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mercoledì 30 giugno 2021

Recensione: Il corpo e il sangue di Eymerich di Valerio Evangelisti

 

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Sinossi:

Il corpo e il sangue di Eymerich, pubblicato originariamente nel 1996, è il secondo romanzo scritto da Evangelisti e incentrato sull'inquietante personaggio del frate domenicano, la cui figura è basata su quella di un celebre inquisitore realmente esistito nel Trecento.

Eymerich viene chiamato a Castres, nella Francia meridionale, per combattere una setta di "vampiri" che terrorizza gli abitanti della zona disseminando le campagne di cadaveri dissanguati. Circondato da un alone di malvagità e terrore senza precedenti, Eymerich mostra tutta la sua spietatezza e non esita a massacrare centinaia di persone pur di debellare l'eresia. Ma seicento anni più tardi un gruppo di modernissimi "untori" sembra voler resuscitare le gesta di quei folli devoti, diffondendo epidemie che conducono a una morte atroce causata dallo scoppio delle vene...


Recensione:

Oggi torno a occuparmi mi uno dei miei autori italiani prediletti e lo faccio recensendo uno dei capitoli della saga dell’Inquisitore Eymerich: “Il corpo e il sangue di Eymerich” di Valerio Evangelisti. Si tratta di una saga che seguo da tempo, la cui lettura ho deciso di centellinare e dilazionare nel tempo, quando più ne sento voglia. Aggiungo che, fra gli scritti dell’autore bolognese, non è l’epopea dell’Inquisitore quella che prediligo, ma ugualmente neppure questa mi ha mai deluso, almeno sino ad oggi. Già, perché in questo capitolo è decisamente mancato qualcosa. Intendiamoci, leggere le storie partorite da Evangelisti è sempre e comunque un piacere, ma questa è priva di quel valore aggiunto capace di elevare l’autore a livello dei grandi maestri del fantastico, almeno a mio parere. 

Non mi soffermerò più a lungo del necessario sulla constatazione stupefacente che sembra collegare le miei letture in modi che possono solo all’apparenza risultare casuali, ma che devono esser pilotati da intelligenze a me inconoscibili. Di che parlo? Beh, chi mi segue sa che in questi ultimi mesi mi sono appassionato di vangeli apocrifi e gnosticismo, quindi è stata una piacevole sorpresa ritrovami fra le pagine di Evangelisti il nome di Ialdabaoth, il demiurgo di molte sette gnostiche cristiane, raffigurato con testa di leone e corpo di drago detto anche Grande Arconte e Arrogante ed identificato nello Yahweh biblico. Ialdabaoth figura nel romanzo in qualità di divinità prediletta dagli Ofiti, i veneratori del Serpente corruttore di Adamo ed Eva, ritenuto elargitore agli uomini della conoscenza del Bene e del Male preclusa dal Dio del Vecchio Testamento. Certo, mi direte, è del tutto naturale visto che il nostro buon Eymerich è un Inquisitore che dedica anima e corpo allo sradicamento delle eresie, gnostiche incluse, ma è una bella coincidenza visto che la saga comprende una quindicina di romanzi. Proprio ora mi è capitato quello dedicato a questa setta. 

Ad ogni modo, tralasciando queste congetture del tutto inutili ai fini della recensione, vi parlavo di qualche piccolo problemino a livello di godibilità del prodotto. Sono due in particolare: anzitutto l’assenza del soprannaturale. Chi conosce la saga sa che Evangelisti è solito costruire storie impreziosite da elementi fantastici che spesso, o forse sempre, si risolvono in spiegazioni logico/scientifiche. In questo caso, la malattia che fa da collante fra le linee narrative del passato e quelle legate ai tempi moderi, non è in grado di suscitare quell’incredulità che avrebbe potuto. Tutto risulta piuttosto chiaro sin da subito, rendendo gli esiti delle indagini del nostro eroe/antieroe piuttosto scontate. Secondo aspetto che mi ha lasciato parecchio deluso è l’assenza di avversari degni dell’Inquisitore. Eymerich spadroneggia sovrastando i potenziali avversari, annichilendoli sin dall’inizio, rendendo la sua vicenda una mera cronaca dal finale già scritto. Non si percepisce mai un rischio reale per il lavorio macchiavellico dell’ingegnoso e inflessibile Inquisitore e questa è una pecca grossa a mio parere, capace di togliere mordente alla storia. 

In conclusione, un romanzo che supera la sufficienza, ma non certo il migliore della serie, nonostante le piacevoli dissertazioni su catari e ofiti. 

Andrea Zanotti

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