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domenica 8 maggio 2016

Il trono ombra di Django Wexler





Sinossi:


Il re di Vordan giace sul letto di morte. Presto sua figlia Raesinia Orboan gli succederà al trono, ma il regno è minacciato da uomini ambiziosi, e povertà e speculazione stanno spingendo la popolazione allo stremo. È questo lo scenario che si presenta agli occhi di Janus, Winter e Marcus quando giungono nella capitale dopo essersi separati dal reggimento dei Coloniali. In un ultimo atto volto a proteggere il regno, il re nomina Janus ministro della Giustizia, nella speranza di contrastare l’influenza del duca Orlanko, un uomo pericoloso in grado di tenere sotto scacco la futura regina. Marcus viene nominato capo del corpo di pubblica sicurezza, mentre il compito di Winter sarà di infiltrarsi in un quartiere popolare in fermento, per disporre le proprie pedine nella partita contro Orlanko.

La situazione in città è tesa, e dopo la morte del padre, il primo atto regio di Raesinia è l’istituzione di un comitato di rappresentanza popolare al quale cedere temporaneamente le prerogative politiche. Anche Janus, Marcus e Winter lottano insieme al popolo per quella terra che avevano creduto di non vedere più. Ad attenderli c’è la battaglia più difficile: il duca Orlanko sta marciando verso la capitale, alla guida di un reggimento incaricato di sedare la rivolta. Ma non sarà l’unica minaccia che dovranno affrontare, perché le grandi potenze del continente sono allarmate dal nuovo assetto politico-sociale di Vordan...


Recensione:

Il Trono Ombra è il capitolo successivo al romanzo I Mille Nomi di Django Wexler, la cui recensione potete trovare qui.
Dico subito che questo secondo episodio mi ha colpito meno dell’esordio spumeggiante dell’autore. I motivi? Credo principalmente la mancanza di originalità rispetto all’ambientazione de I Mille Nomi.
I deserti aridi con le loro genti selvagge avevano costituito uno scenario capace da solo di arricchire e donare spessore al primo lavoro di Wexler.
In questo caso ci troviamo in una sorta di rivisitazione della rivoluzione francese, con tanto di presa dell’equivalente della Bastiglia. Insomma, l’autore non si è sforzato di celare il parallelismo con la storia reale, con il caos fra i diversi gruppi di rivoluzionari e le rispettive ideologie, e di situazioni che rievoca in modo “spudorato” l’evento storico.
Certo, nulla si crea e nulla si distrugge, ma il compito di un autore fantasy è, a mio parere, proprio quello di prendere spunti reali e donare loro una veste capace di renderli più appariscenti, dalle tonalità più accentuate, o quantomeno da renderli non facilmente riconoscibili.
Con questo non voglio dire che il romanzo di Wexler sia brutto, anzi. Il suo stile e le vicende sono ben narrate, ma sembra che l’autore abbia svolto il compitino, forte delle sue doti indiscutibili, senza impegnarsi più di tanto nel trovare soluzioni più elaborate.
Devo dire che forse sono rimasto deluso anche dal cattivo di turno, il quale non ha mai dato realmente l’impressione di poter surclassare “i buoni”, nonostante le premesse e il fatto che si presentasse alla battaglia finale con un certo vantaggio di mezzi e uomini.
Insomma una sorta di resa protratta con le sembianze di una lunga agonia inevitabile che ha tolto parecchio mordente alla storia.
Fra i personaggi quello che maggiormente mi ha colpito è la giovane regina, capace di portare un po’ di brio e imprevedibilità al tutto e attorno alla quale giostrano i lati più misteriosi della vicenda, quelli sui quali a mio avviso Wexler avrebbe dovuto calcare di più la mano per mettere un po’ di sale alla sua opera.
Gli aspetti legati a i Mille Nomi e al paranormale sono solo accennati. Nulla si scopre in più al loro riguardo rispetto al primo volume e questa è una pecca a mio parere. Forse a ben vedere è questo l’aspetto che mi ha deluso, ma credo sia un problema oggettivo, in quanto l’intero volume, di 500 e rotte pagine risulta praticamente il classico tomo ponte verso il prossimo capitolo, probabilmente conclusivo della trilogia. E’ un problema che non scopro certo io quello dei secondi volumi privi di nerbo, ma mi stupisco che ci sia caduto l’autore che con I Mille Nomi aveva gettato le basi per qualcosa di veramente epico.
Tentando di arginare questa delusione, concentrandoci invece sul romanzo in se, devo ammettere che ci siano anche degli aspetti positivi.
I personaggi sono buoni, interessante è l’approfondimento sul Conte Valnich che assume sempre più aspetti in chiaroscuro e sul quale ho grandi attese per il futuro. Che sia lui a costituire il vero colpo di scena al quale Wexler ci sta preparando?
Gli altri personaggi che abbiamo avuto modo di conoscere nel primo episodio non fanno che consolidare il loro spessore, non deludendo e facendoci palpitare nei momenti di maggior tensione e pericolo. Insomma in questo l’autore non manca di compiacerci, predisponendo tutti gli ingredienti adatti per sfornare un terzo episodio che si spera meglio studiato e nel quale ci venga fornita qualche spiegazione in più sulla parte più “esoterica” della sua storia. E’ il mistero attorno a questa forse la parte più pregevole dell’opera imbastita da Wexler e potrà essere l’originalità o meno di questa a decretarne la caratura.
Alla prossima!

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