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domenica 13 dicembre 2015

L'Ascesa di Horus (Warhammer 40.000) di Dan Abnett

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Sinossi:

Dopo millenni di espansioni e conquiste, l'impero degli uomini è al suo massimo sviluppo, l'Imperatore ha visto compiersi il suo sogno e si ritira sul pianeta Terra lasciando il potere nelle mani del suo braccio destro, il Signore della Guerra Horus. Ma Horus sarà forte abbastanza da controllare i suoi compagni e portare avanti il disegno dell'Imperatore, o si lascerà corrompere da un potere troppo grande?

Recensione:

Era da diverso tempo che adocchiavo questo libretto, memore degli anni in cui ero un marmocchio intento a pitturare miniature della Games Workshop.
Tra una cosa e l’altra però ho sempre pensato che questa saga fosse, come dire, un po’ leggerina, tutta volta a esplicitare le doti muscolari dei guerrieri in corazza potenziata e quindi eccessivamente sbilanciata sulla parte “azione”, senza ulteriori validi spunti.
Non so perché mi ero messo in mente quest’idea, ma quando pochi giorni fa mi sono imbattuto per caso in diverse recensioni che ne decantavano la profondità, ho voluto mettere in dubbio i mei convincimenti. A quel punto era d’obbligo testare in prima persona e che dire… ammetto che l’idea che mi ero ficcato nel cervello era del tutto fuorviante.
L’Ascesa di Horus non è niente male e le tematiche affrontate sono affascinanti e esposte in modo originale. Quanti spunti per il mio hobby da scrittore ne potrò trarre! Ora mi rimane un grossissimo rimpianto però, che è giusto condivida con quelli di voi che come me non gradiscono leggere in lingue diverse dalla propria: la cara Mondadori ha inspiegabilmente (dati i successi ottenuti in tutti i paesi del globo) tradotto solo questo primo capitolo che farebbe parte di un ciclo, “L’Eresia di Horus”, senza darne spiegazione, né chiarirne possibili sviluppi futuri. Peccato.
Il romanzo è molto piacevole e di rapida lettura. Alterna parti d’azione con interessantissimi approfondimenti sugli Astartes, ossia gli Space Marines, uomini modificati geneticamente per diventare delle vere e proprie macchine da guerra, irreggimentati in legioni e spediti alla conquista dell’universo in nome e per conto del Sacro Imperium.
Detta così potrebbe apparire la solita storiella, invece l’autore è abilissimo a trasporre in modo concreto i sentimenti che stanno alla base delle azioni di questi Astartes, ad analizzarne la disciplina, il credo e la devozione a un’idea di grandezza e onore, e a rendere il tutto molto godibile per il lettore.
I rapporti umani e camerateschi che si vengono ad instaurare fra i vari personaggi sono resi in modo superlativo, così come i dubbi che attanagliano alcuni dei più “sensibili” fra questi combattenti senza macchia. 
Sono proprio tali dubbi che vengono man mano esposti da uno di questi superuomini ad affascinare e dare spessore al romanzo. Anzitutto il rapporto della nuova umanità con la religione e i culti antichi (banditi, per poi cadere nella somma incoerenza di edificarne uno, anche se non ufficialmente riconosciuto, che vede nell’imperatore un vero e proprio Dio), ma c’è spazio anche per l’analisi dei rapporti fra gli uomini “normali” e questi guerrieri geneticamente potenziati e fra questi e gli “artisti” che li seguono nella loro crociata alla liberazione dell’universo.
A queste tematiche va aggiunta quella del “seme del caos” che va ad intaccare ogni granitica certezza di questi Astartes con un evento capace di far crollare ogni loro credo, ma non posso spingermi oltre per non rovinarvi la sorpresa.
Insomma un testo che si basa sull’azione e sulla brutalità delle guerre perpetue che finisce invece col fornire inaspettati spunti di riflessione. La cosa mi ha piacevolmente sorpreso, anche perché nonostante i risvolti più marcatamente riflessivi, le scene d’azione non mancano e sono a propria volta rese in modo eccellente, bilanciando magnificamente il tutto.
Un romanzo che consiglio quindi non solo agli appassionati di sci-fi ed a coloro che hanno avuto a che fare almeno una volta nella propria esistenza con i gli splendidi boardgame della GW, ma praticamente a tutti.
Rimane solo l’amarezza per non avere il seguito nella nostra amata lingua...

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