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mercoledì 28 ottobre 2020

Recensione: Le montagne della follia di Howard P. Lovecraft

 




Sinossi:
"Artista geniale e spietato indagatore del lato oscuro dell'animo umano, Lovecraft è, insieme ad Edgar Allan Poe, il padre della narrativa gotica americana, uno degli autori più affascinanti di tutti i tempi. 'Le montagne della follia' è il suo romanzo più avventuroso, quello dove il genere dell'orrore trova nella dimensione psicologica il luogo da pervadere con un senso di inquietudine sottile e contagioso. Ambientato in Antartide, 'Le montagne della follia' racconta le gesta di una spedizione scientifica alle prese con reperti vecchi di milioni di anni; vestigia di un'antichissima civiltà, scomparsa da millenni, custodite da esseri che, giunti sulla Terra dalle profondità del Cosmo, sono tornati alla vita dopo un lungo periodo di ibernazione. Nel sottosuolo antartico, i protagonisti della vicenda vivranno una serie di avventure da incubo, eventi talmente terrorizzanti da spingere i membri della spedizione sull'orlo della pazzia. Lovecraft, mettendo in scena la sua originale visione del Cosmo, tesse una trama avvincente, catapultando il lettore in un mondo visionario e fantastico dominato dalla paura e dall'orrore." (dall'introduzione di Carlo Lucarelli)

Recensione:

 Dopo tanti anni ho deciso di rileggermi Le montagne della follia di Howard Phillips Lovecraft. Nel lungo periodo trascorso dalla prima lettura ad oggi il mio rapporto con il solitario di Providence è molto mutato. 
Ammetto che una ventina di anni fa gli scritti dell’autore non mi avevano impressionato più di tanto. Sono conscio di attirarmi non poche antipatie con questa confessione, posso però sperare di stemperarle affermando che nel frattempo ho cambiato decisamente opinione, riconoscendo all’autore il potere di aver influenzato un numero incalcolabile di scrittori, creando un immaginario sterminato e dal fascino irraggiungibile. 
Di Lovecraft adoro proprio la capacità di evocare ambientazioni, miti, credi e immagini dalla potenza dirompente. 
Per chi, come me, crede che la realtà sia composta da qualcosa che va ben oltre i miseri sensi umani, le mostruosità accompagnate spesso da un’indifferenza spietata verso l’uomo, evocate dall’autore non possono che risultare simboli archetipici maestosi e dirompenti, delle vere e proprie eggregore capaci di perpetuare se stesse nell’immaginario collettivo, di generazione in generazione, finendo con l’intrufolarsi in centinaia e centinaia di opere, o anche semplicemente influenzandole inconsciamente. 
Da scrittore me ne rendo conto perfettamente, e la loro potenza è spaventosa e al contempo affascinante. 
Ne Le montagne della follia, Lovecraft rimane fedele a se stesso, lasciando ampio spazio all’immaginazione del lettore, coinvolgendolo e calandolo in ambienti surreali, alieni, fatti dal riverbero di un sole accecante sul ghiaccio del polo sud, sui blocchi megalitici di città vuote, immani altari a divinità perdute, ma la cui presenza letale è sempre incombente, sempre a un passo dal manifestarsi nuovamente. 
La narrazione assume toni sempre più concitati, a mano a mano che l’ansia del narratore sfocia pericolosamente vicina al mare della follia in cui naufraga la spedizione nell’Antartide. Condizioni climatiche estreme e vette di ghiaccio talmente elevate che dovrebbero condurre direttamente al Paradiso, e che invece calano la spedizione nei meandri di un passato remoto e inspiegabile, fuori asse, così come finiscono fuori asse le menti dei componenti la spedizione, incapaci di concepire architetture così inclassificabili e scalene, e reperti inclassificabili al punto da non riuscire neppure ad attribuirli al regno animale o a quello vegetale. 
Che dire, un classico che non può mancare in nessuna biblioteca, anche se a mio avviso va letto conoscendo la cosmogonia caratteristica dell’autore per apprezzarlo appieno. 
Consigliatissimo.


domenica 25 ottobre 2020

Recensione: Claus : Disgrace of Blood di Andrea R. Ciaravella [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Disgrace of Blood 

Autore: Andrea R Ciaravella 

Genere: racconto Dark fantasy      

Target: young/adult

Prezzo: Euro 0,99

Casa editrice: Casta Editore 

Rating: 7

Sinossi:
Quanto sei disposto a sacrificare per il Cambiamento?
Una misteriosa valigetta dà inizio a una sequenza di eventi pronta a precipitare nella disgrazia.  Il disonore del sangue sta per abbattersi sugli ignari protagonisti, alla ricerca del leggendario Cavalca Confini, l’unico Runner in grado di dare inizio al Cambiamento.
Disgrace of blood è un episodio prequel di Claus, il romanzo Dark Fantasy edito da Casta Editore. Il primo tassello di un vasto universo narrativo. Lost Days è la saga composta da racconti brevi che esplorano i retroscena e i personaggi del nuovo romanzo fantasy di Andrea R. Ciaravella.

Il viaggio di un uomo svela le sorti di un mondo che ha incontrato il proprio destino. Anno 28
F.C. il dominio dei Signori delle Città è all’apice, alla guida dell’umanità hanno scongiurato il
rischio dell’estinzione e fondato il Regno protetto dall’ordine dei Runner. Claus e Free vivono
nascosti ai margini della società quando un misterioso incarico li riporta in America. Forze
oscure stanno muovendo le proprie pedine su una scacchiera ancora macchiata del sangue
versato.


Recensione:
Disgrace of blood è il prequel di Claus, un libro post apocalittico ambientato in Russia, a San Pietroburgo.
Nelle pagine del racconto, i diversi personaggi clou appaiono subito ben caratterizzati, affinché l’intreccio prosegua nel modo giusto.
Devo dire, che il racconto, ben articolato, mi ha da subito incuriosito. Le azioni, sin dalle prime pagine, si susseguono a ritmo incalzante, ma con le dovute pause che rendono armonica la narrazione. 
Disgrace of blood è il prequel di Claus, che purtroppo ancora non ho avuto il piacere di leggere, ma non mancherà sicuramente l’occasione.
Ritornando al racconto Disgrace of blood, la ritengo essere una storia che intriga, avvince e scaturisce nel lettore la voglia di scoprire se veramente i nostri eroi saranno in grado di ritrovare il personaggio misteriosamente scomparso.
Tuttavia, essendo un racconto breve, le vicende narrate lasciano l’amaro in bocca. Ossia, ci sarebbero dei passaggi che, se fossero stati sviluppati in maniera migliore e più articolata, lo avrei apprezzato molto di più e, oltretutto, poteva veramente risultare un “Capolavoro” con la C maiuscola. 
Chapeau allo stile ineccepibile dell’autore con il quale riesce a trascinarti nei meandri più bui e oscuri dell’esistenza umana, dove si muovono i demoni che confondono il confine tra bene e male.
Voglio spendere due parole anche riguardo alle ambientazioni, che reputo azzeccatissime, con le sue sfumature scure e impenetrabili che le contraddistinguono.
E credetemi, esprimere un concetto di tale genere in poche pagine e narrarlo poi con lo stile del Ciaravella, non è impresa delle più facili.
Voto 7

PegFly

giovedì 22 ottobre 2020

Recensione: Il libro delle meraviglie di Lord Dunsany

 



SINOSSI:

Due romanzi (La Figlia del Re degli Elfi e La maledizione del veggente) e due raccolte di racconti (Il Libro delle Meraviglie e Demoni, uomini e dèi), arricchiti da eleganti illustrazioni: questo volume permette di riscoprire un autore fantastico poco noto ma di grande suggestione, che lo stesso Lovecraft descrisse come «insuperabile nella magia di una prosa cristallina e musicale e nella creazione di mondi sgargianti e fantastici di iridescenti visioni esotiche».


RECENSIONE:

Ebbene sì, lo ammetto, non avevo mai letto nulla di Lord Dunsany. Capita, che vi posso dire, non starò certo qui a cercare qualche futile giustificazione. L’importante è che ora abbia colmato almeno in parte una delle mie moltissime lacune. Oggi vi parlo quindi de “Il libro delle meraviglie”, ossia un’antologia di racconti brevi, tutti dedicati al fantastico. In effetti si tratta di una vecchia edizione recuperata in biblioteca e non di quella nuova edita da Mondadori che raccoglie più opere.

Lord Dunsany ci sa fare con la fantasia e lo si capisce sin dai primi paragrafi del primo racconto. Ci si rende subito conto di quanto vera sia la sua affermazione “non scrivo mai sopra ciò che ho visto; scrivo sopra ciò che ho sognato”. 

Non servono infatti fraseggi particolarmente bizzarri e sofisticati per farci capire la familiarità dell’autore con i “mondi altri”. Pochi accenni, e molti sottintesi, ci portano dritti e diretti in universi paralleli, mondi lontani eppur reali, concreti e tangibili forse più del nostro presunto reale. 

E’ questione riservata ai grandi della letteratura a mio avviso, non certo qualcosa che si possa insegnare e/o imparare. Racconti brevi capaci di racchiudere mondi complessi, ricchi di fascino e popolati da personaggi al contempo semplici ed eroici nel perseguire i loro obbiettivi. Dunsany ci giuda in questo viaggio con maestria, alternando elegante ironia a una prosa lirica e ammaliante. 

Storie che non mancano di farci riflettere su temi importanti e attuali, sul valore stesso della “letteratura d’evasione” e della fantasia. Li ho trovati ricchi di fascino, nonostante come ben sapete, i racconti brevi non siano il mio genere d’opera prediletto. 

Una raccolta da leggersi tutta d’un fiato, lasciandosi cullare da tutto quello che ci attende appena oltre la soglia della sterile razionalità fine a se stessa. 

Consigliatissimo per ogni gusto e per ogni età. 

Andrea Zanotti

mercoledì 21 ottobre 2020

Disfida nr. 123: Il falco di Mirco Tondi VS Luis Sepulveda

 




• Titolo opera: Il falco

• Autore: Mirco Tondi

• Editore: Pubblicazione indipendente

• Genere: fantastico

• Prezzo: 2.99 Euro

• Sinossi: Un giorno, quattro bambini vanno in un bosco e per divertirsi si mettono a raccogliere uova dai nidi di uccelli; l’avvicinarsi di un temporale li fa correre a casa, abbandonando il bottino appena trovato. 


Quello che per loro è stato un semplice e innocuo passatempo, per le uova sta per diventare qualcosa di molto pericoloso: senza la protezione e il calore dei propri genitori i piccoli all’interno del guscio rischiano di non crescere e venire alla luce.
Qualcuno però ha visto tutto e decide d’intervenire in loro aiuto: un falco, il più improbabile soccorritore tra gli uccelli, si prende cura di loro almeno fino a quando non ritroverà i genitori delle uova. Ma le sue ricerche non hanno successo e così non gli resta che continuare a occuparsi di loro. Il giorno della schiusa arriva e il falco si ritrova davanti sette piccoli, ognuno di una specie diversa.
Tra peripezie varie, gag divertenti e momenti di riflessione, gli otto si ritroveranno ad affrontare quella piccola grande avventura che è il crescere.

• Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Il falco  narra la piccola grande avventura che è il crescere e vede come protagonista un falco adulto che si prende cura di sette piccoli non suoi e neppure appartenenti alla sua specie. Se si vuole, può essere interpretata anche come una storia d’integrazione, dove essere diversi non è qualcosa da vedere con pregiudizi e diffidenza, ma qualcosa che serve per arricchirsi, da cui c’è da imparare.
Il falco non è nato per fare una critica a una società che diventa sempre più chiusa e aggressiva verso chi non è di una stessa etnia, eppure, se ci si pensa, fa anche questo.

• BIG da sfidare: 



Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda, perché è un bellissimo racconto che parla di solidarietà.




domenica 18 ottobre 2020

Recensione: Voodoo di Andrea Zanotti [Rating 7,5] - recensione a cura di Fantom Caligo

 



Titolo: Vodoo


Editore: DZ Edizioni

Genere: Fantasy Paranormale/Horror (bangsian fantasy)

Prezzo: Ebook Euro 2,99, cartaceo Euro 14,90 

Rating: 7,5

Età: 14 in su

Sinossi: 
Come ci è finito in quel saloon, e perché quel bruto col cappellaccio da cowboy lo sta aggredendo? Davide non ricorda nulla, né ha il tempo per rifletterci. Certo il cielo grigio nel quale brillano costellazioni rosse sangue non promette nulla di buono.
Possibile che quel luogo alieno sia realmente l’oltretomba, un dannato purgatorio-western, così come gli vogliono far credere i bizzarri componenti del gruppo capeggiato dallo stregone voodoo che lo salvano dalle grinfie del suo aguzzino?
Un macumbeiro al soldo di un Dio avvolto dall’anonimato, che gli promette, niente meno, di poter tornare alla sua vecchia vita e dai propri cari.
Ogni atto magico però necessita di adeguate offerte di sangue, e Davide lo scoprirà a proprie spese, trovandosi innanzi a scelte che determineranno il futuro della sua stessa anima.

Recensione:
Per chi non lo sapesse i bangsian fantasy sono quelli ambientati in tutto o in parte nell’aldilà e sono una sottocategoria particolare del Paranormal.
Voodoo è un romanzo breve ricco d’azione e riflessione.  
Il protagonista è Davide, un uomo che si risveglia in una specie di saloon senza neppure ricordare il suo nome. Viene salvato da un misterioso pistolero che gli comunica una terribile notizia: si trova nel regno dei morti, il regno del Libero Arbitrio, dove i deceduti hanno un’ultima possibilità per decidere se espiare le loro colpe e raggiungere il paradiso, oppure sprofondare negli inferi.
Il Clint Eastwood dell’aldilà lo porta al cospetto di El Roi, un misterioso macumbiero, che gli propone la possibilità di ritornare nel mondo dei vivi, a patto che partecipi con lui ad una rischiosa missione.  
Rischio nel regno dei morti? Esatto. 
Nel regno del Libero Arbitrio ci sono pistole, angeli che ti danno la caccia, scontri con eserciti infernali. In caso di morte, si ritorna in vita, ma al prezzo di dimenticare chi si era perdendo tutti gli affetti e le persone care.
La storia è narrata in prima persona da Davide e fonde la visione dell’aldilà della religione cristiana e vuduista, con alcuni cenni al concetto asiatico di reincarnazione.
Il tema centrale del libro è se sia veramente giusto tornare nel regno dei vivi. Lo si capisce proseguendo nella storia perché Davide ha delle specie di visioni – non viene specificato cosa esse siano realmente – in cui vede l’evolversi della vita delle persone che ama.
Evocativi sono anche i co-protagonisiti. Ognuno di essi rappresenta un modo d’affrontare la vita. Non li cito perché non tutti ce la faranno, ma troviamo caratteristiche umane come il desiderio di vendetta, l’inganno, lo studio fine a sé stesso, l’egoismo.
Nel corso della storia vedremo il manifestarsi del voodoo, ricostruito in maniera realistica dall’autore. 
Per chi conosce cosa il voodoo sia, nel finale avremo un cameo di uno dei Loa (gli spiriti del vudu) più “irrequieti”.
L’unica pecca, a mio avviso, sta nella brevità del romanzo che non permette di gustare l’ambientazione originale. Insomma avrei voluto sapere di più sul ruolo degli angeli, dei penitenti e delle forze infernali, soprattutto conoscendo la capacità di Zanotti di creare mondi veramente particolari.
È anche vero che una storia breve non può avere il worldbuilding di un romanzo più complesso.
Un libro scorrevole, che si legge d’un fiato, destinato agli amanti del fantasy paranormale.
Voto 7,5


mercoledì 14 ottobre 2020

Recensione: Antiche immagini di Ramsey Campbell

 




Sinossi:
"Quando l'amico Graham Nolan le annuncia di avere finalmente ritrovato, dopo due anni di ricerche, 'La torre della paura', un vecchio film dell'orrore mai trasmesso e, anzi, addirittura censurato dal governo inglese, Sandy, affascinata dalla scoperta, accetta l'invito ad assistere ad una proiezione privata. Ma la morte improvvisa e inspiegabile di Graham, l'unico ad aver visto il lungometraggio, e la strana scomparsa della pellicola spingono Sandy a cercare di far luce sul mistero che sembra avvolgere i due avvenimenti. Ma nell'ombra qualcuna tenta di ostacolarla con ogni mezzo, mentre tutti quelli che hanno partecipato alla lavorazione del film muoiono in oscure circostanze. La caccia all'inquietante bobina conduce infine Sandy nella sinistra cittadina di Redfield, dominata da un'alta e tenebrosa torre, e teatro di sacrifici umani e di morti sconvolgenti: un luogo terrificante dal quale la stessa Sandy e l'amico Roger, che l'aiuta nelle indagini, rischiano di non uscire vivi. 


Recensione:

Si tratta del primo romanzo di Ramsay Campbell che leggo e devo ancora decidere se mi sia piaciuto o meno. Per la verità se non fosse per le ultime cinquanta pagine non avrei avuto dubbi e l’avrei archiviato come non adatto a me. Invece devo dire che il finale mi è piaciuto parecchio, bello ed evocativo, ora resta da valutare se la gran parte del romanzo fosse realmente indispensabile per allestire questo gran finale. A mio parere Campbell ha esagerato nel tirare per le lunghe il tutto, ovviamente si tratta di puro gusto personale, ma credo si possa dire che la prosa dell’autore non presenti quell’esuberanza che mi sarei atteso da un peso massimo come lui. 
L’autore sceglie di allestire pezzo per pezzo il suo palcoscenico con cura artigianale, fornendo quelli che dovrebbero essere gli indizi per giustificare un finale che, esulando comunque dalla razionalità, non necessitava di tali lungaggini. 
Le ricerche della protagonista mi hanno francamente annoiato, a tratti, e questo nonostante la paura evocata dall’autore sia in parte quella irrazionale che colpisce la mente, rimanendo celata agli occhi e al cervello razionale. L’evoluzione psicologia della protagonista è quindi un aspetto importante, ma che non mi ha convinto del tutto. 
Come detto invece la conclusione legata alla storia/leggenda di Redfield mi è piaciuta  molto e l’ho trovata ricca di spunti e di fascino.
Insomma, un libro che consiglio agli amanti degli horror privi di fiumi di sangue e desiderosi di conoscere quello che è considerato uno dei maestri del genere. 


domenica 11 ottobre 2020

Recensione: Spaghetti western. Freak Show di Paolo Di Orazio [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo opera: Spaghetti western. Freak Show 

Autore: Paolo Di Orazio

Editore: Watson Edizioni

Genere: Horror, Fantawestern, Steampunk

Target: adult

Prezzo: Cartaceo Euro 15, ebook Euro 2,99

Rating: 7,5

Sinossi:

Nel cuore delle Marche di fine '800, nasce casualmente il Medical Show del dottor Branzini, chirurgo pioniere dell'ortopedia. I suoi trabiccoli e proto-protesi di molle, stecche e tiranti fanno scalpore presso le famiglie di pazienti che pagano profumatamente gli aggeggi correttivi che Branzini progetta e costruisce come un Leonardo dell'ingegneria protesica. Tra le colline fermane, nella sua villa adibita a laboratorio e nella sua clinica, il geniale medico cura e protegge i deformi ripudiati dalla società, o nati nei manicomi, che diventano la sua famiglia di mostri. Odiato e cacciato in esilio, Branzini emigra con la sua carovana speciale con l'intento di farne un'accademia scientifica itinerante. Naufragando nel mare di una New Orleans che già odia gli immigrati italiani, il medico showman miete successi e provoca disastri con la sua compagnia mutante sfidando pistole, risse, odio razziale, patiboli e caccia al mostro, incontrando un destino sfavorevole dal quale pensava di essere scappato.

Recensione:

Oggi recensisco un testo del tutto particolare, edito da Watson Edizioni. Si tratta di Spaghetti Western Freak Show di Paolo Di Orazio. É il primo lavoro dell’autore che assaporo. Nel corso degli anni tuttavia ho appreso alcune caratteristiche di questo artista eclettico (non solo scrittore ma anche pittore e musicista), solitamente dedito all’horror piuttosto spinto ed esplicito. In questo caso, trattandosi di un’ambientazione che strizza l’occhio al western ho colto l’occasione al volo per colmare la mia lacuna. 

Paolo Di Orazio si conferma sin dalle prime pagine un amante della scrittura ricercata, sfoggiando una prosa non certo adatta a tutti, soprattutto agli amanti della lirica semplice a tutti i costi. Chi applica come mantra questo credo può volgersi altrove… e perdere l’occasione per leggere qualcosa di originale e capace di dare spessore e profondità ad un’ambientazione che da sola merita il prezzo del prodotto. 

Il romanzo si regge principalmente sul fascino esercitato dalla rivisitazione della fine XIX secolo, trasposta con grande maestria dal Di Orazio con contaminazioni steampunk. Si parte dalle Marche per finire a New Orleans. Insomma di strada ne faremo parecchia. Descrizioni curate e focalizzate sul particolare, senza mai eccedere, che mostrano tutta la preparazione dell'autore, nonché la sua passione per l'età Vittoriana. Molto ben fatto e molto godibile. 

Calato in questo scenario sontuoso ci si presenta il protagonista assoluto, il dottor Branzini, chirurgo pioniere dell’ortopedia sperimentale e bizzarra, capo del Medical Show e mattatore indiscusso dell’opera, con il suo carattere straripante di devianze mentali e buoni sentimenti. Un'altalena di emozioni capace di destabilizzare il lettore e coinvolgerlo nelle vicissitudini in modo profondo.

Un personaggio costruito e realizzato alla perfezione, capace di stupire, di commuovere, di far infuriare, tutto in uno. Giù il cappello innanzi a una creatura che conquista e che fa passare in secondo piano la trama piuttosto lineare e priva di particolari slanci del romanzo. 

Per tornare a quanto si vocifera sull’autore, e per tranquillizzare gli amanti del genere: le scene prettamente horror ci sono tutte, toste ed esplicite, ma in questo caso l’orrore sta tanto nelle mattanze descritte (con la giusta perfidia), che nel constatare l’orrore insito nella razza umana, incapace di accettare il diverso. La capacita dell'autore di suscitare vero orrore e ripulsa è ammirevole. Alcune scene sono talmente perverse da risultare diaboliche. Mi hanno fatto molto riflettere, anche dal mio punto di vista di artigiano della scrittura, convincendomi che alle volte si possa e si debba osare di più.  

Una tiratina d’orecchie all’editor che lascia correre qualche ripetizione di “situazione livida” di troppo per non saltare all’occhio del lettore. Per quanto riguarda le rimanenti caratteristiche del "prodotto libro" nulla da eccepire, zero refusi, cover spettacolare, compresi gli interni, complimenti alla Watson.    

In sintesi quindi un romanzo che si legge in un lampo, ma che lascia il segno, non fosse altro per il Branzini, personaggio memorabile e degno di tornare alla ribalta delle cronache in qualche altro romanzo. Consigliatissimo.

Voto 7,5

Andrea Zanotti

giovedì 8 ottobre 2020

Segnalazione: Promozione Halloween per i romanzi horror editi DZ Edizioni (50% di sconto!)

 


Certi di fare cosa gradita ai nostri lettori, segnaliamo la nuova promozione messa in piedi dalla DZ Edizioni, valida fino al 31 ottobre, per i titoli della collana horror.

Partecipare alla promozione è semplice:

- entrare nel sito DZ Edizioni, sezione horror;

- mettere i titoli nel carrello;

- applicare il codice coupon darkhalloween;

- ricevere subito uno sconto del 50%.

Un'ottima occasione per conoscere i romanzi di questa casa editrice!


mercoledì 7 ottobre 2020

Disfida nr. 122: Voodoo di Andrea Zanotti VS Stephen King

 


Titolo opera: Voodoo

Autore: Andrea Zanotti

Editore: DZ Edizioni

Formato: Ebook e Cartaceo Paperback

Genere: Weird, Western, Fantastico

Pagine: 165

Prezzo: Euro 2,99 Ebook - Euro 14,99 Cartaceo 

Sinossi: 


Come ci è finito in quel saloon, e perché quel bruto col cappellaccio da cowboy lo sta aggredendo? Davide non ricorda nulla, né ha il tempo per rifletterci. Certo il cielo grigio nel quale brillano costellazioni rosse sangue non promette nulla di buono.

Possibile che quel luogo alieno sia realmente l’oltretomba, un dannato purgatorio-western, così come gli vogliono far credere i bizzarri componenti del gruppo capeggiato dallo stregone voodoo che lo salvano dalle grinfie del suo aguzzino?

Un macumbeiro al soldo di un Dio avvolto dall’anonimato, che gli promette, niente meno, di poter tornare alla sua vecchia vita e dai propri cari.

Ogni atto magico però necessita di adeguate offerte di sangue, e Davide lo scoprirà a proprie spese, trovandosi innanzi a scelte che determineranno il futuro della sua stessa anima.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Amo molto le contaminazioni fra diversi generi letterari e una di quelle che prediligo è proprio quella western-fantasy. 

In Voodoo ho voluto abbinare questa mia passione a quella per i "mondi altri", quelli posti oltre la fatidica soglia del fine-vita. 

Nasce così un'ambientazione in stile purgatorio western, nella quale ho inserito personaggi che spero risultino originali e bizzarri. 

Un pistoleri in stile Clint Eastwood, un giovane punk cinese amante dei "botti" e un'affascinante antropologa con l'immancabile Deringer da giarrettiera, comporranno la posse di El Roi, lo sboccato macumbeiro capace di esercitare le oscure arti del voodoo. 

Questi saranno i compagni di Davide, il protagonista che si ritroverà catapultato in questo mondo estraneo, col solo desiderio di far ritorno alla propria famiglia. 

Un romanzo rapido, autoconclusivo, che spero risulti sia ironico che capace di trasmettere qualche spunto di riflessione, perché a mio avviso la buona letteratura d'evasione deve avere anche questo come scopo.

Big da sfidare:


Pur conscio di uscirne con le ossa rotte, ho deciso di sfidare il Maestro. 

La saga della Torre Nera è altra cosa rispetto a Voodoo, non fosse altro che per il fatto di essere composta da sette e rotti tomi, ma credo nelle due opere si possano respirare atmosfere simili.  

Stephen King

L'ultimo cavaliere. La torre nera: 1

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Andrea Zanotti

domenica 4 ottobre 2020

Recensione: Braccati di Eleonora Pescarolo [Rating 7] - recensione a cura di PegFly

 



Titolo opera: Braccati

Autore: Eleonora Pescarolo

Editore: Adiaphora Edizioni 

Genere: Fantascienza

Target: adult

Prezzo: Euro 12

Sinossi:

La Caccia alla Volpe è di nuovo aperta. Dopo tre anni di apparente quiete e inosservato contrabbando, Ireen Devar fugge a bordo della Ruvak assieme al copilota Korrar Tammon, nel disperato tentativo di proteggere ciò che in mani nemiche potrebbe far risorgere la tirannia nella Galassia. La Sirena di Jannar. Il cristallo alieno da sempre al centro di miti e complotti. Il passato, però, non dà loro tregua. Un tormentato passato di schiavitù e soprusi, di perdite e addii. Un passato da cui risorge la figura della Cacciatrice di Schiavi Calhar Redna, sadica e inarrestabile, e l'incubo dell'esplosione che ha dilaniato corpo e anima dell'astronave Ruvak. Un passato di tradimenti, come quello architettato da Nardim, un tempo amico e ora spietato omicida votato al folle Culto di Gaanar. La ragione di ogni cosa sembra risiedere nel DNA di una creatura ambigua, aliena e incredibilmente potente: un'adolescente di nome Nouv'al. La Caccia alla Volpe è aperta e Ireen Devar dovrà tornare a combattere.

Recensione:

La scrittura veloce e limpida della giovane autrice, ci conduce per mano nel mondo variegato e immenso della fantascienza. Ottima la successione tra le descrizioni scrupolose a volte un po’ troppo rigorose dell’ambientazione in cui si svolgono i fatti. Un appunto sui dialoghi tra i protagonisti a volte meno credibili di altri disinvolti, che danno l’idea di opera fantascientifica nel suo insieme. Non faccio spoiler, ma in alcuni passaggi mi è sembrato di avere dei flashback di storie cinematografiche,  - sorvolo su questo punto -  poiché la lettura devo dire molto suggestiva e dalle pieghe riflessive cui l’autrice abilmente si serve e inserisce tra un’azione e l’altra. I temi sono quasi tutti gli stessi quando si tratta di romanzi fantascientifici: libertà, fughe dagli oppressori, diversità di specie considerate inferiori rispetto ad altre ecc.

Inoltre, aggiungerei che la suspense è ben collocata dandoti quell’input a continuare la lettura, ma soprattutto sono le meraviglie di un mondo fantastico come quello descritto dall’autrice che la fa da padrone: astronavi, galassie, e giochi di luce e ombre che affascinano se non incantano, addirittura.

Le disavventure della Volpe, resa schiava e torturata, dopo la sua fuga, vive e ricorda le atrocità subite in prima persona e degli schiavi come lei. Tuttavia, a venire in suo aiuto sono le sue doti innate di guerriera galattica. Non c’è che dire, buono, come inizio per questa giovane autrice, la quale sicuramente si farà strada nel mondo della letteratura fantascientifica.

Qualche appunto su alcuni passaggi nello svolgimento e quasi alla fine della storia, forse scritti troppo in fretta rispetto all’incipit, che danno l’impressione di un ingranaggio narrativo forzato per mettere la parola “fine” alle vicende, non propriamente ricche di indizi e passaggi comprensibili. Peccato, perché avrebbe meritato di più.

Tuttavia, quella della Pescarolo è un genere di fantascienza che si avvicina molto per tematica a quella dei pionieri tra i quali Jacques Sadoul (La storia della fantascienza, 1973) che pone i germi dell’inizio della fantascienza con il viaggio sulla Luna narrato nel dialogo Icaromenippo dello scrittore greco Luciano di Samosata (120 – tra il 180 e il 192 d. C.). E Le avventure del barone di Münchhausen di Rudolf Erich Hasper (1785) che poi sarebbero una parziale imitazione dell’opera di Luciano.

Secondo alcuni, la fantascienza avrebbe origini antichissime: con la Bibbia, l’Iliade, l’Odissea, o l’epopea di Gilgamesh grazie all’introduzione nella vicenda di elementi antichi, come: i luoghi in cui è ambientata la Saga, ossia pianeti sparsi nella galassia; rapidissime navicelle spaziali; pistole al plasma, laser ed elementi innovativi.

Ne consiglio comunque la lettura di modo che i lettori possano farsi una propria idea sull’intreccio per alcuni versi avvincente e soprattutto, perché dietro alle duecento pagine, credo ci sia uno studio approfondito dell’autrice; dunque, perché non premiarlo?

Voto 7

PegFly