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sabato 17 giugno 2017

Teutoburgo di Valerio Massimo Manfredi




Sinossi:
È un giorno di sole quando Armin chiama suo fratello Wulf, per mostrargli un prodigio: la costruzione della "strada che non si ferma mai". Una meraviglia che li lascia senza fiato, il miracolo tecnico dei nemici romani, capaci di creare dal nulla una strada che attraversa foreste, fiumi, paludi e non devia nemmeno davanti alle montagne.
Improvvisamente i due sentono dei rumori: è una pattuglia romana. Armin e Wulf sono catturati dai soldati. Nel loro destino però non c'è la morte, né la schiavitù.
Perché Armin e Wulf sono figli di re. Sigmer, il loro padre, è un guerriero terribile e fiero, principe germanico rispettato e amato dalla sua tribù. La sua sola debolezza era l'amicizia segreta con Druso, il grande nemico, il generale romano precocemente scomparso, che Sigmer, di nascosto, ha imparato a conoscere e ad ammirare. Ma di questa ammirazione nulla sanno i due giovani. Devono abbandonare la terra natale e il padre, per essere condotti a Roma. Sono principi, per quanto barbari. Saranno educati secondo i costumi dell'Impero, fino a diventare comandanti degli ausiliari germanici delle legioni di Augusto.
Sotto gli occhi dell'inflessibile centurione Tauro, mezzosangue germano convertito all'amore e alla fedeltà verso Roma, impareranno una nuova lingua, adotteranno nuove abitudini, un modo diverso di pensare.
E come possono Armin e Wolf, cresciuti nei boschi, non farsi incantare dai prodigi di Roma? Non solo la strada, ma anche gli acquedotti, i templi, i palazzi meravigliosi. I due ragazzi diverranno Arminius e Flavus, il biondo, cittadini romani, due giovani guerrieri, stimati da tutta Roma, capaci di conquistarsi la fiducia dello stesso princeps Augusto.
Ma il richiamo del sangue è davvero spento in loro? La fedeltà agli avi può portare alla decisione di tradire la terra che li ha adottati a favore di quella che li ha generati?
Valerio Massimo Manfredi torna al romanzo e racconta, unendo alla perfezione esattezza storica e respiro epico, la storia straordinaria e mai narrata prima di due fratelli, due guerrieri, le cui scelte hanno portato a Teutoburgo, lo scontro decisivo tra Romani e Germani, la battaglia che ha cambiato il destino dell'Impero Romano e del mondo.


Recensione:
Teutoburgo è uno dei molti romanzi storici del prolifico e poliedrico autore e studioso Valerio Massimo Manfredi. Inutile dire che, trattandosi del mio periodo storico prediletto, non ho potuto resistere alla tentazione di far mio questo testo. Dico subito che ho apprezzato parecchio la versione orchestrata da Manfredi, che per non far apparire il tutto troppo simile a una lezione di storia, si permette alcune “licenze”, aggiungendo quel minimo di mistero capace di arricchire una vicenda già di per se alquanto intrigante.
Una fra le maggiori sconfitte dell’Urbe viene riproposta in questa versione focalizzando l’attenzione sui due figli del capo dei Cherusci, Arminuius e Flavius, questi i nomi romanizzati a seguito della cattura degli stessi da parte delle legioni spintesi in territorio germanico. Seguiremo così la vita dei due pueri, istruiti ed educati con tutti gli onori, ed i rigori, riservati all’aristocrazia romana. Il bello starà proprio nel vedere la diversa reazione scaturita negli animi dei fieri “barbari” alle attenzioni riservate loro da Roma e le conseguenze che queste avranno per i rispettivi popoli.
Non c’è molto da dire sulla prosa dell’autore, che personalmente trovo molto piacevole, e grazie alla quale spesso mi trovo a pensare che, per quanto possano essere bravi i traduttori contemporanei, leggere in lingua originale fornisca sempre un valore aggiunto.
La vicenda comunque scorre bene con intrecci studiati, capaci di presentarci alcuni fra i più influenti personaggi storici dell’epoca con tutto il loro fascino. 
Dallo scritto traspare inoltre tutto l’amore del Manfredi per Roma e la sua epopea, senza per questo celare le critiche per coloro che hanno contribuito alla sua caduta, offrendoci stralci capaci di commuovere come ad esempio le descrizioni delle gesta del condottiero Druso espresse da un veterano.
Manfredi, pur rimanendo credibile nel farlo, ci fa capire cosa volesse dire all’epoca essere cittadino romano, cosa questo comportasse a livello di orgoglio, alterigia e arroganza anche, forse, ma comunque l’amore per un paese che stava realmente cambiando la storia delle terre conosciute e che senza questo forte senso di appartenenza non avrebbe certo potuto raggiungere i successi ottenuti nel corso dei secoli. Per questo mi piace riportare quanto detto dall’autore nei saluti finali: con la sconfitta di Teutoburgo Roma ha perso la Germania, ma la Germania ha perso per sempre Roma, con tutto quello che ciò comporta.
Un lettura consigliata insomma!

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Qua siamo a livelli imbarazzanti. Scritto da cani...pensare che è edito da mondadori rende bene l'idea del livello dilettantistico che è diventata la "letteratura" italiana. Ma poi parliamo dell'ebook formattato da cani?

dr.zinu ha detto...

Che sia di certo inferiore ad altri romanzi di Manfredi, posso essere d'accordo, ma proprio scritto da cani, no. Io ho letto il cartaceo, mi dici che l'ebook è formattato male? Non sarebbe il primo caso, intendiamoci!

Providus ha detto...

Almeno non sono più anonimo.

Intendiamoci: scritto da cani nel senso che è una prosa povera e arida. Non sa di nulla. Tipo lista della spesa: succede questo, poi questo, poi c'è due dialoghi, poi c'è quello...e via dicendo. Per i miei gusti questa non è prosa. E' più simile a una lista di quello che c'è e che succede. Il tutto contornato di dialoghi senza mordente. Sia chiaro, io non sono nessunom na so per certo che la prosa sia altro. Il mescolare insieme azioni, pensieri, ambiente e dialoghi, in paragrafi colegati logicamente tra loro. Invece questa è la tipica "scrittura" italiana semplicistica e banale.

dr.zinu ha detto...

Amando profondamente le vicende trattate, forse mi sono lasciato trasportare troppo dalla ricostruzione per rendermi contro dello sfacelo da te evidenziato, Providus. Ricordo che in alcuni tratti si aveva effettivamente la sensazione di essere al cospetto di un saggio storico, e questo è sicuramente un difetto non da poco, ma nel complesso, nel mio piccolo, non l'ho trovato così pessimo.

Providus ha detto...

Non pessimo, solo inutile. Avesse anche solo la metà della profondità del caro vecchio R.A. Salvatore...tanto per citare un buono scrittore commerciale e di avventure non italiano. Magari sono io che sbaglio ad aspettarmi cose decenti da italiani.

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