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domenica 12 marzo 2017

Il Mesmerista di Andrea Zanotti [Rating 9]


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Titolo: Il Mesmerista 


Genere: urban fantasy

Prezzo: 1,99 Euro

Rating: 9/10


Sinossi: In città è giunto il Circo della Redenzione. Un circo bizzarro. Guitti, odalische e mangiafuoco portano sogni ed eventi luttuosi. 
Una prostituta sacra operante via webchat morta per overdose da stramonio, un direttore di banca fatto a brandelli da un branco di cani e un assessore deceduto per incidente durante uno spettacolo. Questi sono gli accadimenti a spingere il professor Viviano a confrontarsi con il Mesmerista, il signore e padrone del Circo della Redenzione. Quest’uomo inquietante gli parlerà del Dio Denaro, fonte di tutti i mali dell’umanità, e lo coinvolgerà in vicissitudini che ne mineranno ogni convincimento e freno morale. 
Amore, mistero e rivelazioni messianiche... o solo illusioni?

Recensione: Come in una sorta di caleidoscopio vorticante, IL MESMERISTA presenta una lettura critica della realtà attuale, con i suoi conflitti socio-culturali, e allo stesso tempo offre l’evasione che da tali problemi il pubblico a tratti può desiderare.
La trama è in buona parte giocata su questo doppio canale, che dagli interni quotidiani – e finanche grigi – di aule scolastiche e locali fumosi approda ai colori sgargianti e all’atmosfera ipnotica del Circo della Redenzione.
Ciò che colpisce per la sua forza mimetica, e che conferisce alle scene il gusto arcano di un Medioevo alternativo di giullari e maghi, è il linguaggio poliedrico, direi anzi camaleontico. Zanotti sceglie nel prologo un periodare tondo e florido, che nello scontro col reale si fa poi asciutto, lapidario e persino tagliente. Lessico “familiare” e letterario si alternano infatti a seconda dei personaggi e degli ambienti, riproponendo la divisione tematica in un mondo duplice, i cui piani si intersecano misteriosamente. L’uso del latino (“Magister”) indica allora il codice di accesso a una dimensione “altra”, un ponte che congiunge due universi temporali paralleli.
E’ insomma il genere fantasy la vocazione dell’autore, con in più qualche concessione al Noir metropolitano.
Un po’ meno convincenti, perché rigidi o stereotipati, risultano invece i dialoghi incentrati sulla morale manichea di Anfitrione, con quella sua lotta epica contro il dio/demone Denaro, che personificato perde però la sua caratteristica di costruzione culturale dell’uomo stesso, e di conseguenza l’abilità di passare “inosservato” nella coscienza collettiva. Certo un nemico esterno è più facile da combattere.
Ma anche il lettore, che ami trasposizioni ideologiche meno dirette, non può non apprezzare l’imponente travaso culturale che l’autore offre al suo pubblico nella forma arguta di un moderno gioco di ruolo, in grado di ripercorrere una storia millenaria: dalla commedia plautina (il nome stesso di Anfitrione), al Medioevo delle corti e dei comuni (giullare, siniscalco); fino al presente con la sua caratteristica relatività morale, che mina valori basilari quali famiglia e solidarietà.
                                                                                                               Marina Brotto

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