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domenica 11 ottobre 2020

Recensione: Spaghetti western. Freak Show di Paolo Di Orazio [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo opera: Spaghetti western. Freak Show 

Autore: Paolo Di Orazio

Editore: Watson Edizioni

Genere: Horror, Fantawestern, Steampunk

Target: adult

Prezzo: Cartaceo Euro 15, ebook Euro 2,99

Rating: 7,5

Sinossi:

Nel cuore delle Marche di fine '800, nasce casualmente il Medical Show del dottor Branzini, chirurgo pioniere dell'ortopedia. I suoi trabiccoli e proto-protesi di molle, stecche e tiranti fanno scalpore presso le famiglie di pazienti che pagano profumatamente gli aggeggi correttivi che Branzini progetta e costruisce come un Leonardo dell'ingegneria protesica. Tra le colline fermane, nella sua villa adibita a laboratorio e nella sua clinica, il geniale medico cura e protegge i deformi ripudiati dalla società, o nati nei manicomi, che diventano la sua famiglia di mostri. Odiato e cacciato in esilio, Branzini emigra con la sua carovana speciale con l'intento di farne un'accademia scientifica itinerante. Naufragando nel mare di una New Orleans che già odia gli immigrati italiani, il medico showman miete successi e provoca disastri con la sua compagnia mutante sfidando pistole, risse, odio razziale, patiboli e caccia al mostro, incontrando un destino sfavorevole dal quale pensava di essere scappato.

Recensione:

Oggi recensisco un testo del tutto particolare, edito da Watson Edizioni. Si tratta di Spaghetti Western Freak Show di Paolo Di Orazio. É il primo lavoro dell’autore che assaporo. Nel corso degli anni tuttavia ho appreso alcune caratteristiche di questo artista eclettico (non solo scrittore ma anche pittore e musicista), solitamente dedito all’horror piuttosto spinto ed esplicito. In questo caso, trattandosi di un’ambientazione che strizza l’occhio al western ho colto l’occasione al volo per colmare la mia lacuna. 

Paolo Di Orazio si conferma sin dalle prime pagine un amante della scrittura ricercata, sfoggiando una prosa non certo adatta a tutti, soprattutto agli amanti della lirica semplice a tutti i costi. Chi applica come mantra questo credo può volgersi altrove… e perdere l’occasione per leggere qualcosa di originale e capace di dare spessore e profondità ad un’ambientazione che da sola merita il prezzo del prodotto. 

Il romanzo si regge principalmente sul fascino esercitato dalla rivisitazione della fine XIX secolo, trasposta con grande maestria dal Di Orazio con contaminazioni steampunk. Si parte dalle Marche per finire a New Orleans. Insomma di strada ne faremo parecchia. Descrizioni curate e focalizzate sul particolare, senza mai eccedere, che mostrano tutta la preparazione dell'autore, nonché la sua passione per l'età Vittoriana. Molto ben fatto e molto godibile. 

Calato in questo scenario sontuoso ci si presenta il protagonista assoluto, il dottor Branzini, chirurgo pioniere dell’ortopedia sperimentale e bizzarra, capo del Medical Show e mattatore indiscusso dell’opera, con il suo carattere straripante di devianze mentali e buoni sentimenti. Un'altalena di emozioni capace di destabilizzare il lettore e coinvolgerlo nelle vicissitudini in modo profondo.

Un personaggio costruito e realizzato alla perfezione, capace di stupire, di commuovere, di far infuriare, tutto in uno. Giù il cappello innanzi a una creatura che conquista e che fa passare in secondo piano la trama piuttosto lineare e priva di particolari slanci del romanzo. 

Per tornare a quanto si vocifera sull’autore, e per tranquillizzare gli amanti del genere: le scene prettamente horror ci sono tutte, toste ed esplicite, ma in questo caso l’orrore sta tanto nelle mattanze descritte (con la giusta perfidia), che nel constatare l’orrore insito nella razza umana, incapace di accettare il diverso. La capacita dell'autore di suscitare vero orrore e ripulsa è ammirevole. Alcune scene sono talmente perverse da risultare diaboliche. Mi hanno fatto molto riflettere, anche dal mio punto di vista di artigiano della scrittura, convincendomi che alle volte si possa e si debba osare di più.  

Una tiratina d’orecchie all’editor che lascia correre qualche ripetizione di “situazione livida” di troppo per non saltare all’occhio del lettore. Per quanto riguarda le rimanenti caratteristiche del "prodotto libro" nulla da eccepire, zero refusi, cover spettacolare, compresi gli interni, complimenti alla Watson.    

In sintesi quindi un romanzo che si legge in un lampo, ma che lascia il segno, non fosse altro per il Branzini, personaggio memorabile e degno di tornare alla ribalta delle cronache in qualche altro romanzo. Consigliatissimo.

Voto 7,5

Andrea Zanotti

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