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domenica 13 dicembre 2020

Recensione: La grande casa bianca di Maurizio Gramolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo

 




Titolo: La Grande Casa Bianca



Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Paranormale

Prezzo: Euro 4,19 ebook, Euro 15,30 copertina flessibile

Sinossi: 
Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell'epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un'antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata. Dall'era degli etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti. Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco. Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela. "Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte".


Recensione:
“Chi crede solo in ciò che vede rischia di schiantarsi contro l’invisibile” è una delle frasi dell’esergo di questo libro. L’ho già scritto in un’altra recensione, gli eserghi mi attirano, sono la chiave da infilare nella serratura che apre la porta sul mondo segreto dell’autore, quello che neanche lui talvolta conosce e riconosce. Nel caso di Maurizio Gramolini la porta è quella della grande casa bianca del titolo: non solo luogo di villeggiatura della famiglia di Alberto, il protagonista, ma soprattutto universo di emozioni, affetti, ricordi e leggende che si amalgamano e si scompongono in un caleidoscopio in movimento continuo di “realismo magico” che tanto riporta alla memoria i temi cari a Marquez e a Borges: il visibile e l’invisibile. Passato e presente, presenze oscure, antiche profezie e la limpida forza dell’amore sono gli ingredienti alchemici della miscela lisergica che trascina i personaggi e il lettore lungo i bordi dell’abisso della predestinazione e del libero arbitrio, annullando i confini fra sogno e realtà, fra raziocinio e istinto.
Le tende candide delle ampie finestre della grande casa bianca si muovono incessanti e silenziose al vento profumato che arriva dal Tirreno, e par quasi di vederle queste mute coreute, a loro modo accompagnatrici delle vicende che si susseguono incalzanti come le onde del mare lontano. Hanno il ritmo della narrazione stessa, scandita dal preciso metronomo di un’accurata costruzione della storia che non consente indugi né disattenzioni. 
Gramolini suona la chitarra in una rock band per passione e trasferisce ritmo e musicalità alle parole, sia nella dolcezza di certe descrizioni di rapporti famigliari, sia nella sanguinosità e crudezza di riti riaffioranti dalla memoria collettiva di tutti i personaggi del romanzo. 
Non credo che l’autore abbia voluto parlare dell’eterno conflitto fra Bene e Male in transito continuo nello spazio/tempo, sarebbe banale. Credo abbia avuto l’obiettivo (centrato appieno) di raccontare proprio come il Bene e il Male coesistano indissolubili dentro e intorno a noi per aiutarci a scoprire come diventare quello che il destino ci chiama ad essere. 
L’Etruria moderna, con le spiagge modaiole a contrasto con il passato misterioso e suggestivo è il palcoscenico ideale per questa rappresentazione di grande sacralità esoterica. Crederci o meno è un atto di fede, sta al lettore decidere in quale settore della platea sedersi.
Non ho parlato della trama e l’ho fatto apposta. Al di là di quella facile da individuare e da seguire, se ne dipanano molte altre, complesse nella loro semplicità, che portano verso narrazioni interiori e che lascio da scoprire alla sensibilità di chi legge.
In tanta seducente alchimia purtroppo una nota stonata, di quelle che da sempre mi fanno inalberare: possibile che un editore che si definisce tale non abbia la professionalità di consigliare un suo autore per aiutarlo a migliorare la veste tipografica? Passi qualche refuso e qualche ripetizione – errori veniali che comunque nella versione digitale possono essere corretti senza problemi e le scuse per non farlo sono patetiche – ma certe licenze grafiche sotterriamole sotto badilate di calce viva, dimentichiamole e facciamo finta che non siamo mai esistite. Per il bene del testo, dello scrittore e del lettore.
Rating: 7,5 (il mezzo punto in meno è rimasto impigliato nella coscienza dell’editore).

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