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martedì 23 giugno 2020

Recensione: Il dio delle anime di Alan Campbell





SINOSSI:
Le porte dell'Inferno sono state aperte e un esercito di creature spaventose, guidate dal perfido Menoa, ha distrutto la città sospesa di Deepgate. Quando anche Coreollis cade sotto i colpi delle inarrestabili armate del Signore del Labirinto, l'esito della guerra tra gli dei di Sabbiemorte sembra ormai segnato. Eppure l'ex assassina Rachel Hael è decisa a tentare tutto il possibile per rovesciare le sorti del conflitto e per questo coinvolge la maga Mina Greene e il dio Hasp in una missione disperata: raggiungere il dio degli orologi nella sua roccaforte e, col suo aiuto, convincere le forze del Paradiso a combattere al loro fianco. Tuttavia Rachel si ritroverà ben presto a doversi difendere non soltanto dai dodici arconiti di Menoa - enormi automi che le stanno dando la caccia -, ma persino dallo stesso Hasp, in cui è stato impiantato un parassita che lo obbliga a obbedire agli ordini del nemico. Schiacciata dal sospetto e dalla diffidenza, Rachel teme che sia giunto per lei il momento dell'estremo sacrificio, nella speranza che il gigante John Anchor riesca a trascinare la nave di Cospinol, il dio della nebbia, proprio là dove Menoa si sente più al sicuro: nell'abisso dell'Inferno...


RECENSIONE:
Oggi vi presento il volume conclusivo della trilogia Codice Deepgate (Il Raccoglitore di anime, Il dio delle nebbie) di Alan Campbell, Il Dio delle Anime, edito da Nord Editrice e Tea, una decina di anni fa. 
Si tratta di un'opera che mischia dark fantasy, new weird, steampunk e bangsian fantasy. Per chi non sapesse che diavolo sia il bangsian fantasy, e io ero fra questi fin quando ho scoperto che il genere che adoro scrivere aveva già una definizione ed era proprio questa, è una scuola di scrittura del fantasy contemporaneo che ambienta la trama della storia, del tutto o in parte, dopo la fine della vita.
Ok, scusate la divagazione che serve unicamente per dare una prima e rapida scrematura a favore degli amanti del fantasy classico e non far perdere loro ulteriore tempo. 
L’opera di Campbell in effetti non è stata accolta con grande favore, a giudicare dalle poche recensioni ricevute e dai tono non certo entusiasti. Un vero peccato a mio avviso. Si tratta indubbiamente di un’opera originale e a mio avviso una trilogia che nel complesso risulta grandemente sottovalutata. Io ho amato questi bei tomi corposi, ricchi di eventi bizzarri e di personaggi decisamente sopra le righe, fossero essi semi dei dai fragili corpi di vetro che colossali giganti dalla forza tale da poter trascinare con una fune vascelli volanti in giro per il mondo. 
Una trilogia che migliora di episodio in episodio e in questo capitolo arriva ad affrontare l’affascinante scenario delle realtà parallele su base temporale, presentandoci il Dio degli Orologi. Una gestione che a me è piaciuta parecchio nonostante la caoticità degli eventi, sicuramente voluta e implementata appositamente per poter meglio rappresentare l’intrecciarsi furioso e imprevedibile delle diverse linee temporali. 
Forse Campbell non presenta una prosa capace di lasciare il segno, ma di certo in fatto di fantasia e originalità non ha da render omaggio a nessuno. A voler poi dare un’occhiata alla costruzione del mondo/inferno imbastito dall’autore si nota la preparazione esoterico/alchemica dello stesso, almeno negli elementi base che mi sono familiari e che sono riuscito a cogliere. 
In giro i pregevoli volumi Nord si trovano a prezzo stracciato, io vi consiglio vivamente di dargli un’occasione. Io ringrazio ancora l’amico che una dozzina di anni fa mi regalò il primo. All’epoca non ero ancora pronto per il new weird, ma a posteriori non posso che ringraziarlo per l’ottimo regalo!
   

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