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mercoledì 1 dicembre 2021

Recensione: Il segno rosso del coraggio di Stephen Crane

 


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Sinossi: 

Crede che ormai tutto sia perduto - il diciottenne Henry Fleming - quando abbandona il plotone e inizia a vagare per i boschi. Vuole mettersi in salvo, fuggire da una battaglia - un episodio della Guerra di Secessione americana - a cui ha partecipato pieno di romantico idealismo, ma che gli si è rivelata in tutta la sua brutale ferocia. 

L'incontro con alcuni feriti e la notizia dell'esito del combattimento lo costringono a riflettere sulla propria vigliaccheria e lo spronano a dimostrare anch'egli il proprio valore guadagnandosi una ferita, quel "segno rosso del coraggio" che contraddistingue i veri eroi. 

Pubblicato a puntate nel 1894 e in volume l'anno successivo, Il segno rosso del coraggio incontrò da subito un enorme e duraturo favore di critica e di pubblico. Hemingway lo inserì tra le migliori storie di guerra di tutti i tempi, e fin dal suo apparire è stato considerato uno dei più importanti romanzi della narrativa americana. 

La letteratura sulla Guerra Civile, di stampo eroico e celebrativo, assume una nuova profondità in questo romanzo, che con notevole finezza stilistica unisce uno straordinario scavo psicologico al realismo della descrizione delle battaglie, l'impressionismo nella resa dell'ambiente naturale all'afflato simbolico e universalizzante.


Recensione:

Il segno rosso del coraggio, romanzo che ho scovato in uno dei malefici gruppi su FB che mi costringe ad allungare ininterrottamente la mia lista letture, ma al quale mai avrei potuto resistere. Si tratta infatti di un romanzo ambientato durante la guerra civile americana, periodo storico che reputo crocevia fondamentale, nel bene e nel male, per la storia dell’umanità intera. 

Inutile aggiungere che i romanzi in italiano ambientati in questo scorcio delle umane vicissitudini, non siano poi molti, per cui mai me lo sarei perso. 

Diciamo subito che è risultato del tutto diverso da quello che mi sarei atteso. Qui la guerra viene vissuta attraverso i sentimenti, i condizionamenti e le gesta alterne dell’eroe. Tutto è focalizzato sull’influenza reciproca fra eventi esterni e mente del soldato, sulle risposte e reazioni più o meno irrazionali che lo portano a muoversi su uno scenario del quale percepisce unicamente una piccola parte. La confusione del campo di battaglia, il ritardo negli ordini, il caos della mancanza di assennatezza dei superiori, tutto si traspone dell'esterno all'interno della mente del protagonista, amplificandosi in conflitti di opposti sentimenti capaci di far ammattire la giovane recluta. Dall'idealismo con cui il ragazzo si approccia all'idea di guerra eroica, allo scontro con la dura e cruda realtà dei campi di battaglia, la caduta, l'ombra infamante della diserzione e la rivincita focosa e piena d'ardimento. Molto ben fatto, godibile e realistico.

Coinvolgente e capace di far comprendere appieno la visuale del soldato semplice che si trova innanzi a qualcosa di totalmente incomprensibile. Il romanzo riesce a spazzar via quindi ogni visione maestosa, epica ed eroica della guerra, per portarci nel fango delle trincee e nel sangue delle tende adibite a ricoveri, dove i segaossa ponevano spesso fine alle sofferenze dei malcapitati cui avrebbero dovuto salvare la vita. 

Coraggio, onore, vigliaccheria, patriottismo, fratellanza, odio e rancori, tutto si mescola in questo affresco grandioso, capace di trasportarci nel mezzo di boschi saturi del fumo delle fucilerie, degli assalti alla baionetta e dei colpi di cannone. 

Consigliato agli amanti del genere e a chi voglia vedere la guerra dagli occhi del soldato semplice, della vera e propria carne da cannone, il cui coraggio spesso è quello che può far la differenza fra una epica vittoria e una ignobile sconfitta.


Andrea Zanotti


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