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domenica 19 febbraio 2017

Halo. La caduta di Reach di Eric Nylund


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Sinossi:
L'umanità si è espansa oltre il Sistema Solare. Esistono centinaia di pianeti che ora chiamiamo "casa". Il Comando Spaziale delle Nazioni Unite ora fatica a controllare un così vasto impero. Dopo aver esaurito tutte le strategie utili a evitare che le insurrezioni nei vari mondi si tramutino in una guerra civile interplanetaria, l'UNSC ha un'ultima speranza: la dottoressa Catherine Halsey, dell'ONI, ha lavorato duramente a un programma top secret che potrebbe mettere fine a questo conflitto...un programma che inizia con settantacinque bambini, tra cui un ragazzino di sei anni di nome John. La Halsey non avrebbe mai potuto immaginare che quel bambino sarebbe diventato la sola chance dell'umanità contro una potente forza aliena decisa a spazzarla via. Questa è la storia di Master Chief e delle battaglie che condussero l'umanità faccia a faccia con la sua possibile estinzione.

Recensione:
Spesso in passato abbiamo assistito alla trasposizione videoludica dei grandi romanzi del fantastico, oggi invece vi presento un caso che ha seguito la via inversa: dal videogame al romanzo. “Halo, la caduta di Reach” è l’esordio di una saga che si è rivelata un gran successo, sia sulla carta che sul video, collezionando migliaia di appassionati. Confesso che mi ero approcciato titubante a questo romanzo, attratto dalle immagini del videogioco, al quale non ho mai giocato in prima persona, ma ne esco realmente sorpreso: un ottimo lavoro.
Il romanzo, proposto in Italia dalla  multiplayer edizioni, ci narra il traumatico contatto fra l’uomo e una razza aliena a dir poco bellicosa e di come l’umanità abbia dovuto scendere a compromessi con l’etica e la morale per arrivare a formare un elité di soldati capaci di opporvisi.
Una prosa semplice, essenziale e fluida che rende la lettura accattivante, veloce e traboccante azioni mozzafiato. Tanto di cappello insomma. Le scene che ritraggono gli scontri fra le flotte composte dai diversi vascelli spaziali, sono fra le più memorabili che io riesca a ricordare. Ma l’intera narrazione appare ben fatta, con una trama solida e non certo banale, capace di soddisfare appieno gli amanti dei grandi classici della fantascienza.
L’approfondimento dei personaggi, pur figurando in secondo piano rispetto all’azione adrenalinica, non è assolutamente banale, e gli spunti per rendere appetitosi i volumi seguenti non mancano di certo. Anche la parte più “tecnologica” viene approfondita senza mai scadere negli eccessi che spesso finiscono con l’annoiare o appesantire le storie di questo tipo. Altro punto di forza è la fragilità di questi “superuomini” che seppur dotati di un dna potenziato e dei migliori armamenti possibili, finiscono con il risultare alla fine dei conti come qualsiasi mortale, favorendo l’empatia al comune lettore che è portato a sentirli più vicini e finisce con l’essere maggiormente coinvolto nelle loro missioni al limite dell’impossibile.
L’universo immaginato da Eric Nylund non viene approfondito più di tanto in questo primo capitolo, la scelta mi pare ben precisa e mirata, lasciando ampi spazi al disvelarsi graduale dei mondi coinvolti nei seguenti volumi, inutile sovraccaricare il lettore con lunghe dissertazioni spezzando il ritmo. Anche gli avversari dell’umanità rimangono a lungo nell’ombra, avvolti dal mistero e svelati passo per passo, e sono tutt’ora, alla fine di questo primo volume, carichi di lugubri aspettative che ci costringono a scoprirli nei prossimi volumi.
Ad ogni modo, già detto il punto di maggior forza, quello che maggiormente mi ha impedito di staccarmi dalla lettura di questo Halo sono state le battaglie, sia a livello di schermaglia che su più vasta scala e la cosa mi ha stupito positivamente, poiché quando i superuomini sono nel ventre di titanio di un incrociatore spaziale, tutta la loro preparazione e i loro poteri quasi divini sono a tutti gli effetti inutili, ed è proprio allora che ci appaiono maggiormente vicini. Gli scontri fra flotte spaziali sono descritti in modo capillare e dettagliato pur mantenendo tutta l’adrenalina dell’azione convulsa che possiamo ben immaginare quando coinvolti nella pugna risultino centinaia di vascelli delle più disparate dimensioni.
Insomma alla fine dei conti non posso che consigliarvi di cuore questo bel romanzo. Personalmente mi trovo costretto a continuare la lettura anche dei capitoli successivi, andando a rimpinguare la già cospicua coda lettura...

martedì 27 dicembre 2016

La polvere dei sogni: Una storia tratta dal Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson


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Sinossi:


In guerra tutti perdono. Questa brutale verità è palese agli occhi di tutti i soldati di tutti i mondi...

Nel continente di Lether, l’esercito Malazan esiliato, guidato dall’Aggiunto Tavore, inizia la sua marcia nelle Terre Desolate orientali, per combattere per una causa sconosciuta, contro un nemico che non ha mai visto.
E in quelle stesse Terre Desolate, altri si riuniscono per confrontarsi con i loro destini. I bellicosi Barghast, contrastati nella loro vendetta contro i Tiste Edur, cercano nuovi nemici al di là del confine e Onos T’oolan, un tempo immortale comandante T’lan Imass, ora membro del clan Viso Bianco, affronta l’insurrezione. A sud, gli Elmi Grigi Perish si arrischiano ad attraversare l’infido regno di Bolkando. Il loro intento è quello di incontrare i Cacciatori di Ossa, ma il loro voto di fedeltà ai Malazan sarà messo a dura prova. E antiche enclavi di una razza più antica sono alla ricerca della salvezza, non tra i loro simili, ma tra gli umani. Nel frattempo un antico nemico si avvicina sempre più all’ultimo baluardo superstite dei K’Chain Che’Malle...


Recensione:

Oramai non so proprio più che parole utilizzare per incensare questo autore. Ancor più ora che ho avuto modo di incontrarlo durante Lucca Comics e di approfittare del pregevole seminario sulle tecniche di scrittura da lui magistralmente gestito. Inutile dire che ho raccolto un bel po’ di suggerimenti per analizzare un testo in modo professionale e di poterne così sfruttare gli insegnamenti in fase di scrittura attiva. Qui un bel ricordo del momento: 


Adesso però torniamo a noi senza indugio, e cerchiamo di recensire questo “La polvere dei sogni”, che come ci avvisa l’autore in prefazione, costituisce la prima parte dell’ultimo volume della saga, spezzato in due per motivi prettamente tipografici, considerata la mole di pagine di cui si compone quest’ultimo capitolo, 1200 pagine per il solo romanzo cui si riferisce questa recensione.
E come sarebbe potuto essere altrimenti? La saga di Malazan è qualcosa che non esito a definire mostruoso, in senso buono ovviamente, qualcosa che si discosta per ampiezza di vedute e per massa di personaggi indimenticabili, da qualsiasi altra epopea mai partorita da mente umana (se ho esagerato ditemelo!).
Sin dalle prime pagine ci vengono svelati alcuni passaggi de “I segugi dell’ombra”, completando un puzzle che nella mente del lettore ancora presentava dei tasselli mancanti. Sin da subito quindi si avranno delle belle soddisfazioni, delle conferme sulla bontà della pianificazione di Erikson e sarà veramente difficile staccarsi dalle pagine del testo, anche solo per dover andare a dormire qualche ora…  
Superata questa fase di euforia ci troveremo, e nel mio caso del tutto inaspettatamente, a fare la conoscenza di altri personaggi, come se quelli sin qui radunati non fossero stati sufficienti. Devo ammettere che forse ho perso qualche colpo, ma d’altronde l’epopea va avanti da anni e sono certo di essermi perso qualcosa per strada. Un’occasione in più per rileggere il tutto fra qualche annetto, tutto di filato.
Sta di fatto che fra nuove e vecchie conoscenze, l’abitudine dell’autore di presentarci le scene con gli occhi di mille attori diversi assume in questa puntata della Saga proporzioni che vanno oltre la mia capacità di tenere a mente il tutto, e in alcuni tratti devo ammettere di aver provato un certo smarrimento e di aver pensato che Erikson abbia esagerato questa volta. A mio avviso comunque si tratta di un peccato veniale data la maestosità della “convergenza” che sta portando i mille soggetti a confluire in quello che si preannuncia un vero e proprio gran finale, diciamo che avrei preferito non andasse a complicare ancor più vicende già parecchio ingarbugliate.
Superata questa fase, che nel corso delle 1.200 pagine del romanzo, occupa comunque una minima parte, ci troveremo coinvolti in scenari di guerra totale, con interi popoli pronti a massacrarsi, e qui le doti di Erikson tornano a colpire duro, regalandoci un military fantasy di altissimo livello e sfoderando altri personaggi che rimarranno impressi a lungo. Ho notato anche un acuirsi della brutalità che viaggia di pari passo con questa escalation bellica, e anche questo escamotage mi pare decisamente riuscito. Non mancheranno i colpi di scena costruiti con sapiente maestria dall’autore, e che mi hanno decisamente lascito sbalordito. Rimangono aperti ancora dei punti interrogativi enormi, quindi l’attesa per l’ultimo episodio è difficile da gestire, e anche in questo caso non posso che spendere gli ultimi complimenti per l’abilità di Erikson, capace di gestire un parto di tali proporzioni senza perdere la capacità di lasciare il meglio per il gran finale, seminando indizi qua e là senza concederci però di formulare aspettative ben definite. L’incertezza regna ancora sovrana, le parti in campo sono innumerevoli, gli obbiettivi multipli, gli schieramenti incerti… insomma, un vero lavoro d’orchestra che converge in un volume finale che contiene aspettative immense. Insomma quello che rimane dopo la lettura di “La polvere dei sogni” è il desiderio irrefrenabile di andare a leggersi di corsa "Il Dio Storpio", ma visto che voglio avere il tempo di digerire e gustare ancora per un po’ le gesta dei nostri eroi, resisterò alla tentazione dedicandomi prima a un buon testo di qualche autore autoprodotto.

martedì 20 dicembre 2016

Disfida nr. 30: Le Sentinelle di Pietra, di Claudio Foti


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Titolo: Le Sentinelle di Pietra

Autore: Claudio Foti

Formato: ebook 

Genere: fantascienza-fantastico- apocalittico

Prezzo: 1,99 euro 


Sinossi: 
In tutto il mondo si stanno verificando strani avvenimenti. Insoliti fasci di luce verticali vengono fotografati dappertutto e nessuno sa dare una spiegazione convincente. Tutto cominciò dal raggio di luce partito dalla piramide di Kukulkan e fotografato nel 2009...
Si è parlato del difetto di molti sensori di telefonini e macchine fotografiche eppure la spiegazione, se attentamente analizzata, non convince...
Questo romanzo vi spiegherà cosa c'è dietro questi misteriosi quanto inquietanti fasci di luce.


Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Un romanzo particolare, non adatto a tutti specialmente a coloro che non vogliono avere dubbi e che vivono di certezze. Una storia nella storia che spinge a porsi domande e a non accettare a prescindere le risposte che ci vengono fornite. Le Sentinelle di Pietra è basato su una storia vera ed è vero in parte, così vero che solo attraverso un'opera di fantasia potevano raccontarsi certe cose...

Big da sfidare: 

difficile rispondere a questa domanda, per quel che riguarda il romanzo Sir Edward Bulwer-Lytton ed Edgar Rice Burroughs, ma per quel che riguarda il concetto la sfida è alla sanità mentale del lettore.




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domenica 11 dicembre 2016

I misteri della Jungla nera di Emilio Salgari



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Sinossi:

I misteri della jungla nera è un romanzo di avventura del 1887 dello scrittore italiano Emilio Salgari, primo del cosiddetto ciclo indo-malese e pubblicato per la prima volta all'inizio del 1887 con il titolo di Gli strangolatori del Gange.
La vicenda è ambientata in un'India di fantasia. Le minuziose descrizioni ambientali e i paesaggi esotici presenti nei racconti che hanno caratterizzato lo stile di Salgari, sono nate da una vasta consultazione di saggi, diari, libri, e carte geografiche. Lo scrittore in realtà non ha mai visitato di persona i luoghi da lui descritti nel testo e durante il viaggio.
Nel fitto della jungla, circondata da desolate paludi, fiumi ed isolotti presso la foce del grande Gange (chiamata nel suo complesso Sundarbans), la sinistra isola "Rajmangal" ospita una pagoda nei cui sotterranei si nascondono i Thug, una setta sanguinaria seguace della Dea indiana Kali: guidati dal malvagio Suyodhana, tengono imprigionata una giovane fanciulla di nome Ada Corisant, soprannominata dalla setta “la vergine della Pagoda”. Figlia di un ufficiale inglese, Ada fu rapita e costretta a diventare poi la sacerdotessa della loro terribile Dea. Tremal-Naik, un coraggioso indigeno innamorato della ragazza, cerca di salvarla con l'aiuto del suo fedele servitore Kammamuri, affrontandovi una lotta all'ultimo sangue contro gli adoratori della dea...


Recensione:
Riprendere in mano un buon testo classico è una sana abitudine a mio parere, e nel caso specifico, parlando di un testo di Emilio Salgari si va sul sicuro. Inoltre può essere una vera scoperta, soprattutto nel mio caso, visto che non ricordo neppure quanti anni orsono l’avevo letto e la memoria è uno dei miei talloni d’Achille. Il romanzo in questione è “I misteri della jungla nera”.
E’ sempre un emozione godersi lavori che risalgono a più di un secolo fa, vedere l’evoluzione della lingua e constatare invece l’attualità della forza espositiva dei grandi autori del passato. I misteri della jungla nera è un romanzo d’avventura dal ritmo serrato, non per nulla Salgari è a tutti gli effetti uno dei padri di questa branca di letteratura.
Le descrizioni degli ambienti selvaggi della jungla, mai vista dall’autore peraltro, ma solo studiata in biblioteca, sono ricche e affascinanti e contribuiscono non poco all’efficacia delle storie narrate grazie alla loro credibilità. Il linguaggio stesso, figlio del suo tempo, a mio parere si sposa alla perfezione alle avventure di Temal Naik e al suo stesso spirito indomito. E’ proprio la caparbietà di quest’uomo, di quest’avventuriero infaticabile, a ispirare e colpire. Quando si parla di uomini d’altri tempi ci si può tranquillamente riferire al modello rappresentato dal protagonista di Salgari, indomito fino alla follia, capace di mettere in gioco la propria vita per l’amore di una donna appena intravista nel folto della selva.
Le avventure nelle quali si imbarcherà sono a dir poco rocambolesche e lo getteranno in situazioni disperate, dalle quali solo la sua determinazione incrollabile e l’aiuto della fortuna, potranno salvarlo. D’altronde è risaputo che la Dea bendata aiuta gli audaci, giusto? Ma non c’è solo il protagonista al centro dell’azione, bensì anche i suoi fedeli compagni, Kammamuri su tutti, simboli di un’amicizia vera, in nome della quale si è pronti a donare tutto.  
Eppure non ci sono solo buoni sentimenti e finto buonismo: Tremal Naik è pronto a compiere le azioni più efferate per giungere al suo obbiettivo e questo lo rende a mio parere un personaggio immenso, che va oltre l’icona del prode cavaliere che vuole salvare la propria damigella.
I dialoghi potranno far sorridere a causa della loro impostazione d’altri tempi, ma gli eventi presto prenderanno il sopravvento, lasciandoci col fiato sospeso e senza il tempo per rimuginare sulla bizzarria dell’idioma utilizzato a quei tempi.
Una lettura piacevolissima che fa da rampa di lancio per le mirabolanti scorribande di Sandokan e dei suo acerrimi nemici thug, a loro volta mossi di una fede cieca e insondabile, che li spinge ad ogni sacrificio possibile senza timore, e che per questo meritano un minimo di rispetto nonostante la loro efferatezza.
Romanzo consigliato a tutti.

giovedì 8 dicembre 2016

Disfida nr. 29: A.B.E. Alternative Birth Experiment, di Luca Franceschini


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Titolo dell'Opera: A.B.E. Alternative Birth Experiment (Futuro Presente)

Autore:         Luca Franceschini

Formato:      ebook 

Genere:       fantascienza

Prezzo:        € 1,99

Sinossi:       
Un esperimento genetico fuori controllo. Un cacciatore che lo insegue. Ma cosa stanno cercando esattamente, e a cosa li porterà lo scontro finale? Sullo sfondo di un mondo futuro nel quale umani e macchine subiscono uguale sorte quando non sono più utili, in cui chi viene escluso dalla società vive di stenti e degrado tra gli antichi quartieri fatiscenti, la battaglia fra A.B.E. 7 e l’agente Cain 49 porterà entrambi a porsi una domanda dalla quale non torneranno indietro: che senso ha l’esistenza? 

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Una riflessione sociale ma sopratutto esistenziale sul tema dell'identità umana. Dove comincia e dove finisce il concetto di umanità quando a chiederselo sono una semi-androide e un essere ibrido nato da un esperimento genetico? 

BIG da sfidare: 




Neuromante di William Gibson

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domenica 20 novembre 2016

Il Libro di Draco Daatson di Salvatore Brizzi



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Sinossi:

Questo libro raccoglie la prima parte degli insegnamenti trasmessi da Victoria Ignis a Salvatore Brizzi quando quest'ultimo aveva cominciato da poco tempo a interessarsi di spiritualità e lavoro su di sé.
I due s'incontrarono saltuariamente nel corso della seconda metà degli anni '90. Gli insegnamenti di Victoria Ignis si rifanno all'addestramento (tramandato oralmente) che un antico e misterioso monaco-guerriero conosciuto come Draco Daatson impartiva ai suoi discepoli, i Senza Sonno.
Le sue parole ribaltano di 360 gradi la visione della vita e dei veri obiettivi del lavoro su di sé che di norma le persone hanno. Draco Daatson non era morale, né buonista, né pacifista...ma portava uomini e donne al risveglio.

Recensione:
Il libro di Draco Daatson è la seconda opera di Salvatore Brizzi che leggo e mi ha colpito come, e forse ancor più, de La Porta del Mago. Sicuramente questo libricino è meno di nicchia rispetto al primo e può essere consigliato tranquillamente a tutti, avendo un’impronta romanzata che lo rende appetibile al grande pubblico.
L’autore ci racconta il suo presunto incontro con Victoria Ignis, un’appartenente alla Setta dei Senza Sonno, organizzazione la cui esistenza non è certa, fondata in tempi arcaici dall’altrettanto misterioso personaggio di Draco Daatson. Se questo Maestro sia esistito, esista tutt’oggi, o sia semplice frutto di immaginazione, poco conta. Ciò che realmente importa è la sua lezione, la prospettiva di immortalità che ci promette, se saremo determinati a seguire i suoi insegnamenti.
Non è certo cosa facile, la realtà cui siamo abituati andrà capovolta integralmente, dovremo essere pronti a spingerci oltre i nostri limiti, ad accettare verità capaci di soppiantare i dettami impostici dalla moderna società sin dalla nostra infanzia. Un ribaltamento dei ruoli che ci porterà a tornare ad essere sovrani nel nostro regno, un obbiettivo che necessita di una forza che possiamo trovare solo all’interno di noi stessi. Il presupposto di tutto è accettare il paradigma che vede il mondo esterno come trasposizione del nostro mondo interiore.
Alcune parti di quest’opera trasudano epicità, stimolano la nostra razionalità e fanno appello ai nostri sensi. Victoria Ignis è un personaggio affascinante, impossibile non rimanerne ammaliati, la sua differente modalità di rapportarsi alla realtà la rende irresistibile, per quanto spietata.
Inutile pensare che tale opera possa essere apprezzata da chi non sente, in sincerità, magari in fondo al proprio essere, senza forse avere il coraggio di confessarselo, che qualcosa in ciò che lo circonda sia fortemente sbagliato. Non sto parlando di amori che vanno e che vengono, di ingiustizie che capitano per coincidenza o fato avverso, parlo proprio dell’impostazione dell’intero “sistema mondo”, della follia della vita che ci siamo costruiti attorno, della frenesia che la pervade, delle regole autoimposte, delle mode, delle limitazioni, del finto buonismo e dell’ipocrisia. Tutto questo deriva unicamente dalla mancata accettazione del nostro mondo interiore, dal nostro arrendersi a una realtà fittizia che ci impedisce la naturale felicità cui saremmo destinati.
Ecco, una frase riportata dall’autore rappresenta bene quest’opera, che si discosta dalle solite vie di crescita spirituale per l’assenza di quell’alone di purezza e politically correct che si trova in tante altre opere del genere: "Se mi accorgessi di appartenere a una famiglia di schiavi, io non permetterei che a scuola i miei padroni insegnassero a mio figlio il pacifismo!".
Draco Daatson vuole formare dei “monaci guerrieri”, animati da un fine che trascende la bontà intesa come stucchevole accettazione passiva delle forze non controllabili, uomini e donne capaci di battersi come leoni per risvegliarsi, per ottenere quello che è nei loro diritti, il controllo della propria vita interiore, la consapevolezza delle proprie scelte, l’assunzione delle proprie responsabilità, il controllo sulla propria “macchina biologica”, così come chiama il mero corpo fisico.   
L’esterno è l’interno, questa è l’unica verità. Il mondo è una proiezione della nostra interiorità, un’illusione che ci creiamo per giustificare i nostri fallimenti, la nostra mancanza di tempra.
Sfido chiunque a non provare forti emozioni nel leggere ciò che Brizzi ci racconta, a prescindere dalla propria formazione e dalle proprie convinzioni.
Assolutamente consigliato!

domenica 2 ottobre 2016

I Cavalieri del Nord di Matteo Strukul



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Sinossi:


Salvato, ancora bambino, in una notte di luna e lupi, Wolf è diventato un giovane cavaliere teutone. Cresciuto sotto la guida di Kaspar von Feuchtwangen, suo mentore e maestro, il ragazzo intraprende insieme ad altri settanta cavalieri crociati un lungo viaggio dalla Russia alla Transilvania, per raggiungere e difendere il castello di Dietrichstein, ultimo avamposto della fede cristiana in una terra ormai in preda a orde di barbari e diaboliche forze oscure. Lungo la via, fra terre addormentate in un inverno infinito, Wolf incontra Kira, che tutti credono una strega, ma che in realtà nasconde una storia di ribellione e violenza nei bellissimi occhi color temporale. La sua è una figura che getta scompiglio nella schiera teutone, poco avvezza alla presenza femminile, che reagisce con sospetto e rabbia, ritenendo la donna responsabile delle molte sventure che costellano il lungo viaggio. Ma niente è come sembra nell’Europa del 1240. Fra magia e religione, passioni e tradimenti, Wolf conoscerà se stesso attraverso il sacrificio e il coraggio, fino ad affrontare una terribile guerriera che si fa chiamare La Madre dei Morti, un diabolico negromante e un Re senza corona, mentre l’amore per Kira martella il cuore aprendo ferite: perché Wolf è un cavaliere dell’Ordine e la Regola proibisce di amare una donna, soprattutto quando è una creatura irresistibile. A meno che...


Recensione:


I Cavalieri del Nord, quante aspettative avevo su questo romanzo!
Ho atteso l’estate per poter godere appieno di questo libro sotto l’ombrellone, e ora che il sole è solo un lontano ricordo, rompo gli indugi, confessandovi che ne sono rimasto deluso.
Sin dal prologo ho capito quanto fosse meglio demolire immediatamente i castelli in aria che mi ero fatto. Tutta l’epica e il mistero che copertina e sinossi avevano ingenerato in me, sono state spazzate via sin dalle prime righe. Poche paginette capaci di lasciarmi di stucco… un vero colpo mortale.
Avevo letto fior fior di recensioni su diversi blog, e il prodotto stesso allestito dalla multiplayer edizioni è quello delle grandi occasioni: volume rilegato con magnifica cover, copertina cartonata e sovracoperta, bella mappa iniziale, carta di pregio, numerose illustrazioni anche all’interno del libro, alcune addirittura a colori, insomma, non si è trascurato proprio nulla. Se non ricordo male anche bello stand niente meno che a Lucca Games 2015 con presentazione in pompa magna.
La cover in particolare, frutto di un concorso appositamente allestito, a me piace un sacco, sicuramente l’aspetto migliore di questo prodotto. Eccezionale ed evocativa.
Eppure appena iniziato qualcosa ha rotto l’incanto.
La prosa dell’autore è particolare, ho impiegato alcuni capitoli per adeguarmici e non senza qualche problemino iniziale. La sensazione è che sia migliorata anche con l’andare delle pagine. Che dire, a mio avviso a tratti non certo fluida, una sorta di trattore rimbrottante per intenderci. Alcuni dialoghi sono oggettivamente stucchevoli, così come alcune similitudini azzardate e frasi fatte a bizzeffe. Diverse parole a dir poco desuete buttate qua e là a intervalli regolari, vanno a “impreziosire” un testo che definirei adolescenziale, non in senso dispregiativo, intendiamoci, ma come vero e proprio riferimento a quello che dovrebbe essere il suo target. E qui iniziano le mie colpe, che si mescolano a quella dell’editore di voler far credere “I Cavalieri del Nord” un romanzo storico maturo dalle vaghe sfumature fantasy, mentre si tratta di un fantasy per giovani adulti senza alcuna velleità storica.
Il problema quindi è proprio questo secondo me: definire chiaramente il pubblico cui il testo si rivolge. Ok forse avrei dovuto indagare meglio sull’autore e sul target delle sue precedenti opere. Altro errore mio. Ad ogni modo, ora che mi sono letto il suo super curriculum comprendo che con questa recensione mi farò molti nemici, ma non è mia abitudine cambiare opinione in base al lignaggio dell’autore che mi trovo innanzi, ma solo in base alle sensazioni che lo scritto mi ha saputo trasmettere.
Ad ogni modo, volenti o nolenti, la ridda di incongruenze, imprecisioni e mancate spiegazioni di eventi calati dall’alto, non lo rendono di certo un libro adatto ad un pubblico adulto. Pestilenze che vanno e vengono senza ragione, traditori che spuntano dal nulla, eventi calati dall’alto in perfetto stile deus ex machina, dubbi sulla congruenza fra età dei protagonisti e loro background e non vado oltre per non spoilerare troppo.
Le parti migliori in effetti sono quelle dei combattimenti. Ben descritte e capaci di attirare l’attenzione, anche se pure in questi casi si deve soprassedere sul contesto più generale che non fornisce informazioni chiare né sui numeri coinvolti, né sugli intenti di alcuni dei protagonisti, come nel caso dei traditori teutoni, per i quali non esiste una ragione razionale che possa spiegare il loro operato, se non un insano desiderio di suicidio.
Peccato per l’ambientazione splendida oggetto del tutto che da sola non riesce a ridare lustro al prodotto. I paesaggi innevati, gelidi e crepuscolari sono lo scenario perfetto per le vicende descritte, contribuendo a donare un po’ di “cattiveria” a una vicenda altrimenti moscia.
La sensazione è proprio di una grave mancanza di approfondimento sotto tutti i punti di vista, una mancanza forse voluta quindi. Personaggi appena tratteggiati, luoghi e vicende senza particolare spessore, sentimenti accennati e descritti, ma mai realmente percepiti come autentici.
Non fraintendiamoci, alla luce della giusta collocazione di target, “I Cavalieri del Nord” può risultare una lettura leggera e gradevole, capace di “iniziare” giovani menti indirizzandole verso romanzi storici seri o fantasy maturi, piuttosto che verso altre tipologie di testi stile “giovani vampiri bellocci”. In quest’ottica quindi il testo è valido e utile, purtuttavia presentato così com’è non è certo adatto a vecchi marpioni fanatici di Erikson, Martin & company e questo andrebbe specificato esplicitamente onde evitare di trarre in errore. Il fatto stesso che a livello di recensioni nei diversi store on line molti siano i lettori che lamentano lo stesso problema, evidenzia che qualche svarione a livello di promozione/lancio del libro ci deve essere stato, e non si tratti solo di un mio accanimento, tanto più che Strukul mi è molto simpatico, considerato che si dichiara anche tifosissimo di hockey su ghiaccio, una delle mie più grandi passioni!
Come avrete capito però non sono solo le aspettative tradite a portarmi a questa recensione critica, ma anche il constatare come a livello italico gli autori del fantastico che riescono ad emergere siano in realtà sempre quelli che sfornano testi “leggerini” (penso ai vari Lothar Basler di Marco Davide, La stirpe del vento di Matthias Graziani, oltre a quelli ancor più blasonati i cui sacri nomi mi guardo ben dal proferire ecc..), mentre ottimi testi autoprodotti rimangano confinati nel loro “ghetto”. E visto che preferisco parlare schietto, vi invito a leggere autori quali Francesco Bertolino, Il Pozzo degli Dei di Gianluca Turconi o i lavori di Mirco Tondi, o Irene Grazzini o Isabel Giustiniani se siete appassionati di romanzi storici. Tutti testi di spessore, dove l’autore ha realmente qualcosa da dire e lo fa con una prosa degna di nota.
Sfido chiunque di voi, compresi i talent scout delle varie Multiplayer edizioni, Armenia e Nord a dirmi in sincerità chi butterebbero giù dalla torre in una sfida testa a testa fra gli autori che vi ho citato e quelli pubblicati da Case Editrici. La mia risposta già la sapete, senza neppure un attimo di esitazione. Mi piacerebbe conoscere le vostre, o perlomeno capire quelle che potrebbero essere secondo voi le strategie occulte delle CE che io non riesco a cogliere e che le indirizzano verso scelte per me insondabili.

domenica 18 settembre 2016

Manituana di Wu Ming



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Sinossi:


1775, all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d'America. Lealisti e ribelli si contendono l'alleanza delle Sei Nazioni irochesi, la più potente confederazione indiana. Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da decenni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell'Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra. Un cacciatore irochese abbandona i boschi e i romanzi di Voltaire. Un guerriero del Clan del Lupo interrompe la traduzione del Vangelo e imbraccia il fucile. Un baronetto di Sua Maestà compare nei sogni di bianchi e indiani. Una donna guida il suo popolo attraverso le fiamme. Dopo anni di ricerche e scrittura, la nuova narrazione dell'officina di cantastorie nota coi nomi "Luther Blissett" (ieri) e "Wu Ming" (oggi). Un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.


Recensione:

Spinto dal fascino del periodo trattato da questo scritto, ho appena ultimato la lettura di Manituana, un romanzo storico ambientato durante la rivolta delle colonie americane contro la madrepatria Inghilterra.
Manituana è un’opera partorita dal collettivo Wu Ming. Per chi non conoscesse questo gruppo e la loro interessantissima, e forse irripetibile storia, rimando direttamente al loro bel sito, stracolmo di materiale di sicuro interesse.
In questa sede mi limiterò a dirvi che l’ebook è liberamente scaricabile in tutte le possibili varianti, mentre il cartaceo è edito da Einaudi.
Come potete ben capire la cosa è del tutto eccezionale e rappresenta un esperimento di marketing unico nel suo genere. Noi però non siamo qui per questo, quanto per analizzare il romanzo in sé.
Un romanzo corposo, in alcuni tratti un po’ lento forse, ma sicuramente evocativo e ben scritto. Ottimo il lavoro di editing e testo praticamente privo di refusi, quindi non occorre perdere altro tempo a riguardo.
Le vicende si dipanano sfruttando innumerevoli punti di vista. I personaggi che ci prestano il loro sguardo per scandagliare questo scorcio della storia umana spaziano in luoghi affascinanti che vanno dal nuovo mondo ai grandi laghi del Canada, per transitare nel vecchi continente, in Inghilterra, nei suoi palazzi che trasudano ricchezza e nobiltà, bizzarria e romanticismo.
Un lavoro di ricostruzione storica affascinante, privo di facili ipocrisie, capace di affrontare nella sua durezza tematiche spinose come la triste sorte delle popolazioni indiane, senza arretrare d’un passo innanzi alla brutalità commesse da ambedue le parti.
Le diverse linee narrative sono abilmente congeniate in modo tale da mostrarci i diversi punti di vista, le diverse motivazioni, tutte lecite agli occhi dei rispettivi protagonisti, in un contesto complesso nel quale gli interessi delle diverse parti in causa non lasciavano spazio al dialogo, ma solo all’uso delle armi. Mai vengono dati giudizi, né più né meno velati, e questo a me piace parecchio, lasciando libero il lettore di farsi la propria idea.
Mi ha colpito il modo in cui, in quest’epoca e in queste lande, i destini potevano mutare repentinamente grazie a una semplice carovana di botti di whisky utilizzata per corrompere una tribù, piuttosto che per il capriccio di un ufficiale di sua maestà in vena di compiere gesti più o meno eroici. Questa aleatorietà degli eventi, che invece nei libri storici vengono sempre dipinti come fatti assodati e imprescindibili, frutto spesso delle capacità quasi soprannaturali di capi illuminati, viene trasposto splendidamente dagli autori e risulta oltre che più credibile, è molto più affascinante e non certo meno istruttivo.
Ci sono personaggi ricchi di carisma, così come interessanti sono gli usi e costumi ricostruiti con maestria nel corso della narrazione. Insomma non c’è da annoiarsi anche se forse il ritmo non è sempre incalzante. Discorso opposto vale per quanto riguarda la descrizione degli scontri e delle battaglie che ho trovato decisamente ben fatti e adrenalinici.
Non ho gradito più di tanto i capitoli dedicati alla gang degli “indiani d’Inghilterra”, trovandola un po’ sconnessa rispetto al filo narrativo e fine a se stessa, compreso la modifica del linguaggio utilizzato, a mio gusto eccessivamente artefatto, uno slang che ho trovato, forse per mia ignoranza, poco calzante. Si tratta comunque di gusto personale, intendiamoci.
Ad ogni modo che dire, un ottimo romanzo in download gratuito, capace di invogliare ad assaporare altre produzioni Wu Ming e di esplorare un epoca storica non certo abusata e pertanto ancor più godibile e tutta da scoprire.

domenica 4 settembre 2016

Porta del mago: La magia come via di liberazione di Salvatore Brizzi



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Sinossi:
Continua l'opera di divulgazione della conoscenza ermetica portata avanti da Salvatore Brizzi, da anni impegnato nello studio e nella sperimentazione personale in campo esoterico. In questo libro ci spiega, in maniera chiara e alla portata di tutti come è nel suo stile, attraverso quali metodi possiamo risvegliare la nostra coscienza a un nuovo stato dell'essere. La magia diventa quindi un mezzo per "costruire" la propria anima e raggiungere la serenità interiore. Gli argomenti trattati sono i più vari: l'osservazione, il ricordo di sé, il non-giudizio, l'imminente salto vibrazionale della terra, gli episodi di follia che occupano le nostre cronache, come agiscono le forze diaboliche, la magia nera, il corretto uso dell'energia sessuale per scopi evolutivi.


Recensione:
La Porta del Mago di Salvatore Brizzi è un ottimo testo, capace di fornire una visione alternativa della realtà che ci circonda e donare un’infinità di spunti d’approfondimento. Chi si attende di trovare formule magiche o rituali specifici capaci di dar corpo alla Magia resterà deluso, in quanto la Magia di cui si parla è quella alla quale tutti noi dovremmo ambire, ossia quella capace anzitutto di permettere ad ognuno di controllare le proprie emozioni, il proprio Mondo Interiore.
Sin dalle prime pagine l’autore si impegna a farci capire quanto in realtà ogni uomo e donna siano schiavi dei propri pensieri e delle proprie emozioni e quindi non possano certo aspirare a controllare gli eventi esterni, quando non sono neppure in grado di farlo con quelli interiori. Gli esempi che l’autore porta sono del tutto concreti e di facile comprensione, cosa assolutamente utile e adatta ai novizi come il sottoscritto. Il primo passo è la comprensione della situazione di obnubilamento nella quale siamo costantemente immersi. 
Devo dire che a tratti ho trovato il testo realmente “illuminante”, in grado di far aprire gli occhi gettando luce su realtà che una volta svelate risultano del tutto credibili.
Vengono presentati tutta una serie di esercizi pratici di facile riproduzione, ma non certo di facile soluzione. L’impegno richiesto è grande, così come grandi sono gli obbiettivi prefissati. Niente rituali complessi e astratti, ma esercizi pragmatici, da compiersi tutti i giorni, anche alla luce del sole, ossia senza finire con l’essere guardati dagli atri come un folle che fa cose bizzarre. Esercizi capaci tuttavia di modificare profondamente il nostro modo di rapportarci con la realtà, se svolti con perseveranza e convinzione.
Un testo che consiglio a tutti, amanti o meno del genere, e che conferma quelle che sono le basi comuni alle diverse discipline che spaziano dalla meditazione alla spiritualità e religiosità di antica memoria, passando per il cristianesimo e le religioni monoteiste. 
Un testo che pur mantenendosi ad ampio respiro, e pertanto non certo esaustivo, contribuisce grandemente alla formazione del singolo, aiutandolo a spalancare porte che con tutta probabilità prima neanche vedeva.
Dopo un interessante excursus sulla magia sessuale, una volta conquistata la nostra fiducia, Brizzi si lancia con la parte finale del testo ad esporre teorie più o meno condivisibili, certamente in grado di spiegare l’andamento attuale della società. L’autore non lesina neppure nello sbilanciarsi con alcune interessanti profezie, dai risvolti piuttosto inquietanti. Noi però siamo uomini duri, guerrieri della luce e pertanto cercheremo di fare in modo di sconvolgere le previsioni dell’autore per il bene nostro e di tutti i nostri simili!
Buona lettura.

martedì 2 agosto 2016

I Segugi dell'Ombra di Steven Erikson

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Sinossi:
Hood ha fama di saper sfruttare ogni complotto, ogni cospirazione, nonché la sfrenata ambizione di chiunque per i suoi fini personali. Ma stavolta, il Signore della Morte si muove in anticipo… Darujhistan brulica di portenti, voci incontrollate e sussurri. In città sono giunti degli stranieri, un omicida è all’opera e altri assassini stanno prendendo di mira gli abituali avventori della Taverna di K’rul. Ma tutti questi eventi sono destinati a passare in secondo piano rispetto a ciò che sta per accadere: in lontananza riecheggiano i latrati dei Segugi… Nella lontana Corallo Nera la calma apparente cela l’inquietudine del sovrano Anomander Rake, Figlio dell’Oscurità. Una minaccia incombe sulla città, mentre si diffonde il culto del Redentore, un uomo onorevole, un tempo mortale, ora un dio un afflitto dalla solitudine, apparentemente impotente di fronte alla visione contorta maturata dai suoi seguaci...

Recensione:
Oggi vi presento un nuovo tomo della saga dell’Impero Malazan di Steven Erikson: I Segugi dell’Ombra. Questo è il primo volume che compro nella nuova edizione, monolitica, della nuova Armenia.
Che dire, il tomo da 1200 e passa pagine, si presenta come un solido blocco di basalto, e direi che si presta bene a contenere l’opera del mio autore prediletto. Anche la qualità dell’immagine di copertina per fortuna è decisamente migliorata rispetto ai precedenti… non che ci volesse molto in effetti.
Come sapete questa Saga costituisce per il sottoscritto il miglior ciclo fantasy mai partorito. Ne ho decantato le doti nelle precedenti recensioni alle quali vi rimando, se non conosceste l’autore, inutile quindi dilungarmi col rischio di ripetermi. Questa volta voglio tentare un’analisi diversa, nella speranza di ottenere qualche vostro riscontro.
Una confessione: mi basta leggere qualche pagina dei romanzi di Erikson per essere trasportato in un regno lontano, incantevole e vivido all’inverosimile.
E’ quasi magia.
Ora molti di voi penseranno che queste siano frasi fatte, quasi stucchevoli nella loro banalità, ma per me la cosa è inquietante: Erikson parla al subconscio e lo fa in modo potente.
La storia, il suo intreccio, le singole vicende, i mille protagonisti, così come i singoli capoversi sono complessi, stordiscono quasi e giunti al nono volume non tutte le posizioni possono restare a mente al lettore medio (e privo di memoria come il sottoscritto), eppure la cosa passa in secondo piano. Quello che conta è di assistere a qualcosa di maestoso, qualcosa di divino e in quanto tale non completamente comprensibile al singolo uomo, ma non per questo meno affascinante.
E’ una sensazione particolare, ma che dopo nove episodi posso confermare sia il vero marchio di fabbrica di questo autore.
Anche personaggi che fanno la loro comparsa per la prima volta sono dotati sin da subito di un’anima, hanno potere evocativo straordinario pur senza fare nulla di particolare: è l’abilità di Erikson a donare loro tridimensionalità sin da subito, calandoli in un contesto iper reale e dal fascino indiscutibile. Che si tratti di semplici “plebei” o di Divinità dalle più svariate forme, è la classe dell’autore a farli pulsare di vita propria indiscutibile.
Altra cosa indubbia è che i romanzi di Erikson mi mettono addosso una gran voglia di scrivere, infondendo dosi massicce d’ispirazione ad ogni pagina letta. E’ una costante anche questa.
Ma torniamo a questo “I Segugi dell’Ombra”, che, vi stupirete a sentirmelo dire, presenta invero alcune ombre.
Ad Erikson piace far filosofeggiare i propri personaggi, mettendo loro in bocca pensieri profondi, anche se spesso ammantati di ironia e in questo romanzo questa sua peculiarità, a mio avviso, travalica i confini, rendendo alcuni tratti dell’opera un po’ pesanti.
In alcuni casi anche personaggi che in precedenza si erano mostrati dall’indole ben più superficiale, iniziano a spacciarsi per “maestri di vita”. Forse la mia è una sensazione, forse invece è una scelta voluta e ricercata dall’autore, che avvicinandosi alla conclusione della sua maestosa epopea si è sentito ispirato a darle questo taglio. Come dicevo prima, sono un semplice uomo per cui non sono in grado di comprendere appieno il disegno complessivo che rimane pur sempre eccellente e che solo nei prossimi volumi si presume ci verrà svelato nella sua complessità.
Ne “I Segugi dell’Ombra” I diversi personaggi confluiscono in una sorta di gran finale che invece di sorprendere, mi è parso un gradino sotto rispetto alle solite invenzioni di Erikson, capaci di sbalordire per visionarietà, ma a parte questo tutto il testo rimane decisamente ben fatto e con spezzoni di grande fascino.
Ora non mi resta che procurarmi il nuovo uscito:





La polvere dei sogni


venerdì 15 luglio 2016

Neopaganesimo. Perché gli dèi sono tornati di Francesco Dimitri

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Sinossi:

Jung pensava che gli dèi della Grecia, di Roma e dell'India, relegati dal mondo moderno ai margini della vita sociale, si fossero trasformati in malattie, tensioni psicologiche, processi inconsci. Oggi Jung vedrebbe invece che Artemide Cacciatrice scorrazza a braccetto con la dea Kali nelle metropoli di tutto il mondo, e che i miti celtici, romani ed egizi sono quanto di più ricercato da giovani tecnocrati e internettiani. Cosa sta succedendo? Chi sono i Neopagani? In quante correnti si suddividono? Cosa li distingue dai satanisti e dalle sette misteriche? Cos'è la Wicca? Questo libro è una guida aggiornata e documentata su un fenomeno che sarà in costante espansione nei prossimi anni.

Recensione:

Altra incursione nel mondo delle tradizioni religiose e dell’occulto, reale e non romanzato, anche se l’autore, Francesco Dimitri, è anche un ottimo romanziere. Qui trovate la recensione che ho fatto al suo “Pan” per il blog http://evasioneletteraria.blogspot.it, romanzo assolutamente imperdibile a mio modo di vedere e nel quale l’autore infonde molte delle sue conoscenze del campo rendendo il tutto ancor più appetitoso e realistico.
Oggi però vi presento un suo saggio molto interessante, intitolato “Neopaganesimo”.
L’argomento trattato è piuttosto di nicchia e viene affrontato con un rapido excursus su quelli che sono i protagonisti ed i pilastri sui quali questa dottrina multiforme basa le proprie origini, che siano effettivamente o meno di antica memoria.
Crowley, i wiccan,  i discordiani, la magia del caos,  sono solo alcuni degli argomenti che introducono a una rielaborazione originale del Dimitri, volta a mostrare la varietà del panorama e la diversità fra le multicolori correnti del paganesimo in salsa moderna.
Religione e magia, realtà immaginate e realtà plasmate dalla volontà di chi detiene “potere” spirituale, molti sono gli spunti di riflessione legati alle argomentazioni addotte dall’autore e ricca è la bibliografia che viene analizzata. 
Mi sono ritrovato ad appuntarmi un sacco di testi che mi piacerebbe leggere, anche se non so quando mai troverò il tempo necessario.
Aneddoti illuminanti, vicende reali e un’infinità di spunti, un tesoro per chi come me ama condire i propri scritti attingendo ai credi del nostro mondo per riportali nei mondi immaginati e per renderli più credibili, ma non solo, anche spunti di riflessione per affrontare la realtà, per fugare i preconcetti che spesso accomunano pagani e satanisti con grande superficialità. 
Il solo fatto che gli adepti di queste religioni/filosofie di pensiero/stili di vita, mostrino un grande rispetto per la natura e le tematiche ambientaliste dovrebbe far riflettere chi sostiene invece la pericolosità di questi culti alternativi.
“Neopaganesimo” è un saggio che consiglio a tutti i curiosi, a tutti coloro che intendono accostarsi a un mondo culturale differente, che mescola antichi saperi e conoscenze, a nuove teorie capaci di accomunare la vita nelle moderne giungle metropolitane a quella delle foreste dei primordi, dove l’uomo si trovava a confrontarsi con le forze ancestrali capaci di vessarlo ma anche di risvegliarne l’innata spiritualità.
Consigliatissimo, anche per le ridotte dimensioni, come introduzione a un mondo di visioni alternative e che potrebbe destare più di una coscienza sopita. 
Se sentite nell’anima un briciolo di curiosità a gettare una fugace occhiata a una realtà diversa da quella che vi circonda con suo subdolo meccanismo del produci-consuma-crepa, Neopaganesimo è il testo che fa per voi.