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giovedì 28 maggio 2020

Disfida nr. 116: Gravastar di Pietro Motta VS Dan Simmons




Titolo opera: Gravastar

Autore: Pietro Motta

Formato: ebook

Genere: Fantascienza

Prezzo: 0.99 Euro

Gravastar è una piccola raccolta di brevi racconti inediti di genere fantascientifico (39 pagine). Robot, Loop temporali, Alieni, Guerre nucleari, e molto altro, sono alcuni degli argomenti trattati al suo interno. Ogni racconto è autoconclusivo ma molte storie sono direttamente collegate tra loro e fanno parte di un unico continuum temporale alternativo. La Gravastar è una stella nera vuota, colma di energia oscura o energia del vuoto. Un incontro con una Gravastar può essere molto pericoloso e inquietante. Siete pronti a un viaggio spaziale alla scoperta dell'ignoto?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Con questa raccolta il mio scopo è quello di presentare il mio modo di scrivere alle persone e ottenerne un feedback. Vorrei capire dove vado bene e dove posso migliorare, ma soprattutto se quello che scrivo può essere trovato interessante o forse è meglio cambiare frequenza.

BIG da sfidare: 
Non son degno, ma se proprio devo sfidare qualcuno, voglio sfidare il mio autore preferito con il libro che mi ha colpito di più finora: Hyperion di Dan Simmons



domenica 24 maggio 2020

Recensione: Titolo: Come nascono gli eroi di Gianluca Turconi [Rating 9,5] - recensione a cura di Hagar Lane




Titolo: Come nascono gli eroi

Autore: Gianluca Turconi

Casa editrice: pubblicazione indipendente

Genere: Fantascienza

Costo: Gratuito

Rating: 9

Sinossi: 
Nel futuro prossimo, a San Pietroburgo, durante la Seconda Guerra Patriottica tra Unionisti e Secessionisti, Pierre, insieme al gruppo di bambini che protegge, è costretto a vivere rintanato nei sotterranei della città per sfuggire al nemico, umano e non.
Deciso ad abbandonare la zona per sopravvivere, finirà con l'avere un incontro del tutto inaspettato.
Chi è veramente Pierre e perché si nasconde tanto dagli Unionisti quanto dai Secessionisti?

Recensione:
Ho scoperto per caso nel web lo scrittore Gianluca Turconi e il suo sito Letture Fantastiche.
È uno scrittore che ha pubblicato molti libri, una penna decisamente matura, di quelle che meritano il titolo di “scrittore” senza se e senza ma. 
Ho voluto saggiare la sua scrittura leggendo uno dei racconti che Turconi ha messo nel suo sito a disposizione di tutti, gratuitamente. Fra i tanti ho scelto “Come nascono gli eroi”. 
La mia scelta è stata secca e determinata, perché il titolo del racconto contiene in sé una domanda che accompagna le ricerche dell’uomo da sempre, sin da quando Dei ed Eroi davano vita a quei miti (greci) che stanno alla base della nostra cultura occidentale (greco-latina).
“Come nascono gli eroi” è un racconto di 17 pagine dove Turconi è riuscito a concentrare tutto quanto dev’essere concentrato nella scrittura. 
Diciassette pagine dense di significato, poggiate su tre ambientazioni sceniche complete di tutto, descritte puntando su particolari che da soli bastano a catapultare il lettore in un mondo reale e futuristico insieme (fantascienza). 
Dialoghi fatti di parole “normali”, ma scelte con la sapienza di chi sa che la distinzione tra un personaggio e l’altro si addensa nelle sfumature del linguaggio, e sono quelle che devono farci, da sole e con poche battute, distinguere un bambino da un militare, ma anche tutte le emozioni che sottendono il dichiarato. Ed è così che fa Turconi. 
In ogni frase dei dialoghi concentra tutto quanto non serve più che venga aggiunto al contorno. Le emozioni e le personalità dei protagonisti arrivano tutte, nitide e potenti al lettore. Mi è arrivato tutto il coraggio di Mikkeli, la paura di Pierre, la rabbia di Jurij, la saggezza e bontà di Marika, ma anche la lenta e inesorabile presa di coscienza che accompagna Pierre lungo tutto il racconto. 
“Come nascono gli eroi” è un racconto di fantascienza dove lo scontro è tra l’uomo e se stesso, prima ancora che tra gli umani e i biobot. 
I biobot sono robot composti di parti meccaniche, elettroniche, ma anche umane: gli uomini che smembrano e dai quali prendono i “pezzi di ricambio” che necessitano. Sono creature nate da reti neurali impiantate in loro dall’uomo, e che nel tempo sviluppano una piena autonomia dai propri creatori. Così avviene, in fondo, per tutti i figli nei confronti dei propri genitori, pertanto non c’è tanto da stupirsi se un giorno ciò che descrive Turconi avvenisse realmente. 
Così, anche i biobot diventano, nel tempo, creatori essi stessi di altri biobot, ma molto più avanzati di loro. 
A quel punto il legame con gli antichi padri, gli uomini, si rompe, e questo è il rischio concreto al quale l’umanità va incontro nel momento in cui crea delle intelligenze artificiali su base rete neurale avanzatissima, perché i meccanismi di autoapprendimento sono infinitamente più rapidi in una rete neurale (artificiale) rispetto a quanto avviene nel cervello umano. 
Ciò che non si sta, forse, tenendo in debita considerazione, è che una rete neurale è molto più vicina al concetto di “mente” che non a quello di “cervello”, con la conseguenza che potrebbe sviluppare nel tempo la cosiddetta “coscienza”, creatrice per sua stessa natura e della quale ancora i neuroscienziati sanno poco o nulla. 
Il tema trattato da Turconi è quindi, al tempo stesso, affascinante e reale (ci riguarderà tutti da vicino e in un futuro non molto lontano), più di quanto si possa immaginare. Per me, personalmente, è il tema più interessante dell’intera letteratura fantascientifica.
Lo stile di Turconi è potente, delizioso e intriso di significati, ad ogni passo. Oserei dire che è il tipo di scrittura che amo maggiormente: leggi una storia che scorre come l’olio, ma ogni frase che la compone è densa di significato, e puoi soffermarti, se vuoi, a riflettere ad ogni passo. Rileggi il testo la seconda volta, con l’occhio critico di chi si accinge a scriverne una recensione, e arrivi alla conclusione che la scrittura di Turconi è quel tipo di scrittura che non lascia niente al caso, dove ogni parola è studiata e messa al posto giusto dove l’ha messa.
Non vi dirò come nascono gli eroi, che è una domanda alla quale si possono dare molte risposte. Turconi ci da la sua e io vi invito a leggere il suo racconto per scoprirla da voi. 
Scrivo, invece, due battute di un dialogo del racconto, che da sole mostrano, per me, cosa aspettarci dal racconto di Turconi, ma anche lo spessore dell’autore:
    • Quindi la nostra esistenza non ha scopo?
    • Avrà quello che deciderete di dargli.
Un racconto che contiene al suo interno, perfettamente delineati, sei personaggi umani e un biobot, tre differenti ambientazioni sceniche, una trama complessa e perfettamente intrecciata e dipanata lungo il racconto, spessore psicologico dei protagonisti ben evidente e, non ultimo, due riflessioni di grande portata.
La prima è con riferimento al titolo del racconto, mostrando con la storia stessa come può anche nascere un eroe.
La seconda è con riferimento al progetto nel quale, noi umani, ci siamo imbarcati da tempo: l’utilizzo di reti neurali sempre più sofisticate e potenti per la creazione di nuove forme viventi nel pianeta (robot), che siano simili all’uomo, ma infinitamente più potenti di noi. Forme viventi che pensiamo di poter addomesticare come cagnolini e/o usare come schiavi senza il minimo problema, per far svolgere loro tutte le mansioni manuali possibili e immaginabili, ma anche da usare per la creazione di opere artistiche innovative e perfette (quadri, libri, sculture…), e per fare lavori mentali d’ogni tipo (consulenza, calcoli computazionali complessi e qualsiasi altro lavoro che oggi svolge l’uomo). 
Questo è già realtà in parte, e sempre più lo sta diventando in paesi come il Giappone e altri ancora. Ma queste nuove creature potrebbero svelarci nel tempo delle sorprese, e non è detto che siano tutte piacevoli per gli uomini.
Chiudo con la frase detta dal sergente Stejskal a tal riguardo, quando Jurij afferma che “i biobot non passano inosservati”. Il sergente lo squadra dalla testa ai piedi e gli risponde: “Ragazzino, i biobot posseggono centinaia di modi diversi per stupirti. E nessuno di essi ti piacerebbe”.
Gianluca Turconi è uno scrittore tutto da scoprire, di questo ne sono certa, e il mio voto al suo racconto è: 9.

giovedì 21 maggio 2020

Recensione: Solaris di Stanislaw Lem





SINOSSI:

"Solaris" è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell'universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un'atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c'è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta "vivente". Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L'astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l'ambiente. Un'avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un'avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell'Identità, del Soggetto, dell'Io. Non esiste l'Io unico e identico a se stesso.



RECENSIONE:

Dice tutto la sinossi, credo ci sia veramente poco da aggiungere.
Solaris è un romanzo profondo, ricco di suggestioni e spunti di riflessione. Fantascienza filosofica pura e semplice. Eccovi avvisati quindi. 
Chi cercasse qualcosa di diverso ne sarà profondamente deluso. 
Niente avventure ed esplorazioni di mondi sconosciuti e ricchi di patos. Certo il fascino dell’ignoto ci colpisce sin da subito in modo tangibile, con l’approdo del protagonista nella nave spaziale e gli strani eventi che lo accolgono, ma questo viene presto sostituito da qualcosa di più profondo. 
Il focus si sposta sull’oceano alieno dotato di caratteristiche inconoscibili, di apparente indifferenza verso gli umani che tanti sforzi impiegano nel comprenderlo. Eppure tale indifferenza può essere solo frutto della limitatezza dei nostri sensi e questo fa compiere al romanzo una nuova svolta. 
L’analisi si sposta dall’oceano esterno al mondo interiore del protagonista, in una scoperta dei limiti che corre su binari paralleli e di indubbio fascino. 
Il mondo interiore è altrettanto vasto e inconoscibile di quello esteriore, e forse, merita altrettanta attenzione. 
Devo dire che Solaris mi è piaciuto molto, mi ha affascinato la trattazione dell’oceano/divinità e credo sia un’ottima fonte di spunti per i miei scritti futuri. 
Un romanzo che rispetta la sinossi, per cui credo che se affrontato con lo spirito giusto, possa risultare veramente un lavoro da non perdere per ogni possibile lettore.   

domenica 17 maggio 2020

Recensione: La casa dalle radici insanguinate di Roberto Ciardiello [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti


horror



    • Titolo opera: La Casa dalle Radici Insanguinate

    • Autore: Roberto Ciardiello

    • Editore: DZ Edizioni

    • Genere: Horror

    • Prezzo: 2,99 / 14,15

   • Rating: 7,5

    • Sinossi: 
Cupo, Mago, Skizzo. Tre figure in agguato nell’oscurità, tre predatori in mezzo agli alberi, un unico obiettivo: svuotare la cassaforte di Villa Marchetti, residenza di facoltosi gioiellieri romani. Il piano: sorprendere la coppia di ritorno dal lavoro, entrare in casa, arraffare il possibile e filare verso una nuova vita, lontano dalla periferia degradata della città. Un gioco da ragazzi, come armare il cane di una pistola dalla matricola abrasa. Cupo, Mago e Skizzo questo credevano. Finché non hanno aperto la porta sbagliata.

   • Recensione: 
Oggi parliamo di un bel romanzo horror di stampo classico: La casa dalle radici insanguinate di Roberto Ciardiello edito da DZ Edizioni. 
Non sono un grande esperto di racconti dell’orrore, ma credo di essere in grado di giudicare quando ci troviamo innanzi a qualcuno capace di scriverli. Questo è il caso di Ciardiello, nessun dubbio.
Il romanzo mi ha lasciato alcune perplessità di cui vi parlerò più avanti nel corso della recensione, ma voglio iniziare con i doverosi complimenti all’autore. 
Era un pezzo che non mi trovavo innanzi a un lavoro capace di mettermi quella sana tremarella che solo i grandi scrittori sono capaci di far trapelare fra le pagine dei loro romanzi. 
Ebbene, l’autore DZ ci riesce alla perfezione e lo fa nel modo più naturale possibile, sfoggiando una prosa semplice ma efficace, diretta e funzionale allo slancio narrativo che desidera, e riesce, a imprimere alla narrazione. 
Per sviluppare la vicenda ricorre al punto di vista mobile, alternando lo sguardo dei diversi protagonisti di capitolo in capitolo. La cosa riesce molto bene, permettendo al contempo di coprire l’intero palcoscenico e di farlo nel modo più interessante per il lettore: fornendo a mano a mano dettagli che prima erano rimasti celati abilmente nell’ombra. 
L’abilità dell’autore sta proprio nel farlo in modo quantomai naturale, mai artefatto, spronandoci a non mollare mai il romanzo e costringendoci a divorarlo in un baleno. Complimenti. 
Cosa aggiungere? I personaggi? Beh, ben costruiti, credibili e carichi di personalità, grazie anche a dialoghi sempre all’altezza, ironici quando serve, sprezzanti nelle giuste occasioni e comunque mai banali e stucchevolmente volti al politicamente corretto. Decisamente ben fatto. 
Dell’adrenalina che fluisce copiosa, almeno quanto il sangue che inizia a scorrere nel corso di questa rapina in villa in stile Arancia Meccanica ho già detto, e non mi soffermerò oltre. 
I colpi di scena non mancheranno, anche se questo aspetto mi porta dritto diretto ad affrontare quei piccoli problemini accennati all’inizio. 
Alcuni interrogativi sorgono spontanei e rimangono irrisolti. Per quanto il lettore possa essere infoiato dall’incedere incalzante degli eventi, tali interrogativi non possono non nascere e fossi stato l’autore avrei offerto almeno qualche spunto di soluzione. Non posso sbilanciarmi nell’indicarli apertamente per non incappare in spoiler, ma sarò lieto di illustrarli all’autore se si mostrerà interessato. Ad ogni modo nulla che possa intaccare la bontà del romanzo, che rimane del tutto godibile e che vi consiglio di cuore. 
Ultimo aspetto, del tutto soggettivo in questo caso, il finale. Non mi è piaciuto. Tranquilli, se è per questo boccio anche molti finali di Stephen King, ma non l’ho mai reputato un problema. Ciò che conta è il viaggio e quello offertoci da Ciardiello merita sicuramente il prezzo del biglietto.
Voto 7,5  

giovedì 14 maggio 2020

Disfida nr. 115: Grimoires di Carmelo Caruso VS Stephen King




    • Titolo opera: Grimoires

    • Autore: Carmelo Caruso

    • Editore: Cavinato Editore

    • Genere: Horror

    • Prezzo: 4,19 / 14,25

    • Sinossi: 
Terminata sua prima saga fantasy, l'autore cambia radicalmente genere narrando l'oscura vicenda di cinque musicisti Black Metal, abili maestri nell'arte cerimoniale. 


In una tenebrosa Lombardia di fine anni '90, la giovane band Mefistofele accresce le proprie capacità esoteriche fino a giungere alla certezza di poter governare le potenze infernali, dimenticandosi che chi gioca con il fuoco rischia di creare grandi incendi e incenerire se stesso. La luce di questo lume logorante attira l'attenzione delle più temibili dottrine magiche, attuando l'ingannevole gioco dell'angelo più fascinoso delle filosofie occulte. L'autore stesso definisce la sua opera come uno scritto volgare e profondamente immorale, ricco di parecchi spunti sul quale poter indagare, solamente però, per i consapevoli di non essere ammassi di carbonio ambulanti. Ogni riferimento a persone o a fatti realmente accaduti, potrebbe anche non essere casuale.

- Note/commenti/finalità dell'Autore:
Con Grimoires si intendono gli antichi manuali pratici in cui si insegnano le istruzioni per svolgere rituali di Magia Cerimoniale, e nonostante sia un romanzo in cui narro una storia, se letto con un mirato interesse, coloro che vorranno affacciarsi a questo mondo troveranno un’ottima scintilla per appiccare quel fuoco assopito che attendeva di essere acceso.

BIG da sfidare: 

   

Stephen King
Se Scorre il Sangue


domenica 10 maggio 2020

Recensione: Strade Nascoste (Storie di Asklivion) di Mirco Tondi [Rating 6] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Sinossi:
Gli uomini hanno dei limiti: è questa la benedizione e la maledizione della loro natura.
Sono le parole del Messo su cui riflette Ariarn durante la ricerca affidatagli. Una ricerca dove è coinvolto l'Ordine della Rivelazione, a cui i governi si sono rivolti per trovare una cura alla malattia che ha colpito le regioni di Asklivion; un male che si scoprirà essere peggiore di qualsiasi epidemia conosciuta e a cui forse non ci sarà rimedio finché esisterà l'uomo.
Con Periin, Ghendor, Reinor e Lerida si ritroverà ad affrontare una lotta contro un nemico di cui soltanto in pochi sono a conoscenza, che è rimasto a lungo nell’ombra dimenticato, ma che ora è pronto per mettere in atto il suo piano dopo aver a lungo aspettato che giungesse il suo momento. Macchinazioni architettate per una conquista che da tempo sta aspettando di trovare realizzazione, che porterà a molte battaglie e a un conflitto finale che lascerà molti dubbi e l'unica certezza che il vero nemico non sia stato quello affrontato ma qualcosa che è sempre stato al fianco e di cui non si sospettava.
Un nemico che in qualche modo l’uomo ha sempre protetto, che è la causa generatrice dei mostri con i quali si combatte. Un nemico in grado in qualsiasi momento di creare mostri di grande portata, come si ha avuto modo di vedere.

Recensione:
Qualche tempo fa avevo recensito il recente “Racconti di Strade Nascoste”, ritenuto dall’autore indispensabile e propedeutico per comprendere il libro pubblicato nel 2015: una specie di salto carpiato all’indietro che mi era piaciuto e del quale avevo apprezzato l’intento, pregustando la lettura del romanzo nella sua pienezza. Oggi, a operazione conclusa, sono un po’ perplessa: è tutto troppo. 
Troppo lungo, troppo affollato di personaggi, simboli, sette e mostri, troppo insistente nel descrivere battaglie, città e mondi e troppo dilungato nelle elucubrazioni esistenziali - al limite del masochismo patologico - in cui ognuno dei protagonisti si macera alla ricerca di una soluzione ai propri problemi. 
Infine, troppo scritto bene per meritarsi di svaporare in tanta confusione. 
Dispiace che un simile talento si sia perso nei meandri di un’ansiosa, inutile dimostrazione di forza espressiva e creativa. Sarebbe bastato attenersi a una delle regole auree della scrittura - “Scrivere è come fare la valigia: quando hai finito disfala, togli la metà, rifalla e poi disfala di nuovo, togli ancora una metà e avrai sempre troppa roba”- e adesso avremmo un’opera seducente, poetica (“… sopra la terra le stelle continuarono a ammiccare sornione… nient’altro che semplici battiti di ciglia nelle loro eoniche esistenze…”) e ricca di spunti per riflessioni su quanto agita l’animo umano (... Il vuoto urlò dentro di lui, trasportandolo in un mondo di cupo grigio che si addensava sempre di più. La marea oscura aumentò, avvolgendolo e permeandolo, fuoriuscendo dall’abisso nella crepa della sua anima…”) senza nulla togliere alla vigorosa epica che infiamma tutta la vicenda.
Tondi aveva e ha un sacco di cose da raccontare ma meglio sarebbe dosarle senza travolgere il lettore e scaraventarlo, boccheggiante, in un universo alla Hieronymus Bosch dove gli inferni si susseguono a ritmo forsennato e Bram Stoker stesso farebbe fatica, in un marasma di mostruosità draculesche, a rintracciare la sua creatura. 
La narrativa di genere e produzioni cinetelevisive ci hanno abituati a mondi di derivazione vampiresca ma la quantità, si sa, è nemica mortale della qualità e non tutti sono Tolkien.
Una noticina a parte su Lerida Istua, l’unica protagonista femminile: anche lei come Ariarn Meanor, Reinor Ryonel, Ghendor Plenan e Periin (l’unico graziealcielo senza cognome… Ma quando gli scrittori di fantasy capiranno che la creazione dei nomi richiede studio e attenzione quanto l’architettura stessa della storia?) è alle prese con le sue problematiche ma, povera donna, sembra bisognosa di un possente supporto psicologico più che di una svolta esistenziale. 
La sua debolezza toglie vigore a una figura che invece potrebbe avere un ruolo distrattivo e, per contrappunto, migliorativo di certe staticità e incertezze dei suoi compagni.
Un plauso incondizionato alla quasi totale assenza di refusi - in un lavoro così poderoso c’era da aspettarsi di tutto - e alla cura estrema nella stesura. 
Voto:6.

giovedì 7 maggio 2020

Recensione: Il drago di Sua Maestà. Temeraire di Naomi Novik





Sinossi:
La vicenda ha inizio nel 1805, in piena guerra tra la Francia di Napoleone e l'Inghilterra. Si tratta di un mondo diverso dal nostro, dove i draghi convivono da sempre con gli uomini e vengono usati da questi ultimi come arma per le guerre. L'equipaggio della nave inglese Reliant cattura una fregata francese nella cui stiva viene trovato un uovo di drago che viene affidato al capitano Will Laurence che, una volta schiuso l'uovo, chiamerà il drago Temeraire. Temeraire si dimostrerà un ottimo combattente appartenente niente meno che alla razza di draghi più bella e rara esistente nel mondo.


Recensione:
La coraggiosa idea di ambientare questo romanzo fantasy nel periodo napoleonico, con le terre di Albione poste sotto scacco da Napoleone, meritava da sola la lettura dell’opera della Novik che ha dato origine a una Saga di quattro volumi.
 In sostanza l’autrice introduce i draghi in un contesto perfettamente ricreato da un punto di vista storico, andando a sovrapporre alla realtà del tempo, e delle truppe dell’epoca, un nuovo comparto militare, quello dell’aviazione. E il bello è che gestisce il tutto in modo approfondito e credibile, con tanto di trovate operative-tattiche-strategiche plausibili e originali per affiancare i reparti di draghi a quelli di marina e fanteria. 
Insomma un gran bel lavoro. 
Ottima e approfondita l’analisi dei rapporti fra draghi e piloti, con personaggi ben delineati sia fra gli umani che fra i rettiloni. Eppure tutto questo allestimento sontuoso finisce con l’essere a mio avviso ridondante rispetto alla ben poca azione che ci viene offerta almeno in questo primo volume. E’ un vero peccato. Non si può che parlare di una ghiottissima occasione persa. 
Di certo il presente volume lascia ben sperare per il seguito della saga, ma preso singolarmente non può che lasciare con l'amaro in bocca, perché la carne al fuoco è molta e la scenografia realizzata, assolutamente di prim'ordine. Purtroppo scontrandosi con un ritmo molto lento e una carenza pressoché totale di azione, non mi sento di consigliarvene la lettura, se non per un amore particolare per l'epoca napoleonica e la curiosità di vedervi calati i signori dei cieli.

domenica 3 maggio 2020

Recensione: Italian Sword&Sorcery: La via italiana all'heroic fantasy di Francesco La Manno - recensione a cura di Fantom Caligo


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Titolo: Itaian Sword and Sorcery, La via italiana all’Eroic Fantasy

Autore: Francesco La Manno (con i saggi di Adriano Monti Buzzetti, Gianfranco de Torris, Mario Polia, Paolo Paron)

Editore: Italian Sword&Sorcery Books

Genere: Saggistica

Prezzo: 4,99 ebook,

Rating: 9

Sinossi:
Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy è un saggio di Francesco La Manno, curato da Annarita Guarnieri, che ha l’obiettivo di delineare i confini dello sword and sorcery, particolare sottogenere del fantasy nato quasi un secolo or sono dalla penna di Robert E. Howard che ancora oggi continua ad appassionare i lettori di tutto il mondo.
Lo studio muove dall’analisi degli elementi costitutivi dello sword and sorcery, dalla disamina dei principali personaggi di heroic fantasy del Maestro di Cross Plains (Conan il Cimmero, Kull di Valusia, Solomon Kane, Bran Mak Morn e James Allison), da una ricognizione nei cicli dell’immaginario nero di Clark Ashton Smith (Hyperborea, Poseidonis, Averoigne e Zothique) e di Thongor di Lemuria di Lin Carter, dalla critica mordace al fenomeno commerciale del grimdark fantasy lanciato da George R.R. Martin e da Joe Abercrombie, per concludere con la presentazione della nuova fantasia eroica mediterranea e dei suoi alfieri. Il volume contiene anche i saggi di Adriano Monti Buzzetti, Gianfranco de Turris, Mario Polia e Paolo Paron.

Recensione:
Oggi non tratteremo di romanzi. In questo periodo di pandemia, chiusi in casa mentre disperati compiliamo il modulo di autocertificazione che il governo tra cinque minuti cambierà – impedendoci d’uscire – oltre alla lettura dei nostri romanzi preferiti perché non leggersi dei buoni saggi sul genere fantasy?
L’Italian Sworld and Sorcery è un’associazione culturale che consiglio di seguire. Oltre alla divulgazione, si sta occupando dello sviluppo di un filone fantasy italiano legato al mondo dello sword and sorcery.
Il saggio di cui stiamo parlando mi ha illuminato sulla profondità e l’ampiezza del genere. Vi dico solo che, prima della lettura di questo testo, nella mia mente dark fantasy e sword and sorcery erano due filoni ben distinti. Per dirla in termini pratici, libri come Black Company di Cook o la saga di Withcer di Sapkwoski erano per me esclusivamente dei dark fantasy, mentre lo sword and sorcery rappresentava un filone ormai esaurito, ancora legato al personaggio, ripreso negli anni ’80 con il nome di Conan il Barbaro, sviluppato da R.E. Howard. Solo leggendo questo saggio ho scoperto che la distinzione tra i due generi sia molto sottile (Cook e Sapwoski sono citati da La Manno come esempi di sword and sorcery moderno, ma allo stesso tempo sono considerati dalla critica degli ottimi esempi di dark fantasy) e come già i primi lavori non solo abbiano gettato delle solide basi per questo genere, ma abbiano anche creato i presupposti del filone dark. (A questo punto mi spingo a chiedere agli autori, sperando di non recare loro offesa, una digressione su questo doppio filone e sul contributo dello sword and sorcery allo sviluppo della letteratura Epic e Dark Fantasy.)
Chi leggerà il saggio farà un viaggio nel genere, partendo principalmente dagli albori. La Manno ci mostra come già gli iniziatori dello sword and sorcery spaziassero, gli autori mi concedano questa semplificazione, dall’epic al dark senza porsi alcun problema.
Le figure degli antieroi, rese oggi popolari da autori quali Martin e Abercombie, erano già presenti nello sword and sorcery assieme alla grande carica di fantastico che pervade questi libri.
Il saggio si può dividere in quattro sezioni: la prima è una presentazione dell’associazione Italian Sword and Sorcery, la seconda un’analisi dei “padri fondatori”, ossia Howard, Alison, Ashton e Carter. Non ci troveremo soltanto di fronte ad una mera critica stilistica, ma grazie a questo lavoro entreremo in contatto con le profonde mitologie che ispirano questi libri, che variano dai culti pagani, al cristianesimo e allo stesso esoterismo. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di semplici battaglie e colpi di spada, ma ognuno di questi autori porta con sé una visione del mondo, un approccio unico e singolare che il saggio aiuta a cogliere e apprezzare.
La terza sezione presenta i nuovi artisti dello sword and sorcery mediterraneo, ossia la nuova “via Italiana” al fantasy di questo genere. Troviamo molte ambientazioni interessanti che vanno dalla Sardegna all’Asia di Alessandro Magno. Una serie di libri tutta da scoprire e che, spero, di poter recensire su questo sito.
Infine l’ultima parte offre spunti di critica al filone più intransigente del grimdark. Qui mi permetto di fare una brevissima digressione. Per chi non conoscesse i retroscena, J. Abercombie (La prima legge), uno degli autori più influenti della cosiddetta 3rd Wave – il filone low fantasy lanciato da Martin e cresciuto durante gli anni 2000 - ha stilato una serie di principi, condivisibili o meno, su come deve essere un libro grimdark. Tra questi vi è una forte riduzione dell’elemento fantastico e alcune linee guida su come devono essere i personaggi. 
L’ultima parte dell’articolo critica abilmente questa visione del fantasy, sviscerando alcune contraddizioni e mancanze presenti in questo approccio.
Un saggio che consiglio vivamente di leggere a chiunque che, oltre ad essere un lettore o scrittore fantasy, voglia crearsi delle forti basi. 
In questo periodo di piattume editoriale e di facile superficialità, è bello vedere realtà letterarie non solo votate alla vendita di libri, ma anche alla scoperta dei significati che essi racchiudono e dei messaggi che questi propongono.
Colgo l’occasione per fare l’imbocca al lupo all’Italian Sword and Sorcery per un rilancio di questo filone.
Voto 9

giovedì 30 aprile 2020

Disfida nr. 114: Gli Antociani e la rivolta dei ribelli di R.E. Key VS J.K. Rowling

j.k. rowling



    • Titolo opera: Gli Antociani e la rivolta dei ribelli

    • Autore: R.E. Key

    • Editore: pubblicazione indipendente

    • Genere: fantasy

    Prezzo: 0,99 / 12,90

    • Sinossi: 

Antiocia è un regno situato nel sottosuolo. Gli antociani sono il popolo che vi abita, persone dal nostro stesso aspetto, il cui scopo è quello di far funzionare l’umanità, salvaguardandola. 
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Per farlo, ognuno riveste un ruolo, legato a una professione. Ogni ruolo viene affidato dopo il superamento di un test, che avviene in un determinato periodo della vita degli antociani, a centosedici anni. 
Cosa accadrebbe se a qualcuno venisse in mente di sconvolgere l’organizzazione del sottosuolo? 
Se volesse impadronirsi del potere e destituire i governanti? 
A mettere ordine ci sono i trottolinieri, aiutati da fotografi, torrettisti, orologiai, scribaldi e quanti altri. 
Riusciranno a contrastare la rivolta dei ribelli capeggiati dal Collezionista?


    • Note/commenti/finalità dell'Autore: 

Il libro si propone di mostrare ai lettori un fantasy diverso dai soliti. 
Possiamo parlare di urban fantasy perché i personaggi vivono nella Terra, ma gli autori preferiscono definirlo più un free fantasy, perché non segue gli schemi tipici della catalogazione in generi fantasy.
 Gli autori di questo libro sono due, marito e moglie, antociani (ovvero abitanti del sottosuolo) venuti sulla Terra per trascorrere qui il tempo di una vita umana, attualmente si nascondono per non farsi trovare dai governanti, perché accusati ingiustamente di essere dei ribelli. 
In realtà la loro unica missione è quella di far sapere al mondo l’esistenza degli antociani e il loro utilissimo scopo. 
Sono contrari a tenere nascoste le notizie importanti e fanno di tutto per diffondere informazioni. 
Il libro si presenta come una testimonianza di un evento e si può notare quanto difficile sia il lavoro di un antociano, qualunque esso sia!


    • BIG da sfidare: 

animali fantastici dove trovarli



J.K. Rowling 

Gli animali fantastici






domenica 26 aprile 2020

Recensione: La Battaglia di Aquirama di Andrea Zanotti [Rating 8] - recensione a cura di Hagar Lane


andrea zanotti scrittore
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Titolo: La Battaglia di Aquirama - Giorno e Notte


Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: Military Fantasy

Prezzo: 2,49 ebook, 11,98 Cartaceo

Rating: 8

Sinossi: 
Orde di cavalieri selvaggi del Quarto dell’Aria da una parte, Legioni del Quarto della Terra dall’altra e Aquirama nel mezzo.
La città Stato capace di mantenersi indipendente dalla sua fondazione, che la leggenda vuole sia avvenuta per opera del divino Dragone Rosso Stige, è sull’orlo del baratro. Riuscirà il Drakoi, suprema guida spiritale e militare, ad avere la meglio sui nemici esterni e su quelli che tramano all’interno stesso delle mura cittadine?
In un giorno e in una notte la storia millenaria della città potrebbe essere sconvolta.
La Battaglia di Aquirama è un military fantasy autoconclusivo che vi farà vivere ora per ora gli sviluppi di questo scontro in un crescendo di violenza e drammaticità che nell’arco di un giorno e una notte deciderà le sorti di migliaia di persone.

Recensione:
La Battaglia di Aquirama: Giorno e notte è un romanzo fantasy scritto e autopubblicato nel 2015 da Andrea Zanotti, autore di molti libri e racconti fantasy. Qui il link alla Pagina Autore di Andrea Zanotti. Il romanzo, di 312 pagine, è presente in Amazon, sia in formato cartaceo (prezzo: € 11,98) che ebook (€ 2,49).
La prima cosa che mi ha attratto del libro è stata la copertina, perché trovo sia bellissima, soprattutto per la predominanza del color seppia.
Prima di entrare pienamente nell’analisi del testo, faccio una nota ad una perla che ho incontrato nel libro. Mi sto riferendo alle poesie che aprono i capitoli del romanzo. Da “Simbiosi” a “Il giorno più lungo”, dico che sono poesie incredibilmente calzanti con la storia, potenti e di grande impatto. Complimenti al poeta, Gioacchino Caruso.
Altra cosa che apre i capitoli e che ho apprezzato è la mappa. Nella sua semplicità, a me è piaciuta. Solo apparentemente è una mappa sempre uguale a se stessa, perché, in realtà, ci mostra di volta in volta la posizione delle varie legioni protagoniste delle vicende: quasi tutte in movimento e ognuna diretta verso un proprio e ben preciso obiettivo.
Diciamo, prima di tutto, che il libro è scritto in un italiano impeccabile, e non credo serva aggiungere altro. La voce narrante è fedele al ruolo che deve rivestire in un romanzo ben scritto, e cioè: imparziale, capace di farci arrivare appieno le emozioni dei protagonisti ma mantenendo il giusto distacco, meticolosa nella descrizione dei dettagli e, al tempo stesso, mostrandosi capace di volare in un istante alta sulle scene per mostrarci la “panoramica” degli eventi, che si svolgono spesso in contemporanea sulle varie zone della mappa.
Entriamo nel vivo della storia ora, proprio come fa l’autore, che non fa voli pindarici, ma catapulta il lettore sin dalle prime pagine nella tensione e nei momenti immediatamente precedenti alla guerra. Com’è mia abitudine, mi soffermo solo su alcuni aspetti salienti del romanzo.
Mi è piaciuto leggere che sin da subito il Drakoi - custode di Aquirama, nonché Generale e Sommo Maestro dell’Ordine del Dragone Rosso - dinanzi al pericolo incombente su Aquirama, rifletta sulla scarsa moralità presente da tempo nella Città Sacra, sul fallimento della diplomazia e, persino, sulla corruzione che, in ultima istanza, non era apparsa più in grado di mantenere le varie fazioni in equilibrio tra loro. 

L’autore mostra di avere il dono della sintesi, che io amo moltissimo, e tanto più quanto più un romanzo è complesso e ricco di personaggi, perché significa far comprendere al lettore, con poche frasi, la personalità dei personaggi, piuttosto che far intuire con poche pagine tutto quanto è, come in questo caso, all’origine della guerra che sta per scoppiare. Ci mostra, ad esempio, il popolo di Aquirama come composto di trentamila anime, fra sacerdoti-guerrieri, schiavi e, non ultima, una casta di mercanti che nel tempo si era fatta sempre più avida, e che voleva la guerra perché incapace di rinunciare, anche in minima parte, alle proprie ricchezze. Con poche frasi l’autore si è mostrato in grado di far intuire al lettore tutto il “non detto” della storia.
Il Quarto dell’Aria e il Quarto della Terra vogliono conquistare Aquirama, che decide di non consegnare le chiavi della città a nessuna delle due fazioni nemiche di Aquirama, ma anche nemiche tra di loro. Così è, infatti, nel gioco delle alleanze e dei tradimenti che caratterizzano ogni guerra, fantasy o reale che sia. La votazione del Senato decreta che Aquirama scenderà in guerra contro i propri nemici, nella speranza che il Dragone Rosso, fondatore di Aquirama, sarebbe giunto al momento opportuno a salvarli.
Questo fantasy mette in scena, tra l’altro, una guerra fra i 4 elementi che compongono la vita di ogni essere vivente, compreso quella del pianeta Terra: l’elemento terra, l’elemento acqua, l’elemento aria e l’elemento fuoco. Gli elementi Terra e Aria sono anche riportati nella mappa. L’elemento Acqua lo incontreremo andando più avanti nella storia. E l’elemento Fuoco, dirà qualcuno di quanti hanno già letto il romanzo? Sembra non essere presente, ma in realtà lo è, eccome, giacché la guerra in sé rappresenta l’elemento fuoco, e fuoco è presente a volontà anche nei vari campi di battaglia.
È incredibile come l’autore sia riuscito a rappresentare fisicamente i 4 elementi nel modo più consono alla loro natura, simboleggiata, per me, dal loro stesso nome. Mi sto riferendo, ad esempio, al diverso tipo di guerrieri che compongono il Quarto della Terra e il Quarto dell’Aria: legioni regolari e ordinate quelle di Terra; tribù selvagge e dei tipi più strani quelle dell’Aria. Anche il comportamento delle due fazioni nemiche di Aquirama rispecchia ad arte la differenza fra terra e aria: statiche e ordinate le truppe di Terra; imprevedibili, veloci e disordinate quelle dell’Aria.
Spiccano, per me, tra le tribù dell’Aria le Capre Nere, che ho amato moltissimo. L’autore ci mostra chiaramente cosa sia l’Amore vero quando mette in scena momenti intensi di combattimento e protezione reciproca tra due membri della tribù delle Capre Nere, che si amano al punto da rischiare continuamente la vita l’uno per l’altra. Laddove il contesto appare, cioè, più selvaggio, sregolato e a tratti animalesco, ecco che cogliamo le uniche scene di amore puro tra un uomo e una donna. La contrapposizione, evidente e forte, è con lo squallido sentimento che lega, al contrario, un ricco mercenario e la propria moglie, dove non manca il sesso fra i due, ma nemmeno le menzogne e i tradimenti.
Ho amato molto anche la tribù delle Amazzoni, perché l’autore ha mostrato, attraverso i variegati personaggi della storia, tutte le sfaccettature del maschile e del femminile presenti negli uomini e nelle donne, che è un compito fondamentale, ritengo, di ogni fantasy. Per troppo tempo nei romanzi fantasy, e ancor di più nei military-fantasy, le donne non si sono fatte nemmeno avvicinare ai campi di battaglia. Io ritengo, invece, che sia fondamentale farlo, per avvicinare il pubblico femminile ad un genere letterario che è stato loro quasi totalmente precluso fino a poco tempo fa. Gli uomini non amavano leggere storie con sole protagoniste donne, come le donne non amano leggere storie con soli protagonisti uomini, anche se si parla di un libro di guerra o un military-fantasy. Bravissimo Andrea Zanotti, al punto che le scene riguardanti le Capre Nere e le Amazzoni sono state quelle che mi hanno coinvolto di più nella lettura. E non è un caso, evidentemente.
E nel Quarto della Terra? Anche nel Quarto della Terra abbiamo una bellissima storia d’amore: quella tra un padre e il figlio. Dotrik, sovrano illuminato e migliore di tanti altri, mette a rischio l’esito della guerra per salvare il proprio figlio, quando scopre che è in pericolo. Ancora una volta, ho trovato intelligente l’intreccio che l’autore ha fatto di fantasy e realtà con riferimento all’animo umano, dove c’è ampio spazio per le contraddizioni se vi sono di mezzo sentimenti veri e profondi, fra un uomo e una donna, come fra due amici o, come in questo caso, fra un padre e il figlio.
Fortemente simbolico mi è apparso il combattimento all’ultimo sangue tra il Drakoi e il gladiatore, che era pur sempre uno schiavo. Ho visto nella storia la sintesi perfetta di due mondi che si scontrano, in grande come in piccolo. Sul piano esteriore, in grande, assistiamo, infatti, allo scontro sul campo di battaglia di tanti schieramenti, l’un contro l’altro armati. Ma dal punto di vista interiore, nel piccolo, la stessa guerra viene simboleggiata dalla lotta feroce tra il più grande degli uomini e il più misero di essi. Tutto il romanzo ruota attorno alle contrapposizioni, come ogni guerra, vera o fantasy che sia, fa emergere.
Andiamo ora ai Sommi Elementali, della Terra e dell’Aria. Sono forze potentissime, sovrumane, magiche e arcaiche, che compaiono nella parte finale della storia, a simboleggiare come l’uomo non riesca nelle guerre, contro se stesso o contro la natura, ad avere mai l’ultima parola. E questo nonostante l’uomo abbia il potere di evocare le forze superiori, come ci insegnano le più antiche tradizioni sapienziali. Quando tali forze si risvegliano, l’uomo deve a quel punto piegarsi al loro volere, dal momento che l’uomo può evocare tali Forze Magiche (se diviene Maestro), ma non può anche controllarle. Mi è piaciuto molto vedere come l’autore abbia mostrato lo scatenarsi dei Sommi Elementali, che risiedono in egual maniera in tutti e 4 gli elementi di cui ho parlato sopra, e abbia scelto di renderli incontrollabili da parte degli uomini, ivi inclusi i Maestri.
Chi può placare, dunque, la furia dei Sommi Elementali? Ah, beh! Qui Zanotti ha inserito davvero una chicca, che mostra la sua grande profondità d’animo, ritengo. Riporto le parole dell’autore, ma solo un paragrafo e non anche il successivo per non spoilerare troppo: “Riconobbe una giovinetta dalle vesti candide e la chioma corvina, sul dorso di un cavallo parimenti niveo, e capì che era stata lei con la sua aura di quiete ad aver blandito la furia degli Elementali”.
Che dire? Bellissimo. E il paragrafo che segue a quelle parole svela un mistero altrettanto stupendo. Mi fermo qui.
Complimenti ad Andrea Zanotti. Il mio voto è 8+.
N.B. Non è 9 solo perché avrei voluto leggere un po’ più di dialoghi, e solo per questo.

giovedì 23 aprile 2020

Recensione: Casa di foglie di Mark Z. Danielewski


casa di foglie
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Sinossi:

Quando la prima edizione di "Casa di foglie" iniziò a circolare negli Stati Uniti, affiorando a poco a poco su Internet, nessuno avrebbe potuto immaginare il seguito di appassionati che avrebbe raccolto. All'inizio tra i più giovani - musicisti, tatuatori, programmatori, ecologisti, drogati di adrenalina -, poi presso un pubblico sempre più ampio. Finché Stephen King, in una conversazione pubblicata sul «New York Times Magazine», non indicò "Casa di foglie" come il Moby Dick del genere horror. Un horror letterario che si tramuta in un attacco al concetto stesso di «narrazione». Qualcun altro l'ha definita una storia d'amore scritta da un semiologo, un mosaico narrativo in bilico tra la suspense e un onirico viaggio nel subconscio. O ancora: una bizzarra invenzione à la Pynchon, pervasa dall'ossessione linguistica di Nabokov e mutevole come un borgesiano labirinto dell'irrealtà. Impossibile inquadrare in una formula l'inquietante debutto di Mark Z. Danielewski, o anche solo provare a ricostruirne la trama, punteggiata di citazioni, digressioni erudite, immagini e appendici. La storia ruota intorno a un misterioso manoscritto rinvenuto in un baule dopo la morte del suo estensore, l'anziano Zampanò, e consiste nell'esplorazione di un film di culto girato nella casa stregata di Ash Tree Lane in cui viveva la famiglia del regista, Will Navidson, premio Pulitzer per la fotografia, che finirà per svelare un abisso senza fine, spalancato su una tenebra senziente e ferina, capace di inghiottire chiunque osi disturbarla.


Recensione:

Un libro bizzarro e oscuro, la cui esistenza è avvolta nel mistero almeno quanto quella del Necronomicon; una casa stregata che cela un abisso "reattivo" capace di ricordare le inquietanti atmosfere dell’oceano senziente di Solaris di Stanisław Lem. Ecco, di questo voglio parlarvi oggi: Casa di Foglie, un tomo che mi ha messo alle corde. Complice la clausura da coronavirus e gli strascichi di carenza energetica vitale, ho fatto davvero fatica a sviscerare i segreti del labirinto della casa di Navidson. 
Giunto al termine di questa lunga avventura posso però affermare che ne sia valsa la pena. Non mi dilungo sulle doti linguistiche del Danielewski, capace di mutare e padroneggiare svariate tecniche narrative, facendole calzare su misura alle diverse scenografie con grande maestria. 


Ciò che maggiormente riesce all’autore però è l’espediente di inserire a corredo della narrazione un’infinità di riferimenti a documentari, saggi, produzioni critiche dei più disparati tipi, forniti da professionisti appartenenti alle più svariate branche dello scibile umano. Questa serie realmente sterminata di bibliografia artefatta, o meno, contribuisce a ingenerare nel lettore, per lo meno a livello inconscio, veridicità al narrato, costringendolo ad affrontare eventi surreali con la convinzione possano realmente essere accaduti.
Una lettura che con il proprio incedere diviene una vera e propria sfida, con l’impaginazione che si abbandona alla follia, in perfetta simbiosi con l’aggravarsi delle turbe del narratore Johnny Truant e con l’avanzare dei suoi viaggi psicotici a base di droghe e patologie paranoidi. 
Saremo costretti a maneggiare il tomo come un grave da palestra, ruotandolo per leggere trafiletti al contrario e dovremo muoverci nel labirinto delle note, così come Navidson si muove all’interno di quello della casa. Già, perché Casa di foglie è un romanzo “ergodico”, cioè che chiede al lettore di affrontare il testo facendo un po’ di sforzi per seguire tutto ciò che contiene. Non solo le diverse linee narrative, che corrono su piani ben distinti, pur perdendosi fra note, trafiletti guizzanti, colonne sbilenche e strutture scalene, ma pure fra quelli che ritengo essere dei vicoli ciechi posti sul cammino proprio per rendere l’impresa più epica. 
Sfilze di nomi, riferimenti enciclopedici, deliri vari accompagnati da riferimenti e citazioni colte e profonde.

Un’esperienza del tutto particolare, che richiede determinazione per essere portata a termine, così come deve aver comportato un grande lavoro sia per l’autore che per l’editore. 
Veramente qualcosa di particolare, un po' mi ha ricordato La Nave di Teseo, e che a mio avviso merita un tentativo. 
Oltretutto la vicenda di Navidson a me è piaciuta davvero tanto, il mistero degli abissi mutevoli celati nella casa è narrato in mille modi differenti, ognuno dei quali capace di mettere in risalto qualche aspetto che ci era sfuggito in precedenza. 
Emozioni da horror in un contesto del tutto particolare, senza il ricorso a geyser di sangue e grossolani attrezzi del mestiere, ma garantendo ugualmente un grande impatto.
La parte relativa alla vita ai margini di Johnny mi ha colpito meno, e nel corso del labirinto probabilmente ho svoltato in alcuni casi, perdendone qualche tratto, ma senza rimorsi particolari. D’altronde all’interno del labirinto si devono fare scelte drastiche se si vuole avere una possibilità di trovare l’uscita!
Siete avvisati, non è certo un testo per tutti e anche il costo è giocoforza elevato, in quanto si tratta di un vero tomo, condito da appendici con immagini e quant’altro. 
La cosa migliore? Fate un salto nella vostra biblioteca di fiducia. Se poi vi piace, vedrete che non vorrete che manchi nello scaffale della vostra collezione.