Subscribe:

mercoledì 14 aprile 2021

Recensione: Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin

 

Link Acquisto Amazon


Sinossi:

Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.


Recensione:

Era da un bel po’ di tempo che non mi trovavo fra le mani un testo così piacevole e al contempo profondo, davvero godibile insomma. Sto parlando di Le vie dei Canti di Bruce Chatwin. 
Ammetto che la mia conoscenza sulla storia dell’Australia è alquanto lacunosa. A dir poco. Le distanze geografiche che mi dividono da essa sono il giusto specchio della pochezza delle mie informazioni su quelle lande e le loro vicende, passate e presenti. Leggere le Vie dei Canti è quindi stata un’occasione ancor più ghiotta per apprendere qualcosa in più e farlo nel modo più naturale, ascoltando una bella storia, una ballata quasi, data la poesia di molti argomenti trattati. 
Chatwin riesce nell’intento di farci viaggiare nello sterminato entroterra facendoci conoscere personaggi, luoghi, miti, leggende e spiritualità del posto in modo esemplare. Lo fa imbastendo un racconto appassionato, capace di dar risalto ai diversi aspetti della realtà contemporanea degli aborigeni e dei colonizzatori. Non eccede mai in giudizi, non generalizza né banalizza, mostrandoci i diversi aspetti di una realtà complessa, stravolta dall’arrivo dell’uomo bianco. Così come in ogni continente nel quale questo ha preteso di importare con la forza delle armi la “civiltà”, gli spazi per le culture autoctone sono stati compressi sino alla totale sparizione. Una perdita di ricchezze spirituali e culturali che non possono essere giustificate da nessuna contropartita di presunto progresso, a mio parere. 
Chatwin non si limita a questi temi, andando a fornirci spunti di riflessione pressoché infiniti, che denotano una preparazione a tutto tondo. Affascinanti le riflessioni legate al walkabout, termine che si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano, proponendo numerose riflessioni sui popoli nomadi in generale e sulle conseguenze di questo stile di vita sui diversi comportamenti rispetto alle popolazioni sedentarie. 
E poi c’è tutta la ricostruzione della particolarissima mitologia aborigena australiana, il Tempo del Sogno e le Vie dei Canti che danno titolo a quest’opera. 
Assolutamente consigliato. É un crimine verso se stessi il non concedersi questa lettura.

Andrea Zanotti

domenica 11 aprile 2021

Recensione: GLI ANTOCIANI e la rivolta dei ribelli di R.E. Key [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 

Link Acquisto Amazon

Opera: Gli antociani e la rivolta dei ribelli

Autori:  R.E. Key

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: fantasy

Target: bambini e ragazzi


Prima di tutto, vorrei spendere due righe per ringraziare Andrea della sua gentilezza nell’avermi menzionato, per quanto riguarda la mia collaborazione con la casa editrice Echos come Talent scout e altre mansioni. E soprattutto, confermo, che state pur certi che mi vedrete per un bel pezzo qui sul blog a recensire e a commentare.


Sinossi:

Antiocia è un regno situato nel sottosuolo. Gli antociani sono il popolo che vi abita, persone dal nostro stesso aspetto, il cui scopo è quello di far funzionare l'umanità, salvaguardandola. Per farlo, ognuno riveste un ruolo, legato a una professione. Ogni ruolo viene affidato dopo il superamento di un test, che avviene in un determinato periodo della vita degli antociani, a centosedici anni. Cosa accadrebbe se a qualcuno venisse in mente di sconvolgere l'organizzazione del sottosuolo? Se volesse impadronirsi del potere e destituire i governanti? A mettere ordine ci sono i trottolieri, aiutati da fotografi, torrettisti, orologiai, scribaldi e quanti altri. Riusciranno a contrastare la rivolta dei ribelli capeggiati dal collezionista?


Recensione:

Nel fantasy “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” un gruppo di ribelli, disobbedendo alle leggi di Antocia, decide di far ritorno sulla Terra. E per raggiungere lo scopo, hanno ideato un sistema per rimpicciolire le loro case fino a farle somigliare in tutto e per tutto ad una biglia e, una volta tornati sulla Terra, basterà loro solo ricollocare la casa e rifarsi una nuova vita da umani. 

A questo progetto lavorano vari personaggi, tra cui il trottoliere John, che grazie alla sua trottola cattura le biglie, poi ci sono gli orologiai, che si occupano nel tenere stabile lo spazio/tempo, gli scribaldi ed altri, tra cui Nora che riveste, con John, un ruolo fondamentale: si occupano di curare un giornale particolare. Poi c’è Sep, il nipote dei due. Il compito dei tre è quello di rintracciare i ribelli e restituire la normalità su Antocia.

A questi, seguono personaggi adolescenti che si vedono costretti a superare ardue prove, per arrivare alla consapevolezza di che cosa vogliono veramente, cos’è che in realtà interessa loro, ma soprattutto, scopriranno che possiedono delle capacità non comuni a tutti gli esseri umani.

La storia è autoconclusiva, e ci riporta a quelle che sono le storie fantasy scritte da una coppia di autori, che hanno la mente piena di dee fantastiche.

Le voci narranti esterne alla storia raccontano tutto ciò che accade all’interno delle sequenze sceniche, ricostruendo come un gioco a incastro, inganni politici, insurrezioni, tutto affidato a nuove sperimentazioni magiche che piano piano si delineano come una luce tenue a rischiarare le azioni e le imprese dei giovani personaggi.

I protagonisti sono due giovanissimi nonni, - voci narranti della storia – che incoraggiano le forze del bene a ribellarsi alla tirannide. 

Altri personaggi principali del libro sono John e sua moglie Nora, e due antociani che abitano la Terra. In questo libro, infatti, “Gli Antociani e la rivolta dei ribelli” di R.E. Key si narra la storia di un popolo, appunto quello degli Antociani e del perché vengono inviati sulla Terra per preservare il pianeta e renderlo migliore con le loro nuove tecnologie.

Parlando di Antiocia, è un impero costruito nel sottosuolo, e governato da regole che non si possono violare. Infatti, affinché si possa viaggiare fino alla Terra, prima gli Antociani devono sottoporsi a un test, se lo superano, arrivati sul nostro pianeta, ognuno ha da svolgere un proprio mestiere. 

L’unica regola inviolabile: dopo morti nessuno può far ritorno sulla Terra, ma è obbligatorio tornare su Antiocia, considerando, poi, che la vita di un abitante di Antiocia è di circa cinquecento anni...

Quindi, possiamo immaginare di perderci in questa abbondante carrellata che sono i personaggi di questa storia.

Le descrizioni sono ben snodate e intrecciate tra loro, a volte, le descrizioni in alcuni passaggi non ci sono o risultano poco chiare. Faccio un esempio: (che cosa sono le Salpe? Pesci, ok, ma come sono fatti, qual è la loro caratteristica?) 

In questo tipo di genere, come quello fantasy, non bisogna mai dare per scontato, che il lettore possa comprendere i vari punti di vista sia dei personaggi che degli intrecci che vedono coinvolti i due universi. Qui mi viene spontaneo fare un altro esempio: Come fanno gli Antociani ad aiutare gli umani, se tra i popoli non avvengono mai contatti? 

Inoltre, avrei rivisto alcuni passaggi in modo da eliminare parole superflue: (Lanciandogli un’occhiataccia John si portò l’indice all’orecchio e toccando l’auricolare non lo degnò di risposta verbale) Aggiungere “verbale”, lo ritengo superfluo.

In alcuni passaggi, ancora, ci sono personaggi che credono che sia sufficiente obbedire a ciò che comanda loro il proprio governo, anche se alla fine si cade in depressione. Come si fa a non lasciarsi andare anche a un solo momento di piacere, di felicità?

Visto che l’uomo non fa altro che compiere un nostos alla sua ricerca, proprio per trovarla?

Per quanto riguarda le descrizioni, quello che salta agli occhi, e alla lettura, soprattutto, sono le poche indicazioni e descrizioni del pianeta Antocia.

Probabilmente, ho pensato, che tutto ciò avvenga nel prosieguo della storia.

Me lo auguro davvero, perché sono oltremodo curiosa di dare tutte le risposte alle domande che sono rimaste in sospeso.

Il finale della storia, invece, l’ho trovato abbastanza esauriente e mi ha lasciato dentro una certa soddisfazione, per essere un libro per giovani lettori in cerca di novità letteraria di genere fantasy dalle sfumature steampunk e dark.

Lo stile è conciso, e si avvicina molto all’articolo giornalistico. Il narratore onnisciente, infatti, sembra più un computer che un essere umano, poiché narra la vicenda in modo meccanico, quasi distaccato, e questo il lettore lo percepisce. 

Tuttavia, il testo mi è sembrato abbastanza piacevole, grazie anche agli aspetti magici elaborati da una tecnologia moderna propria di questo mondo immaginario. Es: macchine da scrivere che inviano messaggi, macchine fotografiche Polaroid che modificano lo spazio/tempo. Biglie di vetro che riescono a imprigionare interi edifici. Una fantasia che comunque ha dello straordinario.

Una visuale di insieme, che riesce in ogni caso a catturare l’attenzione anche del più scettico lettore.

Ci sono alcuni passaggi da rivedere, ad esempio: Non viene specificato, poi, in che modo gli Antociani riescono a migliorare la vita sulla Terra. Mancanze, che se fossero state approfondite, la storia sarebbe risultata migliore alla lettura. Ok. Questo sì, ma a tutto c’è rimedio diceva mia nonna. 

Comunque: domanda... Riusciranno John, Nora e tutti gli Antociani a ristabilire l’ordine? Per chi ama questo tipo di fantasy, direi che vale la pena leggerlo per come è strutturato e per la suspense che fino alla fine, porta i lettori a sperare, che tutto possa concludersi per il meglio o nel migliore dei casi [...] Dai! Mica posso raccontarvi tutto, no? 

Buone le descrizioni degli scontri tra le fazioni di ribelli e Antociani, che in quanto a stilemi cinematografici ricorda vagamente il film: “Era mio padre” ... Ma non voglio aggiungere altro o fare spoiler. Voto sei e mezzo

Peg Fly

giovedì 8 aprile 2021

Disfida nr. 136: Noan, il re dei banditi di Antonio La Vecchia VS Robert. E. Howard

 


Titolo opera: Noan, il re dei banditi  


Editore: pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: 14,25 cartaceo, 1,99 e-book

Sinossi:
In 'Noan, il Re dei Banditi' vengono raccontate le gesta di un giovane cacciatore divenuto, suo malgrado, bandito e di una ristretta cerchia di amici e nemici dediti a lottare per i propri Regni di appartenenza: Terra Ardente e Fiume. 

Link Acquisto Amazon

Le disavventure del protagonista del Romanzo, elaborato seguendo gli elementi classici dell’ High Fantasy, hanno inizio col ritrovamento, da parte di quest’ultimo, dei corpi senza vita della propria famiglia, sepolti dalle macerie e dai resti della loro dimora. 
Vendicati i propri cari, vittime dei soprusi di Lord Arcrom, l'uomo più potente di Rione, villaggio natale di Noan, il giovane Terriero è costretto a darsi alla macchia per sfuggire la legge del suo stesso Regno. Da Bosco Oscuro ad Alte Cime, da Palazzo di Ghiaccio di Fiume a Real Capitale in Terra Ardente, muovendosi in luoghi popolati da streghe, draghi ed orchi, tra alleanze di comodo, intrecci politici ed amori traditi, Noan da una parte, Re Otil di Fiume dall’altra, metteranno in gioco le loro stesse vite per raggiungere l’ ‘egoistico’ scopo di far prevalere una Corona sull’altra.

L'intreccio, come deducibile da quanto anticipato, si sviluppa in un mondo e un tempo fantastici, ma nelle intenzioni dell’autore c’è la volontà di trasmettere un messaggio diverso da quello che potrebbe apparire ad una prima lettura del testo.
Trattasi, in effetti, di una trasposizione/rivisitazione in chiave Fantasy di un particolare periodo e fenomeno storico che ha interessato il nostro Paese.
Ai lettori l’ardua sentenza circa la validità dell’esperimento intrapreso.

Incipit
Una feroce lotta tra tirannide ed eroismo, tra tradimento e lealtà, tra bene e male.
Una grande menzogna può dar vita ad un grande Regno?

Biografia
Antonio La Vecchia nasce il 7 Luglio del 1981 a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, primo di quattro figli di una famiglia operaia, unita e permeata dal rispetto e dall’affetto reciproco.
Laureato in Scienze Politiche all’ Università degli Studi di Napoli Federico II, oggi vive con sua moglie e il loro bambino ad Aversa, nel casertano, ma è cresciuto a Cercola, piccolo comune del capoluogo campano.
Impiegato in una società di consulenza informatica, tra le sue maggiori passioni troviamo lo Studio della Storia, quella raccontata dai Vinti, e la Letteratura, dalla Classica Italiana e Internazionale a quella di Genere, appassionandosi negli ultimi venti anni ai capolavori Fantasy di Tolkien e Lewis, e a quelli nostrani di Licia Troisi.

Big da Sfidare:



 Tra i tanti big cui mi ispiro e che adoro, sfido, ahimè spero di non osare oltremodo, Robert Ervin Howard.





lunedì 5 aprile 2021

Recensione: Sotto la città e altre storie di Stefano Frigieri [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Sotto le città e altre storie - Racconti

Autore: Stefano Frigeri

Editore: Giovane Holden Editore 

Genere: Horror

Target: Young/adult 

Sinossi:

Stefano Frigieri si addentra in una dimensione del terrore che non è fatta di paura, ma di ombre e ambiguità, di coincidenze inquietanti e misteri irrisolvibili. Si serve del fascino dell’anormale e del misterioso per avvincere il lettore e tenerlo inchiodato alla pagina, all’erta e pronto a reagire se alzando lo sguardo incontra quello di uno sconosciuto che lo osserva a sua volta… 

È il fascino proprio di un evento bizzarro, di quel qualcosa di indefinito che pare essere in procinto di verificarsi facendosi beffa della nostra razionalità. Un fascino a cui sottrarsi è impossibile perché in ognuno di noi c’è il mostro cattivo relegato al sicuro in una stanzetta a tenuta stagna che ambisce a confrontarsi coi suoi simili. E solo noi ne siamo la chiave. Lo scrittore ci offre le indicazioni per trovare la porta. Oltre quella porta, creature che si nutrono di cellule umane, di sudari, che sopravvivono grazie a trasfusioni di sangue giovane, in agguato per vendicarsi di un torto, spiriti che ritornano dall’aldilà, che non riescono ad abbandonare i propri affetti, una strega che frequenta lo studio di un medico e un frate che dà fuoco alla propria abbazia... Dieci racconti per una silloge che chiama in gioco le nostre più ataviche paure e ci invita a prudenti riflessioni su quella realtà oltre il visibile a cui si può decidere di prestare attenzione oppure no.

Trama:

Noi viviamo nella certezza che il mondo sia racchiuso dentro quello che riusciamo a percepire con i nostri sensi. Ma è proprio così? Magari c'è altro: altri mondi, altre realtà oltre la nostra, non meno vere e concrete.

O addirittura il mostro è qualcuno di noi, che si nasconde alla luce del sole e non siamo in grado di riconoscere?

Un ragazzo scopre che il suo animaletto non è proprio innocuo; un essere di pura vendetta striscia nel ventre della città alla ricerca della sua vittima; un vecchio giapponese divorato dai rimorsi trova rifugio nel mondo degli yokai; un occasionale incidente risveglia antiche energie sopite da secoli; il ricordo di un atavico peccato riaffiora nella memoria del mondo; vampiri arcaici o moderni; demoni indolenti; streghe capricciose: dieci racconti che sono dieci spiragli su altre realtà possibili, su mondi alternativi, paurosi perché si nascondono alla luce del sole.

Come direbbe Sherlock: tolto l'impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità.

Siamo proprio sicuri che sia quella che percepiamo?


Recensione:

Sotto la città e altre storie è un’antologia di racconti di Stefano Frigieri. 

Recensirlo devo dire che è stato gradevole, anche perché a dire la verità, amo il genere horror – si intende – se è scritto bene. Ma ora veniamo a noi e parliamo dei dieci racconti, uno completamente diverso dall’altro.

La prima cosa che mi è saltata agli occhi, nonché alla mente, è stata la fluidità della scrittura. Mi sembra giusto specificare, che lo stile semplice e realistico mi ha introdotto d’amblè a ogni racconto, ai periodi ben ordinati e soprattutto ben delineati in ogni loro parte, senza errori, senza perifrasi inutili che avrebbero potuto appesantirne la scorrevolezza.

L’autore si è rivelato molto accorto nella ricerca dei periodi storici, non commettendo incongruenze, che molto spesso troviamo negli sbalzi temporali o i cosiddetti Flashback di cui sono amante. 

 Ho apprezzato la serietà con la quale l’autore racconta con competenza adeguata, ma senza strafare per dimostrare al lettore: “Vedi quanto sono bravo?”. Un’umiltà che ammiro molto negli autori. 

Ora veniamo ai personaggi, che ho rivelato essere a tutto tondo, non piatti. Progrediscono man mano che le storie vanno avanti mostrando coraggio e senso di chi riesce a risolvere le problematiche più gravose; a volte, come è giusto che sia, in ogni racconto aleggia la giusta suspense. Una proporzionata paranormalità ricca di ombre e di demoni interiori, i quali rapiscono, uccidono l’anima e saltano da una dimensione all’altra senza avvertimento e con uguale misura di horror alla Lovecraft.  Non c’è male per un autore esordiente, no? 

Inoltre, in ogni racconto, c’è quella punta di mistero paranormale che adombra alcuni passaggi, e tu, lettore, ti chiedi in che mondo sei finito, in che realtà parallela sei precipitato, per risvegliarti poi nella tua realtà visibile.

Chi mi conosce, sa che non mi piace fare spoiler. Io, di solito, quando devo recensire lavoro in questo modo: leggo e man mano sottolineo le frasi, i passaggi e gli errori che evidenzio nel testo. Poi tiro le conclusioni, inserendo poi il mio giudizio finale. 

Ecco, leggendo questi racconti, si ha come l’impressione che la nostra mente venga catapultata lontano dalla realtà, e trasportata in un processo psichico illusorio e fantastico, dove le percezioni e le sensazioni di paure e timori si amplificano, anche se sappiamo non essere reali e inspiegabili, almeno non per noi comuni mortali.  

E come affermava Joyce: “È nel materiale che si manifesta il divino”.

In conclusione, descriverei la raccolta di racconti dell’autore, oltre che frizzante, anche ben curata nei dettagli. Quindi, non posso solo che dire: bravo Stefano.

Consigliato a chi vuole provare del brivido vero, non un surrogato del genere horror.

Voto: 7

Peg Fly


martedì 30 marzo 2021

News: Nuova collaborazione per Peg Fly con Echos Edizioni

 Con gioia e soddisfazione apprendiamo della nuova collaborazione per la nostra Peg Fly, divenuta di recente vera e propria talent scout per la Echos Edizioni

Come avrete letto nelle sue belle recensioni, Peg si è sempre data un gran da fare a scovare autori indipendenti, fornendo loro di vola in volta preziosi consigli sulle loro opere, e garantendo a tutti noi una mole notevole di recensioni sempre accurate e ben strutturate. 

Ah, state tranquilli, Peg non ci abbandonerà, lo sapete, le sue energie sono infinite, per cui niente timori, continuerete a leggere le sue recensioni su queste pagine.  

La sua nuova avventura in compagnia di Echos Edizioni è comunque una bella occasione per tutti i nostri lettori-autori. Qui di seguito riportiamo il link del comunicato che vi invitiamo a leggere per avere tutte le istruzioni del caso per poterle sottoporre nel modo migliore possibile le vostre opere: 

https://alit-grazia.blogspot.com 

L'arte dello scrivere

I libri sono come le lucciole:

 le lucciole illuminano la notte, i libri la nostra mente.

grazia.cormaci@gmail.com

o al numero di cellulare: 3332649688

Un grande in bocca al lupo a Peg Fly e a tutti gli autori che le invieranno la loro opera in valutazione!

domenica 28 marzo 2021

Recensione: Il Mistero del Principe di Giuseppe Chiodi [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo opera: Il Mistero del Principe


Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: fantasy, mystery, clockpunk

Rating: 8

Prezzo: ebook 4,99 €

Sinossi:
Eulalie, una ragazza di Grenoble, indaga sui misteri del Principe di Sansevero alla ricerca della Palingenesi, così da resuscitare il suo amato papà. A Napoli, la giovane incontra Pasquale, che lavora come guida presso il museo della cappella Sansevero. I due fanno un’incredibile scoperta che li conduce su un cammino irto di trappole, enigmi, rivali e, al contempo, meraviglie dimenticate.
A volte il dolore è insopportabile e rischiamo di perderci. A volte è sufficiente una luce per ritrovare la strada, voltare pagina e rinascere. La coppia riuscirà nell’impresa, o il loro sarà un viaggio senza ritorno?
Include: la Breve nota di quel che si vede in casa di Raimondo di Sangro principe di Sansevero, scritta con tutta probabilità dal Principe in persona; dieci lettere parlanti di Antonio Baldi, incisore napoletano del XVIII secolo; incisioni di Francesco Wenzel, Antoine Aveline e altri artisti; immagini d’epoca, foto e una ricca bibliografia consigliata; Postfazione dell’autore che comprende un’introduzione al genere clockpunk, un breve saggio su Napoli (contrasti, estremi, identità) e tanto altro.

Recensione:
Quando Giuseppe Chiodi mi ha annunciato l’uscita del suo nuovo romanzo e ci ha chiesto di recensirlo sono subito corso a leggere la sinossi. Avevo già avuto modo di apprezzare, e molto, il suo romanzo Cuore di Tufo edito da DZ Edizioni. Questa volta Chiodi ha deciso di procedere con una pubblicazione indipendente, ma posso assicurarvi che la qualità del “prodotto libro” è di primissimo ordine. 
Cover, impaginazione, contenuto iconografico, postfazione ed editing risultano degne di un grande editore. 
Ora che ci siamo tolti dai piedi gli aspetti meramente materiali, promuovendoli appieno, passiamo al contenuto che è quello che maggiormente ci interessa. Anche su questo posso garantirvi che siamo ad alto livello. 
Un  romanzo coinvolgente, ben strutturato, di piacevolissima lettura che non ha fatto altro che confermare la mia grande stima per l’autore. Se proprio devo, e devo proprio, questo è il mio compito, trovare un’ombra è che prima ancora della metà del romanzo ho temuto che il finale fosse già scritto. Ho sperato l’autore ci regalasse qualche colpo di scena, che almeno parzialmente c’è stato, eccome! A parte questa parziale pecca, il resto è al top. 
Ci troveremo catapultati nella vita del protagonista, giovane giuda del Museo di Sansevero a Napoli,  il luogo che custodisce, fra le altre meraviglie il Cristo Velato. Inizia così un viaggio fra arte e archeologia misteriosa, alchimia, macchine anatomiche e leggende varie. Una vicenda che il Chiodi riesce a rendere pulsante e palpitante, verace e passionale così come tutti noi “stranieri” siamo soliti immaginarci la bella Napule. 
In questo palcoscenico sontuoso, contaminato da quello che ho scoperto chiamarsi clockpunk, c’è spazio per la storia d’amore, con tutta la passione giovanile e gli eccessi che ne lega i protagonisti.  
Percorreremo i vicoletti di Napoli, alternando stupore e rimpianto per le zone più disastrate, ma il cuore del racconto rimarrà il museo e i suoi misteri, con tanto di automi a fungere da Guardiani della Soglia per realtà “altre”, prossime alla nostra ma tanto irraggiungibili quanto può essere il miracoloso processo della palingenesi che i nostri protagonisti si arrabattano per realizzare. Molto bello, emozionante, e gestito a ritmi vertiginosi, tali da far dimenticare persino il fatto che il protagonista appare un po’ troppo resistente ai colpi subiti… ma si sa, l’amore concede energie inspiegabili!   
Il viaggio all’interno del Museo, divenuto un’immensa Wunderkammer piena zeppa di automi bizzarri e marchingegni da fiaba è magistralmente descritto, tutto da godere. Accompagnato da una prosa piacevole a tal punto da far scorrere la storia in un lampo. Insomma, consigliatissimo, voto 8, pieno e meritato per un autore da tenere costantemente monitorato. Una gran penna. Complimenti vivissimi!


mercoledì 24 marzo 2021

Recensione: John Carter di Marte di Edgar Rice Burroughs

 



SINOSSI:

Misteriosamente trasportato su Marte, l’avventuriero ed ex soldato John Carter si trova proiettato in un mondo sull’orlo del collasso, dove schiere di tribù semibarbariche si combattono senza sosta. Nient’altro resta dell’antica e gloriosa civiltà che abitava il pianeta. In questa decadente realtà, la scienza spesso deve cedere il passo alla forza bruta e saper maneggiare una spada si rivela più utile di qualunque altra conoscenza. Così, tra razze sconosciute, mostri terrificanti, combattimenti all’ultimo sangue e antichi ritrovati, Carter viene coinvolto in un colossale conflitto che sembra non conoscere tregua e deve dimostrare di saper sopravvivere in quell’ambiente violento e ostile. Ma sul Pianeta Rosso il terrestre troverà anche l’amore della bellissima principessa Dejah Thoris e scoprirà che la salvezza di Marte e dei suoi abitanti è nelle sue mani.


RECENSIONE:

Ero molto curioso di leggere il romanzo John Carter di Marte di Edgar Rice Burroughs avendolo visto in molte librerie di amici e conoscenti appassionati del genere. 

Diciamo subito che il protagonista è capace di attirarsi subito la nostra simpatia, rappresentando bene l’eroismo tipico dello spirito del tempo nel quale fu scritto. Impossibile quindi non empatizzare con l’avventuriero ed ex soldato John Carter, sempre pronto a mettere a repentaglio la propria vita per l’onore proprio e dei propri protetti, o della donna che ama. 

Burroughs è molto abile nel tratteggiarne gli atteggiamenti rendendolo ben più reale dello stereotipo che potrebbe far immaginare. Quindi il protagonista è decisamente buono, l’ambientazione anche, seppur non più di tanto particolareggiata, ciò che invece devo notare è che la trama presenta parecchie ingenuità che alcuni giustificano con l’età del testo risalente a oltre un secolo fa. 

In generale alcune trovate per far uscire i protagonisti da situazioni spiacevoli mi sono parse un po’ troppo artificiose, di certo inadatte agli smaliziati occhi dei lettori moderni. Così come alcuni incontri/salvataggi/interventi talmente pilotati da render impossibile sorreggere la sospensione dell'incredulità.

Insomma, pur conscio di attirarmi le invettive degli amanti di questo romanzo, non posso esimermi dal constatare che l’opera risenta parecchio dell’età, e sia invecchiata piuttosto male, rispetto alla concorrenza. Rimane comunque una lettura piacevole, un'avventura ricca di avvenimenti da leggere e consumare spegnendo la razionalità e lasciandosi trasportare con serena fiducia sulle lande rosse del pianeta Marte.  

Rimango tuttavia dell’idea che se siete alla ricerca di godere di avventura pura e volete gustarvi qualcosa dal gusto esotico e polveroso degli inizi del XX secolo vi consiglio caldamente, senza nulla voler togliere al buon Burroughs, di cominciare con il nostrano Emilio Salgari. Nella sua sterminata produzione troverete di certo di che baloccarvi, in quanto a fantasia e azione non è certo da meno.   


Andrea Zanotti

domenica 21 marzo 2021

Recensione: Il gioco degli scacchi di Chiara Barbieri [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Il gioco degli scacchi

Autore: Chiara Barbieri

Genere: giallo, thriller, romance

Target: adult

Editore: Segreti in giallo Edizioni

Sinossi:

L’ispettore Francesco Bianco si risveglia in un letto di un reparto di rianimazione, ferito alla testa; si troverà ad attraversare un mondo sconosciuto, fatto di sofferenza, riflessioni e incontri, in un viaggio, immobile, che lo porterà a una profonda riscoperta di sé.

Nel frattempo i suoi colleghi, guidati dal burbero commissario Bruni, cercano di far luce sull’accaduto; a mano a mano che procedono con l’indagine, tuttavia, le domande si moltiplicano e il mistero sembra non fare altro che infittirsi.


Recensione:

Buongiorno e bentornati sul blog con la recensione del romanzo “Il gioco degli scacchi” di Chiara Barbieri. Ho letto questo romanzo praticamente d’amblè! 

Ho trovato la trama più che interessante. I misteri e la suspense ti catturano come quando ti accingi a mangiare le ciliegie. 

Un romanzo che fa riflettere sul perché possano accadere fatti del genere. Le indagini proseguono tra domande senza risposte. Casi collegati, che scorrono tra le pagine silenziose di una storia umana oltre che gialla, dove l’assassino si insinua invisibile tra i personaggi che impersonificano il bene. 

Il gioco degli scacchi può essere definito un giallo-thriller ambientato in Italia, dove si intrecciano le indagini del commissario Bruni e l’ambiente ospedaliero, nel quale si evince la grande forza d’animo e la responsabilità di chi ci lavora. 

Con la sua storia, l’autrice lascia il lettore di stucco, soprattutto per lo stile semplice ma appassionante e una scrittura senza intoppi, con la quale descrive azioni, vicende e universi reali, dove si muovono leggeri i personaggi, tant’è che il lettore si sente coinvolto nella storia a tutto tondo. Il ritmo narrativo è scorrevole, né lento, né troppo veloce. 

Le vicende coinvolgono, tengono con il fiato sospeso, fanno riflettere, che a tutti quanti noi potrebbe succedere di essere coinvolti in una sparatoria. Una pallottola volante può cambiare la nostra vita, com’è successo a Francesco, il poliziotto, ma nel romanzo, ferito volutamente dal misterioso assassino.

Perché, all’inizio ci si chiede. Non voglio però fare spoiler, vi consiglio solo di leggerlo, ne vale veramente la pena. 

Il titolo, poi, ti aiuta a entrare subito all’interno dell’intreccio, dove amore, passioni e amicizia si amalgamano, per dipanare il caso di un assassino che agisce nell’ombra, freddo e impassibile. Buona la descrizione dei personaggi che lasciano il segno con le loro vite private e allo stesso tempo legate da un fine unico: ottenere giustizia.

Che altro aggiungere; lo consiglio agli appassionati del genere, ma anche a chi vuole leggere qualcosa di diverso dal solito romance. Voto: 7


Peg Fly

mercoledì 17 marzo 2021

Disfida nr. 135: La condanna di John Doyle di Letizia Sebastiani VS Blake Crouch

 



Titolo opera: La condanna di John Doyle


Editore: bookabook

Genere: Thriller/sci-fi

Prezzo: 11 cartaceo, 6,99 e-book

Sinossi: 
Quando il mite e insignificante John aveva trovato quello strano simbolo rosso sulla parete della sua nuova casa, l’unica cosa che aveva pensato di fare era stata coprirlo con un’abbondante passata di vernice bianca, nonostante le perplessità di sua moglie Cynthia.

Ora Doyle è in un carcere di massima sicurezza, accusato di aver ucciso la moglie: è stato trovato chino sul suo corpo con l’arma del delitto in mano. 
Nel diario che scrive in cella tenta di raccontare la verità sull’omicidio e su quel simbolo rosso apparso dal nulla che cela un pericoloso mistero.
Nessuno crederebbe mai a una storia tanto assurda, ma John non ha nessuna intenzione di morire in prigione…





Note/commenti/finalità dell'Autore:
Questo racconto è stato scritto tanto tempo fa e poi abbandonato per un lungo periodo. Ha subito, nel frattempo, l'attacco di un hacker che ha cancellato TUTTI i miei scritti sul pc escluso questo; ho pensato fosse un segno e mi sono decisa a proporlo ad una casa editrice, ed eccolo qui; aveva proprio voglia di farsi leggere....
Per esser pubblicato ha partecipato a una campagna di Crowdfinding a cui non credevo neanche molto, e invece ce l'ha fatta; raggiungendo le 200 copie prenotate in meno di 100 giorni; poi i lettori hanno chiesto il secondo volume, in corso di lavorazione e già finanziato, il cui titolo sarà La fuga di John Doyle.

BIG da sfidare:
Non riesco a trovarne uno... forse Blake Crouch, anche lui ha scritto un thriller che poi ha risvolti fantascientifici... ma non so se è abbastanza Big; sennò, una signora una volta mi ha detto di averle ricordato Asimov...


Recursion di Blake Crouch

Link Acquisto Amazon





Andrea Zanotti

domenica 14 marzo 2021

Recensione: Il bestiario di Lovecraft di Antonella Romaniello [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo: Il bestiario di Lovecraft


Editore: Delos Digital

Collana: I Coriandoli 

Genere: Saggio horror/mitologia/fantastico

Rating: 7


Sinossi:

 Gettando lo sguardo oltre gli abissi insondati dello spazio, è possibile dare una forma agli incubi più impenetrabili? 

Questo è quanto il “Bestiario di Lovecraft” tenta di fare: descrivere le creature della mitologia del solitario di Providence a partire dai suoi scritti. 

Attenzione a quello che leggerete, perché non esiste mente che non si smarrisca una volta messa a parte del Mito.


Recensione:

Il bestiario di Lovecraf di Antonella Romaniello, edito da Delos Digital e con le illustrazioni di Pietro Rotelli è un libello agile, comprensivo delle diverse entità che popolano l’immaginario di  H.P. Lovecraft. Una per una, ognuna in una paginetta di questo pregevole tascabile. Ecco, la recensione più breve della storia, eppure semplicemente di questo si tratta, né più né meno.

Le mie impressioni? Difficile dirlo. Al prezzo di Euro 9,5 non era certo lecito attendersi molto di più, ma almeno qualcosina di più forse sì. 

110 paginette striminzite con una sintesi ipotrofica delle diverse creature che francamente mi pare eccessiva. Diamine, almeno ai grandi protagonisti la si sarebbe potuta dedicare qualche paginetta di più. Soprattutto, a mio avviso, sarebbe stato utile dare qualche indicazione e riferimento sui racconti nei quali le creature si sarebbero potute approfondire. 

Intendiamoci, il libricino è ben fatto, le illustrazioni gradevoli, l’impaginazione elegante, ma quanti fiumi di parole ci sarebbero da spendere su un Hastur o su Yog-Sothoth? D’accordo, sicuramente l’obiettivo dell’autrice non era quello di creare un compendio esaustivo e approfondito, quanto di fornire una giuda rapida, giusto per cogliere lo spunto. Il lampo dell’illuminazione della citazione che precede ogni descrizione dell’entità presa ad esame è di certo molto utile a riguardo. Rimane il fatto che mi sarei atteso qualcosa di più. 

Testo utile per chi non ha avuto esperienze con il Solitario di Providence, così da potersi impratichire con il suo immaginario, giusto per capire se tali entità possano o meno risvegliarne l’interesse e il desiderio di essere approfondite.

Voto 7


Andrea Zanotti

mercoledì 10 marzo 2021

Disfida nr. 134: Il Mistero del Principe di Giuseppe Chiodi VS Brian Selznick

 



Titolo opera: Il Mistero del Principe


Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: fantasy, mystery, clockpunk

Prezzo: ebook 4,99 €

Sinossi:
 
Eulalie, una ragazza di Grenoble, indaga sui misteri del Principe di Sansevero alla ricerca della Palingenesi, così da resuscitare il suo amato papà. 


A Napoli, la giovane incontra Pasquale, che lavora come guida presso il museo della cappella Sansevero. I due fanno un’incredibile scoperta che li conduce su un cammino irto di trappole, enigmi, rivali e, al contempo, meraviglie dimenticate. A volte il dolore è insopportabile e rischiamo di perderci. A volte è sufficiente una luce per ritrovare la strada, voltare pagina e rinascere. La coppia riuscirà nell’impresa, o il loro sarà un viaggio senza ritorno?


Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Per questa storia ho sudato un bel po'. Ho inventato una timeline alternativa che vede Raimondo di Sangro e Jacques de Vaucanson, il padre delle "anatomie mobili", coinvolti in un progetto segreto. 
Ho elaborato degli enigmi; ho ricreato passaggi, laboratori e rifugi nascosti; ho ideato automi settecenteschi e formule alchemiche... il tutto racchiuso in una storia avventurosa, di amore e rinascita. 
Non è stato facile, ma sono molto soddisfatto del risultato. Credo che il sense of wonder permei questo romanzo e, al contempo, spero di invogliare i lettori a visitare i posti da me descritti.

BIG da sfidare: 


La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, di Brian Selznick - Link Acquisto Amazon


domenica 7 marzo 2021

Recensione: Re Rosso di Roberto Saguatti [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 




Titolo: Re Rosso


Editore: Plesio Editore

Genere: Librogame fantasy

Rating: 7,5

Sinossi:

Sei il Re Rosso, il gatto del signore del castello, ma stai per affrontare la giornata più avventurosa della tua vita e solo le tue scelte potranno salvarti. Un viaggio emozionante fra cani, gatti, draghi, pericoli, tranelli e tradimenti, ma anche aiuti inaspettati. Sarà la rovina o sarà gloria? Sei il padrone delle tue azioni, lancia il dado e comincia la sfida. Riuscirai ad arrivare in fondo senza perdere le tue sette vite? Età di lettura: da 10 anni.


Recensione:

Re Rosso di Roberto Saguatti è un libro game edito da Plesio Editore (già, Plesio si occupa anche di altri librigame, nonché di romanzi per giovanissimi) e destinato a baldi giovanotti e  avventurose fanciulle. 
Un gioco in un libro, per chi non lo sapesse, ossia un percorso a scelte multiple con l’aggiunta dell’utilizzo di un dado a 20 facce per risolvere gli scontri presenti sul nostro cammino. 
Già, noi, e i nostri bimbi, nel mio caso una birbante di 9 anni con scarsa propensione alla lettura, vestiremo i panni del Re Rosso, il gatto del Re e saremo destinati a sventare il piano diabolico del Duca di Dogville, intenzionato a spodestare il nostro umano.
Che dire, per valutare un testo del genere credo il parametro migliore sia proprio il coinvolgimento ottenuto con i giovani lettori. Ci sarà riuscito il nostro prode Saguatti? 
Ebbene, con la mia bimba sì. É la prima volta che l’ho vista seduta, composta addirittura, sul divano con un libro in mano, intenta a leggermi il prosieguo della storia. Il tutto di sua spontanea volontà, ci tengo a sottolinearlo. 
Preciso che per lei è stata la prima esperienza con un libro game e devo dire che ha apprezzato parecchio la possibilità di influire attivamente sull’evoluzione della vicenda. Una modalità sicuramente utile per coinvolgere i piccoli furfantelli, soprattutto quando accompagnata da una storia coinvolgente come quella narrata dall'autore.
Un paio di appunti, giusto per spazzar via il dubbio che il Saguatti mi abbia pagato una lauta gabella. O la mia birba è stata particolarmente fortunata a imbroccare sempre la via giusta, ma mi è parso sia finito tutto un po’ troppo in fretta. Mi riservo di approfondire la cosa, visto che è possibile rigiocare e credo proprio che la piccoletta abbia questa intenzione. 
Altra cosa, i capitoli iniziali sono un po’ troppo lunghi e rischiano di far perdere la motivazione, consiglio quindi agli adulti di seguire i piccoli avventurieri e magari dare loro una mano con la lettura. Capisco la necessità di creare l’ambientazione, ma il rischio con i frugoletti impazienti come la mia è che, se non coinvolti sin da subito in scelte, perdano l’appetito. 
Nulla da ridire sulla prosa dell’autore, sempre all’altezza e di qualità, così come il prodotto realizzato da Plesio, disegni inclusi, capaci di far calare ancor più nell’ambientazione.
Consigliatissimo. Voto 7.5
A conclusione non posso che ringraziare l'autore per aver contribuito a far avvicinare con maggior entusiasmo la mia birbante alla lettura.


martedì 2 marzo 2021

Recensione: Cose fragili di Neil Gaiman

 




Sinossi:

Un circo misterioso terrorizza il pubblico con una performance straordinaria prima di svanire nella notte, portando con sé uno spettatore... Due anni dopo American Gods, Shadow va a visitare una vecchia villa scozzese e si trova intrappolato in un gioco pericoloso di mostri e omicidi... In un'Inghilterra vittoriana appena un po' alterata, Sherlock Holmes si trova alle prese con il più inquietante delitto della corona mai registrato dalla storia... Due ragazzini si intrufolano in una festa e incontrano le ragazze dei loro sogni e dei loro incubi... I membri di un esclusivo club epicureo si lamentano perché hanno ingerito qualsiasi cosa gli fosse possibile ingerire, tranne il leggendario, rarissimo ed eccezionalmente pericoloso uccello d'Egitto... Un incalzante succedersi di invenzioni - compresa un'avventura ambientata nel mondo di Matrix - affolla questa raccolta che contiene esattamente il tipo di storie che ci si aspetta da Neil Gaiman: brillanti, originali, fantasiose, capaci di fare un salto dall'horror al gotico, di mettere un piede tra i fantasmi e le paure dell'infanzia. Mescolando mitologia e filosofia antica con l'umorismo più pop, queste storie raccontano mondi dove niente è come sembra e c'è sempre il rischio di inciampare in qualche imprevisto, di imbattersi in una vecchia conoscenza, per poi ritrovarsi a casa, confortati dal riconoscere il più puro Gaiman in ogni pagina.



Recensione:

Neil Gaiman è una autore che ho adorato in American Gods e ne I Ragazzi di Anansi. Oggi sono andato a scovare l’antologia Cose Fragili, pur conscio del mio solito problemino con i racconti. Quest’opera, complice anche il fatto di presentarne alcuni di veramente molto brevi, non mi ha particolarmente entusiasmato, lo dico subito. Certo, alcune trovare alla Gaiman sono come al solito brillanti, altre a dir poco geniali, ma nel complesso mi ritengo piuttosto deluso. A dirla tutta il racconto migliore è quello che vede coinvolto Shadow Moon, il protagonista di American Gods. Conoscendolo già, ed avendolo trovato veramente ben fatto, è stato più facile entrare in sintonia con lui e con il narrato. 
Un altro paio di racconti mi sono piaciuti molto, così come una poesia. Già, perché all’interno della raccolta trovano spazio anche questo genere di composizioni. 
Penso di poter affermare, pur non sapendolo con certezza, che quest’antologia contenga opere molto distanti nel tempo, racconti che Gaiman ha estratto dal cassetto, alcuni dei quali risalenti probabilmente a quando era alle prime armi. Forse sbaglio, ma la qualità degli stessi mi pare molto disomogenea. Detto questo ho apprezzato molto il racconto “Come parlare con le ragazze alle feste” e sono ben deciso a scriverne una versione rivista e personalizzata. Molto evocativo. 
In complesso quindi, per chi non conoscesse questo splendido autore, consiglio di dirigersi direttamente verso il romanzo American Gods, a mio avviso su un altro livello. Per chi invece già conosce il genere di Gaiman e intende ampliare la propria conoscenza su questo scrittore di certo può investire un po’ del proprio tempo su questa raccolta. Qualcosa di buono salta fuori sicuramente, miti e leggende antiche ci sono, il magico che sconfina  nell’ordinario c’è, lo spazio per sognare pure, quindi può comunque valerne la pena, pur non trattandosi di un’antologia omogenea legata da un comune tema o filo narrativo. 


domenica 28 febbraio 2021

Recensione: Ghost hunters: Il villaggio maledetto di Dominik G. Cua [Rating 6] - recensione a cura di Peg Fly

 



Titolo: Ghost Hunters - Il villaggio maledetto (volume I°)


Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Dark fantasy paranormal

Target: Yong/adult

Rating: 6

Sinossi:
Una e-mail inviata da nessuno porta quattro giovani cacciatori di fantasmi a indagare sui segreti di un antico villaggio irlandese tormentato da una maledizione da oltre 500 anni, segreti celati all’interno di un bosco oscuro dal quale nessuno ha mai fatto ritorno.
Trama
Irlanda, anno 1450.
All’interno dei boschi del monte Carrantuohill, nella contea del Kerry, sorge un piccolo villaggio senza nome che conta poche centinaia di abitanti. La gente conduce una vita tranquilla e pacifica, del tutto ignara dell’esistenza di un oscuro segreto che si cela nelle profondità di una vecchia cripta in cui nessuno mette piede da innumerevoli anni. E quando tre giovani donne a conoscenza di tale segreto giungono alle porte del villaggio, cominciano a verificarsi strani avvenimenti: la notte porta con sé fitti manti di nebbia al cui interno si muovono ombre sinistre, gli animali del bosco spariscono nel nulla e la gente inizia a morire nei modi più spaventosi e incomprensibili, tanto da far sospettare che il villaggio sia caduto vittima della stregoneria.
Chi sono quelle donne? E cosa si nasconde all’interno della cripta?


Recensione:
Il romanzo che ho recensito è il primo volume di un Dark Fantasy scritto dall’autore Dominik G. Cua.
La trama di “Ghost Hunters - Il villaggio maledetto” si svolge su due dimensioni diverse, la prima storia viene presentata nell’anno 1450 in un villaggio irlandese dove fanno l’apparizione tre streghe e a cui subito dopo seguiranno vicende che porteranno le stesse a gettare una maledizione sul villaggio. La seconda parte si svolge nel qui e ora. Un gruppo di cacciatori di fantasmi (Ghost Hunter) si recano al villaggio per indagare e infine risolvere il mistero. 
Quello che scopriranno non piacerà affatto loro, ma ormai ci sono dentro e devono continuare la loro missione. 
La trama segue un percorso articolato ma ben delineato, grazie all’intreccio delle disavventure descritte. 
Per la prima volta, devo ammettere che non è stato facile recensire un romanzo di questo genere, anche se sono avvezza alla lettura dei vari generi letterari tra cui il dark/paranormal. Perché vi chiederete?
Semplice da spiegare: perché non è facile seguire i continui sbalzi temporali o Flashback tra il passato, il 1400 e la narrazione contemporanea. A volte, proprio per questo il lettore potrebbe perdersi tra i meandri della narrazione suddetta, così come potrebbe perdersi l’autore. Cosa che in fondo è successa in alcuni passaggi. Incongruenze che non mi hanno del tutto convinta al cento per cento della validità della narrazione. Troppi facili passaggi poco spiegati. 
Ad esempio: Perché c’è qualcuno pronto ad aiutare le persone del villaggio senza però prometter loro alcun spostamento materiale quando stavano morendo di fame mentre questo personaggio poteva benissimo permetterselo? Una spiegazione logica l’autore avrebbe dovuto inserirla.
Ma non voglio elencare quei passaggi incongruenzali del testo, non servirebbe al lettore e nemmeno all’autore, il quale credo sia in grado di capirlo da solo e porvi rimedio.
Se devo dirla tutto, ammetto, che leggendo l’incipit non mi ha dato l’impressione di avere davanti una storia da continuare la lettura. Sinceramente avrei voluto mollare, soprattutto per alcuni dialoghi puerili e ripetizioni, che se fossero state eliminate, avrebbe reso più fluida la lettura. 
A Parte la similitudine tra Blade e Black, ci sono riferimenti a film horror che sicuramente non sono ben accetti da alcuni lettori compresa la sottoscritta. Si tratta comunque di opinioni personali, niente di più.
«Oh, porca miseria...» disse Blake, sospirando e portandosi una mano sulla fronte. «Mi rifiuto di assistere alla scena.» videro la piccola figura di una bambina rivolta verso il muro: piangeva. «Blake...» sussurrò Ashling, preoccupata.
Tenendo ben salda la presa sull’asse, Allan corse verso quella bambina, la quale non fece in tempo a voltarsi, mostrare loro il viso scarno e spaventoso e lanciare un freddo urlo contro i ragazzi che si vide arrivare un colpo furioso in testa, che la fece sparire davanti agli occhi scioccati dei presenti. 
«Che c’è?» chiese Allan, voltandosi soddisfatto e vedendo le loro espressioni. «Ho visto abbastanza film horror da sapere che se c’è una bambina che piange nell’angolo buio di una stanza inquietante, devi prenderla a mazzate.»
Ripetizioni di verbi, che a mio avviso potevano essere cambiati con sinonimi e, soprattutto, sono i continui pensieri ribaditi più volte che danno un certo fastidio alla lettura.   
Ora vorrei passare agli aspetti positivi di questo fantasy, ossia, l’ambientazione ben descritta, le varie descrizioni dei luoghi dove si muovono i personaggi e si svolgono le azioni, tanto che il lettore riesce a essere coinvolto all’interno di esse. 
Per quanto riguarda la parte misteriosa, la suspense ci sta tutta fino alla parola fine. E ti prende togliendoti il respiro. Mi è piaciuto molto anche l’ironia che tinge di tinte divertenti alcuni passaggi e dialoghi. 
Sono propensa, sempre, a invogliare i giovani autori a scrivere, nel bene e nel male, perché scrivere fa parte della nostra esistenza, di tutti coloro che amano comunicare ciò che hanno dentro, e se lo fanno con la scrittura, in qualsiasi forma essa si esprima, ben vengano storie come questa.
Voto 6