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mercoledì 31 luglio 2013

Strategia di Scrittura nº15: Mostra il carattere


Gran parte del materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che ringrazio immensamente!

Zalaban si umettò le labbra mentre ruotava il mestolo nel calderone con spasmodica lentezza. Fiammate fluorescenti si riflettevano sul vetro delle cento e più bottiglie schierate in file ordinate alle sue spalle, ognuna etichettata con un nome, una data e una breve osservazione: “Artiglioscopendra, 20 Cal. XIX, Aggressiva - tenere sotto controllo”, “Ittiolabirintite, 13 Br. XXI, Caustica e maleodorante - buona col caffè”, “Tricarnia rubeola, 31 Fir. XXII, Non aprire - vi ucciderà!”

Sapete cosa mi piace di questo paragrafo? Che sono riuscito a descrivere un alchimista cauto, meticoloso, sistematico e un po’ fuori di testa, senza mai dover ricorrere agli aggettivi sopracitati.
È la croce e delizia di ogni scrittore, che sia aspirante, tale o presunto tale: mostrare le cose piuttosto che dirle. Narrare, invece di stendere sul foglio un resoconto di concetti anonimi. La nozione è valida soprattutto quando intendiamo descrivere il carattere di un personaggio. Ehm, volevo dire ‘mostrare’, non ‘descrivere’...

Prendiamo questo brillante esempio tratto dall’articolo “Show vs. Tell: Do You Know the Difference?” di Maria Murnane su Createspace: immagina, amica mia, di navigare su un sito di incontri online, alla ricerca della tua anima gemella!

Meglio questo:

“Sono un uomo attraente, spiritoso, avventuroso, con un gran senso dell’umorismo.”

o quest’altro?

“Eccoti qua la mia foto! Per la cronaca, se ci stai, sono assolutamente pronto a mentire sulle circostanze in cui ci siamo conosciuti. La butto lì così. E a proposito di buttarsi, la scorsa settimana mi sono lanciato da un aereo col paracadute. Uno spettacolo!”

Non c’è partita, vero? Il primo tizio afferma un sacco di cose senza mostrare nulla di concreto, mentre il secondo fa l’esatto opposto: il suo profilo trasuda humour e avventura, quanto all’aspetto preferisce che la foto parli al posto suo. Show vs. tell, successo assicurato.

Troppo spesso, a causa di fretta e inesperienza - o per non sbatterci troppo, ammettiamolo - prendiamo un’astrazione e la trasformiamo subito in aggettivo per definire il carattere di un personaggio: ‘compassionevole’, ‘altero’, ‘coraggioso’, ‘pavido’, ‘irritante’, ecc. Il tutto senza un briciolo di esempio pratico.

I migliori scrittori sono in grado di creare ritratti viventi dei personaggi, immagini che rivelino al lettore i tratti del loro carattere e le loro aspirazioni, speranze e paure, senza bisogno di ricorrere a inutili astrazioni.

Anche il dialogo, in questo senso, costituisce un utile strumento:

- L’hai baciato? Sul serio? Quello lì?
- Embé? A te che te ne frega?
- Ma sei proprio scema! Non lo vedi che è uno sfigato?
- Ha parlato quella che esce con Ciuffetto!
- Si chiama Riccardo, e va già all’università.
- Uhhh, che grand’uomo! Scommetto che Stefano ne sa più di lui...
- Magari, visto che é un secchione e uno sfi-ga-to!
- Ma vaffan...
- Smettetela voi due! Tanto il mio Marco è meglio di tutti gli altri.
- E perché?
- È il centravanti della squadra di calcio.
- Cosaaaa? Potevi anche dirmelo prima!
- Ha qualche amico carino?

Questo breve, stupido dialogo esprime varie astrazioni: adolescenza, pregiudizio, insicurezza, status sociale, ragionamento di gruppo... L’uso del dialogo - con tutte le sue imperfezioni e forme gergali - dà vita a questi concetti tramite un vivace scambio di battute, senza dover ricorrere a termini e forme “pesanti”, più adatte a un trattato sociologico.

Cerchiamo sempre di aprire i nostri personaggi all’ispezione del lettore, mostrando chi sono attraverso ciò che fanno e come interagiscono con il loro mondo. Riduciamo al minimo gli aggettivi nebbiosi, che finiscono per nascondere il personaggio sotto una coltre di definizioni astratte (NB: prendere cum grano salis! Dipendendo dal contesto letterario, per esempio il fantasy epico, possiamo anche concederci qualche esagerazione per pompare l’atmosfera).

Esercizi sotto l’ombrellone!
  • Siediti in un luogo pubblico (spiaggia? Perché no!) e osserva il comportamento delle persone, il loro aspetto, il loro modo di parlare. Quali aggettivi ti fanno venire in mente? Quali dettagli ti hanno portato a questa conclusione?
  • Alcuni scrittori partono da una sola frase, del tipo “Jack è un tipo scontroso e arrogante”, per raccontare a se stessi chi sia il loro personaggio. Questa frase non comparirà mai nel testo: è a partire da essa che lo scrittore si sforza di produrre le “prove concrete” che lo hanno condotto a questa conclusione. Prova a fare lo stesso in qualcuna delle tue storie.
Image courtesy of digitalart / FreeDigitalPhotos.net

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