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mercoledì 30 dicembre 2020

Disfida nr. 129: Fuoco sotto la terra di Giulia Esse VS R. F. Kuang

 



Titolo opera: Fuoco sotto la terra

Autore: Giulia Esse

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: ebook e cartaceo

Genere: Fantasy orientale

Prezzo: Ebook 2,99; Cartaceo 9,99.

Sinossi: 
Dopo la misteriosa morte di suo padre, Yoon-ah viene eletta generale dell'esercito. Per salvare il regno di Nadong da una terribile profezia, Yoon-ah è costretta a inghiottire l'orgoglio e perdere la battaglia: il suo destino è essere trascinata in catene nel regno nemico, dove sarà prigioniera di Kang-jo, lo stratega dal cuore di ghiaccio. 

Lui è l'acqua, lei il fuoco. Entrambi sanno che la guerra non è mai finita: il gioco di seduzione che si instaura tra loro è un nuovo campo di battaglia. Sola in una terra straniera, odiata dai suoi soldati, Yoon-ah ha come unico alleato l'astuto Namgil, principe in ostaggio e sua vecchia conoscenza. Lavorando nell'ombra, i due possono ancora risollevare le sorti del loro regno. L'inganno lega Yoon-ah allo stratega. La lealtà la unisce al principe. La scelta, però, è vicina: sacrificherà se stessa o i propri ideali?


Note/commenti/finalità dell'Autore: 
I generi che prediligo solitamente sono il romanzo storico e lo steampunk ma negli ultimi anni mi sono cimentata nel fantasy orientale, creando un filone di storie ispirate alla cultura coreana e cinese. Sono convinta che ogni cultura fornisca ottimi spunti per la creazione di un mondo fantasy. Il medioevo europeo si trova nella maggior parte degli high fantasy, con dinamiche ben precise, mentre la cultura orientale offre dinamiche a mio parere nuove e fresche, dando spunti sempre interessanti. Per questo ho deciso di intraprendere questo percorso, nella speranza di portare anche qualcosa di diverso.

BIG da sfidare: 


La guerra dei papaveri di R. F. Kuang - Link Acquisto Amazon




domenica 27 dicembre 2020

Recensione: Azael - Le origini di Antonio Venezia [Rating 7] - recensione a cura di Dada Montarolo

 




Titolo: Azael – Le origini

Autore: Antonio Venezia

Editore: Il Seme Bianco

Collana: Ranuncolo

Genere: fantasy

Formato: cartaceo

Prezzo: € 15,10

Sinossi:

Azael è un demone mezzosangue che si guadagna da vivere uccidendo mostri e creature infide per conto di vari signorotti e re. Durante le sue missioni si imbatte in pittoreschi personaggi che esaltano il suo ego e fanno affiorare in lui ricordi di tempi passati. Si ritroverà, suo malgrado, a dover combattere contro la sua stirpe per salvare i regni settentrionali dai temibili demoni reali.

Recensione:

Di solito siamo abituati a considerare i demoni come creature perfide, crudeli e mosse da istinti distruttivi. Li troviamo antipatici fin dalla loro prima apparizione in un romanzo o in un racconto e da lì, salvo rari casi eccezionali, non ci schiodiamo più fino all’ultima parola. Questo non succede con Azael, il protagonista del romanzo omonimo – primo di un serie, mi è sembrato di capire dal sottotitolo “Le Origini” – di Antonio Venezia. 

Fin dalle prime pagine intuiamo che non è un demone qualunque e che a sua volta porta dentro di sé altri demoni, se mi passate il gioco di parole, che lo tormentano dilaniando ciò che, se fosse umano, chiameremmo coscienza. In verità Azael è un mezzosangue, mezzo demone e mezzo uomo e di entrambi ha preso la parte non peggiore o migliore ma quella più vulnerabile. Da sempre oscilla fra il desiderio istintivo di aiutare i deboli e i sopraffatti e quello di nutrirsi dell’essenza stessa dell’umanità, intrappolando e poi consumando le anime delle sue vittime in una sorta di cannibalismo che lui stesso si illude sia purificatore. Si aggira in un mondo barbaro dove rivalità, guerre e contrasti sono le costanti, mettendo la sua abilità di combattente al servizio mercenario di chi vuole qualcosa e allo stesso tempo si tiene il diritto di decidere se l’impresa per cui viene ingaggiato è giusta e merita di essere accettata o meno. Di contro, non esita a infilarsi in situazioni, talvolta disperate, di salvataggio senza chiedere nulla in cambio. 

Bellissimo e tormentato ama, inganna e a sua volta viene ingannato: tutto gli sfugge e lo fugge e a poco valgono gli aiuti, i consigli dell’amico e alchimista Zakath nella cerca di una pace che non è nel suo destino. Perché proprio nella nascita di Azael si nasconde un segreto e come gli ricorda la maga Meralia “Il destino è un segreto che ognuno di noi si porta dentro, consapevole che prima o poi dovrà farci i conti”.

L’autore melfitano ha creato un personaggio complesso, dai tratti caratteriali contorti che sarebbero piaciuti a Egon Schiele per uno dei suoi ritratti. Crudele eppure generoso, Azael è in perenne conflitto con se stesso e imprigionato nella dualità quasi amletiana, in una non-identità che lo rende smarrito e gli impedisce di scegliere la propria via. Cosa che probabilmente avverrà nel sequel del lavoro. Per ora è un eroe incompiuto che si aggira in un labirinto di specchi deformanti, un diamante grezzo in attesa di essere sfaccettato.

Lo stile è abbastanza sciolto e vivace, penalizzato purtroppo da una manciatina di refusi, un po’ di confusione nella punteggiatura, qualche incongruenza nella narrazione (magari voluta, come la partita a poker, decisamente fuori contesto e comunque ardita nella collocazione, anche perché non supportata da altre situazioni atipiche per l’ambientazione) ma nel complesso un buon lavoro, retto soprattutto da una trama che acchiappa e fa desiderare di conoscere come andrà a finire.

Rating:7.

Dada Montarolo

venerdì 25 dicembre 2020

Buone feste, letture e riflessioni

 



Avevo altro in mente per questo appuntamento di auguri e scambi virtuali di brindisi e abbracci, ma dopo l'esperienza del cenone della Vigila forzatamente concluso per permettere ai parenti di rispettare il corpi fuoco delle 22.00 e togliere i balocchi appena ricevuti ai pargoli, per agevolarli all'uscita tra pianti e domande sacrosante, non ne ho le forze, né la voglia. Ma è solo l'ultima delle regole deliranti alle quali assistiamo colpevolmente in silenzio. Voglio ricordare che i centri commerciali sono aperti h24 mentre le fiere del libro sono soppresse fino a data da definirsi, anche quando avvengono all'aria aperta. Quindi l'unico augurio che posso fare, in quest'alba che vide la nascita di Gesù, è che queste festività ci portino il tempo per riflettere e trovare la forza di agire.

mercoledì 23 dicembre 2020

Recensione: La città & la città di China Miéville

 




Sinossi:
Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell'Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Un'anomalia spazio-temporale, un capriccio tecnologico, un errore nella creazione, una scissione a un certo punto della storia? Tutto questo, o forse no. Per un cittadino dell'una il più grave reato è quello di vedere un cittadino dell'altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a non-vedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all'altra città, e poi oltre, in un'altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che forse le trascende entrambe.


Recensione:

Quando si prende in mano un romanzo di China Miéville lo si fa per il desiderio di trovare qualcosa di nuovo, qualcosa di bizzarro, e anche questa volta, con La città & la città, il nostro campione del new weird non si smentisce. 

Ammetto di averci messo parecchie pagine a calarmi in questa realtà fatta di due città che condividono il medesimo spazio fisico. Attenzione, a dividerle non c’è un muro di Berlino qualsiasi, ma la sola convinzione condivisa di trovarsi in due luoghi distinti, sorretta da una ridda di regole che obbligano gli abitanti dell’una a “disvedere” ciò che avviene nell’altra, e viceversa. Avete capito bene. Si cammina per strada e al vostro fianco potrebbe esserci un cittadino dell'alta città, nella sua città, e voi dovreste far finta di non vederlo, proseguendo per la vostra strada, nella vostra città. Spazi condivisi, regole diverse, mondi diversi. A vigilare su tutto, con occhio attento e braccio forte, c’è appunto la Vigilanza, uomini senza volto, ma dai poteri che appaiono illimitati e dalle decisioni presumibilmente infallibili. 

In Perdido Street Station, Miéville mi aveva convinto in quanto ad originalità e trama, tuttavia mi era risultato piuttosto prolisso. In questo romanzo invece tutto scorre più rapido e piacevole. Una volta calati in questa realtà all’apparenza assurda, risulterà del tutto piacevole indagare i retroscena e i sottesi psicologico-sociali che essa comporta. Una sorta di poliziesco distopico molto ben caratterizzato, in un ambiente ricostruito con maestria. Il protagonista è il classico stereotipo del detective duro e puro, ma riesce a conquistare nel corso della narrazione anche se non viene approfondito particolarmente il suo di aspetto psicologico. L’analisi dell’autore è tutta rivolta all’esterno, alle istituzioni e alle situazioni di questo micromondo diviso e condiviso e anche l’attenzione del lettore è risucchiata in questa realtà. Nel mio caso è riuscito a coinvolgermi, non sono certo possa funzionare con tutti, quindi a livello di consiglio non saprei che dire. Qualche pennellata di mistero e qualche inseguimento a cavallo fra le due città sovrapposte sono quello che Miéville ha da offrirvi in quest’opera. Niente razze bizzarre e poteri sovrannaturali alla Perdido Street Station, vi avviso, siamo su un altro mondo, con le sue regole bislacche, ma molto più simile alla realtà quotidiana che sperimentiamo tutti i giorni. Forse anche più di quanto possa apparire a prima vista...

Andrea Zanotti

domenica 20 dicembre 2020

Recensione: Lo Skryun di Vincenzo Valenti [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo: Lo Skryun: un altro giro di ruota

Autore: Vincenzo Valenti

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Fantasy, weird

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 8,99 copertina flessibile

Sinossi: 

La guerra tra elfi e nani infuria ormai da innumerevoli inverni. Ai fratelli Doerwer e Marx Aarvo, carristi dell'esercito imperiale nanico, viene assegnata una missione avvolta nel mistero: risalire in superficie con il loro Corazzato e raggiungere una zona di scarsa importanza strategica, non lontana dal confine con le Steppe Brune, il territorio di caccia degli orchi. Cosa nasconde quel remoto lembo di terra all'ombra delle Montagne Discarica? Ha forse qualcosa a che fare con il Sole Morto che da sempre incombe sul Sole Vivo?

Recensione:

Lo Skryun di Vincenzo Valenti è una saga di fantasy alternativo, come avremo modo di capire, della quale Un altro giro di ruota costituisce il primo episodio. Questo è il limite maggiore del testo in effetti, poiché si tratta in effetti di una introduzione all’universo immaginato dall’autore e poco più. Non parlerei infatti di romanzo vero e proprio, quanto di novella. Un tascabile di quasi 140 pagine scritte con un font molto grande, cosa peraltro che posso anche apprezzare, date le diotrie che mi mancano. Fatta questa doverosa precisazione, indispensabile per non tradire le aspettative dei potenziali lettori, la storia non è affatto male. 

Il mondo immaginato da Valenti brilla per originalità e lascia molto ben sperare per il seguito. D’altro canto la sinossi ci aveva messi in guardia, così come il layout e la grafica di copertina. Breve inciso sull’oggetto libro in sé. Come detto si tratta di un formato tascabile, con una copertina del tutto “straniante”, soprattutto per chi è abituato a pegasi volanti e maghi con mantelli svolazzanti. Io l’ho trovata molto gradevole nelle sue geometrie precise e i rimandi alla simbologia massonica. Anche il contenuto è ben curato, pochi refusi e chiarezza nella breve esposizione della struttura dell’opera. Tutto ben fatto e professionale. 

Per tornare al contenuto, siamo al cospetto di un fantasy con le sue razze classiche, ma reinterpretato, per fortuna aggiungo io, in modo del tutto personale. I protagonisti, due fratelli nani, uno dei quali porta l’impegnativo nome di Marx, sono due carristi dell’impero formato da questa razza, all’interno del quale i soldati si chiamano fra loro compagni… capite bene che l’ambientazione suona bizzarra al punto giusto, soprattutto perché supportata da una scenografia che sa molto di mondo post-apocalittico, con ampi territori destinati a discariche e catene montuose costituite da rifiuti di ogni risma. Anche gli elfi si allontanano dai canoni classici mantenendo in pratica solo le odiate/amate orecchie a punta. Volano su alianti che fanno dell’unione fra magia e tecnica il loro segreto, nonché arma migliore. Sono muti e parlano solo con la forza del pensiero. Hanno strane appendici simili a proboscidi e non vado oltre per non rovinarvi il fascino della scoperta. 

La prosa del Valenti è buona e fa della semplicità un marchio di fabbrica. Una semplicità non certo banale, con l’utilizzo appropriato della terminologia tecnica quando occorre, ad esempio nella descrizione dei marchingegni bellici nanici, aumentando notevolmente lo spessore e la credibilità delle sua opera narrativa. La trama si avvale di numerosi flashback, utili per la caratterizzazione dei protagonisti, pur mantenendosi del tutto lineare e ben gestibile. Purtroppo la brevità del testo non ci consente di approfondire più di tanto la vicenda, troncando il finale con l’accetta come si può tranquillamente dire in senso figurativo. Insomma, i presupposti per una bella saga ci sono tutti, staremo a vedere come riuscirà a portarla avanti l’autore, anche dal punto di vista della cadenza delle uscite dei volumi successivi. 

Al momento il mio voto è un bel 7 pieno, in attesa di conferme. Un testo che mi sento di consigliare agli amanti del popolo dei nani e a tutti coloro che amano letture rapide e “in serie”.

Andrea Zanotti

venerdì 18 dicembre 2020

Disfida nr. 128: La fila di Simone Perazzone VS Franz Kafka

 



Titolo opera: La fila


Editore: Pubblicazione indipendente

Formato: Strano. Pdf su telegram o drive, oppure qui (sito malgrado le mosche)

Genere: Fantascienza

Prezzo: Gratis

Sinossi: 
C'è una lunga fila di persone. Si chiamano Camminanti, trasportano carichi. Carichi inutili.
Li portano alle Navate, dove verranno valutati dai Cassieri. Se sono fortunati, i loro carichi verranno esposti sull'arcata delle navate e otterranno dei bonus per comprarsi la Pappa. Altrimenti otterranno solo lo scherno dei compagni e l'indifferenza della Mente.

Un giorno, lungo la strada del ritorno, Erik scompare dalla fila. Il suo Dietro, un tipo nuovo che prima faceva il Soldato, è costretto a mettersi sulle sue tracce. Così dice il protocollo. Ma scoprirà che ci sono tante altre cose che il protocollo non dice...

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
La fila è un racconto di fantascienza in 12 brevi capitoli, diffuso gratuitamente tramite un canale Telegram. L'intento è quello di proporre un'onesta lettura da bagno, un feuilleton a puntate progettato per essere letto da smartphone. 
Si tratta di un progetto indipendente, senza fini di lucro e libero da copyright. Se vi piace, e vi va di aiutarmi a diffonderlo, sentitevi liberi di condividere i link con qualsiasi mezzo e qualsiasi persona o gruppo.

BIG da sfidare:

 Franz Kafka - La Metamorfosi - Link Acquisto Amazon



mercoledì 16 dicembre 2020

Recensione: Dannati di Glenn Cooper

 




SINOSSI:

Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all'atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l'eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia - tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra - sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è "vivo", ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e... in un attimo è stato catapultato nel mondo chiamato Oltre. E ora deve affrontare il male assoluto per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati...


RECENSIONE:

Io ancora ci caso alle volte. Questo giro è il turno di Dannati di Glenn Cooper. Leggere un best seller moderno, sperando di trovare qualcosa di originale è proprio fuori luogo. 

Ok, l’idea dell’inferno così strutturato è carina, ma tutta la realizzazione della seguente trama è piuttosto monotona. Nonostante si tirino in ballo un sacco di personaggi storici, dal Caravaggio a Himmler, da Stalin a Robespierre e Garibaldi, il nocciolo del racconto rimane quello di una sorta di risiko, a blando contenuto strategico, giocato sul tabellone della terra-inferno. A parte le celle di putrefazione, nessuna chicca e trovata particolare capace di arricchire la vicenda. Insomma, una mezza delusione.

Anche la prosa dell’autore non ci regala particolari slanci, rimanendo piatta e lineare e dal ritmo cadenzato e costante. Intendiamoci, Dannati non è un brutto libro, si lascia leggere, la storia scorre liscia senza incappare in ostacoli, ma per la mole di pagine di cui è costituita poteva di certo regalare qualche approfondimento maggiore. Ci troviamo innanzi a un sacco di big della storia, ma nessuno di essi viene valorizzato a dovere. Certo, non sono loro i protagonisti, ma dato il loro lignaggio avrebbero meritato una maggiore considerazione. Non è sufficiente sparare il nome per caratterizzare la figura storica. Ad ogni modo un romanzo che può andar bene per chi legge un paio di libri l’anno, giusto per portarselo in spiaggia, senza dover neppure accendere il cervello, lasciando che le pagine scorrano in modo naturale (e anestetizzante) come le onde della risacca. Personalmente non è riuscito a convincermi a proseguire nella lettura dei rimanenti tomi della trilogia.


Andrea Zanotti

domenica 13 dicembre 2020

Recensione: La grande casa bianca di Maurizio Gramolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo

 




Titolo: La Grande Casa Bianca



Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Paranormale

Prezzo: Euro 4,19 ebook, Euro 15,30 copertina flessibile

Sinossi: 
Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell'epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un'antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata. Dall'era degli etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti. Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco. Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela. "Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte".


Recensione:
“Chi crede solo in ciò che vede rischia di schiantarsi contro l’invisibile” è una delle frasi dell’esergo di questo libro. L’ho già scritto in un’altra recensione, gli eserghi mi attirano, sono la chiave da infilare nella serratura che apre la porta sul mondo segreto dell’autore, quello che neanche lui talvolta conosce e riconosce. Nel caso di Maurizio Gramolini la porta è quella della grande casa bianca del titolo: non solo luogo di villeggiatura della famiglia di Alberto, il protagonista, ma soprattutto universo di emozioni, affetti, ricordi e leggende che si amalgamano e si scompongono in un caleidoscopio in movimento continuo di “realismo magico” che tanto riporta alla memoria i temi cari a Marquez e a Borges: il visibile e l’invisibile. Passato e presente, presenze oscure, antiche profezie e la limpida forza dell’amore sono gli ingredienti alchemici della miscela lisergica che trascina i personaggi e il lettore lungo i bordi dell’abisso della predestinazione e del libero arbitrio, annullando i confini fra sogno e realtà, fra raziocinio e istinto.
Le tende candide delle ampie finestre della grande casa bianca si muovono incessanti e silenziose al vento profumato che arriva dal Tirreno, e par quasi di vederle queste mute coreute, a loro modo accompagnatrici delle vicende che si susseguono incalzanti come le onde del mare lontano. Hanno il ritmo della narrazione stessa, scandita dal preciso metronomo di un’accurata costruzione della storia che non consente indugi né disattenzioni. 
Gramolini suona la chitarra in una rock band per passione e trasferisce ritmo e musicalità alle parole, sia nella dolcezza di certe descrizioni di rapporti famigliari, sia nella sanguinosità e crudezza di riti riaffioranti dalla memoria collettiva di tutti i personaggi del romanzo. 
Non credo che l’autore abbia voluto parlare dell’eterno conflitto fra Bene e Male in transito continuo nello spazio/tempo, sarebbe banale. Credo abbia avuto l’obiettivo (centrato appieno) di raccontare proprio come il Bene e il Male coesistano indissolubili dentro e intorno a noi per aiutarci a scoprire come diventare quello che il destino ci chiama ad essere. 
L’Etruria moderna, con le spiagge modaiole a contrasto con il passato misterioso e suggestivo è il palcoscenico ideale per questa rappresentazione di grande sacralità esoterica. Crederci o meno è un atto di fede, sta al lettore decidere in quale settore della platea sedersi.
Non ho parlato della trama e l’ho fatto apposta. Al di là di quella facile da individuare e da seguire, se ne dipanano molte altre, complesse nella loro semplicità, che portano verso narrazioni interiori e che lascio da scoprire alla sensibilità di chi legge.
In tanta seducente alchimia purtroppo una nota stonata, di quelle che da sempre mi fanno inalberare: possibile che un editore che si definisce tale non abbia la professionalità di consigliare un suo autore per aiutarlo a migliorare la veste tipografica? Passi qualche refuso e qualche ripetizione – errori veniali che comunque nella versione digitale possono essere corretti senza problemi e le scuse per non farlo sono patetiche – ma certe licenze grafiche sotterriamole sotto badilate di calce viva, dimentichiamole e facciamo finta che non siamo mai esistite. Per il bene del testo, dello scrittore e del lettore.
Rating: 7,5 (il mezzo punto in meno è rimasto impigliato nella coscienza dell’editore).

venerdì 11 dicembre 2020

Disfida nr. 127: Fantasmi a Portogreco di Andrea Andorivìr VS Stephen King



Titolo opera: Fantasmi a Portogreco

Autore: Andrea Andorivìr

Editore: Nulla Die

Formato: ebook e cartaceo

Genere: avventura/mistero

Prezzo: 12 €




Sinossi: 

Una strana processione di luci appare in mare aperto e finisce nella Grotta dei Morti, dove è sepolta la "madre più antica del mondo". Tre ragazzi partono all'avventura: un'aspirante archeologa, un inventore pasticcione e un ristoratore innamorato della propria terra e dell'archeologa. Riusciranno a dimostrare che i fantasmi esistono?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 

Avventura e amicizia, archeologia e mistero, amore per la propria terra che si sta spopolando, rapporto nonno/nipote, maternità - questi sono i temi a base dell'intreccio.

BIG da sfidare: 

Goonies, The Corpse/Stand by me (Stephen King)



    


mercoledì 9 dicembre 2020

Recensione: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

 




Sinossi:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.


Recensione:

L’Ombra del Vento di Carlos Ruiz Zafon è un romanzo con l’anima, questa è la prima cosa che mi è venuta in mente, non appena giunto all’ultima pagina. Non sono incline alla commozione ed ai sentimentalismi, ma quest’opera è stata capace di toccare pure un barbaro cinghialoso come il sottoscritto. 
Zafon mostra grande abilità, sotto ogni punto di vista. La trama è ben pianificata, con una giusta dose di mistero. Fili narrativi in grado in alcune occasioni di evocare il fascino di elementi soprannaturali, per poi rimanere invece ben ancorata alla realtà, che come spesso accade risulta foriera di mostri ben peggiori di quelli delle favole.
La vicenda dello scrittore maledetto e del mistero della sparizione dei suoi libri affascina tanto il protagonista del romanzo quanto il lettore, per il quale sarà pressoché impossibile accantonare il libro. 
E che dire dell’idea del cimitero dei libri? A me è piaciuta moltissimo. 
Anche gli attori della vicenda non sono da meno, così come lo è l’ambientazione, collocata nella Barcellona del periodo intercorrente fra le due guerre mondiali. E per finire, il personaggio di Fermìn Romero de Torres. Un capolavoro, capace di sorprendere in ogni occasione, essendo un condensato di saggezza e intuito animalesco, di sacro e profano in grado di incantare. Nonché di offrire un’infinità di spunti di riflessione. Delizioso. 
Ad ogni modo tutta la schiera dei protagonisti, principali e non, sono curati e dettagliati sin nei minimi particolari e riescono a conquistare per consistenza reale e tangibile. 
Questo mix di elementi vincenti è accompagnato da un carico di sentimenti importanti, che vanno dall’amore giovanile al bisogno viscerale di vendetta e all’arrivismo mosso da diaboliche pulsioni.
Un bestseller che a mio parere merita il successo che ha ottenuto, e non è cosa scontata da dirsi.  
 Un libro da consigliarsi senza esclusioni di sorta.


domenica 6 dicembre 2020

Recensione: Chiudo gli occhi di Floriana Naso [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 




Opera: Chiudo gli occhi


Genere: Thriller


Target: adult

Prezzo: Euro 13 cartaceo

Rating: 7

Sinossi:
Una famiglia come tante, appartenente al ceto medio che quasi non esiste più. Due sorelle molto diverse. Un incontro che cambierà la vita di tutti. Questi gli ingredienti fondamentali di una storia che si dipana tra la comedy romance e lo psico-thriller, in stile squisitamente italiano. Siamo nella periferia torinese, la famiglia di Giulia vive la crisi economica come la maggior parte delle famiglie medie italiane, negli ultimi dieci anni. Giulia, una ragazza come tante, sta per laurearsi in psicologia per accontentare i genitori, mentre sogna di lanciare una linea di alta moda. Nella sua vita, inatteso e improvviso, arriva Giorgio: giovane, brillante, ricco e romantico. Il principe azzurro sembra essersi materializzato. Giulia scoprirà molto presto che non è così, e che il piano diabolico di Giorgio era farla innamorare per scopi ben diversi. Il finale, inaspettato e sconvolgente, lascerà i lettori senza parole.

Recensione:
Un romanzo ricco di sentimenti contrastanti: amore, odio, rivelazioni e menzogne da farti venire i brividi, la pelle d’oca. 
Un pot-pourri che si mescolano attraverso una trama coinvolgente e affascinante per la sua unicità, pur ambientandosi tra le mura domestiche. Una famiglia di ceto medio borghese che nasconde verità e identità soggiogate dall’egoismo, dalla violenza più pura e gratuita.  
Scorrendo tra le pagine di questo libro, mi sono posta tante domande, alle quali infine sono riuscita a darmi alcune risposte. 
Quanta violenza e meschinità possono risedere nell’animo di un essere umano? Tanta. Comportamenti potrei affermare con certezza “bipolari” che irrompono e stravolgono la quiete della protagonista in balia di una devastante brutalità, compreso lo stupro di un uomo che doveva invece proteggerla e amarla. 
Lo stile narrativo dell’autrice balza e rimbalza tra vero e noir, e lo fa quasi in silenzio, in punta di piedi; tutte accortezze che riescono a caratterizzare nel profondo un romanzo fatto d’amore e di passione. 
Il finale è inaspettato, sconvolgente, e imprevedibile come richiede una buona narrazione di genere thriller. 
Lo stile dell’autrice, poi, si appoggia a passaggi e registri dinamici molto attuali, e connota l’uniformità in rispondenza al buon uso della lingua italiana molto ben vista dagli autori contemporanei. 
I personaggi sono ben descritti e dettagliati nei minimi particolari. Ma quello che conta per la protagonista, è saper fare le scelte giuste per non cadere nel baratro dell’incertezza, perché nella vita, spesso, nulla è come appare ai nostri occhi. 
Ho riscontrato qualche pecca in alcuni passaggi, ma come ripeto, è una storia che vale la pena di leggere.
Voto: sette


mercoledì 2 dicembre 2020

Disfida nr. 126: Il falco di Mirco Tondi VS Luis Sepulveda

 



Titolo opera: Il falco

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente 

Genere: narrativa per ragazzi

Prezzo: 2.99 Euro

Sinossi: 
Un giorno, quattro bambini vanno in un bosco e per divertirsi si mettono a raccogliere uova dai nidi di uccelli; l’avvicinarsi di un temporale li fa correre a casa, abbandonando il bottino appena trovato. Quello che per loro è stato un semplice e innocuo passatempo, per le uova sta per diventare qualcosa di molto pericoloso: senza la protezione e il calore dei propri genitori i piccoli all’interno del guscio rischiano di non crescere e venire alla luce.

Qualcuno però ha visto tutto e decide d’intervenire in loro aiuto: un falco, il più improbabile soccorritore tra gli uccelli, si prende cura di loro almeno fino a quando non ritroverà i genitori delle uova. Ma le sue ricerche non hanno successo e così non gli resta che continuare a occuparsi di loro. Il giorno della schiusa arriva e il falco si ritrova davanti sette piccoli, ognuno di una specie diversa.
Tra peripezie varie, gag divertenti e momenti di riflessione, gli otto si ritroveranno ad affrontare quella piccola grande avventura che è il crescere.

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Il falco  narra la piccola grande avventura che è il crescere e vede come protagonista un falco adulto che si prende cura di sette piccoli non suoi e neppure appartenenti alla sua specie. Se si vuole, può essere interpretata anche come una storia d’integrazione, dove essere diversi non è qualcosa da vedere con pregiudizi e diffidenza, ma qualcosa che serve per arricchirsi, da cui c’è da imparare.
Il falco non è nato per fare una critica a una società che diventa sempre più chiusa e aggressiva verso chi non è di una stessa etnia, eppure, se ci si pensa, fa anche questo.

BIG da sfidare: 


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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda, perché è un bellissimo racconto che parla di solidarietà.