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mercoledì 15 maggio 2019

Recensione: La biblioteca dei morti di Glenn Cooper


la biblioteca dei morti
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Sinossi:
Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante. Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria. Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo. Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti.


Recensione:
Ammetto che non mi capita spesso di essere attratto dai best seller. Lo so, sono strano io. Non è una regola fissa. In effetti “La Biblioteca dei morti” mi attirò parecchio a suo tempo e finalmente sono riuscito a infilarla nella mia infinita coda lettura. 
Nonostante i pareri discordi dei lettori a riguardo della bontà di quest’opera, posso affermare che a me sia piaciuto parecchio. Di sicuro mi sono divorato le 400 paginette in un lampo. 
La storia scorre bene, intervallata da sfiziosi salti indietro nel tempo che donano all’opera la giusta varietà di scenari, portandoci all’interno di polverose abazie zeppe di segreti e mistero. 
Certo il protagonista non ha alcun tratto di originalità, essendo il classico detective borderline, mezzo alcolizzato e dal fascino irresistibile. Digerito questo stereotipo piuttosto abusato, possiamo però concentrarci sull’aspetto migliore del romanzo: l’originalità dell’elemento sovrannaturale che in questo caso viene collegato alla fantomatica area 51. Non sono un grande appassionato di alieni e teorie legate a questa zona off limits, però devo dire che all’interno dell’opera di Cooper funziona molto bene. 
Difficile proporre una recensione più dettagliata senza il rischio di finire con lo svelarvi qualche elemento di troppo. Non voglio certo rovinarvi la sorpresa. Posso dire però che le trovate dell’autore mi abbiano conquistato, così come lo stimolo al ragionamento che ne fa da corollario. 
Argomenti affascinanti quelli della morte e della predestinazione, che vengono solo accennati dall’autore e lasciti ad un'analisi più approfondita come compito a casa per i lettori. 
Il testo si mantiene sempre su ritmi alti, con azione e colpi di scena ben calibrati e mai eccessivi. Come detto avremo modo di risalire in più occasioni il corso dei secoli, per comprendere qualche particolare in più sulla biblioteca che da titolo all’opera. 
Insomma, che dire, dell’ottimo intrattenimento che consiglio a tutti.


1 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo: anche a me questo libro è piaciuto. Il recensore però si merita un'amichevole bacchettata sulle dita: dà (verbo) si scrive con l'accento!

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