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domenica 17 marzo 2013

"Five Fingers" di Luca Barbieri [Rating 6]





TITOLO: "Five Fingers"
AUTORE: Luca Barbieri
GENERE: Weird Western
PAGINE: 172
RATING: 6/10
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Riprendo il sentiero che mi ha condotto ad esplorare il panorama weird western italico, presentandovi l’antologia di Luca Barbieri dal titolo Five Fingers.

Si tratta di una raccolta edita da Il Foglio Letterario, in cui verremo condotti nel west più selvaggio, dove il confine fra realtà e soprannaturale è più tenue, e le leggende più cupe non hanno difficoltà a sostituirsi ad una realtà gia di suo cruenta e spaventosa.

·       Polvere di legno nero
·       L'antico credo degli insepolti
·       Vivere da uomini, morire da topi
·       Cicatrici di roccia sopra l'anima di un assassino
·       Ciò che il Banshee porta con sè

Cinque racconti dedicati alle cinque dita utilizzate per impugnare una colt.
Un avviso: non c’è argine alla brutalità delle descrizioni offerteci dall’autore presentandoci racconti che possono essere annoveranti come veri e propri horror calati in una scenografia western, quindi meglio per i deboli di cuore tenersi alla larga.
Prima di tutto però un paio di appunti che non posso esimermi dal muovere al prodotto confezionato dal “Foglio Letterario”.



Mi sono preso la briga di leggere la storia di questa casa editrice e indubbiamente ne condivido spirito e passione, però devo altresì ammettere che quanto messo in pratica lascia parecchio a desiderare.
Il libello di Barbieri (172 paginette), costa ben 15 euro pur essendo un formato tascabile. Non bastasse questo, il testo abbonda di refusi e non è neppure disponibile in ebook.
Questo per quanto concerne gli aspetti “collaterali” del libro.
Purtroppo anche il contenuto dello stesso non è brillante, alternando racconti ben scritti ad altri decisamente amatoriali e mescolando anche all’interno dello stesso racconto strali brillanti ad altri appesantiti dall’uso di frasi ipertrofiche con secondarie a profuzione.
Una tale disomogeneità purtroppo rende difficile valutare l’opera nel suo complesso, poiché a mio avviso potrebbe derivare anche da miglioramenti in itinere dell’autore che quindi non mi sento assolutamente di bocciare.
Sarebbe interessante sapere ad esempio se il racconto “Polvere di legno nero“ sia stato scritto tempo prima di “Ciò che il Banshee porta con sè”, perché la prosa di Barbieri mi pare molto cambiata, in meglio.
Sta di fatto che un attento editing ad opera del Foglio Letterario avrebbe dovuto smussare queste differenze che appaiono del tutto evidenti.
Lo stile di Barbieri risulta a mio giudizio parecchio pesante e barocco, zeppo di aggettivi inutili, avverbi e paroloni che rendono alcune scene troppo “cariche”, ottenendo l’effetto opposto di quello cercato dall’autore. Sì perché i racconti hanno nell’atmosfera il loro punto di forza.
La capacità di evocare spettri capaci di smuovere l’animo del lettore, supera di gran lunga la brillantezza della trama stessa, che invero risulta spesso piatta e priva di guizzi decisivi.
I finali, ma qui parliamo di gusto personale, sono poco convincenti. In quasi tutti e cinque i racconti mi sono ritrovato con l’amaro in bocca di una conclusione scontata o senza verve alcuna, come trovandomi innanzi ad una fiaba che finisca con il solito “e vissero tutti felici e contenti.”, nonostante in Barbieri, il finale sia l’esatto opposto, trasudando sconforto e assenza di speranza. Il che sarebbe magnifico, un degno coronamento al clima cupo che l’autore riesce a imbastire quando non eccede nel voler mostrare la sua sicura preparazione.
Un peccato perché l’ambientazione è decisamente riuscita e i personaggi altrettanto calzanti. Dialoghi degni di nota e fortemente caratterizzati rendono queste parti assolutamente godibili, aumentando il rammarico per le parti meno riuscite.
Insomma una raccolta ricca di luci ed ombre.
Voto 6 quindi, una sufficienza ottenuta sicuramente più per i meriti dell’autore che dell’editore.

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