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domenica 18 febbraio 2018

Recensione: Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky


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Sinossi:

L’anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L’umanità è vicina all’estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell’umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. Più di vent’anni sono passati dall’ultimo decollo di un aeroplano. I binari ferroviari, abbandonati, portano verso il nulla. L’etere è spento e laddove prima suonavano le frequenze delle maggiori radio mondiali, da Tokyo a New York fino a Buenos Aires, ora regna solo il silenzio.

L’uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell’uomo è finito.

Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella Metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. E’ l’ultimo rifugio dell’umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell’acqua o semplicemente per difendersi. E’ un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all’istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all’orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della Metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell’imminente pericolo e ottenere aiuto. E’ lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell’intera Metro e probabilmente dell’intera umanità.

Metro 2033 prima di essere videogioco, è un fenomeno librario unico nel suo genere.

La metropolitana di Mosca è una delle metropolitane più grandi e suggestive del mondo. Ha ispirato molte menti nell’ultimo secolo e non ultimo, proprio il giovane Glukhovski. Classe 1979, si dice che abbia immaginato il romanzo già a 12 anni, dovendo attraversare ogni giorno per l’intera larghezza la metro di Mosca.

A ogni stazione una storia, un personaggio, un’idea. Maturato un po’, ma non troppo, nel 2002, alla giovane di età di 23 anni, Dmitry Glukhovski scrive Metro 2033 a puntate sul suo sito internet, prima di darlo ad un editore tradizionale che ha venduto mezzo milione di copie in pochissimo tempo.


Recensione:

Sono rimasto affascinato dall’idea avuta dall’autore, che ho colto appieno non appena mi sono trovato fra le mani il volume con il retro copertina riportante la piantina della Metro di Mosca con le diverse stazioni e relative icone di appartenenza alle diverse fazioni. Devo dire molto ben fatto, complimenti quindi anche a Multyplayer Edizioni per la realizzazione del prodotto-libro. Ma non solo l’oggetto libro è ben realizzato, anche il romanzo ha il suo fascino e l’ambientazione oltre ad essere originale ha un carisma tutto suo, che si esplicita in ambienti lugubri, circoscritti, blandamente illuminati e soprattutto claustrofobici. Tunnel e tunnel di metropolitane abbandonate nei quali può accadere di tutto. L’uomo ci ha messo del suo, presidiando solo alcune stazioni della Metro e lasciando il resto allo sfascio. In alcuni casi sono stati eventi “difficilmente spiegabili” a costringere i sopravvissuti a far crollare intere sezioni per difendersi dal terrore che viene dal buio. Insomma l’autore è abile a calarci in questa realtà post apocalittica del tutto originale ed alla quale riesce a donare spessore offrendoci innumerevoli quadri a seconda della stazione nel quale il protagonista si verrà a trovare. E visto che la vicenda comprende una sorta di odissea potete ben immaginare quante località differenti avremo modo di scoprire. Ovviamente alcune sono più credibili delle altre, se proprio ci si vuole soffermare sulla plausibilità e probabilità relativa agli sviluppi socio/economici che potrebbe avere una popolazione venutasi a trovare in uno scenario del genere. 
Solo per farvi un esempio, vi troverete innanzi a gruppi di stazioni della metropolitana organizzate come antiche poleis greche, oppure alcune nelle quali viene orgogliosamente riproposto il comunismo, ma anche zone più eccentriche come quella in mano ai satanisti, che schiavizzano i nuovi arrivati al fine di scavare un buco fino al centro della terra, dove ritengono troveranno gli inferi e il loro tanto amato Padrone! Non mancheranno neppure stravaganti pagani dediti al culto del Grande Verme… 
Possiamo quindi dire che l’autore sfoggi fantasia e descrizioni sempre calzanti. Il pregio maggiore rimane la sua abilità a creare il clima ansiogeno tipico delle passeggiate al buio tra una stazione e l’altra. Complimenti!
Anche i dialoghi fra i veterani della vita sotterranea sono ben fatti e caratterizzano in modo efficace questi rudi post-umani contribuendo al successo del prodotto finito.
Purtroppo l’autore ha il vizio di dilungarsi in descrizioni e narrazioni da parte del narratore onnisciente un po’ troppo marcate, contravvenendo al dogma del “show don't tell”. Da questo punto di vista io non sono un fondamentalista, intendiamoci, spesso amo essere trasportato in descrizioni capaci di far rivivere ciò che l’autore vede con i propri occhi, ma Glukovsky ogni tanto eccede, oggettivamente.
Le scene d’azione, al contrario di quanto ci si potrebbe attendere, sono assai limitate. La cosa non mi ha disturbato, anzi, visto appunto l’abilità dello scrittore nel ricreare suspense e batticuore senza ricorrere a inutili bagni di sangue (che sono pur sempre presenti, anche se in piccola parte). C’è anche spazio per considerazioni più “filosofiche” sulle motivazioni che hanno spinto l’umanità sull’orlo, ed oltre, il baratro. Devo dire che le ho trovate puntuali e ben calate nel contesto.  
Il volume è bello lungo, quasi 700 pagine, ed a mio avviso avrebbe potuto essere compattato per eliminare alcuni punto nei quali si ha la sensazione che l’autore voglia allungare la “brodaglia”, senza presentare elementi realmente importanti per l’evoluzione della vicenda, ad ogni modo un bel romanzo, originale e dall’ambientazione veramente eccellente. Da provare!
Ultimo appunto sull’edizione della Multiplayer che purtroppo, devo segnalarlo, presenta diversi refusi, che aumentano in modo vistoso con l’incedere della vicenda, divenendo sul finale realmente fastidiosi. Non ci troviamo innanzi ad un'autopubblicazione per cui sono problemi che non dovremmo essere costretti a segnalare. 


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