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domenica 12 giugno 2022

Recensione: I 17 mondi. Il capitano di A. R. Alexander [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: I 17 Mondi – il capitano

Autore: A. R. Alexander

Editore: bookabook

Prezzo: cartaceo Euro 17,10

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

Quando il generale Cohen, soldato dell’Alleanza, cade in un’imboscata sul pianeta Echuazi, l’ultima cosa che si aspetta è di venire salvato dal pirata più ricercato e misterioso dei 17 Mondi, il Capitano, una bellissima quanto pericolosa combattente in cerca di vendetta personale e giustizia per tutti i popoli della Comunità. Ma la fuorilegge non agisce a caso, Cohen è stato salvato per un motivo: indagare i loschi piani dell’efferata Corporazione Kappa, volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse. Il generale e il Capitano dovranno fare i conti con una cospirazione interplanetaria che cela una minaccia ancora più terrificante...

Contesto storico

In questa storia si narrano le vicende dei discendenti di un numeroso gruppo di esseri umani, per la maggior parte scienziati e storici che, più di un millennio prima dei fatti che qui vengono narrati, approdano in quest’angolo di universo, scappati dalla follia di ciò che è diventata la Terra del XXXIII secolo, con l’intento di fondare una nuova comunità, in un’altra galassia, in altri sistemi di stelle.

Struttura della comunità

I pionieri trovano i sistemi di Xiingjia, di Castor & Pollux & Leda e di Rabraman abbastanza vicini da poterli far comunicare tra loro in modo rapido e agevolmente, grazie alla tecnologia di cui dispongono; inoltre, i pianeti presenti nel sistema posseggono le condizioni necessarie per i bisogni delle nuove colonie. In particolare, uno di questi, Kadefen, ha un bene preziosissimo: un insieme di metalli naturali con l’incredibile capacità di reggere le alte temperature. Utilizzandoli, riescono a costruire tre sofisticati meccanismi di raccolta di energia, ottenendola direttamente da una stella e diventando così una civiltà di tipo KII. 

Una delle leggi imprescindibili dei Fondatori riguarda la relazione tra la tecnologia e l’essere umano, che deve essere adoperata per rendere più facile la vita alle persone, e non per sostituirsi a esse. Non sono permessi né la costruzione di robot bioumanoidi, né l’accanimento terapeutico, con un’eccezione: l’Ajna. Si tratta di un insieme di filamenti biotecnologici che si diramano all’interno del cervello la cui origine avviene tramite un triangolo di metallo, chiamato “Madre dell’Ajna”, appena visibile tra le sopracciglia. In questo modo, non solo riescono a eliminare qualunque malattia di tipo batterico o virale, ma anche ogni genere di cancro, di degenerazioni della memoria, di malattie mentali e molto altro. 

Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere la cui funzione è di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo. 

L’Unione Alpha e l’Impero Cardian sono stati i primi due schieramenti a nascere. 

L’Unione fa sfoggio della propria tecnologia e comprende tre pianeti, Alpha I, Anturius e Arling, gestiti per carica ereditaria da un governatore e due dirigenti. 

L’Impero, invece, pur utilizzando un’invisibile ma avanzata tecnologia, che si rifà a un misto tra l’epoca feudale e il tardo Ottocento europeo. A capo dello schieramento, composto da quattro pianeti, vi è l’imperatore, che dirige direttamente il pianeta di Calimon, affiancato dalla Corte Imperiale, formata dai tre duchi che a loro volta dirigono Halleveh, Feraygo e Zarphael, e dai feudatari, che si occupano dell’amministrazione locale. 

Storia

Dopo più di mille anni dal primo insediamento dei Fondatori, sono stati colonizzati diciassette pianeti dei diciannove che orbitano intorno ai tre sistemi di stelle. 

Nell’anno comunitario 1193, su Kadefen, che nel frattempo è diventato un pianeta prigione, scoppia una rivolta. I galeotti riescono a sbaragliare non solo i sorveglianti del pianeta, ma anche gli eserciti dell’Unione, dell’Impero e di altri pianeti indipendenti che sono intervenuti in soccorso. Dopo mesi di battaglie e perdite di vite umane, l’intera Comunità si piega ai ribelli, permettendo loro di mantenere il possesso del pianeta e stipulando un accordo economico di condivisione delle risorse.

Passati all’incirca centocinquanta anni di pace, nel 1340, Kadefen torna a farsi sentire grazie alle macchinazioni di Lord Charama, consigliere del capo, che conclude un accordo speciale con Lord Liasura, capo di Yurdite, pianeta da cui tutta la Comunità dipende per buona parte delle risorse alimentari. Viene così costituita la Corporazione Kappa. 

Quattro anni dopo, la Corporazione attacca Gorgjian, uno dei pianeti indipendenti, conquistandolo. L’evento dà uno scossone all’intera Comunità, ma, soprattutto, agli altri sette pianeti indipendenti, che per la maggior parte non sono preparati a una tale violenza. Di conseguenza si rivolgono tutti e sette al governatore dell’Unione, che li mette in guardia riguardo al potere della Corporazione.

Nasce così, per merito del giovane governatore Faygan, l’Alleanza Indipendente, che comprende: Xirthego, Jamaris, Bagoha, Llofh, Seranjaz, Ershanum ed Echuazi, oltre ai pianeti dell’Unione, la quale, con loro, condivide l’esercito e tiene rapporti economici privilegiati.

In risposta, Lord Charama e Lord Liasura gettano la colpa di tale atto di forza al capo di Kadefen, destituendolo in favore del giovane e valido generale Longaran, nativo del pianeta, e chiedendo alla popolazione di Gorgjian di scegliere se tornare a essere indipendente o restare sotto l’egida della Corporazione. Inaspettatamente, i rappresentanti del pianeta invaso decidono di restare con i loro aggressori, nominando Lord Charama capo a vita.

Da questo momento in poi, i rapporti tra Alleanza e Corporazione si fanno meno tesi, nonostante il governatore continui a non fidarsi né di Lord Charama né del nuovo capo, Lord Longaran. Anche l’Impero, rimasto tagliato fuori dalle recenti azioni per problemi interni, inizia a dare maggior credito alla buona fede della Corporazione, soprattutto grazie all’opera del duca Jilan, signore di Halleveh e capo della Corte.

Quando, nel 1359, la Corporazione propone a Impero e Alleanza migliori condizioni per gli scambi economici tra i tre schieramenti, in cambio dell’immunità per le sue attività commerciali, non riscontra grossi problemi a ottenerla. L’unico che si rifiuta categoricamente di concederla è il governatore Faygan che, a quel punto, si dimette dalla sua carica di presidente del Consiglio dell’Alleanza, e l’Unione si costituisce come quarto schieramento della Comunità.

L’Alleanza decide allora che non ci sarebbe più stato un unico capo fisso, ma che ognuno dei suoi sette pianeti avrebbe fatto ricoprire tale carica a un proprio rappresentante con un sistema di turnazione, di modo che sede e presidente del Consiglio sarebbero cambiati ogni due anni.

Dopo quasi otto, tale ruolo viene ricoperto da Lord Gadhasas, capo politico di Bagoha...


Recensione:

Inizia così il primo capitolo del primo libro della pentalogia con qualche aggiunta della sottoscritta: “Homo homini lupus – L’uomo è lupo per l’uomo” scriveva Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere, principio che sembra essere estremamente attuale ancora oggi, dopo oltre duemila e trecento anni. E tra tremila anni, perché le cose dovrebbero essere diverse? Cosa succederebbe se quello che ci salva da tutti i mali, fisici e mentali, diventasse il nostro peggior incubo? Non è così che accade sempre? L’essere umano è in grado di costruire cose meravigliose per poi ritorcerle contro i propri simili. L’uomo resta di fondo un animale, né buono né cattivo, a volte altruista, a volte egoista; ma, alla fine, semplicemente umano. O no?”

Ecco, prendendo spunto dalla lettura di questo romanzo fantascientifico dalle caratteristiche Manga a tutti gli effetti, posso sostenere che l’autrice ha costruito una storia complessa e ben congeniata che ci porta dalla Terra su altri pianeti, dove gli uomini cercheranno di ambientarsi e continuare a vivere.

Primo della pentalogia “I 17 Mondi”- il Capitano è un libro dalla complessità affascinante e insieme profondo, coinvolgente e ricco di quel fascino speciale che solo le grandi storie possono trasmettere.

L’autrice, grazie al suo stile coinvolgente e raffinato, riesce a immergere il lettore nella storia e nei diciassette fantastici universi descritti magistralmente, tant’è che fin da subito vieni spinto  all’interno di un intreccio considerevole dove il mistero di frasi sospese, di dubbi che si insinuano nella mente dei personaggi, i lettori le fanno proprie.  

Tuttavia, la storia non deve essere considerata solo e semplicemente un genere fantasy, perché ci troviamo bensì di fronte a una varietà ben alternata di storia, politica, strategia, avventura, fantascienza e, perché no, una coinvolgente Love story. 

Tanti personaggi popolano i 17 pianeti che hanno un certo ascendente sugli altri, ambigui e articolati, che vengono presentati al lettore uno dopo l’altro. Il Capitano, l’affascinante Elisabeth (una Tomb Raider, per chi conosce il games) esteriormente appare fredda e distaccata nonché spietata e del cui passato non si sa niente, ci conduce attraverso una serie movimentata di vicende suddivise in capitoli dei diciassette pianeti, narrandoci cosa avviene in ognuno di essi, qual è il loro futuro, ‘se ci sarà’. A mano a mano che si va avanti nella storia non si riesce a smettere, perché la voglia nel lettore di scoprire di più è talmente tanta, che si continua imperterriti a sfogliarne le pagine. La serie di colpi di scena e di flashback ti tengono incollati alle pagine del libro, nel quale, pagina dopo pagina faremo la conoscenza di nuovi e tanti personaggi il cui aspetto psicofisico è talmente descritto bene, che al lettore sembra di conoscerli da sempre, come se fossero i vicini di casa. La narrazione in terza persona al passato (secondo me la migliore) ci aiuta a capire meglio gli aspetti più nascosti di ogni personaggio sia per il modo di pensare molto dissimili tra di essi, come del resto riguardo alla loro fisionomia. Tutta questa differenza si evince soprattutto nei dialoghi ben impostati.  «Vuole che i ribelli si uccidano tra loro?» chiese il tecnico, con l’aria di un cameriere che prende le ordinazioni.

 Ci sono i ribelli che riescono a manipolare le menti più deboli, i sottomessi che si fanno manipolare. I dittatori, e gli scienziati che lavorano all’interno dell’efferata Corporazione Kappa volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse, impiantando nei loro cervelli dei microchip a filamenti biotecnologici privando così gli esseri umani del libero arbitrio e di conseguenza della loro libertà ma preservandoli dalle malattie. Tuttavia Elisabeth scopre l’intento dell’efferata organizzazione e avvisa il generale Ed Cohen, altro soggetto affascinante e perno centrale della storia, del piano diabolico che metterà in pericolo l’integrità della comunità. 

Le ambientazioni, poi, ti ammaliano e conducono all’interno di mondi immaginari veramente originali. Il grande aiuto per orientarsi all’interno dei diciassette mondi ce lo fornisce anche la serie di mappe introdotte all’interno del libro. 

Siamo nel il 1368 sul pianeta Omega 4, il satellite artificiale dell’esercito dell’Alleanza che orbita intorno a Bagoha. Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere che hanno la funzione di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo nonché sede temporanea del Consiglio e dove avviene la Festa dell’Acqua giorno in cui gli abitanti riceveranno per le proprie bolle abitative situate sotto di Bagoha doppia razione di acqua e ossigeno, accuratamente drogati. 

Ciò nonostante da quel lontano 1368 sono trascorsi molti anni ma non tutti i pianeti soddisfano le necessità e le riserve necessarie per vivere. Cominciano così una serie di insurrezioni che porterà a scontri con le forze dell’ordine.

Nei diciassette Mondi si racconta una storia dove la lotta tra il bene e il male è sempre presente quando si tratta di uomini mai sazi di potere, egoisti e approfittatori. Gli animi sono messi a nudo e come nella realtà, niente cambia, (già sta succedendo sulla Terra, perché chi comanda, quando non avrà nient’altro da conquistare sul pianeta, vorranno espandere la loro supremazia in altri mondi. (Marte è uno di questi e non solo, Kim Jong-un e Putin sono alcuni dei dittatori, per citarne alcuni) 

 Un tema direi fondamentale questo della supremazia sugli altri popoli, che rendono la storia ancor più interessante, non solo un fantasy. Argomenti e verità che l’autrice affronta dimostrandosi una vera intenditrice sia di animo umano che di diritti sacrosanti dei popoli, come libertà e autodeterminazione, quel principio in base al quale i popoli hanno il diritto di scegliere liberamente da chi farsi governare, soprattutto dal dominio coloniale. Inoltre, ho riscontrato che in molti romanzi di fantascienza vengono introdotte delle telecamere che registrano tutto.

A questo punto mi chiedo: “Perché non inserire dei droni invisibili invece delle solite videocamere di sorveglianza? Okay, scherzi a parte, la dinamica narratologica secondo me è fin troppo rapida. I punti di vista dei vari personaggi a volte confondono un po’ e non lasciano il tempo necessario al lettore di riflettere nel proseguo della trama. Amici, nemici che dialogano, combattono e si infilano nelle file degli uni e degli altri nemiche – e amiche – per carpire strategie. 

Direi che, in questo libro siamo di fronte non solo a una narrazione fantasy, ma a una trama spionistica tipica alla James Bond ma in chiave fumettistica, solo che le azioni di conflitto si svolgono nell’universo, ossia, tra i diciassette mondi dove alcuni dei personaggi vivono nelle loro case fatte di bolle.  E in effetti, per quanto riguarda ciò che intendevo, il lettore non ha il tempo di riflettere su alcuni passaggi, proprio perché siamo di fronte a una storia articolata che ti fa salire l’adrenalina a mille, grazie soprattutto all’abbondanza di sotto-storie che fanno da cornice a quella principale. E dunque, la lettura avrà bisogno di molta attenzione da parte del lettore, il quale non dovrà farsi sfuggire un benché minimo passaggio riportato nel romanzo, ma vi assicuro che, dopo che lo avrete finito di leggere, tirerete un sospiro di sollievo ed esclamerete: “Ne è valsa veramente la pena!” 

Consigliato voto: 7


domenica 8 maggio 2022

Recensione: Incubi grotteschi di Antonio Pilato [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Incubi grotteschi

Autore: Antonio Pilato

Editore: Mario Vallone

Prezzo: cartaceo 10,00 Euro

Genere: Horror

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

“Le menti più normali penseranno sicuramente che la mia codardia sia in grado di superare i misteri delle oscure volte celesti che occupano latenti l’infinito cosmo, ma è quando si acquisisce il temporaneo coraggio di sbirciare al di là dell’universo che tutto diviene inevitabilmente follia”. Racconti.


Recensione:

Con “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”, l’autore introduce il lettore attraverso un nostos che ha del grottesco, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, dove oscuri presagi e presenze hanno origine dalla nostra psiche, o per essere più precisi, dal nostro subconscio: parte dove vengono rimossi i ricordi e le esperienze negative, insopportabili, che non vogliamo riemergano per non causarci sofferenza. 

Per questo la nostra mente li bandisce, relegandoli nella parte più nascosta della nostra psiche.

Antonio Pilato, con il suo stile ricco ed elegante, se vogliamo alla D’Annunzio (conversazioni silvane – racconto: La notte più buia) ci ricorda quelli che sono stati i grandi maestri della letteratura Horror e gotica del passato; per citarne alcuni: Lovecraft o il mio amato Poe, che di ogni sua pagina ne faceva un capolavoro. (Il gatto) per citarne uno. Ma non voglio dimenticare nemmeno gli scrittori made in Italy come il nostro Italo Calvino. E già, che con il suo “Il Lampo” estratto da: Prima che tu dica pronto, racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi una realtà nuova di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia, l’insensatezza del mondo e della vita propria delle persone che gli stanno attorno. 

La lettura è scorrevole, senza intoppi tranne qualche refuso. Buona e ben impostata la suspense, con la quale l’autore riesce a emozionarti e a lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima riga di ciascun racconto. 

Buona l’idea di associare le tre parti con le quali sono state raggruppati i racconti e dedicati agli amici dell’autore: “I guerrieri”, che insieme a tutti gli altri protagonisti delle storie, mi sembrano caratteristicamente parlando, simili a quelli teatrali jonescani, come ad esempio l’insegnante Josefína Borovský, descritta magistralmente dall’autore. Il piccolo Jakub, un bambino iperattivo che il protagonista incontra nella scuola di Okerreko Arkanoa. O il signor Puyol, che nella descrizione psicofisica mi ricorda vagamente il racconto “Il Cappotto” di Gogol.  Azzeccata per la scomparsa del piccolo Jakub la sentenzia originale di Publilio Sirio, drammaturgo romano: (la) Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni.

I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi. 

Racconti irrazionali che scavano nella mente umana come una pala meccanica, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa la realtà dall’immaginazione. Devo dire che ogni racconto è originale e unico, sia per contenuto, personaggi, sia per l’osservazione psicologica che l’autore inserisce in ognuno di essi. Ogni frase, ogni racconto è pensato con finitezza di particolari e di termini specifici, comprese le rappresentazioni oniriche. Buona l’idea di dividere la raccolta in tre parti: Le Confusioni innate – Le circostanze curiose e Le razionalità colorate – (riferimento, come dicevo prima – paragonate ai tre guerrieri, amici dell’autore). 

Nella prima parte mi ha colpito molto il racconto “Cacofonie da appartamento” fenomeni sonori che lasciano a chi li sente qualcosa di misterioso e magico allo stesso tempo. Un dono, chissà, sceso dal cielo per aprire gli occhi a noi esseri umani? Forse.  

“Sai Edgardo che il cielo mi ha offerto un dono? Ora vedo con i suoi occhi: quando c’è il sole, si scottano, quando piove, piangono, quando soffia il vento, si seccano, …” Un dono per far sì che noi possiamo comprendere gli altri, infondendo nel nostro animo quella resilienza che molto spesso manca. Nella seconda parte, dal titolo: Le circostanze curiose, mi ha colpito il racconto: “La scomparsa del piccolo Jakub Vančura” e nella terza: Le razionalità colorate, il racconto: “La mosca democratica”.

Devo ammetterlo; non ho mai letto nulla di questo autore e, credo che da oggi in poi lo farò, perché quando un’opera di genere narrativo come questa ti porta a riflettere, non puoi non farlo. È d’obbligo. 

Consigliatissimo a chi ama sia il genere Horror-weird arricchito da buone dosi di psicologia.

Voto: sette

Peg Fly

mercoledì 4 maggio 2022

Disfida nr. 154: Fernweh di Chiara Zanini VS Richelle Mead

 


 

Titolo opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: Nativi Digitali Edizioni 

Genere: Fantascienza, Distopico

Prezzo: €3.49 (ebook) – €15.00 (cartaceo)

Sinossi:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.


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Anno 2618: 

Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. 

Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; 

ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…

“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane mi sono stabilita a Venezia.

Lettrice vorace da sempre, da quando ho scoperto di amare anche scrivere non posso più farne a meno. Mi piace sperimentare, cimentandomi in ogni genere di narrazione, ma mi appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza, il romance e i racconti di ambientazione storica. Dopo aver pubblicato numerosi racconti di genere in antologia di autori vari, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Fernweh” con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, il racconto lungo “Fil Rouge”, un chick lit, con Delos Digital, e i racconti lunghi di genere fantasy “L'orologio della verità”, “Alizée” e “Il drago d’acciaio” con Wizards & Blakholes.


BIG da sfidare:


Ambirei a sfidare Omero e Shakespeare, ma sarebbe una contesa piuttosto ardua. Abbasso un poco il tiro e sfido Richelle Mead, Cassandra Clare e Diana Gabaldon, delle autrici di fantasy al femminile che adoro, sia per lo stile narrativo impeccabile che per la capacità di creare personaggi che lasciano il segno.

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Andrea Zanotti

domenica 1 maggio 2022

Recensione: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore di Dan Abnett [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo opera: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore

Autore: Dan Abnett

 Editore: Alanera Edizioni
      
 Rating: 7
      
 Genere: Fantascienza, Warhammer 40K
      
 Prezzo: 16,90 Euro 
      
 Sinossi:

L'Inquisizione dell'Imperatore si muove di galassia in galassia come un'ombra mortifera, abbattendo senza pietà quelli che considera nemici dell'umanità. Il più inflessibile fra questi sacri giustizieri è l'inquisitore Eisenhorn, alle prese con un'ampia cabala interstellare e gli oscuri poteri dei demoni che cercano di impadronirsi di un antico libro magico, il Necroteuch.


Recensione:

Secondo volume AlaNera che leggo in breve tempo. Dalle megabattaglie di La Devastazione di Baal lo scenario muta in na caccia sulle tracce degli eretici e del blasfemo tomo del Necroteuco di lovecraftiana memoria. Scordatevi i campi di battaglia sterminati, lo sciamare di migliaia di unità da combattimento e i conflitti navali nelle oscure vastità del cosmo. 

In Xeno gli scontri sono più raffinati, faccia a faccia, mente a mente con le dirompenti forze psioniche del Caos. Sono queste a far da padrone sulla scena piuttosto che tempeste di fuoco al plasma. Nei panni dell’Inquisitore Eisenhorn daremo il tormento agli empi seguaci d culti innominabili, disposti a tutto pur di impossessarsi della conoscenza necessaria a spodestare il Dio Imperatore e dare seguito all’Eresia di Horus. Eisenhorn non possiede neppure la metà del carisma del suo antesignano, l'Inquisitore Eymerich di Evangelisti, ma si lascia ugualmente seguire.

I presupposti per un buon romanzo ci sono comunque tutti. Veniamo al mio commento. L’opera di Dan Abnett è impostata su una narrazione in prima persona. Una tecnica che non gradisco particolarmente e che ho impiegato parecchie pagine ad assimilare. Alcuni eventi mi sono parsi un po’ troppo forzati e artefatti. Nulla di così eccessivo da inficiare le indagini del protagonista, tuttavia l’impressione che l’autore avrebbe potuto impegnarsi maggiormente per mascherare le sue intenzioni permane. 

La vicenda ha una partenza piuttosto lenta, nonostante Abnett ci scagli nel bel mezzo dell’azione. Con lo scorrere delle pagine la storia prende quota e giunti al termine il risultato è tutto sommato positivo. L’importante è lasciarsi andare, lasciarsi coinvolgere dalle rocambolesche ricerche degli eresiologi e dagli accadimenti senza troppo soffermarsi sulle minuzie di un’indagine che non vuole avere i crismi del romanzo poliziesco/thriller, ma che vuole fornire lo spunto per approfondire l’immenso universo di Warhammer 40.000. 

Questo elemento scenico, a mano a mano che la lettura procede si fa (fortunatamente) sentire, costituendo il valore aggiunto più rilevante delle opere targate AlaNera. E' l'ossatura dei mondi e delle strutture istituzionali che formano i Mondi di Warhammer 40K a fornire spessore al tutto. L'immensità di tale universo immaginifico è da sola sinonimo di successo in quanto offre infiniti spunti e fondamenta solide per ogni storia. 

Alcune trovate dell’autore sono realmente sfiziose e contribuiscono a farmi sbilanciare attribuendo un 7 pieno al romanzo e consigliandolo a tutti gli amanti del genere.  


Andrea Zanotti

domenica 24 aprile 2022

Recensione: L'uomo che affittava i libri di Giancarlo Catania [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: L’uomo che affittava i libri 

Autore: Giancarlo Catania

Editore: ‎ Pubblicazione indipendente (24 gennaio 2019)

Genere: narrativa contemporanea

Target: Young/adult

Rating: 7

Prezzo: ebook 5,49 Euro - cartaceo 15,10

Sinossi:

Un dirigente lascia improvvisamente la splendida carriera per mettersi alla ricerca della sconosciuta dimensione ideale; acquista un motocarro destinato alla pressa, lo carica dei suoi tanti romanzi mai letti e inizia a girare per i piccoli paesi del circondario, fermandosi nelle piazze per affittare i libri. Così scopre nuove realtà, ragiona sui sentimenti, sulle sensazioni e viene in contatto con tante caratteristiche umane: rabbia, ingenuità, indifferenza ma conosce anche l’amicizia, emozione quasi mai provata e l’amore, attentamente evitato nella vita precedente.

Una fotografia dai toni morbidi sulla società contemporanea, prendendo spunto dagli eventi, dagli atteggiamenti, dalle situazioni che fanno così parte della vita quotidiana da essere quasi invisibili.


Recensione:

“L’uomo che affittava i libri”, è un libro che introduce il lettore ai vari aspetti amicali, all’amore per i libri, all’incanto della magia della lettura, con la quale la nostra mente può viaggiare standosene comodamente seduto sul proprio divano di casa. È la prima volta che mi capita di leggere opere di questo autore e, se devo classificare il suo romanzo in un genere narrativo, potrei affermare con certezza che si tratta di una storia pura e semplice, narrata con stile non altrettanto semplice ma chiaro. Infatti, ho colto nell’espressione stilistica dell’autore tratti molto vicini a quello del verismo di Verga. 

Un realismo basato sulla realtà umana, che racconta eventi di vita quotidiana reali, così come sono, per lo più con l’occhio di un personaggio delle classi sociali meno agiate, come ad esempio quella contadina.

Alla base del pensiero di Verga, come in quella dell’autore, c’è una concezione pessimistica della realtà, secondo cui la vita è mossa da un cieco meccanismo ed è vista come una dura lotta per la sopravvivenza in cui i più forti sopraffanno i più deboli. I cosiddetti “vinti” che sono il soggetto dell’opera; essi non sarebbero soltanto i ceti più umili, ma tutti, ovvero gli sconfitti del processo economico.

Con la poetica di Giovanni Verga e il Verismo, l’autore ritrova la verità reale della vita e riesce a rappresentarla senza intrusioni autobiografiche e individuali. Il Verga, come il Catania, sentono che il progresso inesorabile della specie è costruito sull’infelicità della persona.

Alla base del pessimismo verghiano sta la profonda convinzione che la società moderna sia dominata dal meccanismo della lotta per la vita; così è per l’autore dell’uomo che affittava i libri. Alla fine, quello che il Catania ci vuol fare comprendere, è che non dobbiamo mai lasciare quello che abbiamo per aspirare ad altro, perché di sicuro saremo sconfitti in partenza. (I Malavoglia)

Cosa hanno in comune Verga e l’autore, Catania?

Ciò che accomuna le due opere sono i protagonisti i quali rappresentano uomini sconfitti dalla vita, uomini che nella loro lotta per l’esistenza restano ai margini, vivono situazioni dolorose e desolanti e ne escono battuti, vinti.

Il venditore di libri, secondo il mio modesto parere, è un libro che attraverso gli occhi del protagonista cerca di scrutare l’anima delle persone, l’essere umano e i suoi comportamenti, come agisce, come si relaziona, evidenziando soprattutto i molti difetti, prerogativa solo dell’essere umano.

L’incipit della storia parte proprio da qui, da eventi e situazioni che i personaggi del racconto vivono quotidianamente ma all’ombra di una società nella quale esistono da invisibili, perché è pur vero che alcuni li percepiscono non come persone, ma rifiuti umani, è pur vero che non sempre è così. Ognuno fa parte della nostra vita, visibile, intelligente, colto o meno colto, invisibile e intelligente che sia, come appunto il nostro protagonista, un dirigente di mezz’età, il quale lascia il lavoro alla ricerca di un’ignota realtà, forse che ritiene adatta a sé, ai suoi pensieri, a come percepisce il mondo che lo circonda, non sempre bello e ideale, ma è pur vero, che anche gli invisibili hanno un peso nella società e come tali andrebbero rispettati, non messi all’angolo e dimenticati.

Ogni essere umano può dare qualcosa all’altro senza ricevere niente in cambio; perché “donare” è di per sé ricevere qualcosa... 

Ed ecco il radicale cambiamento del protagonista che osserva, scruta e alla fine decide di acquistare un motocarro e lo carica dei suoi libri, che non aveva mai letto fino a quel momento. Il nostro personaggio si imbarca con il suo motocarro e inizia a girare nelle piazze dei paesi invogliando soprattutto i cittadini, non tanto a comprarli quanto a leggerli e diffondere nei bifolchi la cultura, perché il sapere è forza, le parole espresse in modo corretto sono il modo migliore per difendersi dai soprusi, dai raggiri dei furbetti che promettono e mai mantengono. A questo punto, l’autore racconta e descrive in modo fluido i ragionamenti che fa sulle sensazioni e le caratteristiche espresse dall’essere umano: rabbia, indifferenza, ingenuità; tuttavia, scopre per la prima volta anche l’importanza dell’amicizia, dell’amore evitato e allontanato durante tutto il corso della sua vita e dal suo futuro. E già, il nostro protagonista, probabilmente non aveva mai messo in conto di vivere il suo futuro con accanto una donna da amare, donarsi con tutto sé stesso. Diciamo, forse per timore di essere disilluso, di soffrire per l’ennesima volta? 

Vite vissute in prima persona che a lungo andare deteriorano, lasciano l’amaro in bocca e sino alla fine, inaspettata. 

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autore descrive l’aspetto psicofisico dei personaggi; i commenti sul bel sedere di Tiziana la farmacista, un capolavoro di femmina che inizia dallo splendido sorriso e finisce con due gambe affusolate. Elegante ma lontana dall’ostentarla. Una donna dal carattere forte e ribelle, alla quale non sono mai mancate le occasioni, ma come ogni donna innamorata del proprio uomo, suo marito, ha occhi solo per lui. Beh, un amore idilliaco, fin quando, lui la lascia per andare a studiare lingue insieme alla giovane badante ucraina dell’anziana madre del calzolaio del paese, Giovanna. A questo punto, Tiziana, da donna innamorata diventa la vendetta fatta persona. Una vera Lady Macbeth shakespeariana.  

Un altro personaggio tra i tanti azzeccatissimo, è la figura Don Giacomo Barberio. (Ricorda vagamente la figura di Don Abbondio dei Promessi Sposi)

Una persona avida, vigliacca astuta e tirchia, talmente taccagna, che di certo non si è mai dimostrato un buon cliente per il nostro protagonista, visto che non ha mai tirato fuori un cent per pagare l’affitto e leggere le opere del nostro affittuario di libri.

Voto: sette, solo per come l’autore narra e descrive i personaggi, anche se ho evidenziato qualche refuso ed errata consecutio, ma il contenuto supera queste inesattezze. Posso dire davvero che sia un bel libro: avrebbe potuto esserlo ancora di più. Le idee c’erano tutte. 


Peg Fly


domenica 10 aprile 2022

Recensione: Armilla Meccanica 1: Nel Cielo Formato Kindle di Carta Fabio [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Armilla Meccanica 1: Nel Cielo 

Autore: Carta Fabio  

Editore: Inspired Digital Publishing (4 novembre 2021)

Genere: fantascienza

Rating: 7

Target: Young/adult

Prezzo: ebook 2,99

Sinossi:

“I Meka incarnavano un’idea, quasi un’ideologia in verità, quella del gigantismo meccanico dell’umanità alla conquista delle stelle. Troppo grande l'universo per affrontarlo con le sole piccole membra fornite all’uomo dalla natura”. 

Su una remota miniera extrasolare Geuse, un vecchio mek-operaio, giorno dopo giorno vede i frutti del suo duro lavoro sfumare a causa di una crisi economica senza precedenti, che coinvolge tutte le colonie della Via Lattea. Come molti altri medita di prendere ciò che gli spetta e di cambiare vita. Ma non è così facile.

Ad anni luce da lì la Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, è stravolta dallo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. Ora a regnare è un feroce dittatore che si fa chiamare Meklord. I nativi del pianeta, i queer, gli fanno guerra per quanto possono, mentre attendono l’aiuto della Terra o di chiunque avrà il coraggio di sfidare per loro le maree del tempo e le armate meccaniche del tiranno.

Un liberatore, un pirata, un avventuriero… o anche solo un semplice operaio


Recensione:

Oggi vi parlo della serie “Armilla Meccanica”, il cui primo romanzo ha per titolo “Nel cielo”; una narrazione fantascientifica che ha alcuni passaggi abbastanza complicati.

Geuse è un mek-operaio di una certa età ma ancora in grado di comandare la sua nave. Geuse è affiancato da un co-pilota del quale Geuse non si fida e da una ragazza che invece è invaghita del suo comandante e pronta a obbedire a ogni suo comando gettandosi nella lotta come una vera dea della guerra. 

Tuttavia, al peggioramento economico che incombe minaccioso a Metrobubble, la capitale finanziaria della galassia, si aggiunge anche lo slittamento temporale tra sistemi planetari, dai disordini e dalle rivoluzioni. La crisi economica incombente sul pianeta, coinvolge e sconvolge le varie colonie situate nella via lattea. I piani di Geuse vengono così scombinati, ma nonostante questi ostacoli, il protagonista, grazie al suo animo predisposto all’arte della meditazione, riesce negli anni ad affinare la percezione sensoriale che gli permetterà di captare un messaggio da parte di una donna che lo confonderà sulla sua reale esistenza e sulle sue intenzioni. Chi sono? Che cosa sono? (Per esplorare una parte della mente umana come faceva il filosofo Nietzsche in – “Ecce homo”).

Come ogni romanzo di qualsiasi genere, anche in Armilla Meccanica abbiamo l’antagonista, re della capitale finanziaria della galassia, il dittatore Meklord. La capitale è nel caos per i disordini sociali. I nativi del pianeta cercano di contrastare la politica dittatoriale di Meklord con tutte le loro forze. I queer, nel frattempo, sperano e aspettano che sopraggiungono i terrestri in loro aiuto o di altri abitanti della galassia per sfidare e porre fine così alla tirannia di Meklord.

Ed ecco che a questo punto entra in scena Geuse, il ribelle salvatore, un mek-operaio ma che cerca di agire nell’ombra, senza farsi scoprire e soprattutto non far scoprire quali sono le sue vere intenzioni e i suoi propositi.

Comincio col dirvi che si tratta di una storia ambientata in un futuro lontano, nel quale però ho trovato diversi contatti con la nostra realtà storica. Sicuramente è un libro che offre diversi spunti di riflessione su tematiche come la segregazione razziale, il crollo economico e l’autoritarismo.

Devo dire che l’autore è stato abile nell’immaginare una storia complessa e al contempo notevole. La suspense è al centro degli sviluppi scenici e delle azioni che accompagnano i personaggi sino al finale carico di aspettative nel lettore che viene perseguitato dalla curiosità di cosa accadrà nel prosieguo della storia. 

Per dirla in una frase: Un libro che ti mette le ali e ti fa volare con la fantasia.

Un romanzo direi molto originale, dovuto soprattutto all’idioma studiato nei mini dettagli dall’autore nonché ottimo per l’originalità dei nomi assegnati ai protagonisti e ai vari strumenti ultra planetari, futuristici descritti nell’intreccio. Un romanzo fantascientifico che scaraventa il lettore a chilometri lontano anni luce dalla realtà terrena, per rendervi l’idea, un viaggio interplanetario tipo: “Il Sopravvissuto” di Andy Wear

E con i personaggi di questo stupendo romanzo, anche la nostra mente vola con l’immaginazione, grazie soprattutto alla bravura dell’autore che introduce la storia in media res, così, d’emblée, sebbene la miriade dei termini scientifici e tecnologici ti disorientano all’inizio obbligandoti a fare marcia indietro per comprendere bene di cosa si sta parlando, il romanzo merita davvero di essere letto.

Diciamo che nell’incipit ho avuto qualche difficoltà, proprio per il linguaggio specifico al quale, diciamocelo pure, non sono avvezza. 

Ciò nonostante, posso affermare che questa storia è stata una piacevole scoperta e sono certa che lo sarà anche per tutti i lettori che si accingeranno a leggerla, proprio perché la trama risulta molto interessante e intrigante, nella quale si affrontano temi di una società che versa, se vogliamo, nella stessa realtà terrestre contemporanea, database che spiano la privacy del comune cittadino, politiche dittatoriali, (sappiamo bene quanti ne sono passati nel corso della storia sul nostro pianeta...) e chi più ne ha più ne metta! 

Scorrendo tra le pagine di questo romanzo, ho trovato la scrittura molto attenta, spesso impegnativa ma che non annoia. 

Una storia coinvolgente, suggestiva che trascina il lettore a riflettere su cosa ci circonda e cosa c’è al di là del nostro sistema solare, per affrontare un possibile nemico e deviare il triste destino del genere umano.

Alla fine abbiamo un duello tra il protagonista e l’antagonista a passo della marcia di Radetzky che avvolge e chiude il romanzo simile al rombo di un tuono. 

Premetto che non leggo molto i romanzi di fantascienza, ma questo libro ha saputo catturare la mia attenzione, soprattutto i passaggi dialogici nei quali i protagonisti esprimono i loro stati d’animo e l’autoanalisi che ognuno di loro riesce a fare su sé stesso, valutando i propri errori, ma con i quali acquisiranno esperienza che probabilmente li farà meditare per non commetterne altri.

L’unico appunto che posso fare, è nella lentezza tra una scena e l’altra con cui si descrivono le azioni dei protagonisti, forse dovuta alle esagerate esposizioni, e per alcuni personaggi che non hanno avuto il tempo nella storia di essere caratterizzati a livello psicofisico, ma che tuttavia risultano essere per lo più interessanti tra i quali Geuse, l’antagonista dittatore Meklord (che più malvagio è, più conflitto e climax ascendente abbiamo nella storia) e Ahanata.

Per il resto, Armilla Meccanica: Nel cielo di Fabio Carta mi ha fatto veramente lievitare la mente, trasportandomi in un mondo utopistico che tutti gli esseri umani sognano prima o poi di esplorare. 

Ora non mi resta che aspettare cosa ci racconterà l’autore con il sequel.

Lo consiglio anche ai non amanti del genere.

Voto: sette con la “V” maiuscola.


Peg Fly

domenica 3 aprile 2022

Recensione: La devastazione di Baal di Guy Haley [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo opera: La Devastazione di Baal 

Autore: Guy Haley

 Editore: Alanera Edizioni
      
 Rating: 7,5
      
 Genere: Fantascienza
      
 Prezzo: 15,90 Euro 
      
 Sinossi:

Il Capitolo dei Blood Angels è in pericolo. Dopo aver annientato la vita umana nel settore dello Sfregio Rosso, la Leviathan, il più grande tentacolo della Flotta Alveare mai visto nell’Imperium, sta convergendo rapidamente su Baal.

Per affrontare questo terribile nemico, il Comandante Dante ha chiamato i Capitoli Successori dell’antica Nona Legione. I Figli di Sanguinius si radunano. Solo dai giorni bui dell’eresia di Horus erano riuniti nello stesso luogo in così gran numero. Ora, trentamila Space Marines, sono pronti a contrastare la Grande Divoratrice, salvare il mondo natale del loro Primarca e impedire che miliardi di mondi vengano consumati nell’Ultima Segmentum.

Ma lo sciame, composto di migliaia di miliardi di tiranidi, non è l’unica minaccia per il futuro del Capitolo. Mentre la galassia scivola verso una nuova terrificante era, eventi lontani rischiano di scatenare un male più terribile. Bisogna affrontare anche un nemico che si annida nelle anime di tutta la stirpe di Sanguinius: la Rabbia Nera.

Può Dante, tra i più grandi eroi dell’umanità, arginare l’inarrestabile marea? O il suo lungo regno come Maestro Capitolare finirà con l’estinzione del suo Capitolo? Se Baal dovesse cadere, l’Imperium riceverebbe un colpo dal quale potrebbe non riprendersi mai.


Recensione:

Da vecchio appassionato degli universi di Warhammer della Games Workshop quando ho scoperto la nascita di Alanera edizioni ho fatto festa. Questo editore, nato con il dichiarato fine di portare in Italia l’infinita serie di romanzi incentrati sui mondi di Warhammer è subito entrato nel mio cuore e ho deciso di assaporare un loro prodotto, iniziando da La Devastazione di Baal di Guy Haley. 

Che dire, un romanzo potente, così come impone l’oscuro universo di Warhammer 40.000. Per chi non conoscesse questa ambientazione, vastissima a livelli inimmaginabili, non c’è miglior sintesi di quella fatta dai creatori stessi di questa realtà: “nella tetra oscurità del lontano futuro c’è solo guerra.” Punto. Semplice e conciso, una promessa che non si smentisce. Vi lascio questo trailer a dir poco spettacolare, come ulteriore chiarimento della situazione nella quale verremo catapultati.


Guerra senza confini e senza tempo, e di guerra parla anche La Devastazione di Baal. Uno scontro che vede l’intero sistema di Baal, pianeta nativo di uno dei capitoli più rinomati dell’Impero, quello dei Blood Angels, messo sotto assedio dalla Leviathan, il più grande tentacolo della Flotta Alveare. 

Lo sciame, composto di migliaia di miliardi di tiranidi, guidati da una mente collettiva inconosibile per l’umanità, è una minaccia che non prevede esito differente dalla sconfitta per le legioni radunate dal Comandante Dante. I nemici sono letteralmente infiniti, si tratta solo di resistere e di trovare una fine gloriosa. Assisteremo a un assedio in grande stile, uno scontro su più fronti degno delle migliori saghe fantascientifiche di stampo militaresco, con in più gli elementi fantastici dati dal Warp, una sorta di dimensione alternativa all'interno dell'universo di Warhammer 40.000 dominata dalle ribollenti forze del Caos e totalmente imprevedibile. 

Un romanzo adrenalinico, ricco di azioni eroiche e di orrori di ogni tipo, una sorpresa capace di tenermi incollato dalla prima all’ultima pagina, riportandomi ai beati tempi nei quali mi baloccavo fra centinaia di miniature della Citadel. 

Bello e ben fatto, pochi refusi e del tutto trascurabili data la rapidità dell’azione e la bravura della penna di Guy Haley, del quale spero di leggere al più presto qualche altra opera tradotta in Italiano. L’unico dubbio che mi rimane è se il romanzo possa essere altrettanto appetibile per chi è proprio a digiuno dell’universo di Warhammer 40K, pur precisando che io non sia certo un esperto, tutt’altro. Mi sento comunque di consigliarlo di cuore a tutti gli appassionati di sci-fi, non ne rimarrete delusi. 

Menzione d’onore per i cattivi di turno. La mente collettiva non è forse una trovata del tutto originale, ma la gestione, anche a livello di tattiche e di armamenti biologico/genetici, mi è piaciuta veramente un sacco e la trovo di ottima fattura.

Assolutamente da provare, per iniziare ad innamorarsi dell’universo di Warhammer.

Andrea Zanotti


domenica 27 marzo 2022

Recensione: Gli Eredi di Naétole - La Prima Luna di Nick Lost [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Titolo opera: Gli Eredi di Naétole - La Prima Luna 

Autore: Nick Lost 

 Editore: Pubblicazione indipendente
      
 Rating: 7
      
 Genere: High Fantasy – Heroic Fantasy – Portal Quest Fantasy
      
 Prezzo: 3,99 euro ebook; 18 euro cartaceo
      
 Sinossi:

Gli Eredi di Naétole è un romanzo fantasy ambientato in parte nel nostro mondo e in parte nel Mondo delle Tre Lune, terra di draghi, Potere e antichi popoli.
Qui vivono Aren e Ariste, due giovani guerrieri ai quali viene affidata una missione segreta: recuperare gli Occhi di Lëmasi, un misterioso tesoro perduto da tempo.
Guidati solo da echi di memorie, frammenti di leggende e dall'incrollabile fiducia nel loro Maestro, i due discepoli si preparano ad affrontare un viaggio pericoloso che li conduce fino al Portale di Naétole.
Intanto, in un luogo molto più familiare, Alex è solo un ragazzo che sta per compiere vent'anni ed è ossessionato da una donna che gli appare in sogno.
Fra segreti e tradimenti, uomini d'Ombra e Assassini, Aren e Ariste, apparentemente per sbaglio, finiscono per intrecciare il loro destino con quello di Alex.
Nessuno di loro lo sa ancora, ma tutte le loro certezze stanno per crollare e le loro vite cambieranno per sempre.
Ma la domanda è: l'onore rimarrà con loro fino alla fine?

Recensione:

Il romanzo di Nick Lost è stato davvero una gradevole sorpresa con una storia avvincente che in ogni pagina immagini di essere lì a vivere, come fosse un film. La narrazione, a mano a mano che si prosegue nella lettura, presenta una prosperità di particolari da stupire il lettore. Il dizionario finale poi è una chicca che ti fa venire subito voglia di rileggerlo.
Se siete interessati a leggere nuovi fantasy questo è un romanzo che vi consiglio largamente. L’intreccio è ben bilanciato, sia per la storia principale che delle sottostorie, che si amalgamano indiscutibilmente tra di esse come l’acqua del fiume che sbocca al mare. 
Seducente la vita dei vari personaggi che s’incontrano e si scontrano in un andirivieni di ideali di guerra e di pace, dove a volte, l’amore la fa da padrone.  
Un plauso all’autore, per aver saputo unire il mondo degli umani con quello delle Tre lune (un mondo originariamente popolato da draghi, illuminato da un sole e da tre lune, che sono le divinità che li hanno generati) e dei vampiri. 
Davvero un’ottima lettura, un High fantasy ricco di dettagli che uniscono attimi di quiete con altri di tensione. Ho amato questo volume per il richiamo alle leggende e alla mitologia classica dei bravi cantori greci e latini, dove la profezia incombe minacciando i diversi universi, nonché gli eredi di Naétole e soprattutto Aren e Ariste, due giovani guerrieri ai quali viene affidata una missione segreta: recuperare gli Occhi di Lëmasi, un misterioso tesoro perduto da tempo.
 I due giovani combattono agguerritamente in una sconsiderata guerra fratricida, che conduce il popolo a terribili privazioni, comprese le carestie.
Pur essendo una storia fantasy, ci sono parecchi riferimenti a temi come le contaminazioni razziali, dell’accettazione, della convivenza e collaborazione nelle difficoltà tra le varie razze, soprattutto il capitolo dedicato ai vampiri. Tuttavia, qui si scontrano le origini dubbie sia della giovane Ariste, una dei due Kurĩes incaricati di una delicata missione, che di Aren, l’altro eroe per antonomasia, il quale ha invece il peso del prescelto. 
I destini dei due protagonisti si intrecciano in quelle che sono le avventure nelle quali si ritrovano, loro malgrado, coinvolti in riti di iniziazione che si compiono in terre lontane, fuori dal tempo. 
Poi abbiamo l’anziano Maestro il quale non ha rivelato tutta la verità sulle sue vere intenzioni, assegnando loro il difficile compito e da cui la storia prende il via. 
Una vicenda originale e, sinceramente, mai letta prima. Perché dico questo? Ma ve lo sareste mai immaginato, che uno dei protagonisti, Alex, l’altro eroe, potesse finire in una realtà dove non hanno mai conosciuto cos’è la tecnologia? Computer, od oggetti di plastica e un universo dove gli abitanti hanno dei poteri straordinari al limite dell’immaginazione?
A questo punto il sacrificio dei nostri eroi è d’obbligo, accettare ciò che gli riserva il destino comprese le sfide per salvare il loro regno e soprattutto di essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa in nome della giustizia e del bene collettivo. Tuttavia, la loro avventura è soltanto all’inizio...
Che altro aggiungere; finalmente un high fantasy con dei protagonisti eccellenti. 
Consigliato per tutti coloro che hanno amato Il Signore degli Anelli, ma anche gli amanti di Christopher Paolini e Tristan l’ultimo cavaliere drago, un high fantasy con la “A” maiuscola.
Gli Eredi di Naétole - La prima Luna - di Nick Lost, mi ha sorpresa. Mi ha catturata e ammaliata, sia per la descrizione degli ambienti, la caratterizzazione ben strutturata dei personaggi e per lo stile sobrio ma convincente. 
Un libro high-heroic fantasy ben ideato, i cui colpi di scena lasciano a bocca aperta. 
Lo consiglio per gli amanti del fantasy classico, che però non disdegnano anche i sottogeneri fantasy come “Il castello errante di Howl” and “Outlander”. Una storia nella storia davvero interessante che consiglio agli amanti del genere e non solo. 
Ottima l’idea del prequel a fine romanzo. Voto: 7.

mercoledì 16 marzo 2022

Recensione: Circe di Madeline Miller

 



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Sinossi:

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull'isola di Eea, non si perde d'animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l'ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l'astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell'Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov'è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell'antichità.


Recensione: 

Un romanzo di grande successo con protagonista Circe? Come potevo procrastinare ancora la sua lettura? La fila delle prenotazioni in biblioteca era effettivamente parecchio lunga, solo questo posso dire a mia discolpa. Peccato solo che tutta questa attesa non sia stata ripagata da un prodotto all’altezza della fama ottenuta presso il grande pubblico. 

Lo dico subito, per evitarvi sgradite sorprese. Il testo della Miller non mi ha convinto per nulla. Spesso annoiato, questo sì. La sua Circe è decisamente troppo lamentosa per i miei gusti, la sua storia troppo complessa in fatto di elucubrazioni mentali, estenuanti, ripetitive, monocorde. 

Una figura capace di battere in astuzia Atena, di sconfiggere dei, mostri e titani, capace di ammansire lupi e leoni, di sopraffare ciurme di bruti e la stessa solitudine impostale dall’esilio sulla sua isola, ma immancabilmente fragile e titubante quando si tratta di amore. Una scena che si ripete con costanza in questo romanzo, così come da classico stereotipo della donna indecisa, capace di costruire torri di dubbi e castelli di paturnie, salvo poi finire immancabilmente nel letto dell’uomo dalle mani callose di turno. L’ho trovato stucchevole e non in linea con la figura della Circe dell’immaginario collettivo.

Non posso che ammettere di aver provato il forte desiderio di ultimarlo e accantonarlo. Parere personale, di certo. Non si tratta di un pessimo romanzo, intendiamoci, ma nulla di memorabile, forse col solo grande pregio di avvicinare qualcuno alla mitologia rivisitata e proposta dall’autrice. Incuriosire qualcuno ad approfondire questi miti è di certo un merito da non trascurare, per cui complimenti alla Miller. Di certo fatico a spiegarmi l’immenso successo riscosso presso il grande pubblico dal romanzo in sé, ma è evidentemente è un mio problema.


Andrea Zanotti