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mercoledì 15 novembre 2017

Disfida nr. 48: Dio 2.0 di Danilo Conti



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  • Titolo opera: Dio 2.0
  • Formato: ebook/cartaceo
  • Genere: fantascienza distopica
  • Prezzo:  2,99 € / 13,99 cartaceo
  • Sinossi: A Gift Town, cittadina che rimanda alle realtà suburbane americane degli anni '50, la popolazione vive nella costante adorazione e nel timore di Dio, figura manifestatasi nel cosiddetto "Giorno della Rivelazione". L'umanità è tenuta a seguire alla lettera le regole di un nuovo testo sacro, pena la perdita di "punti sociali" e il rischio di finire all'Inferno, un luogo di cui poco si conosce e da dove la gente raramente torna indietro. Brian, un ragazzino di tredici anni pervaso di dubbi e ossessionato dal ruolo di Dio, inizia a mettere in discussione la società di cui fa parte e a tastare le pareti di quella che avverte come una gabbia invisibile.
  • Note/commenti/finalità dell'Autore: Il romanzo espone, tra le righe, quello che era e rimane il mio punto di vista sulla religione e sulla fede, inserito in un contesto fantascientifico in bilico tra utopia e distopia (suppongo dipenda dai punti di vista). La narrazione si alterna tra tre personaggi: Brian, un ragazzino ribelle, vero motore della storia, Seth, un padre buono e confuso, rassegnato a una triste passività, e Samantha, una madre fredda e calcolatrice, molto interessata ad emergere e a fare bella figura agli occhi di Dio e della società. Il romanzo, quindi, affronta anche il tema dell'educazione (personalmente sono dell'avviso che ai bambini vada insegnato a pensare, e non COSA pensare). Tra le altre tematiche analizzate: rapporto di coppia, infedeltà, libero arbitrio.
  • BIG da sfidare:  


1984 di George Orwell


domenica 12 novembre 2017

Sentieri di Sangue di Jack Ketchum


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Sinossi: 
SENTIERI DI SANGUE è la prima edizione italiana, illustrata, del breve romanzo horror/west 'The Crossings' di Jack Ketchum. Arizona, 1848. Nel piccolo Fanny Saloon di Gable’s Ferry il destino fa incontrare il giovane giornalista Marion T. Bell e il quasi leggendario John Charles Hart. Per allontanarlo dal vizio della bottiglia, Hart conduce con sé il ragazzo dall’amico Mother, e insieme si guadagnano da vivere catturando cavalli selvaggi. Fino al giorno in cui i tre, nei pressi delle rive del Colorado, si imbattono in Elena, una giovane donna messicana gravemente ferita che racconta loro di essere stata rapita, stuprata e schiavizzata assieme alla sorella Celine. I colpevoli? Le Hermanas de Lupo, le terribili sorelle Valenzura, e i loro scagnozzi, con la complicità dello spietato disertore Paddy Ryan. Sono trascorsi secoli da quando gli Antichi Dei del Messico richiedevano sacrifici umani, ma quei tempi sono davvero finiti? Traduzione di Nicola Lombardi. Copertina e illustrazioni interne di Giampaolo Frizzi. Novembre 2016 - Formato Cartaceo (166 pagine) ed eBook.

Recensione:
Nuovo romanzo western oggi, e sapete che quando si tratta di western io vado in brodo di giuggiole! 
Sono trascorsi ben pochi secondi da quando ho scorto sul sito della Indipendent Legions Publishing la bella cover con il cowboy e quella che sembra una sorta di strega, e l’acquisto su amazon del libro. Giusto il tempo di leggere la sinossi e farmi salire la voglia di averlo fra le grinfie. Che dire… se c’è qualcosa che apprezzo ancor più del western, è il weird western, e la sinossi mi dava qualche abbondante speranza in tal senso, e qui cito “Sono trascorsi secoli da quando gli Antichi Dei del Messico richiedevano sacrifici umani, ma quei tempi sono davvero finiti?”. Già immaginavo la commistione fra le sanguinarie religioni del mesoamerica e le scorribande dei rudi cowboy, aprendo scenari immaginifici mozzafiato con divinità bizzarre che si calavano nei duelli con irruenza… ebbene nulla di tutto questo. Intendiamoci, il romanzo (breve) di Jack Ketchum è molto piacevole, la sua scrittura cruda e diretta è efficientissima e calza a pennello per l’epoca trattata, ma di weid in questo testo c’è poco o nulla. Ora che ho calato l’unica critica che mi ero appuntato, ma che in realtà dipende unicamente da una mia fallata aspettativa, possiamo passare al testo vero e proprio.
Ketchum scrive bene e il suo racconto scorre che è una meraviglia. Con pochi tocchi riesce a ricreare un’ambientazione western più che appagante, condendola con personaggi che ricalcano alla perfezione gli stereotipi del genere, senza che questo ce li faccia apparire scontati, anzi dotandoli di tutto quel bagaglio fatto di frasi lapidarie e atteggiamenti spavaldi, capace di renderli memorabili. 
Come detto il romanzo è breve, poco più di un centinaio di paginette, eppure lo spessore di cui l’autore riesce a dotare le sue creature è eccellente. Una dote non da poco questa e garanzia da sola di rendere piacevole la storia, anche se non fosse accompagnata, com'è da una trama piacevole e funzionale. L’azione, infatti, scorre rapida e non si ha quasi il tempo di rendersi conto che si è già, a malincuore, giunti alla fine.
Non manca nulla a questa novella, neppure il classico duello finale. Bello, nulla da ridire. Brutalità e scene crude non vengono certo risparmiate al lettore, ma Signori, questo è il caro e vecchio West, landa per antonomasia dove la legge del più forte è l’unica ad imperare. Si potrebbe aver da ridire sulle motivazioni che spingono il trio di cowboys a imbarcarsi in un avventura dal rischio palese, senza chissà quale contropartita, se non l’onore, ma alla fine che ci importa? Chi viveva in quel tempo, e in quel posto, non poteva certo avere tutte le rotelle al posto giusto, no?
Il prezzo del cartaceo si assesta sui 14,90 Euro (ebook a E 3,99) e lo troverei un po' eccessivo in reazione al "volume" del libretto, ma dobbiamo considerare il coraggio della (piccola) casa editrice di Alessandro Manzetti nel tradurre in italiano degli ottimi romanzi di genere che altrimenti i lettori monolingui non avrebbero avuto mai l'occasione di godersi.  Inoltre nel corso del testo ci sono diverse tavole di Giampaolo Frizzi.
Ad ogni modo, assolutamente da sostenere!

mercoledì 8 novembre 2017

News: Il SEU al Pisa Book Festival - dal 10 al 12 Novembre




Per il quarto anno di fila, l’Associazione Scrittori Emergenti Uniti prenderà parte al Pisa Book Festival, un’importante fiera dell’editoria indipendente che si tiene ogni anno nel Palazzo dei Congressi. Quest’anno si svolgerà il 10, 11 e 12 novembre, con apertura dalle 10:00 alle 20:00. Il S.E.U. sarà lieto di accogliere i lettori presso lo stand numero 223-224, portando romanzi di vario genere come fantasy, rosa, libri per bambini, fantascienza, narrativa.

Saranno presenti i libri dei seguenti autori: Franca Adelaide, Giovanni Alberganti, Libera Arienti, Giovanna Avignoni, Valentina Bellucci, Elisa Biffi, Manuela Chiarottino, Elide Ceragioli, Eva Dal Rey, Vincenza Davino, Alice De Checchi, Silvia De Meis, Cinzia Del Bigallo, Raffaele Della Corte, Daniel Di Benedetto, Moira Di Fabrizio, Teresa Di Gaetano, Elisabetta Fontani, Aurora Filippi, Ivan Folli, Alessia Francone, Angela Gagliano, Angelo Gavagnin, Fabio Girometta, Eufemia Griffo, Micol Giusti, Marco Lovisolo, Jessica Maccario, Eleonora Monti, Max Penna, Chiara Perina, Romina Principato, Ellinor Rainwater, Graziella Salterini, Francesco Salvini, Laura Santella, Elena Genero Santoro, Monica Schianchi, Mala Spina, Cristina Tata, Marta Tropeano, Franca Turco, Vilma Venturi, Gianluca Villano, Andrea Zanotti, Giorgio Zanzi.
Un triste saluto va a Elisabetta Fontani, associata del Seu che ci ha lasciato di recente, dopo una lunga malattia, di cui portiamo avanti la memoria con la sua storia per bambini acquistabile insieme agli altri libri allo stand.

Il programma della fiera è ricco di eventi, consultabili sul sito: http://www.pisabookfestival.com/
Il S.E.U ha in programma un evento per domenica 12 novembre alle ore 14:00 in sala azzurra con gli autori Cinzia Del Bigallo e Gianluca Villano, presentati da Alessio Del Debbio. È anche previsto un incontro “Book in Town”, al di fuori della fiera, per sabato 11 novembre alle ore 19:00 presso il cinema-caffè Lanteri con gli autori Cinzia Del Bigallo e Elisa Biffi.
Come sempre tante offerte e la possibilità d’incontrare alcuni autori dal vivo, non mancate!
Il S.E.U. è una giovane associazione nata come gruppo su Facebook nel giugno 2014 e successivamente ufficializzata nel 2015, composta da autori italiani emergenti che si sono uniti per collaborare, mettendo a disposizione le proprie esperienze e conoscenze e dividendo le spese per partecipare a fiere letterarie. 
Da allora è cresciuta molto, dando la possibilità agli autori di arrivare a importanti fiere come il Salone del libro di Torino, il Pisa Book Festival, il Modena Buk e molte altre. 
Per informazioni sull’Associazione e sugli autori che vi fanno parte è possibile consultare il sito: www.scrittoriemergentiuniti.com

lunedì 6 novembre 2017

Benvenuti a Lexington: A Better Human Being (Ciclo Di Lexington Vol 1) di JPK Dike [Rating 7]


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Titolo: Benvenuti a Lexington - A Better Human Being

Autore: JPK Dike

Genere: Fantascienza, Post-Apocalittico

Prezzo: Ebook € 1

Rating: 7

Sinossi: "Nella post-apocalisse, tranne sopravvivere, ci si annoia a morte."

In un mondo dove le società umane sono cadute, e la natura ha ripreso possesso di ogni landa disabitata, Kilo vive a Lexington. Piccola città disabitata della Virginia, situata ai piedi degli Appalachi. Il posto è isolato e raramente visitato da anima viva. L'arrivo in città di una ragazzina sperduta lo costringerà ad abbandonare la sua vita isolata e sicura, portandolo a rischiare tutto per il bene di un'altra persona. 


Recensione: Che c’è di meglio di un buon romanzo apocalittico per variare un po’ la routine quotidiana e spalancare le porte a una realtà messa peggio di quella nella quale ci troviamo a vivere tutti i giorni? Ottimo, “Benvenuti a Lexington” è proprio quello che ci serve per tornare ad apprezzare, almeno in parte, ciò che ci circonda, facendoci magari riflettere sull’opportunità di curare meglio l’ambiente e l’andamento della società contemporanea, prima che sia troppo tardi.
Il romanzo di  JPK Dike ci trasporta in un mondo post apocalittico, senza perdersi in lunghe spiegazioni sulle ragioni che ci hanno condotto in questo stato, nel quale la società è regredita alla barbarie pura. Il caos imperversa, fazioni di post-umani scorrazzano fra i ruderi contorti di città abbandonate, e nulla rimane delle istituzioni edificate con fatica nel corso dei secoli di civilizzazione umana. 
Capirete che ci troviamo nello scenario classico di questi romanzi, né più, né meno. Nulla di originale quindi, e purtroppo, almeno per chi non sia alla prima esperienza di lettura in tale tipologia di lavori. Questa è l’unica critica che mi sento di muovere all’autore, che in quanto indipendente, avrebbe a mio parere potuto osare di più, inoltrandosi in qualcosa si inesplorato e finalmente capace di donarci qualcosa di originale.
La prosa di JPK Dike è pulita e consona al tema trattato: niente perdite di tempo, niente lunghe e tediose descrizioni, nessun approfondimento fosse anche solo per i dettagli fisici dei personaggi, ma dritta e diretta a costruire un’azione rapida, sempre concitata e coinvolgente. L’autore scrive bene e non ci lascia certo languire nella noia. Gli invasati, esseri che hanno perso tutte le caratteristiche umane, se non nel loro mero aspetto esteriore, mi hanno ricordato con piacere le orde di bestioni con creste punk presenti in Ken il Guerriero, o i loro pari presenti in Mad Max. Al lettore non viene risparmiata una dose abbondante di situazioni splatter e horror, dosando il tutto sapientemente, evitando di far sfumare il realismo necessario a rendere credibile il tutto. 
I due protagonisti sono ben gestiti e non si fatica ad entrate in empatia con loro. Anche l’evoluzione del rapporto fra questi, nel corso della vicenda è ben fatta, credibile e piacevole da seguire, anche se risulta abbastanza prevedibile. 
Ci sono diversi spunti non approfonditi in questo romanzo, e demandati alle prossime puntate. Il romanzo infatti non è auto conclusivo, anche se la vicenda specifica trova il suo finale in questo episodio. Segnalo che il secondo volume di questa saga è già disponibile, e si intitola “Fuga da Lexington".
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L’ebook è ben curato, pochi refusi e qualità costante, senza fastidiosi scivoloni che vadano a rovinare l’atmosfera lugubre brillantemente ricreata.
Insomma che dire, il romanzo è adatto per tutti coloro che desiderano trovare ore di svago immergendosi in un’ambientazione ben curata, condita da vortici di emozioni ed adrenalina. Non vado oltre il 7 per quell’unica pecca che ho segnalato e che a mio avviso rimane un handicap notevole, nella speranza di poter alzare il voto con il seguito, sperando che i punti lasciati in sospeso da questo primo episodio spalanchino scenari innovativi e carichi di originalità. Sono certo che l’autore ne sia capace.  

domenica 29 ottobre 2017

Grifo di Elisa Emiliani [Rating 8]


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Titolo: Grifo - L'Eresia

Autore: Elisa Emiliani

Genere: Fantasy

Casa Editrice: Lettere Animate Editore

Prezzo: Cartaceo € 19,00, Ebook € 1,99

Rating: 8

Sinossi: Sono un po’ persi nella vita, né buoni né cattivi, aggrappati ai loro valori ma pronti a rivederli all’occorrenza. Non importa da che parte stiano, col Re, con l’eretico, con l’Ecclesia: si comporteranno male. Una guerra di religione s’intreccia alla lotta per la successione al trono del Grifo bianco e, chi più chi meno, tutti vengono chiamati a muovere eventi che non comprendono. In parte pedine e in parte giocatori, più spesso di quanto sarebbe lecito è necessario scrollarsi di dosso i dubbi e la morale.

Recensione: La terra di Grifo ricorda la Ecclesia è una vera e propria potenza politica, capace di mettere al bando parte della magia conosciuta. I delicati equilibri politici si rompono quando un esercito ribelle insorge per imporre una nuova religione, forte di quelle pratiche magiche che grazie ai Figli degli Dei sono state dimenticate. In parallelo il secondogenito del re trama per succedere al posto del fratello, mentre il massimo inquisitore cerca di accrescere la sua influenza nel Consiglio Celeste. Dentro questa ampia cornice seguiamo le disavventure di Crono, un novizio allergico alle regole, i cui passati studi eretici potrebbero essere la chiave per non soccombere alla minaccia di Ventonero.

Punti di Forza
Il mondo costruito dalla Emiliani cattura. Nonostante abbia una connotazione euro-medioevale, fin troppo abusata. Nonostante il connubio “poca magia-molta politica” ricordi molto Martin, che ormai vediamo in tutte le salse. Nonostante nessuno dei suoi elementi preso da singolo sia originale, il mondo di Grifo viene amalgamato così bene che riesce a balzare fuori dall’anonimato. Elisa Emiliani, infatti, piazza alcune dinamiche in grado di restituire la sensazione di una società viva e pulsante, profondamente vera. I Figli Degli Dei, seduti nel loro concilio a simulare un pantheon, la magia bipartita tra mentale ed elementale, una ammessa l’altra vietata perché considerata eretica, i Demoni come maghi pastori di spettri; sono pennellate magistrali, perfettamente inglobate nella trama, che personalmente ho adorato. Se a questo aggiungiamo una diffusa cura delle motivazioni, profonde e credibili, una coerenza nelle scelte, più un’etica umana in cui bene e male non sono mai prettamente distinti, otteniamo alcuni personaggi memorabili in grado di restare impressi nella memoria del lettore. Figure secondarie che prepotentemente salgono alle luci della ribalta, vampirizzando attenzione ed empatia. Ed ecco che le pagine vengono divorate, incollati da un clima epico, in cui il senso di tragedia imminente permea la narrazione. Nessuno è al sicuro, nessuno è invincibile, nessuno sarà per forza il vincitore. Questo perché la verità non appartiene ad alcuna fazione. Scordatevi il lato oscuro: Grifo potrebbe essere descritto come “Guerre Stellari” senza i Ribelli. Impero contro Impero, in una guerra evitabile in cui molte persone hanno molti interessi.
Il mondo di Grifo non è un mondo comodo, un mondo fatato, un mondo in cui vorresti vivere, ma una volta terminato il libro ho desiderato tornarci.

Note dolenti
A fronte di comprimari che calamitano l’attenzione (su tutti Ventonero), il protagonista Crono e la sua piccola compagnia di intimi risultano purtroppo scialbi. Mentre i personaggi di contorno si muovono attraverso scelte sofferte fortemente ponderate, Crono agisce con una leggerezza irritante che poco lega il lettore al destino del protagonista. Lo stesso si può dire per i suoi aiutanti. La maga elementalista, la donna soldato e la (sigh) bambina misteriosa, archetipi troppo stereotipati per non sfigurare a confronto con le figure tridimensionali che popolano le vicende parallele.
L’impressione è che la Emiliani abbia concentrato le sue attenzioni sui grandi eventi, dimenticando di strutturare con la stessa profondità la principale voce narrante. Succede così di non darsi pena per lo sprovveduto furfante, che potrebbe morire a pagina venti senza intaccare il buon umore del lettore. Per fortuna le vicende che non lo coinvolgono direttamente sono molte e ben articolate, diluendo così la principale pecca dell’opera.

A conti fatti
Ho divorato il libro, finendolo in meno di una settimana; al momento della chiusura ne volevo ancora. So che Elisa Emiliani ne sta scrivendo un seguito e devo ammetterlo: lo aspetto con ansia. 
Rating 8.


mercoledì 25 ottobre 2017

Disfida nr. 47: Le Cronache di Ràvanphis: L'isola nera di Alessandro Bugliazzini


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Titolo: L’isola nera
Serie: Le Cronache di Ràvanphis
Genere: Fantasy
Prezzo e formato: Gratis eBook€ 19,99 Cartaceo

Sinossi:
Il disegno di un grande inganno e il viaggio di molti ingannatori alla ricerca dell'arma più potente del loro mondo.
Il mondo di Ràvanphis è profondamente diviso dal mare e da insormontabili montagne.
Pharados, un uomo dai poteri quasi divini e mosso dal rancore più profondo, viene cacciato dal luogo in cui è nato fino ad arrivare ad una terra lontana, dove non può essere ostacolato e sulla quale costituisce il proprio impero. La crudeltà e il potere dei suoi discendenti si affievolisce con il passare dei secoli, fino al giorno in cui uno di questi, l'imperatore Tusna, inizia a comprendere quanto gli è stato segretamente tramandato e il desiderio di vendetta all'interno della propria essenza.
Un uomo coraggioso, Farthan, accompagnato da Kalatur, uno strano e misterioso criminale che lui considera come la propria nemesi, partiranno per volere di Tusna alla volta di Tyrnémos, le terre ad ovest dell'impero oltre un grande mare. Tanto lontane da essere sconosciute agli abitanti dell'impero e cariche di una magia che tutti credono inesistente.
Ma Tyrnémos si rivelerà il luogo peggiore nel quale potessero capitare; l'influenza degli antichi poteri di quelle terre, le maledizioni e un terribile esercito nero, si riveleranno tanto forti da rendere la sorte di ogni abitante o viaggiatore, una continua sfida contro la mortale natura di quei luoghi.

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
“L'isola nera” è il primo capitolo di una saga che proseguirà con almeno altri due titoli. 

È un fantasy atipico, che definisco scherzosamente Gun&Sorcery, ambientato in un mondo immaginario descritto con l'avanzare della storia e dove i due protagonisti, Farthan e Kalatur, daranno spazio anche ad altri personaggi tutt’altro che secondari. Ho voluto abbandonare l’idea del protagonista che non ‘sbaglia mai’, o che risolve il problema perché ‘il protagonista deve farlo’, allo stesso modo di una storia d’amore, che deve accontentare il lato più tenero di una storia. Ho cercato di dare spazio all’azione, alle paure, allo scontro che ogni personaggio aveva con sé stesso, alla descrizione dei loro motivi. Così, le vicende non si limitano alla sola linea principale della storia, ma assumono una visione più ampia in base a ciò che hanno vissuto in precedenza e in conflitto rispetto al presente e ad altri personaggi, che assieme alla magia ho cercato di rendere più vivi possibile.
Morte, sangue, tradimento, sussurri di nuove ed improbabili alleanze si diffondono tra le pagine e niente è quello che sembra.
Il fine ultimo è quello di regalare al lettore divertimento e la giusta dose si suspense in un testo che, nonostante la mole ho tentato di rendere scorrevole. E se non esiste un giusto o sbagliato in senso esclusivo nella vita non può esistere nemmeno tra le pagine di un libro; per questo non ho mostrato la presunzione di dare risposte nella mia storia, ho cercato nuove domande, la strada per nuove esperienze e colpire, colpire duro.

Big da sfidare: 


Il romanzo che ha ispirato molto e molti:


Mari stregati, di Tim Powers.


domenica 22 ottobre 2017

Guiscardi Senza Gloria di Mauro Longo [Rating 6,5]


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Titolo: Guiscardi senza gloria

Autore: Mauro Longo

Genere: Dark Fantasy

Casa Editrice: Acheron Books

Pagine: 260

Prezzo: Cartaceo € 12,00, Ebook € 4,50

Rating: 6,5

Sinossi: Venezia Nuova, Anno del Signore 1516, cento e settantunesimo dall'arrivo del Flagello dei Morti e dalla caduta dei Vecchi Regni: il cosiddetto Rinascimento Macabro. Qui vive l’ultima discendenza di Marco Polo, custode di un misterioso tesoro bramato da elementalisti e signori della guerra, pronti a tutto pur di impossessarsi delle sue favolose ricchezze. Ma la caccia all’eredità dei Polo è già cominciata! A contrastare le mire di Thomas Linche, condottiero del Sacro Impero di Francia, c’è solo un manipolo di rinnegati, furfanti e ciarlatani, veri e propri guiscardi senza gloria, che dovranno affrontare le innumerevoli insidie del loro mondo decaduto. Da Venezia Nuova alla Laguna Nera, dal Castello di Otranto alla Città Dolente di Napoli, la ricerca del segreto perduto di Marco Polo li porterà a misurarsi con spadaccini meccanici, automi vitruviani e abomini senza nome generati dal Flagello.


Recensione: “Guiscardi senza gloria” di Mauro Longo, edito da Acheron Books, è un romanzo dark fantasy, cupo e con abbondanti pennellate di horror puro. L’ambientazione nella quale è calata la vicenda è quella di Ultima Forsan, creazione di Longo stesso e di Giuseppe Rotondo per il gioco di ruolo Savage World, almeno questo quanto ho appreso con i miei potenti mezzi (?!) nel mare caotico di internet. Anche se non foste appassionati di giochi di ruolo e similari, vi consiglio vivamente di visitare i loro siti perché pieni zeppi di immagini fantasy, ma anche weird western, mozzafiato. Dico subito che proprio tale ambientazione mi pare l’aspetto migliore del romanzo. Ad ogni modo il libro è autoconclusivo e non serve conoscere il gioco in questione per poterlo leggere. 
Longo scrive bene e l’ambientazione è molto buona quindi, ciò che invece mi ha convinto un po’ meno è la gestione della storia. Di per sé abbastanza semplice, e non particolarmente originale, mi ha dato una strana sensazione soprattutto nella gestione del suo sviluppo. Ad una prima parte, molto dettagliata, sin quasi a risultare lenta, nella presentazione del manipolo di papisti, segue, da circa il secondo terzo del volume, un’accelerazione che appare innaturale. Pare quasi che l’autore si sia trovato a dover riassumere le vicende narrate per questioni che esulano dalla naturale evoluzione della storia, imponendosi un ritmo divergente nella gestione del romanzo nella sua totalità. 
La scelta di dedicare così ampio spazio all’iniziale descrizione della combriccola capeggiata dal Martello di Dio e alla mancata cattura di Darko Polo, mi pare bizzarra a lettura ultimata, visto che poi le vicende “succulente” vengono espletate in modo alquanto sbrigativo, con alcuni personaggi che spariscono per lunghi tratti. Inoltre anche la gestione dell’evoluzione di alcuni protagonisti mi è parsa piuttosto sbrigativa, soprattutto negli aspetti caratteriali degli stessi. Non posso entrare nello specifico per non cadere in spoiler che vi rovinerebbero la lettura, ma devo dire che alcune reazioni, o mancate reazioni, ad eventi drammatici, mi sono parse piuttosto innaturali. Insomma, qualche dubbio mi è rimasto. D’altro canto alcune trovate ed alcuni personaggi mi sono piaciuti parecchio. Indimenticabile la vivisettrice Mosaico, che da sola vale il prezzo di copertina. Inoltre la prosa dell’autore è gradevole e capace di catturare, trasportandoci in questa ricca ambientazione, passando nelle nostre belle città d’arte, devastate dal mordo che ha portato i Morti a girovagare indisturbati in alcuni quartieri.
Il giudizio quindi sul romanzo non può essere lineare, ma dipenderà molto dall’approccio del singolo lettore e dalle sue aspettative. 
Nel romanzo ci sono contaminazioni steampunk che ho trovato molto gradevoli e giuste spose degli scenari gotici ricreati. Ecco, forse quello che mi ha maggiormente deluso è il sentore che le scenografie imbastite avrebbero meritato una storia più profonda e soddisfacente, con una gestione più accorta dei personaggi e delle loro “reazioni” agli eventi. Ad ogni modo la lettura garantisce indubbiamente piacevoli ore di evasione, basta non soffermarsi troppo a riflettere su possibili cavilli, cosa che io francamente non riesco più a fare. Purtroppo.
La cura del “prodotto libro” invece è quella tipica dei lavori Acheron Books, pochi refusi, ottimo editing e una nota di merito alla splendida cover realizzata da Diramazioni/Vocisconnesse. Ogni loro lavoro esercita su di me un fascino potente. Dovendo attribuire un voto, come da prassi di scrittorindipendenti, non posso andare oltre ad un 6.5, sperando che l’autore torni a far vivere l’affascinante mondo generato, magari con una maggiore attenzione alla realizzazione di una trama più appagante.

mercoledì 18 ottobre 2017

Approfondimento: Cosa fare quando il tuo editore è inadempiente?


E’ inutile negarlo, si tratta di un bel problema, che in molti si trovano a dover affrontare. Magari dopo lunga ricerca, dopo aver inviato tinnellate di manoscritti in giro per mezza Italia, dopo aver inseguito il sogno di diventare "scrittori veri", firmando un vero contratto di pubblicazione, ci si ritrova a veder mutare il nostro sogno in vero e proprio incubo.
Badate, non sto parlando di editoria a pagamento. Molte sono le battaglie intraprese contro questa genia di imprenditori, quindi non occorre neppure esprimere il nostro parere a riguardo, ma di quelli che si spacciano per case editrici serie, dimostrandosi a posteriori tutt'altro. Trovo queste realtà ancor più subdole. Perlomeno gli editori a pagamento hanno la faccia tosta di mostrare apertamente il loro "lato oscuro", ben peggiore invece trovo essere l'ipocrisia di chi sostiene di essere una casa editrice seria, salvo poi non svolgere alcuna attività che dovrebbe caratterizzare una tale realtà, limitandosi a sfruttare le eventuali iniziative dell'autore stesso.  Niente editing, nessuna promozione, nessuna distribuzione fisica, insomma, nulla di nulla. 
Oggi il nostro Emanuele Rizzardi, autore di "L'Ultimo Paleologo", ci racconta la sua esperienza diretta per svincolarsi dalle grinfie dell'ennesimo editore poco serio. Ecco il suo intervento, che siamo sicuri possa giovare a molti altri autori esordienti caduti nella trappola di qualche imprenditore che si diletta a speculare sulla passione ed i sogni di molti di noi. 
Buon ascolto!



sabato 14 ottobre 2017

La contrada dei tagliatori di pietra di Flavia Guzzo [Rating 8]


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Titolo: 
La contrada dei tagliatori di pietra


Autore: Flavia Guzzo

Genere: Romanzo storico, letteratura di montagna

Prezzo: Ebook Euro 5,99, Cartaceo 14,25

Rating: 8

Sinossi: Enego, l'Altopiano di Asiago, le donne, la guerra: un romanzo sulla vita nell'Altopiano di Asiago a inizio '900, sulla Grande Guerra, sull'esodo totale dell'Altopiano di Asiago avvenuto fra il 1916 ed il 1917.  
1901: Teresa, della Contrada dei Tagliatori di pietra, Altopiano d’Asiago, ha una madre vedova, donna passionale, che a sessant’anni suonati morirà fra le braccia di uno sconosciuto venuto da chissà dove, ha una sorella, Antonia, bigotta intransigente ed ipocrita, che, pur se vergine ed inesperta, non esiterà a forzare il suo facoltoso ma pio fidanzato ad un rapporto sessuale per guadagnarsi il desiderato matrimonio, e ha un amore, Meni, per il quale manderà a monte il suo matrimonio a pochi giorni dalle nozze.
Corteggiata dal capitano Osvaldo, giovane di buona famiglia attratto dal nascente movimento futurista e dalla bellezza un po’ brusca di Teresa, consigliata dalla vecchia Perpetua Italia, che deve il nome ad un padre attivista nei moti anti-austriaci del ‘48, l’infedele ed eccessiva Teresa trascorre una vita tranquilla, o quasi, in compagnia del marito Meni, dei suoi figli, dei tanti parenti e conoscenti della contrada. Si occupa delle sue vacche, del suo orto e, di quando in quando, di contrabbando di tabacco.
Fino a che il giovane Gavrilo, a Sarajevo uccide con pochi precisi colpi di pistola l’arciduchessa Sofia e l’erede al trono di Austria-Ungheria, scatenando la Grande Guerra.
Una guerra dura durante la quale nulla sarà risparmiato a Teresa e ai suoi figli: battaglie cruente alle porte di casa e lunghi ed ansiosi periodi di stasi; poi, dopo l’irruzione dei soldati d’Austria-Ungheria a Caporetto, la lunga fuga forzata che li porterà, profughi e senza nulla, fino a Campobasso; infine, l’incontro con la peste del secolo, la terribile febbre Spagnola. Li accompagneranno nei duri anni di guerra e dell’esilio, buoni amici e nemici insidiosi: fra i tanti, Suor Matilda, che si cura dei soldati feriti con energica competenza ed un linguaggio non proprio consono alle sue vesti di religiosa; Edoardo, nella vita civile attore di teatro che, ferito in guerra, perderà un piede ma non il suo senso dell’umorismo; la graziosa Emma, maestra dei figli di Teresa che, a detta di tutti, ragiona meglio di un Generale con gradi e stellette; il cavalleresco Maggiore Donelli, che perdonerà a Teresa un’uscita poco felice; lo squallido tesoriere, che proporrà a Teresa profuga un ora di sesso in cambio del sospirato sussidio. Fino alla fine, il 4 novembre del 1918, in cui niente sarà più come prima.

Recensione: 
Mi sono approcciato a questo romanzo con un po’ di perplessità, ad esser sincero, in quanto temevo l’argomento non fosse propriamente nelle mie corde. Diciamo che quando non mi balocco con scritti di antropologia delle religioni e di dottrine ermetiche, prediligo affrontare testi assolutamente di puro svago, con buone dosi d’azione e capaci di ricostruire mondi “altri” ben distanti dalla realtà che ci circonda. Devo ammettere invece che “La Contrada dei tagliatori di pietre” mi ha subito convinto a proseguire nella lettura. In questo gran parte del merito va attribuito alla prosa eccellente dell’autrice. Quando ci si imbatte nel talento, quello vero, non ci vogliono poi molte pagine per accorgersene, e in questo caso credo proprio di non sbagliare. Fatta questa premessa, passiamo alla recensione vera e propria.
Ho parlato del mio amore per i mondi “altri”, ebbene, a ben vedere, quello che ci narra la Guzzo, pur essendo distante solo un secolo dal nostro viver quotidiano, appare come lontano anni luce. Il progresso ha fatto passi da gigante, facendoci presto dimenticare quella che era la vita quotidiana degli inizi del XX secolo e che, visto che oramai non sono più un giovincello, era a tutti gli effetti la vita dei miei nonni. Purtroppo non ho mai avuto modo di dilungarmi a parlarne con loro, quindi devo dire che il testo mi ha permesso di rimediare, almeno dal punto di vista prettamente formativo a questa lacuna. Cosa volete che vi dica, a conti fatti, la vita contadina di allora mi appare, seppur piena di difficoltà, decisamente più ricca di quella che ci troviamo a sperimentare oggigiorno. Il romanzo ha la capacità di trasmettere in modo del tutto naturale l’amore per le cose semplici, per quella vita di paese e di montagna capace di rendere le comunità più unite e la vita più in sintonia con i ritmi della natura. La realtà descritta cozza in modo dirompente con quella attuale sotto tutti i punti di vista, portandoci, o perlomeno portandomi, a riflette su quali siano i reali benefici apportati dai cento anni di presunto progresso, che hanno portato gran parte delle persone a vivere mangiando surgelati e scatolette, in città sovraffollate e inquinate, con i bambini costretti a giocare soli, chiusi in casa, magari fronte monitor o fronte cellulare. Ok, devo costringermi a non andare oltre, d’altro canto questa è benzina gettata sul fuoco delle miei idee antimoderniste, quindi torniamo al romanzo prima che questa recensione prenda una brutta piega.
Abbiamo detto dell’abilità dell’autrice nel ricostruire in modo piacevole l’epoca trattata, ma nel romanzo non c’è solo questo. La storia, dopo la prima parte dedicata alla “ricostruzione” storica e famigliare della protagonista e parenti, viene drammaticamente sconvolta dai colpi di cannone degli austrungarici e dallo scoppio della grande guerra. L’impatto di questa svolta epocale è amplificato dalla collocazione spaziale nella quale è ambientata la vicenda: l’altopiano di Asiago e i suoi comuni. Veniamo quindi catapultati in prima linea e ci troviamo a rivivere i momenti drammatici che hanno vissuto quelle genti in modo molto coinvolgente. Non era certo l’epoca di internet e dell’informazione in real-time e l’autrice è capace di trasporre in modo encomiabile l’incertezza del caso, ribaltandola nel vissuto quotidiano dei protagonisti. Ben fatto, nulla da dire!
Tutta la storia ruota sul personaggio principale di Teresa, donna a dir poco affascinante, non solo per le sue “doti” fisiche, ma soprattutto per il suo temperamento. Inutile sottolineare la ricostruzione magistrale del personaggio, che nell’arco del racconto viene sviscerato in modo perfetto. Impossibile non appassionarsi alle traversie che occorreranno alla donna ed ai suoi cari nel corso degli anni, rendendo il romanzo avvincente e istruttivo nella sua ricostruzione storicamente accurata. Un’occasione per conoscere in modo quanto mai concreto e avvincente la storia del nostro paese. Insomma, un romanzo da leggere con piacere e da consigliare anche a chi è in cerca, oltre che di rivivere le nostre comuni origini, di un lavoro scritto veramente bene. Rating 8 

martedì 10 ottobre 2017

Halo. Flood di William C. Dietz


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Sinossi: 
Dopo essere sfuggito per un soffio alla distruzione di Reach, l'equipaggio della nave è costretto a saltare nell'iperspazio nella speranza di evitare lo scontro con la vasta alleanza aliena decisa a spazzare via l'umanità. Ma il salto li porta di fronte ad un remoto angolo dell'universo dove si trova uno spettacolare mondo a forma di anello... L'ultima speranza di sopravvivenza dell'umanità è atterrare sulla sua superficie e portare sulla terraferma lo scontro con i Covenant. Presto si scoprirà, però, che questo enigmatico anello è molto più di ciò che sembra. Costruito centomila anni prima dalla civiltà dei Precursori, questo "Halo" è adorato dai Covenant come un artefatto sacro. Non si fermeranno davanti a nulla, pur di poterlo controllare. In mezzo a un feroce scontro a terra, Master Chief e Cortana esplorano le profondità dell'Halo e scoprono un segreto oscuro: questo enigmatico mondo ad anello è anche la più pericolosa arma dell'universo. Il suo scopo? La distruzione di tutta la vita senziente. I Precursori avevano costruito l'Halo per fermare il più temibile nemico dell'universo, una forza virtualmente incontenibile, e adesso risvegliata, nota come Flood.

Recensione: 
Dopo aver recensito con entusiasmo il primo volume della serie, “Halo - la caduta di Reach” di Eric Nylund, mi trovo un po’ spiazzato nel dover ammettere che questo seguito non si sia rivelato all’altezza del predecessore.
“Halo – Flood” di William C. Dietz mi ha lasciato con l’amaro in bocca in quanto i presupposti lasciati in eredità dal primo volumi erano dei migliori e credo si sarebbe potuto fare molto meglio. L’autore come avrete notato è cambiato, e già questa mi pare una cosa piuttosto bizzarra. Purtroppo nel cambio credo che la Saga di Halo ci abbia perso. Lo stile di Dietz (forse anche la traduzione non ha aiutato?) mi pare piuttosto piatto, la narrazione punta molto sull’aspetto della mera azione militare, che alla lunga si fa piuttosto noiosa e ripetitiva. Spulciando fra i volumi che compongono questa epopea mi rendo conto che dal terzo, l’autore sia tornato Nylund, quindi forse la mia impressione è stata condivisa anche da altri, a ben vedere. Ad ogni modo, tornando a concentrarci su “Flood”, possiamo dire che ha il merito di presentarci l’Halo, la costruzione artificiale di proporzioni planetarie che dà i natali a tutta la saga, anche se lo fa con descrizioni altalenanti: a tratti confusionarie, sono di qualità alterna. Alcune ben fatte, altre rendono difficile al lettore immaginare come diavolo sia fatta quella che i Covenant ritengono un’arma capace di eliminare la razza umana... ma non solo.
Insomma l’Halo è l’unica fonte di sorpresa a tutti gli effetti, visto che la società Covenant, almeno quella strettamente militare, ci viene svelata dal romanzo e risulta perdere gran parte del suo fascino, mostrando una similarità alla razza umana che definirei fastidiosa. Non solo la componente sociologica, con strutture gerarchiche e linee di comando che ben poco si distaccano da quelle di qualsiasi esercito umano, ma fino a livello di sentimenti dei singoli. Che gli alieni siano mossi da paura o desiderio di vendetta, si tratta di comportamenti identici a quelli degli uomini… insomma, l’autore poteva sicuramente impegnarsi di più per dare origine a qualcosa di originale. Forse era troppo impegnato con la gestione dei Flood, ma anche questi per la maggior parte sanno di già visto. Ad ogni modo costituiscono almeno un aspetto capace di dare un minimo di slancio ad un romanzo che rimane purtroppo una lunghissima sequela di scontro a fuoco, che anche se ben descritti, alla lunga vengono a noia risultando ripetitivi, vanificando quanto di buono imbastito nel primo romanzo. La pedanteria con la quale l’autore si sofferma a ripeterci che il protagonista si sofferma a raccogliere l’ennesimo caricatore di proiettili della tal arma dal cadavere di turno è disarmante. Anche la gestione di Master Chief, l’ultimo degli Spartan rimasti in vita, si fa meno brillante ed equilibrata. Ora lo Spartan si muove e combatte alla stregua di una divinità inarrestabile. Personalmente la cosa mi ha dato non poca noia, arrivando a farmelo percepire alla stregua di un bullo capace di annientare schiere di “poveri” Covenant indifesi. Insomma si rasenta il grottesco. Un vero peccato!
Il ricordo dei memorabili scontri fra le flotte dei contendenti presenti ne “La caduta di Reach” rende il confronto totalmente disarmante, lasciandomi con il dubbio amletico se continuare o meno la lettura di questa Saga.