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domenica 27 novembre 2022

Recensione: Ombre nella pietra di Alex Coman [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Ombre nella pietra

Autore: Alex Coman

Editore: Delos Digital

Collana: Dystopica

Genere: Fantascienza, distopia

Formato: ebook 1,99 Euro

Target: Young/adult

Rating: 7

Sinossi:

Per poter entrare nella Bolla erano costretti a indossare l’ombra, ma rinunciando a ogni dignità umana.

Monte Alto è circondato dall’oceano l’aria è fredda e corrosiva, la gente per poter sopravvivere è costretta a vivere nelle caverne agognando la vita nella Bolla, dove la natura prospera e l’aria è incontaminata. Lo sanno bene Mina e Robi, due fratelli, che, per poter entrare nella Bolla, sono costretti a indossare l’ombra, rinunciando alla loro libertà e portando a termine gli incarichi assegnati dal collare. Le ombre non sono autorizzate a parlare con i cittadini, non sono autorizzate a fare nulla se non espressamente richiesto.

Solo così possono respirare l’aria tossica fuori dalla Bolla per un massimo di 150 ore.


Recensione:

Sopravvivenza, azioni, sentimenti intrinsechi del vero essere umano nel momento del bisogno narrate in poche pagine, ma c’è di più. Fialette di antidoto per vivere, una Bolla di sopravvivenza per non respirare l’aria contaminata e fredda.

“Ombre nella pietra” di Alex Coman è un racconto che espone la drammaticità del vissuto di due fratelli orfani, Mina e Robi. I due giovani hanno perso la famiglia da piccoli e ora possono contare solo su loro stessi e sulle proprie forze. Per i due ragazzi, l’unico modo per andarsene dalle fatali caverne di Monte Alto, è quello di essere costretti a diventare schiavi della Bolla, che li riduce a ombre, privandoli della dignità di un essere umano. I due ragazzi vivono così in un mondo gelido e sterile, con la promessa che un giorno potranno raggiungere la libertà in una terra che è stata promessa loro dai padroni che muovono i fili delle loro vite. Una terra che però sembra davvero ancora molto lontana, quasi irraggiungibile, o forse addirittura irreale.

La vita fuori dalla bolla mette a dura prova i due ragazzi, che ce la metteranno tutta per vivere  il loro futuro in un ambiente più umano, migliore di quello che hanno vissuto fino a ora, costretti a servire come ombre per i cittadini della bolla e a sottostare ai loro più perversi desideri per potersi curare grazie a delle fialette e ad avere 150 ore di tempo fuori dalla Bolla per respirare aria pulita.

Tutto questo se riusciranno a portare a termine gli incarichi per i “padroni” della bolla.

(Il riferimento al razzismo lo si evince a ogni pagina. Perché credo che fosse questa l’intenzione dell’autore)

Il racconto è scritto in terza persona alternando il punto di vista di Robi con quello di Mina, una ragazza riflessiva, e secondo me un personaggio che l’autore ha messo poco in rilevo in confronto di Robi, soprattutto nella parte finale del racconto. Nonostante la brevità della narrazione, la scrittura aiuta a condurre il lettore al centro dell’ambientazione distopica e ad amare fin da subito i protagonisti e la loro disperazione, attenuata a volte da sprazzi di serenità ma che si alterna alla violenza di uomini senza scrupoli e maledettamente ingiusti, come esecrabili sono le ingiustizie che i due protagonisti subiscono, soprattutto dalla loro vicina di casa, donna orribile, egoista e opulenta, la quale pretende con le minacce la metà del contenuto delle fialette dei due ragazzi, così come i suoi figli, criminali incalliti e senza scrupoli.  

Il mondo distopico narrativo è ben costruito e interessante in tutte le sue sfaccettature. Di solito preferisco romanzi lunghi e articolati, ma inaspettatamente la lettura di questo romanzo breve si è rivelata più piacevole di quanto avessi immaginato.

Ottimo il ritmo e il finale del romanzo breve che sembra portarti lontano dalle comodità di noi esseri umani, ma che sa esprimere l’ingiustizia e la crudeltà del mondo. Perché sì, i due protagonisti vivono in un mondo diverso dal nostro, ma è inevitabile pensare a quanto si assomiglino.

Non solo è breve e scorrevole, ma è imprevedibile e toccante. Non potrete mai immaginare quello che succede l’attimo successivo, ne rimarrete semplicemente stravolti.

L’autore racconta una storia in cui bene e male sono ben separati e ci presenta un mondo nel quale di bontà ce n’è ben poca. Insomma, non solo i due protagonisti si ritrovano a combattere contro un’aria rarefatta e dunque nociva, ma persino contro l’essere umano. Spietato, crudele, non lontano comunque dalla nostra realtà, se pensiamo a quante persone rimangono indifferenti alle disgrazie e ai dolori del prossimo.

Infine vorrei fare una riflessione sul finale, inaspettato che non avrei mai immaginato di leggere. Lo trovo più che azzeccato per una storia di questo genere, capace di lasciarti a bocca aperta e con un po’ di delusione. Capace di farti arrabbiare perché l’ingiustizia continua e la giustizia va a farsi benedire. Tuttavia, credo che l’autore sia riuscito nel suo intento, perché se un lettore arriva a provare questa sensazione di impotenza, beh, chapeau. L’autore, in effetti, ha saputo avvolgere la narrazione in una nuvola di un potere così straordinario, che ti trascina in media res all’interno delle anime dei suoi personaggi, tanto da rimanerne soggiogata nonché incantata, come se tu vivessi le stesse loro emozioni, le loro stesse sofferenze. Questo secondo me è il pregio della storia, condensata in poche pagine.

Ottimo il riferimento alla connessione Internet tra i personaggi, che di così lontano e inverosimile non c’è niente, se vogliamo.

Uno scenario distopico originale. Una prosa fatta di frasi brevi e dai ritmi incalzanti. Belle le ripetizioni, denotano una consapevolezza di stile. Breve ma intenso e con molti spunti di riflessione. Tra tutti il mondo digitale da cui dipendiamo e che spesso si sostituisce al nostro relazionarsi di persona.

Ottima l’idea del numerare gli incarichi delle ombre attive come quelle di Mina. La 128 nella casa, 2088 della Bolla di Monte Alto.

Non sono amante del genere distopico ma questo racconto di Alex Coman mi ha proprio convinto.

Complimenti all’autore

Consigliato, voto: 7.


Peg Fly


mercoledì 23 novembre 2022

Disfida nr. 156: Anabasi Project di Andrea Zanotti VS Dan Simmons

 


  • Titolo opera: Anabasi Project, il lato oscuro del Metaverso


  • Genere: distopico, esoterismo, fantascienza

  • Prezzo: ebook 3,99 – cartaceo 14,56

  • Sinossi:


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Anabasi Project è un potente gioco, una realtà virtuale che va oltre i confini dell’umano, regalando il Paradiso ai vincitori e condannando i perdenti all’Inferno. Chi è coinvolto in questa sfida metterà in palio la sua stessa anima e andrà incontro a una spietata realtà.


  • Note/commenti/finalità dell'Autore:

Anabasi Project è un esperimento, un genere nuovo per me, un romanzo autoconclusivo nel quale ho cercato di inserire i temi che mi sono cari in questo stralcio della mia vita. Dalla Cabala magica al cristianesimo, dalla teosofia alla realtà virtuale e alla potenza e fascinazione che le tecnologie moderne hanno sulle nuove generazioni (e non solo), senza alcun limite apparente di buon senso. 

Non credo sia difficile rendersi conto di ciò che ci circonda, basta volerlo. È sufficiente fare due passi in strada per accorgersi del numero di persone che camminano come zombie con il cellulare perennemente in mano, perse (rapite?) in mondi “altri”. Chi ha figli sa di per certo le battaglie che occorre portare avanti per tentare di tenerli lontani per qualche ora dai vari gingilli d’intrattenimento (coatto). 

Anabasi Project affronta questi temi spingendo l’analisi a quello che potrà succedere a breve, quando i demoni prenderanno dimora permanente nel Metaverso, ideale incubatore per queste entità.


  • BIG da sfidare:


Scelgo Ilium di Dan Simmons, un romanzo fantascientifico sui generis, capace di mixare diverse varietà narrative, fondendo mitologia ed esplorazione spaziale, storia e psicologia con un unico denominatore comune vincente: una fantasia lasciata libera di esprimersi alla massima potenza. Un Maestro.


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domenica 20 novembre 2022

Recensione: Andrea e Andrea, thriller d'amore e di mafia Elsa Zambonini Durul [Rating 6] - recensione a cura di Dada Montarolo

 


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Titolo: Andrea e Andrea

Autore: Elsa Zambonini Durul

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: kindle e cartaceo

Genere: Thriller

Prezzo: ebook € 0,00 edizione cartacea € 13,00

Rating:

Sinossi:

Leggendo per errore una lettera indirizzata alla nuova coinquilina Andrea, Lisa, la protagonista, apprende che la donna è in fuga da un grave pericolo e che la sua presenza minaccia la sicurezza di tutto il condominio nel centro di Istanbul, vista Bosforo. Andrea é incinta e, durante un ricovero in una clinica, avvengono due gravi fatti. Nei sotterranei della struttura si consumano un omicidio e il ritrovamento di un neonato nascosto e abbandonato in uno stanzino segreto, che fa supporre un traffico di bambini. Purtroppo, al momento dell’omicidio Lisa, incinta a sua volta, era presente nella clinica e quindi finisce fra gli indagati. A questo punto investigare, pur nel suo stato, diventa pura autodifesa. Arriva così nell’inferno del campo per immigrati siriani dell’isola di Lesbo, dove lei e il compagno Emre corrono un grave pericolo.

Alle avventure legate all’intricata vicenda, si aggiungono squarci narrativi, la storia d’amore fra i siciliani Andrea e Andrea turpemente ostacolati dal mafioso locale, ed è proposto qualche dilemma. Per esempio: è lecito per un agnello, che ne ha per un attimo l’opportunità, eliminare un lupo per salvare i numerosi agnelli che quel lupo sicuramente ucciderà in futuro? Oppure: come può porsi una madre violentata nel gestire il rapporto avvelenato dall’odio che si instaura fra lei e il suo bambino, figlio del mostro? Quando ci si allontana dalle note gravi delle parti drammatiche, il tono del linguaggio sa assumere note spumeggianti e ironiche.

 

Recensione: 

Mettiamo che una signora decida di preparare un minestrone. Siccome è una buona cuoca, avvezza alle insidie di pentole e fornelli, si preoccupa di trovare gli ingredienti giusti, tutti freschissimi, di origine certificata, se non addirittura comprati dal contadino biologico che abita lì, a due passi da lei. Adesso tocca alla bilancia e ai tempi di cottura, mica si butta tutto dentro al pentolone e poi si va a fare altro mentre ‘sta roba sobbolle in solitaria: calibrare i sapori e trovare il modo giusto di esaltare odori e aromi di ogni singola verdura non è robetta da poco, ci vogliono dita dal tocco angelico e spietatezze da Torquemada, tutte cose che la signora di cui stiamo parlando conosce bene. Pulisce, raschia, lava, sistema. Finalmente pronta a iniziare la cottura, preme il tasto per accendere il fuoco e tutto comincia ad andare storto: l’acqua non bolle, il brodo s’irrancidisce, il sale non sala, le verdure si spappolano. Misteri dell’arte coquinaria.

L’ho presa un po’ alla larga ma mi è sembrato il giusto paragone per parlare di questo “Andrea e Andrea” di Elsa Zambonini Durul. Gli ingredienti giusti ci sono tutti: mafia, violenza, tratta di neonati, campi profughi, giornalismo investigativo, amore, maternità; l’ambientazione è suggestiva, Istambul e l’isola di Lesbo con i suoi orrori sembrano lo scenario ideale per un giallo ansiogeno, di quelli che se non arrivi fino in fondo ti inseguono come “It”. Eppure, dopo un avvio promettente di alta tensione, tutto si diluisce in una brodaglia insipida: i personaggi sono ingessati nelle loro peculiarità, non hanno quei mutamenti, quelle crescite anche umorali che movimentano le azioni, sono prevedibili, perfino noiosi nei loro stati d’animo sempre uguali, nei dialoghi che talvolta sembrano lezioncine imparate a memoria per compiacere lettori di bocca buona.

Di materiale per lavorarci sopra ce ne sarebbe davvero tanto. Basta guardare all’intrico di situazioni e di combinazioni (vabbè, qualcuna è un po’ forzata ma nessuno è perfetto) e con qualche semplice tocco di sapiente psicologia di cui ritengo capace l’autrice, ecco che ognuno dei personaggi spiccherebbe il volo verso altre dimensioni in grado di acchiappare il lettore e portarlo incantato a spasso fra gli innumerevoli risvolti della vicenda. Un esempio? Lisa, la protagonista, si agita come morsa dalla tarantola, sempre in azione, mai un ripensamento sulle proprie azioni, mai un momento di riflessione, una wonderwoman che prima agisce e poi, magari, ci ripensa ma giusto solo per quell’attimo che serve per passare ad altra impresa. Stancante, a tratti e perfino irritante quando spiega che si deve fare così piuttosto che cosà: fa venire in mente Minni, la spesso saccente fidanzata di Topolino (anche lui, a proposito di pedanteria, non scherza).

Unica voce fuori dal coro di comprimarie e comprimari che non si schiodano dagli schemi imposti dall’autrice fin dalle prime pagine, è invece Emre, il compagno di Lisa. Dotato di una personalità alquanto complessa, in perenne oscillazione fra un imprecisato numero di psicopatologie (lievi, davvero lievi), ha il grande merito dell’imprevedibilità. Non sai mai se è pronto a dare uno schiaffo alla sua donna, a proteggerla o a mollarla nel bel mezzo di un casino. Notevole.

Grande cura comunque nella stesura - un solo refuso in più di duecento pagine è qualcosa di cui, in un’autopubblicazione, andare in un certo senso orgogliosi - e nelle descrizioni a tinte deliziose del Bosforo e delle sue atmosfere.

Ultima notarella: il titolo. Così com’è, è trasparente come il peplo di una vestale, lascia intuire fin troppo presto quale sorte attende alcuni personaggi. Un po’ un peccato, trovo.

Ci aspettiamo ben altri livelli di narrazione da parte di Elsa Zambonini Durul e restiamo curiosi di scoprirli.

 Voto: 6.

venerdì 18 novembre 2022

Disfida nr. 155: Rain of Pain: Ricerca di Catarsi nella Vendetta di Maurizio Maltese VS James O’Barr

 



Titolo opera: Rain of Pain: Ricerca di Catarsi nella Vendetta 

Autore: Maurizio Maltese

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: hard-boiled, noir

Prezzo: ebook 3,89 – paperback 9,14 – hard cover 17,98

Sinossi:
Job Godspeed è uno “sweeper”: un sicario della malavita. Una volta però era un poliziotto newyorkese. Uno dei migliori. Gli strapparono sua moglie e sua figlia e, dopo una vendetta goffa e monca, rinacque sotto le grinfie di un boss potente e manipolatorio, che lo tirò fuori di prigione e lo rese una macchina omicida perfetta.
Un giorno scoprì di essere stato tradito, ed allora il cane da guardia della mala si trasformò in un giustiziere senza pietà.

Questa è una storia di dolore. Non di redenzione, ma di punizione. Alla ricerca di pace interiore con i colpi di pistola. Una mente fratturata ed un animo storpiato cercano la chimera della Giustizia in un mondo corrotto, dove solo la violenza ha voce in capitolo.

Note/commenti/finalità dell'Autore:
Maurizio Maltese, spezzino classe 1986: equilibrista del pensiero ed autore di milioni di storie (quasi) mai trascritte. Dottore Magistrale in Informatica Umanistica e professionalmente incostante nell’IT, è tuttavia molto più costante e sincero nella sua passione per tutto ciò che è narrazione e creatività, sia questa fatta con mezzi multimediali che tradizionali: parole, musica, immagini o sogni, spesso ad occhi aperti.
Si abbronza di più davanti ad uno schermo che sulle spiagge.
...Sa di avere un omonimo scrittore là fuori, ma non sa nulla di arti marziali del Sud-Est Asiatico.
Questo suo primissimo esordio nel mondo del self publishing si deve alla volontà di terminare una storia amata ma lasciata incompiuta da una dozzina di anni, è ciò che gli ha fatto dire “sì, io ci provo” e accettare di essere letto, oltre che di scrivere.

BIG da sfidare:


Io sfido – per scherzo, perché solo nella celia posso fingere di essere degno di questa parola – quelli che sono stati le mie assolute stelle polari quando scrissi questo racconto, ovvero: James O’Barr (Link Amazon), Shin’Ichiro Watanabe, John McTiernan. 
  





domenica 6 novembre 2022

Recensione: Ring shout di P. Djèlí Clark [Rating 6,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Opera: Ring shout 

Autore: P. Djèlí Clark 

Editore: Mondadori

Genere: horror, dark fantasy, storia alternativa, weird

Rating: 6,5

Target: Young/adult 

Prezzo: ebook 7,99 - cartaceo 13,30

Sinossi:

Nel 1915, il film Nascita di una nazione lancia un oscuro incantesimo sull'America: i ranghi del Klan si gonfiano come non mai, nutriti dagli istinti più orribili dei bianchi. E non è tutto. Perché sotto i cappucci si nascondono – letteralmente – mostri determinati a scatenare l'inferno sulla Terra. Ma anche i klux possono morire. E c'è chi li sa riconoscere sotto le loro sembianze umane e li uccide per vocazione. Come Maryse Boudreaux, una giovane donna tormentata da un oscuro segreto, e le sue inseparabili amiche, una sboccata cecchina e una reduce della Grande Guerra. 
Armate di spade magiche, proiettili, bombe e incantesimi, e sostenute da potenti forze sovrannaturali, lottano senza tregua per ricacciare i mostri nell'abisso che li ha partoriti. E quando un Male ancora più famelico e subdolo minaccia di varcare le porte del nostro mondo, saranno costrette a uno scontro finale da cui potrebbe dipendere il futuro dell'umanità.


Recensione:

Oggi vi presento un testo particolare, che non ricordo bene chi mi ha consigliato, ma che ugualmente approfitto per ringraziare. Intendiamoci, non siamo innanzi a un capolavoro, e non mi dilungherò nel tediarvi con i soliti mantra che un grande editore come Mondadori dovrebbe avere le palle per cercarsi in casa autori nostrani che nulla hanno da invidiare a questo P. Djeli Clark. A dire il vero se la Mondadori fosse interessata a romanzi simili a questo, che a mio parere più che dark fantasy è un weird, non avrebbe neppure bisogno di faticare tanto, basterebbe andare a pescare nella scuderia Acheron Books, ad esempio, per trovare tutto il bizzarro di gran qualità che possa desiderare. 

Torniamo a noi, a questo Ring Shout, titolo che per i più curiosi indica una danza clandestina di carattere spirituale, nata tra gli schiavi africani. Un romanzo che possiede alcuni aspetti indubbiamente interessanti. Anzitutto l’ambientazione. Siamo nel post prima guerra mondiale, e come cita la quarta di copertina in modo brillante “In America i demoni indossano cappucci bianchi”. 

Già, il Ku Klux Klan imperversa, ma il bello è che non stiamo enfatizzando quando parliamo di demoni, ma si tratta propriamente di demoni, veri e propri mostri, con tanto di piano al seguito per conquistarsi uno spazio duraturo nel nostro mondo, utilizzando noi miseri umani come riserva di cibo. 

In realtà è la nostra rabbia a costituire la loro pietanza prediletta, o almeno delle loro alte sfere, mentre la soldataglia predilige la carne di cane. Ad ogni modo, questo miscuglio fra membri reali del KKK e demoni sotto mentite spoglie è una bella trovata, ben gestita, compreso il fatto che il loro aspetto sia ai più assolutamente invisibile. Nasce così una sorta di resistenza sgangherata, della quale fanno parte le tre protagoniste della storia, accompagnate da alcuni personaggi secondari altrettanto gradevoli. 

Non attendetevi un approfondimento psicologico che vado oltre la superficialità dettata dalla brevità del romanzo, 200 paginette, né soffermatevi troppo a chiedervi i vari personaggi soprannaturali che tipo di collocazione possano avere nella cosmogonia pensata dall’autore, perché finireste solo con il rovinarvi il gusto per una storia che va assaporata come un picnic frugale, ma gustoso. Godetevi il Macellaio Clyde, la Grande Ciclope e i Dottori della Notte, senza pretendere di capire in che rapporti possano essere fra loro e perché compaiano dal nulla e apparentemente senza molto senso. Ho avuto la netta impressione che il romanzo abbia subito dei tagli qua e là e che l’autore, a mio modo di vedere ben addentro alle tradizioni “occulte” solo accennate nel libro, sia stato costretto a compattare e sintetizzare di molto una storia che lascia evidenti buchi narrativi e che avrebbe meritato spazi ben più ampi per poter approfondire molti aspetti solo accennati. Parere mio. 

 Insomma, lasciatevi incantare dall’azione e dall’imprevedibilità del tutto, perché alcune trovate sono realmente godibili, oppure, se non ne siete capaci, lasciate perdere e trovatevi un buon autore italiano consigliato su queste pagine. Di certo troverete trame più solide!   

Andrea Zanotti