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mercoledì 14 aprile 2021

Recensione: Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin

 

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Sinossi:

Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.


Recensione:

Era da un bel po’ di tempo che non mi trovavo fra le mani un testo così piacevole e al contempo profondo, davvero godibile insomma. Sto parlando di Le vie dei Canti di Bruce Chatwin. 
Ammetto che la mia conoscenza sulla storia dell’Australia è alquanto lacunosa. A dir poco. Le distanze geografiche che mi dividono da essa sono il giusto specchio della pochezza delle mie informazioni su quelle lande e le loro vicende, passate e presenti. Leggere le Vie dei Canti è quindi stata un’occasione ancor più ghiotta per apprendere qualcosa in più e farlo nel modo più naturale, ascoltando una bella storia, una ballata quasi, data la poesia di molti argomenti trattati. 
Chatwin riesce nell’intento di farci viaggiare nello sterminato entroterra facendoci conoscere personaggi, luoghi, miti, leggende e spiritualità del posto in modo esemplare. Lo fa imbastendo un racconto appassionato, capace di dar risalto ai diversi aspetti della realtà contemporanea degli aborigeni e dei colonizzatori. Non eccede mai in giudizi, non generalizza né banalizza, mostrandoci i diversi aspetti di una realtà complessa, stravolta dall’arrivo dell’uomo bianco. Così come in ogni continente nel quale questo ha preteso di importare con la forza delle armi la “civiltà”, gli spazi per le culture autoctone sono stati compressi sino alla totale sparizione. Una perdita di ricchezze spirituali e culturali che non possono essere giustificate da nessuna contropartita di presunto progresso, a mio parere. 
Chatwin non si limita a questi temi, andando a fornirci spunti di riflessione pressoché infiniti, che denotano una preparazione a tutto tondo. Affascinanti le riflessioni legate al walkabout, termine che si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano, proponendo numerose riflessioni sui popoli nomadi in generale e sulle conseguenze di questo stile di vita sui diversi comportamenti rispetto alle popolazioni sedentarie. 
E poi c’è tutta la ricostruzione della particolarissima mitologia aborigena australiana, il Tempo del Sogno e le Vie dei Canti che danno titolo a quest’opera. 
Assolutamente consigliato. É un crimine verso se stessi il non concedersi questa lettura.

Andrea Zanotti

domenica 11 aprile 2021

Recensione: GLI ANTOCIANI e la rivolta dei ribelli di R.E. Key [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 

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Opera: Gli antociani e la rivolta dei ribelli

Autori:  R.E. Key

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: fantasy

Target: bambini e ragazzi


Prima di tutto, vorrei spendere due righe per ringraziare Andrea della sua gentilezza nell’avermi menzionato, per quanto riguarda la mia collaborazione con la casa editrice Echos come Talent scout e altre mansioni. E soprattutto, confermo, che state pur certi che mi vedrete per un bel pezzo qui sul blog a recensire e a commentare.


Sinossi:

Antiocia è un regno situato nel sottosuolo. Gli antociani sono il popolo che vi abita, persone dal nostro stesso aspetto, il cui scopo è quello di far funzionare l'umanità, salvaguardandola. Per farlo, ognuno riveste un ruolo, legato a una professione. Ogni ruolo viene affidato dopo il superamento di un test, che avviene in un determinato periodo della vita degli antociani, a centosedici anni. Cosa accadrebbe se a qualcuno venisse in mente di sconvolgere l'organizzazione del sottosuolo? Se volesse impadronirsi del potere e destituire i governanti? A mettere ordine ci sono i trottolieri, aiutati da fotografi, torrettisti, orologiai, scribaldi e quanti altri. Riusciranno a contrastare la rivolta dei ribelli capeggiati dal collezionista?


Recensione:

Nel fantasy “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” un gruppo di ribelli, disobbedendo alle leggi di Antocia, decide di far ritorno sulla Terra. E per raggiungere lo scopo, hanno ideato un sistema per rimpicciolire le loro case fino a farle somigliare in tutto e per tutto ad una biglia e, una volta tornati sulla Terra, basterà loro solo ricollocare la casa e rifarsi una nuova vita da umani. 

A questo progetto lavorano vari personaggi, tra cui il trottoliere John, che grazie alla sua trottola cattura le biglie, poi ci sono gli orologiai, che si occupano nel tenere stabile lo spazio/tempo, gli scribaldi ed altri, tra cui Nora che riveste, con John, un ruolo fondamentale: si occupano di curare un giornale particolare. Poi c’è Sep, il nipote dei due. Il compito dei tre è quello di rintracciare i ribelli e restituire la normalità su Antocia.

A questi, seguono personaggi adolescenti che si vedono costretti a superare ardue prove, per arrivare alla consapevolezza di che cosa vogliono veramente, cos’è che in realtà interessa loro, ma soprattutto, scopriranno che possiedono delle capacità non comuni a tutti gli esseri umani.

La storia è autoconclusiva, e ci riporta a quelle che sono le storie fantasy scritte da una coppia di autori, che hanno la mente piena di dee fantastiche.

Le voci narranti esterne alla storia raccontano tutto ciò che accade all’interno delle sequenze sceniche, ricostruendo come un gioco a incastro, inganni politici, insurrezioni, tutto affidato a nuove sperimentazioni magiche che piano piano si delineano come una luce tenue a rischiarare le azioni e le imprese dei giovani personaggi.

I protagonisti sono due giovanissimi nonni, - voci narranti della storia – che incoraggiano le forze del bene a ribellarsi alla tirannide. 

Altri personaggi principali del libro sono John e sua moglie Nora, e due antociani che abitano la Terra. In questo libro, infatti, “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” di R.E. Key si narra la storia di un popolo, appunto quello degli Antociani e del perché vengono inviati sulla Terra per preservare il pianeta e renderlo migliore con le loro nuove tecnologie.

Parlando di Antiocia, è un impero costruito nel sottosuolo, e governato da regole che non si possono violare. Infatti, affinché si possa viaggiare fino alla Terra, prima gli Antociani devono sottoporsi a un test, se lo superano, arrivati sul nostro pianeta, ognuno ha da svolgere un proprio mestiere. 

L’unica regola inviolabile: dopo morti nessuno può far ritorno sulla Terra, ma è obbligatorio tornare su Antiocia, considerando, poi, che la vita di un abitante di Antiocia è di circa cinquecento anni...

Quindi, possiamo immaginare di perderci in questa abbondante carrellata che sono i personaggi di questa storia.

Le descrizioni sono ben snodate e intrecciate tra loro, a volte, le descrizioni in alcuni passaggi non ci sono o risultano poco chiare. Faccio un esempio: (che cosa sono le Salpe? Pesci, ok, ma come sono fatti, qual è la loro caratteristica?) 

In questo tipo di genere, come quello fantasy, non bisogna mai dare per scontato, che il lettore possa comprendere i vari punti di vista sia dei personaggi che degli intrecci che vedono coinvolti i due universi. Qui mi viene spontaneo fare un altro esempio: Come fanno gli Antociani ad aiutare gli umani, se tra i popoli non avvengono mai contatti? 

Inoltre, avrei rivisto alcuni passaggi in modo da eliminare parole superflue: (Lanciandogli un’occhiataccia John si portò l’indice all’orecchio e toccando l’auricolare non lo degnò di risposta verbale) Aggiungere “verbale”, lo ritengo superfluo.

In alcuni passaggi, ancora, ci sono personaggi che credono che sia sufficiente obbedire a ciò che comanda loro il proprio governo, anche se alla fine si cade in depressione. Come si fa a non lasciarsi andare anche a un solo momento di piacere, di felicità?

Visto che l’uomo non fa altro che compiere un nostos alla sua ricerca, proprio per trovarla?

Per quanto riguarda le descrizioni, quello che salta agli occhi, e alla lettura, soprattutto, sono le poche indicazioni e descrizioni del pianeta Antocia.

Probabilmente, ho pensato, che tutto ciò avvenga nel prosieguo della storia.

Me lo auguro davvero, perché sono oltremodo curiosa di dare tutte le risposte alle domande che sono rimaste in sospeso.

Il finale della storia, invece, l’ho trovato abbastanza esauriente e mi ha lasciato dentro una certa soddisfazione, per essere un libro per giovani lettori in cerca di novità letteraria di genere fantasy dalle sfumature steampunk e dark.

Lo stile è conciso, e si avvicina molto all’articolo giornalistico. Il narratore onnisciente, infatti, sembra più un computer che un essere umano, poiché narra la vicenda in modo meccanico, quasi distaccato, e questo il lettore lo percepisce. 

Tuttavia, il testo mi è sembrato abbastanza piacevole, grazie anche agli aspetti magici elaborati da una tecnologia moderna propria di questo mondo immaginario. Es: macchine da scrivere che inviano messaggi, macchine fotografiche Polaroid che modificano lo spazio/tempo. Biglie di vetro che riescono a imprigionare interi edifici. Una fantasia che comunque ha dello straordinario.

Una visuale di insieme, che riesce in ogni caso a catturare l’attenzione anche del più scettico lettore.

Ci sono alcuni passaggi da rivedere, ad esempio: Non viene specificato, poi, in che modo gli Antociani riescono a migliorare la vita sulla Terra. Mancanze, che se fossero state approfondite, la storia sarebbe risultata migliore alla lettura. Ok. Questo sì, ma a tutto c’è rimedio diceva mia nonna. 

Comunque: domanda... Riusciranno John, Nora e tutti gli Antociani a ristabilire l’ordine? Per chi ama questo tipo di fantasy, direi che vale la pena leggerlo per come è strutturato e per la suspense che fino alla fine, porta i lettori a sperare, che tutto possa concludersi per il meglio o nel migliore dei casi [...] Dai! Mica posso raccontarvi tutto, no? 

Buone le descrizioni degli scontri tra le fazioni di ribelli e Antociani, che in quanto a stilemi cinematografici ricorda vagamente il film: “Era mio padre” ... Ma non voglio aggiungere altro o fare spoiler. Voto sei e mezzo

Peg Fly

giovedì 8 aprile 2021

Disfida nr. 136: Noan, il re dei banditi di Antonio La Vecchia VS Robert. E. Howard

 


Titolo opera: Noan, il re dei banditi  


Editore: pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: 14,25 cartaceo, 1,99 e-book

Sinossi:
In 'Noan, il Re dei Banditi' vengono raccontate le gesta di un giovane cacciatore divenuto, suo malgrado, bandito e di una ristretta cerchia di amici e nemici dediti a lottare per i propri Regni di appartenenza: Terra Ardente e Fiume. 

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Le disavventure del protagonista del Romanzo, elaborato seguendo gli elementi classici dell’ High Fantasy, hanno inizio col ritrovamento, da parte di quest’ultimo, dei corpi senza vita della propria famiglia, sepolti dalle macerie e dai resti della loro dimora. 
Vendicati i propri cari, vittime dei soprusi di Lord Arcrom, l'uomo più potente di Rione, villaggio natale di Noan, il giovane Terriero è costretto a darsi alla macchia per sfuggire la legge del suo stesso Regno. Da Bosco Oscuro ad Alte Cime, da Palazzo di Ghiaccio di Fiume a Real Capitale in Terra Ardente, muovendosi in luoghi popolati da streghe, draghi ed orchi, tra alleanze di comodo, intrecci politici ed amori traditi, Noan da una parte, Re Otil di Fiume dall’altra, metteranno in gioco le loro stesse vite per raggiungere l’ ‘egoistico’ scopo di far prevalere una Corona sull’altra.

L'intreccio, come deducibile da quanto anticipato, si sviluppa in un mondo e un tempo fantastici, ma nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di trasmettere un messaggio diverso da quello che potrebbe apparire ad una prima lettura del testo.
Trattasi, in effetti, di una trasposizione/rivisitazione in chiave Fantasy di un particolare periodo e fenomeno storico che ha interessato il nostro Paese.
Ai lettori l’ardua sentenza circa la validità dell’esperimento intrapreso.

Incipit
Una feroce lotta tra tirannide ed eroismo, tra tradimento e lealtà, tra bene e male.
Una grande menzogna può dar vita ad un grande Regno?

Biografia
Antonio La Vecchia nasce il 7 Luglio del 1981 a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, primo di quattro figli di una famiglia operaia, unita e permeata dal rispetto e dall’affetto reciproco.
Laureato in Scienze Politiche all’ Università degli Studi di Napoli Federico II, oggi vive con sua moglie e il loro bambino ad Aversa, nel casertano, ma è cresciuto a Cercola, piccolo comune del capoluogo campano.
Impiegato in una società di consulenza informatica, tra le sue maggiori passioni troviamo lo Studio della Storia, quella raccontata dai Vinti, e la Letteratura, dalla Classica Italiana e Internazionale a quella di Genere, appassionandosi negli ultimi venti anni ai capolavori Fantasy di Tolkien e Lewis, e a quelli nostrani di Licia Troisi.

Big da Sfidare:



 Tra i tanti big cui mi ispiro e che adoro, sfido, ahimè spero di non osare oltremodo, Robert Ervin Howard.





lunedì 5 aprile 2021

Recensione: Sotto la città e altre storie di Stefano Frigieri [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Sotto le città e altre storie - Racconti

Autore: Stefano Frigeri

Editore: Giovane Holden Editore 

Genere: Horror

Target: Young/adult 

Sinossi:

Stefano Frigieri si addentra in una dimensione del terrore che non è fatta di paura, ma di ombre e ambiguità, di coincidenze inquietanti e misteri irrisolvibili. Si serve del fascino dell’anormale e del misterioso per avvincere il lettore e tenerlo inchiodato alla pagina, all’erta e pronto a reagire se alzando lo sguardo incontra quello di uno sconosciuto che lo osserva a sua volta… 

È il fascino proprio di un evento bizzarro, di quel qualcosa di indefinito che pare essere in procinto di verificarsi facendosi beffa della nostra razionalità. Un fascino a cui sottrarsi è impossibile perché in ognuno di noi c’è il mostro cattivo relegato al sicuro in una stanzetta a tenuta stagna che ambisce a confrontarsi coi suoi simili. E solo noi ne siamo la chiave. Lo scrittore ci offre le indicazioni per trovare la porta. Oltre quella porta, creature che si nutrono di cellule umane, di sudari, che sopravvivono grazie a trasfusioni di sangue giovane, in agguato per vendicarsi di un torto, spiriti che ritornano dall’aldilà, che non riescono ad abbandonare i propri affetti, una strega che frequenta lo studio di un medico e un frate che dà fuoco alla propria abbazia... Dieci racconti per una silloge che chiama in gioco le nostre più ataviche paure e ci invita a prudenti riflessioni su quella realtà oltre il visibile a cui si può decidere di prestare attenzione oppure no.

Trama:

Noi viviamo nella certezza che il mondo sia racchiuso dentro quello che riusciamo a percepire con i nostri sensi. Ma è proprio così? Magari c'è altro: altri mondi, altre realtà oltre la nostra, non meno vere e concrete.

O addirittura il mostro è qualcuno di noi, che si nasconde alla luce del sole e non siamo in grado di riconoscere?

Un ragazzo scopre che il suo animaletto non è proprio innocuo; un essere di pura vendetta striscia nel ventre della città alla ricerca della sua vittima; un vecchio giapponese divorato dai rimorsi trova rifugio nel mondo degli yokai; un occasionale incidente risveglia antiche energie sopite da secoli; il ricordo di un atavico peccato riaffiora nella memoria del mondo; vampiri arcaici o moderni; demoni indolenti; streghe capricciose: dieci racconti che sono dieci spiragli su altre realtà possibili, su mondi alternativi, paurosi perché si nascondono alla luce del sole.

Come direbbe Sherlock: tolto l'impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità.

Siamo proprio sicuri che sia quella che percepiamo?


Recensione:

Sotto la città e altre storie è un’antologia di racconti di Stefano Frigieri. 

Recensirlo devo dire che è stato gradevole, anche perché a dire la verità, amo il genere horror – si intende – se è scritto bene. Ma ora veniamo a noi e parliamo dei dieci racconti, uno completamente diverso dall’altro.

La prima cosa che mi è saltata agli occhi, nonché alla mente, è stata la fluidità della scrittura. Mi sembra giusto specificare, che lo stile semplice e realistico mi ha introdotto d’amblè a ogni racconto, ai periodi ben ordinati e soprattutto ben delineati in ogni loro parte, senza errori, senza perifrasi inutili che avrebbero potuto appesantirne la scorrevolezza.

L’autore si è rivelato molto accorto nella ricerca dei periodi storici, non commettendo incongruenze, che molto spesso troviamo negli sbalzi temporali o i cosiddetti Flashback di cui sono amante. 

 Ho apprezzato la serietà con la quale l’autore racconta con competenza adeguata, ma senza strafare per dimostrare al lettore: “Vedi quanto sono bravo?”. Un’umiltà che ammiro molto negli autori. 

Ora veniamo ai personaggi, che ho rivelato essere a tutto tondo, non piatti. Progrediscono man mano che le storie vanno avanti mostrando coraggio e senso di chi riesce a risolvere le problematiche più gravose; a volte, come è giusto che sia, in ogni racconto aleggia la giusta suspense. Una proporzionata paranormalità ricca di ombre e di demoni interiori, i quali rapiscono, uccidono l’anima e saltano da una dimensione all’altra senza avvertimento e con uguale misura di horror alla Lovecraft.  Non c’è male per un autore esordiente, no? 

Inoltre, in ogni racconto, c’è quella punta di mistero paranormale che adombra alcuni passaggi, e tu, lettore, ti chiedi in che mondo sei finito, in che realtà parallela sei precipitato, per risvegliarti poi nella tua realtà visibile.

Chi mi conosce, sa che non mi piace fare spoiler. Io, di solito, quando devo recensire lavoro in questo modo: leggo e man mano sottolineo le frasi, i passaggi e gli errori che evidenzio nel testo. Poi tiro le conclusioni, inserendo poi il mio giudizio finale. 

Ecco, leggendo questi racconti, si ha come l’impressione che la nostra mente venga catapultata lontano dalla realtà, e trasportata in un processo psichico illusorio e fantastico, dove le percezioni e le sensazioni di paure e timori si amplificano, anche se sappiamo non essere reali e inspiegabili, almeno non per noi comuni mortali.  

E come affermava Joyce: “È nel materiale che si manifesta il divino”.

In conclusione, descriverei la raccolta di racconti dell’autore, oltre che frizzante, anche ben curata nei dettagli. Quindi, non posso solo che dire: bravo Stefano.

Consigliato a chi vuole provare del brivido vero, non un surrogato del genere horror.

Voto: 7

Peg Fly