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sabato 22 agosto 2020

Recensione: La leggenda di Eracle - Volume I di Gilbert Gallo [Rating 8] - recensione a cura di Fantom Caligo

 



Titolo: La leggenda di Eracle - Volume I - Fuga verso Delfi


Editore: Delos Digital

Genere: fantasy (sword and sorcery)

Prezzo: Ebook Euro 2,99 

Rating: 8

Fascia Età: (dai 15 anni in su)


Sinossi:
Vi era un tempo in cui Eracle non era ancora “famoso”. In quel tempo, l’uomo che sarebbe diventato il più forte e temuto eroe di Hellas si chiamava Alceo e conduceva una vita tranquilla a Tebe con i suoi familiari.
Le vicende narrate nel libro partono con un terribile raptus di follia durante il quale Alceo uccide sua moglie e i suoi figli. Grazie al suo amico Anticiro riesce a rinsavire, solo per rendersi conto che le implacabili Erinni, le inesorabili punitrici divine, sono già sulle sue tracce per infliggergli una morte atroce ed eterni supplizi nel Tartaro. 
Alceo è sicuro che ci sia un complotto divino contro di lui: qualcuno dei Numi doveva avergli fatto compiere un crimine così orrendo solo per potersi liberare di lui “senza sporcarsi le mani”. Spinto dalla vendetta e dal desiderio di saperne di più, Alceo non ha che una scelta: arrivare al santuario di Delfi prima che lo raggiungano le Erinni. Solo lì, interrogando l’Oracolo, potrà scoprire chi lo abbia messo in quella terribile situazione per poi poter vendicare i suoi cari.
Ha così inizio la disperata lotta di Alceo contro il tempo e contro un Destino avverso che sembra inesorabile. 
Riuscirà Alceo ad arrivare in tempo a Delfi? Chi sarà il dio misterioso che trama contro di lui? Intrighi divini, onore e vendetta fanno da cornice a questo libro in cui l’eroe sarà messo a dura prova da nemici implacabili, da mostri terribili ma soprattutto dal Fato ineluttabile.


Recensione:
Il punto forte del libro è la capacità di Gilbert Gallo d’unire alla scorrevolezza una bella ricostruzione storica/mitologica senza appesantire la narrazione, almeno per un fantasy (un amante dei libri storici probabilmente vorrebbe avere più informazioni.)
Gallo ripercorre e allo stesso tempo reinventa il mito di Eracle trasformando la storia in uno sword and sorcery in cui l’eroe non si limita a duelli. 
Il nostro Eracl/Alceo deve utilizzare l’astuzia, le arti, la fede nei suoi dei, la spada per poter portare sfuggire alle terribili Erinni.
Sebbene il romanzo possa essere catalogato come sword and sorcery, Gilbert Gallo riprendi elementi tipici delle epopee greche inserendo, senza nulla togliere al clima d’azione del romanzo, il deus-ex machina. 
Eracle/Alceo deve affrontare l’ira di un dio, da solo con le sue forze non può farcela. Anche in questo si denota l’attenzione dell’autore nel voler ricostruire la mentalità della Grecia antica: esistono dei invidiosi che giocano con il destino degli uomini e che non possono essere sconfitti ma possono essere ingannati. Eracle dovrà cercare di farsi qualche amico divino, altrimenti la sua missione fallirà.
Non ci troviamo di fronte a una storia impegnativa, ma uno scritto che si legge d’un fiato (se si ama il genere). Personalmente avrei voluto una storia più lunga, anche perché il libro mi ha preso. 
Se amate le storie brevi, tanta avventura e l’antica Grecia consiglio l’acquisto di questo libro.
Voto 8


martedì 18 agosto 2020

Recensione: Cristalli sognanti di Theodore Sturgeon

 




SINOSSI:
Ci fu un’epoca d’oro, generalmente individuata nel periodo tra la fine della guerra e il 1960, in cui oscuri scrittori ignorati dalla società letteraria ma amati da intere tribù di lettori si rivelarono i cantori epici di nuovi mondi, pieni di orrori e meraviglie, che si andavano delineando nell’immaginazione – per fissarsi poi in un nuovo genere: la fantascienza. Fra questi primi maestri inevitabile è il nome di Theodore Sturgeon, e inevitabile è il suo capolavoro, Cristalli sognanti, che apparve nel 1950.
Incontriamo qui una fantascienza che non ha bisogno di avventure extra-galattiche: basta guardare nelle viscere della terra, dove i cristalli vivono da milioni di anni, e sognano – «sogni fatti di carne e di linfa, di legno, di ossa e di sangue» – finché qualcuno degli umani non riesce a comunicare con loro. Che cosa avverrà allora?


RECENSIONE:
Cristalli sognanti di Theodore Sturgeon mi è piaciuto un sacco. Idea splendida, magnificamente sfruttata per realizzare un romanzo breve che lascia molto spazio alla mente del lettore per fantasticare su questa specie aliena quantomeno bizzarra e sui loro sogni che si materializzano su questo piano del reale. 
L’argomento è a dir poco sfizioso e può essere ricondotto con una certa naturalezza a quell’insieme di teorie e asserzioni tanto care all’ambiente teosofico. L’autore attinge anche a questo per comporre un’opera che giustamente è oramai un classico, anche se di difficile collocazione in un genere specifico. Qualsiasi tipo di classificazione sarebbe a mio parere riduttivo, soprattutto grazie all’ampio margine di interpretazione che viene lasciato alla sensibilità dei diversi lettori. 
Per concentrarci sulla storia, posso solo affermare che è ricca sotto tutti i punti di vista. Ammetto di provare un fascino atavico per le bizzarrie dei circhi itineranti, e quello portato in giro dal “Cannibale”, con i suoi terribili segreti e secondi fini, ha un’attrattiva macabra e oscura irresistibile. Eppure, a mano a mano che i misteri verranno svelati, il suo fascino non ne risulterà intaccato, anzi!
C’è molta tenerezza in questo romanzo, molta umanità dispiegata in tutta la propria empatia, spesso nei meandri oscuri e torbidi, dove meno ci si aspetterebbe di trovarla. 
Ho trovato il tutto molto ben congegnato. È il primo lavoro di Sturgeon che leggo e ne sono rimasto rapito. Ogni personaggio è ben impostato, anche i più loschi hanno tratti di luce, che spesso risultano i loro maggiori punti deboli. Affascinante, così come lo è l’idea dei cristalli e del parto dei loro sogni. 
Non posso che consigliarvi la lettura di questo volumetto che vi terrà compagnia per troppo poco tempo purtroppo, data la sua brevità, ma che saprà donarvi una storia degna di esser ricordata. 
Non lasciatevelo sfuggire!

sabato 15 agosto 2020

Recensione: Culti svedesi. Le viscere dei miti di Anders Fager [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo: Culti svedesi. Le viscere dei miti. Nove squarci nell'universo di H.P. Lovecraft 

Autori: Anders Fager

Editore: Edizioni Hypnos

Genere: horror

Prezzo: Ebook Euro 5,99 - cartaceo 16,05

Rating: 7

Sinossi:
Quale terribile verità si nasconde nei boschi dell'oscura Borås, dove aleggia la figura del misterioso Capro Nero? Dove porterà mai il sanguinario viaggio della "Nonna"? Chi si cela dietro le parole dell'Ambasciatrice della Donna Enfia? Cosa può succedere quando una gelida nevicata si abbatte su un esercito nel 1718? E perché mai le opere d'arte e le fotografie estreme della signorina Witt hanno suscitato l'interesse della misteriosa Annette Glasser e della "Fondazione Carcosa"? 
"Culti svedesi" è la prima raccolta di racconti di Anders Fager che va a comporre la trilogia del "Mondo dei Culti". Le sue storie, ambientate per lo più nell'odierna Svezia, propongono una visione moderna dei Miti di Cthulhu, in un mondo in cui le entità del pantheon lovecraftiano, da Shub-Niggurath a Yog-Sothoth, da Ithaqua ad Hastur, si sono insinuate sulla Terra, nascoste agli occhi dei comuni mortali, a definire la follia, la violenza, la corruzione della società moderna. 
Anders Fager reinterpreta l'horror moderno con uno stile del tutto personale definito: "cosa accadrebbe se James Ellroy incontrasse H.P. Lovecraft".

Recensione:
Testo del tutto particolare quello che ha portato in Italia per noi Edizioni Hypnos. Si tratta di una raccolta di racconti evidente omaggio alla cosmogonia lovecraftiana ad opera dell’autore horror svedese Anders Fager. 
Che dire, provo un grande interesse per la fascinazione esercitata dall’immaginario partorito dalla mente del solitario di Providence, per cui non mi sono lasciato sfuggire questa antologia. Dico subito che non me ne sono affatto pentito. 
Si tratta di racconti mediamente molto ben gestiti e realizzati. Un paio mi hanno lasciato perplesso, ma come oramai saprete, non sono un grande amante delle antologie, non riuscendo sempre a entrare in sintonia con gli spazi angusti della modalità narrativa "racconto breve". 
L’autore mostra di padroneggiare bene l’arte, riuscendo a scodellare delle narrazioni capaci di reinventare le caratterizzazioni lovecraftiane per ambientarle in quelli che in questo momento storico vengono spesso definiti paesi “frugali”. E l’ambientazione calza a pennello, sia che si tratti delle grandi e moderne metropoli che dei più freddi e inospitali paesini dispersi nella tundra. I rimandi all’immaginario riservato ai Grandi Antichi e compagnia bella sono presenti e si fondono alla perfezione con le fredde atmosfere nordiche. L'autore reinterpreta gli insegnamenti del Maestro, adattandoli a tempi e usanze moderne, mescolando abilmente la fascinazione di antichi rituali con la mordace e fuggevole realtà odierna. Potremo così trovare sontuosi baccanali svolti a poche decine di metri da rumorose discoteche di periferia, oppure misteriose Fondazioni Carcosa operare per fini non meglio identificati nel campo dell'arte, sovvenzionando esperimenti creativi del tutto particolari. 
 I protagonisti sono spesso costituiti da creature umane inclini ad attrarre le vibrazioni nefaste emanate da queste entità. Sono uomini e donne, giovani e anziani già incamminatisi sulla via della malattia mentale, della paranoia, dell’avidità, della cupidigia. Prede facili. Pur trattandosi principalmente di racconti horror nei quali l’azione e il sangue sono presenti sulla scena in buone dosi, senza censura alcuna, c’è quindi la giusta attenzione anche agli aspetti psicologici. 
Non dobbiamo attenderci comunque strutture narrative paragonabili a quelle di Lovecraft, né i ritmi più ponderati e contemplativi del solitario. Fager preferisce mostrare, mentre Lovecraft lascia all'immaginazione del lettore.
Menzione speciale alla novella “Il viaggio della Nonna”, quella che maggiormente ho apprezzato, anche se forse mi ha ricordato più i tratti de La Torre Nera di King, che Lovercaft.
Ad ogni moda una raccolta gustosa, che mi sento di consigliare.
Voto 7




martedì 11 agosto 2020

Disfida nr. 118: 1NR1. Il codice dell'espiazione di Ben Bamboo Korami VS Steve Perry

 


TITOLO OPERA: 1NR1. IL Codice dell'Espiazione

AUTORE: Ben Bamboo Korami

EDITORE: Acheron Books, 2020 (collana Zora)

COLLANA: Zora

Formato: Ebook e cartaceo

GENERE: Sci-fi action post-apocalittico

PREZZO: 13.30 Euro (cartaceo), 4.99 Euro (ebook)




SINOSSI:
 

Terra, anno 3065. La razza umana si è trasferita nelle basi spaziali orbitanti attorno al pianeta, reso invivibile dall'infestazione degli Angeli Neri, creature mostruose che sembrano uscite dall'Apocalisse biblica. Eppure sulla superficie terrestre esiste ancora qualcosa di valore: l'Unonoctio, il petrolio del terzo millennio, conteso da due forze avversarie, Vatican City e la Confederazione degli Orbitanti. Dopo che l'ultima estrazione si è trasformata in una carneficina, il mercenario Ron Kasemero, accusato di aver sabotato la missione, viene condannato alla reclusione sulla Terra. Viene quindi bandito dal suo spazioporto e separato da Lavinia, altra superstite del massacro e sua compagna. Comincia così la sua nuova vita da prigioniero, nella landa pestilenziale che un tempo era stata un gioiello dell'Europa: la Toscana. Anche Lavinia è stata imprigionata da qualche parte, e l'unico scopo di Ron diventa quello di salvarla da un destino peggiore della morte... Tra creature apocalittiche, umani ricombinati e guerriglieri hybridpunk, Ron metterà a rischio il bene più prezioso che ha, e che forse rappresenta anche l'ultima speranza della specie umana...


NOTE/COMMENTI/FINALTA' AUTORE: 

Il romanzo è un action puro, fatto di atmosfere claustrofobiche e città devastate, e farcito di scene disturbanti. Certamente adatto a chi ama o ha amato le ambientazioni da fanteria spaziale, le battaglie contro orde di creature aberranti e gli antieroi dal grilletto pronto. Mi dicono si legga facile. E (sempre mi dicono) lascia un certo segno di sé, soprattutto nel suo messaggio finale...


BIG DA SFIDARE: 



Vorrei scrivere "nessuno", perché davvero non ritengo di avere il diritto di certi confronti. Tuttavia, obtorto collo, direi Steve Perry, autore di svariati romanzi spin-off ambientati nel mondo di Alien (la creatura di Alan Dean Foster, autore che non mi permetteri mai di citare in un confronto, per non essere tacciato di blasfemia...)


Andrea Zanotti

domenica 9 agosto 2020

Recensione: True Legends di Cristian Gaito , Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza, Salvatore Vita [Rating 8] recensione a cura di PegFly

 

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Titolo: True Legends: − Reclutamento –

Autori: Sergio Mastrillo, Cristian Gaito, Riccardo Vezza e Salvatore Vita


Genere: distopico

Target: adult

Sinossi:
È il primo atto di una storia basata sul gioco del calcio. In un futuro distopico nel quale i terrestri dominano buona parte della Via Lattea e hanno colonizzato decine di pianeti, le dispute per l'accaparramento delle risorse non sono più risolte tramite le armi, bensì per mezzo di un torneo interplanetario denominato True Legends, che si tiene ogni quattro anni su un satellite artificiale detto "Cittadella". A capo di questa società interplanetaria è posta un'organizzazione monopolistica che dispone della tecnologia più avanzata, capace di orientare le masse attraverso l'informazione mediatica, detta Network, la cui filiale terrestre è la FIFA. Il romanzo è ambientato sul pianeta Terra, profondamente mutato a seguito di sconvolgimenti naturali indotti per cause tutt'ora ignote ai più. Il nostro pianeta è ormai relegato in una posizione secondaria e provinciale, del tutto subordinata ai dettami del Network e nessuna selezione terrestre è mai riuscita a vincere i True Legends, né ad aggiudicarsi le risorse necessarie per risorgere. In questo contesto l'ambiguo Johnny Fresco, ex stella calcistica terrestre, e diventato quasi per caso un magnate dell'industria ittico-alimentare, decide, in una sorta di sfida al Network e alla FIFA, di fondare un proprio club con cui tentare la sorte nel torneo. Inizia così il reclutamento: ogni capitolo del romanzo è dedicato a un componente della squadra e alla sua storia, dallo 0 che parla dell'allenatore al 23, che chiude con la prima seduta di allenamento con la squadra al completo.


Recensione a cura di Peg Fly:
A dire la verità non conoscevo ancora questi quattro autori, tuttavia leggendo True Legends sono rimasta colpita dallo stile schietto, moderno e coraggioso nel suo genere “distopico”. Un’idea originale, sia perché gli autori sono più di uno, sia per l’intreccio che assimila in sé, non solo il genere distopico, ma addirittura uno sport molto seguito e non solo in Italia.  Parlo del tanto e caro amato “calcio” che infiamma gli animi di grandi e piccini. 
True Legends è molto più di una storia sul calcio, è molto più di  una storia di fantascienza, è qualcosa che sul mercato editoriale non esiste, almeno non ancora, tanto da annoverarlo precursore di un genere innovativo-letterario. − Premetto che non sono amante del calcio −, anche se da ragazza ho provato a tirar calci a un pallone.
 “True Legends – Reclutamento” è il primo volume di una serie nella quale gli cui autori non si preoccupano affatto di usare un linguaggio cosiddetto “aulico”, anzi, tutt’altro, in questa storia un approccio al linguaggio amichevole e colorito ci sta più che bene, altrimenti, se in questo libro gli autori ne avessero usato uno, per così dire, alla “Eco”, non avremmo avuto lo stesso effetto, né tantomeno la leggerezza propria di questo stile. I dialoghi sono ben impostati e la consecutio temporum è più che perfetta. I personaggi, Al, Dio, Odisseo, Diomede, ecc, sono incisivi a livello psicofisico, e tra tutti spicca l’ex campione di calcio del pianeta Terra che,  diventato imprenditore di un settore alimentare come quello ittico, Johnny Fresco, recluta giocatori per creare la propria squadra di calcio terrestre che dovrà disputare un torneo interplanetario detto True Legends, che si svolge ogni quattro anni su un satellite artificiale chiamato ‘Cittadella’, e  lanciare così la sfida a un Network la cui postazione terrestre è la FIFA ormai in mano a dirigenti politici senza scrupoli. 
Da sottolineare che il libro non si focalizza solo sul gioco del calcio, anzi, gli autori lo usano come escamotage, una sfumatura per calare l’argomento centrale del romanzo: la sorte del pianeta Terra e la sua stabilità politica. 
Giovani che con le loro incertezze, le loro paranoie, cercano comunque di inventarsi qualcosa che possa render loro la vita meno difficile e poter ricominciare daccapo, ma questo può accadere solo se riusciranno a eliminare una società ormai senza valori, dove corruzione e abbandono regnano incontrastati in ogni angolo dello spazio, e la cui unica salvezza per loro, è quella di formarsi come calciatori professionisti. 
Da qualche parte bisogna pure incominciare, no? L’ambientazione futuristica e fantascientifica è aderente al genere e, in alcuni tratti, si arriva anche alla narrazione post-catastrofica e con alcune sfumatura dei fumetti Manga (i miei preferiti) che non guasta affatto. 
Ho trovato ottimo il lavoro di pluralità dei quattro autori, anche se in alcuni punti si evince lo stile diversificato, ma non tanto da disturbarne il prosieguo alla lettura. Un romanzo nell’insieme coinvolgente e, se vogliamo, spettacolare, proprio come quando dagli spalti i tifosi esultavano ai goal alla Baggio! 
Le storie che vengono narrate sono storie che lasciano largo spazio alla speranza in un mondo che si ritiene essere ormai perduto, e il cui unico obiettivo dei giovani è riscattarsi da una vita che non lascia loro nulla, se non quello di ricominciare a vivere, sognare e sperare in un mondo migliore... 
Un plauso agli autori per il coraggio, l’intelligenza, lo studio e l’approfondimento, la passione nonché la fantasia con cui hanno svolto il loro lavoro. Mi è piaciuta anche l’idea di chiamare Maradona le monete che circolano in questo mondo distopico. Debbo ritenermi più che soddisfatta della scoperta fatta, sia di questi bravissimi autori, sia di un libro che consiglio senza ombra di dubbio.
Voto 8.


martedì 4 agosto 2020

Recensione: L'ultima ragione dei re. Ultima ratio regum di Joe Abercrombie





Sinossi:
La fine è vicina. La battaglia infuria, il Re degli Uomini del Nord non accenna a cedere, e c'è solo un uomo che può fermarlo. Il suo più vecchio amico, che è anche il suo più vecchio nemico. Per Novedita il Sanguinario è ora di tornare a casa. Con troppi capi e troppo poco tempo, il Superiore Glokta sta combattendo un altro tipo di guerra. Una lotta segreta in cui nessuno è al sicuro e il tradimento è sempre in agguato. Anche se i giorni della spada sono ormai lontani, almeno il ricatto, le minacce e la tortura non passano mai di moda. Jezal dan Luthar ha deciso che combattere per la gloria è troppo doloroso, così volta le spalle alla vita da soldato per dedicarsi a un'esistenza più tranquilla. Ma la gloria ha la cattiva abitudine di coglierti alle spalle quando meno te lo aspetti. Mentre il Re dell'Unione è sul letto di morte, i contadini si ribellano e i nobili si accapigliano per rubargli la corona. Eppure nessuno crede che l'Unione stia per essere colpita al cuore. Solo il Primo Mago ha un piano per salvare il mondo, ma ci sono dei rischi. Dopotutto, non c'è rischio peggiore della violazione della Prima Legge…


Recensione:
Un immenso Abercrombie ci conduce al gran finale della trilogia della Prima Legge. Ci sarebbe poco da aggiungere per descrivere un romanzo che presenta tutti gli aspetti più positivi del fantasy “moderno”. Personalmente ho amato Abercrombie sin dal primo incontro, col suo romanzo autoconclusivo The Heroes, che rimane a mio parere un’opera degna di passare alle prossime generazioni. Anche in questa trilogia l’autore non delude, presentando una carrellata di personaggi ben congegnati, intriganti e spesso imprevedibili. 
Impossibile resistere al fascino del Sanguinario. Logen Novedita è un personaggio tanto adorabile quanto difficile da digerire, se solo ci si ferma un istante a ragionarci su. Trovo la sua epopea ricca di fascino conturbante. Depositario di una saggezza volta a un pragmatismo disarmante, dotato di una forza e resistenza sopra le righe, eppure preda di una sete assassina che lo porta a scatenare un’istinto di sopravvivenza belluino al punto da togliere la vita ad amici e bambini. 
Eppure non si riesce ad odiarlo, e in questo sta tutta l’abilità dell’autore, capace di rendere possibile, e credibile, l’impossibile. 
E cosa vogliamo dire dell’Inquisitore storpio e ripugnante? Un personaggio degno di competere con Tyrion Lannister della più blasonata saga di George Martin. Sand dan Glokta non cede mai, e a dispetto dei suoi evidenti handicap, riesce ad avere sempre la meglio. Fenomenale. E i personaggi sono molti altri, tutti ben curati, tutti accompagnati di dialoghi fluidi e ficcanti. 
Il romanzo nella parte centrale raggiunge ritmi vertiginosi, con la trama che prende forma dispiegandosi potente e irruenta, con scontri epici e colpi di scena imprevedibili, rendendo impossibile abbandonare la lettura. 
Insomma, la degna conclusione di un’epopea che sarà capace di stupirvi con un finale non scontato.
Consigliatissimo!