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mercoledì 30 dicembre 2020

Disfida nr. 129: Fuoco sotto la terra di Giulia Esse VS R. F. Kuang

 



Titolo opera: Fuoco sotto la terra

Autore: Giulia Esse

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: ebook e cartaceo

Genere: Fantasy orientale

Prezzo: Ebook 2,99; Cartaceo 9,99.

Sinossi: 
Dopo la misteriosa morte di suo padre, Yoon-ah viene eletta generale dell'esercito. Per salvare il regno di Nadong da una terribile profezia, Yoon-ah è costretta a inghiottire l'orgoglio e perdere la battaglia: il suo destino è essere trascinata in catene nel regno nemico, dove sarà prigioniera di Kang-jo, lo stratega dal cuore di ghiaccio. 

Lui è l'acqua, lei il fuoco. Entrambi sanno che la guerra non è mai finita: il gioco di seduzione che si instaura tra loro è un nuovo campo di battaglia. Sola in una terra straniera, odiata dai suoi soldati, Yoon-ah ha come unico alleato l'astuto Namgil, principe in ostaggio e sua vecchia conoscenza. Lavorando nell'ombra, i due possono ancora risollevare le sorti del loro regno. L'inganno lega Yoon-ah allo stratega. La lealtà la unisce al principe. La scelta, però, è vicina: sacrificherà se stessa o i propri ideali?


Note/commenti/finalità dell'Autore: 
I generi che prediligo solitamente sono il romanzo storico e lo steampunk ma negli ultimi anni mi sono cimentata nel fantasy orientale, creando un filone di storie ispirate alla cultura coreana e cinese. Sono convinta che ogni cultura fornisca ottimi spunti per la creazione di un mondo fantasy. Il medioevo europeo si trova nella maggior parte degli high fantasy, con dinamiche ben precise, mentre la cultura orientale offre dinamiche a mio parere nuove e fresche, dando spunti sempre interessanti. Per questo ho deciso di intraprendere questo percorso, nella speranza di portare anche qualcosa di diverso.

BIG da sfidare: 


La guerra dei papaveri di R. F. Kuang - Link Acquisto Amazon




domenica 27 dicembre 2020

Recensione: Azael - Le origini di Antonio Venezia [Rating 7] - recensione a cura di Dada Montarolo

 




Titolo: Azael – Le origini

Autore: Antonio Venezia

Editore: Il Seme Bianco

Collana: Ranuncolo

Genere: fantasy

Formato: cartaceo

Prezzo: € 15,10

Sinossi:

Azael è un demone mezzosangue che si guadagna da vivere uccidendo mostri e creature infide per conto di vari signorotti e re. Durante le sue missioni si imbatte in pittoreschi personaggi che esaltano il suo ego e fanno affiorare in lui ricordi di tempi passati. Si ritroverà, suo malgrado, a dover combattere contro la sua stirpe per salvare i regni settentrionali dai temibili demoni reali.

Recensione:

Di solito siamo abituati a considerare i demoni come creature perfide, crudeli e mosse da istinti distruttivi. Li troviamo antipatici fin dalla loro prima apparizione in un romanzo o in un racconto e da lì, salvo rari casi eccezionali, non ci schiodiamo più fino all’ultima parola. Questo non succede con Azael, il protagonista del romanzo omonimo – primo di un serie, mi è sembrato di capire dal sottotitolo “Le Origini” – di Antonio Venezia. 

Fin dalle prime pagine intuiamo che non è un demone qualunque e che a sua volta porta dentro di sé altri demoni, se mi passate il gioco di parole, che lo tormentano dilaniando ciò che, se fosse umano, chiameremmo coscienza. In verità Azael è un mezzosangue, mezzo demone e mezzo uomo e di entrambi ha preso la parte non peggiore o migliore ma quella più vulnerabile. Da sempre oscilla fra il desiderio istintivo di aiutare i deboli e i sopraffatti e quello di nutrirsi dell’essenza stessa dell’umanità, intrappolando e poi consumando le anime delle sue vittime in una sorta di cannibalismo che lui stesso si illude sia purificatore. Si aggira in un mondo barbaro dove rivalità, guerre e contrasti sono le costanti, mettendo la sua abilità di combattente al servizio mercenario di chi vuole qualcosa e allo stesso tempo si tiene il diritto di decidere se l’impresa per cui viene ingaggiato è giusta e merita di essere accettata o meno. Di contro, non esita a infilarsi in situazioni, talvolta disperate, di salvataggio senza chiedere nulla in cambio. 

Bellissimo e tormentato ama, inganna e a sua volta viene ingannato: tutto gli sfugge e lo fugge e a poco valgono gli aiuti, i consigli dell’amico e alchimista Zakath nella cerca di una pace che non è nel suo destino. Perché proprio nella nascita di Azael si nasconde un segreto e come gli ricorda la maga Meralia “Il destino è un segreto che ognuno di noi si porta dentro, consapevole che prima o poi dovrà farci i conti”.

L’autore melfitano ha creato un personaggio complesso, dai tratti caratteriali contorti che sarebbero piaciuti a Egon Schiele per uno dei suoi ritratti. Crudele eppure generoso, Azael è in perenne conflitto con se stesso e imprigionato nella dualità quasi amletiana, in una non-identità che lo rende smarrito e gli impedisce di scegliere la propria via. Cosa che probabilmente avverrà nel sequel del lavoro. Per ora è un eroe incompiuto che si aggira in un labirinto di specchi deformanti, un diamante grezzo in attesa di essere sfaccettato.

Lo stile è abbastanza sciolto e vivace, penalizzato purtroppo da una manciatina di refusi, un po’ di confusione nella punteggiatura, qualche incongruenza nella narrazione (magari voluta, come la partita a poker, decisamente fuori contesto e comunque ardita nella collocazione, anche perché non supportata da altre situazioni atipiche per l’ambientazione) ma nel complesso un buon lavoro, retto soprattutto da una trama che acchiappa e fa desiderare di conoscere come andrà a finire.

Rating:7.

Dada Montarolo

venerdì 25 dicembre 2020

Buone feste, letture e riflessioni

 



Avevo altro in mente per questo appuntamento di auguri e scambi virtuali di brindisi e abbracci, ma dopo l'esperienza del cenone della Vigila forzatamente concluso per permettere ai parenti di rispettare il corpi fuoco delle 22.00 e togliere i balocchi appena ricevuti ai pargoli, per agevolarli all'uscita tra pianti e domande sacrosante, non ne ho le forze, né la voglia. Ma è solo l'ultima delle regole deliranti alle quali assistiamo colpevolmente in silenzio. Voglio ricordare che i centri commerciali sono aperti h24 mentre le fiere del libro sono soppresse fino a data da definirsi, anche quando avvengono all'aria aperta. Quindi l'unico augurio che posso fare, in quest'alba che vide la nascita di Gesù, è che queste festività ci portino il tempo per riflettere e trovare la forza di agire.

mercoledì 23 dicembre 2020

Recensione: La città & la città di China Miéville

 




Sinossi:
Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell'Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Un'anomalia spazio-temporale, un capriccio tecnologico, un errore nella creazione, una scissione a un certo punto della storia? Tutto questo, o forse no. Per un cittadino dell'una il più grave reato è quello di vedere un cittadino dell'altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a non-vedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all'altra città, e poi oltre, in un'altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che forse le trascende entrambe.


Recensione:

Quando si prende in mano un romanzo di China Miéville lo si fa per il desiderio di trovare qualcosa di nuovo, qualcosa di bizzarro, e anche questa volta, con La città & la città, il nostro campione del new weird non si smentisce. 

Ammetto di averci messo parecchie pagine a calarmi in questa realtà fatta di due città che condividono il medesimo spazio fisico. Attenzione, a dividerle non c’è un muro di Berlino qualsiasi, ma la sola convinzione condivisa di trovarsi in due luoghi distinti, sorretta da una ridda di regole che obbligano gli abitanti dell’una a “disvedere” ciò che avviene nell’altra, e viceversa. Avete capito bene. Si cammina per strada e al vostro fianco potrebbe esserci un cittadino dell'alta città, nella sua città, e voi dovreste far finta di non vederlo, proseguendo per la vostra strada, nella vostra città. Spazi condivisi, regole diverse, mondi diversi. A vigilare su tutto, con occhio attento e braccio forte, c’è appunto la Vigilanza, uomini senza volto, ma dai poteri che appaiono illimitati e dalle decisioni presumibilmente infallibili. 

In Perdido Street Station, Miéville mi aveva convinto in quanto ad originalità e trama, tuttavia mi era risultato piuttosto prolisso. In questo romanzo invece tutto scorre più rapido e piacevole. Una volta calati in questa realtà all’apparenza assurda, risulterà del tutto piacevole indagare i retroscena e i sottesi psicologico-sociali che essa comporta. Una sorta di poliziesco distopico molto ben caratterizzato, in un ambiente ricostruito con maestria. Il protagonista è il classico stereotipo del detective duro e puro, ma riesce a conquistare nel corso della narrazione anche se non viene approfondito particolarmente il suo di aspetto psicologico. L’analisi dell’autore è tutta rivolta all’esterno, alle istituzioni e alle situazioni di questo micromondo diviso e condiviso e anche l’attenzione del lettore è risucchiata in questa realtà. Nel mio caso è riuscito a coinvolgermi, non sono certo possa funzionare con tutti, quindi a livello di consiglio non saprei che dire. Qualche pennellata di mistero e qualche inseguimento a cavallo fra le due città sovrapposte sono quello che Miéville ha da offrirvi in quest’opera. Niente razze bizzarre e poteri sovrannaturali alla Perdido Street Station, vi avviso, siamo su un altro mondo, con le sue regole bislacche, ma molto più simile alla realtà quotidiana che sperimentiamo tutti i giorni. Forse anche più di quanto possa apparire a prima vista...

Andrea Zanotti

domenica 20 dicembre 2020

Recensione: Lo Skryun di Vincenzo Valenti [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 



Titolo: Lo Skryun: un altro giro di ruota

Autore: Vincenzo Valenti

Editore: Pubblicazione Indipendente

Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Fantasy, weird

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 8,99 copertina flessibile

Sinossi: 

La guerra tra elfi e nani infuria ormai da innumerevoli inverni. Ai fratelli Doerwer e Marx Aarvo, carristi dell'esercito imperiale nanico, viene assegnata una missione avvolta nel mistero: risalire in superficie con il loro Corazzato e raggiungere una zona di scarsa importanza strategica, non lontana dal confine con le Steppe Brune, il territorio di caccia degli orchi. Cosa nasconde quel remoto lembo di terra all'ombra delle Montagne Discarica? Ha forse qualcosa a che fare con il Sole Morto che da sempre incombe sul Sole Vivo?

Recensione:

Lo Skryun di Vincenzo Valenti è una saga di fantasy alternativo, come avremo modo di capire, della quale Un altro giro di ruota costituisce il primo episodio. Questo è il limite maggiore del testo in effetti, poiché si tratta in effetti di una introduzione all’universo immaginato dall’autore e poco più. Non parlerei infatti di romanzo vero e proprio, quanto di novella. Un tascabile di quasi 140 pagine scritte con un font molto grande, cosa peraltro che posso anche apprezzare, date le diotrie che mi mancano. Fatta questa doverosa precisazione, indispensabile per non tradire le aspettative dei potenziali lettori, la storia non è affatto male. 

Il mondo immaginato da Valenti brilla per originalità e lascia molto ben sperare per il seguito. D’altro canto la sinossi ci aveva messi in guardia, così come il layout e la grafica di copertina. Breve inciso sull’oggetto libro in sé. Come detto si tratta di un formato tascabile, con una copertina del tutto “straniante”, soprattutto per chi è abituato a pegasi volanti e maghi con mantelli svolazzanti. Io l’ho trovata molto gradevole nelle sue geometrie precise e i rimandi alla simbologia massonica. Anche il contenuto è ben curato, pochi refusi e chiarezza nella breve esposizione della struttura dell’opera. Tutto ben fatto e professionale. 

Per tornare al contenuto, siamo al cospetto di un fantasy con le sue razze classiche, ma reinterpretato, per fortuna aggiungo io, in modo del tutto personale. I protagonisti, due fratelli nani, uno dei quali porta l’impegnativo nome di Marx, sono due carristi dell’impero formato da questa razza, all’interno del quale i soldati si chiamano fra loro compagni… capite bene che l’ambientazione suona bizzarra al punto giusto, soprattutto perché supportata da una scenografia che sa molto di mondo post-apocalittico, con ampi territori destinati a discariche e catene montuose costituite da rifiuti di ogni risma. Anche gli elfi si allontanano dai canoni classici mantenendo in pratica solo le odiate/amate orecchie a punta. Volano su alianti che fanno dell’unione fra magia e tecnica il loro segreto, nonché arma migliore. Sono muti e parlano solo con la forza del pensiero. Hanno strane appendici simili a proboscidi e non vado oltre per non rovinarvi il fascino della scoperta. 

La prosa del Valenti è buona e fa della semplicità un marchio di fabbrica. Una semplicità non certo banale, con l’utilizzo appropriato della terminologia tecnica quando occorre, ad esempio nella descrizione dei marchingegni bellici nanici, aumentando notevolmente lo spessore e la credibilità delle sua opera narrativa. La trama si avvale di numerosi flashback, utili per la caratterizzazione dei protagonisti, pur mantenendosi del tutto lineare e ben gestibile. Purtroppo la brevità del testo non ci consente di approfondire più di tanto la vicenda, troncando il finale con l’accetta come si può tranquillamente dire in senso figurativo. Insomma, i presupposti per una bella saga ci sono tutti, staremo a vedere come riuscirà a portarla avanti l’autore, anche dal punto di vista della cadenza delle uscite dei volumi successivi. 

Al momento il mio voto è un bel 7 pieno, in attesa di conferme. Un testo che mi sento di consigliare agli amanti del popolo dei nani e a tutti coloro che amano letture rapide e “in serie”.

Andrea Zanotti

venerdì 18 dicembre 2020

Disfida nr. 128: La fila di Simone Perazzone VS Franz Kafka

 



Titolo opera: La fila


Editore: Pubblicazione indipendente

Formato: Strano. Pdf su telegram o drive, oppure qui (sito malgrado le mosche)

Genere: Fantascienza

Prezzo: Gratis

Sinossi: 
C'è una lunga fila di persone. Si chiamano Camminanti, trasportano carichi. Carichi inutili.
Li portano alle Navate, dove verranno valutati dai Cassieri. Se sono fortunati, i loro carichi verranno esposti sull'arcata delle navate e otterranno dei bonus per comprarsi la Pappa. Altrimenti otterranno solo lo scherno dei compagni e l'indifferenza della Mente.

Un giorno, lungo la strada del ritorno, Erik scompare dalla fila. Il suo Dietro, un tipo nuovo che prima faceva il Soldato, è costretto a mettersi sulle sue tracce. Così dice il protocollo. Ma scoprirà che ci sono tante altre cose che il protocollo non dice...

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
La fila è un racconto di fantascienza in 12 brevi capitoli, diffuso gratuitamente tramite un canale Telegram. L'intento è quello di proporre un'onesta lettura da bagno, un feuilleton a puntate progettato per essere letto da smartphone. 
Si tratta di un progetto indipendente, senza fini di lucro e libero da copyright. Se vi piace, e vi va di aiutarmi a diffonderlo, sentitevi liberi di condividere i link con qualsiasi mezzo e qualsiasi persona o gruppo.

BIG da sfidare:

 Franz Kafka - La Metamorfosi - Link Acquisto Amazon



mercoledì 16 dicembre 2020

Recensione: Dannati di Glenn Cooper

 




SINOSSI:

Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all'atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l'eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia - tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra - sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è "vivo", ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e... in un attimo è stato catapultato nel mondo chiamato Oltre. E ora deve affrontare il male assoluto per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati...


RECENSIONE:

Io ancora ci caso alle volte. Questo giro è il turno di Dannati di Glenn Cooper. Leggere un best seller moderno, sperando di trovare qualcosa di originale è proprio fuori luogo. 

Ok, l’idea dell’inferno così strutturato è carina, ma tutta la realizzazione della seguente trama è piuttosto monotona. Nonostante si tirino in ballo un sacco di personaggi storici, dal Caravaggio a Himmler, da Stalin a Robespierre e Garibaldi, il nocciolo del racconto rimane quello di una sorta di risiko, a blando contenuto strategico, giocato sul tabellone della terra-inferno. A parte le celle di putrefazione, nessuna chicca e trovata particolare capace di arricchire la vicenda. Insomma, una mezza delusione.

Anche la prosa dell’autore non ci regala particolari slanci, rimanendo piatta e lineare e dal ritmo cadenzato e costante. Intendiamoci, Dannati non è un brutto libro, si lascia leggere, la storia scorre liscia senza incappare in ostacoli, ma per la mole di pagine di cui è costituita poteva di certo regalare qualche approfondimento maggiore. Ci troviamo innanzi a un sacco di big della storia, ma nessuno di essi viene valorizzato a dovere. Certo, non sono loro i protagonisti, ma dato il loro lignaggio avrebbero meritato una maggiore considerazione. Non è sufficiente sparare il nome per caratterizzare la figura storica. Ad ogni modo un romanzo che può andar bene per chi legge un paio di libri l’anno, giusto per portarselo in spiaggia, senza dover neppure accendere il cervello, lasciando che le pagine scorrano in modo naturale (e anestetizzante) come le onde della risacca. Personalmente non è riuscito a convincermi a proseguire nella lettura dei rimanenti tomi della trilogia.


Andrea Zanotti

domenica 13 dicembre 2020

Recensione: La grande casa bianca di Maurizio Gramolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo

 




Titolo: La Grande Casa Bianca



Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Paranormale

Prezzo: Euro 4,19 ebook, Euro 15,30 copertina flessibile

Sinossi: 
Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell'epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un'antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata. Dall'era degli etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti. Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco. Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela. "Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte".


Recensione:
“Chi crede solo in ciò che vede rischia di schiantarsi contro l’invisibile” è una delle frasi dell’esergo di questo libro. L’ho già scritto in un’altra recensione, gli eserghi mi attirano, sono la chiave da infilare nella serratura che apre la porta sul mondo segreto dell’autore, quello che neanche lui talvolta conosce e riconosce. Nel caso di Maurizio Gramolini la porta è quella della grande casa bianca del titolo: non solo luogo di villeggiatura della famiglia di Alberto, il protagonista, ma soprattutto universo di emozioni, affetti, ricordi e leggende che si amalgamano e si scompongono in un caleidoscopio in movimento continuo di “realismo magico” che tanto riporta alla memoria i temi cari a Marquez e a Borges: il visibile e l’invisibile. Passato e presente, presenze oscure, antiche profezie e la limpida forza dell’amore sono gli ingredienti alchemici della miscela lisergica che trascina i personaggi e il lettore lungo i bordi dell’abisso della predestinazione e del libero arbitrio, annullando i confini fra sogno e realtà, fra raziocinio e istinto.
Le tende candide delle ampie finestre della grande casa bianca si muovono incessanti e silenziose al vento profumato che arriva dal Tirreno, e par quasi di vederle queste mute coreute, a loro modo accompagnatrici delle vicende che si susseguono incalzanti come le onde del mare lontano. Hanno il ritmo della narrazione stessa, scandita dal preciso metronomo di un’accurata costruzione della storia che non consente indugi né disattenzioni. 
Gramolini suona la chitarra in una rock band per passione e trasferisce ritmo e musicalità alle parole, sia nella dolcezza di certe descrizioni di rapporti famigliari, sia nella sanguinosità e crudezza di riti riaffioranti dalla memoria collettiva di tutti i personaggi del romanzo. 
Non credo che l’autore abbia voluto parlare dell’eterno conflitto fra Bene e Male in transito continuo nello spazio/tempo, sarebbe banale. Credo abbia avuto l’obiettivo (centrato appieno) di raccontare proprio come il Bene e il Male coesistano indissolubili dentro e intorno a noi per aiutarci a scoprire come diventare quello che il destino ci chiama ad essere. 
L’Etruria moderna, con le spiagge modaiole a contrasto con il passato misterioso e suggestivo è il palcoscenico ideale per questa rappresentazione di grande sacralità esoterica. Crederci o meno è un atto di fede, sta al lettore decidere in quale settore della platea sedersi.
Non ho parlato della trama e l’ho fatto apposta. Al di là di quella facile da individuare e da seguire, se ne dipanano molte altre, complesse nella loro semplicità, che portano verso narrazioni interiori e che lascio da scoprire alla sensibilità di chi legge.
In tanta seducente alchimia purtroppo una nota stonata, di quelle che da sempre mi fanno inalberare: possibile che un editore che si definisce tale non abbia la professionalità di consigliare un suo autore per aiutarlo a migliorare la veste tipografica? Passi qualche refuso e qualche ripetizione – errori veniali che comunque nella versione digitale possono essere corretti senza problemi e le scuse per non farlo sono patetiche – ma certe licenze grafiche sotterriamole sotto badilate di calce viva, dimentichiamole e facciamo finta che non siamo mai esistite. Per il bene del testo, dello scrittore e del lettore.
Rating: 7,5 (il mezzo punto in meno è rimasto impigliato nella coscienza dell’editore).

venerdì 11 dicembre 2020

Disfida nr. 127: Fantasmi a Portogreco di Andrea Andorivìr VS Stephen King



Titolo opera: Fantasmi a Portogreco

Autore: Andrea Andorivìr

Editore: Nulla Die

Formato: ebook e cartaceo

Genere: avventura/mistero

Prezzo: 12 €




Sinossi: 

Una strana processione di luci appare in mare aperto e finisce nella Grotta dei Morti, dove è sepolta la "madre più antica del mondo". Tre ragazzi partono all'avventura: un'aspirante archeologa, un inventore pasticcione e un ristoratore innamorato della propria terra e dell'archeologa. Riusciranno a dimostrare che i fantasmi esistono?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 

Avventura e amicizia, archeologia e mistero, amore per la propria terra che si sta spopolando, rapporto nonno/nipote, maternità - questi sono i temi a base dell'intreccio.

BIG da sfidare: 

Goonies, The Corpse/Stand by me (Stephen King)



    


mercoledì 9 dicembre 2020

Recensione: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón

 




Sinossi:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.


Recensione:

L’Ombra del Vento di Carlos Ruiz Zafon è un romanzo con l’anima, questa è la prima cosa che mi è venuta in mente, non appena giunto all’ultima pagina. Non sono incline alla commozione ed ai sentimentalismi, ma quest’opera è stata capace di toccare pure un barbaro cinghialoso come il sottoscritto. 
Zafon mostra grande abilità, sotto ogni punto di vista. La trama è ben pianificata, con una giusta dose di mistero. Fili narrativi in grado in alcune occasioni di evocare il fascino di elementi soprannaturali, per poi rimanere invece ben ancorata alla realtà, che come spesso accade risulta foriera di mostri ben peggiori di quelli delle favole.
La vicenda dello scrittore maledetto e del mistero della sparizione dei suoi libri affascina tanto il protagonista del romanzo quanto il lettore, per il quale sarà pressoché impossibile accantonare il libro. 
E che dire dell’idea del cimitero dei libri? A me è piaciuta moltissimo. 
Anche gli attori della vicenda non sono da meno, così come lo è l’ambientazione, collocata nella Barcellona del periodo intercorrente fra le due guerre mondiali. E per finire, il personaggio di Fermìn Romero de Torres. Un capolavoro, capace di sorprendere in ogni occasione, essendo un condensato di saggezza e intuito animalesco, di sacro e profano in grado di incantare. Nonché di offrire un’infinità di spunti di riflessione. Delizioso. 
Ad ogni modo tutta la schiera dei protagonisti, principali e non, sono curati e dettagliati sin nei minimi particolari e riescono a conquistare per consistenza reale e tangibile. 
Questo mix di elementi vincenti è accompagnato da un carico di sentimenti importanti, che vanno dall’amore giovanile al bisogno viscerale di vendetta e all’arrivismo mosso da diaboliche pulsioni.
Un bestseller che a mio parere merita il successo che ha ottenuto, e non è cosa scontata da dirsi.  
 Un libro da consigliarsi senza esclusioni di sorta.


domenica 6 dicembre 2020

Recensione: Chiudo gli occhi di Floriana Naso [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 




Opera: Chiudo gli occhi


Genere: Thriller


Target: adult

Prezzo: Euro 13 cartaceo

Rating: 7

Sinossi:
Una famiglia come tante, appartenente al ceto medio che quasi non esiste più. Due sorelle molto diverse. Un incontro che cambierà la vita di tutti. Questi gli ingredienti fondamentali di una storia che si dipana tra la comedy romance e lo psico-thriller, in stile squisitamente italiano. Siamo nella periferia torinese, la famiglia di Giulia vive la crisi economica come la maggior parte delle famiglie medie italiane, negli ultimi dieci anni. Giulia, una ragazza come tante, sta per laurearsi in psicologia per accontentare i genitori, mentre sogna di lanciare una linea di alta moda. Nella sua vita, inatteso e improvviso, arriva Giorgio: giovane, brillante, ricco e romantico. Il principe azzurro sembra essersi materializzato. Giulia scoprirà molto presto che non è così, e che il piano diabolico di Giorgio era farla innamorare per scopi ben diversi. Il finale, inaspettato e sconvolgente, lascerà i lettori senza parole.

Recensione:
Un romanzo ricco di sentimenti contrastanti: amore, odio, rivelazioni e menzogne da farti venire i brividi, la pelle d’oca. 
Un pot-pourri che si mescolano attraverso una trama coinvolgente e affascinante per la sua unicità, pur ambientandosi tra le mura domestiche. Una famiglia di ceto medio borghese che nasconde verità e identità soggiogate dall’egoismo, dalla violenza più pura e gratuita.  
Scorrendo tra le pagine di questo libro, mi sono posta tante domande, alle quali infine sono riuscita a darmi alcune risposte. 
Quanta violenza e meschinità possono risedere nell’animo di un essere umano? Tanta. Comportamenti potrei affermare con certezza “bipolari” che irrompono e stravolgono la quiete della protagonista in balia di una devastante brutalità, compreso lo stupro di un uomo che doveva invece proteggerla e amarla. 
Lo stile narrativo dell’autrice balza e rimbalza tra vero e noir, e lo fa quasi in silenzio, in punta di piedi; tutte accortezze che riescono a caratterizzare nel profondo un romanzo fatto d’amore e di passione. 
Il finale è inaspettato, sconvolgente, e imprevedibile come richiede una buona narrazione di genere thriller. 
Lo stile dell’autrice, poi, si appoggia a passaggi e registri dinamici molto attuali, e connota l’uniformità in rispondenza al buon uso della lingua italiana molto ben vista dagli autori contemporanei. 
I personaggi sono ben descritti e dettagliati nei minimi particolari. Ma quello che conta per la protagonista, è saper fare le scelte giuste per non cadere nel baratro dell’incertezza, perché nella vita, spesso, nulla è come appare ai nostri occhi. 
Ho riscontrato qualche pecca in alcuni passaggi, ma come ripeto, è una storia che vale la pena di leggere.
Voto: sette


mercoledì 2 dicembre 2020

Disfida nr. 126: Il falco di Mirco Tondi VS Luis Sepulveda

 



Titolo opera: Il falco

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente 

Genere: narrativa per ragazzi

Prezzo: 2.99 Euro

Sinossi: 
Un giorno, quattro bambini vanno in un bosco e per divertirsi si mettono a raccogliere uova dai nidi di uccelli; l’avvicinarsi di un temporale li fa correre a casa, abbandonando il bottino appena trovato. Quello che per loro è stato un semplice e innocuo passatempo, per le uova sta per diventare qualcosa di molto pericoloso: senza la protezione e il calore dei propri genitori i piccoli all’interno del guscio rischiano di non crescere e venire alla luce.

Qualcuno però ha visto tutto e decide d’intervenire in loro aiuto: un falco, il più improbabile soccorritore tra gli uccelli, si prende cura di loro almeno fino a quando non ritroverà i genitori delle uova. Ma le sue ricerche non hanno successo e così non gli resta che continuare a occuparsi di loro. Il giorno della schiusa arriva e il falco si ritrova davanti sette piccoli, ognuno di una specie diversa.
Tra peripezie varie, gag divertenti e momenti di riflessione, gli otto si ritroveranno ad affrontare quella piccola grande avventura che è il crescere.

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Il falco  narra la piccola grande avventura che è il crescere e vede come protagonista un falco adulto che si prende cura di sette piccoli non suoi e neppure appartenenti alla sua specie. Se si vuole, può essere interpretata anche come una storia d’integrazione, dove essere diversi non è qualcosa da vedere con pregiudizi e diffidenza, ma qualcosa che serve per arricchirsi, da cui c’è da imparare.
Il falco non è nato per fare una critica a una società che diventa sempre più chiusa e aggressiva verso chi non è di una stessa etnia, eppure, se ci si pensa, fa anche questo.

BIG da sfidare: 


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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda, perché è un bellissimo racconto che parla di solidarietà.



domenica 29 novembre 2020

Recensione: Gli imperi delle Sabbie di Andrea Gualchierotti [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 




Titolo: Gli imperi delle Sabbie



Genere: fantasy, Sword&Sorcery

Prezzo: 4,99 ebook

Rating: 7,5

Sinossi:
Anno 1030: Le armate di Bisanzio assediano la città fortezza di Aleppo, capitale della Siria e regno dei tenebrosi Emiri Neri, i principi negromanti.
Giunto alla testa dei suoi soldati, il nashrakar Vardan, nobile d'Armenia, si unisce alle truppe imperiali, in vista dello scontro decisivo. Ma il tradimento alligna nelle armate bizantine, e il principe armeno, ridotto in catene da chi credeva amico, scoprirà suo malgrado come appena al di là delle sabbie roventi di Aleppo si celino gli  orrori e le meraviglie di un mondo sconosciuto, fatto di satrapie remote, antichi palazzi d'oro, e maledizioni sorte dal sangue.
Un'avventura che condurrà Vardan fino alle più lontane plaghe d'Oriente, là dove, sotto una mezzaluna d'acciaio, s'incrociano le spade della vendetta...

Recensione:
Oggi sono lieto di presentare la nuova opera di un autore che abbiamo ospitato in diverse occasioni su queste pagine. Sto parlando di Andrea Gualchierotti e del suo ultimo lavoro per  Italian Sword&Sorcery Books: Gli imperi delle Sabbie.
Chi ci segue a questo punto conoscerà già questo autore e la sua passione, e preparazione, in campo storico e nello specifico per quanto concerne la storia antica. Ebbene in questa occasione, come da titolo, l’ambientazione è del tutto particolare e affascinante, trasportandoci direttamente al cospetto degli imperi mediorientali, abbacinati dai raggi di un sole potente, e immersi in sterminate distese di sabbia bollente. 
Quando la preparazione storica si sposa con l’amore per il fantastico non può che nascere qualcosa di bello e in questo caso, fra terrificanti Emiri Neri volti alla negromanzia, e sperdute satrapie in cui prospera una magia corrotta e mortale, verremo condotti in un viaggio ricco di fascino e avventura. 
La prosa dell’autore è particolare e ricercata. Concede al lettore anche l’occasione di imparare qualche vocabolo nuovo, anche se, ahimè, temo difficilmente spendibile nel contesto moderno. 
Insomma un amore che traspare da ogni pagina, con la ricostruzione diligente e riuscita di atmosfere esotiche e personaggi ricchi di carisma. Il protagonista su tutti, indomabile e caparbio. Impossibile la sua ricerca della giusta vendetta non susciti l’empatia del lettore. A me è piaciuto un sacco. Un eroe da Antico Testamento lo definirei. 
Devo ammettere di aver riscontrato qualche refuso di troppo, cosa che mi ha stupito conoscendo l’usuale attenzione maniacale posta dalla casa editrice, ma nulla che possa infastidire il lettore, intendiamoci. Non potevo però tralasciare di segnalarlo.
Testo assolutamente consigliato agli amanti del fantastico e a tutti coloro che vogliono immergersi nel fascino delle atmosfere del vicino oriente. 
Voto 7,5  


mercoledì 25 novembre 2020

Segnalazione: Un Canale Di Ruolo

 Oggi vi conduco fuori dal seminato, non me ne vogliate a male. Per una volta non parleremo di libri, ma di una bella iniziativa ad opera di un gruppo di amici, appassionati di giochi di ruolo, nonché miei concittadini. 

Non ci allontaneremo quindi poi molto dai nostri ambiti di competenza. Sempre di narrazione e di storie si parla, anche se vissute in modo differente. 

Inevitabile per me ripensare agli anni nei quali pure io mi baloccavo con queste attività ludiche. Ricordo la Bolzano degli anni '90 e posso tranquillamente dire che non forniva certo l'habitat adatto ad allestire gruppi di giocatori variegati. Chi giocava di ruolo era guardato come un "diverso" (in un'epoca nella quale il diverso non andava tanto di moda) e le serate dei ritrovi venivano scambiate dai più per sabba da streghe. Peccato che nelle presunte coven alle quali ho partecipato io non ci fosse neanche l'ombra, non dico di una strega, ma neppure di una fanciulla. Non esistevano le giocatrici di ruolo, almeno non a Bolzano. Grande rammarico. 

Vi sembrerà impossibile ma la Bolzano di allora era indietro anni luce rispetto al resto d'Italia. Giochi da tavolo che andassero oltre Risiko e Monopoli erano introvabili, figuriamoci i giochi di ruolo. Ricordo ancora i viaggi con gli amici a Verona per riuscire a procurarsi il materiale.

Ok, prima di iniziare a piagnucolare come un vecchietto rancoroso, torno al progettino dei baldi giovani, ben decisi a riscattare il buon nome di una Bolzano priva di cultura ludica, che mi auguro permanga solo nella mia memoria: nasce così Un Canale di Ruolo, ossia un luogo nel quale sviscerare tutti gli aspetti più tecnici dei GDR, dagli strumenti narrativi al galateo del buon giocatore. Mi sono dilungato sin troppo, e me ne scuso. Lascio quindi la parola direttamente alla presentazione fornitami dal Team.


Quante storie si fermano a metà perché non siamo sicuri di qualcosa o ci blocchiamo e non sappiamo continuare. Quante si sono bloccate perché qualcosa ci pareva oscuro e non sapevamo a quale appiglio aggrapparci per continuare, quale strumento utilizzare per avanzare. 
Le difficoltà nello scrivere storie le incontrano non solo gli scrittori, ma anche i giocatori di ruolo, forse i master in primis. Non tutte, certo. I master alcune difficoltà non le incontrano, altre ancora sono loro proprie ed aliene agli scrittori. Ad esempio loro non si dovranno preoccupare di vendere le loro storie a un pubblico, ma dovranno invece collaborare con altre persone per costruire una storia che sia il più godibile possibile per tutti loro. Quindi, se ci sono delle difficoltà specifiche, forse ci sono anche degli strumenti  altrettanto specifici che master e giocatori possono utilizzare per non impazzire nella costruzione e svolgimento delle proprie avventure. Forse è possibile analizzare questi strumenti, capirne il funzionamento e passarli ad altri. E se ciò è possibile, perché non farlo? Perché non aprire un canale YouTube e rendere pubbliche le riflessioni che hanno migliorato la nostra esperienza di gioco di ruolo? Non è questione di fare le cose meglio degli altri. Non c’è necessariamente un modo assolutamente sbagliato di giocare di ruolo o uno necessariamente giusto. Bisognerebbe poi discutere di quale sia il fine del gioco, e forse in base a quello potremmo dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ma il punto non è questo: se durante una scalata ci capitasse di posare gli occhi su di un abile alpinista, in grado di arrampicarsi in maniera magistrale, di fiutare le piste morte e di conoscere a menadito gli ormai familiari appigli sicuri, potremmo considerare l'idea di volerlo seguire, di farci ispirare, non necessariamente dalla sua abilità, ma semplicemente dalla sua esperienza. Magari vorrete invece fare la vostra strada, sbagliare e trovare appigli da soli, e nessuno può dire che ciò sia fondamentalmente sbagliato. Ma non è l’unica possibilità. 
Quello che stiamo cercando e cercheremo di fare noi del team “UCDR” con il nostro progetto, è proprio mostrare quali siano gli appigli che noi consideriamo solidi, quali siano le vie più sicure che alcuni di noi hanno percorso. Proporre le soluzioni che abbiamo trovato ad alcuni problemi.


Cosa serve per tenere unito un gruppo? Cos’è un “chiodo fisso” e a che serve? Qual è lo scopo degli allineamenti?  E come possono essere usati? Come costruire una scena? Come procedere se una bella idea si esaurisce? Quali sono insomma, gli strumenti che si possono usare per non perdere la testa quando si vuole giocare di ruolo? Se anche voi vi siete fatti una di queste domande almeno una volta  fate un salto su “Un Canale Di Ruolo”. Magari potreste trovare un nuovo modo per scalare le montagne, o forse potreste essere voi a farci vedere una nuova via. Come? È presto detto: il progetto non è solo il canale YouTube. Abbiamo creato anche un canale Discord, per scambiare esperienze, opinioni, e soprattutto per giocare insieme e fare comunità. Siamo già in più di ottanta sul server, e non vediamo l’ora di vedere altri giocatori arrivare, altre avventure essere proposte, altre sessioni essere pianificate.
Abbiamo tenuto le presentazioni per ultime, ma in fondo “gli uomini passano, le idee restano”. Il team è composto da tre persone. Giancarlo è l’ideatore del progetto, e narra in forma di gioco di ruolo e di storie brevi da undici anni. Nel tempo libero studia anche filosofia. Giacomo è anch’esso neo-studente di filosofia, ma è anche attore diplomato. L’ultimo membro del terzetto è Damiano, studente di scienze storiche e laureato in beni culturali. 
Concludiamo qui questo sproloquio, e non vediamo l’ora di vedervi sul nostro canale. Vi salutiamo nello stesso modo col quale ci piace concludere i nostri video: “Questo era tutto Comunità, grazie e arrivederci”!



 

domenica 22 novembre 2020

Recensione: Dream Halls di Massimo Prevete [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 




Titolo: Dreams Halls - La Vita al Crepuscolo dei Sogni 


Genere: Fantasy dalle sfumature horror

Editore: Pubblicazione Indipendente

Target: adult

Pag: 235

Rating: 7

Sinossi:
Un morbo attanaglia Chromium, mietendo vittime che sprofondano in un misterioso coma. 
Nel mezzo di quel caos insostenibile, Richard Neumann riesce solo a rabbuiarsi per la perdita del suo prezioso passatempo: la Wonderland, il regno in cui nasconde la sua identità all’insegna della trasgressione, occultata nel complesso di depositi fuori dalla città. 
Una ragazza con gli occhi da cerbiatto, appena più grande di lui, si presenta nella palazzina di famiglia in uno dei suoi rari momenti di debolezza, rivelandogli il suo nome con un sorriso compiaciuto. Celine. Celine Neumann. Ma c’è un particolare inatteso da tenere in conto: lui non ha mai avuto una sorella. 
Nella sua testa c’è allora spazio per una sola domanda: cosa diamine sta succedendo alla sua vita?

Recensione:
Quando ho iniziato a leggere questo romanzo, ho avuto come la netta sensazione di vivere su un’altra dimensione. 
Un distopico attuale, raccontato con stile narrativo azzeccato per il genere. In alcuni passaggi, il lettore percepisce l’ansia che attanaglia il protagonista. 
Lo scrittore entra dentro di te d’emblèe, con le sue vicende e scenari immaginifici, appoggiandosi magistralmente a una attenta prefazione, immergendoti subito nel suo mondo oscuro. 
Un romanzo che sa di malinconia per le cose passate e di passione per la salvaguardia dell’essere umano. 
In alcuni passaggi ho riscontrato lo stile e le ambientazioni della scrittrice Joyce Carol Oates
Per quanto mi riguarda, il romanzo di questo autore, non è solo una semplice narrazione distopica, ma un thriller la cui psicologia va oltre la realtà della vita che noi esseri umani viviamo e continuiamo a vivere, forse dimentichi, che c’è qualcosa oltre la materia, un qualcosa... e niente è di più indovinato con l’epidemia narrata dallo scrittore, con il covid19, pandemia che noi stiamo vivendo in prima persona.
Quindi, faccio i miei complimenti a Massimo Prevete per la ricerca accurata dei termini, per l’intreccio avvincente e attuale. Ora non mi resta che attendere di leggere il sequel.
E, senza indecisione, anche se in alcuni passaggi ho riscontrato prolissità e ripetitività dello stesso concetto, assegno un bel 7. Meritatissimo. 
Lo consiglio anche ai non amanti del genere distopico.

Peg Fly

mercoledì 18 novembre 2020

Recensione: Il collasso dell'impero di John Scalzi

 




Sinossi:

Le leggi della fisica che governano il mondo sono destinate a essere riscritte. Una scoperta sensazionale – il Flusso – ha cambiato per sempre la concezione spazio-temporale dell’universo,
aprendo al progresso scenari inimmaginabili. Assecondando il Flusso, gli esseri umani sono ora in grado di raggiungere pianeti e stelle lontani anni luce, creare reti tra mondi remoti ma interdipendenti, costruire un impero interstellare in cui il pianeta Terra rappresenta ormai solo un insignificante avamposto. Il Flusso è come un fiume: scorre placido, eterno, ma non è statico, cambia il suo corso e abbandona il suo letto originario. A ogni sua mutazione intere fette di universo vengono però isolate, abbandonate a loro stesse in una deriva cosmica catastrofica per interi sistemi stellari. Quella che doveva essere la via verso la nuova èra intergalattica si rivela dunque la più pericolosa delle minacce per la sopravvivenza stessa del genere umano.


Recensione:

Avevo il desiderio di catapultarmi in una bella saga fantascientifica, giusto per rievocare gli antichi fasti di Dune, o di Asimov e Simmons. Non essendo un esperto del settore mi sono lasciato convincere dal successo degli innumerevoli romanzi di John Scalzi e sono andato a pescare Il collasso dell’Impero. 
Che dire, non l’ho trovato di certo memorabile, ma non posso neppure dire si tratti di una lettura sgradevole. Di certo molto diversa da quello che mi attendevo. 
C’è un forte squilibrio fra le parti dedicate alla politica interplanetaria e delle diverse casate rispetto all’azione vera e propria, e questo non sarebbe male, se non fosse che le varie trame e sotterfugi risultano piuttosto blandi e puzzano di già visto e sentito mille volte. Non posso negare di essere stato sopraffatto dalla noia in più di un'occasione a sentirmi ripetere i medesimi concetti relativi agli screzi esistenti fra due casate di turno. Repetita iuvant, ma a tutto c'è un limite!
Peccato perché la prosa dell’autore è scorrevole e piacevole, i personaggi gradevoli e i dialoghi concitati e credibili. Certo, le protagoniste di Scalzi sono piuttosto inquietanti, avendo praticamente tutte una somiglianza grottesca ai “bravi” del Manzoni: scurrili, prepotenti e mosse da pruriti sessuali degni dei bonobo in calore. C’è da augurarsi che questo modello non prenda definitivamente piede... non credo che per rappresentare donne forti e di potere si debba trasformarle in bruti tendenti al neandertaliano.
Alcune idee sfiziose affiorano qua e là nel corso della lettura, come la sala della memoria nella quale la giovane imperatrice può ritrovare le simulazioni di tutti i suoi predecessori, e l’idea del Flusso come potere immanente e inspiegabile, ma a mio parere, risultano insufficienti per convincermi a procedere nella lettura del seguito. 
Questo primo romanzo in sostanza non fa altro che allestire un palco delle grandi occasioni, andando a create nella mente del lettore le coordinate e la mappa mentale che contraddistingueranno questa serie. A mio avviso troppo poco per poter essere giudicato oltre la sufficienza, e quindi mi toccherà andare a cercare qualche altra saga per placare la voglia di fantascienza ben fatta e coinvolgente. 
Si accettano consigli!


domenica 15 novembre 2020

Recensione: L'usurpatore di Emanuele Rizzardi [Rating 8] - recensione a cura di Dada Montarolo

 



Titolo: L’usurpatore

Autore: Emanuele Rizzardi

Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Storico

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 16,99 copertina flessibile

Sinossi:

Gli ultimi anni del ‘200 sono durissimi per il già provato Impero Bizantino, recentemente ricostituitosi a Costantinopoli, sotto la spregiudicata e agguerrita famiglia dei Paleologi.

Quel che rimane delle ricche province d'Asia Minore è caduto nell’anarchia. Bande di razziatori turchi, avide di bottino e terre, saccheggiano ripetutamente le campagne, costringendo i cittadini dell’impero a tentare una disperata fuga verso la costa o ad arroccarsi dietro alle mura di antiche e solide fortezze.

Nel frattempo Karman Bey, signore musulmano di Mileto, aumenta il suo potere a dismisura e raduna un esercito abbastanza grande da convincere la corte di Costantinopoli a rispondere con ogni mezzo a sua disposizione. Il sogno turco di conquistare la “regina delle città” sembra poter diventare una triste realtà.

Il Basileus Andronico II ripone le sue speranze nel giovane nipote Alessio Filantropeno, incaricandolo di porre definitivamente fine alla pressione nemica e conservare quanto rimasto, prima che sia troppo tardi. Alessio, euforico all'idea di mettere in mostra le proprie qualità come comandante militare, scoprirà che gli intrighi, i giochi di potere e la guerra hanno sempre un prezzo da pagare, e le sue illusioni giovanili andranno incontro ad una realtà amara.


Recensione:

Credo siano davvero poche le persone capaci di inquadrare le vicende che fra il 1200 e il 1300 portarono alla nascita dell’impero ottomano e delle colonie italiane nel Mediterraneo. Un periodo complesso, talvolta confuso, che a scuola di solito si liquida in fretta, dimenticando che affonda le radici nella cultura greco romana ed è fondamentale per avvicinarsi, oggi più che mai, a una sorta di esegesi a largo spettro di quanto avviene in quell’inquieta parte di mondo. 

Un contributo interpretativo ce lo fornisce Emanuele Rizzardi con il suo “L’Usurpatore”, romanzo storico imperniato sulla figura, realmente esistita, di Alessio Filantropeno, nipote dell’imperatore di Costantinopoli Andronico II Paleologo. Mandato dallo zio a difendere i possedimenti bizantini dall’avanzata turca, il giovane e un po’ inesperto condottiero non tarda a manifestare un certo talento militare e una buona capacità diplomatica. Nella spedizione lo affiancano il medico-sacerdote Angelo, il capitano cretese Costante, l’armeno Michele, il capo dei mercenari Teodoro accompagnato dalla figlia Bastarda, formidabile combattente. 

Sullo sfondo di alleanze sempre sul punto di rompersi, di intrighi e tradimenti, si agitano le ombre inquietanti di un nuovo nemico comune, gli uomini “con gli occhi tagliati dal vento”: i Mongoli. 

Costantinopoli è lontana, la sete di ricchezze dei singoli e degli apparati burocratici implacabile, le ragioni dei più deboli ignorate. La fine dell’avventura di Alessio - sempre alla ricerca di una mediazione che accontenti se non tutti, almeno coloro che lui ritiene la meritino - è inevitabile. 

Il racconto, in prima persona, dell’ascesa e della rovina è affidata a una lunga lettera, quasi un memoriale, indirizzata al figlio Michele e scritta poco prima di essere condotto verso il destino definitivo. Una narrazione asciutta, a tratti priva di emozioni eppure scaturita dal cuore sincero di chi crede nella missione affidatagli, appena sfumata di un sottile rimpianto per non aver saputo interpretare le tante e misteriose sfaccettature dell’animo umano. I pensieri di Alessio rieccheggiano quelli di un suo illustre predecessore, l’imperatore Adriano, raccontati con infinita pazienza e abilità da Marguerite Yourcenar nel suo “Memorie di Adriano”. Di sicuro la grande francese avrebbe accolto Rizzardi nella cerchia dei giovani scrittori che amava tanto seguire.

La prosa è scorrevole, accattivante, i personaggi vividi, le descrizioni accurate senza mai essere troppo minuziose, la scrittura attenta. L’autore lombardo è uno studioso di storia medioevale e dal suo scritto emana il grande interesse, oserei dire “passione”, per quel periodo storico. La sua prossima avventura letteraria sarà, ce lo auguriamo, un’altra piacevole sorpresa.

Voto: 8.

Dada Montarolo