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domenica 23 febbraio 2020

Recensione: Malasacra di Francesco Corigliano [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti


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Titolo: Malasacra

Autore: Francesco Corigliano

Editore: Kipple Officina Libraria

Genere: raccolta racconti weird

Prezzo: 3,11 Ebook – 15 Euro cartaceo

Rating: 9

Sinossi:
Echi di teologie bislacche, metafisiche del male, riflessioni sul fascino e il terrore del vuoto permeano un po’ tutti i racconti ma senza appesantirli:
l’autore sa bene che non c’è alcun bisogno di aggiungere stampelle allotrie a un genere che ha sempre avuto la sua nobiltà; che poi i benemeriti critici della seriosa penisola se ne siano accorti a secoli di distanza è problema loro, o delle claudicanti ideologie che erano intenti a incensare invece che di porsi al servizio del testo e della sua diffusione tra i lettori.
Nelle solitudini mentali dei luoghi bizzarri e inquietanti, i personaggi di Francesco Corigliano muovono la loro ricchezza, lessicale e sensoriale, verso il profondo di abissi disumani, mostrando quanto siano indifesi di fronte ai misteri del mondo che li ospita, ma che forse li considera corpi estranei, nella deflagrazione dei limiti che, in qualche occasione, appaiono per quello che sono: un invito alla modestia, finché non si è riusciti a trascendere le miserie umane.

Recensione:
Oggi trattiamo una raccolta di racconti che spaziano dal moderno allo storico, dal surreale al poliziesco, insomma un'antologia perfettamente calata in ambito weird. Racconti che formano un potpourri di fiori preziosi, da inanellare per realizzarne una collana esotica e pregiata. Una collana che si spera possa valere come un talismano atto a tenere lontani i fantasmi evocati dalla penna fastosa di Francesco Corigliano. 
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L’antologia Malascara è un chiaro omaggio allo straordinario immaginario regalatoci dal Solitario di Providence e dai suoi sodali, primi fra tutti Clark Ashton Smith e Robert Howard.
 In questa raccolta sono presenti tutte le tematiche loro care e solo la mia memoria vacillante mi impedisce di proseguire facendo un parallelo fra ogni singolo racconto con il corrispettivo di Lovecraft e compagni. 
A questo punto si potrebbe aprire la diatriba fra chi sostiene sia quasi sacrilego andare a reinterpretare quelle cosmogonie tirandole in ballo in modo così diretto e chi invece ritiene il sincretismo fra originale e mutazioni derivanti dallo “spirito dei tempi” non faccia che arricchire un immaginario capace di influenzare non solo i lettori, ma anche moltissimi autori. 
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A tal proposito ho da poco letto un testo che non posso che consigliarvi, del preparatissimo Sebastiano Fusco. 
Chiusa la parentesi, io sono dell’avviso che un universo immaginario non possa che beneficiare di ogni aggiunta che ad esso si possa apportate nel corso del tempo, soprattutto quando fatta con la capacità narrativa ed evocativa dell’autore. 
Corigliano è capace di suscitare angosce profonde, toccare corde sopite da strati e strati di giustificazioni razionalistiche, pronte però a vacillare sotto le sferze del Caos sempre presente e disposto a deflagrare da mondi lontani, così come a resuscitare da una Natura oramai schiavizzata e stuprata, ma mai doma.
Uno dei racconti che ho maggiormente apprezzato e che mi ha portato alla mente due romanzi che ho molto amato, quali Cuore di Tenebra di Joseph Conrad e Wendigo di Algernon Blackwood, è quello nel quale un reduce della campagna di Druso nelle foreste germaniche narra ai propri cari l’esperienza allucinata vissuta durante gli scontri con i barbari, ma soprattutto con l’inospitale natura, incompatibile con la vita dell’uomo in quanto culla e al contempo figlia di forze primeve incomprensibili e indifferenti, quando non ostili agli esseri umani. 
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L’ho trovato veramente profondo e capace di trasmettere sensazioni forti. Complimenti.
Ad ogni modo non sono qui per indagare sui singoli racconti, vi basti sapere che si vaga fra spazi e tempi differenti, ma sempre ben gestiti e gravati da carichi d’angoscia intensi ed emozionanti. Che dire, quando ci si imbatte in una classe così cristallina non si può far altro che levarsi il capello e rendere omaggio. 
Nel mio caso, da artigiano della scrittura, aggiungo anche l’andare ad affilare la punta dei lapis e rimettersi a scrivere nel folle tentativo di poter un giorno raggiungere tali virtuosismi. 
Che state aspettando ancora? Che vi devo dire di più? 
Cliccate su quel dannato link e immergetevi nei mondi di Malasacra, non ve ne pentirete. Io mi appunto il nome Francesco Corigliano sull'agenda, perché questo è un giovane autore da non perdere d'occhio.

Voto 8 

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