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mercoledì 10 aprile 2013

Strategia di Scrittura nº10: Il nome del cane

Gran parte del materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che ringrazio immensamente!

Quando facciamo appello ai sensi per esprimere un dettaglio del carattere di un personaggio o di un ambiente, creiamo un’esperienza viva e carica di significato per il lettore, che rende inutili ulteriori spiegazioni. Vedo, sento, capisco.

La casupola era spoglia, a parte il tavolo. Robert passò un dito sulla superficie ruvida, scavando un solco nella polvere degli anni. La sua mano sfiorò un bicchiere vuoto, segnato da un’impronta sbiadita di rossetto, per poi posarsi sulla foto. Sorrisi vecchi e ingialliti, che odoravano di fiori secchi.

Meglio passare al lettore i dettagli così come li vediamo con gli occhi dell’immaginazione – o come ce li ricordiamo dall’esperienza reale, frutto della nostra curiosità – piuttosto che ricorrere a un riassunto esplicativo:

Nella casupola regnava un’atmosfera di abbandono, carica di ricordi sbiaditi.
Può funzionare a seconda dei gusti, ma se prendiamo troppe scorciatoie finiamo per privare il lettore della parte più piacevole del viaggio!

Noi scrittori inesperti spesso farciamo il testo di immagini generiche e ripetitive, che non dicono molto: l’uomo che fuma una sigaretta, la donna che si mastica le unghie... Se il primo avesse un cancro ai polmoni e la seconda fosse anoressica, le immagini avrebbero un significato molto più interessante, no? Dettagli dotati di uno scopo, non gettati lì per riempire spazio.

Ai reporter si raccomanda di non tornare in ufficio senza prima aver scoperto “il nome del cane”, ossia quel particolare in apparenza secondario che da solo ha il potere di illuminare l’intera storia.

Un altro giorno era passato. Di Mary Beth nessuna traccia.
- Tornerà - disse McKenzie, prima di volgere le spalle al buio.
Rientrai dietro di lui, a capo chino. Gli altri tornarono in silenzio alle proprie case.
Sulla veranda rimase la candela accesa.
Lo scrittore usa dettagli significativi non solo per informare, ma anche per persuadere. Ci fa vedere e sentire, e in questo modo accresce la nostra empatia.

Il fetore di sangue e morte era insostenibile. Mi feci strada tra i cadaveri con una manica premuta sul naso, gli occhi offuscati dalle lacrime e dal fumo. Una bambola mezza distrutta, ancora stretta tra cinque dita bruciate fino all’osso, sorrideva come se nulla fosse con le sue labbra fasulle. Io non avrei sorriso prima del giorno della vendetta.
I dettagli che più lasciano il segno sono quelli che non si limitano alla vista. Il bravo scrittore offre colori per i nostri occhi, suoni per le nostre orecchie, odori per il nostro naso, sensazioni per la nostra pelle, sapori per la nostra lingua...

Alla prima cucchiaiata, Nori sentì il collo avvampare sino al mento. La zuppa sapeva di carbone ardente, con un tocco di pimenta malagueta. Un buffo odore di carne arrosto gli fece arricciare il naso. La sentiva sfrigolare vicino a sé, ma dove? Abbassò lo sguardo, strabuzzò gli occhi e piantò un urlo disumano.
Aaargh, ho bisogno di più esercizio! A proposito:
  • Conoscevo un tizio con un cane chiamato Actarus - non scherzo. E tu? Chiedi ad amici e parenti come si chiamano i loro animaletti. Quali nomi rivelano maggiormente la personalità del padrone?
  • Leggi un giornale alla ricerca di passaggi che stimolino i sensi. Fa’ lo stesso con un romanzo.
  • Fare appello al senso della vista è il minimo indispensabile. Prova invece a scrivere un passaggio che tiri in ballo anche l’udito, l’odorato, il tatto e il gusto.

Image courtesy of digitalart / FreeDigitalPhotos.net

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