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domenica 29 agosto 2021

Recensione: Lo Skryun: L'avvento dell'Ombra di Vincenzo Valenti [Rating 6,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 

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Titolo: Lo Skryun: l'avvento dell'ombra

Autore: Vincenzo Valenti

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Fantasy, weird

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 9,99 copertina flessibile

Rating: 6,5

Sinossi: 

Volevi il buio? Ecco il buio. Da sempre, tra gli abitanti di Terraferma, guardare verso il Sole Morto porta male. Stavolta porterà il Male. Interi eoni sono trascorsi dall'ultima volta in cui l'Ombra aveva sussurrato il germoglio delle tenebre nel cuore di un reietto. Oggi, in uno sperduto angolo di quella che è ormai terra di nessuno tra le Montagne Discarica, l'animo dilaniato di una donna che ha perso ogni cosa diviene il grembo perfetto per una nuova eclissi. Intanto, al di là del confine, il carrista imperiale Marx Aarvo capisce che, se vuole tornare alla base tutto intero, dovrà vendere cara la pelle.

Recensione:

Avevamo chiuso la recensione del primo episodio dello Skryun, Un altro giro di ruota, con grande curiosità, in attesa di comprendere come Vincenzo Valenti avrebbe approfondito questa originale scenografia e con l’auspicio che l’autore sapesse sfruttarne tutte le evidenti potenzialità. Speravo in un seguito corposo, capace di donare una visione chiara e ghiotta al lettore di quanto questo universo avesse da offrire. Che dire, L’avvento dell’ombra non ha soddisfatto appieno le miei aspettative, mostrandosi ancora troppo scarno e con troppa carne al fuoco lasciata a rosolare senza darci la possibilità di saziarci a dovere. Che si tratti o meno di una scelta voluta dall’autore, non riesco a condividerla.

Profezie, nuove razze, mostri e divinità che di certo non hanno concluso la loro opera. Zeloti e orde di orchi con le proprie tradizioni, insomma le 200 paginette a caratteri grandi non possono essere sufficienti a caratterizzare adeguatamente il tutto, lasciando la sensazione di superficialità, o quanto meno di fretta, e di occasione persa.

E’ un vero peccato. Il romanzo è piacevole, introduce nuovi personaggi e linee narrative, ma la sensazione è che l’autore vada proprio troppo di fretta, anche per un romanzo di pura avventura, consegnandoci un “mezzo romanzo” che avrebbe meritato (e necessitato a mio avviso) di molto più spazio per poter dar respiro e sfogo alla personalità dei singoli e agli sviluppi di una trama che si preannuncia non banale. E’ un vero peccato, ripeto. I personaggi hanno carisma, si vede il loro desiderio di emergere, i dialoghi sono calzanti (e incalzanti), contribuendo in modo sostanziale all’edificazione di un mondo solido e al contempo caratterizzato da trovate particolari e capaci di incuriosire. Insomma, il Valenti mi piace, scrive senza remore, senza badare allo stucchevole politicamente corretto che va tanto per la maggiore, solo che corre troppo. 

Ad esempio è molto abile nell'ingenerare il clima da “camerata” del gruppo dei mercenari, arrivando a tratti a ricordarmi niente meno che il mio Sommo Maestro Steven Erikson, il che è tutto dire, ma non si prende il tempo per approfondire meglio i tratti dei singoli componenti, finendo col farli apparire indistinguibili. 

Nulla da ridire in merito alla qualità del libro, che lo ricordiamo è un’autopubblicazione, anche se dall’assenza di refusi e dalla qualità della realizzazione del “prodotto libro” non ha nulla da invidiare alla case editrici più blasonate. Forse l’autore desidera offrire la storia a “puntata”, stile serie TV, producendo svariati romanzi brevi/racconti lunghi, ma non mi pare la storia possieda le caratteristiche adatte a una tale via. Parere personale, ovviamente. Certo il desiderio di proseguire la lettura permane, ma lettori meno pazienti del sottoscritto potrebbero allontanarsi da un progetto che a mio avviso merita di essere seguito. Solo il tempo riuscirà a sbrogliare i miei dubbi, nel mentre spero che il Valenti ci stia dando sotto con la scrittura dei nuovi episodi. 

Voto 6,5.

Andrea Zanotti

mercoledì 18 agosto 2021

Disfida nr. 143: Leggere anomalie di Andrea Mitri VS Raymond Carver

 


Opera: Leggere anomalie

Autori: Andrea Mitri

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: narrativa contemporanea, antologia racconti

Prezzo: ebook 5,99 - cartaceo 12,35 

Rating: 7,5 (link recensione)

Sinossi:

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 Un rapinatore che rapina solo a piedi, un moribondo che vuole Francesco De Gregori al funerale, un gruppo di persone che rilanciando una pallina da tennis arrivano al mare e vedono passare una balena.                                                       Ma anche teorie controverse e tre racconti che parlano di sportivi fragili.                                                                             Racconti brevi in cui la normalità di partenza nasconde una piccola anomalia che costringe a guardare la storia da una angolazione diversa. Rendendo quella normalità una storia degna di essere raccontata. Con leggerezza.

Note dell’autore:
 Vengo dal mondo del teatro di improvvisazione e anche la mia scrittura, in qualche modo, ne fa parte.
I miei racconti nascono di getto, da un’ immagine o da una suggestione che via via mi disvela una breve storia possibile. 
A differenza del lavoro sul palco però, segue a questa prima stesura un lavoro di rifinitura, di scarto e a volte di integrazione e chiarimento di senso. Per riuscire a raccontare il meglio possibile, con esattezza e leggerezza, una storia che evidentemente mi aspettava.

BIG da sfidare:


Raymond Carver - Cattedrale                                                                                                                                                                         Link Acquisto Amazon           









domenica 15 agosto 2021

Recensione: La condanna di John Doyle di Letizia Sebastiani [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 

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Opera: La condanna di John Doyle

Autore: Letizia Sebastiani

Editore: bookabook 

Genere: Thriller, weird

Target: Young/adult

Prezzo: ebook 5,99 - cartaceo 10,45

Rating: 7

Sinossi:

Quando il mite e insignificante John aveva trovato quello strano simbolo rosso sulla parete della sua nuova casa, l’unica cosa che aveva pensato di fare era stata coprirlo con un’abbondante passata di vernice bianca, nonostante le perplessità di sua moglie Cynthia. 

Ora Doyle è in un carcere di massima sicurezza, accusato di aver ucciso la moglie: è stato trovato chino sul suo corpo con l’arma del delitto in mano. Nel diario che scrive in cella tenta di raccontare la verità sull'omicidio e su quel simbolo rosso apparso dal nulla che cela un pericoloso mistero. Nessuno crederebbe mai a una storia tanto assurda, ma John non ha nessuna intenzione di morire in prigione...


Recensione:

È il primo romanzo che leggo di questa autrice, la quale ha saputo stupirmi e meravigliarmi proprio per l’originalità della storia. 

Siamo nel 1988 in un carcere di massima sicurezza, dove il protagonista è stato rinchiuso per un crimine che non ha commesso. La voce narrante onnisciente di tutta la storia è raccontata da John tramite gli appunti scritti da lui stesso su un diario e su consiglio del suo avvocato. Grazie a queste annotazioni giornaliere, il lettore scopre che esistono dei portali che mettono in comunicazione il nostro mondo ad un altro parallelo, simile ma non del tutto identico. 

John riesce ad attraversare il portale, ma rimane intrappolato in quest’altro spazio dove dovrà cercare di adattarsi per il tempo che è costretto a sostare, finché il portale non si aprirà di nuovo per permettergli così di far ritorno a casa. Devo dire che il libro in alcune parti è scorrevole, in altre un po’ meno. L’input che spinge il lettore a continuarne la lettura, è la voglia di scoprire come va a finire, qual è la verità che si nasconde dietro a ciò che è capitato al protagonista.

Ammetto, che “La condanna di John Doyle” è un libro che all’inizio non sei preparato a leggere, poiché tutto sembra tranne ciò che è in realtà. L’effetto della suspense, ben dosata, aumenta il ritmo della narrazione e dell’ansietà nel lettore.

Diciamo, che tutta la storia ruota intorno al protagonista, condannato a morte – fino alla fine non si capisce se ingiustamente - per l’omicidio della moglie. In vista  dell’imminente processo di appello, consigliato dal suo avvocato, John scrive  nel suo diario degli appunti per ricordare come si sono svolti i fatti.

L’originalità del romanzo sono i salti temporali tra i due periodi ben distinti; passato, dove John racconta alcuni frammenti di se stesso, di ciò che ha vissuto e cosa gli è veramente successo, e quello al presente in cui John si trova tra le quattro mura del carcere.  

John sembra ormai spacciato perché le prove sono schiaccianti contro di lui. Nessun testimone che può discolparlo, e cosa che porta gli inquirenti a ritenerlo colpevole, è l’arma che lui stringe tra le mani. Ma è questa la verità? Forse sì o forse no. Tuttavia c’è un particolare che nessuno degli inquirenti ha notato: il simbolo dipinto su una delle pareti della stanza da letto, probabilmente, un indizio che avrebbe potuto essere la chiave per risolvere l’enigma e la verità sul caso.  

Fantascienza pura, poiché siamo davanti a mondi paralleli e ai suoi cloni, i portali, fatti di simboli strani (Ritorno al futuro e più) per intenderci.

Il finale a sorpresa è ottimo...

L’autrice è molto abile nel descrivere gli stati d’animo del protagonista, lasciando che il lettore li scopra man mano che prosegue nella lettura. Possiamo considerare John un personaggio a tutto tondo, non piatto, perché nella storia, da uomo mite e tranquillo diventa quasi un eroe che lotta per ottenere infine giustizia. 

Le dinamiche della storia possono essere paragonate a quello di un romanzo epistolare. Alcuni periodi lasciano a desiderare proprio per la difficoltà che presentano, come le tante espressioni superflue e avverbi, che se fossero stati eliminati, avrebbero garantito alla storia maggior limpidezza. 

Qualche refuso, ma ci sta. Credo che ci sarà un seguito, ma si può leggere tranquillamente come libro conclusivo.

C’è un po’ dei diversi generi, dal thriller, alla fantascienza, all’horror ecc. E credo che la difficoltà sia stata proprio questa: assemblare alcuni generi letterari direi assai complicati, ma se il risultato è questo, beh, vengano storie e trame di nuovi autori, ai quali dobbiamo cercare di dare più spazio nel mondo editoriale.

Stiamo a vedere cosa succede, per il momento, godiamoci questo.

Consigliato, voto: Sette

Peg Fly

domenica 8 agosto 2021

Recensione: I superstiti di Ridian di Marta Duò [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 

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Opera: I superstiti di Ridian

Autore: Marta Duò 

Genere: Fantascienza, distopia

Editore: Plesio Editore

Collana: Sirio

Target: Young/adult

Prezzo: cartaceo Euro 12 - ebook 3,49

Rating: 7

Sinossi:

XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all'epoca della colonizzazione umana.

Recensione:

 Oggi è il turno de “I Superstiti di Ridian” di Marta Duò, edito da Plesio Editore. Si tratta di un distopico che fa dell’analisi della meschinità e scelleratezza del genere umano l’aspetto predominante. Lo fa trasportandoci sulle lande disastrate di un pianeta, Ridian, divenuto suo malgrado teatro di uno scontro secolare fra la razza umana e i nativi. Vi dico subito che non saranno gli scontri fra eserciti a trovar spazio nella narrazione dell’autrice, bensì i retroscena di una guerra giunta oramai al suo apice, anzi meglio, al suo punto più basso. Il soggetto dominante sono proprio le conseguenze che un tale conflitto di logoramento può portare ai popoli coinvolti, alle loro anime e alla natura stessa del pianeta.

Dico subito che la prosa dell’autrice è molto piacevole. Semplice e lineare, ci conduce con garbo nel lungo percorso che porterà il gruppo dei superstiti alla loro meta finale. Il testo è ben curato, l’editing  minuzioso, il prodotto libro ben realizzato con pagine piacevoli al tatto quindi nulla da eccepire, tranne il mio solito appunto per il font troppo piccolo utilizzato da Plesio nelle sue pubblicazioni, ma questo è un mio problema (e di tutti quelli che non hanno una vista da aquila).

Passiamo ora agli aspetti che mi hanno convito un po’ meno.  Anzitutto l’assenza di un avversario carismatico. Raday, il guerriero furioso e xenofobo, appare piuttosto fiacchetto. Sembra quasi che l’intero scontro avvenga all’interno della protagonista Nerissa, che tuttavia non possiede, a mio avviso la personalità per poter assurgere a primadonna capace di riempire la scena in solitaria. Certo, è una giovane che si risveglia in una situazione al limite della sopportazione, tanto da poter tranquillamente ambire ad emulare la passione di Cristo e il ruolo di martire, ma a differenza di questo finisce con il lasciarsi trasportare dagli eventi e prende decisioni che risultano difficili da condividere.  

Ho apprezzato molto invece il fatto che il popolo invaso dagli umani non sia stato presentato come la vittima sacrificale brutalizzata dagli stolti umani, i quali giustamente risultano il solito cancro per la natura circostante, ma almeno trovano nei nativi di Ridian delle controparti non meglio sviluppate, altrettanto spregiudicati nel condurre la guerra centenaria a discapito delle risorse del pianeta. Una trovata originale e appagante e lontana dai soliti cliché.

È bello il rapporto che gradualmente si viene a generare fra Nerissa e uno degli “alieni”, Daar, così come quello consolidato con la sua insegnante, che si va passo passo frantumando. Storie che sorreggono bene la trama e ci accompagnano per l’intera durata del viaggio e che fanno de “I superstiti di Ridian” una buona fantascienza speculativa, target young adult. 

I messaggi che l’autrice vuole veicolare sono chiari ed evidenti e la sua determinazione in tal senso è encomiabile. Non intendo cadere in perniciosi spoiler, quindi mi limito a complimentarmi con lei per la forza mostrata nel portare a conclusione la storia di Nerissa senza cadere in facili scappatoie dell’ultim’ora. Cosa che consente al lettore di seguire le ultime pagine della vicenda con grande enfasi ed emozione. Complimenti, ci vuole coraggio, e Marta Duò mostra di possederne in abbondanza. 

Considerato che si tratta del romanzo d’esordio di un’autrice che nel frattempo di strada ne ha fatta parecchia, non ci si può certo lamentare. Voto 7.

Andrea Zanotti

mercoledì 4 agosto 2021

Recensione: L'avvento di Karsas di Carmelo Caruso [Rating 6] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: L’avvento di Kansas

Autore: Carmelo Caruso

Genere: Fantasy

Editore: Cavinato Editore

Target: Young/adult

Prezzo: Euro 15

Rating: 6

Sinossi:

Nel piccolo e unico continente di Asthar giacciono nascosti tre monili, ognuno dei quali dona il potere di accedere ad un diverso piano d’esistenza. Il piano dei morti, il piano degli elementari e quello degli dei.

Karsas figlio semidivino di Mirtul, dio della morte, grazie al monile degli elementari e quello degli dei, vuole acquisire una potenza incommensurabile per un semidio arrivando a condurre il suo culto a livelli superiori rispetto a qualsiasi altra religione.

Nei rituali e in alcuni incantesimi descritti è chiaramente presente uno spunto alla tradizione magica cerimoniale, tramandata nei secoli dai più grandi maghi europei grazie ai loro Grimories.

L’età cui è adatto questo libro è dai quattordici in avanti, sono numerose le scene di battaglie cruente, il sangue sgorga copioso e non mancano situazioni per qualcuno parecchio disturbanti.

Un’opera molto ricca e lunga per essere un debutto. Molti i luoghi, i personaggi, le situazioni e gli scontri, perché il mondo in questione è minacciato da un futuro di nero dominio nel quale anche gli dei temono il proprio fato.

Questo romanzo è rivolto a chi vuole riportare il Fantasy al suo stato di alta rilevanza nella narrativa italiana, nel quale i draghi non hanno le ali ricoperte da soffici piume, i maghi non sfoggiano tatuaggi tribali e le guerriere ignorano l’esistenza di rimmel e fondotinta.


Recensione:

Eccoci qua a parlare dell’ultimo libro fantasy di Carmelo Caruso, un autore piuttosto volitivo, ma che scrive fantasy abbastanza fuori dal comune.

Nel piccolo e unico continente chiamato Asthar di un omonimo pianeta che da millenni orbita tra soli sconosciuti e galassie indefinite, i quattro custodi elementari avrebbero dovuto celebrare un rito sul vulcano Oryor. Nel testo si evince il riferimento alle cerimonie magiche tribali in uso in molte tribù.

Sacrifici con vergini, lotte intestine e quant’altro c’è di più oscuro e malefico in un essere diabolico, il quale si aiuta a formule magiche estrapolate dal suo libro nero. Un arcimago non morto (tipo zombie) spietato e senza scrupoli. Gnomi ingordi e golosi di cibi dolci. Poi abbiamo Fergan il cacciatore, che custodisce uno dei monili, e vive nel paese di Robolin nel regno di Ruach, essenziale affinché il destino si compia.  

Qualche incongruenza (I monili sono tre o quattro? Perché a pag. 9 del prologo c’è scritto che i monili sono quattro).

Poi abbiamo il capitolo dedicato all’Antropomanzia sacrilega, dove alcuni dei personaggi comunicano telepaticamente. Anche se l’unico modo per trovare il monile degli dei, è fare un’antropomanzia a colui che conosce tutto... (Antropomanzia: “l’apprendimento della conoscenza e della rivelazione attraverso lo studio delle interiora di animali o esseri umani” – questa è la definizione che ho dato in maniera semplice al termine) Infatti, Amaymon apre l’addome di Gomen dalla gola al bacino per studiarne le interiora. 

Leggendo il testo, sinceramente avrei rivisto alcuni passaggi, la cui consecutio temporum avrebbe avuto bisogno di essere corretta. A parte queste digressioni, le ambientazioni e gli scenari fantasy dove si muovono i personaggi sono ben descritte.

I pov dei personaggi sono meno convincenti, alcuni, invero, li ho trovati piatti, senza spessore e privi di obiettivi durante il corso della narrazione.

Direi, comunque, che la fantasia dell’autore è molto fervida, questo lo ha aiutato a scrivere una storia abbastanza originale, che tuttavia non mi ha fatto fare i salti mortali.

Ho apprezzato quei passaggi divertenti che spezzano quelli brutali, (gnomi golosi) altrimenti sarebbe stato davvero difficile per la sottoscritta assegnare un voto sufficiente.

Il romanzo, direi si avvicina più a un horror che a un fantasy, eccetto per alcuni elementi caratteristici della narrativa fantastica, come draghi ed eroi ecc. Può essere letto con animo leggero, senza grandi pretese. 

Voto: sei

Peg Fly