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domenica 2 ottobre 2022

Recensione: Blue Sunday di Marco Lepori [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Blue Sunday

Autore: Marco Lepori

Editore: Catartica Edizioni

Genere: narrativa generale

Target: Young Adult

Rating:‎ 8

Prezzo: Euro 14

Sinossi:

 Anno 1916, Matteu è un giovane costretto a partire dall'isola per andare a combattere nell'inferno della Prima Guerra Mondiale. 2016, Matteo e i suoi amici attraversano tutta l’isola per andare a manifestare a Cagliari contro la guerra e la presenza di basi militari nella loro terra.

La storia dei principali personaggi si svolge in Sardegna, Matteo, Michele Moscone, Labbrone, Cristo l’impavido, Cristoforo Coraggio, i quali vivono le loro storie attraverso un viaggio verso Cagliari, per partecipare alla manifestazione “no war” pur sapendo a cosa potrebbero andare incontro, rammentando cosa successe nel G8 a Genova, le torture subite dai giovani manifestanti da parte della polizia all’interno della scuola Armando Diaz e poi all’interno della caserma di Bolzaneto. Ma l’allegra brigata non si arrende e come eroi in prima linea sono pronti ad affrontare i celerini e i loro manganelli pur di far valere le proprie opinioni. Il tutto condito con il ritrovamento di un manoscritto sul quale viene riportato un episodio accaduto durante la Prima Guerra Mondiale...

 

Recensione: 

Diviso in due parti narrative e accompagnato da capitoli con i titoli di canzoni, il romanzo Blue Sunday, l’ultimo della trilogia, incuriosisce fin da subito il lettore. 

Nel romanzo ci sono degli ottimi punti di forza che accompagnano le vicende di questi improvvisati eroi che condiscono di tragicomico le loro avventure, il che rende tutto molto più soft, senza abbruttire la storia con sequele drammaturgiche della tragedia vera e propria. Diciamo che possiamo parlare di “Teatro dell’assurdo” di Ionesco senza problemi, anche se di tanto assurdo questa volta ce ne sia molto poco.

Nella parte centrale della narrazione abbiamo poi un colpo di genio da parte dell’autore, che abilmente introduce il ritrovamento di un quaderno scritto a mano dove viene narrata la vicenda di Matteu, il giovane che fu costretto a partire dall’isola per andare a combattere nell’inferno della Prima Guerra Mondiale. 

All’interno del resoconto viene narrata soprattutto la storia di violenze, di soprusi, di chi un futuro non ce l’ha avuto (chi ha scritto tale carnet) e di vendetta.

Ottimo il piano narrativo al presente che si incastra così tramite il ritrovamento del manoscritto con il passato. Tra vita nel qui e ora e quella narrata con occhio impressionista da vero artista, descrizioni della vita diversa dei giovani di ieri e di oggi. 

Vite raccontate con punti di vista di chi narra, che alla fine si ritrova catapultato dentro alla storia in media res, come se fosse lui stesso a vivere le avventure dei suoi protagonisti.

L’autore, con la sua sorprendente veridicità, spirito d’animo gentile, nonché spontaneo, e quella voglia di libertà che accompagna ogni essere umano nel viaggio che è la vita, ci regala un vissuto e un’opera meravigliosa.

I personaggi sono ben delineati a livello psicofisico, umano e sensibile che ogni artista, come quasi tutti i protagonisti legati appunto dalla passione per la musica, arricchiscono di super note il romanzo.

Voto: otto

 Peg Fly


domenica 25 settembre 2022

Recensione: Fernweh di Chiara Zanini [Rating 6] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore:  Nativi Digitali Edizioni 

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Prezzo: Ebook 2,50 - cartaceo 15,60

Rating:

 Trama:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.
Anno 2618: Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor...

"Fernweh", che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.

L'autrice: 

Chiara Zanini - Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane si laurea in Scienze Politiche e si stabilisce a Venezia.
Lettrice vorace da sempre, da quando ha scoperto di amare anche scrivere non può più farne a meno. Le piace sperimentare, cimentandosi in ogni genere di narrazione, ma l’appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza e i racconti di ambientazione storica.


Finalista in vari concorsi letterari, nel 2007 si è classificata al secondo posto nel concorso Parole in corsa– edizione di Venezia e nel 2009 nel concorso Utopia, organizzato dall’Associazione Culturale Il sentiero dei draghi. Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie di autori vari, tra cui: Il Veneto del futuro edito dalla Casa Editrice Marsilio, Scrivere è viaggiare. Con trasporto, edizioni Full Color Sound, 365 racconti sulla fine del mondo di Delos Books edizioni, I brevissimi – II edizione Casa Editrice Freaks, Le prime volte Casa Editrice Mondoscrittura, I mondi del fantasy II Casa Editrice Limana Umanita e 365 racconti di Natale di Delos Books edizioni. Con Wizards and BlackHoles ha pubblicato il racconto lungo L’orologio della verità.

Fernweh è il suo primo romanzo.

 

 Recensione:

Non avevo mai letto un distopico made in Italy e posso affermare che questo non mi ha delusa. L’ambientazione è un punto forte, futuro post-apocalittico in cui il pianeta Terra non è altro che un inferno fluttuante costellato di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo può sopravvivere. Ma come si sa, anche qui c’è un prezzo da pagare, perché a Murian non esiste libertà di pensiero, d’azione o essere sé stessi, a Murian devi fingere di essere come loro voglio che sia, a Murian bisogna rispettare le regole, o stai dentro o stai fuori, e se scegli di stare fuori, sei un reietto.  Sei costretto a non mostrare emozioni a reprimerle volente o no. La tua personalità è annullata, gli esseri umani sono tutti omologati, simili a robot, la città in cui i nostri eroi sono costretti a vivere è altrettanto infeconda. Una città dove i pregiudizi sono all’ordine del giorno, soprattutto se sei considerato un ‘diverso’, ma, nonostante ciò, i nostri protagonisti, incorporatisi alla perfezione con la storia che ruota loro attorno, hanno il coraggio di essere sé stessi, di pensare con la loro mente. Due personalità forti, dall’animo ribelle che neanche l’oppressione di un’autorità intollerabile riesce a mitigare. Due personalità che l’autrice riesce a tratteggiate con acutezza e senso critico, appoggiandosi a uno stile fluido e semplice e al contempo accattivante. 

Non sono da meno gli altri personaggi a tutto tondo, dunque non piatti, perché evolvono a mano a mano che la storia prosegue. Tra questi emergono Jen, il cui carattere è stato forgiato da un passato difficile e disposta a tutto pur di difendere coloro a cui vuole bene, e Gamil, personaggio dall’animo empatico e sensibile sebbene alcune sue parti sono state assemblate con dei circuiti che scorrono come il sangue nelle vene.


La prima cosa che salta all’occhio prendendo in mano questo libro è il titolo in lingua tedesca.

“Fernweh”, voglia di girovagare.  infatti, tradotto in italiano, esprime la nostalgia verso luoghi lontani. Nel caso del libro, verso una nuova casa, verso una Terra in cui poter essere liberi di percepire il sospiro del vento sul volto.
Siamo nel 2452, la vita sul nostro pianeta viene messa in pericolo da una catastrofe climatica che mette in ginocchio l’umanità.
Milioni di persone muoiono, sopravvivere è l’unica cosa che conta, ma anche la più difficile. L’umanità è destinata a perire.
Fortunatamente nasce Murian, la città sotto la Cupola.
È lì che Mirna e Adrian vengono accolti dopo essere stati salvati dagli AG (agenti governativi). È all’interno della grande cupola artificiale che quest’ultimi si curano, tornano alla vita, si sposano e diventano… centenari.
Nella città di Murian ci sono regole ferree, si può avere un solo figlio, non si mangia ma si ingoia una pillola che sostituisce ogni pasto ed i cittadini possono arrivare ad avere centinaia di anni di vita semplicemente facendo le revisioni periodiche che ti permettono anche di essere sempre giovane, 
un po’ come il film con Roby Williams, il Centenario, per intenderci.

Ma cosa ti succede se non sottostai alle regole? Vieni allontanato, diventi un essere aberrante, una persona da evitare, non hai diritti, vieni segregato a Thanatos, la città dei reietti, un posto sordido, pieno di rottami della vita precedente al 2452.


Ma nell’anno 2618 nascono due gemelli: Jared ed Eleanor, discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, che non accettano di adeguarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Ed ecco che nella storia entrano in scena due personaggi clou diversi dagli altri, due esseri che non vogliono omologarsi, che non voglio ubbidire ma seguire la ragione, il coraggio che muove i loro animi e che li spinge a fuggire per allargare i loro confini sulla Terra perché ciò che hanno sotto alla Cupola non gli basta più.

Un romanzo che parla di rivoluzione, di cambiamenti, di morte e di rinascita. Un testo dove si sente forte la voglia di vivere, di poter sentire l’acqua inondarti il corpo, il sole che ti riscalda la pelle.
Il lettore prosegue la lettura attraverso gli occhi di Mirna, che cresce e cambia durante il corso della storia. La conosciamo da giovane sulla Terra ancora fertile dove prosperano umanità e gentilezza, viviamo i suoi stessi stati d’animo quando cerca di sopravvivere alle catastrofi ambientali e i cambiamenti dovuti agli sconvolgimenti climatici. Mirna muta con il mutare degli eventi che la irrobustiscono, la fortificano nell’animo e nel fisico, mentre nella sua mente i ricordi legati alla sua Terra ormai utopica non l’abbandonano mai. Il colpo di scena finale risponde a molte domande rimaste in sospeso durante la lettura del libro, ma devo confessare che mi sarei aspettata qualcosa di più.
Trama interessante, narrazione piacevole e tanti personaggi dai risvolti gradevoli.
La trama è ben strutturata, a parte alcuni passaggi che ho trovato piuttosto prevedibili. (Questa è una mia opinione personale, s’intende)

A parte ciò, ho trovato la lettura piacevole, con personaggi che si impegnano a fondo per realizzare il loro sogno di vivere in un mondo migliore, che combattono per quello in cui credono, vivono le loro vite come se fosse l’ultimo giorno e soprattutto amano la persona che hanno scelto di amare reietta oppure no.

 Direi che siamo proprio all’interno di un discreto romanzo di fantascienza con tanto di azione e qualche parte romance che ci sta.

L’ambientazione è uno dei punti clou della storia, il mondo distopico – apocalittico è descritto magistralmente dalla penna dell’autrice. Siamo in un futuro dove la Terra è diventata una bolgia infernale instabile costellata di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo ha la possibilità di sopravvivere.

A dire il vero, non mi piace dare giudizi negativi ai libri che leggo… perché penso che un autore ci metta tutta la passione che ha per scrivere, dunque bisognerebbe dargli sempre una seconda chance. Certo, “Fernweh” non è uno dei migliori libri di fantascienza che ho letto, però l’incipit classicheggiante mi ha fatto capire che l’autrice ha della stoffa e stile da vendere. Ci sono sì delle incongruenze e delle parti che rivedrei, soprattutto periodi un po’ troppo artificiosi e lunghi.  Tuttavia la storia è accattivante, incuriosisce e vale la pena di leggerla.

E se leggiamo tra le righe, si evince il forte messaggio dove in una società fondata democraticamente e libera di esprimere i propri pensieri non si ammette nessuna forma di razzismo.  

Forse l’autrice avrebbe dovuto lavorare un po’ di più su alcuni passaggi descrittivi lasciati alla deriva, ciò nonostante questo non toglie che la storia ha un’originalità che porta il lettore a continuarne la lettura.

Lo stile è sobrio e le parti dialogiche sono consone al periodo storico futuristico.

Probabilmente se fossi nell’autrice avrei cercato di rimanere un po’ con i piedi per terra, ma tutto sommato il testo vale la sufficienza.
Consigliato per farsi una propria opinione.

Voto: 6

domenica 18 settembre 2022

Recensione: Vilupera di Luca Mazza e Jack Sensolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo: Vilupera

Saga: Libro 1 di 4 - REGNO DI TAGLIA

Autore: Luca Mazza e Jack Sensolini  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: Grimdark fantasy

Rating: 7,5

Prezzo: ebook 3,45 - cartaceo 15,90

Sinossi: 

Penumbria, Regno di Taglia: una terra senza santi né eroi, in balia di mercenari e fuorilegge, stretta fra le lame di una crociata eterna e la fame di una fauna mostruosa. Mentre Lutti e Malavita si contendono il feudo di un eretico e un diabolico cardinale cospira per instaurare un ordine nuovo e duraturo, due stranieri senza passato spargono sangue e leggenda nelle contrade tra gli Appenninferni e il Maladriatico. Sono una cacciatrice di taglie e un mattatore di bestie e si fanno chiamare la Lebbrosa e il Barbiere.

Niente di epico, niente di etico.

Tra un matrimonio e molti funerali, solo ombre e acciaio.

Letale come le zanne di una vilupera.


Recensione:

Vilupera del duo Mazza-Sensolini è stata una bella scoperta. Non che non se ne faccia un gran parlare sui social, non solo fra la ristretta cerchia degli appassionati. Un duo di autori che si sta ritagliando una meritata nomea, avendo (giustamente) pubblicato le loro opere da indipendenti, senza legacci e vincoli imposti da editori spesso attenti all’etichetta e al grottesco “volemose bene” del politicamente corretto e corrotto. 

Sensolini-Mazza vanno dritti per la loro strada, conquistando fette di lettori che mostrano di apprezzare la “coerenza” di sbattersene di alcune delle regolette auree dei manuali di scrittura e dei (falsi) profeti dello scriver semplice. Se siete accoliti sfegatati di questi saccenti cattedratici allora farete bene a tenervi alla larga dalla prosa ipertrofica del duo. Frasi brevi, sincopate, dense e ricche di termini non certo attinti dal linguaggio da chat. Non a caso la dedica finale è al Maestro, Alan Altieri, onore a lui, ovunque si trovi attualmente a crear mondi.

Un tripudio di emozioni forti per tutti gli amanti dei personaggi sporchi, brutti e cattivi, e per chi ama prendersi ulteriori dosi di realtà sbattuta in faccia con tutto il proprio carico di bassi istinti e pulsioni.

Non certo di letteratura d’evasione si tratta, quanto un supplemento di cruda verità senza i filtri della prosopopea caratteristica dei fantasy classici. I vizi capitali come motore unico per muovere le azioni dei protagonisti. Scenari cupi e tetri stile trilogia di Magdeburg, con ambientazione la rivisitazione dell’Italia dell’epoca. Un romanzo duro e spietato, che si fa leggere tutto d’un fiato. Un romanzo, che con le avvertenze di poco sopra, mi sento di consigliare a tutti. Ottimi autori, appassionati di sicuro a giudicare dalla mole di citazioni e richiami che rendono il testo ancor più godibile. Certo, a tratti qualche periodo risulta effettivamente un po’ troppo sopra le righe, ma chi non osa non può emergere. O le lame, o la fame! 

Voto 7,5.

Andrea Zanotti


domenica 11 settembre 2022

Recensione: L'Inferno di Malinverno di Stefano Amadei [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Titolo: L'Inferno di Malinverno, ovvero Diabolici (e inutili) tentativi di liberarsi di un gatto nero 

Autore: Stefano Amadei  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: fantasy per bambini

Target: infanzia

Rating: 6,5

Prezzo: ebook 1,99 - cartaceo 3,26

Sinossi: 

«Dunque, ero lì che mi stavo occupando di uno dei compiti più importanti di tutto l'Inferno...»

«Stavi solo contando i dannati del tuo girone.»

«Non mi interrompere, gatto! Ero lì che mi facevo gli affari miei quando salta fuori questo scocciatore di un gatto nero. Dice che gli ho salvato la vita, bla bla bla e mi resta appiccicato neanche fosse ricoperto di pece.»

«Non ti fare illusioni: i gatti si affezionano alle caverne e non ai diavoli.»

«Insomma, cerco di liberarmene in ogni modo, ma tutto ciò che ottengo è l'Inferno completamente distrutto!»

«O quasi.»

«O quasi, già!»

«Beh, che aspettate? Malinverno è il diavolo più spassoso e assurdo che abbia mai incontrato. Parola di gatto Mammone!»

«Ehi!»

«Che c'è?»

«Niente, lascia stare!»


Recensione:

“L’Inferno di Malinverno” racconta la stravagante storia di due personaggi ancor più bizzarri: il malefico diavolo rosso Malinverno e il gatto nero dagli occhi gialli, Mammone che fa le veci del Sommo Poeta Dante aggirandosi nei gironi infernali, combinandone però di tutti i colori. 

Dal rompere le punte a tutti i forconi al povero diavolo, a far capitombolare a terra la sua libreria, con alcuni libri che finiscono direttamente nel fuoco. Persino la copia delle Lettere di Berlicche autografata dal diavolo Berlicche in persona.  

Il diavolo Malinverno, tempo prima lo aveva salvato dal fare una brutta fine, ora non riesce a toglierselo di mezzo, così studia diabolici piani e trappole infernali per liberarsene ma senza successo, perché il furbo gatto Mammone dai poteri magici ritornerà sempre nella sua caverna e Malinverno fa di tutto per toglierselo una buona volta di torno, ma inutilmente... 

La causa principale che rende i due protagonisti inseparabili è un patto che hanno stipulato e che ora li tiene legati in eterno telepaticamente. Ma questo legame durerà per sempre? 

Beh, il gatto Mammone intelligente e astuto, pensa che l’unica soluzione è quella di ricambiare il favore a Malinverno salvandogli la vita. Ci riuscirà? 

Per scoprirlo non vi resta che leggere il libro spassoso con dei personaggi singolari che si pungolano a vicenda ritrovandosi poi impelagati in situazioni parossistiche più grandi di loro. 

L’idea dell’entrata in scena dei due santi: Francesco e Antonio all’inizio mi ha destabilizzato, poi ho riso per le situazioni grottesche nonché per i riferimenti sia danteschi che per altre storie come nel Decamerone del Boccaccio, dove abbiamo Calandrino, Bruno e Buffalmacco che si credono così furbi da riuscire a farsi beffe degli altri. (gatto Mammone) O il Gatto e il diavolo di James Joyce. Quando ero piccola questo libro mi ha colpito molto per lo straordinario umorismo, anche se devo ammettere, che in questa storia di Malinverno ci sarebbero molti passaggi da rivedere per rendere più euritmico il testo.

La lettura, in parte scorrevole, è dovuta non solo alla brevità della storia, ma soprattutto allo stile sobrio dell’autore, alle battute e alle situazioni grottesche che inducono il lettore a proseguire. A parte qualche refuso, come ripeto, ma che non inficia l’intreccio, ben sorvolabile dal mio punto di vista, lo consiglio vivamente ai più piccoli e perché no, anche ai grandi, che in fondo in fondo sono nell’animo un po’ bambini.  Voto 6 e mezzo.


Peg Fly



domenica 17 luglio 2022

Recensione: Luce bianca di Simone Olla [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Luce Bianca 

Autore: Simone Olla

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 12.35 €

Rating: 8

Sinossi: 

Ambientato tra Torino e Cagliari, “Luce bianca” narra le vicende legate ad un progetto di evoluzione sociale, il Progetto Manuelli. Il protagonista, assieme ad altri bambini tra gli otto e i dodici anni cresciuti come lui nell’Istituto sede della sperimentazione, viene sottoposto a sterilizzazione forzata in quanto potenzialmente pericoloso per la società. A diciannove anni lascia l’Istituto Manuelli e finalmente inizia una nuova vita, ma il trauma subìto ritorna in sogno la notte, obbligandolo a venire a patti con quanto accaduto.


Recensione:

Il romanzo breve (95 pag. circa) inizia con un Prologo in cui gli occhi del lettore scorrono senza rimpianti, per la poesia che ogni frase sottende.

Il protagonista ha otto anni nella sala operatoria dell’Istituto Manuelli viene sterilizzato. (Con sterilizzazione obbligatoria, conosciuta anche come sterilizzazione forzata, si intendono i programmi attuati da politiche governative che tentano di costringere le persone a sottoporsi all'intervento chirurgico di sterilizzazione.)

Ma riuscite a immaginarvi, che un bel giorno, a soli otto anni ti svegli e ti ritrovi a essere sterilizzato senza il tuo consenso? La sterilizzazione obbligatoria o forzata è la soppressione premeditata ed irreversibile della fertilità di un individuo. La pratica ha avuto inizio nel Novecento negli Stati Uniti e successivamente nella Germania nazista. Teoria figlia dei suoi tempi e degli esperimenti di eugenetica, era questa la pratica volta ad impedire la riproduzione dei membri della popolazione considerati portatori di difetti genetici o ritenuti tali. Una delle scusanti per autorizzare la sterilizzazione era che venisse utilizzata anche come una forma terapeutica per chi possedeva dei tratti sessuali considerati patologici, risultando punitiva per i criminali. (In America questa pratica si protrasse nelle carceri fin nel 2014) 

A otto o dodici anni sei pericoloso? Per chi? L’autore, Simone Olla, riesce a intrecciare una trama che sin dall’incipit conducono il lettore in una dimensione parossistica, esasperata, dentro la quale un progetto inaccettabile per la società di oggi, si conducono esperimenti medico/sociali su bambini tra gli otto e i dodici anni perché ritenuti socialmente pericolosi nonché per la propria persona. 

Il protagonista a diciannove anni esce dall’Istituto, ma non è più l’uomo che avrebbe potuto essere, poiché là dentro gli hanno tolto tutto, per fino di procreare. Gli hanno tolto sogni, futuro e anche la vita stessa, perché lui una vita non ce l’ha più. Vive sotto il cavalcavia con il suo cane, Bebert. Il protagonista non ha mai domandato al suo amico Nitti, perché suo padre lo aveva rinchiuso lì dentro dopo la morte di sua madre. E nemmeno Nitti glielo domanda mai... (Altro personaggio amabile al quale il protagonista è affezionato.) 

A otto anni si abusa di lui, sotto la “Luce Bianca” che acceca gli occhi grandi di un bambino. Sente le mani dappertutto nel suo tenero e piccolo corpicino. Poi l’ago che s’infila nel braccio e il bisturi e la carne che si lacera... Non è più un uomo, non può mai più provare la gioia di essere padre. Di sorridere, di accogliere tra le braccia aperte un figlio suo. È sterile, a otto anni. E mentre scrivo questa recensione, ho il singulto che mi muore in gola. E piango, e sono sola qui, davanti al mio PC e cerco di concentrarmi su cosa dire, ma l’autore ha già detto tutto, con parole semplici ma che lasciano il segno, che scuotono, che fanno riflettere su ciò che è stato il passato di una società razzista e discriminante. E le scene si susseguono sotto i nostri occhi increduli, come i dialoghi ben impostati, come i personaggi ben delineati, sotto il cielo di melodie dell’anima, dove a volte il dolore tace a volte sussurra a volte urla per sentirsi amati, per essere amati, essere liberi di decidere cosa farne della propria vita.  La scrittura in media res fa pensare subito al grande schermo. A un film direi in bianco e nero... E grazie a «Tāj Maḥal.» 

«E cos’è?»  «La cattedrale dell’amore!» 

«Sì.» Replico introducendomi tra il dialogo dei protagonisti.

Voto: otto 

domenica 10 luglio 2022

Recensione: Il migliore dei mondi possibili di Davide Carrozza [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Il migliore dei mondi possibili 

Autore: Davide Carrozza

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 15.00 €

Rating: 7

Sinossi: 

La vita interiore di un comune giornalista di cronaca turbata da una bizzarra commissione. Un vecchio editore in pensione che null’altro desidera dalla vita che un libro a lui dedicato, dopo una carriera spesa pubblicando libri dedicati ad altri. In una Padova da riscoprire, in una spiaggia assolata e desolata, nei luoghi familiari e intimi della propria giovinezza, ovunque potrebbe celarsi l’ispirazione. E' dietro l’angolo o potrebbe non arrivare mai? E una corsa contro il tempo e la ricerca del giusto spazio o l’assenza di tempo e spazio? E non dover rendere conto o c’è un conto che alla fine pagano tutti? Con queste e mille altre domande e speculazioni, la commissione cambierà per sempre l’esistenza di Alessandro, proiettandolo in una dimensione a lui sconosciuta: una continua ricerca della musa ispiratrice, a cui voterà ogni sua energia...


Recensione:

Il libro racconta la vicenda di Alessandro, un cronista il cui tram tram della vita quotidiana viene rotto da un vecchio editore in pensione, Marinetti, che lo contatta affinché Alessandro scriva un libro dedicato a lui, sulla sua vita. Alessandro acconsente, non sapendo che questo sconvolgerà la sua vita. Alessandro si fa mille domande, soprattutto quando l’ispirazione viene a mancare e lui rimane a fissare le pagine bianche senza riuscire a scrivere.

Vi riporto uno spezzone dell’incipit:


«Davanti a me si trovava l’inesorabile crudeltà di una pagina bianca con un cursore intermittente, il vuoto grigio dell’assenza, l’opposto della creazione. Da quella pagina bianca si sono materializzati tutti gli scrittori più bravi della storia dell’umanità. Niente e nessuno ha stimolato la mia creatività. Nessuno ha colpito con lo spazzolone la mia tela...»

Probabilmente, da un autore come il Carrozza mi aspettavo qualcosa di più di un semplice romanzo dove la fine è scontata. Alcuni passaggi sembrano forzati, altri meno. A volte, la narrazione si dissocia da ciò che è il tempo del racconto. E, a dirla tutta, parere personalissimo, l’ho trovato un po’ noioso. Sinceramente, non ho mai letto nulla di questo autore così mi sono ripromessa di leggere “Lentamente muore”, chissà, forse in questo altro romanzo, troverò qualche caratteristica in più che me lo faccia piacere.

Tuttavia, proseguendo nella lettura, ho trovato la storia davvero introspettiva a trecentosessanta gradi.

 Il migliore dei mondi di Davide Carrozza edito da Catartica edizioni e il suo protagonista Alessandro, un personaggio piuttosto conflittuale, mi ha lasciato, per così dire, piuttosto interdetta.  Alessandro, un giornalista di cronaca senza grandi pretese, fa la spola tra una Roma, città Eterna, che ama e Padova. Ma cos’ha Alessandro che interessa all’editore Marinetti? Beh, sicuramente la creatività che ha nello scrivere. Un grande talento letterario che fa della scrittura creativa il suo cavallo di battaglia, soprattutto quando riesce a ottenere una promozione ma non duratura; tuttavia si sa, ci sono sempre i risvolti negativi  perché proprio per colpa di questa avanzamento di grado, Alessandro  si ritrova suo malgrado  a collaborare con il presidente della casa editrice Giancarlo Marinetti  editore, un uomo particolarmente dotato di un carattere irascibile e pretenzioso che chiede al nostro protagonista di scrivere su commissione la sua biografia.  Ci riuscirà o avrebbe dovuto restituire il denaro a Giancarlo e ritornare a tempo pieno al giornale? Questo lo saprete solo se leggerete il libro. Okay, si dice, non è tutto perduto, persino quando pensa di togliersi la vita. E il nostro protagonista vive la sua vita come se non avesse più un futuro davanti a sé, come se tutto fosse stato cristallizzato nel momento in cui decide di accettare il compromesso con l’editore. Un ghostwriter in tutti i sensi. Il nostro Alessandro, il quale non può fingere con la sua Clara, vuoi per una storia d’amore che si porta avanti a fatica, vuoi perché il dovere di padre dei due suoi figli, Elia e Anna glielo impongono, vuoi perché la sua mente viaggia troppo spesso con la fantasia, Alessandro si ritrova incastrato una storia più grande di lui che non riesce a svellere.

Quello che il lettore coglie in questo romanzo, è quanto sia difficoltoso essere uno scrittore, e scrivere una buona storia non ci si improvvisa scrittori, compreso il vuoto quando si trova davanti a una pagina bianca. Sei solo, tu e la pagina che ti fissa, cerulea, come se volesse deriderti, come se volesse sfidarti. Ma per scrivere devi saper cosa dire, conoscere la sintassi, la grammatica, la consecutio temporum. No, non puoi improvvisare, anche se la fantasia aiuta molto.

E questo lo sa perfettamente l’autore, che ci conduce all’interno della sua storia scrivendo in prima persona a volte appoggiandosi al presente a volte al passato remoto, alla vita del protagonista con un registro informale ma con un lessico attuale. L’autore non descrive ma viaggia all’interno dell’animo di ogni personaggio, di ogni loro caratteristica sia fisica che psicologica. E ci sta allora che ti innamori, che rifletti su ogni loro aspetto. Prendiamo ad esempio il vecchio editore Marinetti, uomo anziano che ha non ha più nessuno, solo un gatto che a volte fa le fusa a volte dà di matto e si accovaccia sulle sue gambe. Il Marinetti che non ama la tecnologia, ma si circonda dei suo amati classici. La solitudine è la protagonista principale del racconto. La solitudine spietata che tutti noi dobbiamo prima o poi fare i conti e affrontare per non sentirsi soli. E questa è realtà, credetemi.

Ho trovato il romanzo ben articolato e scritto in maniera fluida. In alcuni passaggi ci sono delle ripetizioni, sicuramente volute.


Lo consiglio. Voto: 7.

Peg Fly



domenica 12 giugno 2022

Recensione: I 17 mondi. Il capitano di A. R. Alexander [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: I 17 Mondi – il capitano

Autore: A. R. Alexander

Editore: bookabook

Prezzo: cartaceo Euro 17,10

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

Quando il generale Cohen, soldato dell’Alleanza, cade in un’imboscata sul pianeta Echuazi, l’ultima cosa che si aspetta è di venire salvato dal pirata più ricercato e misterioso dei 17 Mondi, il Capitano, una bellissima quanto pericolosa combattente in cerca di vendetta personale e giustizia per tutti i popoli della Comunità. Ma la fuorilegge non agisce a caso, Cohen è stato salvato per un motivo: indagare i loschi piani dell’efferata Corporazione Kappa, volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse. Il generale e il Capitano dovranno fare i conti con una cospirazione interplanetaria che cela una minaccia ancora più terrificante...

Contesto storico

In questa storia si narrano le vicende dei discendenti di un numeroso gruppo di esseri umani, per la maggior parte scienziati e storici che, più di un millennio prima dei fatti che qui vengono narrati, approdano in quest’angolo di universo, scappati dalla follia di ciò che è diventata la Terra del XXXIII secolo, con l’intento di fondare una nuova comunità, in un’altra galassia, in altri sistemi di stelle.

Struttura della comunità

I pionieri trovano i sistemi di Xiingjia, di Castor & Pollux & Leda e di Rabraman abbastanza vicini da poterli far comunicare tra loro in modo rapido e agevolmente, grazie alla tecnologia di cui dispongono; inoltre, i pianeti presenti nel sistema posseggono le condizioni necessarie per i bisogni delle nuove colonie. In particolare, uno di questi, Kadefen, ha un bene preziosissimo: un insieme di metalli naturali con l’incredibile capacità di reggere le alte temperature. Utilizzandoli, riescono a costruire tre sofisticati meccanismi di raccolta di energia, ottenendola direttamente da una stella e diventando così una civiltà di tipo KII. 

Una delle leggi imprescindibili dei Fondatori riguarda la relazione tra la tecnologia e l’essere umano, che deve essere adoperata per rendere più facile la vita alle persone, e non per sostituirsi a esse. Non sono permessi né la costruzione di robot bioumanoidi, né l’accanimento terapeutico, con un’eccezione: l’Ajna. Si tratta di un insieme di filamenti biotecnologici che si diramano all’interno del cervello la cui origine avviene tramite un triangolo di metallo, chiamato “Madre dell’Ajna”, appena visibile tra le sopracciglia. In questo modo, non solo riescono a eliminare qualunque malattia di tipo batterico o virale, ma anche ogni genere di cancro, di degenerazioni della memoria, di malattie mentali e molto altro. 

Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere la cui funzione è di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo. 

L’Unione Alpha e l’Impero Cardian sono stati i primi due schieramenti a nascere. 

L’Unione fa sfoggio della propria tecnologia e comprende tre pianeti, Alpha I, Anturius e Arling, gestiti per carica ereditaria da un governatore e due dirigenti. 

L’Impero, invece, pur utilizzando un’invisibile ma avanzata tecnologia, che si rifà a un misto tra l’epoca feudale e il tardo Ottocento europeo. A capo dello schieramento, composto da quattro pianeti, vi è l’imperatore, che dirige direttamente il pianeta di Calimon, affiancato dalla Corte Imperiale, formata dai tre duchi che a loro volta dirigono Halleveh, Feraygo e Zarphael, e dai feudatari, che si occupano dell’amministrazione locale. 

Storia

Dopo più di mille anni dal primo insediamento dei Fondatori, sono stati colonizzati diciassette pianeti dei diciannove che orbitano intorno ai tre sistemi di stelle. 

Nell’anno comunitario 1193, su Kadefen, che nel frattempo è diventato un pianeta prigione, scoppia una rivolta. I galeotti riescono a sbaragliare non solo i sorveglianti del pianeta, ma anche gli eserciti dell’Unione, dell’Impero e di altri pianeti indipendenti che sono intervenuti in soccorso. Dopo mesi di battaglie e perdite di vite umane, l’intera Comunità si piega ai ribelli, permettendo loro di mantenere il possesso del pianeta e stipulando un accordo economico di condivisione delle risorse.

Passati all’incirca centocinquanta anni di pace, nel 1340, Kadefen torna a farsi sentire grazie alle macchinazioni di Lord Charama, consigliere del capo, che conclude un accordo speciale con Lord Liasura, capo di Yurdite, pianeta da cui tutta la Comunità dipende per buona parte delle risorse alimentari. Viene così costituita la Corporazione Kappa. 

Quattro anni dopo, la Corporazione attacca Gorgjian, uno dei pianeti indipendenti, conquistandolo. L’evento dà uno scossone all’intera Comunità, ma, soprattutto, agli altri sette pianeti indipendenti, che per la maggior parte non sono preparati a una tale violenza. Di conseguenza si rivolgono tutti e sette al governatore dell’Unione, che li mette in guardia riguardo al potere della Corporazione.

Nasce così, per merito del giovane governatore Faygan, l’Alleanza Indipendente, che comprende: Xirthego, Jamaris, Bagoha, Llofh, Seranjaz, Ershanum ed Echuazi, oltre ai pianeti dell’Unione, la quale, con loro, condivide l’esercito e tiene rapporti economici privilegiati.

In risposta, Lord Charama e Lord Liasura gettano la colpa di tale atto di forza al capo di Kadefen, destituendolo in favore del giovane e valido generale Longaran, nativo del pianeta, e chiedendo alla popolazione di Gorgjian di scegliere se tornare a essere indipendente o restare sotto l’egida della Corporazione. Inaspettatamente, i rappresentanti del pianeta invaso decidono di restare con i loro aggressori, nominando Lord Charama capo a vita.

Da questo momento in poi, i rapporti tra Alleanza e Corporazione si fanno meno tesi, nonostante il governatore continui a non fidarsi né di Lord Charama né del nuovo capo, Lord Longaran. Anche l’Impero, rimasto tagliato fuori dalle recenti azioni per problemi interni, inizia a dare maggior credito alla buona fede della Corporazione, soprattutto grazie all’opera del duca Jilan, signore di Halleveh e capo della Corte.

Quando, nel 1359, la Corporazione propone a Impero e Alleanza migliori condizioni per gli scambi economici tra i tre schieramenti, in cambio dell’immunità per le sue attività commerciali, non riscontra grossi problemi a ottenerla. L’unico che si rifiuta categoricamente di concederla è il governatore Faygan che, a quel punto, si dimette dalla sua carica di presidente del Consiglio dell’Alleanza, e l’Unione si costituisce come quarto schieramento della Comunità.

L’Alleanza decide allora che non ci sarebbe più stato un unico capo fisso, ma che ognuno dei suoi sette pianeti avrebbe fatto ricoprire tale carica a un proprio rappresentante con un sistema di turnazione, di modo che sede e presidente del Consiglio sarebbero cambiati ogni due anni.

Dopo quasi otto, tale ruolo viene ricoperto da Lord Gadhasas, capo politico di Bagoha...


Recensione:

Inizia così il primo capitolo del primo libro della pentalogia con qualche aggiunta della sottoscritta: “Homo homini lupus – L’uomo è lupo per l’uomo” scriveva Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere, principio che sembra essere estremamente attuale ancora oggi, dopo oltre duemila e trecento anni. E tra tremila anni, perché le cose dovrebbero essere diverse? Cosa succederebbe se quello che ci salva da tutti i mali, fisici e mentali, diventasse il nostro peggior incubo? Non è così che accade sempre? L’essere umano è in grado di costruire cose meravigliose per poi ritorcerle contro i propri simili. L’uomo resta di fondo un animale, né buono né cattivo, a volte altruista, a volte egoista; ma, alla fine, semplicemente umano. O no?”

Ecco, prendendo spunto dalla lettura di questo romanzo fantascientifico dalle caratteristiche Manga a tutti gli effetti, posso sostenere che l’autrice ha costruito una storia complessa e ben congeniata che ci porta dalla Terra su altri pianeti, dove gli uomini cercheranno di ambientarsi e continuare a vivere.

Primo della pentalogia “I 17 Mondi”- il Capitano è un libro dalla complessità affascinante e insieme profondo, coinvolgente e ricco di quel fascino speciale che solo le grandi storie possono trasmettere.

L’autrice, grazie al suo stile coinvolgente e raffinato, riesce a immergere il lettore nella storia e nei diciassette fantastici universi descritti magistralmente, tant’è che fin da subito vieni spinto  all’interno di un intreccio considerevole dove il mistero di frasi sospese, di dubbi che si insinuano nella mente dei personaggi, i lettori le fanno proprie.  

Tuttavia, la storia non deve essere considerata solo e semplicemente un genere fantasy, perché ci troviamo bensì di fronte a una varietà ben alternata di storia, politica, strategia, avventura, fantascienza e, perché no, una coinvolgente Love story. 

Tanti personaggi popolano i 17 pianeti che hanno un certo ascendente sugli altri, ambigui e articolati, che vengono presentati al lettore uno dopo l’altro. Il Capitano, l’affascinante Elisabeth (una Tomb Raider, per chi conosce il games) esteriormente appare fredda e distaccata nonché spietata e del cui passato non si sa niente, ci conduce attraverso una serie movimentata di vicende suddivise in capitoli dei diciassette pianeti, narrandoci cosa avviene in ognuno di essi, qual è il loro futuro, ‘se ci sarà’. A mano a mano che si va avanti nella storia non si riesce a smettere, perché la voglia nel lettore di scoprire di più è talmente tanta, che si continua imperterriti a sfogliarne le pagine. La serie di colpi di scena e di flashback ti tengono incollati alle pagine del libro, nel quale, pagina dopo pagina faremo la conoscenza di nuovi e tanti personaggi il cui aspetto psicofisico è talmente descritto bene, che al lettore sembra di conoscerli da sempre, come se fossero i vicini di casa. La narrazione in terza persona al passato (secondo me la migliore) ci aiuta a capire meglio gli aspetti più nascosti di ogni personaggio sia per il modo di pensare molto dissimili tra di essi, come del resto riguardo alla loro fisionomia. Tutta questa differenza si evince soprattutto nei dialoghi ben impostati.  «Vuole che i ribelli si uccidano tra loro?» chiese il tecnico, con l’aria di un cameriere che prende le ordinazioni.

 Ci sono i ribelli che riescono a manipolare le menti più deboli, i sottomessi che si fanno manipolare. I dittatori, e gli scienziati che lavorano all’interno dell’efferata Corporazione Kappa volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse, impiantando nei loro cervelli dei microchip a filamenti biotecnologici privando così gli esseri umani del libero arbitrio e di conseguenza della loro libertà ma preservandoli dalle malattie. Tuttavia Elisabeth scopre l’intento dell’efferata organizzazione e avvisa il generale Ed Cohen, altro soggetto affascinante e perno centrale della storia, del piano diabolico che metterà in pericolo l’integrità della comunità. 

Le ambientazioni, poi, ti ammaliano e conducono all’interno di mondi immaginari veramente originali. Il grande aiuto per orientarsi all’interno dei diciassette mondi ce lo fornisce anche la serie di mappe introdotte all’interno del libro. 

Siamo nel il 1368 sul pianeta Omega 4, il satellite artificiale dell’esercito dell’Alleanza che orbita intorno a Bagoha. Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere che hanno la funzione di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo nonché sede temporanea del Consiglio e dove avviene la Festa dell’Acqua giorno in cui gli abitanti riceveranno per le proprie bolle abitative situate sotto di Bagoha doppia razione di acqua e ossigeno, accuratamente drogati. 

Ciò nonostante da quel lontano 1368 sono trascorsi molti anni ma non tutti i pianeti soddisfano le necessità e le riserve necessarie per vivere. Cominciano così una serie di insurrezioni che porterà a scontri con le forze dell’ordine.

Nei diciassette Mondi si racconta una storia dove la lotta tra il bene e il male è sempre presente quando si tratta di uomini mai sazi di potere, egoisti e approfittatori. Gli animi sono messi a nudo e come nella realtà, niente cambia, (già sta succedendo sulla Terra, perché chi comanda, quando non avrà nient’altro da conquistare sul pianeta, vorranno espandere la loro supremazia in altri mondi. (Marte è uno di questi e non solo, Kim Jong-un e Putin sono alcuni dei dittatori, per citarne alcuni) 

 Un tema direi fondamentale questo della supremazia sugli altri popoli, che rendono la storia ancor più interessante, non solo un fantasy. Argomenti e verità che l’autrice affronta dimostrandosi una vera intenditrice sia di animo umano che di diritti sacrosanti dei popoli, come libertà e autodeterminazione, quel principio in base al quale i popoli hanno il diritto di scegliere liberamente da chi farsi governare, soprattutto dal dominio coloniale. Inoltre, ho riscontrato che in molti romanzi di fantascienza vengono introdotte delle telecamere che registrano tutto.

A questo punto mi chiedo: “Perché non inserire dei droni invisibili invece delle solite videocamere di sorveglianza? Okay, scherzi a parte, la dinamica narratologica secondo me è fin troppo rapida. I punti di vista dei vari personaggi a volte confondono un po’ e non lasciano il tempo necessario al lettore di riflettere nel proseguo della trama. Amici, nemici che dialogano, combattono e si infilano nelle file degli uni e degli altri nemiche – e amiche – per carpire strategie. 

Direi che, in questo libro siamo di fronte non solo a una narrazione fantasy, ma a una trama spionistica tipica alla James Bond ma in chiave fumettistica, solo che le azioni di conflitto si svolgono nell’universo, ossia, tra i diciassette mondi dove alcuni dei personaggi vivono nelle loro case fatte di bolle.  E in effetti, per quanto riguarda ciò che intendevo, il lettore non ha il tempo di riflettere su alcuni passaggi, proprio perché siamo di fronte a una storia articolata che ti fa salire l’adrenalina a mille, grazie soprattutto all’abbondanza di sotto-storie che fanno da cornice a quella principale. E dunque, la lettura avrà bisogno di molta attenzione da parte del lettore, il quale non dovrà farsi sfuggire un benché minimo passaggio riportato nel romanzo, ma vi assicuro che, dopo che lo avrete finito di leggere, tirerete un sospiro di sollievo ed esclamerete: “Ne è valsa veramente la pena!” 

Consigliato voto: 7


domenica 8 maggio 2022

Recensione: Incubi grotteschi di Antonio Pilato [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Incubi grotteschi

Autore: Antonio Pilato

Editore: Mario Vallone

Prezzo: cartaceo 10,00 Euro

Genere: Horror

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

“Le menti più normali penseranno sicuramente che la mia codardia sia in grado di superare i misteri delle oscure volte celesti che occupano latenti l’infinito cosmo, ma è quando si acquisisce il temporaneo coraggio di sbirciare al di là dell’universo che tutto diviene inevitabilmente follia”. Racconti.


Recensione:

Con “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”, l’autore introduce il lettore attraverso un nostos che ha del grottesco, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, dove oscuri presagi e presenze hanno origine dalla nostra psiche, o per essere più precisi, dal nostro subconscio: parte dove vengono rimossi i ricordi e le esperienze negative, insopportabili, che non vogliamo riemergano per non causarci sofferenza. 

Per questo la nostra mente li bandisce, relegandoli nella parte più nascosta della nostra psiche.

Antonio Pilato, con il suo stile ricco ed elegante, se vogliamo alla D’Annunzio (conversazioni silvane – racconto: La notte più buia) ci ricorda quelli che sono stati i grandi maestri della letteratura Horror e gotica del passato; per citarne alcuni: Lovecraft o il mio amato Poe, che di ogni sua pagina ne faceva un capolavoro. (Il gatto) per citarne uno. Ma non voglio dimenticare nemmeno gli scrittori made in Italy come il nostro Italo Calvino. E già, che con il suo “Il Lampo” estratto da: Prima che tu dica pronto, racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi una realtà nuova di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia, l’insensatezza del mondo e della vita propria delle persone che gli stanno attorno. 

La lettura è scorrevole, senza intoppi tranne qualche refuso. Buona e ben impostata la suspense, con la quale l’autore riesce a emozionarti e a lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima riga di ciascun racconto. 

Buona l’idea di associare le tre parti con le quali sono state raggruppati i racconti e dedicati agli amici dell’autore: “I guerrieri”, che insieme a tutti gli altri protagonisti delle storie, mi sembrano caratteristicamente parlando, simili a quelli teatrali jonescani, come ad esempio l’insegnante Josefína Borovský, descritta magistralmente dall’autore. Il piccolo Jakub, un bambino iperattivo che il protagonista incontra nella scuola di Okerreko Arkanoa. O il signor Puyol, che nella descrizione psicofisica mi ricorda vagamente il racconto “Il Cappotto” di Gogol.  Azzeccata per la scomparsa del piccolo Jakub la sentenzia originale di Publilio Sirio, drammaturgo romano: (la) Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni.

I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi. 

Racconti irrazionali che scavano nella mente umana come una pala meccanica, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa la realtà dall’immaginazione. Devo dire che ogni racconto è originale e unico, sia per contenuto, personaggi, sia per l’osservazione psicologica che l’autore inserisce in ognuno di essi. Ogni frase, ogni racconto è pensato con finitezza di particolari e di termini specifici, comprese le rappresentazioni oniriche. Buona l’idea di dividere la raccolta in tre parti: Le Confusioni innate – Le circostanze curiose e Le razionalità colorate – (riferimento, come dicevo prima – paragonate ai tre guerrieri, amici dell’autore). 

Nella prima parte mi ha colpito molto il racconto “Cacofonie da appartamento” fenomeni sonori che lasciano a chi li sente qualcosa di misterioso e magico allo stesso tempo. Un dono, chissà, sceso dal cielo per aprire gli occhi a noi esseri umani? Forse.  

“Sai Edgardo che il cielo mi ha offerto un dono? Ora vedo con i suoi occhi: quando c’è il sole, si scottano, quando piove, piangono, quando soffia il vento, si seccano, …” Un dono per far sì che noi possiamo comprendere gli altri, infondendo nel nostro animo quella resilienza che molto spesso manca. Nella seconda parte, dal titolo: Le circostanze curiose, mi ha colpito il racconto: “La scomparsa del piccolo Jakub Vančura” e nella terza: Le razionalità colorate, il racconto: “La mosca democratica”.

Devo ammetterlo; non ho mai letto nulla di questo autore e, credo che da oggi in poi lo farò, perché quando un’opera di genere narrativo come questa ti porta a riflettere, non puoi non farlo. È d’obbligo. 

Consigliatissimo a chi ama sia il genere Horror-weird arricchito da buone dosi di psicologia.

Voto: sette

Peg Fly

mercoledì 4 maggio 2022

Disfida nr. 154: Fernweh di Chiara Zanini VS Richelle Mead

 


 

Titolo opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: Nativi Digitali Edizioni 

Genere: Fantascienza, Distopico

Prezzo: €3.49 (ebook) – €15.00 (cartaceo)

Sinossi:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.


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Anno 2618: 

Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. 

Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; 

ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…

“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane mi sono stabilita a Venezia.

Lettrice vorace da sempre, da quando ho scoperto di amare anche scrivere non posso più farne a meno. Mi piace sperimentare, cimentandomi in ogni genere di narrazione, ma mi appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza, il romance e i racconti di ambientazione storica. Dopo aver pubblicato numerosi racconti di genere in antologia di autori vari, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Fernweh” con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, il racconto lungo “Fil Rouge”, un chick lit, con Delos Digital, e i racconti lunghi di genere fantasy “L'orologio della verità”, “Alizée” e “Il drago d’acciaio” con Wizards & Blakholes.


BIG da sfidare:


Ambirei a sfidare Omero e Shakespeare, ma sarebbe una contesa piuttosto ardua. Abbasso un poco il tiro e sfido Richelle Mead, Cassandra Clare e Diana Gabaldon, delle autrici di fantasy al femminile che adoro, sia per lo stile narrativo impeccabile che per la capacità di creare personaggi che lasciano il segno.

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Andrea Zanotti