Gran parte del
materiale di questo articolo - esempi esclusi - è tratto e/o riadattato dal
manuale “Writing Tools” dell’insegnante di scrittura Roy Peter Clark, che
ringrazio immensamente!
Zalaban si umettò le
labbra mentre ruotava il mestolo nel calderone con spasmodica lentezza.
Fiammate fluorescenti si riflettevano sul vetro delle cento e più bottiglie
schierate in file ordinate alle sue spalle, ognuna etichettata con un nome, una
data e una breve osservazione: “Artiglioscopendra, 20 Cal. XIX, Aggressiva -
tenere sotto controllo”, “Ittiolabirintite, 13 Br. XXI, Caustica e maleodorante
- buona col caffè”, “Tricarnia rubeola, 31 Fir. XXII, Non aprire - vi ucciderà!”
Sapete cosa mi piace di questo paragrafo? Che
sono riuscito a descrivere un alchimista cauto, meticoloso, sistematico e un
po’ fuori di testa, senza mai dover ricorrere agli aggettivi sopracitati.
È la croce e delizia di ogni scrittore, che
sia aspirante, tale o presunto tale: mostrare
le cose piuttosto che dirle.
Narrare, invece di stendere sul foglio un resoconto di concetti anonimi. La
nozione è valida soprattutto quando intendiamo descrivere il carattere di un
personaggio. Ehm, volevo dire ‘mostrare’, non ‘descrivere’...
Prendiamo questo brillante esempio tratto
dall’articolo “Show vs. Tell: Do You Know
the Difference?” di Maria Murnane su Createspace: immagina, amica mia, di navigare
su un sito di incontri online, alla ricerca della tua anima gemella!
Meglio questo:
“Sono un uomo attraente,
spiritoso, avventuroso, con un gran senso dell’umorismo.”
o quest’altro?
“Eccoti qua la mia foto! Per
la cronaca, se ci stai, sono assolutamente pronto a mentire sulle circostanze
in cui ci siamo conosciuti. La butto lì così. E a proposito di buttarsi, la
scorsa settimana mi sono lanciato da un aereo col paracadute. Uno spettacolo!”
Non c’è partita, vero? Il primo tizio afferma
un sacco di cose senza mostrare nulla di concreto, mentre il secondo fa
l’esatto opposto: il suo profilo trasuda humour e avventura, quanto all’aspetto
preferisce che la foto parli al posto suo. Show
vs. tell, successo assicurato.
Troppo spesso, a causa di fretta e
inesperienza - o per non sbatterci troppo, ammettiamolo - prendiamo
un’astrazione e la trasformiamo subito in aggettivo per definire il carattere
di un personaggio: ‘compassionevole’, ‘altero’, ‘coraggioso’, ‘pavido’,
‘irritante’, ecc. Il tutto senza un briciolo di esempio pratico.
I migliori scrittori sono in grado di creare
ritratti viventi dei personaggi, immagini che rivelino al lettore i tratti del
loro carattere e le loro aspirazioni, speranze e paure, senza bisogno di
ricorrere a inutili astrazioni.
Anche il dialogo, in questo senso,
costituisce un utile strumento:
- L’hai baciato? Sul
serio? Quello lì?
- Embé? A te che te ne
frega?
- Ma sei proprio scema!
Non lo vedi che è uno sfigato?
- Ha parlato quella che
esce con Ciuffetto!
- Si chiama Riccardo, e
va già all’università.
- Uhhh, che grand’uomo! Scommetto
che Stefano ne sa più di lui...
- Magari, visto che é un
secchione e uno sfi-ga-to!
- Ma vaffan...
- Smettetela voi due!
Tanto il mio Marco è meglio di tutti gli altri.
- E perché?
- È il centravanti della
squadra di calcio.
- Cosaaaa? Potevi anche
dirmelo prima!
- Ha qualche amico
carino?
Questo breve, stupido dialogo esprime varie
astrazioni: adolescenza, pregiudizio, insicurezza, status sociale, ragionamento
di gruppo... L’uso del dialogo - con tutte le sue imperfezioni e forme gergali
- dà vita a questi concetti tramite un vivace scambio di battute, senza dover
ricorrere a termini e forme “pesanti”, più adatte a un trattato sociologico.
Cerchiamo sempre di aprire i nostri
personaggi all’ispezione del lettore, mostrando chi sono attraverso ciò che
fanno e come interagiscono con il loro mondo. Riduciamo al minimo gli aggettivi
nebbiosi, che finiscono per nascondere il personaggio sotto una coltre di
definizioni astratte (NB: prendere cum
grano salis! Dipendendo dal contesto letterario, per esempio il fantasy
epico, possiamo anche concederci qualche esagerazione per pompare l’atmosfera).
Esercizi sotto l’ombrellone!
- Siediti in un luogo pubblico (spiaggia? Perché no!) e osserva il comportamento delle persone, il loro aspetto, il loro modo di parlare. Quali aggettivi ti fanno venire in mente? Quali dettagli ti hanno portato a questa conclusione?
- Alcuni scrittori partono da una sola frase, del tipo “Jack è un tipo scontroso e arrogante”, per raccontare a se stessi chi sia il loro personaggio. Questa frase non comparirà mai nel testo: è a partire da essa che lo scrittore si sforza di produrre le “prove concrete” che lo hanno condotto a questa conclusione. Prova a fare lo stesso in qualcuna delle tue storie.



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