non vorrei dare l’idea di non aver gradito l’intrattenimento offerto da “Hermanos”, anzi, data la carenza di romanzi del genere, l’ho apprezzato, solo ho l’impressione che i margini di miglioramento per gli autori siano ampi e forse con un maggiore impegno in fase di editing, il prodotto finito sarebbe potuto essere migliore, limando dove necessario e aggiungendo qualche frasetta giusto per contestualizzare meglio il tutto, o donare maggior carattere (e carisma) ad alcuni dei personaggi.
Voto 6, nella speranza gli autori perseverino nella loro passione e possano offrirci testi ancora migliori. 
Sono certo che abbiano le doti per farlo. In bocca al lupo e al prossimo romanzo e visto che ci siamo aggiungo anche un buon anno a tutti!

martedì 27 dicembre 2016

La polvere dei sogni: Una storia tratta dal Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson


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Sinossi:


In guerra tutti perdono. Questa brutale verità è palese agli occhi di tutti i soldati di tutti i mondi...

Nel continente di Lether, l’esercito Malazan esiliato, guidato dall’Aggiunto Tavore, inizia la sua marcia nelle Terre Desolate orientali, per combattere per una causa sconosciuta, contro un nemico che non ha mai visto.
E in quelle stesse Terre Desolate, altri si riuniscono per confrontarsi con i loro destini. I bellicosi Barghast, contrastati nella loro vendetta contro i Tiste Edur, cercano nuovi nemici al di là del confine e Onos T’oolan, un tempo immortale comandante T’lan Imass, ora membro del clan Viso Bianco, affronta l’insurrezione. A sud, gli Elmi Grigi Perish si arrischiano ad attraversare l’infido regno di Bolkando. Il loro intento è quello di incontrare i Cacciatori di Ossa, ma il loro voto di fedeltà ai Malazan sarà messo a dura prova. E antiche enclavi di una razza più antica sono alla ricerca della salvezza, non tra i loro simili, ma tra gli umani. Nel frattempo un antico nemico si avvicina sempre più all’ultimo baluardo superstite dei K’Chain Che’Malle...


Recensione:

Oramai non so proprio più che parole utilizzare per incensare questo autore. Ancor più ora che ho avuto modo di incontrarlo durante Lucca Comics e di approfittare del pregevole seminario sulle tecniche di scrittura da lui magistralmente gestito. Inutile dire che ho raccolto un bel po’ di suggerimenti per analizzare un testo in modo professionale e di poterne così sfruttare gli insegnamenti in fase di scrittura attiva. Qui un bel ricordo del momento: 


Adesso però torniamo a noi senza indugio, e cerchiamo di recensire questo “La polvere dei sogni”, che come ci avvisa l’autore in prefazione, costituisce la prima parte dell’ultimo volume della saga, spezzato in due per motivi prettamente tipografici, considerata la mole di pagine di cui si compone quest’ultimo capitolo, 1200 pagine per il solo romanzo cui si riferisce questa recensione.
E come sarebbe potuto essere altrimenti? La saga di Malazan è qualcosa che non esito a definire mostruoso, in senso buono ovviamente, qualcosa che si discosta per ampiezza di vedute e per massa di personaggi indimenticabili, da qualsiasi altra epopea mai partorita da mente umana (se ho esagerato ditemelo!).
Sin dalle prime pagine ci vengono svelati alcuni passaggi de “I segugi dell’ombra”, completando un puzzle che nella mente del lettore ancora presentava dei tasselli mancanti. Sin da subito quindi si avranno delle belle soddisfazioni, delle conferme sulla bontà della pianificazione di Erikson e sarà veramente difficile staccarsi dalle pagine del testo, anche solo per dover andare a dormire qualche ora…  
Superata questa fase di euforia ci troveremo, e nel mio caso del tutto inaspettatamente, a fare la conoscenza di altri personaggi, come se quelli sin qui radunati non fossero stati sufficienti. Devo ammettere che forse ho perso qualche colpo, ma d’altronde l’epopea va avanti da anni e sono certo di essermi perso qualcosa per strada. Un’occasione in più per rileggere il tutto fra qualche annetto, tutto di filato.
Sta di fatto che fra nuove e vecchie conoscenze, l’abitudine dell’autore di presentarci le scene con gli occhi di mille attori diversi assume in questa puntata della Saga proporzioni che vanno oltre la mia capacità di tenere a mente il tutto, e in alcuni tratti devo ammettere di aver provato un certo smarrimento e di aver pensato che Erikson abbia esagerato questa volta. A mio avviso comunque si tratta di un peccato veniale data la maestosità della “convergenza” che sta portando i mille soggetti a confluire in quello che si preannuncia un vero e proprio gran finale, diciamo che avrei preferito non andasse a complicare ancor più vicende già parecchio ingarbugliate.
Superata questa fase, che nel corso delle 1.200 pagine del romanzo, occupa comunque una minima parte, ci troveremo coinvolti in scenari di guerra totale, con interi popoli pronti a massacrarsi, e qui le doti di Erikson tornano a colpire duro, regalandoci un military fantasy di altissimo livello e sfoderando altri personaggi che rimarranno impressi a lungo. Ho notato anche un acuirsi della brutalità che viaggia di pari passo con questa escalation bellica, e anche questo escamotage mi pare decisamente riuscito. Non mancheranno i colpi di scena costruiti con sapiente maestria dall’autore, e che mi hanno decisamente lascito sbalordito. Rimangono aperti ancora dei punti interrogativi enormi, quindi l’attesa per l’ultimo episodio è difficile da gestire, e anche in questo caso non posso che spendere gli ultimi complimenti per l’abilità di Erikson, capace di gestire un parto di tali proporzioni senza perdere la capacità di lasciare il meglio per il gran finale, seminando indizi qua e là senza concederci però di formulare aspettative ben definite. L’incertezza regna ancora sovrana, le parti in campo sono innumerevoli, gli obbiettivi multipli, gli schieramenti incerti… insomma, un vero lavoro d’orchestra che converge in un volume finale che contiene aspettative immense. Insomma quello che rimane dopo la lettura di “La polvere dei sogni” è il desiderio irrefrenabile di andare a leggersi di corsa "Il Dio Storpio", ma visto che voglio avere il tempo di digerire e gustare ancora per un po’ le gesta dei nostri eroi, resisterò alla tentazione dedicandomi prima a un buon testo di qualche autore autoprodotto.

domenica 18 dicembre 2016

ARCA - La lista dei Probi di Matteo Marchisio [Rating 7]



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Titolo: 
  
 La lista dei Probi 


Serie: A.R.C.A. Armature robotizzate per combattimento aggressivo


Autore:  Matteo Marchisio

Genere: Fantascienza

Prezzo: Euro 0,99

Rating: 7

Sinossi: 
La Decima si è divisa. Dal suo rientro in azione non ha avuto un momento di pace, dovendo correre in soccorso dei pochi che si sono opposti ai figli di Tlaloc. Mentre i compagni proteggono i kibarua da un’armata mercenaria nelle Lune Rigogliose, Morris Sword e Daboo ritornano sulla superficie martoriata di Lex V a difesa dell’ultimo gruppo di uomini e donne ancore legati all’Intesa, riuniti sotto l’unica bandiera della resistenza a ogni costo. In questa terza avventura degli ARCA, i piloti dovranno fronteggiare non solo orde di Soggiogatori, veterani instabili e leggende credute scomparse, ma anche giochi di potere interni alla resistenza stessa, così sottili da portarli a chiedersi se la difesa del genere umano valga uno sforzo tanto estremo.

Recensione: 
Ed eccoci al terzo episodio della Saga partorita da Matteo Marchisio.
Come al solito vi rimando alle recensioni dei capitoli precedenti per un'analisi completa dell’evoluzione dell’opera (Il Risveglio di Pito, I Figli di Tlaloc), confermandovi sin da subito che l’autore si mantiene su buoni livelli anche in questo scritto, senza che la storia perda il suo fascino. In questo caso però vanno fatti dei distinguo. Questo episodio costituisce indubbiamente un romanzo interlocutorio, una sorta di ponte verso quelli che saranno gli sviluppi futuri, un approfondimento delle vicende trascorse con l’utilizzo di interessanti flashback per esplorare la storia passata di alcuni personaggi.
Ho molto gradito queste parti che, mescolate ai capitoli dedicati alle vicende attuali (assai concitate), hanno contribuito a dare spessore all’opera mostrandoci la pianificazione puntuale e precisa del Marchisio e il suo desiderio di dar vita a qualcosa di più ampio raggio rispetto a quella che poteva essere una prima impressione. Ciononostante ho avuto la sensazione che l’autore abbia affrontato alcuni passi in modo piuttosto sbrigativo, perdendo delle opportunità ghiotte. Ad esempio vengono presentate alcune tipologie di avversari che avrebbero potuto arricchire l’universo creato se approfonditi maggiormente, ma forse ci sarà tempo e modo nel proseguo di rincontrarli.
Ad ogni modo la vicenda non perde smalto, anzi si arricchisce con nuovi scenari che affondano le radici in un passato misterioso, nel quale sette contrapposte si danno battaglia a suon di sotterfugi e macchinazioni macchiavelliche.
Nonostante i passaggi di “costruzione della trama a ritroso” il testo mantiene il suo ritmo sostenuto, vera caratteristica predominante negli scritti del Marchisio. Le vicende si susseguono a ritmo incalzante, accompagnate da una prosa semplice, ma mai banale, azzeccatissima per il genere trattato. 
L’autore è abile nel non eccedere mai in tecnicismi, dando al contempo la prova di padroneggiare perfettamente gli argomenti trattati, siano essi riferiti agli aspetti più tecnici relativi alle flotte spaziali, che agli armamenti in dotazione ai diversi schieramenti. 
I personaggi rimangono ottimi come nei capitoli precedenti, non presentano particolari evoluzioni, ma sempre godibili, supportati da dialoghi fluidi e azzeccati, altra caratteristica che contraddistingue positivamente questo autore.
Non c’è che dire, il mondo ricreato in questi romanzi è affascinante e ogni capitolo aggiunge in modo del tutto naturale nuovi dettagli che vanno a renderlo sempre più credibile e interessante. 
Purtroppo devo segnalare anche in questo caso la presenza di alcuni refusi, sicuramente dovuti alla fretta di procedere con le pubblicazioni a ritmo serrato, ma in netto miglioramento rispetto ai precedenti nei quali la mole di errorini era decisamente più marcata.
Ulteriore nota di merito per la cover, anche in questo caso a mio parere splendida e di altissimo livello.
Voto 7 per La Lista dei Probi, che va ad aggiungersi a una serie che intendo proseguire a leggere sino alla conclusione, cosa assolutamente mai scontata con i tempi che corrono. Complimenti all’autore quindi per la capacità di mantenere l’attrattiva della sua saga che a mio avviso merita di essere assolutamente letta, e non solo dagli appassionati del genere.

domenica 11 dicembre 2016

I misteri della Jungla nera di Emilio Salgari



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Sinossi:

I misteri della jungla nera è un romanzo di avventura del 1887 dello scrittore italiano Emilio Salgari, primo del cosiddetto ciclo indo-malese e pubblicato per la prima volta all'inizio del 1887 con il titolo di Gli strangolatori del Gange.
La vicenda è ambientata in un'India di fantasia. Le minuziose descrizioni ambientali e i paesaggi esotici presenti nei racconti che hanno caratterizzato lo stile di Salgari, sono nate da una vasta consultazione di saggi, diari, libri, e carte geografiche. Lo scrittore in realtà non ha mai visitato di persona i luoghi da lui descritti nel testo e durante il viaggio.
Nel fitto della jungla, circondata da desolate paludi, fiumi ed isolotti presso la foce del grande Gange (chiamata nel suo complesso Sundarbans), la sinistra isola "Rajmangal" ospita una pagoda nei cui sotterranei si nascondono i Thug, una setta sanguinaria seguace della Dea indiana Kali: guidati dal malvagio Suyodhana, tengono imprigionata una giovane fanciulla di nome Ada Corisant, soprannominata dalla setta “la vergine della Pagoda”. Figlia di un ufficiale inglese, Ada fu rapita e costretta a diventare poi la sacerdotessa della loro terribile Dea. Tremal-Naik, un coraggioso indigeno innamorato della ragazza, cerca di salvarla con l'aiuto del suo fedele servitore Kammamuri, affrontandovi una lotta all'ultimo sangue contro gli adoratori della dea...


Recensione:
Riprendere in mano un buon testo classico è una sana abitudine a mio parere, e nel caso specifico, parlando di un testo di Emilio Salgari si va sul sicuro. Inoltre può essere una vera scoperta, soprattutto nel mio caso, visto che non ricordo neppure quanti anni orsono l’avevo letto e la memoria è uno dei miei talloni d’Achille. Il romanzo in questione è “I misteri della jungla nera”.
E’ sempre un emozione godersi lavori che risalgono a più di un secolo fa, vedere l’evoluzione della lingua e constatare invece l’attualità della forza espositiva dei grandi autori del passato. I misteri della jungla nera è un romanzo d’avventura dal ritmo serrato, non per nulla Salgari è a tutti gli effetti uno dei padri di questa branca di letteratura.
Le descrizioni degli ambienti selvaggi della jungla, mai vista dall’autore peraltro, ma solo studiata in biblioteca, sono ricche e affascinanti e contribuiscono non poco all’efficacia delle storie narrate grazie alla loro credibilità. Il linguaggio stesso, figlio del suo tempo, a mio parere si sposa alla perfezione alle avventure di Temal Naik e al suo stesso spirito indomito. E’ proprio la caparbietà di quest’uomo, di quest’avventuriero infaticabile, a ispirare e colpire. Quando si parla di uomini d’altri tempi ci si può tranquillamente riferire al modello rappresentato dal protagonista di Salgari, indomito fino alla follia, capace di mettere in gioco la propria vita per l’amore di una donna appena intravista nel folto della selva.
Le avventure nelle quali si imbarcherà sono a dir poco rocambolesche e lo getteranno in situazioni disperate, dalle quali solo la sua determinazione incrollabile e l’aiuto della fortuna, potranno salvarlo. D’altronde è risaputo che la Dea bendata aiuta gli audaci, giusto? Ma non c’è solo il protagonista al centro dell’azione, bensì anche i suoi fedeli compagni, Kammamuri su tutti, simboli di un’amicizia vera, in nome della quale si è pronti a donare tutto.  
Eppure non ci sono solo buoni sentimenti e finto buonismo: Tremal Naik è pronto a compiere le azioni più efferate per giungere al suo obbiettivo e questo lo rende a mio parere un personaggio immenso, che va oltre l’icona del prode cavaliere che vuole salvare la propria damigella.
I dialoghi potranno far sorridere a causa della loro impostazione d’altri tempi, ma gli eventi presto prenderanno il sopravvento, lasciandoci col fiato sospeso e senza il tempo per rimuginare sulla bizzarria dell’idioma utilizzato a quei tempi.
Una lettura piacevolissima che fa da rampa di lancio per le mirabolanti scorribande di Sandokan e dei suo acerrimi nemici thug, a loro volta mossi di una fede cieca e insondabile, che li spinge ad ogni sacrificio possibile senza timore, e che per questo meritano un minimo di rispetto nonostante la loro efferatezza.
Romanzo consigliato a tutti.

venerdì 2 dicembre 2016

Odio di Andrea Ferrari [Rating 6,5]


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Titolo: 
 Odio


Autore:  Andrea Ferrari

Editore: 96 rue de-La-Fontaine Edizioni

Genere: Narrativa contemporanea

Prezzo: cartaceo 9,00 Euro 

Rating: 6,5

Sinossi: "Sangue e morte, questo è ciò che si merita un individuo che calpesta questa terra. Ma è un pensiero che non sfiorava la mia mente quand'ero ancora un ragazzo. L'odio che sento ora è comparabile al sentimento di distruzione che vorrei provare ma non riesco a focalizzare per colpa dei farmaci antipsicotici. Farmaci che non sono stato l'unico a prendere, ma qui è troppo presto per parlarne."

Recensione: "Odio" è un libro particolare sia per la tipologia che per lo stile con cui è stato scritto. La trama ruota intorno alla vita del protagonista che , sin dalla più giovane età, è affetto da diverse ( e gravi) patologie psichiche ( paranoia, complesso di persecuzione ed una sessualità fin troppo esuberante che , spesso, cade nell'onanismo compulsivo). Il libro descrive alcuni episodi della sua vita e di come la sua malattia ne influenzi pesantemente il percorso.
La narrazione avviene attraverso il racconto dello stesso protagonista, come se fosse un libro di memorie. Il narratore/protagonista, oltre a descrivere le sue vicende, riflette sugli eventi ,da lui stesso narrati, descrivendo sia il punto di vista del sè stesso passato che , alcune volte, quello del momento in cui narra, in cui è cosciente di quale sia la sua condizione medica ( il così detto " senno del poi").
L'ambientazione è realistica, la nostra, ma cronologicamente e geograficamente differente da episodio ad episodio. La descrizione degli ambienti non è mai particolarmente approfondita anche se non mancano mai i particolari contestuali che danno un'idea ben precisa del tipo di atmosfera che respira il protagonista. Le descrizioni, infatti, sembrano ricalcare la visione del mondo di lui, in una visione soggettiva dell'ambiente , dettaglio che aiuta molto per quanto riguada l'immersione nel personaggio. Da ciò scaturisce un'atmosfera generale di squallore e prevaricazione, anche nei contesti di vita più mondana.
Come è ovvio che sia, date le modalità della narrazione, c'è una grande esplorazione della personalità del protagonista che avviene sia in modo diretto (descrivendonone le caratteristiche) che indiretto (tramite lo stile narrativo o gli eventi che vive). Interessante è il modo in cui l'autore ha deciso di rendere manifeste le ossessioni del personaggio, mettendo in risalto il ripetersi di alcune specifiche azioni (onanismo compulsivo, ad esempio) e degli elementi ambientali su cui il personaggio si focalizza. Una scelta simile ha sia il pregio di rendere più evidenti i disturbi del protagonista fino a (quasi) viverli, che il difetto di far risultare la narrazione più pesante.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, la loro descrizione è, ovviamente, meno accurata ma comunque funzionale al loro ruolo, focalizzata, di solito, su uno o due aspetti principali.
Oltre ad una, ovvia, differenza quantitativa nella strutturazione dei personaggi, se ne nota una anche di metodo. Il protagonista è fisicamente abbozzato. Se ne conoscono le caratteristiche fisiche ma l'autore si concentra di più a farci conoscere la sua psicologia. La faccenda si ribalta con i personaggi che gli girano intorno dove domina più la descrizione esteriore che interiore, spesso abbozzata o assente.
La differenza sopra descritta, comunque, non va interpretata come difetto. In un libro come "Odio", che presenta continui cambi di luoghi e personaggi, differenti scelte avrebbero appesantito un ritmo di narrazione già pesante di suo. Questa libro, infatti, soffre di una narrazione lenta, a tratti ripetitiva, dovuta sia alla tipoligia di cui fa parte (le storie introspettive non sono famose per i ritmi al cardiopalma) sia al fatto che il soggetto trattato non permette grandi variazioni narrative. L'ossessività con cui vengono riproposte alcuni pensieri ed azioni se da una parte ci permettono di immergerci di più nel personaggio, dall'altra danno una forte sensazione di fastidio e pesantezza.
Al salvataggio di tale situazione arriva la seconda metà del libro dove si presenta un'importante svolta narrativa che andrà a mitigare una parte di questi problemi.
Punto forte della storia è l'originalità. Esistono diverse storie incentrate su malati mentali ma, di solito puntano in due direzioni nette: o pazzo psicopatico o malato da compatire ed aiutare. Qui c'è un mix. La malattia del protagonista, di solito, ha un uso maggiore per la prima categoria, però è affrontata umanizzando il personaggio (anche se non so dire quanto sia verosimile) parlando di un uomo che vive la sua malattia e l'affronta (seconda tipologia), senza andare a smuovere compassione (non è certamente un simpaticone amabile). Decisamente un mix difficile da gestire. Ho apprezzato questa caratteristica in diversi punti di svolta ,che non posso approfondire a causa del rischio spoiler.
Entrando nel punto meramente più commerciale, il libro si presenta con una lunghezza di 90 pagine circa ed un costo medio di 10 euro (esiste solo il cartaceo). Decisamente breve ma, onestamente, credo sia la lunghezza giusta e oltre le 120 (facendo adeguate aggiunte) non sarebbe potuto arrivare (a meno di annacquarlo pesantemente).
Voglio aggiungere, infine, un paio di considerazioni sul voto che intendo mettere. Come al solito non considero "difetti" le problematiche dovute al genere di appartenenza. Se leggo un libro introspettivo non posso lamentarmi di determinate caratteristiche intrinseche. Seconda cosa, il voto finale è molto influenzato da due difetti che, a mio avviso, pesano molto:
1) a prescindere se la malattia del protagonista sia psicologica (quindi determinata da traumi ambientali) o neurologica (quindi dovuta a danni/problematiche fisiche del suo cervello), non si capisce bene il perchè del suo atteggiamento verso gli altri, del suo odio, nei primi capitoli. L'autore pone poca enfasi sul perchè il protagonista odi in maniera così forte il mondo che lo circonda, dando quasi l'impressione che sia immotivato ed impedendo al lettore di comprenderlo e "schierarsi dalla sua parte" (cosa importante dato che l'interesse per il libro si regge molto sull'interesse per il personaggio). Con l'andare avanti della trama si accumulano vicende che danno senso al suo atteggiamento, ma esse sono, spesso, derivanti proprio dal suo modo di vedere e fare.
2) Il finale, semplicemente, non c'è. Non è uno spoiler, non ho intenzione di dirvi cosa succede, ma semplicemente vi accorgerete che il libro è finito perché non ci sarà più nulla da leggere. Immagino dovesse essere una specie di finale aperto ad interpretazioni ma sembra che, semplicemente, non abbiano stampato il resto della storia. Il motivo principale di questa sensazione è che il narratore esterno è il protagonista stesso e non ci viene mai fatto capire perché stia narrando, a chi si rivolga o dove si trovi. Non si capisce neanche perché, nella scena finale, lui faccia quello che fa. Arriva così, senza preavviso e, a mio parere, immotivata, se si guarda agli eventi precedenti. Non è un problema da poco, sopratutto se il motivo per cui stai leggendo è sapere dove l'autore vuole andare a parare.
In definitiva, è un brutto libro? No. Ha i suoi momenti interessanti e da molto spazio alla riflessione. Non è decisamente un libro leggero e spensierato, nè per tutti i gusti ma immagino che più di qualcuno non vedrà i difetti che io ho notato. Se siete curiosi vi conviene leggerne un estratto e farvi un'idea vostra.
Voto 6 1/2