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mercoledì 28 aprile 2021

Recensione: Sandokan alla riscossa di Emilio Salgari

 

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Sinossi:

Yanez, divenuto Re dell’Assam, è pronto a lottare nuovamente al fianco di Sandokan che rivendica la restituzione del proprio regno usurpatogli dagli inglesi. Sandokan e Yanez si battono, nuovamente insieme, contro i terribili tagliatori di teste del Borneo e contro gli intrighi del greco Teotokris. Dopo molte avventure, lotte con caimani, pitoni e scampati miracolosamente alle frecce avvelenate, i nostri eroi riusciranno comunque a spuntarla anche questa volta grazie all’aiuto prezioso della tribù di negritos, addestrata dall'amico Kammamuri. Nuove avventure e mille intrighi si susseguono in questo romanzo, tra il grido di vendetta dei pirati e l’isola di Mompracem, sempre nei loro cuori. Le vicende narrate in questo romanzo fanno parte del Ciclo dei pirati della Malesia composto anche da I misteri della jungla nera, I pirati della Malesia, Le tigri di Mompracem, Le due tigri, Il Re del Mare ed altri romanzi scritti da Salgari.


Recensione:

Complice la recente pubblicazione della collezione delle opere di Salgari a cura di RBA Italia, mi sono trovato fra le mani il pregevole volume Sandokan alla riscossa. 

Visto che sono passati qualcosa come venticinque anni, o forse più, dall’ultimo romanzo dell’autore veronese che ho letto, non ho saputo resistere. Beh, che dire, non ricordo neppure più se questo episodio di Sandokan l’avessi già letto, ciò che posso affermare è che si è trattato di uno splendido balzo nel passato, una rimpatriata bella, come ritrovare vecchi amici dopo lunghi anni. 

Sandoka, Tremal-Nike, i tigrotti di Mompracem e il mio preferito, Yanez erano lì, pronti a riprendere le loro avventure dove li avevo lasciati lustri e lustri fa. E devo dire che li ho trovati molto in forma, nonostante i lunghi anni trascorsi, durante i quali ho avuto modo di approfondire parecchi autori, storie e racconti più o meno contemporanei al papà di penna di Sandokan. Poco da dire, a mio avviso un vero fuoriclasse, che per fantasia e poliedricità nulla ha da invidiare ad autori ben più blasonati e riconosciuti a livello internazionale. 

Per tornare all’avventura specifica, troviamo i nostri eroi intenti a riprendersi il trono dei genitori di Sandokan, cercando di strapparlo dalle grinfie del rajah che aveva assassinato la sua famiglia. Ci troveremo immersi in avventure mozzafiato, dal ritmo sorprendentemente elevato e dall’ambientazione rigogliosa e splendida delle selvagge jungle tropicali. Non mancheranno animali feroci e cacciatori di teste pronti a tutto, nonché i “soliti” europei vendicativi e capaci di ogni tradimento. Avventura e divertimento nudi e crudi, accompagnati dall’inconfondibile ironia, a volte splendidamente macabra, dei condottieri della spedizione. I dialoghi risentono naturalmente del secolo abbondante che si portano sul groppone, ma risultano piacevoli contribuendo a calarci in un atmosfera del tutto particolare dal fascino di quegli anni andati, anni nei quali l'eroismo era forse la prassi e una vita fatta di paure come quella odierna non sarebbe neppure stata concepibile. Insomma, un ritorno di fiamma. Consigliatissimo e da far leggere alle nuove leve.

Ah, l’edizione della RBA è spettacolare, con le tavole di G. D’Amato ad impreziosire il testo completando un’opera davvero da collezione.

 Andrea Zanotti



domenica 25 aprile 2021

Recensione: Quando Borg poso' lo sguardo su Eve di Annarita Stella Petrino [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 

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Opera: Quando Borg posò lo sguardo su Eve

Autore: Annarita Stella Petrino   

Editore: Tabula Fati edizione

Collana: Sci-Fi collection

Genere: Fantascienza   

Rating: 7

Prezzo: Euro 14,25

Sinossi:

Nella Sedicesima Primavera gli esseri umani non sono l'unica specie dominante. Dopo il cataclisma che ha quasi ucciso il pianeta, vivono sottomessi ai borg che loro stessi hanno creato quando il mondo devastato da guerre e pestilenze aveva bisogno di tornare a essere popolato. Un Governo borg e leggi borg regolamentano la nuova società, i cui ideali sembrano discostarsi di poco da quelli che avevano fatto precipitare quella vecchia. Di quei giorni è rimasto un Partito, ora l'unico tentativo organizzato degli esseri umani per riaffermare la propria autonomia. La lotta per la libertà è un cammino lungo e costellato di vittime, ed è in questo scenario che si muove Lilandra Nassir, una giovane borg erede di una potente famiglia. Nella lunga e faticosa ricerca delle proprie origini e della sua sfaccettata identità, Lilandra attraverserà il nuovo mondo borg per scoprire che la diversità fra le razze è solo dettata dall'errata convinzione di un'inesistente superiorità di una sull'altra.

Recensione:

La prima cosa che salta all’occhio durante la lettura è l’impronta visiva che l’autrice ha voluto dare alle molteplici sfumature delle location. Il lettore è ammaliato subito da questi scenari, trascinato all’interno delle mille tonalità di ambientazioni, in cui l’autrice inserisce con minuzia di particolari ogni piccolo dettaglio. 

Nella storia, troviamo i soliti temi tra i quali: partito totalitario, amore contrastato perché lei, Lilandra Nassir, è per metà erede di una nobile famiglia Borg proprietaria di una grande tenuta e molto potente, è innamorata di un umano, Luka, servitore della tenuta Borg. Ma i due ragazzi si amano lo stesso.

Tuttavia, la diversità di rango e di razza ostacola l’amore dei due.

La diversità, il razzismo, la guerra, il riscatto, l’impegno, l’intelligenza artificiale, la troviamo sempre e comunque in questo tipo di romanzo, è ovvio, perché sono le azioni stesse a rammentarcelo.

Quello che ho trovato interessante, sono i messaggi nascosti nella trama, segnali che l’autrice invia ai più attenti dei lettori.

Quali vi chiederete? 

 La differenza delle razze, in primis, che guerreggiano l’un l’altra per il dominio e l’espansione del proprio territorio e potere, per arrivare a sottomettersi senza esclusioni di colpi.

I personaggi sono vari e i Pov ben delineati a livello psicofisico: nazisti, uomini primitivi, Borg cyborg, uomini con muscoli biomeccanici tipo il telefilm: L’uomo bionico. 

Il tema centrale della storia è la sopraffazione di due razze, nonché l’amore di due personaggi la cui natura diversa, li condiziona e li porta a dover nascondere i veri sentimenti l’uno per l’altro. 

 In questa storia, l’autrice ci rammenta gli errori ed orrori che si ripetono in letteratura come si sono perpetrati nel corso della storia. Situazioni che, in qualsiasi momento storico, continueremo a leggere, e ci verranno ricordati attraverso le pagine, anche di romanzi come questo, nel quale vengono citate le angherie subite nei lavori forzati, simili a quelli nei campi di sterminio nazisti, o nelle miniere di diamanti in Congo.

In questa storia, l’autrice ci fa riflettere, che mai, per natura effimera ed egocentrica, l’uomo ha imparato dagli errori del passato; l’unica cosa che l’essere umano è riuscito a creare dopo la distruzione della Terra, è stato quello di realizzare una razza biomeccanica affinché potesse rimediare agli errori commessi. Un’intelligenza artificiale che ricorda, in alcuni passaggi, certi film tra cui Metropolis di Fritz Lang, o i più recenti; Black Mirror (2011-2019) i cui robot rubano il lavoro agli umani, riuscendo a insinuarsi nella nostra vita tanto da toglierci parte dell’umanità e infine impossessandosi del mondo.

Una storia veramente affascinante, con note che si rifanno al passato, ispirandosi alle grandi storie letterarie trascorse, ma mai passati di moda. 

Di fondo l’ho trovato un buon romanzo, soprattutto per le tematiche trattate, tra cui la ricerca della propria identità, passaggi dialogici intermezzati da pause riflessive, che a volte rallentano la narrazione, di per sé già lenta, ma che non cade nel noioso.

Devo ammettere che amo leggere qualsiasi genere letterario, anche se un po’ meno quello fantascientifico, però, visto che qui abbiamo anche una componente distopica, con caratteristiche umane e meditative dei contenuti, ammetto che questo mi ha entusiasmato.

Ora passiamo a qualche pecca: La storia d’amore non è abbastanza approfondita, scorre troppo veloce tra una scena e l’altra, ma questa mancanza, direi che viene compensata egregiamente dal modo fluido e trascinante narratologico dell’autrice.

Consigliato, voto 7.

Peg Fly


mercoledì 21 aprile 2021

Disfida nr. 137: Ombre di Valentino Appoloni VS Jorge Luis Borges

 



TITOLO OPERA: Ombre

AUTORE: Valentino Appoloni

EDITORE: Pubblicazione indipendente 

GENERE: Fantastico, realismo magico

PREZZO: Cartaceo € 15,50 E-book € 0,99

SINOSSI:
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 Sono racconti in cui i protagonisti si cimentano con un mondo indecifrabile per la semplice razionalità umana. 

 Occorre l’azzardo della fantasia e dell’irrazionalità per trovare la maglia rotta e salvarsi dalla pesantezza delle ombre. 

 Il libro narra vicende surreali che affascinano: il mondo immaginario diventa uno specchio che riflette l’uomo e la sua vita. 
 I molteplici aspetti dell’esistenza si fondono in sogni allucinati.  C’è la paura della morte, la forza degli incantesimi, c’è la descrizione dell’uomo fragile, delle sue cattiverie, dei suoi più nascosti desideri. 

 Il destino, beffardo e onnipresente, ha un ruolo fondamentale e tiene tutti sotto stretta sorveglianza con il suo occhio multiplo.

 
FINALITA’ DELL’AUTORE:
Inserirsi nel filone del realismo magico di Buzzati, Kafka, Gogol', Borges.


BIG DA SFIDARE: 





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domenica 18 aprile 2021

Recensione: La Fatica di Kondas di Paolo Battaglia [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


Opera: La Fatica di Kondas

Saga: Il Cuore di Orn

Autori: Paolo Battaglia

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: fantasy

Formato: cartaceo da richiedere all'autore

Rating: 7

Sinossi:

La storia di Golbreat e Karàn viene raccontata in questo primo volume della saga "Il Cuore di Orn" partendo da Kondas, il mondo sotterraneo degli olben. L'antica guerra è ormai alle spalle, vecchia di quasi un secolo rispetto ai fatti narrati. Le ombre del passato sono solo un ricordo sbiadito per i popoli della Terra. Ciononostante c'è qualcosa di strano a Kondas: una tenebra celata ed arcaica la avvolge tra le sue spire, restando immobile, pronta a divorarla.

Recensione:

Oggi vi voglio parlare di un libro del tutto particolare, a iniziare dalla modalità di distribuzione scelta dall’autore: i suoi lavori sono acquistabili esclusivamente contattandolo al suo numero di cellulare, 345 6997211, oppure tramite facebook o infine per mail (info@paolobattagliascrittura.com)

Non ho idea se la cosa possa funzionare o meno, ma su una cosa posso metterci la faccia, il prodotto libro in sé è a dir poco eccellente, ancor più se si pensa che si tratta di un'autoproduzione. Massimo rispetto e tutti i miei più sentiti complimenti all’autore. Formato particolare, funzionale e vincente, con gli angoli smussati, carta piacevolissima al tatto e robusta, ricca collezione di immagini, mappa ben fatta e simboli capaci di donare spessore alla vicenda. Un prodotto che non si sarebbe potuto realizzare con nessuno dei vari siti di autopubblicazione di "massa". Gran bel lavoro quindi! 

Partiamo ora con l’analisi del contenuto di questo splendido oggetto da collezione e qui, purtroppo qualche lacuna salta fuori, anche se a ben vedere si tratta più che altro di individuare per bene il target di riferimento. Per tutti quelli che cercano un fantasy ricco di scontri, violenza, fiumi di sangue e palle di fuoco, beh, vi prego di tenervi lontani da questo primo episodio della Saga del Cuore di Orn. Per chi ama invece i romanzi fantastici di tipo più “speculativo”, ebbene, avrete di che divertirvi. Non c’è dubbio che l’intento dell’autore sia infatti quello di mettere in piedi una sorta di mappa, una traccia evidente di una via iniziatica, accompagnando il lettore lungo il cammino al fianco dei protagonisti. E lo farà calandoci nei meandri ctoni di una società ricca di virtù (apparenti?), ma anche contraddizioni, dove la chiusura dei più reazionari verso le altre genti ne è solo l’aspetto più essoterico, per così dire, passatemi il termine. Non mi stupirei infatti di scoprire nell’autore un appassionati di diverse discipline mistiche, anche per la gestione di quella che si è presentata come una delle sette sorelle, acerrima nemica del popolo, una sorta di "forma pensiero" di stampo gnostico-arcontico. L’azione si svolge interamente nel meandri sotterranei del popolo, luoghi oscuri e densi di misteri e a dir poco claustrofobici, così come gli eventi più rilevanti avvengono direttamente all’interno dell’animo dei nostri protagonisti, spesso altrettanto cupo. 

L’inizio è piuttosto lento, a mio parere. L’autore mostra di aver compreso la regola del mostrare senza raccontare solo a metà, o perlomeno di averla applicata in modo che non riesco a condividere. Se proprio devo svelare al lettore le macrocaratteristiche del mondo fantasy che sto generando, preferisco a quel punto farlo in modo stringato e descrittivo, piuttosto che metterle in bocca ai protagonisti in lunghi dialoghi, quanto mai poco credibili e volti unicamente a spiegare il contesto. Da migliorare… Un problema però che ho riscontrato solo all’inizio, forse anche perché poi la storia mi ha preso al punto giusto, facendomi distrarre per calarmi appieno nello scenario. Quindi l’autore è stato molto bravo nel catturare la mia attenzione, anche grazie a una prosa sempre precisa, pulita e scorrevole, così come di primo livello risulta la cura dell’editing. La claustrofobia aumenta di pagina in pagina in un crescendo che non può lasciar indifferenti, accompagnando al contempo l’evolvere, sufficientemente credibile, del carattere dei personaggi. Come detto al principio di questa recensione è chiaro l’intento dell’autore di fornire spunti di riflessione, anche molto profondi, cosa per me sempre piacevole. Insomma, sono proprio curioso di vedere come andrà avanti l’avventura, anche perché i colpi di scena, seppur in uno scenario piuttosto statico, non mancano. Come detto, per chi ama più la riflessione alla mera azione, assolutamente consigliato. Voto 7


mercoledì 14 aprile 2021

Recensione: Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin

 

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Sinossi:

Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.


Recensione:

Era da un bel po’ di tempo che non mi trovavo fra le mani un testo così piacevole e al contempo profondo, davvero godibile insomma. Sto parlando di Le vie dei Canti di Bruce Chatwin. 
Ammetto che la mia conoscenza sulla storia dell’Australia è alquanto lacunosa. A dir poco. Le distanze geografiche che mi dividono da essa sono il giusto specchio della pochezza delle mie informazioni su quelle lande e le loro vicende, passate e presenti. Leggere le Vie dei Canti è quindi stata un’occasione ancor più ghiotta per apprendere qualcosa in più e farlo nel modo più naturale, ascoltando una bella storia, una ballata quasi, data la poesia di molti argomenti trattati. 
Chatwin riesce nell’intento di farci viaggiare nello sterminato entroterra facendoci conoscere personaggi, luoghi, miti, leggende e spiritualità del posto in modo esemplare. Lo fa imbastendo un racconto appassionato, capace di dar risalto ai diversi aspetti della realtà contemporanea degli aborigeni e dei colonizzatori. Non eccede mai in giudizi, non generalizza né banalizza, mostrandoci i diversi aspetti di una realtà complessa, stravolta dall’arrivo dell’uomo bianco. Così come in ogni continente nel quale questo ha preteso di importare con la forza delle armi la “civiltà”, gli spazi per le culture autoctone sono stati compressi sino alla totale sparizione. Una perdita di ricchezze spirituali e culturali che non possono essere giustificate da nessuna contropartita di presunto progresso, a mio parere. 
Chatwin non si limita a questi temi, andando a fornirci spunti di riflessione pressoché infiniti, che denotano una preparazione a tutto tondo. Affascinanti le riflessioni legate al walkabout, termine che si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano, proponendo numerose riflessioni sui popoli nomadi in generale e sulle conseguenze di questo stile di vita sui diversi comportamenti rispetto alle popolazioni sedentarie. 
E poi c’è tutta la ricostruzione della particolarissima mitologia aborigena australiana, il Tempo del Sogno e le Vie dei Canti che danno titolo a quest’opera. 
Assolutamente consigliato. É un crimine verso se stessi il non concedersi questa lettura.

Andrea Zanotti

domenica 11 aprile 2021

Recensione: GLI ANTOCIANI e la rivolta dei ribelli di R.E. Key [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 

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Opera: Gli antociani e la rivolta dei ribelli

Autori:  R.E. Key

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: fantasy

Target: bambini e ragazzi


Prima di tutto, vorrei spendere due righe per ringraziare Andrea della sua gentilezza nell’avermi menzionato, per quanto riguarda la mia collaborazione con la casa editrice Echos come Talent scout e altre mansioni. E soprattutto, confermo, che state pur certi che mi vedrete per un bel pezzo qui sul blog a recensire e a commentare.


Sinossi:

Antiocia è un regno situato nel sottosuolo. Gli antociani sono il popolo che vi abita, persone dal nostro stesso aspetto, il cui scopo è quello di far funzionare l'umanità, salvaguardandola. Per farlo, ognuno riveste un ruolo, legato a una professione. Ogni ruolo viene affidato dopo il superamento di un test, che avviene in un determinato periodo della vita degli antociani, a centosedici anni. Cosa accadrebbe se a qualcuno venisse in mente di sconvolgere l'organizzazione del sottosuolo? Se volesse impadronirsi del potere e destituire i governanti? A mettere ordine ci sono i trottolieri, aiutati da fotografi, torrettisti, orologiai, scribaldi e quanti altri. Riusciranno a contrastare la rivolta dei ribelli capeggiati dal collezionista?


Recensione:

Nel fantasy “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” un gruppo di ribelli, disobbedendo alle leggi di Antocia, decide di far ritorno sulla Terra. E per raggiungere lo scopo, hanno ideato un sistema per rimpicciolire le loro case fino a farle somigliare in tutto e per tutto ad una biglia e, una volta tornati sulla Terra, basterà loro solo ricollocare la casa e rifarsi una nuova vita da umani. 

A questo progetto lavorano vari personaggi, tra cui il trottoliere John, che grazie alla sua trottola cattura le biglie, poi ci sono gli orologiai, che si occupano nel tenere stabile lo spazio/tempo, gli scribaldi ed altri, tra cui Nora che riveste, con John, un ruolo fondamentale: si occupano di curare un giornale particolare. Poi c’è Sep, il nipote dei due. Il compito dei tre è quello di rintracciare i ribelli e restituire la normalità su Antocia.

A questi, seguono personaggi adolescenti che si vedono costretti a superare ardue prove, per arrivare alla consapevolezza di che cosa vogliono veramente, cos’è che in realtà interessa loro, ma soprattutto, scopriranno che possiedono delle capacità non comuni a tutti gli esseri umani.

La storia è autoconclusiva, e ci riporta a quelle che sono le storie fantasy scritte da una coppia di autori, che hanno la mente piena di dee fantastiche.

Le voci narranti esterne alla storia raccontano tutto ciò che accade all’interno delle sequenze sceniche, ricostruendo come un gioco a incastro, inganni politici, insurrezioni, tutto affidato a nuove sperimentazioni magiche che piano piano si delineano come una luce tenue a rischiarare le azioni e le imprese dei giovani personaggi.

I protagonisti sono due giovanissimi nonni, - voci narranti della storia – che incoraggiano le forze del bene a ribellarsi alla tirannide. 

Altri personaggi principali del libro sono John e sua moglie Nora, e due antociani che abitano la Terra. In questo libro, infatti, “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” di R.E. Key si narra la storia di un popolo, appunto quello degli Antociani e del perché vengono inviati sulla Terra per preservare il pianeta e renderlo migliore con le loro nuove tecnologie.

Parlando di Antiocia, è un impero costruito nel sottosuolo, e governato da regole che non si possono violare. Infatti, affinché si possa viaggiare fino alla Terra, prima gli Antociani devono sottoporsi a un test, se lo superano, arrivati sul nostro pianeta, ognuno ha da svolgere un proprio mestiere. 

L’unica regola inviolabile: dopo morti nessuno può far ritorno sulla Terra, ma è obbligatorio tornare su Antiocia, considerando, poi, che la vita di un abitante di Antiocia è di circa cinquecento anni...

Quindi, possiamo immaginare di perderci in questa abbondante carrellata che sono i personaggi di questa storia.

Le descrizioni sono ben snodate e intrecciate tra loro, a volte, le descrizioni in alcuni passaggi non ci sono o risultano poco chiare. Faccio un esempio: (che cosa sono le Salpe? Pesci, ok, ma come sono fatti, qual è la loro caratteristica?) 

In questo tipo di genere, come quello fantasy, non bisogna mai dare per scontato, che il lettore possa comprendere i vari punti di vista sia dei personaggi che degli intrecci che vedono coinvolti i due universi. Qui mi viene spontaneo fare un altro esempio: Come fanno gli Antociani ad aiutare gli umani, se tra i popoli non avvengono mai contatti? 

Inoltre, avrei rivisto alcuni passaggi in modo da eliminare parole superflue: (Lanciandogli un’occhiataccia John si portò l’indice all’orecchio e toccando l’auricolare non lo degnò di risposta verbale) Aggiungere “verbale”, lo ritengo superfluo.

In alcuni passaggi, ancora, ci sono personaggi che credono che sia sufficiente obbedire a ciò che comanda loro il proprio governo, anche se alla fine si cade in depressione. Come si fa a non lasciarsi andare anche a un solo momento di piacere, di felicità?

Visto che l’uomo non fa altro che compiere un nostos alla sua ricerca, proprio per trovarla?

Per quanto riguarda le descrizioni, quello che salta agli occhi, e alla lettura, soprattutto, sono le poche indicazioni e descrizioni del pianeta Antocia.

Probabilmente, ho pensato, che tutto ciò avvenga nel prosieguo della storia.

Me lo auguro davvero, perché sono oltremodo curiosa di dare tutte le risposte alle domande che sono rimaste in sospeso.

Il finale della storia, invece, l’ho trovato abbastanza esauriente e mi ha lasciato dentro una certa soddisfazione, per essere un libro per giovani lettori in cerca di novità letteraria di genere fantasy dalle sfumature steampunk e dark.

Lo stile è conciso, e si avvicina molto all’articolo giornalistico. Il narratore onnisciente, infatti, sembra più un computer che un essere umano, poiché narra la vicenda in modo meccanico, quasi distaccato, e questo il lettore lo percepisce. 

Tuttavia, il testo mi è sembrato abbastanza piacevole, grazie anche agli aspetti magici elaborati da una tecnologia moderna propria di questo mondo immaginario. Es: macchine da scrivere che inviano messaggi, macchine fotografiche Polaroid che modificano lo spazio/tempo. Biglie di vetro che riescono a imprigionare interi edifici. Una fantasia che comunque ha dello straordinario.

Una visuale di insieme, che riesce in ogni caso a catturare l’attenzione anche del più scettico lettore.

Ci sono alcuni passaggi da rivedere, ad esempio: Non viene specificato, poi, in che modo gli Antociani riescono a migliorare la vita sulla Terra. Mancanze, che se fossero state approfondite, la storia sarebbe risultata migliore alla lettura. Ok. Questo sì, ma a tutto c’è rimedio diceva mia nonna. 

Comunque: domanda... Riusciranno John, Nora e tutti gli Antociani a ristabilire l’ordine? Per chi ama questo tipo di fantasy, direi che vale la pena leggerlo per come è strutturato e per la suspense che fino alla fine, porta i lettori a sperare, che tutto possa concludersi per il meglio o nel migliore dei casi [...] Dai! Mica posso raccontarvi tutto, no? 

Buone le descrizioni degli scontri tra le fazioni di ribelli e Antociani, che in quanto a stilemi cinematografici ricorda vagamente il film: “Era mio padre” ... Ma non voglio aggiungere altro o fare spoiler. Voto sei e mezzo

Peg Fly

giovedì 8 aprile 2021

Disfida nr. 136: Noan, il re dei banditi di Antonio La Vecchia VS Robert. E. Howard

 


Titolo opera: Noan, il re dei banditi  


Editore: pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: 14,25 cartaceo, 1,99 e-book

Sinossi:
In 'Noan, il Re dei Banditi' vengono raccontate le gesta di un giovane cacciatore divenuto, suo malgrado, bandito e di una ristretta cerchia di amici e nemici dediti a lottare per i propri Regni di appartenenza: Terra Ardente e Fiume. 

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Le disavventure del protagonista del Romanzo, elaborato seguendo gli elementi classici dell’ High Fantasy, hanno inizio col ritrovamento, da parte di quest’ultimo, dei corpi senza vita della propria famiglia, sepolti dalle macerie e dai resti della loro dimora. 
Vendicati i propri cari, vittime dei soprusi di Lord Arcrom, l'uomo più potente di Rione, villaggio natale di Noan, il giovane Terriero è costretto a darsi alla macchia per sfuggire la legge del suo stesso Regno. Da Bosco Oscuro ad Alte Cime, da Palazzo di Ghiaccio di Fiume a Real Capitale in Terra Ardente, muovendosi in luoghi popolati da streghe, draghi ed orchi, tra alleanze di comodo, intrecci politici ed amori traditi, Noan da una parte, Re Otil di Fiume dall’altra, metteranno in gioco le loro stesse vite per raggiungere l’ ‘egoistico’ scopo di far prevalere una Corona sull’altra.

L'intreccio, come deducibile da quanto anticipato, si sviluppa in un mondo e un tempo fantastici, ma nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di trasmettere un messaggio diverso da quello che potrebbe apparire ad una prima lettura del testo.
Trattasi, in effetti, di una trasposizione/rivisitazione in chiave Fantasy di un particolare periodo e fenomeno storico che ha interessato il nostro Paese.
Ai lettori l’ardua sentenza circa la validità dell’esperimento intrapreso.

Incipit
Una feroce lotta tra tirannide ed eroismo, tra tradimento e lealtà, tra bene e male.
Una grande menzogna può dar vita ad un grande Regno?

Biografia
Antonio La Vecchia nasce il 7 Luglio del 1981 a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, primo di quattro figli di una famiglia operaia, unita e permeata dal rispetto e dall’affetto reciproco.
Laureato in Scienze Politiche all’ Università degli Studi di Napoli Federico II, oggi vive con sua moglie e il loro bambino ad Aversa, nel casertano, ma è cresciuto a Cercola, piccolo comune del capoluogo campano.
Impiegato in una società di consulenza informatica, tra le sue maggiori passioni troviamo lo Studio della Storia, quella raccontata dai Vinti, e la Letteratura, dalla Classica Italiana e Internazionale a quella di Genere, appassionandosi negli ultimi venti anni ai capolavori Fantasy di Tolkien e Lewis, e a quelli nostrani di Licia Troisi.

Big da Sfidare:



 Tra i tanti big cui mi ispiro e che adoro, sfido, ahimè spero di non osare oltremodo, Robert Ervin Howard.





lunedì 5 aprile 2021

Recensione: Sotto la città e altre storie di Stefano Frigieri [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Sotto le città e altre storie - Racconti

Autore: Stefano Frigeri

Editore: Giovane Holden Editore 

Genere: Horror

Target: Young/adult 

Sinossi:

Stefano Frigieri si addentra in una dimensione del terrore che non è fatta di paura, ma di ombre e ambiguità, di coincidenze inquietanti e misteri irrisolvibili. Si serve del fascino dell’anormale e del misterioso per avvincere il lettore e tenerlo inchiodato alla pagina, all’erta e pronto a reagire se alzando lo sguardo incontra quello di uno sconosciuto che lo osserva a sua volta… 

È il fascino proprio di un evento bizzarro, di quel qualcosa di indefinito che pare essere in procinto di verificarsi facendosi beffa della nostra razionalità. Un fascino a cui sottrarsi è impossibile perché in ognuno di noi c’è il mostro cattivo relegato al sicuro in una stanzetta a tenuta stagna che ambisce a confrontarsi coi suoi simili. E solo noi ne siamo la chiave. Lo scrittore ci offre le indicazioni per trovare la porta. Oltre quella porta, creature che si nutrono di cellule umane, di sudari, che sopravvivono grazie a trasfusioni di sangue giovane, in agguato per vendicarsi di un torto, spiriti che ritornano dall’aldilà, che non riescono ad abbandonare i propri affetti, una strega che frequenta lo studio di un medico e un frate che dà fuoco alla propria abbazia... Dieci racconti per una silloge che chiama in gioco le nostre più ataviche paure e ci invita a prudenti riflessioni su quella realtà oltre il visibile a cui si può decidere di prestare attenzione oppure no.

Trama:

Noi viviamo nella certezza che il mondo sia racchiuso dentro quello che riusciamo a percepire con i nostri sensi. Ma è proprio così? Magari c'è altro: altri mondi, altre realtà oltre la nostra, non meno vere e concrete.

O addirittura il mostro è qualcuno di noi, che si nasconde alla luce del sole e non siamo in grado di riconoscere?

Un ragazzo scopre che il suo animaletto non è proprio innocuo; un essere di pura vendetta striscia nel ventre della città alla ricerca della sua vittima; un vecchio giapponese divorato dai rimorsi trova rifugio nel mondo degli yokai; un occasionale incidente risveglia antiche energie sopite da secoli; il ricordo di un atavico peccato riaffiora nella memoria del mondo; vampiri arcaici o moderni; demoni indolenti; streghe capricciose: dieci racconti che sono dieci spiragli su altre realtà possibili, su mondi alternativi, paurosi perché si nascondono alla luce del sole.

Come direbbe Sherlock: tolto l'impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità.

Siamo proprio sicuri che sia quella che percepiamo?


Recensione:

Sotto la città e altre storie è un’antologia di racconti di Stefano Frigieri. 

Recensirlo devo dire che è stato gradevole, anche perché a dire la verità, amo il genere horror – si intende – se è scritto bene. Ma ora veniamo a noi e parliamo dei dieci racconti, uno completamente diverso dall’altro.

La prima cosa che mi è saltata agli occhi, nonché alla mente, è stata la fluidità della scrittura. Mi sembra giusto specificare, che lo stile semplice e realistico mi ha introdotto d’amblè a ogni racconto, ai periodi ben ordinati e soprattutto ben delineati in ogni loro parte, senza errori, senza perifrasi inutili che avrebbero potuto appesantirne la scorrevolezza.

L’autore si è rivelato molto accorto nella ricerca dei periodi storici, non commettendo incongruenze, che molto spesso troviamo negli sbalzi temporali o i cosiddetti Flashback di cui sono amante. 

 Ho apprezzato la serietà con la quale l’autore racconta con competenza adeguata, ma senza strafare per dimostrare al lettore: “Vedi quanto sono bravo?”. Un’umiltà che ammiro molto negli autori. 

Ora veniamo ai personaggi, che ho rivelato essere a tutto tondo, non piatti. Progrediscono man mano che le storie vanno avanti mostrando coraggio e senso di chi riesce a risolvere le problematiche più gravose; a volte, come è giusto che sia, in ogni racconto aleggia la giusta suspense. Una proporzionata paranormalità ricca di ombre e di demoni interiori, i quali rapiscono, uccidono l’anima e saltano da una dimensione all’altra senza avvertimento e con uguale misura di horror alla Lovecraft.  Non c’è male per un autore esordiente, no? 

Inoltre, in ogni racconto, c’è quella punta di mistero paranormale che adombra alcuni passaggi, e tu, lettore, ti chiedi in che mondo sei finito, in che realtà parallela sei precipitato, per risvegliarti poi nella tua realtà visibile.

Chi mi conosce, sa che non mi piace fare spoiler. Io, di solito, quando devo recensire lavoro in questo modo: leggo e man mano sottolineo le frasi, i passaggi e gli errori che evidenzio nel testo. Poi tiro le conclusioni, inserendo poi il mio giudizio finale. 

Ecco, leggendo questi racconti, si ha come l’impressione che la nostra mente venga catapultata lontano dalla realtà, e trasportata in un processo psichico illusorio e fantastico, dove le percezioni e le sensazioni di paure e timori si amplificano, anche se sappiamo non essere reali e inspiegabili, almeno non per noi comuni mortali.  

E come affermava Joyce: “È nel materiale che si manifesta il divino”.

In conclusione, descriverei la raccolta di racconti dell’autore, oltre che frizzante, anche ben curata nei dettagli. Quindi, non posso solo che dire: bravo Stefano.

Consigliato a chi vuole provare del brivido vero, non un surrogato del genere horror.

Voto: 7

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