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mercoledì 18 novembre 2020

Recensione: Il collasso dell'impero di John Scalzi

 




Sinossi:

Le leggi della fisica che governano il mondo sono destinate a essere riscritte. Una scoperta sensazionale – il Flusso – ha cambiato per sempre la concezione spazio-temporale dell’universo,
aprendo al progresso scenari inimmaginabili. Assecondando il Flusso, gli esseri umani sono ora in grado di raggiungere pianeti e stelle lontani anni luce, creare reti tra mondi remoti ma interdipendenti, costruire un impero interstellare in cui il pianeta Terra rappresenta ormai solo un insignificante avamposto. Il Flusso è come un fiume: scorre placido, eterno, ma non è statico, cambia il suo corso e abbandona il suo letto originario. A ogni sua mutazione intere fette di universo vengono però isolate, abbandonate a loro stesse in una deriva cosmica catastrofica per interi sistemi stellari. Quella che doveva essere la via verso la nuova èra intergalattica si rivela dunque la più pericolosa delle minacce per la sopravvivenza stessa del genere umano.


Recensione:

Avevo il desiderio di catapultarmi in una bella saga fantascientifica, giusto per rievocare gli antichi fasti di Dune, o di Asimov e Simmons. Non essendo un esperto del settore mi sono lasciato convincere dal successo degli innumerevoli romanzi di John Scalzi e sono andato a pescare Il collasso dell’Impero. 
Che dire, non l’ho trovato di certo memorabile, ma non posso neppure dire si tratti di una lettura sgradevole. Di certo molto diversa da quello che mi attendevo. 
C’è un forte squilibrio fra le parti dedicate alla politica interplanetaria e delle diverse casate rispetto all’azione vera e propria, e questo non sarebbe male, se non fosse che le varie trame e sotterfugi risultano piuttosto blandi e puzzano di già visto e sentito mille volte. Non posso negare di essere stato sopraffatto dalla noia in più di un'occasione a sentirmi ripetere i medesimi concetti relativi agli screzi esistenti fra due casate di turno. Repetita iuvant, ma a tutto c'è un limite!
Peccato perché la prosa dell’autore è scorrevole e piacevole, i personaggi gradevoli e i dialoghi concitati e credibili. Certo, le protagoniste di Scalzi sono piuttosto inquietanti, avendo praticamente tutte una somiglianza grottesca ai “bravi” del Manzoni: scurrili, prepotenti e mosse da pruriti sessuali degni dei bonobo in calore. C’è da augurarsi che questo modello non prenda definitivamente piede... non credo che per rappresentare donne forti e di potere si debba trasformarle in bruti tendenti al neandertaliano.
Alcune idee sfiziose affiorano qua e là nel corso della lettura, come la sala della memoria nella quale la giovane imperatrice può ritrovare le simulazioni di tutti i suoi predecessori, e l’idea del Flusso come potere immanente e inspiegabile, ma a mio parere, risultano insufficienti per convincermi a procedere nella lettura del seguito. 
Questo primo romanzo in sostanza non fa altro che allestire un palco delle grandi occasioni, andando a create nella mente del lettore le coordinate e la mappa mentale che contraddistingueranno questa serie. A mio avviso troppo poco per poter essere giudicato oltre la sufficienza, e quindi mi toccherà andare a cercare qualche altra saga per placare la voglia di fantascienza ben fatta e coinvolgente. 
Si accettano consigli!


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