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domenica 17 settembre 2017

Mi innamoravo di tutto: Storia di un dissidente di Stefano Zorba [Rating 7]

Oggi pubblichiamo la prima recensione della nostra nuova collaboratrice EMMA, alla quale diamo il benvenuto nello staff di scrittorindipendenti. EMMA ci presenta:


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Titolo: 
 
Mi innamoravo di tutto: Storia di un dissidente


Autore: Stefano Zorba

Casa Editrice: Edizioni Alternative

Genere: Narrativa

Prezzo: Euro 4,99

Rating: 7

Sinossi: Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.

Recensione: Un uomo giace raggomitolato su un pavimento, alla mercé di aguzzini che lo picchiano selvaggiamente. Inizia per lui un lungo calvario di sopraffazione, di violenza, sempre più atroce, e ancora e ancora, perché parli e riveli i nomi degli altri. E’ un terrorista, un no-TAV, e fra una tortura e l’altra, raccontate con minuzia di particolari, ripensa alla propria vita.
Struggente e quasi lirico il passaggio dalla giovinezza felice alla rabbia distruttrice: il ragazzo che si innamorava di tutto, subisce una repentina trasformazione in cui tutto l’amore diventa rabbia, grande, immensa, distruttrice. Tanto grande era l’amore, e tanto feroce l’odio e la rabbia, quando realizzerà che il suo futuro è scippato, “fottuto”. La parte iniziale, molto credibile e ben scritta, ricorda i fatti, purtroppo realmente accaduti e documentati, delle torture subite dagli arrestati nella caserma di Bolzaneto, a Genova, durante il G8 del 2001. Qui l’empatia è tutta per il protagonista, Coda di lupo il suo nome di battaglia. Pian piano il contesto cambia; Coda di lupo è in acque molto peggiori, non ci sarà più libertà per lui, sa che lo tortureranno a morte, e che prima o poi parlerà. La narrazione diventa meno credibile, l’empatia del lettore si allontana, non tanto per la vicenda raccontata, terribile, quanto per le motivazioni, o la mancanza di motivazioni, del protagonista, che man mano ricorda la sua vita: la partecipazione alle proteste del G8, a Genova, poi la vita borghese (con tanto di moglie aspirante modella in abitino griffato Valentino e prime alla Scala), lo schifo per la sua nuova vita borghese, l’incontro con i no-TAV e la sua adesione alla causa. Le ragioni del disagio emergono qua e là, marginali, superficiali, un po' trite (la globalizzazione, i grandi del mondo, bulimici e sfruttatori, i Cattivi Americani di Ustica e del Cermis, e chi più ne ha più ne metta). Ma non c’è passione in queste motivazioni che appaiono sempre sullo sfondo, un po' sbiadite, mentre la passione c’è, e tutta quanta, al calor bianco, nella lotta in sé, ed è in questo che l’autore dà il meglio di sé.
Insomma, dopo un inizio sfolgorante, il racconto non convince.
Avrebbe potuto raccontarci per davvero e con passione le battaglie dei no-Tav, convincerci che esiste veramente quel muro di silenzio che nemmeno il WEB coi suoi molti occhi riesce a sfondare, che nulla è come sembra ma come vogliono che sembri, ma nel complesso le affermazioni di Coda di Lupo non convincono. Tutta la seconda parte della narrazione punta, forse intenzionalmente, al vuoto, vuoto di idee, vuoto di motivazioni, vuoto di pensiero. Peccato, perché l’autore sa scrivere e sa scrivere bene. Preferiamo quando ci appassiona, non quando ci lascia nel vuoto...
Voto 7.
                                                                                                                 EMMA

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