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mercoledì 15 gennaio 2020

Recensione: Lo scriba macabro di Thomas Ligotti


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SINOSSI:
Nelle forme che si nascondono dietro la realtà, nelle scuole frequentate da strani studenti, nei riti antichi dimenticati, la Sua voce ci parla degli orrori che ci circondano e che non vogliamo vedere. Orrori nascosti nel buio e nella luce, nei cinema in sfacelo e nelle antiche case desolate, nelle illustrazioni scellerate di strani libri di preghiera, nei sobborghi di città decadenti e viziose, nelle nebbie crudeli di una primavera precoce.

È la voce di Grimscribe, lo scriba macabro, cantore e custode di ogni orrore.


RECENSIONE:
Oggi affrontiamo la raccolta di racconti horror di Thomas Ligotti. 
E’ il primo lavoro di questo autore che leggo e non posso che spendere buone parole. Una piacevole sorpresa, pur avendone sentito sempre parlare altrettanto bene. 
Si tratta di un’antologia dai contenuti piuttosto vari e, come sempre accade per i racconti, non sempre riesco a entrare in sintonia con quanto narrato. 
E’ un mio limite, ne sono conscio, eppure anche innanzi a grandi autori rimango spiazzato, trovando alcune narrazioni piuttosto avare di significati. Detto questo, nella maggior parte dei racconti di Ligotti invece il coinvolgimento è totale e immediato. 
Le atmosfere evocate si fanno subito cupe e dal pessimismo cosmico avvolgente e soffocante. In questo si riconosce l’opera di un maestro, capace nel giro di poche pagine di gettare il lettore in situazioni e ambientazioni annichilenti. 
Il fascino dei racconti è proprio questo secondo me, ossia mettere a nudo in modo spietato le capacità di un autore. Non è cosa da poco e non certo da tutti. 
Per quanto riguarda Ligotti, si potrebbe tirare in ballo Lovecraft, perché effettivamente i richiami sono parecchi, e lo stile accurato e ricercato evocano reminiscenze dei lavori del grande di Providence, ma avendo letto solo questa raccolta non voglio certo lanciarmi in paragoni quanto meno azzardati. 
Rimane il fatto che quanto partorito in questo Scriba Macabro riesca a ridestare quelle paure ancestrali che giacciono nell’inconscio collettivo e che riesca a farlo in modo convincente e con semplicità disarmante, senza andare a cercare costruzioni letterarie dalle architetture troppo complesse e macchiavelliche. 

Notevole e piacevole da leggere. 
Un volumetto di poco più di duecento pagine che divorerete in un attimo. 
Unica nota negativa, l’impaginazione incomprensibile da parte dell’editore Elara che si dimentica clamorosamente i margini, costringendo a forzare il dorso libro per riuscire a leggere quanto scritto nel mezzo. Vedere foto.
Ad ogni modo autore vivamente consigliato.



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