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venerdì 21 aprile 2017

Corpora: Una storia d'amore e di guerra di Marina Brotto [Rating 8]


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Titolo: 
 
Corpora: Una storia d'amore e di guerra


Autore:  Marina Brotto

Genere: Fantascienza

Prezzo: Euro 0,99 (cartaceo 16,00 Euro)

Rating: 8

Sinossi: La misteriosa scomparsa di un aereo da turismo tra gli atolli tropicali.
Un solo superstite colpito da amnesia.
Anna comprende perfettamente che non sono le giuste premesse per una relazione, ma si ritrova coinvolta suo malgrado nell’incubo quotidiano di Gabriel.
Tutta la vita del giovane infatti rischia di trasformarsi in un’allucinazione a occhi aperti, mentre la memoria gli restituisce i brandelli sparsi del suo recente passato.
Comincia così un thriller fantascientifico, con ampie concessioni alla psicologia, che unisce all’intreccio improvvise aperture sul mistero della psiche e dei sentimenti umani.


Recensione: Un altro testo prodotto da una nostra collaboratrice, un altro successo, e la cosa non può che renderci orgogliosi. 
"Corpora, una storia d’amore e di guerra" di Marina Brotto è un bel romanzo, capace di unire diversi generi e originare un ibrido ben riuscito, curato nei dettagli e avvincente dalla prima all'ultima pagina.
La gestione delle linee narrative mi ha lasciato inizialmente un po’ spiazzato, in quanto a quella dedicata agli eventi “extra-terrestri” viene dato poco spazio, nel quale vengono in compenso introdotte una moltitudine di informazioni su questi mondi "altri" che affascinano e al contempo spaventano il lettore. 
Come avrò modo di dirvi nel seguito di questa recensione, a lettura ultimata, posso sicuramente asserire che si sia trattato di una scelta voluta dall’autrice, data la sua preparazione, per alimentare la curiosità del lettore. Con me sicuramente ha fatto centro.
Infatti il testo prende inizialmente le sembianze di un romanzo sentimentale, introspettivo quasi, concentrato com’è sui sentimenti e sul vissuto della giovane e delicata protagonista. Per un barbaro irsuto e setoloso come il sottoscritto, posso ammettere che ho sudato freddo per alcuni capitoli, perché, seppur la prosa dell’autrice sia da subito convincente, ho temuto di trovarmi innanzi ad uno scritto non proprio affine ai miei gusti rozzi e sanguinari. Poco incline come sono agli approfondimenti sentimentali e psicologici che vedevo dispiegarsi pagina dopo pagina, con grande maestria peraltro, temevo che il titolo del romanzo mi avesse fuorviato: dove stava la guerra?! Tuttavia i pochi stralci dedicati dalla Brotto a farci intravvedere le line parallele di sviluppo della storia, sono stati sufficienti a farmi proseguire di buona lena, e devo dire che non me ne sono pentito affatto!
Ciò che mi ha colpito è la preparazione dell’autrice in ambito sci-fi, soprattutto contrapposto alla delicatezza e sensibilità mostrata nella parte più sentimentale del racconto. Che dire, questa dote è ciò che amo nelle scrittrici, solo in quelle brave intendiamoci, ossia la capacità di coniugare il lato più strettamente femminile ad ambiti diametralmente opposti come possono essere le descrizioni di feroci battaglie spaziali, descritte con maestria e dovizia di particolari degni del più scafato capitano di fregata interstellare.
La Brotto non si limita ad avere una preparazione di prim’ordine e ad essere munita di una prosa impeccabile e sempre pronta a stupirci, ma orchestra una vicenda dal fascino indiscutibile e tutt’altro che banale. 
Il mondo fantascientifico ricreato, con la sua guerra totale contro le macchine, riesce a trovare elementi di originalità proprio nella caratterizzazione della razza umana, vista (almeno inizialmente) alla stregua di bestiame, fragile fisicamente e poco più che senziente. Ovviamente non posso scendere troppo nel dettaglio per non rovinarvi le sorprese, ma di certo posso garantirvi che non vi annoierete. Le congiure di palazzo, la sete di potere e l’arroganza delle razze aliene “superiori” non si discosteranno certo da quelli che sono i vizi nostrani, ma di certo arricchiranno quello che per noi lettori conta: la profondità e la credibilità di una storia capace di tenerci incollati alle pagine.
Prodotto realizzato con tutti i crismi della professionalità, editing curato, impaginazione impeccabile, bella cover e prezzo simbolico. Voto 8 quindi e un consiglio spassionato di dare fiducia a questa autrice nostrana, sperando che sforni al più presto qualche altro ottimo romanzo!

lunedì 17 aprile 2017

Sezione NKZ-68 di Matteo Marchisio [Rating 7,5]


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Titolo: 
Sezione NKZ-68


Autore:  Matteo Marchisio

Genere: Horror

Prezzo: Euro 3,99

Rating: 7,5

Sinossi: ROMANZO (112 pagine) - HORROR - Potrebbe essere solo una leggenda. All'apice della guerra fredda nel continente nero, gli avamposti più remoti sul confine tra Rodesia e Mozambico subirono l'assalto di creature più simili ad animali feroci che esseri umani. Il governo di Salsbury rispose con un'unità di specialisti per risalire all'origine delle efferatezze. Questo commando fu affidato al meno deciso e coinvolto giovane uomo su cui lo stato rodesiano potesse contare, Rieke Hatefield.

Rieke Hatefield vive una vita distaccata nella sua villa nella foresta rodesiana sul finire degli anni '70, giocando al proprietario terriero. Ma quando gli avamposti più remoti sul confine tra Rodesia e Mozambico vengono travolti da un livello di violenza ancora sconosciuto, Rieke viene scelto per accompagnare una squadra di investigazione. Nella savana troverà qualcosa di mai visto. Un nemico affamato, furente e instancabile farà sentire Rieke e i compagni di avventura braccati in ogni momento. All'apice della guerra fredda nel continente nero, un piccolo gruppo di rodesiani dovrà sventare la minaccia più letale al loro paese, lottando contro gli aborti più aggressivi della guerra chimica russa, traditori sotto copertura e la forza della natura africana. 

Matteo Marchisio nasce ad Alba nel 1990. Dopo il Liceo Scientifico, si iscrive alla facoltà di Filosofia di Torino e concluso il percorso di laurea si sposta per qualche tempo all'università di San Diego. Appassionato di letteratura a tutto campo, non rinuncia a varie incursioni nel mondo del gaming e della tecnologia, cimentandosi in lunghe partite a "softair" la domenica mattina. Sportivo più praticante che appassionato, non rientra esattamente nel cliché tipico del letterato. Nonostante la fantascienza sia il suo genere letterario di riferimento, la letteratura d'azione e thriller rappresentano una fetta consistente delle sue letture.


Recensione: 
Torniamo ad occuparci di un autore che a me piace parecchio, inutile negarlo, e che abbiamo avuto modo di recensire diverse volte seguendo l’evoluzione della sua saga ARCA (Armature Robotizzate per Combattimento Aggressivo). 
Oggi però il testo che analizzeremo non appartiene all’epopea fantascientifica summenzionata, ma è un romanzo breve ambientato nella Rodesia degli anni 70/80 del XX secolo. Che dire, Marchisio conferma le sue doti anche in questo caso, mostrando una preparazione poliedrica e una passione verace per la storia. In questo caso il tocco di classe consiste nell’aggiunta di un pizzico di mistero e “soprannaturale” del tutto credibile (parliamo di esperimenti sovietici volti a potenziare i soldati), calandoli in un contesto caotico come poteva essere quello degli scontri nell’Africa post coloniale di quegli anni.

Pur nella brevità dell’opera (che consta di un centinaio di pagine), i personaggi riescono a risultare sin da subito credibili e ben delineati. Il lettore si troverà a simpatizzare con il protagonista, o perlomeno questo è quanto capitato al sottoscritto. D’altronde questa è una dote dell'autore che ci ha abituato a sfornare storie solide, ma esposte con una semplicità di linguaggio che le rendono assolutamente appetibili e divertenti, nel senso di esser capaci di soddisfare appieno l’esigenza di evasione da parte del lettore. 
Altra caratteristica saliente degli scritti di questo autore è il ritmo. Marchisio ha la dote innata di riuscire a mantenerlo sempre su altissimi livelli, rendendo faticosissimo per il lettore, se non impossibile, staccarsi dalla lettura. Non ci sono “giri a vuoto” o “pagine riempitive” nei suoi scritti e questo, per un autore di genere, è un pregio non indifferente. In "Sezione NKZ-68" inoltre riesce a gestire in modo egregio anche il tocco horror proposto nella vicenda, senza scadere nello splatter ma mantenendo una certa “eleganza nella mattanza”.
Insomma, inutile girarci attorno, l’autore è in gamba e, data la sua giovane età, rappresenta un cavallo di razza sul quale puntare senza remore. Devo dire che in questo testo, edito da Delos Digital, la cura all’editing è leggermente maggiore rispetto ai testi autoprodotti dal Marchisio, per i quali abbiamo più volte sottolineato la carenza in questa fase… d’altro canto, essendo supportato in questo romanzo brave da una casa editrice, ci si sarebbe attesi una cura anche maggiore, visto che qualche errorino salta fuori lo stesso. Refusi ce ne sono, ma la prosa piacevole riesce a farli passare in secondo piano.
Voto 7,5 che nel mio caso è il massimo che attribuisco alla categoria dei racconti. Ad ogni modo, consigliatissimo!

venerdì 14 aprile 2017

Disfida nr. 36: Agata. Come un funerale ti salva la vita di Lara Zavatteri


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Titolo: Agata. Come un funerale ti salva la vita


Formato: cartaceo

Genere: narrativa

Prezzo: 10 euro

Sinossi: 
 Agata è una donna rimasta sola che da anni ha deciso di vivere come un'eremita, fino a quando trova sotto la porta un volantino di una casa di riposo. Spaventata all'idea che qualche vicino la voglia rinchiudere a forza, decide di rientrare in società, in una maniera tutta originale, ovvero partecipando ai funerali. 
Nel corso di un anno partecipa così a funerali strambi di gente strana-come un fotografo cieco, un prete fuggito con la perpetua sordomuta, un uomo vanitoso che tutti credono morto a causa del bitorzolo sul suo naso-cercando di evitare la casa di riposo. Si scoprirà alla fine se riesce nel suo intento, ma anche come cambia la vita delle persone accanto a lei.

Note: 
Il libro è tutto giocato sull'umorismo, con l'intento di regalare al lettore momenti per ridere e sorridere sia della protagonista sia degli altri personaggi (vivi e defunti). 
Al libro è collegato il blog tutto dedicato al sorriso Un sorriso con Agatadove oltre ad anticipazioni si trovano sempre post divertenti, ironici e positivi dove virtualmente è Agata a scrivere, come se fosse uscita dalle pagine del libro. 


Big da sfidare: Per come ha influito sulla mia passione per la lettura e la scrittura, fin da quando ero bambina, direi




Louisa May Alcott, la scrittrice di “Piccole Donne”. 




domenica 9 aprile 2017

Non possiamo morire di Daniele Conventi [Rating 7,5]


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Titolo: Non possiamo morire


Autore:  Daniele Conventi

Genere: Fantascienza - post apocalittico

Prezzo: Euro 1,99

Rating: 7,5

Sinossi: Il mondo come noi lo conosciamo non esiste più. Lande desolate e vuote, prive di ogni forma di vita, hanno preso il posto di tutto. Dell'operato degli uomini, delle loro costruzioni, della loro civiltà, non è rimasto nulla. Nulla se non gli uomini stessi.Gli umani vagano, affamati e primitivi, in un deserto senza fine, condannati a vivere per sempre, a soffrire per sempre, immortali.
Angelo, l'ultimo uomo a ricordare come fosse il mondo secoli prima, vaga in questa realtà accompagnato da una giovane ragazza, Giulia, alla ricerca di un posto da poter definire casa.

Recensione: Oggi presentiamo il romanzo “Non possiamo morire” di Daniele Conventi, uno dei membri del nostro staff. Inutile dire che in questi casi l’emozione nella lettura è sempre grande. Annuncio sin da ora che, anche in questo caso, così come nella sua raccolta horror “Allucinazioni”, Conventi riesce a dar origine a un ottimo scritto, rendendomi orgoglioso di collaborare con lui a questo blog. Entriamo quindi nel dettaglio.
Cosa caratterizza e rende unico questo testo? Beh, senza dubbio l’originalità. Il romanzo presenta l’ennesima apocalisse per la razza umana, ma lo fa in modo del tutto innovativo, rompendo decisamente tutti gli schemi del genere. I “sopravvissuti”, infatti, sono nel testo dell’autore niente meno che degli immortali. E qui viene il bello, perché a discapito di quello che si possa pensare, questa immortalità è tutt’altro che desiderabile e origina scenari a dir poco lugubri.
Questo è un altro aspetto che mi ha profondamente colpito: la caratterizzazione del mondo generato, un mondo che funziona diametralmente all’opposto rispetto a quanto siamo abituati, ma i meccanismi del quale sono del tutto credibili e razionali, frutto di una ricostruzione molto ben pensata e meglio ancora realizzata.
Conventi corre un bel rischio dedicando una bella fetta del libro a ricreare lo scenario desiderato, ma è capace di mantenere un giusto equilibrio, riuscendo a raggiungere il (difficile) obbiettivo di dar vita a una ambiente ostile, tetro, lugubre senza finire con l’annoiare il lettore, ampliando invece l’effetto “ansiogeno”. 
Ci troveremo così a rivivere gli albori dell’umanità con tutti i suoi patemi, quando non solo il concetto di società civile era ben lungi dall’essere solo pensabile, ma mancavano i rudimenti stessi delle arti e della tecnica. Una seconda preistoria incattivita dall’assenza totale di prede e altre possibilità di sostentamento, visto che come assunto base abbiamo un uomo immortale al vertice di una piramide alimentare nella quel tutte le restanti specie del mondo animale, così come di quello vegetale, hanno trovato da secoli la loro pace eterna.
L’assoluta disperazione che affligge la condizione di questi immortali, costretti a vivere in un ambiente oramai ridotto ad uno sterile deserto privo di altre forme di vita, ricorda pericolosamente la dannazione eterna delle anime, piuttosto che una condizione che la scienza moderna persegue con ogni mezzo e che caratterizza i sogni di gran parte dei megalomani moderni che nutrono verso la vita eterna una venerazione dissennata.
Le descrizioni sfornate si fanno crude, ossessive quasi, perfette per le circostanze e l’autore, raggiunta la meta, creato questo ambiente ansiogeno e privo di sbocchi, cala all’improvviso la speranza, la luce, e con essa il ritmo cresce, orchestrando una seconda parte del romanzo incentrata sulla visione di una possibilità di salvezza capace di ridare slancio ai personaggi e alla vicenda. Ovviamente non posso svelarvi nei dettagli il proseguo del tutto, ma di certo le sorprese non mancheranno. Le trovate illuminanti e l’approfondimento di temi che sproneranno inevitabilmente il lettore alla riflessione, aumentano lo spessore di un’opera d’intrattenimento assolutamente da far propria. Il prezzo inoltre è a dir poco ottimo rispetto alla qualità del racconto.
Conventi scrive bene, la sua prosa si adatta alla perfezione alle circostanze, passando con agilità fra le tematiche diverse e il linguaggio adottato è sempre pertinente e soddisfacente.
Non posso dare un bel 8, che è il massimo voto che attribuisco nelle recensioni, per un semplice motivo: la presenza di diversi refusi e errori di battitura e la gestione sbarazzina in un paio di frangenti della consecutio temporum.  Sono peccati veniali all’interno di un’opera pregevole, originale come poche e capace di scatenare emozioni vere nel lettore. Con questi elementi non vedo una sola ragione per la quale non dovreste sperimentare qualcosa di effettivamente diverso alla solita apocalisse zombie, tanto più che le parti nelle quali fanno capolino le scene prettamente horror sono a propria volta gestite in modo magistrale e non potranno non farvi correre qualche brivido lungo la schiena.
Voto 7,5, consigliatissimo!

lunedì 3 aprile 2017

Arma Infero II: I Cieli di Muareb di Fabio Carta [Rating 6]


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Titolo: Arma Infero II: I Cieli di Muareb


Autore:  Fabio Carta

Genere: Fantascienza

Prezzo: Euro 1,99

Rating: 6

Sinossi: Lakon e Karan sono divisi. Karan, con l’amata Luthien, si trova a sud nell’esotica e rigogliosa Gargan mentre Il Mastro di Forgia prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie, sullo sfondo di una guerra civile dove la furia cieca dell’uomo scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro questa barbarie la cavalleria coloniale è costretta ad evolversi, crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore. Tra intrighi e lotte interne, solo grazie a Lakon e alla sua arcana sapienza la Falange potrà trovare la forza di levarsi sopra le bassezze e i tradimenti del nemico. Su in alto, fino a solcare i cieli di Muareb.

Recensione: Infine mi sono deciso ad affrontare il secondo tomo della Saga sci-fi i Fabio Carta, intitolato "I Cieli di Muareb". Vi consiglio una rapida lettura alla recensione del primo volume di Arma Infero, per comprendere sin da subito quello cui andremo incontro. Anche in questo caso il volume è corposo, quasi 800 pagine e ricalca sostanzialmente quanto detto in merito al primo episodio. 
Carta sa il fatto suo, e dal suo scritto traspare una cultura trasversale capace di esplicitarsi tanto nella vastità del linguaggio, quanto delle tematiche affrontate e trattate anche solo per mezzo del dialogo diretto fra i personaggi. Mi viene da pensare alle notizie sentite in questi giorni al Tg, che riportano le lamentele di un migliaio di docenti universitari in merito all'impreparazione dei loro studenti, rei di non saper scrivere e di leggere pochissimo. Beh, il testo di Carta potrebbe proprio fare al caso loro; per ampliare a dismisura il proprio vocabolario non c'è di meglio.
Torniamo a noi. Abbiamo detto quindi del linguaggio e della prosa assolutamente inadatti agli amanti dello "scriver semplice", ma dobbiamo sottolineare quanto questi elementi contribuiscano alla riuscita originale della creazione del mondo pensato dall'autore. Un mondo ben fatto, credibile e con una propria “personalità” costruitasi proprio grazie alla peculiarità e ricercatezza della scrittura di Carta. D'altro canto, purtroppo, a mio avviso, permane una certa pesantezza nei dialoghi diretti, che alle volte si trasformano in vere e proprie dissertazioni filosofiche tendenti a riempire pagine e pagine, soffocando l'epica della storia.
Insomma, in alcuni casi l'autore esagera, e purtroppo, come segnalato nella recensione del primo volume, anche questa volta lo fa soprattutto all'inizio del romanzo, occupando ben 200 pagine prima di presentarci qualche evento rilevante che vada oltre la descrizione (approfondita e ben fatta per l'amor del cielo) dell'innamoramento del protagonista e della bella Luthien.
Anche questa volta quindi mi trovo in difficoltà ad attribuire un voto sintetico ad un'opera complessa, croce e delizia per un lettore come me. Arma Infero potrebbe a mio avviso essere un Capolavoro Vero. Non servirebbe chissà quale revisione del testo perché ciò avvenisse, ma un semplice "trattamento dimagrante". Ci sono spezzoni di romanzo nei quali l'autore indugia troppo a lungo sulle minuzie tecnologiche, e credo di poter affermare che, a patto il target di riferimento desiderato da Carta non sia costituito solo da ingegneri meccanici, molti altri lettori concordino con me.
A tratti l'indagine degli stati d'animo di Karan si fa prolissa e per quanto la prosa dell'autore sia sempre piacevole, si consumano fiumi d'inchiostro per delineare concetti già chiari al lettore dopo poche righe. Detto questo il testo presenta una struttura di fondo ottima, sia per la profondità dell'analisi degli equilibri economici e sociali messi in piedi dall'autore, che dalle meccaniche che regolano il mondo immaginato e questo rimane uno dei punti di maggior forza, essendo l’universo partorito assolutamente di spessore. Può tranquillamente competere con i grandi del genere senza timore alcuno, sia per accuratezza che per originalità. Complimenti a Carta per essere riuscito in un prodigio del genere. Quando poi si passa all'azione, le doti dell'autore vengono esaltate con scene epiche, purtroppo però l’equilibrio fra parti “attive” e lunghe elucubrazione filosofiche si spezza con il procedere delle pagine, tendendo a un appesantimento duro da digerire.
Rimane notevole la commistione fra scienza e fede, fra ideali cavallereschi e grettezza mercantile, trasposti in un contesto futuristico a “velocità differenti”, nel quale riescono a permanere rituali antichi e scoperte innovative, il tutto in modo razionale e mai forzato. Trovate e interpretazioni eccellenti. La cerca del Pagan e gli Zodion stessi sono un concentrato di simboli tecnici e mistici, che strizzano l’occhio a fede e scienza simultaneamente. Un’idea brillante che affascina per ambiguità e mistero calandosi alla perfezione nel mondo creato e rinforzandolo ulteriormente.
Quindi dovendo forzatamente dare un voto, non posso andare oltre alla sufficienza piena, rimanendo dell’opinione che ci troviamo fra le mani un testo dalle potenzialità elevatissime, sia per doti tecniche dell’autore, che per originalità delle idee, ma che nella forma attuale, troppo spesso quelle che dovrebbero essere digressioni atte a far riflettere il lettore, si trasformano in ridondanti trattati, penalizzandolo inevitabilmente. A causa di ciò il sei rappresenta il mio modo per  indicare come il testo non possa essere consigliarsi a tutti, nonostante gli evidenti pregi. 

mercoledì 29 marzo 2017

Disfida nr. 35: Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente di Stefano Zorba


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Titolo: Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente

Autore: Stefano Zorba

Formato: eBook (epub / mobi / pdf) o Cartaceo

Genere: Noir Distopico

Prezzo: € 4,99 (eBook) / € 10,00 (Cartaceo)

Sinossi:
Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.
Un romanzo che canta gli dei del nostro secolo, dal secondo dopoguerra ad oggi: il dio degli inglesi, il dio perdente, il dio goloso, il dio della Scala, il dio a lieto fine, il dio fatti il culo. Il dio senza fiato. Dèi falsi, a cui non devi credere mai.
La biografia di un attivista, che come nella Coda di Lupo del cantautore genovese, diventa un archetipo del dissidente, fino al finale. Che è lo stesso della canzone di Faber: chitarra elettrica. Assolo. Fade out

Note/Commenti/Finalità dell'autore:
Il romanzo nasce come risposta all'interpretazione della canzone di Fabrizio De André "Coda di Lupo". 
                                    

Da intepretazione diventa una vera e propria narrazione di un dualismo profondo tra le falangi più estreme e sanguinose dello Stato e chi invece li contrasta, chi dissente; sullo sfondo la lotta No TAV in Val Susa, mentre in primo piano la vita di un uomo comune che non è riuscito a starsene con le mani in mano e ha scelto di combattere le sue battaglie per un mondo più giusto.

Biografia dell'autore:
Stefano Zorba, pseudonimo di Stefano Filippini, nato a Brescia nel 1983 vive a Rezzato in provincia di Brescia. Rapper dal 2001, ha pubblicato quattro album autoprodotti e attualmente sta producendo un progetto con altri rapper di varie nazionalità chiamato “Sons of Babel”. E’ anche un attivista NoTav di Brescia, impegnato da anni nelle lotte ambientali con il Gruppo Antinocività Rezzato e poi con la Rete Antinocività Bresciana. E’ al suo primo romanzo.


Big da sfidare: 



Giancarlo De Cataldo

domenica 26 marzo 2017

Le storie di Selot: l'inizio di Perla Giannotti [Rating 6,5]


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TitoloLe storie di Selot: l'inizio

Autore: Perla Giannotti

Genere: fantasy

Prezzo: 0,99 Euro

Rating: 6,5/10


Sinossi: Un piccolo marchesato, un territorio quasi del tutto montano, mantiene con fierezza la sua indipendenza pur essendo ormai una provincia periferica del grande regno di Dar. Sulle cime inviolate del monte più alto è sepolto un segreto potente che potrebbe consegnare la vittoria su tutte le terre a chi lo possiede. Var, il Marchese guerriero signore di Atiarav, è chiamato a consegnare questo segreto al re di Dar. Per compiere la sua impresa prende come unico compagno Selot, un giovane frate di quindici anni custode inconsapevole di un enorme potere che affonda le sue radici in una razza estinta e misteriosa. Un orfano vissuto dai primi mesi di vita in un'abbazia della pianura che si estende ai piedi del territorio di Atiarav. I due partono per un viaggio che dovrebbe durare pochi giorni, ma che si trasforma in un'avventura che li unirà in un'amicizia profonda. Un destino comune li trascina in una corsa contro il tempo ad affrontare la più terribile minaccia che si sia mai abbattuta sul popolo di Atiarav.
Le più antiche leggende del marchesato rivivranno e consegneranno la chiave che potrebbe salvare le loro vite e difendere Atiarav dall'annientamento. Incontreranno due amici speciali, un avventuriero d'eccezione e il bambino orfano che ha preso sotto la sua protezione. 
Il cuore di ognuno di loro, il loro coraggio, l'onore e il grande segreto celato negli occhi del giovane Selot li porteranno a non cedere anche nei momenti più difficili, a sfidare il destino, la guerra e la morte. 
Ma il nemico non è solo il regno di Dar; si nasconde anche all'interno del marchesato, tra la paura e l'ignoranza che rende i suoi abitanti vittime di vecchie superstizioni e ostili a tutti gli stranieri, anche quando si battono fino alla morte per salvarli.
Selot inizia così il suo lungo percorso che lo porta ad aprire gli occhi sulla sua incredibile natura e sul mondo. E questo è solo l'inizio.
Questa storia fantasy è dedicata a tutti coloro che tengono alta la testa e sempre vicino i loro sogni.


Recensione: l romanzo di oggi mi ha fatto fare un vero e proprio tuffo nel passato. Si parla di fantasy, scuola classica, orchestrata dall’autrice indipendente Perla Giannotti.
La prima sessantina di pagine, dedicate alla scampagnata dei protagonisti fra boschi e monti, mi ha quasi costretto a desistere, la pazienza non è più una mia dote, ma a posteriori posso confessarvi che sarebbe stato un peccato. La buona scrittura non era stata sufficiente infatti a imprimere quell’attrazione verso la storia, facendomi temere di essere incappato in un romanzo “tedioso”. Sarebbe stato un errore, in quanto l’autrice risulta indubbiamente una piacevole sorpresa. Per esser chiari, Selot è un fantasy classico, vecchio stampo, con una narrazione lineare, e una storia che parte da un punto e si dipana senza particolari scossoni, o artifici quali flashback, mille punti di vista differenti e altre trovate. A questo punto molto dipende dal gusto del singolo. Chi si è abituato a romanzi più “moderni” quali un Trono di Spade, o quelli di Joe Abercrombie, potrebbe trovarsi spiazzato dall’apparente “semplicità” delle vicende esposte.
La parte narrata, nonché le descrizioni dei luoghi, sono decisamente preponderanti rispetto ai dialoghi, ma questo problemino viene attenuato dalla bontà della narrazione della Giannotti. Ve lo segnalo in quanto anche questa caratteristica è molto marcata e può non essere gradita ad alcuni, anche se le descrizioni si mantengono sempre ben fatte e piacevoli e da queste traspare tutto l’amore e la passione che probabilmente nutre l’autrice per i paesaggi montani che così bene vengono illustrati nel corso della narrazione.
Il romanzo scorre rapido e presenta alcuni spunti interessanti, come il misterioso popolo che vive nelle profondità sotterranee e nelle vallate più inaccessibili del mondo generato dall’autrice, tuttavia la base rimane pur sempre la storia del giovane predestinato dotato di poteri soprannaturali. Questa caratteristica unita alla pochezza dei “cattivi” mi fa ritenere il romanzo sia destinato ad un target prettamente adolescenziale. Anche alcune “forzature” mi paiono un po’ eccessive e troppo spudorate per poter attrarre lettori maturi e smaliziati. Incontri apparentemente casuali e fortuiti che si trasformano in eventi risolutori, sono difficili da non poter attribuire all’intervento pesante dell’autore onnipotente per piegare la storia ai propri fini.
Detto questo quindi consiglio il romanzo a chi è in cerca di un intrattenimento leggero, senza troppe pretese e complessità di fondo. Ripeto, la prosa dell’autrice è molto valida e piacevole, alcune trovate sono molto interessanti ed i personaggi sono ben costruiti, ciò che a mio parere manca è quella complessità di vicende e originalità di trovate capaci di ispirare chi si nutre da decenni di fantasy.
Un testo che definirei quindi introduttivo, capace indubbiamente di ispirare ed iniziare nuove leve al fantasy, e un’autrice che ad ogni modo consiglio di tenere sott’occhio, date le indubbie capacità stilistiche e narrative. Realizzazione del “prodotto ebook” pregevole, prezzo simbolico, cover accattivante, editing ben eseguito e curato, nulla da ridire, prodotto assolutamente professionale.
Voto 6,5

lunedì 20 marzo 2017

Disfida nr. 34: ARMA INFERO II di Fabio Carta


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Titolo: "ARMA INFERO – I Cieli di Muareb"
 
Autore: CARTA Fabio
 
 
Data di uscita: 17 Maggio 2016
 
ISBN: 9788894182002
 
Genere: Fantascienza (sub: distopico, military sci-fi, hard sci-fi, space opera, planetary romance)
 
Prezzo: € 1,99 (€2,49 su Google Playstore) 
 
Formato: ebook (ePub, Mobi)
 
Pagine: 700 ca
         
Sinossi:

Quello era il cielo di Muareb, quello vero, senza polvere e venti, terso, pulito, brillante. Non ho mai potuto narrare di questo a nessuno finora. Lo farò a voi.”
 
Lakon e Karan sono divisi. Karan, con l'amata Luthien, si trova a sud nell'esotica e rigogliosa Gargan mentre, Il Mastro di Forgia, prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie sullo sfondo di una guerra civile dove, la furia cieca dell’uomo, scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro queste barbarie, la cavalleria coloniale, è costretta ad evolversi crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore. Tra intrighi e lotte interne, la Falange, potrà trovare la forza di levarsi sopra le bassezze e i tradimenti del nemico solo grazie a Lakon e alla sua arcana sapienza che la porteranno su in alto fino a solcare i cieli di Muareb.

Note/commenti dell'autore:
Come molti della mia generazione ho subito il fascino del mondo fantasy ed in particolare della narrativa di fantascienza pura e della space opera. La crescente passione per questi generi, ha fatto nascere in me l’ispirazione e la voglia di riversare tutte le mie idee e fantasie su carta che si sono trasformate nel mondo di Arma Infero.
Un mondo immaginifico, lontano, inospitale e brutale; ma state tranquilli, è un mondo che non esiste, perché è fatto solo di parole. Io amo le parole. Per questo sono uno scrittore.
Queste per me sono come i colori sulla tavolozza di un pittore. Si può essere bravissimi ad immaginare racconti come a disegnare opere d'arte ma, ma senza colori nel proprio vocabolario il risultato non potrà che essere banale, ripetitivo, povero. Tutti sono bravi a immaginare e a sognare, tutti riusciamo più o meno ad esprimerci, talvolta persino a gesti. Ma raccontare – e farlo bene – è tutt’altra cosa. Io c’ho provato.
Amo sognare ed evadere da quanto v’è di noioso e banale e squallido. Se proprio devo voltarmi e rivoltarmi in un mondo pessimo, ebbene faccio in modo che quel mondo l’abbia creato io. Muareb, pianeta roccioso nella costellazione dell’Altare, un mondo che non c’è ma che è quanto più verosimile ci possa essere, rispettoso quanto meno delle elementari leggi della scienza, non campato in aria. Fatto di parole e di fantasia, ma seriamente: fantascienza.
La fantascienza è da sempre il crogiolo di ogni mio interesse, l'ambito dove riverso le mie passioni, uno stimolo per le idee, un contenitore intellettuale e il collante fondamentale delle mie ispirazioni, che mi permette di fondere assieme tutte le mie riflessioni quotidiane su tematiche complesse e leggere, generali e particolari. Di tutti i vari generi, categorie e universi creati, la fantascienza è sicuramente quella che maggiormente riesce a dare sfogo al mio estro creativo. E poi sognare come un bimbo di mondi lontani tra le stelle, popolati da mostri alieni e cavalieri spaziali è...semplicemente fantastico. Magico!
Magia? Ma non si parlava di scienza, per quanto fantastica? Eppure persino il maestro della hard sci-fi, Arthur C. Clarke disse una volta: "...Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Amen.
Ebbene, la scienza è la mia personale magia, è lo strumento fantasy dei miei mondi fantascientifici, con cui sogno di meraviglie impensabili cercando però di rimanere coi piedi ben piantati nel prosaico terreno della verosimiglianza. Come scrittore di sci-fi la scienza ha per me un ruolo fondamentale, collocandosi come il pilastro alla base delle mie idee, il filo principale di tutte le trame e gli intrighi dei miei racconti. L’universo di Arma Infero è l’esempio perfetto del mio rapporto con la scienza, dove ogni mezzo o strumento tecnologico, per quanto fantasmagorico, si basa su solidi principi scientifici che gli conferiscono un senso di realtà e tangibilità; principi che ho dovuto approfondire in lunghe ricerche e non senza difficoltà. Ciò nonostante i risultati ottenuti mi hanno soddisfatto, perché non c'è nulla di più magico di una scienza in grado di meravigliare. Una scienza che non deve per forza essere solo una tra le nobili scienze naturale (c.d esatte).
Secondo me questa è la fantascienza: non si può evocare un prodigio tecnologico senza darne conto al lettore amante del genere, razionalista e curioso per antonomasia, che brama dettagli e spiegazioni! Perché sarebbe come volerne insultarne l'intelligenza sbattendogli sotto il naso uno sciocco gioco di prestigio, quello sì per definizione volto solo a meravigliare con la pretesa di non svelare nessun segreto. Arma Infero è nato di getto, dalla mia personale necessità di metter ordine ad una moltitudine di pensieri ed idee che da molto tempo turbinavano nella mia testa. Il mondo di Muareb è sorto infatti dal desiderio di coniugare due tra le mie più grandi passioni: i miei studi universitari in storia, sociologia e geopolitica con i miei interessi più frivoli e ludici, ossia film, videogiochi, fumetti e romanzi. Mi è sempre piaciuto creare storie, ovviamente di genere fantastico, cosa che fino a questo momento avevo concretizzato solo nei miei giochi di ruolo adolescenziali e in qualche racconto qua e là. Ho sempre scritto per la semplice voglia di raccontare e per la stesura iniziale di Arma Infero non è stato differente.
Poi sono riuscito a pubblicare il Mastro di Forgia, primo episodio di un’ampia cronaca planetaria; e adesso il secondo Volume – I Cieli di Muareb – in attesa del Terzo. L’universo di Arma Infero ha ancora molte tematiche, riferimenti e contesti che saranno approfonditi. State pur certi che c'è ancora molto da dire, ancora molto da raccontare su Muareb.
BIO: Carta Fabio, classe 1975; appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche in indirizzo Storico - Politico, ha scritto “I Cieli di Muareb” dopo il fortunato esordio con il suo primo romanzo, “Il Mastro di Forgia”, primo volume della saga di Arma Infero. Impiegato, marito e padre di due figli; nei ritagli di tempo concessi dal lavoro e dalla famiglia - abituata a tollerare pazientemente i suoi momenti di evasione nel remoto spazio siderale – Fabio prosegue indefesso nella stesura della sua saga, gettando complotti, guerre ed eroi dalla tastiera sullo schermo del pc, fantasticando sul giorno in cui potrà eleggere la sua passione a professione.


BIG da sfidare




Dune di Frank Herbert


domenica 12 marzo 2017

Il Mesmerista di Andrea Zanotti [Rating 9]


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Titolo: Il Mesmerista 


Genere: urban fantasy

Prezzo: 1,99 Euro

Rating: 9/10


Sinossi: In città è giunto il Circo della Redenzione. Un circo bizzarro. Guitti, odalische e mangiafuoco portano sogni ed eventi luttuosi. 
Una prostituta sacra operante via webchat morta per overdose da stramonio, un direttore di banca fatto a brandelli da un branco di cani e un assessore deceduto per incidente durante uno spettacolo. Questi sono gli accadimenti a spingere il professor Viviano a confrontarsi con il Mesmerista, il signore e padrone del Circo della Redenzione. Quest’uomo inquietante gli parlerà del Dio Denaro, fonte di tutti i mali dell’umanità, e lo coinvolgerà in vicissitudini che ne mineranno ogni convincimento e freno morale. 
Amore, mistero e rivelazioni messianiche... o solo illusioni?

Recensione: Come in una sorta di caleidoscopio vorticante, IL MESMERISTA presenta una lettura critica della realtà attuale, con i suoi conflitti socio-culturali, e allo stesso tempo offre l’evasione che da tali problemi il pubblico a tratti può desiderare.
La trama è in buona parte giocata su questo doppio canale, che dagli interni quotidiani – e finanche grigi – di aule scolastiche e locali fumosi approda ai colori sgargianti e all’atmosfera ipnotica del Circo della Redenzione.
Ciò che colpisce per la sua forza mimetica, e che conferisce alle scene il gusto arcano di un Medioevo alternativo di giullari e maghi, è il linguaggio poliedrico, direi anzi camaleontico. Zanotti sceglie nel prologo un periodare tondo e florido, che nello scontro col reale si fa poi asciutto, lapidario e persino tagliente. Lessico “familiare” e letterario si alternano infatti a seconda dei personaggi e degli ambienti, riproponendo la divisione tematica in un mondo duplice, i cui piani si intersecano misteriosamente. L’uso del latino (“Magister”) indica allora il codice di accesso a una dimensione “altra”, un ponte che congiunge due universi temporali paralleli.
E’ insomma il genere fantasy la vocazione dell’autore, con in più qualche concessione al Noir metropolitano.
Un po’ meno convincenti, perché rigidi o stereotipati, risultano invece i dialoghi incentrati sulla morale manichea di Anfitrione, con quella sua lotta epica contro il dio/demone Denaro, che personificato perde però la sua caratteristica di costruzione culturale dell’uomo stesso, e di conseguenza l’abilità di passare “inosservato” nella coscienza collettiva. Certo un nemico esterno è più facile da combattere.
Ma anche il lettore, che ami trasposizioni ideologiche meno dirette, non può non apprezzare l’imponente travaso culturale che l’autore offre al suo pubblico nella forma arguta di un moderno gioco di ruolo, in grado di ripercorrere una storia millenaria: dalla commedia plautina (il nome stesso di Anfitrione), al Medioevo delle corti e dei comuni (giullare, siniscalco); fino al presente con la sua caratteristica relatività morale, che mina valori basilari quali famiglia e solidarietà.
                                                                                                               Marina Brotto