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lunedì 18 giugno 2012

"La Principessa delle tenebre" di Stefano Lanciotti [Rating AA]



Titolo: La Principessa delle Tenebre
Autore: Stefano Lanciotti
Genere: Fantasy
Rating: AA
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I personaggi
È una trilogia, siamo nel secondo episodio tutto ambientato in un mondo oscuro di nome Nocturnia in cui alcuni protagonisti si muovono cercando di riportare ordine nel caos. Diana, La Nera, discendente della Linea di Sangue, la sola stirpe in grado di maneggiare liberamente la magia oscura di cui tutta Nocturnia è impregnata da quando in tempi ormai remoti una breccia verso l'Oltremondo è stata trovata e sfruttata da tre sette: i maghi neri, gli evocatori e i negromanti. Insomma un luogo reso oscuro dal male che lo permea e destinato a un caos perenne se la Nera non riuscirà a salire al trono che le spetta. Salvo che Diana è cresciuta sulla Terra e non conosce quasi nulla di Nocturnia e sta imparando grazie a Lynerus suo maestro che portò in salvo sua madre sulla Terra. 

Tom è un uomo che da qui proviene e che ha seguito Diana per una sorta di istinto paterno che lo spinge ad aiutare la ragazzina. Uomo combattuto a causa di un passato di sofferenza in cui ha visto la morte di sua figlia e quindi deciso a non fare morire questa giovane che di lui ha bisogno. Nel primo libro Tom, esperto di occultismo e consulente della polizia di Washington, ha fatto una serie scoperte importanti che lo hanno portato a capire che esisteva un mondo parallelo in cui Diana doveva essere portata per salvarsi da una specie di tumore sconosciuto. Arla, la donna dei boschi, la Silvana che aiuta disinteressatamente i due viandanti stranieri. È sicuramente l'espressione della generosità in un mondo da cui questa pare bandita per legge. Infine Eliel, il demone, inviato dal capo della confraternita degli Evocatori a spiare la Nera e a servirgliela su un piatto d'argento. Ma nel primo libro egli viene scoperto e catturato. È evidente in lui il desiderio di liberarsi dal dominio impostogli da Shaltul e di vendicarsi per i secoli di schiavitù cui è stato sottoposto. Così come il fatto che i suoi sentimenti per la Nera non si limitino alla riconoscenza. 
La storia
Ha un che del Signore degli anelli, in quanto i tre protagonisti si dividono per seguire ognuno la propria strada. Diana deve andare con Lynerus a cercare l'Eclissi un pendaglio che le permetterà di avere il controllo del suo immenso potere. Per fare questo dovrà recarsi nel territorio paludoso dei maghi neri e penetrare nel tempio di Yssa dove è gelosamente custodito. Tom e Arla invece dovranno correre appresso all'ombra Rordu per recuperare il Varco, il libriccino in grado di fare attraversare a Tom le dimensioni e riportarlo sulla terra dove stanno nascosti i due Sigilli, grimori che riguardano le confraternite dei maghi neri e dei negromanti colmi di sapere antico che potrebbero portare il caos definitivo su Nocturnia se nelle mani sbagliate o ricondurre quella terra tormentata verso un futuro meno oscuro. Infine Eliel che liberato da Diana dal vincolo viene trasformato in essere umano, sebbene con alcuni doni magici, si reca verso la cittadella degli evocatori per avere la sua vendetta nei confronti di Shaltul, ucciderlo e eliminare il pericolo delle Ossessioni, demoni superiori scatenati dagli evocatori alle calcagna di Diana.
Non vi racconterò cosa accade nel libro che è breve e scorre rapido verso la fine, caratterizzato da uno stile scorrevole e brevi capitoli che non appesantiscono la lettura, facendo saltare il lettore da un personaggio all'altro in continuazione.
Mi è spiaciuto che il personaggio della strega a capo del clan dei maghi oscuri Shiar sia apparsa solo fugacemente, confido che avrà più spazio nel prosieguo, era un personaggio che mi aveva colpito immediatamente, bella e spietata, forse un classico, però...
 
Che tipo di libro è
Se posso permettermi siamo davanti a un classico fantasy, che si muove secondo gli stilemi tipici del genere e questo ovviamente a mio avviso non è un difetto. È anche caratterizzato da ritmo costante, non ci sono picchi in cui si hanno accelerate. Come un camminatore in montagna che a poco a poco giunge alle meta. Questo può essere visto sia come un pregio che come un difetto, nel senso che da omogeneità alla narrazione, ma ogni tanto avrei voluto essere spiazzato. Unico vero momento che mi ha lasciato un po' così è stato quando Tom usa il Varco, non me lo aspettavo, o meglio, sapevo che doveva capitare, ma era un passaggio che temevo un po' perché implicava la separazione dal gruppo con l'incognita del cosa si troverà al ritorno.
Mi piace molto come Stefano descrive i personaggi di cui parla, si vede che molto spesso sono maturi e si vede che chi parla e racconta lo fa da un'ottica adulta. Il che in mondo editoriale di teenagers direi che è una buona cosa, come se gli adulti non avessero alcunché da dire. Sicuramente è un libro di passaggio, che ti lascia sospeso, che non ti da le risposte che cercavi, un enorme cliffanger se vogliamo, come credo sia ovvio nel caso del secondo libro di una trilogia. Fatto che ti spinge immediatamente a iniziare La guerra del buio, sperando che in qualche modo alla fine della storia si possa tornare a riveder le stelle.

Alcune notazioni
Ho trovato critico il punto in cui Eliel entra nel vulcano sede della confraternita degli evocatori nel senso che qui c'è a mio avviso un errore di tipo geologico che possiamo però reputare minore, difficile direi trovare grotte geologicamente attive dentro a un vulcano attivo. Ma debbo dire che qui ha avuto un attimo il sopravvento un pelo di pignoleria.
Quello che invece realmente trovo non congruo al mondo maligno in cui è ambientata la narrazione è l'assenza di descrizioni realmente crudeli invece presenti nel primo libro. Qui la sola a darci un attimo di sano sadismo è Shiar la strega a capo dei maghi neri, poi la malignità viene messa un po' in disparte per lasciare il posto a «quello che deve essere fatto». Detto tra noi il vecchio che indica il passaggio a Eliel io lo avrei buttato di sotto porca miseria!

Concludendo
È sicuramente un bel libro, Stefano ha un bel modo di scrivere, ha un suo stile ben definito, asciutto, sintetico, spartano se dobbiamo trovargli un aggettivo, ma uno stile che arriva là dove s'è deciso che la storia deve andare a parare. Credo rifletta come capita a tutti il carattere dell'autore. Adesso perdonatemi, finisco qui la recensione perché sto leggendo il seguito e son curioso di sapere come va a finire.
Buona lettura a tutti.

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