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mercoledì 23 agosto 2017

Il Dio Storpio: Una storia tratta dal Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson


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Descrizione:
I Cacciatori di Ossa marciano alla volta di Kolanse, guidati dall'Aggiunto Tavore. Là quest'ultima, priva di doti magiche o di carisma, e incapace d'instillare fedeltà nel suo esercito, sfiderà i Forkrul Assail, che vogliono imporre al mondo una purificazione devastante. Sempre che le sue truppe ribelli non la uccidono prima... Nel regno di Kurald Galain, in cui si nasconde la città perduta di Kharkanas, i rifugiati guidati da Yedan Derryg attendono la caduta della Cascata di Luce e l'avvento di Tiste Liosan. In questa guerra che non possono vincere, moriranno in nome di una città deserta e di una regina senza sudditi? Altrove tre Dei Antichi tramano per spezzare le catene che vincolano Korabas, il Drago Otataral. Contro la sua forza distruttrice, nessun mortale potrà opporre resistenza. Nel frattempo, alle porte di Starvald Demelain, la Casa degli Azath che sigilla il portale sta morendo. Presto giungeranno gli Eleint, la stirpe dei draghi e il cataclisma finale...


Recensione:
Eccoci giunti al Gran Finale.
L’epopea di Erikson trova la sua conclusione con il romanzo (1200 e passa pagine) dal suggestivo titolo: Il Dio Storpio. Mi sono conquistato pure la dedica e la foto ricordo all’ultimo Lucca Games, ma come sapete era assolutamente il minimo visto che considero il ciclo di quest’autore il meglio che esista in circolazione. Ora che ho letto il finale posso ribadire la mia convinzione, visto che Erikson è riuscito (incredibilmente data la mole di sottotrame) a imbastire un finale (abbastanza) sensato e assolutamente godibile.
Ci sono volute centinai di pagina per riuscire a scoprire qualche tassello in più di quest’epopea composta da 10 tomi, l’adrenalina non ha mai smesso di pompare nelle vene, neanche quando a prendere la parola sono stati (sorprendentemente) nuovi personaggi, cosa che di certo mai mi sarei atteso, visto che in ballo ce n’erano già a centinaia. Ah, quando dico centinaia, non scherzo perché in questo finale trovano posto (quasi) tutti i personaggi conosciuti nel corso di questa lunga ed epica cavalcata. Inutile sottolineare quanto, guardandomi alle spalle, ritrovando questi vecchi amici, o semplicemente sentendo rievocare le loro gesta da chi è sopravvissuto loro, non possa che corrermi un brivido lungo la schiena. Basterebbe questo a far capire quanto Erikson sia riuscito a centrare il proprio obbiettivo, ma la grandezza del ciclo di Malazan a mio avviso va ben oltre le pure emozioni che essa è riuscita a trasmettere. E’ un prodotto ambizioso e il fatto stesso che l’autore abbia faticato inizialmente a trovare un editore, pur parlando di paesi decisamente più evoluti dell’Italia in campo editoriale, ci fa capire quanto maestosa (e quindi rischiosa per un editore) sia la sua costruzione letteraria. Ci troviamo innanzi a qualcosa di unico e come tale non adatto a tutti. Sarà comunque sufficiente leggere il primo volume di quest’opera per capire se sarete fra chi amerà quest’autore o fra chi lo considererà semplicemente un povero pazzo furioso, per quanto visionario.
Devo ammettere che non avevo idea di come avrebbe potuto chiudere il cerchio e, comprensibilmente, se vogliamo andare a cercare il pelo nell’uovo, per correttezza intellettuale, dobbiamo ammettere che qualche piccola incongruenza ci sia, almeno secondo il mio punto di vista. Scoprire dopo 10.000 pagine circa che il nemico capace di costituire il vero pericolo per l’umanità spunti praticamente dal nulla, senza avere un background di spessore e costruito mano a mano nel corso della narrazione, mi ha lasciato un retrogusto amaro. Ciò non toglie che quella che in altri casi sarebbe stata una pecca invalidante, nel caso dell’epopea di Malazan non può che risultare un neo del tutto secondario. La drammaticità degli eventi finali e il ricordo stesso del lungo cammino trascorso con personaggi indimenticabili, ci consentono di passar sopra agilmente a qualsiasi artificio, anche se stiracchiato, messo in atto dall’autore per concedere al tutto una degna conclusione. Inoltre, anche per i personaggi che non hanno trovato una fine “esplicita”, c’è da sottolineare che l’autore ha in programma diversi spin off che dovrebbero venirci incontro per colmare le inevitabili lacune.
Il mio augurio è che l’Armenia trovi la forza di tradurre anche i libri di Ian Esslemont, che costituiscono parte integrante della saga di Erikson. Incrociamo le dita, anzi cerchiamo di farci sentire con la casa editrice, contattiamoli e chiediamogli informazioni in merito, chissà che rendendosi conto dell’interesse possano infine rompere gli indugi.
Buona lettura!

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