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giovedì 30 aprile 2020

Disfida nr. 114: Gli Antociani e la rivolta dei ribelli di R.E. Key VS J.K. Rowling

j.k. rowling



    • Titolo opera: Gli Antociani e la rivolta dei ribelli

    • Autore: R.E. Key

    • Editore: pubblicazione indipendente

    • Genere: fantasy

    Prezzo: 0,99 / 12,90

    • Sinossi: 

Antiocia è un regno situato nel sottosuolo. Gli antociani sono il popolo che vi abita, persone dal nostro stesso aspetto, il cui scopo è quello di far funzionare l’umanità, salvaguardandola. 
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Per farlo, ognuno riveste un ruolo, legato a una professione. Ogni ruolo viene affidato dopo il superamento di un test, che avviene in un determinato periodo della vita degli antociani, a centosedici anni. 
Cosa accadrebbe se a qualcuno venisse in mente di sconvolgere l’organizzazione del sottosuolo? 
Se volesse impadronirsi del potere e destituire i governanti? 
A mettere ordine ci sono i trottolinieri, aiutati da fotografi, torrettisti, orologiai, scribaldi e quanti altri. 
Riusciranno a contrastare la rivolta dei ribelli capeggiati dal Collezionista?


    • Note/commenti/finalità dell'Autore: 

Il libro si propone di mostrare ai lettori un fantasy diverso dai soliti. 
Possiamo parlare di urban fantasy perché i personaggi vivono nella Terra, ma gli autori preferiscono definirlo più un free fantasy, perché non segue gli schemi tipici della catalogazione in generi fantasy.
 Gli autori di questo libro sono due, marito e moglie, antociani (ovvero abitanti del sottosuolo) venuti sulla Terra per trascorrere qui il tempo di una vita umana, attualmente si nascondono per non farsi trovare dai governanti, perché accusati ingiustamente di essere dei ribelli. 
In realtà la loro unica missione è quella di far sapere al mondo l’esistenza degli antociani e il loro utilissimo scopo. 
Sono contrari a tenere nascoste le notizie importanti e fanno di tutto per diffondere informazioni. 
Il libro si presenta come una testimonianza di un evento e si può notare quanto difficile sia il lavoro di un antociano, qualunque esso sia!


    • BIG da sfidare: 

animali fantastici dove trovarli



J.K. Rowling 

Gli animali fantastici






domenica 26 aprile 2020

Recensione: La Battaglia di Aquirama di Andrea Zanotti [Rating 8] - recensione a cura di Hagar Lane


andrea zanotti scrittore
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Titolo: La Battaglia di Aquirama - Giorno e Notte


Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Military Fantasy

Prezzo: 2,49 ebook, 11,98 Cartaceo

Rating: 8

Sinossi: 
Orde di cavalieri selvaggi del Quarto dell’Aria da una parte, Legioni del Quarto della Terra dall’altra e Aquirama nel mezzo.
La città Stato capace di mantenersi indipendente dalla sua fondazione, che la leggenda vuole sia avvenuta per opera del divino Dragone Rosso Stige, è sull’orlo del baratro. Riuscirà il Drakoi, suprema guida spiritale e militare, ad avere la meglio sui nemici esterni e su quelli che tramano all’interno stesso delle mura cittadine?
In un giorno e in una notte la storia millenaria della città potrebbe essere sconvolta.
La Battaglia di Aquirama è un military fantasy autoconclusivo che vi farà vivere ora per ora gli sviluppi di questo scontro in un crescendo di violenza e drammaticità che nell’arco di un giorno e una notte deciderà le sorti di migliaia di persone.

Recensione:
La Battaglia di Aquirama: Giorno e notte è un romanzo fantasy scritto e autopubblicato nel 2015 da Andrea Zanotti, autore di molti libri e racconti fantasy. Qui il link alla Pagina Autore di Andrea Zanotti. Il romanzo, di 312 pagine, è presente in Amazon, sia in formato cartaceo (prezzo: € 11,98) che ebook (€ 2,49).
La prima cosa che mi ha attratto del libro è stata la copertina, perché trovo sia bellissima, soprattutto per la predominanza del color seppia.
Prima di entrare pienamente nell’analisi del testo, faccio una nota ad una perla che ho incontrato nel libro. Mi sto riferendo alle poesie che aprono i capitoli del romanzo. Da “Simbiosi” a “Il giorno più lungo”, dico che sono poesie incredibilmente calzanti con la storia, potenti e di grande impatto. Complimenti al poeta, Gioacchino Caruso.
Altra cosa che apre i capitoli e che ho apprezzato è la mappa. Nella sua semplicità, a me è piaciuta. Solo apparentemente è una mappa sempre uguale a se stessa, perché, in realtà, ci mostra di volta in volta la posizione delle varie legioni protagoniste delle vicende: quasi tutte in movimento e ognuna diretta verso un proprio e ben preciso obiettivo.
Diciamo, prima di tutto, che il libro è scritto in un italiano impeccabile, e non credo serva aggiungere altro. La voce narrante è fedele al ruolo che deve rivestire in un romanzo ben scritto, e cioè: imparziale, capace di farci arrivare appieno le emozioni dei protagonisti ma mantenendo il giusto distacco, meticolosa nella descrizione dei dettagli e, al tempo stesso, mostrandosi capace di volare in un istante alta sulle scene per mostrarci la “panoramica” degli eventi, che si svolgono spesso in contemporanea sulle varie zone della mappa.
Entriamo nel vivo della storia ora, proprio come fa l’autore, che non fa voli pindarici, ma catapulta il lettore sin dalle prime pagine nella tensione e nei momenti immediatamente precedenti alla guerra. Com’è mia abitudine, mi soffermo solo su alcuni aspetti salienti del romanzo.
Mi è piaciuto leggere che sin da subito il Drakoi - custode di Aquirama, nonché Generale e Sommo Maestro dell’Ordine del Dragone Rosso - dinanzi al pericolo incombente su Aquirama, rifletta sulla scarsa moralità presente da tempo nella Città Sacra, sul fallimento della diplomazia e, persino, sulla corruzione che, in ultima istanza, non era apparsa più in grado di mantenere le varie fazioni in equilibrio tra loro. 

L’autore mostra di avere il dono della sintesi, che io amo moltissimo, e tanto più quanto più un romanzo è complesso e ricco di personaggi, perché significa far comprendere al lettore, con poche frasi, la personalità dei personaggi, piuttosto che far intuire con poche pagine tutto quanto è, come in questo caso, all’origine della guerra che sta per scoppiare. Ci mostra, ad esempio, il popolo di Aquirama come composto di trentamila anime, fra sacerdoti-guerrieri, schiavi e, non ultima, una casta di mercanti che nel tempo si era fatta sempre più avida, e che voleva la guerra perché incapace di rinunciare, anche in minima parte, alle proprie ricchezze. Con poche frasi l’autore si è mostrato in grado di far intuire al lettore tutto il “non detto” della storia.
Il Quarto dell’Aria e il Quarto della Terra vogliono conquistare Aquirama, che decide di non consegnare le chiavi della città a nessuna delle due fazioni nemiche di Aquirama, ma anche nemiche tra di loro. Così è, infatti, nel gioco delle alleanze e dei tradimenti che caratterizzano ogni guerra, fantasy o reale che sia. La votazione del Senato decreta che Aquirama scenderà in guerra contro i propri nemici, nella speranza che il Dragone Rosso, fondatore di Aquirama, sarebbe giunto al momento opportuno a salvarli.
Questo fantasy mette in scena, tra l’altro, una guerra fra i 4 elementi che compongono la vita di ogni essere vivente, compreso quella del pianeta Terra: l’elemento terra, l’elemento acqua, l’elemento aria e l’elemento fuoco. Gli elementi Terra e Aria sono anche riportati nella mappa. L’elemento Acqua lo incontreremo andando più avanti nella storia. E l’elemento Fuoco, dirà qualcuno di quanti hanno già letto il romanzo? Sembra non essere presente, ma in realtà lo è, eccome, giacché la guerra in sé rappresenta l’elemento fuoco, e fuoco è presente a volontà anche nei vari campi di battaglia.
È incredibile come l’autore sia riuscito a rappresentare fisicamente i 4 elementi nel modo più consono alla loro natura, simboleggiata, per me, dal loro stesso nome. Mi sto riferendo, ad esempio, al diverso tipo di guerrieri che compongono il Quarto della Terra e il Quarto dell’Aria: legioni regolari e ordinate quelle di Terra; tribù selvagge e dei tipi più strani quelle dell’Aria. Anche il comportamento delle due fazioni nemiche di Aquirama rispecchia ad arte la differenza fra terra e aria: statiche e ordinate le truppe di Terra; imprevedibili, veloci e disordinate quelle dell’Aria.
Spiccano, per me, tra le tribù dell’Aria le Capre Nere, che ho amato moltissimo. L’autore ci mostra chiaramente cosa sia l’Amore vero quando mette in scena momenti intensi di combattimento e protezione reciproca tra due membri della tribù delle Capre Nere, che si amano al punto da rischiare continuamente la vita l’uno per l’altra. Laddove il contesto appare, cioè, più selvaggio, sregolato e a tratti animalesco, ecco che cogliamo le uniche scene di amore puro tra un uomo e una donna. La contrapposizione, evidente e forte, è con lo squallido sentimento che lega, al contrario, un ricco mercenario e la propria moglie, dove non manca il sesso fra i due, ma nemmeno le menzogne e i tradimenti.
Ho amato molto anche la tribù delle Amazzoni, perché l’autore ha mostrato, attraverso i variegati personaggi della storia, tutte le sfaccettature del maschile e del femminile presenti negli uomini e nelle donne, che è un compito fondamentale, ritengo, di ogni fantasy. Per troppo tempo nei romanzi fantasy, e ancor di più nei military-fantasy, le donne non si sono fatte nemmeno avvicinare ai campi di battaglia. Io ritengo, invece, che sia fondamentale farlo, per avvicinare il pubblico femminile ad un genere letterario che è stato loro quasi totalmente precluso fino a poco tempo fa. Gli uomini non amavano leggere storie con sole protagoniste donne, come le donne non amano leggere storie con soli protagonisti uomini, anche se si parla di un libro di guerra o un military-fantasy. Bravissimo Andrea Zanotti, al punto che le scene riguardanti le Capre Nere e le Amazzoni sono state quelle che mi hanno coinvolto di più nella lettura. E non è un caso, evidentemente.
E nel Quarto della Terra? Anche nel Quarto della Terra abbiamo una bellissima storia d’amore: quella tra un padre e il figlio. Dotrik, sovrano illuminato e migliore di tanti altri, mette a rischio l’esito della guerra per salvare il proprio figlio, quando scopre che è in pericolo. Ancora una volta, ho trovato intelligente l’intreccio che l’autore ha fatto di fantasy e realtà con riferimento all’animo umano, dove c’è ampio spazio per le contraddizioni se vi sono di mezzo sentimenti veri e profondi, fra un uomo e una donna, come fra due amici o, come in questo caso, fra un padre e il figlio.
Fortemente simbolico mi è apparso il combattimento all’ultimo sangue tra il Drakoi e il gladiatore, che era pur sempre uno schiavo. Ho visto nella storia la sintesi perfetta di due mondi che si scontrano, in grande come in piccolo. Sul piano esteriore, in grande, assistiamo, infatti, allo scontro sul campo di battaglia di tanti schieramenti, l’un contro l’altro armati. Ma dal punto di vista interiore, nel piccolo, la stessa guerra viene simboleggiata dalla lotta feroce tra il più grande degli uomini e il più misero di essi. Tutto il romanzo ruota attorno alle contrapposizioni, come ogni guerra, vera o fantasy che sia, fa emergere.
Andiamo ora ai Sommi Elementali, della Terra e dell’Aria. Sono forze potentissime, sovrumane, magiche e arcaiche, che compaiono nella parte finale della storia, a simboleggiare come l’uomo non riesca nelle guerre, contro se stesso o contro la natura, ad avere mai l’ultima parola. E questo nonostante l’uomo abbia il potere di evocare le forze superiori, come ci insegnano le più antiche tradizioni sapienziali. Quando tali forze si risvegliano, l’uomo deve a quel punto piegarsi al loro volere, dal momento che l’uomo può evocare tali Forze Magiche (se diviene Maestro), ma non può anche controllarle. Mi è piaciuto molto vedere come l’autore abbia mostrato lo scatenarsi dei Sommi Elementali, che risiedono in egual maniera in tutti e 4 gli elementi di cui ho parlato sopra, e abbia scelto di renderli incontrollabili da parte degli uomini, ivi inclusi i Maestri.
Chi può placare, dunque, la furia dei Sommi Elementali? Ah, beh! Qui Zanotti ha inserito davvero una chicca, che mostra la sua grande profondità d’animo, ritengo. Riporto le parole dell’autore, ma solo un paragrafo e non anche il successivo per non spoilerare troppo: “Riconobbe una giovinetta dalle vesti candide e la chioma corvina, sul dorso di un cavallo parimenti niveo, e capì che era stata lei con la sua aura di quiete ad aver blandito la furia degli Elementali”.
Che dire? Bellissimo. E il paragrafo che segue a quelle parole svela un mistero altrettanto stupendo. Mi fermo qui.
Complimenti ad Andrea Zanotti. Il mio voto è 8+.
N.B. Non è 9 solo perché avrei voluto leggere un po’ più di dialoghi, e solo per questo.

giovedì 23 aprile 2020

Recensione: Casa di foglie di Mark Z. Danielewski


casa di foglie
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Sinossi:

Quando la prima edizione di "Casa di foglie" iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All'inizio tra i più giovani - musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina -, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò "Casa di foglie" come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l'ha definita una storia d'amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall'ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell'irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l'inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò, e consiste nell'esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.


Recensione:

Un libro bizzarro e oscuro, la cui esistenza è avvolta nel mistero almeno quanto quella del Necronomicon; una casa stregata che cela un abisso "reattivo" capace di ricordare le inquietanti atmosfere dell’oceano senziente di Solaris di Stanisław Lem. Ecco, di questo voglio parlarvi oggi: Casa di Foglie, un tomo che mi ha messo alle corde. Complice la clausura da coronavirus e gli strascichi di carenza energetica vitale, ho fatto davvero fatica a sviscerare i segreti del labirinto della casa di Navidson. 
Giunto al termine di questa lunga avventura posso però affermare che ne sia valsa la pena. Non mi dilungo sulle doti linguistiche del Danielewski, capace di mutare e padroneggiare svariate tecniche narrative, facendole calzare su misura alle diverse scenografie con grande maestria. 


Ciò che maggiormente riesce all’autore però è l’espediente di inserire a corredo della narrazione un’infinità di riferimenti a documentari, saggi, produzioni critiche dei più disparati tipi, forniti da professionisti appartenenti alle più svariate branche dello scibile umano. Questa serie realmente sterminata di bibliografia artefatta, o meno, contribuisce a ingenerare nel lettore, per lo meno a livello inconscio, veridicità al narrato, costringendolo ad affrontare eventi surreali con la convinzione possano realmente essere accaduti.
Una lettura che con il proprio incedere diviene una vera e propria sfida, con l’impaginazione che si abbandona alla follia, in perfetta simbiosi con l’aggravarsi delle turbe del narratore Johnny Truant e con l’avanzare dei suoi viaggi psicotici a base di droghe e patologie paranoidi. 
Saremo costretti a maneggiare il tomo come un grave da palestra, ruotandolo per leggere trafiletti al contrario e dovremo muoverci nel labirinto delle note, così come Navidson si muove all’interno di quello della casa. Già, perché Casa di foglie è un romanzo “ergodico”, cioè che chiede al lettore di affrontare il testo facendo un po’ di sforzi per seguire tutto ciò che contiene. Non solo le diverse linee narrative, che corrono su piani ben distinti, pur perdendosi fra note, trafiletti guizzanti, colonne sbilenche e strutture scalene, ma pure fra quelli che ritengo essere dei vicoli ciechi posti sul cammino proprio per rendere l’impresa più epica. 
Sfilze di nomi, riferimenti enciclopedici, deliri vari accompagnati da riferimenti e citazioni colte e profonde.

Un’esperienza del tutto particolare, che richiede determinazione per essere portata a termine, così come deve aver comportato un grande lavoro sia per l’autore che per l’editore. 
Veramente qualcosa di particolare, un po' mi ha ricordato La Nave di Teseo, e che a mio avviso merita un tentativo. 
Oltretutto la vicenda di Navidson a me è piaciuta davvero tanto, il mistero degli abissi mutevoli celati nella casa è narrato in mille modi differenti, ognuno dei quali capace di mettere in risalto qualche aspetto che ci era sfuggito in precedenza. 
Emozioni da horror in un contesto del tutto particolare, senza il ricorso a geyser di sangue e grossolani attrezzi del mestiere, ma garantendo ugualmente un grande impatto.
La parte relativa alla vita ai margini di Johnny mi ha colpito meno, e nel corso del labirinto probabilmente ho svoltato in alcuni casi, perdendone qualche tratto, ma senza rimorsi particolari. D’altronde all’interno del labirinto si devono fare scelte drastiche se si vuole avere una possibilità di trovare l’uscita!
Siete avvisati, non è certo un testo per tutti e anche il costo è giocoforza elevato, in quanto si tratta di un vero tomo, condito da appendici con immagini e quant’altro. 
La cosa migliore? Fate un salto nella vostra biblioteca di fiducia. Se poi vi piace, vedrete che non vorrete che manchi nello scaffale della vostra collezione.



domenica 19 aprile 2020

Recensione: Cavalier Hak di Hagar Lane [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti

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Titolo: Cavalier Hak

Autore: Hagar Lane

Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: 2,99 ebook, 11,99 Cartaceo

Rating: 8

Sinossi: 
Cavalier Hak è un fantasy storico, ambientato in parte nel Medioevo e in parte nel Rinascimento, dove fantasia, storia e realtà si intrecciano sapientemente.
Nel Libro Primo (La Nascita dei Draschi) i Regni, fatti di uomini liberi, spariscono uno dopo l’altro per lasciare il posto ai Draschi, fatti di padroni e schiavi. È Hak, un cavaliere errante donna, che prova a sconfiggere il male, lottando contro un Governatore del Regno dei Folli che vuol trasformare il suo Casato del Pellame in Drasco, certo che “possedere le persone” fosse l’unico modo possibile per arricchirsi velocemente senza render conto a nessuno.
Nel Libro Secondo (Sapere aude) Hak diventa Re del Drasco delle Scienze. Affiancata da una saggia strega di nome Mercuria e da quattro validi e fidati cavalieri, Hak trasforma il suo Drasco in un luogo senza caste e privilegi, dove si ama e si prega liberamente, si studia e si lavora con gioia, ridando lentamente vita al culto degli Dèi pagani. Questa volta lotterà contro i Giusti: il potente Organismo Religioso Sovranazionale a capo dei Draschi.
Da cavaliere come da Re, il viaggio di Hak è l’incessante ed eroico tentativo di spezzare con le proprie mani le maglie dell’inconscio collettivo, intriso di dolore per i pregiudizi e le ingiustizie sociali sedimentatesi nei secoli, ma c’è solo un modo per riuscire nell'impresa, ed è scritto in dei fogli di pergamena custoditi in un prezioso scrigno di faggio rosso.

Recensione:
Oggi vi presento Cavalier Hak, l'opera d'esordio di Hagar Lane. 
I più attenti si saranno accorti che si tratta di un'autrice da poco entrata nel nostro gruppo di recensori. Non mi dilungherò nella mia solita premessa, perché, mai come in questo caso, non credo possano sussistere dubbi sulla bontà dello scritto, escludendo a priori ogni possibile forma di influenza e favoritismo. Provare per credere! Poi, chi ha avuto modo di conoscermi in questi anni sa che sono un barbaro rozzo e insensibile, un nordico dal cuore di ghiaccio, incattivito ancor più dall'isolamento anticoronavirus. Quindi non perdiamo altro tempo e vediamo di capire cosa ha da offrirci questo romanzo fantasy che strizza l'occhio ai rigori del romanzo storico. 
Si tratta di un’opera ispirata, che è al contempo romanzo e saggio, una viaggio iniziatico ricco di spunti di riflessione e trasposto in un medioevo alternativo che tanto attinge dalla ciclicità della storia umana, da risultare assolutamente attuale. Non che ci fossero dubbi sul bagaglio di conoscenze e sulla preparazione storica dell’autrice, è sufficiente leggere le sue recensioni per rendersene perfettamente conto, ma dalle pagine del romanzo traspare ancor più, arricchendo ogni aspetto del racconto. A fine libro avremo anche la possibilità di scoprire, capitolo per capitolo, le fonti che hanno ispirato l'autrice. Una bibliografia di grande impatto e dalla quale possiamo comprendere la poliedrica formazione di Hagar Lane. 
Tale preparazione consente alla scrittrice di allestire uno scenario che, pur risultando fedele specchio di un medioevo ricostruito alla perfezione, non è mai ridondante, ma rimane, educato sullo sfondo, lasciando libero sfogo al protagonista assoluto, Cavalier Hak, che da il titolo all’opera. E di un cavaliere del tutto particolare stiamo parlando, anzitutto perché è donna che ama altre donne, e si muove in territori dove l’ombra dei pregiudizi è quanto mai gravosa e tende a mutare con preoccupante frequenza in condanne e scomuniche. 
Hak è un gran bel personaggio, forte, caparbio, visionario e determinato quanto basta per entrare di diritto nell’immaginario collettivo. Una donna capace di trasporre in realtà i propri desideri e le proprie aspirazioni. Dedita tanto alla riflessione filosofica quanto all’azione, perché un pensiero che resta a lievitare nella mente razionale senza concretizzarsi in comportamenti atti al realizzarlo è solo una perdita di tempo. 
Ma torniamo a noi perché ad affiancare Hak e il suo desiderio di modellare questo universo nella sua personale Utopia troviamo tanti personaggi particolari, uno su tutti mi ha molto colpito, la strega pagana Mercuria. Una sorta di consigliera che calza a pennello con la definizione di Spirito del Profondo, una risorsa interiore che prende corpo in una donna affine alla protagonista e capace di far evolvere Hak e di limarne le intemperanze. Una Giuda depositaria di antico sapere, fiera e indipendente, incapace di sottostare a qualsivoglia imposizione che contrasti con la propria Via.
Il romanzo è del tutto particolare. La narrazione altrettanto. Molte le parti narrate, quasi ci trovassimo innanzi a una composizione a volte poetica, più spesso fiabesca. L’autrice infatti affronta con leggerezza encomiabile argomenti che sono tutt’altro che leggeri. Una fiaba per grandi e piccini, con diversi livelli di lettura, come solo i grandi romanzi sanno fare. 
Misticismo, scienza e mitologia formano una triade inscindibile, ogni aspetto della quale non può prosperare a prescindere degli altri. E a questa andremo ad affiancare azioni belliche, cospirazioni e tradimenti, insomma di tutto e di più. 
Sembra quasi impossibile che nelle 300 pagine del romanzo (che in realtà racchiude due parti ben distinte) ci possa essere spazio per così tante vicende e così vasti approfondimenti. Hak si troverà da cavaliere errante a rivestire il ruolo di guida, Re del Drasco della Scienza con le naturali conseguenze che un tale cambio di responsabilità comporta. Eppure la sua parabola ascendente risulta sempre credibile, le sue azioni sempre coerenti con i suoi convincimenti più profondi. Affascinante e vario rimane lo scenario nel quale la protagonista si muove edificando il proprio ideale etico-politico. Non mancano l'azione e l'introspezione, i colpi di scena e le crisi interiori derivanti dall'affrontare situazioni che appaiono insuperabili. Insomma, la Hagar Lane dosa tutti gli elementi fondamentali con grande maestria. Sembra impossibile si tratti di un romanzo d'esordio.  
Di certo siamo innanzi a un fantasy del tutto particolare, nel quale lo spazio è equamente diviso fra la riflessione, la visione di un mondo diverso e possibile, e la concretezza delle scelte seguite da Hak per realizzarlo.  
Grande cura all’editing e tendenza dei refusi allo zero completano un romanzo che mi sento di consigliare vivamente a tutti gli amanti delle belle letture.
Voto 8. 

giovedì 16 aprile 2020

Recensione: La leggenda dei Drenai - Il ciclo dei Drenai vol. 1 di David Gemmell


drenai
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Sinossi:

Le fertili e inviolate terre dei Drenai sono minacciate da un'orda sconfinata di Nadir, i guerrieri nomadi del Nord guidati dall'ambizioso Ulric, signore della guerra della tribù delle Teste di Lupo. I tentativi di negoziare la pace da parte di Abalayn, signore dei Drenai, hanno fallito e ora tra l'esercito degli invasori e le ricchezze dell'impero resta solo un ultimo baluardo: le sei muraglie inespugnabili della fortezza di Dros Delnoch. A difenderla le guarnigioni agguerrite ma stanche guidate dal nipote di Abalayn, il gan Orrin, la cui inettitudine rischia però di compromettere la resistenza all'assedio. Il conte Delnar, saggio custode dell'impero prossimo alla morte, sa che solo con l'aiuto dei monaci guerrieri dell'ordine dei Trenta e di Druss, il leggendario eroe della battaglia del Passo di Skeln, i Drenai possono sperare di respingere il nemico invasore. In questo scontro epico e sanguinoso, la disperata lotta di un popolo pronto a tutto per difendere la propria libertà, solo l'eroismo e il coraggio potranno prevalere sulle forze del male. Un impero favoloso costretto a fronteggiare nemici irriducibili, l'inizio di un'epopea che sarà cantata dai bardi e i cui leggendari giorni non potranno essere dimenticati.


Recensione:

Ecco, ci risiamo. Ho tentato di nuovo di avvicinare una saga fantasy di alto livello e l’ho fatto conoscendo e avendo apprezzato l’autore, David Gemmell. Uno scrittore che ho avuto il piacere di conoscere nella saga delle Sipstrassi, che a dispetto dell’infelice nome, mi è piaciuta parecchio e dalla quale emerge un personaggio grandioso che difficilmente potrò dimenticare, l’Uomo di Gerusalemme, John Shannow. 
Ok, mi sto perdendo in riminiscenze tipiche del matusalemme nel quale mi sto trasformando causa reclusione anti coronavirus, me ne rendo conto. 
Insomma, il romanzo che voglio recensire è La leggenda dei Drenai, primo della lunga serie dedicata ai Drenai, del quale ho sentito parlare molto bene.
malazan
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 Tuttavia, per l’ennesima volta, mi tocca iniziare questo mio intervento tirando in ballo il dannato Erikson
Non c’è proprio niente da fare. Dopo la sua saga non sono più riuscito a gustarmi appieno nessun altro fantasy. 
Non c’è proprio verso. 
Eppure quest’opera di Gemmell non è niente male, presenta una bel palcoscenico, un assedio disperato, tanta azione, zero censure superflue, bei personaggi, alcuni molto belli, come il leggendario Druss, veterano di mille battaglie e una roccia nonostante gli anni che si porta sulle spalle, però, come dire, tutto appare... come potrei farvi capire la sensazione giusta? Sbiadito, sì, questo è il senso, dopo la pur godibile lettura. Insapore, già letto, prevedibile, insomma non all’altezza, perlomeno non dopo aver assaporato l'epicità della creazione di Erikson. 
Giuro, non so più che fare. 
Il fantasy ben fatto rimane un genere che adoro, eppure non riesco più a trovare pane per i miei denti. Ok, ho una certa età, mi farete notare, forse è un evoluzione inevitabile, anche se molto lenta e fuori tempo massimo. E’ bene cercare altro forse, soprattutto non leggendo io in lingua inglese. 
Magari è anche vero, ma non voglio credere non ci sia nulla là fuori di adatto. Ok, mi rimane ancora il terzo volume della saga della Folgoluce di Sanderson, che ha avuto il merito di raggiungere, nell’immensità (e ridondanza) delle mille mila pagine delle sue creazioni, delle vette decisamente notevoli di pathos. Poi? Cosa mi toccherà fare? Invocare qualche divinità folle, capace di ficcare nella testa agli editori italici che esistono 30enni e 40enni ancora bramosi di romanzi fantasy adatti alla loro fascia d'età? Impossibile. 
Dovrò rileggere da capo Erikson quando mi verrà la voglia irrefrenabile di sondare universi in guerra, divinità pazze furiose e scenari sbalorditivi? Può essere questa l’unica soluzione?
Ad ogni modo, lasciando da parte le mie malinconiche considerazioni sul dispiacere di aver esaurito la saga Malazan, questo primo episodio può piacere, e di certo piacerà a chi ha invece trovato quella di Erikson troppo complessa, arzigogolata, contorta fin a risultare un’accozzaglia di personaggi balzani appena tratteggiati e linee narrative sconclusionate, deliranti quasi... insomma un gioiello grezzo, ma dal valore inestimabile e dalla lucentezza tale da mettere in ombra anche un buon romanzo come La leggenda dei Drenai. 

domenica 12 aprile 2020

Recensione: Gli Erranti – Il risveglio dei Cantori di Giuseppe Finocchiaro [Rating 7] - recensione a cura di Dada Montarolo

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Titolo: Gli Erranti – Il risveglio dei Cantori

Autore: Giuseppe G. Finocchiaro

Editore: Independently published

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 3,99 ebook; Euro 9,99 copertina flessibile

Sinossi:
La Volontà permea ogni cosa e grazie ad essa gli Erranti sono in grado di manipolare, plasmare e distruggere la materia. Zanather Istral, agente di città d’Onice, parte insieme ai suoi compagni per indagare sulle sorti della Sequoia, la gigantesca città albero, di cui non si hanno più notizie da giorni. Quello che all’apparenza potrebbe sembrare un incarico di routine, si rivela una missione piena di pericoli e insidie imprevedibile per la salvezza dell’umanità stessa. Cosa sono quelle creature sorte dal nulla e che sembrano guidate esclusivamente dalla sete omicida verso gli esseri umani? Ed i Cantori, i primi esseri che hanno plasmato il mondo stesso, sono davvero scomparsi?

Recensione: 
“L’Ordine è bellezza, simmetria ma è nel Caos che vi è la vita. L’equilibrio deve essere mantenuto” dice uno dei personaggi del romanzo. E da qui credo si debba partire per comprendere questo lavoro, per stessa dichiarazione dell’autore, forgiato nella ricerca di strade nuove e poco ortodosse per narrare il fantasy, inteso come cartina di tornasole delle oscurità e degli splendori che ci portiamo dentro. 
Intento ambizioso e in buona a parte riuscito, soprattutto per il lettore che cerca livelli diversi di narrazione e alternativi agli schemi consueti. Nessun eroe/eroina, nessun “guardiano della soglia”, addirittura nessun archetipo: solo (si fa per dire) un gruppetto di combattenti dotati di poteri particolari, alle prese con l’arduo compito di scoprire e gestire le cause che hanno distorto la Volontà, finora suprema moderatrice delle sorti di ogni mondo e di ogni essere umano. 
Zanather Istral, Wodi e i loro compagni affrontano prove estenuanti, attraversano paesi magici, sfidano mostri che sembrano rigurgiti di coscienze stritolate e ci si aspetterebbe che tutto questo li faccia crescere, migliorare rivelando la loro forza nascosta secondo i canoni classici della letteratura fantastica. E invece no, rimangono prigionieri delle loro illusioni e degli errori commessi costringendo lo spettatore - eh sì, certi scenari, certe descrizioni sono di una vividezza e coloritura cinematografiche - a inseguirli con il fiato sospeso mentre affrontano le materializzazioni più violente degli elementi cosmogonici (fuoco, acqua, aria, terra) e a sperare che trovino una via salvifica per se stessi e per coloro che soccorrono. Ma sarebbe un finale fin troppo banale e così lo scrittore catanese apre davanti a loro altre porte, altri labirinti, li pone di fronte ad altri abissi in un gioco estenuante di sfide, ricordi, percezioni, illusioni. 
Tanto fantasmagorico susseguirsi di situazioni estreme rischia di diventare stucchevole, eppure Finocchiaro, con qualche abile colpo di reni narrativo, riporta il lettore/spettatore, per così dire, con i piedi per terra: come non collegare i Cantori, coloro che vogliono ripristinare l’equilibrio fra Ordine e Caos, alle antiche tradizioni degli aborigeni australiani, quelle raccontate da B. Chatwin in “Le vie dei Canti”? Come non percepire, nella descrizione della sterminata biblioteca di Boradia, il profumo assorto che si respira, per esempio, in quella del Trinity College di Dublino? E che dire della sottile angoscia esistenziale depositata su ogni emozione, metà sfida, metà rassegnata consapevolezza di un destino difficile, specchio contemporaneo delle nostre incertezze, soprattutto in questi periodi?
Il romanzo finisce sfumandosi in una sorta di “fascino dell’incompiuta” lanciato verso nuove prospettive con un piccolo colpo di scena che mi auguro non diventi, nel prossimo capitolo, un deus ex machina. Sarebbe una delusione pressoché insopportabile, vista la qualità dell’esordio.
A voler essere ipercritici, qualche flashback risulta un pochino faticoso, un pochino attorcigliato su se stesso e rischia di rallentare la tensione fino a quel punto creata così bene. Qualche refuso e qualche dimenticanza ortografica occhieggiano qua e là ma la scrittura è stata tanta e da un’autoproduzione non si deve pretendere l’impretendibile. 
Voto: 7.

giovedì 9 aprile 2020

Disfida nr. 113: Il Bounty Killer di Andrea Zanotti VS G.R.R. Martin




• Titolo opera: Il Bounty Killer
      
• Serie: I Profeti dell’Apocalisse

• Autore: Andrea Zanotti

• Editore: Pubblicazione indipendente
   
• Genere: Post apocalittio/distopico

• Prezzo: ebook 2,99, cartaceo Euro 11,75
   
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• Sinossi:
"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci."
Matteo 7,15

Il mondo è andato avanti. Progresso, tecnologia, finanza sono solo ricordi lontani. Idoli blasfemi, i cuoi totem sono arsi nell'immane pira scatenata dalla follia umana. Profeti e illuminati vagano per lande desolate, calamitando con le loro promesse accoliti, creduloni e disperati. La civiltà tenta di risollevare la testa, commettendo però sempre i medesimi errori, che Sadhu Futuro è ben deciso a contrastare. Otto forze inconsapevoli si fronteggiano, il cui equilibrio va mantenuto ad ogni costo. Guerra, Morte, Pestilenza e Carestia da una parte. Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza dall'altra.
      

    • Note/commenti/finalità dell'Autore:
Come detto in occasione della Disfida relativa a Sadhu Futuro, che di questo romanzo rappresenta il prequel (in download gratuiti), la saga I Profeti dell’Apocalisse vuole essere una sorta di tributo personale alle pietre miliari di questo genere, quali Mad Max, Ken il Guerriero e la più recente serie tv Into the badlands, ma anche la Torre Nera di King o il Ciclo delle Sipstrassi di Gemmell. In questo romanzo ho avuto la possibilità di ampliare quanto accennato in Sadhu Futuro, presentando le diverse linee narrative. Si tratta infatti di un romanzo corale, per questo ho voluto sfidare niente meno di G.R.R. Martin e le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. 
Al fianco del piccolo profeta dei vasi, Sadhu Futuro, approfondiremo la vicenda di Nero, ora conosciuto come Comanche e del Re di Sabbia, ossia il Bounty Killer del titolo, capace di piegare al proprio volere la forza dei tornado che spazzano le polverose lande di questo mondo. Altri però contendono loro il primato di ambire a protagonisti. Ci sono condottieri dediti al Dio della Guerra Astor e profetesse capaci di evocare potenze tali da contrastare i protettori di Sadhu Futuro e altre, come la Niña Blanca, fedeli al culto Nuestra Señora de la Santa Muerte. Non mancano i nostalgici del passato che tentano di riesumare tecnologia e progresso dalla damnatio memoriae cui sono stati condannati a causa dei danni procurati al mondo e alle generazioni precedenti. Insomma, ho tentato di generare un universo vario, ma badando a renderlo coerente con se stesso. A voi giudicare se io ci sia riuscito o meno!

 • BIG da sfidare: 




Come anticipato il grande G.R.R. Martin.

Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

domenica 5 aprile 2020

Recensione: Nevernight. Mai dimenticare: Libro primo degli accadimenti di Illuminotte di Jay Kristoff


mondadori nevernight
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Sinossi:

Destinata a distruggere imperi, Mia Corvere ha solo dieci anni quando riceve la sua prima lezione sulla morte. Sei anni dopo, la bambina cresciuta tra le ombre si avvia a mantenere la promessa che ha fatto il giorno in cui ha perso tutto. Ma le possibilità di sconfiggere nemici così potenti sono davvero esili, e Mia è costretta a trasformarsi in un'arma implacabile. Deve mettersi alla prova tra i nemici - e gli amici - più letali, e sopravvivere alla protezione di assassini, mentitori e demoni, nel cuore stesso di una setta dedita all'omicidio. La Chiesa Rossa non è una scuola come le altre, ma neanche Mia è una studentessa come le altre. Le ombre la amano. Si nutrono della sua paura.


Recensione:

Eccoci a recensire uno dei fantasy che va per la maggiore in questo periodo. Certo mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse questo proliferare di corvi in copertina, anche quando non centrano assolutamente nulla, ma bando a queste questioni filosofiche, andiamo ad analizzare il romanzo, primo volume di una trilogia. 
Avete presente Harry Potter? Ecco, in questo romanzo ci troveremo al cospetto di un gruppo di sedici/diciassettenni che ambisce ad essere iniziato presso l’accademia di turno. In questo caso però non si tratta di Hogwarts e di diventare allegri maghetti, ma di essere promossi ad accoliti della dea locale della morte, ossia divenire spietati assassini. 
Ecco, possiamo ridurre a questo l’idea essenziale del lavoro di Jay Kristoff. 
Se la nuova prospettiva vi stuzzica, bene, correte pure a procurarvene una copia, perché l’autore affronta il caso con la massima serietà e con alcune trovate macabramente ben riuscite. Non mancheranno i colpi di scena, di volta in volta più o meno sorprendenti. 
Non posso dire che il romanzo sia malvagio, ma io di questi ragazzetti con poteri particolari ne ho le tasche piene. Certo il nuovo contesto e la “malignità” di fondo sfoderata dai docenti della scuola sono ben congegnati e ammetto pure che il personaggio di Mia Corvere, trasferito in un altro contesto, mi sarebbe piaciuto parecchio. 
Una fanciulla “tosta”, decisamente fuori dagli schemi e assolutamente godibile. Però devo ribadire che pur trattandosi di una formazione “al contrario”, con gli alunni spinti a perfezionarsi nelle arti oscure, non sono riuscito a farmelo piacere più di tanto. Insopportabili ho trovato le numerose e prolisse note a piè di pagina. Volendo realmente soffermarsi a leggerle tutte il ritmo del racconto viene totalmente compromesso. Dopo le prime mi sono costretto a saltarle di netto, pur contenendo le stesse notizie a volte rilevanti per contestualizzare il mondo ricreato dall'autore.

Jay Kristoff scrive bene, sa il fatto suo, tratta con abilità e raffinatezza l’argomento scelto, ma la trama per me è stata indigesta. 
L’idea di sovvertire e ribaltare la scuola dei maghi mutandola in spietata accademia di assassini era interessante, ma di certo non trascinandola avanti per 400 e passa pagine. Ok, riconosco all’autore il coraggio di non essersi inchinato al politicamente corretto a tutti i costi, ma ci vuole ben altro a mio avviso per meritarsi i successi cui il romanzo sta andando incontro. Tuttavia lo consiglio a chi volesse avvicinarsi al fantasy, o sia reduce da opere grondanti buoni sentimenti e stucchevoli paladini senza macchia, giusto per vedere l’effetto che fa.

giovedì 2 aprile 2020

Disfida nr. 112: Il fulcro dell'universo di Maria Carla Mantovani VS Dan Brown




Titolo opera: Il fulcro dell'universo


Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Fantascienza

Prezzo: 0,99 ebook, 12,00 cartaceo

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Sinossi: 
Dopo anni di esplorazione dello spazio, il genere umano ha finalmente trovato una potente sorgente di energia nel Fulcrum, un minerale originario di Plutone, che ha consentito il viaggio intergalattico e ha portato gli umani sul pianeta Areva, il cui popolo di alieni antropomorfi è stato messo in ginocchio dall’abuso dell’intelligenza artificiale.
L’assemblea della Terra è diretta dal Presidente Bianchi, un individuo ambiguo e corrotto; a lui si oppone l’ordine di stampo militare e monastico degli Zhi, addetti al controllo della tecnologia e alla vigilanza delle questioni bioetiche, guidati dal Superiore Nath. 
Il conflitto si fa aperto quando Bianchi decide di far arrestare Nath, dando origine a una serie di rappresaglie reciproche che porteranno la guerra a divampare nell’intero universo conosciuto e tra i popoli che lo abitano.
L’adepta Edith Dasher, guardia del corpo e legata al Presidente, e l’irreprensibile Zhi Conrad Logan si ritroveranno in fazioni opposte, in una lotta sempre più sanguinosa dove nulla è come sembra.

Note dell'Autore: 
Ho cercato prima di tutto di raccontare una storia, il più avvincente e interessante possibile; mi piace narrare di personaggi complicati, non perfetti e non troppo brillanti, ma umani, nel bene e nel male. 
Sono una fissata con i colpi di scena e i cliffhanger, per cui il libro ne ha molti. Spero vi piaccia!
Su di me: Mi chiamo Maria Carla, sono un'appassionata di libri, in particolare fantasy e fantascienza; amo scrivere, leggere e insieme a mia sorella gestisco un blog di recensioni chiamato The Mantovanis.

BIG da sfidare: 


Non ho la presunzione di confrontarmi con un BIG, ma credo di aver preso spunto da Ken Follett per le trame politiche, da Dan Brown per le descrizioni "cinematografiche"... e da Mass Effect, che è il mio videogame preferito, per l'esplorazione dello spazio.