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domenica 10 maggio 2020

Recensione: Strade Nascoste (Storie di Asklivion) di Mirco Tondi [Rating 6] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Sinossi:
Gli uomini hanno dei limiti: è questa la benedizione e la maledizione della loro natura.
Sono le parole del Messo su cui riflette Ariarn durante la ricerca affidatagli. Una ricerca dove è coinvolto l'Ordine della Rivelazione, a cui i governi si sono rivolti per trovare una cura alla malattia che ha colpito le regioni di Asklivion; un male che si scoprirà essere peggiore di qualsiasi epidemia conosciuta e a cui forse non ci sarà rimedio finché esisterà l'uomo.
Con Periin, Ghendor, Reinor e Lerida si ritroverà ad affrontare una lotta contro un nemico di cui soltanto in pochi sono a conoscenza, che è rimasto a lungo nell’ombra dimenticato, ma che ora è pronto per mettere in atto il suo piano dopo aver a lungo aspettato che giungesse il suo momento. Macchinazioni architettate per una conquista che da tempo sta aspettando di trovare realizzazione, che porterà a molte battaglie e a un conflitto finale che lascerà molti dubbi e l'unica certezza che il vero nemico non sia stato quello affrontato ma qualcosa che è sempre stato al fianco e di cui non si sospettava.
Un nemico che in qualche modo l’uomo ha sempre protetto, che è la causa generatrice dei mostri con i quali si combatte. Un nemico in grado in qualsiasi momento di creare mostri di grande portata, come si ha avuto modo di vedere.

Recensione:
Qualche tempo fa avevo recensito il recente “Racconti di Strade Nascoste”, ritenuto dall’autore indispensabile e propedeutico per comprendere il libro pubblicato nel 2015: una specie di salto carpiato all’indietro che mi era piaciuto e del quale avevo apprezzato l’intento, pregustando la lettura del romanzo nella sua pienezza. Oggi, a operazione conclusa, sono un po’ perplessa: è tutto troppo. 
Troppo lungo, troppo affollato di personaggi, simboli, sette e mostri, troppo insistente nel descrivere battaglie, città e mondi e troppo dilungato nelle elucubrazioni esistenziali - al limite del masochismo patologico - in cui ognuno dei protagonisti si macera alla ricerca di una soluzione ai propri problemi. 
Infine, troppo scritto bene per meritarsi di svaporare in tanta confusione. 
Dispiace che un simile talento si sia perso nei meandri di un’ansiosa, inutile dimostrazione di forza espressiva e creativa. Sarebbe bastato attenersi a una delle regole auree della scrittura - “Scrivere è come fare la valigia: quando hai finito disfala, togli la metà, rifalla e poi disfala di nuovo, togli ancora una metà e avrai sempre troppa roba”- e adesso avremmo un’opera seducente, poetica (“… sopra la terra le stelle continuarono a ammiccare sornione… nient’altro che semplici battiti di ciglia nelle loro eoniche esistenze…”) e ricca di spunti per riflessioni su quanto agita l’animo umano (... Il vuoto urlò dentro di lui, trasportandolo in un mondo di cupo grigio che si addensava sempre di più. La marea oscura aumentò, avvolgendolo e permeandolo, fuoriuscendo dall’abisso nella crepa della sua anima…”) senza nulla togliere alla vigorosa epica che infiamma tutta la vicenda.
Tondi aveva e ha un sacco di cose da raccontare ma meglio sarebbe dosarle senza travolgere il lettore e scaraventarlo, boccheggiante, in un universo alla Hieronymus Bosch dove gli inferni si susseguono a ritmo forsennato e Bram Stoker stesso farebbe fatica, in un marasma di mostruosità draculesche, a rintracciare la sua creatura. 
La narrativa di genere e produzioni cinetelevisive ci hanno abituati a mondi di derivazione vampiresca ma la quantità, si sa, è nemica mortale della qualità e non tutti sono Tolkien.
Una noticina a parte su Lerida Istua, l’unica protagonista femminile: anche lei come Ariarn Meanor, Reinor Ryonel, Ghendor Plenan e Periin (l’unico graziealcielo senza cognome… Ma quando gli scrittori di fantasy capiranno che la creazione dei nomi richiede studio e attenzione quanto l’architettura stessa della storia?) è alle prese con le sue problematiche ma, povera donna, sembra bisognosa di un possente supporto psicologico più che di una svolta esistenziale. 
La sua debolezza toglie vigore a una figura che invece potrebbe avere un ruolo distrattivo e, per contrappunto, migliorativo di certe staticità e incertezze dei suoi compagni.
Un plauso incondizionato alla quasi totale assenza di refusi - in un lavoro così poderoso c’era da aspettarsi di tutto - e alla cura estrema nella stesura. 
Voto:6.

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