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domenica 31 maggio 2020

Recensione: Il fulcro dell'universo di Maria Carla Mantovani [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti



Titolo: Il fulcro dell'Universo

Autore: Maria Carla Mantovani

Casa editrice: pubblicazione indipendente

Genere: Fantascienza

Costo: ebook 0,99 Euro, cartaceo 12

Rating: 7

Sinossi: 
Dopo anni di esplorazione dello spazio, il genere umano ha finalmente trovato una potente sorgente di energia nel Fulcrum, un minerale originario di Plutone, che ha consentito il viaggio intergalattico e ha portato gli umani sul pianeta Areva, il cui popolo di alieni antropomorfi è stato messo in ginocchio dall’abuso dell’intelligenza artificiale.
L’assemblea della Terra è diretta dal Presidente Bianchi, un individuo ambiguo e corrotto; a lui si oppone l’ordine di stampo militare e monastico degli Zhi, addetti al controllo della tecnologia e alla vigilanza delle questioni bioetiche, guidati dal Superiore Nath. 
Il conflitto si fa aperto quando Bianchi decide di far arrestare Nath, dando origine a una serie di rappresaglie reciproche che porteranno la guerra a divampare nell’intero universo conosciuto e tra i popoli che lo abitano.
L’adepta Edith Dasher, guardia del corpo e legata al Presidente, e l’irreprensibile Zhi Conrad Logan si ritroveranno in fazioni opposte, in una lotta sempre più sanguinosa dove nulla è come sembra.

Recensione: 
Era un po’ che non mi dedicavo alla fantascienza e devo ammettere che non sono molti gli autori indie che affrontino questo genere nella mia biblioteca personale. Mi sono accostato quindi con grande piacere al romanzo Il fulcro dell'universo di Maria Carla Mantovani. 
Inizio subito con il togliere di mezzo gli aspetti che spesso bloccano i lettori dall’acquistare romanzi autoprodotti. L’autrice mostra grande cura formale, con refusi tendenti allo zero, cosa che non può che farci piacere e che dovrebbe far vergognare alcuni lavori delle case editrici anche medio grandi. Detto questo passiamo al contenuto del lavoro della Mantovani, essendo quello che maggiormente ci preme una volta garantiti i requisiti base, anche se non scontati, di pulizia del testo.  
Il romanzo scorre veloce e piacevole, inanellando una serie di colpi di scena che ritengo siano ben costruiti e quasi mai prevedibili, di certo mai scontati. 
Si nota la cura a tal proposito da parte dell’autrice nella predisposizione e pianificazione del tutto, con una storia i cui intrecci appaiono nel complesso articolati in giusta misura, camuffando le reali intenzioni dei protagonisti in un gioco di potere che pur riguardando una ristretta cerchia di personaggi riesce a coinvolgere e stupire.
Qualche appunto sulla trama nella prima metà della vicenda, con alcuni comportamenti dei protagonisti che non appaiono del tutto credibili. Alcuni aspetti vengono affrontati con eccessiva leggerezza, almeno a mio modo di vedere, sempre che il testo non sia rivolto a un pubblico molto giovane e privo della malizia per mettere in dubbio alcune incongruenze. 
Nulla di trascendentale, intendiamoci, ma che non posso non notare. 
Non entro nello specifico per non incappare in qualche spoiler, ma sono disponibilissimo a parlarne con l’autrice se lo riterrà opportuno. 
Ad ogni modo la seconda metà del romanzo, quando l’azione e i tamburi di guerra suonano il loro canto di morte, la vicenda aumenta decisamente di tono e la Mantovani regala il meglio di sé. 
Non pochi gli spunti di riflessione che si possono ottenere dalla lettura del romanzo. Dall’approccio etico alla tecnologia, alla valutazione dei rischi ad essa connessi, dai giochi di potere e dalle leve che muovono la razza umana e i rapporti con altre “specie”. 
Una cosa che non mi ha convinto è la forza dell’amore, che certamente rimane una leva importante, ma a mio avviso spesso fa muovere alcuni dei personaggi come fossero degli adolescenti in preda ai marosi dei sentimenti, portandoli a compiere scelte difficilmente difendibili per degli adulti dotati di medio raziocinio.  
Ad ogni modo un romanzo gradevole che mi sento di consigliare in quanto l’autrice scrive molto bene e la sua prosa accompagna una vicenda corale di tutto rispetto. 
Voto 7 con ampi margini di miglioramento. Autrice da tenere d'occhio anche per il futuro.

giovedì 28 maggio 2020

Disfida nr. 116: Gravastar di Pietro Motta VS Dan Simmons




Titolo opera: Gravastar

Autore: Pietro Motta

Formato: ebook

Genere: Fantascienza

Prezzo: 0.99 Euro

Gravastar è una piccola raccolta di brevi racconti inediti di genere fantascientifico (39 pagine). Robot, Loop temporali, Alieni, Guerre nucleari, e molto altro, sono alcuni degli argomenti trattati al suo interno. Ogni racconto è autoconclusivo ma molte storie sono direttamente collegate tra loro e fanno parte di un unico continuum temporale alternativo. La Gravastar è una stella nera vuota, colma di energia oscura o energia del vuoto. Un incontro con una Gravastar può essere molto pericoloso e inquietante. Siete pronti a un viaggio spaziale alla scoperta dell'ignoto?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Con questa raccolta il mio scopo è quello di presentare il mio modo di scrivere alle persone e ottenerne un feedback. Vorrei capire dove vado bene e dove posso migliorare, ma soprattutto se quello che scrivo può essere trovato interessante o forse è meglio cambiare frequenza.

BIG da sfidare: 
Non son degno, ma se proprio devo sfidare qualcuno, voglio sfidare il mio autore preferito con il libro che mi ha colpito di più finora: Hyperion di Dan Simmons



domenica 24 maggio 2020

Recensione: Titolo: Come nascono gli eroi di Gianluca Turconi [Rating 9,5] - recensione a cura di Hagar Lane




Titolo: Come nascono gli eroi

Autore: Gianluca Turconi

Casa editrice: pubblicazione indipendente

Genere: Fantascienza

Costo: Gratuito

Rating: 9

Sinossi: 
Nel futuro prossimo, a San Pietroburgo, durante la Seconda Guerra Patriottica tra Unionisti e Secessionisti, Pierre, insieme al gruppo di bambini che protegge, è costretto a vivere rintanato nei sotterranei della città per sfuggire al nemico, umano e non.
Deciso ad abbandonare la zona per sopravvivere, finirà con l'avere un incontro del tutto inaspettato.
Chi è veramente Pierre e perché si nasconde tanto dagli Unionisti quanto dai Secessionisti?

Recensione:
Ho scoperto per caso nel web lo scrittore Gianluca Turconi e il suo sito Letture Fantastiche.
È uno scrittore che ha pubblicato molti libri, una penna decisamente matura, di quelle che meritano il titolo di “scrittore” senza se e senza ma. 
Ho voluto saggiare la sua scrittura leggendo uno dei racconti che Turconi ha messo nel suo sito a disposizione di tutti, gratuitamente. Fra i tanti ho scelto “Come nascono gli eroi”. 
La mia scelta è stata secca e determinata, perché il titolo del racconto contiene in sé una domanda che accompagna le ricerche dell’uomo da sempre, sin da quando Dei ed Eroi davano vita a quei miti (greci) che stanno alla base della nostra cultura occidentale (greco-latina).
“Come nascono gli eroi” è un racconto di 17 pagine dove Turconi è riuscito a concentrare tutto quanto dev’essere concentrato nella scrittura. 
Diciassette pagine dense di significato, poggiate su tre ambientazioni sceniche complete di tutto, descritte puntando su particolari che da soli bastano a catapultare il lettore in un mondo reale e futuristico insieme (fantascienza). 
Dialoghi fatti di parole “normali”, ma scelte con la sapienza di chi sa che la distinzione tra un personaggio e l’altro si addensa nelle sfumature del linguaggio, e sono quelle che devono farci, da sole e con poche battute, distinguere un bambino da un militare, ma anche tutte le emozioni che sottendono il dichiarato. Ed è così che fa Turconi. 
In ogni frase dei dialoghi concentra tutto quanto non serve più che venga aggiunto al contorno. Le emozioni e le personalità dei protagonisti arrivano tutte, nitide e potenti al lettore. Mi è arrivato tutto il coraggio di Mikkeli, la paura di Pierre, la rabbia di Jurij, la saggezza e bontà di Marika, ma anche la lenta e inesorabile presa di coscienza che accompagna Pierre lungo tutto il racconto. 
“Come nascono gli eroi” è un racconto di fantascienza dove lo scontro è tra l’uomo e se stesso, prima ancora che tra gli umani e i biobot. 
I biobot sono robot composti di parti meccaniche, elettroniche, ma anche umane: gli uomini che smembrano e dai quali prendono i “pezzi di ricambio” che necessitano. Sono creature nate da reti neurali impiantate in loro dall’uomo, e che nel tempo sviluppano una piena autonomia dai propri creatori. Così avviene, in fondo, per tutti i figli nei confronti dei propri genitori, pertanto non c’è tanto da stupirsi se un giorno ciò che descrive Turconi avvenisse realmente. 
Così, anche i biobot diventano, nel tempo, creatori essi stessi di altri biobot, ma molto più avanzati di loro. 
A quel punto il legame con gli antichi padri, gli uomini, si rompe, e questo è il rischio concreto al quale l’umanità va incontro nel momento in cui crea delle intelligenze artificiali su base rete neurale avanzatissima, perché i meccanismi di autoapprendimento sono infinitamente più rapidi in una rete neurale (artificiale) rispetto a quanto avviene nel cervello umano. 
Ciò che non si sta, forse, tenendo in debita considerazione, è che una rete neurale è molto più vicina al concetto di “mente” che non a quello di “cervello”, con la conseguenza che potrebbe sviluppare nel tempo la cosiddetta “coscienza”, creatrice per sua stessa natura e della quale ancora i neuroscienziati sanno poco o nulla. 
Il tema trattato da Turconi è quindi, al tempo stesso, affascinante e reale (ci riguarderà tutti da vicino e in un futuro non molto lontano), più di quanto si possa immaginare. Per me, personalmente, è il tema più interessante dell’intera letteratura fantascientifica.
Lo stile di Turconi è potente, delizioso e intriso di significati, ad ogni passo. Oserei dire che è il tipo di scrittura che amo maggiormente: leggi una storia che scorre come l’olio, ma ogni frase che la compone è densa di significato, e puoi soffermarti, se vuoi, a riflettere ad ogni passo. Rileggi il testo la seconda volta, con l’occhio critico di chi si accinge a scriverne una recensione, e arrivi alla conclusione che la scrittura di Turconi è quel tipo di scrittura che non lascia niente al caso, dove ogni parola è studiata e messa al posto giusto dove l’ha messa.
Non vi dirò come nascono gli eroi, che è una domanda alla quale si possono dare molte risposte. Turconi ci da la sua e io vi invito a leggere il suo racconto per scoprirla da voi. 
Scrivo, invece, due battute di un dialogo del racconto, che da sole mostrano, per me, cosa aspettarci dal racconto di Turconi, ma anche lo spessore dell’autore:
    • Quindi la nostra esistenza non ha scopo?
    • Avrà quello che deciderete di dargli.
Un racconto che contiene al suo interno, perfettamente delineati, sei personaggi umani e un biobot, tre differenti ambientazioni sceniche, una trama complessa e perfettamente intrecciata e dipanata lungo il racconto, spessore psicologico dei protagonisti ben evidente e, non ultimo, due riflessioni di grande portata.
La prima è con riferimento al titolo del racconto, mostrando con la storia stessa come può anche nascere un eroe.
La seconda è con riferimento al progetto nel quale, noi umani, ci siamo imbarcati da tempo: l’utilizzo di reti neurali sempre più sofisticate e potenti per la creazione di nuove forme viventi nel pianeta (robot), che siano simili all’uomo, ma infinitamente più potenti di noi. Forme viventi che pensiamo di poter addomesticare come cagnolini e/o usare come schiavi senza il minimo problema, per far svolgere loro tutte le mansioni manuali possibili e immaginabili, ma anche da usare per la creazione di opere artistiche innovative e perfette (quadri, libri, sculture…), e per fare lavori mentali d’ogni tipo (consulenza, calcoli computazionali complessi e qualsiasi altro lavoro che oggi svolge l’uomo). 
Questo è già realtà in parte, e sempre più lo sta diventando in paesi come il Giappone e altri ancora. Ma queste nuove creature potrebbero svelarci nel tempo delle sorprese, e non è detto che siano tutte piacevoli per gli uomini.
Chiudo con la frase detta dal sergente Stejskal a tal riguardo, quando Jurij afferma che “i biobot non passano inosservati”. Il sergente lo squadra dalla testa ai piedi e gli risponde: “Ragazzino, i biobot posseggono centinaia di modi diversi per stupirti. E nessuno di essi ti piacerebbe”.
Gianluca Turconi è uno scrittore tutto da scoprire, di questo ne sono certa, e il mio voto al suo racconto è: 9.

giovedì 21 maggio 2020

Recensione: Solaris di Stanislaw Lem





SINOSSI:

"Solaris" è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell'universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un'atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c'è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta "vivente". Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L'astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l'ambiente. Un'avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un'avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell'Identità, del Soggetto, dell'Io. Non esiste l'Io unico e identico a se stesso.



RECENSIONE:

Dice tutto la sinossi, credo ci sia veramente poco da aggiungere.
Solaris è un romanzo profondo, ricco di suggestioni e spunti di riflessione. Fantascienza filosofica pura e semplice. Eccovi avvisati quindi. 
Chi cercasse qualcosa di diverso ne sarà profondamente deluso. 
Niente avventure ed esplorazioni di mondi sconosciuti e ricchi di patos. Certo il fascino dell’ignoto ci colpisce sin da subito in modo tangibile, con l’approdo del protagonista nella nave spaziale e gli strani eventi che lo accolgono, ma questo viene presto sostituito da qualcosa di più profondo. 
Il focus si sposta sull’oceano alieno dotato di caratteristiche inconoscibili, di apparente indifferenza verso gli umani che tanti sforzi impiegano nel comprenderlo. Eppure tale indifferenza può essere solo frutto della limitatezza dei nostri sensi e questo fa compiere al romanzo una nuova svolta. 
L’analisi si sposta dall’oceano esterno al mondo interiore del protagonista, in una scoperta dei limiti che corre su binari paralleli e di indubbio fascino. 
Il mondo interiore è altrettanto vasto e inconoscibile di quello esteriore, e forse, merita altrettanta attenzione. 
Devo dire che Solaris mi è piaciuto molto, mi ha affascinato la trattazione dell’oceano/divinità e credo sia un’ottima fonte di spunti per i miei scritti futuri. 
Un romanzo che rispetta la sinossi, per cui credo che se affrontato con lo spirito giusto, possa risultare veramente un lavoro da non perdere per ogni possibile lettore.   

domenica 17 maggio 2020

Recensione: La casa dalle radici insanguinate di Roberto Ciardiello [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti


horror



    • Titolo opera: La Casa dalle Radici Insanguinate

    • Autore: Roberto Ciardiello

    • Editore: DZ Edizioni

    • Genere: Horror

    • Prezzo: 2,99 / 14,15

   • Rating: 7,5

    • Sinossi: 
Cupo, Mago, Skizzo. Tre figure in agguato nell’oscurità, tre predatori in mezzo agli alberi, un unico obiettivo: svuotare la cassaforte di Villa Marchetti, residenza di facoltosi gioiellieri romani. Il piano: sorprendere la coppia di ritorno dal lavoro, entrare in casa, arraffare il possibile e filare verso una nuova vita, lontano dalla periferia degradata della città. Un gioco da ragazzi, come armare il cane di una pistola dalla matricola abrasa. Cupo, Mago e Skizzo questo credevano. Finché non hanno aperto la porta sbagliata.

   • Recensione: 
Oggi parliamo di un bel romanzo horror di stampo classico: La casa dalle radici insanguinate di Roberto Ciardiello edito da DZ Edizioni. 
Non sono un grande esperto di racconti dell’orrore, ma credo di essere in grado di giudicare quando ci troviamo innanzi a qualcuno capace di scriverli. Questo è il caso di Ciardiello, nessun dubbio.
Il romanzo mi ha lasciato alcune perplessità di cui vi parlerò più avanti nel corso della recensione, ma voglio iniziare con i doverosi complimenti all’autore. 
Era un pezzo che non mi trovavo innanzi a un lavoro capace di mettermi quella sana tremarella che solo i grandi scrittori sono capaci di far trapelare fra le pagine dei loro romanzi. 
Ebbene, l’autore DZ ci riesce alla perfezione e lo fa nel modo più naturale possibile, sfoggiando una prosa semplice ma efficace, diretta e funzionale allo slancio narrativo che desidera, e riesce, a imprimere alla narrazione. 
Per sviluppare la vicenda ricorre al punto di vista mobile, alternando lo sguardo dei diversi protagonisti di capitolo in capitolo. La cosa riesce molto bene, permettendo al contempo di coprire l’intero palcoscenico e di farlo nel modo più interessante per il lettore: fornendo a mano a mano dettagli che prima erano rimasti celati abilmente nell’ombra. 
L’abilità dell’autore sta proprio nel farlo in modo quantomai naturale, mai artefatto, spronandoci a non mollare mai il romanzo e costringendoci a divorarlo in un baleno. Complimenti. 
Cosa aggiungere? I personaggi? Beh, ben costruiti, credibili e carichi di personalità, grazie anche a dialoghi sempre all’altezza, ironici quando serve, sprezzanti nelle giuste occasioni e comunque mai banali e stucchevolmente volti al politicamente corretto. Decisamente ben fatto. 
Dell’adrenalina che fluisce copiosa, almeno quanto il sangue che inizia a scorrere nel corso di questa rapina in villa in stile Arancia Meccanica ho già detto, e non mi soffermerò oltre. 
I colpi di scena non mancheranno, anche se questo aspetto mi porta dritto diretto ad affrontare quei piccoli problemini accennati all’inizio. 
Alcuni interrogativi sorgono spontanei e rimangono irrisolti. Per quanto il lettore possa essere infoiato dall’incedere incalzante degli eventi, tali interrogativi non possono non nascere e fossi stato l’autore avrei offerto almeno qualche spunto di soluzione. Non posso sbilanciarmi nell’indicarli apertamente per non incappare in spoiler, ma sarò lieto di illustrarli all’autore se si mostrerà interessato. Ad ogni modo nulla che possa intaccare la bontà del romanzo, che rimane del tutto godibile e che vi consiglio di cuore. 
Ultimo aspetto, del tutto soggettivo in questo caso, il finale. Non mi è piaciuto. Tranquilli, se è per questo boccio anche molti finali di Stephen King, ma non l’ho mai reputato un problema. Ciò che conta è il viaggio e quello offertoci da Ciardiello merita sicuramente il prezzo del biglietto.
Voto 7,5  

giovedì 14 maggio 2020

Disfida nr. 115: Grimoires di Carmelo Caruso VS Stephen King




    • Titolo opera: Grimoires

    • Autore: Carmelo Caruso

    • Editore: Cavinato Editore

    • Genere: Horror

    • Prezzo: 4,19 / 14,25

    • Sinossi: 
Terminata sua prima saga fantasy, l'autore cambia radicalmente genere narrando l'oscura vicenda di cinque musicisti Black Metal, abili maestri nell'arte cerimoniale. 


In una tenebrosa Lombardia di fine anni '90, la giovane band Mefistofele accresce le proprie capacità esoteriche fino a giungere alla certezza di poter governare le potenze infernali, dimenticandosi che chi gioca con il fuoco rischia di creare grandi incendi e incenerire se stesso. La luce di questo lume logorante attira l'attenzione delle più temibili dottrine magiche, attuando l'ingannevole gioco dell'angelo più fascinoso delle filosofie occulte. L'autore stesso definisce la sua opera come uno scritto volgare e profondamente immorale, ricco di parecchi spunti sul quale poter indagare, solamente però, per i consapevoli di non essere ammassi di carbonio ambulanti. Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti, potrebbe anche non essere casuale.

- Note/commenti/finalità dell'Autore:
Con Grimoires si intendono gli antichi manuali pratici in cui si insegnano le istruzioni per svolgere rituali di Magia Cerimoniale, e nonostante sia un romanzo in cui narro una storia, se letto con un mirato interesse, coloro che vorranno affacciarsi a questo mondo troveranno un’ottima scintilla per appiccare quel fuoco assopito che attendeva di essere acceso.

BIG da sfidare: 

   

Stephen King
Se Scorre il Sangue


domenica 10 maggio 2020

Recensione: Strade Nascoste (Storie di Asklivion) di Mirco Tondi [Rating 6] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Sinossi:
Gli uomini hanno dei limiti: è questa la benedizione e la maledizione della loro natura.
Sono le parole del Messo su cui riflette Ariarn durante la ricerca affidatagli. Una ricerca dove è coinvolto l'Ordine della Rivelazione, a cui i governi si sono rivolti per trovare una cura alla malattia che ha colpito le regioni di Asklivion; un male che si scoprirà essere peggiore di qualsiasi epidemia conosciuta e a cui forse non ci sarà rimedio finché esisterà l'uomo.
Con Periin, Ghendor, Reinor e Lerida si ritroverà ad affrontare una lotta contro un nemico di cui soltanto in pochi sono a conoscenza, che è rimasto a lungo nell’ombra dimenticato, ma che ora è pronto per mettere in atto il suo piano dopo aver a lungo aspettato che giungesse il suo momento. Macchinazioni architettate per una conquista che da tempo sta aspettando di trovare realizzazione, che porterà a molte battaglie e a un conflitto finale che lascerà molti dubbi e l'unica certezza che il vero nemico non sia stato quello affrontato ma qualcosa che è sempre stato al fianco e di cui non si sospettava.
Un nemico che in qualche modo l’uomo ha sempre protetto, che è la causa generatrice dei mostri con i quali si combatte. Un nemico in grado in qualsiasi momento di creare mostri di grande portata, come si ha avuto modo di vedere.

Recensione:
Qualche tempo fa avevo recensito il recente “Racconti di Strade Nascoste”, ritenuto dall’autore indispensabile e propedeutico per comprendere il libro pubblicato nel 2015: una specie di salto carpiato all’indietro che mi era piaciuto e del quale avevo apprezzato l’intento, pregustando la lettura del romanzo nella sua pienezza. Oggi, a operazione conclusa, sono un po’ perplessa: è tutto troppo. 
Troppo lungo, troppo affollato di personaggi, simboli, sette e mostri, troppo insistente nel descrivere battaglie, città e mondi e troppo dilungato nelle elucubrazioni esistenziali - al limite del masochismo patologico - in cui ognuno dei protagonisti si macera alla ricerca di una soluzione ai propri problemi. 
Infine, troppo scritto bene per meritarsi di svaporare in tanta confusione. 
Dispiace che un simile talento si sia perso nei meandri di un’ansiosa, inutile dimostrazione di forza espressiva e creativa. Sarebbe bastato attenersi a una delle regole auree della scrittura - “Scrivere è come fare la valigia: quando hai finito disfala, togli la metà, rifalla e poi disfala di nuovo, togli ancora una metà e avrai sempre troppa roba”- e adesso avremmo un’opera seducente, poetica (“… sopra la terra le stelle continuarono a ammiccare sornione… nient’altro che semplici battiti di ciglia nelle loro eoniche esistenze…”) e ricca di spunti per riflessioni su quanto agita l’animo umano (... Il vuoto urlò dentro di lui, trasportandolo in un mondo di cupo grigio che si addensava sempre di più. La marea oscura aumentò, avvolgendolo e permeandolo, fuoriuscendo dall’abisso nella crepa della sua anima…”) senza nulla togliere alla vigorosa epica che infiamma tutta la vicenda.
Tondi aveva e ha un sacco di cose da raccontare ma meglio sarebbe dosarle senza travolgere il lettore e scaraventarlo, boccheggiante, in un universo alla Hieronymus Bosch dove gli inferni si susseguono a ritmo forsennato e Bram Stoker stesso farebbe fatica, in un marasma di mostruosità draculesche, a rintracciare la sua creatura. 
La narrativa di genere e produzioni cinetelevisive ci hanno abituati a mondi di derivazione vampiresca ma la quantità, si sa, è nemica mortale della qualità e non tutti sono Tolkien.
Una noticina a parte su Lerida Istua, l’unica protagonista femminile: anche lei come Ariarn Meanor, Reinor Ryonel, Ghendor Plenan e Periin (l’unico graziealcielo senza cognome… Ma quando gli scrittori di fantasy capiranno che la creazione dei nomi richiede studio e attenzione quanto l’architettura stessa della storia?) è alle prese con le sue problematiche ma, povera donna, sembra bisognosa di un possente supporto psicologico più che di una svolta esistenziale. 
La sua debolezza toglie vigore a una figura che invece potrebbe avere un ruolo distrattivo e, per contrappunto, migliorativo di certe staticità e incertezze dei suoi compagni.
Un plauso incondizionato alla quasi totale assenza di refusi - in un lavoro così poderoso c’era da aspettarsi di tutto - e alla cura estrema nella stesura. 
Voto:6.

giovedì 7 maggio 2020

Recensione: Il drago di Sua Maestà. Temeraire di Naomi Novik





Sinossi:
La vicenda ha inizio nel 1805, in piena guerra tra la Francia di Napoleone e l'Inghilterra. Si tratta di un mondo diverso dal nostro, dove i draghi convivono da sempre con gli uomini e vengono usati da questi ultimi come arma per le guerre. L'equipaggio della nave inglese Reliant cattura una fregata francese nella cui stiva viene trovato un uovo di drago che viene affidato al capitano Will Laurence che, una volta schiuso l'uovo, chiamerà il drago Temeraire. Temeraire si dimostrerà un ottimo combattente appartenente niente meno che alla razza di draghi più bella e rara esistente nel mondo.


Recensione:
La coraggiosa idea di ambientare questo romanzo fantasy nel periodo napoleonico, con le terre di Albione poste sotto scacco da Napoleone, meritava da sola la lettura dell’opera della Novik che ha dato origine a una Saga di quattro volumi.
 In sostanza l’autrice introduce i draghi in un contesto perfettamente ricreato da un punto di vista storico, andando a sovrapporre alla realtà del tempo, e delle truppe dell’epoca, un nuovo comparto militare, quello dell’aviazione. E il bello è che gestisce il tutto in modo approfondito e credibile, con tanto di trovate operative-tattiche-strategiche plausibili e originali per affiancare i reparti di draghi a quelli di marina e fanteria. 
Insomma un gran bel lavoro. 
Ottima e approfondita l’analisi dei rapporti fra draghi e piloti, con personaggi ben delineati sia fra gli umani che fra i rettiloni. Eppure tutto questo allestimento sontuoso finisce con l’essere a mio avviso ridondante rispetto alla ben poca azione che ci viene offerta almeno in questo primo volume. E’ un vero peccato. Non si può che parlare di una ghiottissima occasione persa. 
Di certo il presente volume lascia ben sperare per il seguito della saga, ma preso singolarmente non può che lasciare con l'amaro in bocca, perché la carne al fuoco è molta e la scenografia realizzata, assolutamente di prim'ordine. Purtroppo scontrandosi con un ritmo molto lento e una carenza pressoché totale di azione, non mi sento di consigliarvene la lettura, se non per un amore particolare per l'epoca napoleonica e la curiosità di vedervi calati i signori dei cieli.

domenica 3 maggio 2020

Recensione: Italian Sword&Sorcery: La via italiana all'heroic fantasy di Francesco La Manno - recensione a cura di Fantom Caligo


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Titolo: Itaian Sword and Sorcery, La via italiana all’Eroic Fantasy

Autore: Francesco La Manno (con i saggi di Adriano Monti Buzzetti, Gianfranco de Torris, Mario Polia, Paolo Paron)

Editore: Italian Sword&Sorcery Books

Genere: Saggistica

Prezzo: 4,99 ebook,

Rating: 9

Sinossi:
Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy è un saggio di Francesco La Manno, curato da Annarita Guarnieri, che ha l’obiettivo di delineare i confini dello sword and sorcery, particolare sottogenere del fantasy nato quasi un secolo or sono dalla penna di Robert E. Howard che ancora oggi continua ad appassionare i lettori di tutto il mondo.
Lo studio muove dall’analisi degli elementi costitutivi dello sword and sorcery, dalla disamina dei principali personaggi di heroic fantasy del Maestro di Cross Plains (Conan il Cimmero, Kull di Valusia, Solomon Kane, Bran Mak Morn e James Allison), da una ricognizione nei cicli dell’immaginario nero di Clark Ashton Smith (Hyperborea, Poseidonis, Averoigne e Zothique) e di Thongor di Lemuria di Lin Carter, dalla critica mordace al fenomeno commerciale del grimdark fantasy lanciato da George R.R. Martin e da Joe Abercrombie, per concludere con la presentazione della nuova fantasia eroica mediterranea e dei suoi alfieri. Il volume contiene anche i saggi di Adriano Monti Buzzetti, Gianfranco de Turris, Mario Polia e Paolo Paron.

Recensione:
Oggi non tratteremo di romanzi. In questo periodo di pandemia, chiusi in casa mentre disperati compiliamo il modulo di autocertificazione che il governo tra cinque minuti cambierà – impedendoci d’uscire – oltre alla lettura dei nostri romanzi preferiti perché non leggersi dei buoni saggi sul genere fantasy?
L’Italian Sworld and Sorcery è un’associazione culturale che consiglio di seguire. Oltre alla divulgazione, si sta occupando dello sviluppo di un filone fantasy italiano legato al mondo dello sword and sorcery.
Il saggio di cui stiamo parlando mi ha illuminato sulla profondità e l’ampiezza del genere. Vi dico solo che, prima della lettura di questo testo, nella mia mente dark fantasy e sword and sorcery erano due filoni ben distinti. Per dirla in termini pratici, libri come Black Company di Cook o la saga di Withcer di Sapkwoski erano per me esclusivamente dei dark fantasy, mentre lo sword and sorcery rappresentava un filone ormai esaurito, ancora legato al personaggio, ripreso negli anni ’80 con il nome di Conan il Barbaro, sviluppato da R.E. Howard. Solo leggendo questo saggio ho scoperto che la distinzione tra i due generi sia molto sottile (Cook e Sapwoski sono citati da La Manno come esempi di sword and sorcery moderno, ma allo stesso tempo sono considerati dalla critica degli ottimi esempi di dark fantasy) e come già i primi lavori non solo abbiano gettato delle solide basi per questo genere, ma abbiano anche creato i presupposti del filone dark. (A questo punto mi spingo a chiedere agli autori, sperando di non recare loro offesa, una digressione su questo doppio filone e sul contributo dello sword and sorcery allo sviluppo della letteratura Epic e Dark Fantasy.)
Chi leggerà il saggio farà un viaggio nel genere, partendo principalmente dagli albori. La Manno ci mostra come già gli iniziatori dello sword and sorcery spaziassero, gli autori mi concedano questa semplificazione, dall’epic al dark senza porsi alcun problema.
Le figure degli antieroi, rese oggi popolari da autori quali Martin e Abercombie, erano già presenti nello sword and sorcery assieme alla grande carica di fantastico che pervade questi libri.
Il saggio si può dividere in quattro sezioni: la prima è una presentazione dell’associazione Italian Sword and Sorcery, la seconda un’analisi dei “padri fondatori”, ossia Howard, Alison, Ashton e Carter. Non ci troveremo soltanto di fronte ad una mera critica stilistica, ma grazie a questo lavoro entreremo in contatto con le profonde mitologie che ispirano questi libri, che variano dai culti pagani, al cristianesimo e allo stesso esoterismo. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di semplici battaglie e colpi di spada, ma ognuno di questi autori porta con sé una visione del mondo, un approccio unico e singolare che il saggio aiuta a cogliere e apprezzare.
La terza sezione presenta i nuovi artisti dello sword and sorcery mediterraneo, ossia la nuova “via Italiana” al fantasy di questo genere. Troviamo molte ambientazioni interessanti che vanno dalla Sardegna all’Asia di Alessandro Magno. Una serie di libri tutta da scoprire e che, spero, di poter recensire su questo sito.
Infine l’ultima parte offre spunti di critica al filone più intransigente del grimdark. Qui mi permetto di fare una brevissima digressione. Per chi non conoscesse i retroscena, J. Abercombie (La prima legge), uno degli autori più influenti della cosiddetta 3rd Wave – il filone low fantasy lanciato da Martin e cresciuto durante gli anni 2000 - ha stilato una serie di principi, condivisibili o meno, su come deve essere un libro grimdark. Tra questi vi è una forte riduzione dell’elemento fantastico e alcune linee guida su come devono essere i personaggi. 
L’ultima parte dell’articolo critica abilmente questa visione del fantasy, sviscerando alcune contraddizioni e mancanze presenti in questo approccio.
Un saggio che consiglio vivamente di leggere a chiunque che, oltre ad essere un lettore o scrittore fantasy, voglia crearsi delle forti basi. 
In questo periodo di piattume editoriale e di facile superficialità, è bello vedere realtà letterarie non solo votate alla vendita di libri, ma anche alla scoperta dei significati che essi racchiudono e dei messaggi che questi propongono.
Colgo l’occasione per fare l’imbocca al lupo all’Italian Sword and Sorcery per un rilancio di questo filone.
Voto 9