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domenica 31 gennaio 2021

Recensione: Veleno di Andrea Ferrari [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 




Titolo: Veleno



Genere: drammatico

Prezzo: Euro 12,35

Target: adult

Rating: 8

Sinossi:
Andrea vive in un appartamento protetto del servizio di salute mentale, dentro cui trascorre le proprie giornate quando non lavora come magazziniere o riflette sulla sua condizione vagando per la città. Ormai le donne sono per lui una chimera, non coltiva amicizie e ha una condizione economica precaria. L’uomo è rinchiuso in se stesso e affranto; neanche la pubblicazione del suo primo romanzo, gli dona speranza. Dopo essersi ritrovato, suo malgrado, a vivere in tre diversi ospedali psichiatrici, l’arrivo di Carolina cambierà la sua vita. Questa ragazza dalle vedute antisemite e dai comportamenti particolari, lo condurrà verso situazioni difficili da affrontare. 
Un romanzo che esaspera la naturale condizione dell’uomo: perché se tutto può andare per il verso sbagliato, quasi sicuramente accadrà. L’opera, seppur inventata, tratta in alcuni casi argomenti ed emozioni vissuti in prima persona dall’autore.

Recensione:
Quattro aggettivi per identificare la storia di questo romanzo: crudo, esasperato, intenso e ironico.
La lettura scorre tra ansie, timori e paure del giovane protagonista, Andrea, che racconta in prima persona sprazzi di vita vissuta, e altri architettati in modo eccellente dall’autore. A volte commovente, a volte irascibile, si racconta e racconta le sue passioni mal riposte, il suo status di scrittore ancora alle prime armi e pubblicazioni; il rapporto malsano con la sua famiglia, soprattutto con suo padre. I farmaci che gli vengono somministrati in ogni ospedale psichiatrico, gli abusi e i soprusi che alcuni ragazzi sono costretti a subire da infermieri, che invece di proteggerli ne approfittano del loro stato catatonico. 
In questo romanzo, si evince la tristezza e la profondità di una vita vissuta a volte con consapevolezza, a volte sprofondando nel baratro di una solitudine senza nome, senza un vero perché, le persone che lo avvicinano, volendo o no, gli fanno del male. 
Il protagonista vive immensamente e sino in fondo la sua vita, fatta di disagi, disperazione e quel tanto bisogno di amore che gli manca fin da bambino. Un vuoto interiore che si contrappone a una grande forza interiore, che lo porta a riscoprire, quanto sia importante la dignità di un uomo, sebbene spesso scivoli nell’ombra della schizofrenia, che cerca in tutti i modi di superare, come prova a valicare il male di vivere per sopravvivere, tra la gente che incontra in discoteca, come Carolina, o al lavoro.
Il ritmo della narrazione è a tratti veloce a tratti lento, così che l’autore possa in qualche modo riflettere su ciò che succede al protagonista; sulla serenità mai avuta.
Lo stile è forte, diretto, senza veli, se vogliamo, alla Bukowski, ma qui c’è qualcosa di più, c’è speranza, c’è disillusione per una vita che si vorrebbe vivere all’insegna della tranquillità, della normalità, ma che gli eventi fanno straripare nell’onda dell’imperfezione inimmaginabile, degradata e misera su cui il protagonista si perde; un baratro dal quale è sempre più difficile riemergere.
Una trappola la vita di Andrea, una tempesta troppo forte che lo investe e lo travolge forse troppo presto, e non c’è nessuna cosa o persona alla quale lui possa aggrapparsi per dire finalmente: “Sono salvo! Ce l’ho fatta!”.
Una realtà, se mi permettete l’espressione “perseguitata”, ma che ti colpisce al cuore come una scossa elettrica e ti scuote l’animo nella sua drammaticità veristica.
Un libro che fa riflettere il lettore sulla natura umana, sulla sua fragilità, e l’autore, devo dire che c’è riuscito alla perfezione, sino alla fine.
Da un punto di vista narrativo, potrei definire il romanzo una vera rivelazione; da  quello analitico, mi lascia senza parole, per quei viaggi nella psiche umana tormentata del protagonista.
Le sfumature noir sono particolareggiate e si protendono, ramificandosi, in ambientazioni lugubri e malsane, che ricordano, per certi tratti, la Londra ottocentesca.
Tuttavia, ciò che mi ha indotto a giudicare pregevole e ad assegnare all’opera un bel voto, è stata la capacità dell’autore di riportare sia a galla che su carta le proprie emozioni, i propri sentimenti, riuscendo a oltrepassare i limiti della conoscenza umana. Quella che Freud chiama: “Il lato oscuro della mente”. Voto: otto pieno.

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