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mercoledì 20 marzo 2013

Strategia di Scrittura nº8: Simmetrie e giravolte

Gran parte del materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che ringrazio immensamente!

Quando vuoi esprimere una sequenza di concetti in parallelo, niente di meglio che utilizzare strutture in parallelo: il ritmo è garantito. Ecco un esempio ben pompato:

- Venite a me, grandi guerrieri di Orebor! - tuonò il Diseredato, davanti alla sua tenda - Venite a me, superbi incantatori di Lunydia, gagliardi nani di Kartúk, nobili arcieri di Ylomár, e soprattutto voi, domatori di cavalli della steppa senza fine!
La ripetizione tambureggiante delle strutture, dal “venite a me” ai vari “grandi guerrieri”, “nobili incantatori” (sempre aggettivo + sostantivo), traina il discorso dell’oratore, dà origine a una vigorosa onda di ritmo e persuasione.

Se sei stato attento, avrai notato come l’ultima frase, da e soprattutto voi in avanti, sfugga alla cadenza generale. Anche questo è voluto: stabilire un ritmo chiaro, portante, ripetitivo, per poi variarlo all’improvviso.

La rottura occasionale non distrugge l’armonia del testo, ma l’arricchisce, e può dar enfasi a un elemento del discorso - nel caso dell’esempio, ho immaginato che il Diseredato sia accampato nella steppa con il suo modesto seguito, e per questo intenda arruffianarsi quanto prima le tribù dei nativi!

Proviamo con un altro esempio, più sobrio:

Nulla da dire sul massacro del bestiame, nulla da dire sull’inganno di McMunroe, nulla da dire sulla viltà dello sceriffo... Ma mia figlia proprio no, non la dovevano toccare.
O ancora:

Talia lavava, strofinava, cuciva, rammendava, poi cucinava, serviva, sparecchiava, e a notte fonda scaldava il letto del barone.
La monotonia dei verbi all’imperfetto sprofonda la disgraziata Talia in una spirale di triste ripetitività, senza apparente via d’uscita. E a notte fonda, una sgradevole incombenza attende tanto lei quanto il lettore, introdotta da un inatteso cambio di struttura.

“Boom, boom, boom” va bene, ma in molti casi “Boom, boom, bang!” va ancora meglio!

Superman non si erge a difesa dei deboli per “verità, giustizia, e patriottismo”, bensì per “verità, giustizia, e il modo americano” – fa incazzare, eppur funziona!

In altri casi, la variazione di ritmo rischia di essere nociva, come un buco in autostrada: immaginatevi “fede, speranza e compromesso con la responsabilità sociale”, invece di “fede, speranza e carità”.

O se Lincoln avesse scritto di un governo “del popolo, dal popolo, per l’intera nazione a stelle e strisce”, al posto dell’efficacissimo e universale “del popolo, dal popolo, per il popolo”!

Buon senso, rilettura e un po’ di orecchio musicale possono aiutarci a schivare queste insidie.

Per esercitarci:
  • Cerca strutture parallele nei romanzi e negli articoli di giornale, prova a comprendere l’effetto che hanno sul lettore.
  • Nei tuoi testi, cerca situazioni dove l’uso di strutture parallele possa creare impatto sul lettore.
  • Per divertirti un po’ e aguzzare l’ingegno, prendi detti e slogan “paralleli” e prova a cambiare l’ultimo elemento: per esempio, “John, Paul, George, e quel tizio baffuto che suona la batteria”, o “Qui, Quo, e quell’altro”. La violazione occasionale del parallelismo può dar vita a un simpatico sbilanciamento umoristico.

Image courtesy of digitalart / FreeDigitalPhotos.net 

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