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domenica 29 dicembre 2019

Recensione: Crota di Owl Goingback [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti


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Titolo: Crota

Autore: Owl Goingback


Genere: Horror

Prezzo: ebook 3,50 euro, cartaceo 21,95

Rating: 7

Sinossi: 
In una cittadina del Missouri gli abitanti, americani e nativi americani, avranno a che fare con un demone preistorico risvegliatosi dopo un terremoto, uno spietato avatar dell'oscurità dotato di poteri sovrannaturali, una creatura legata alla mitologia dei nativi americani che l'autore, parte del popolo dei Choctaw-Cherokee, conosce assai bene e di prima mano. Il mostro, che somiglia a un enorme orso con la pelle da rettile, è affamato e terrorizzerà la piccola città, tramite brutali assassini e mutilazioni, prima di animali da bestiame, e poi di esseri umani. I proiettili non possono certo fermare un demone, servirà qualcosa di più, come la magia, per evitare la strage. Lo sceriffo della cittadina, Skip Harding, per combattere la creatura avrà dunque bisogno dell'aiuto di un nativo americano, Jay Little Hawk, e delle antiche conoscenze e abilità di un vecchio sciamano. L'autore, che ci consente di avvicinarsi alla mitologia e magia dei nativi americani, tramite una preziosa esperienza diretta, non risparmia scene brutali e gore delle gesta del demone, l'oscuro protagonista di questo romanzo.

Recensione:
Un libro che ho a lungo atteso. Il fascino della mitologia dei nativi americani narrato da un discendente diretto del fiero popolo Choctaw-Cherokee, unito al fatto che scriva horror e dark-fantasy, mi ha condotto senza possibilità di scampo alla pregevole edizione imbandita da Indipendent Legions. 
Che dire, la cover è a dir poco spettacolare, ma non siamo qui per parlare di copertine, perché come ben sappiamo un romanzo va giudicato dal suo contenuto e non dagli orpelli che ne fanno da superfluo contorno, o almeno questo è il mio pensiero. 
E allora, cosa posso dirvi?
Siamo in ambito horror, per cui risento sempre di un mio problema soggettivo. 
Quando i mostri escono allo scoperto tendo a liberarmi dalla fascinazione del genere. A questo punto potrei tagliare Crota in due metà precise con un'accetta, e recensire due distinte opere. 
La prima parte mi è piaciuta davvero tanto. Finché aleggiava il mistero e la bestia si teneva nell’ombra, Owl Goingback è stato realmente capace di entusiasmarmi, facendomi correre qualche brivido giù per la spina dorsale e facendomi controllare due o tre volte la stanza prima di entrarci, dopo aver acceso bene tutte le luci e annusato l’aria. 
La seconda metà invece l’ho trovata meno ispirata, nonostante i passi che coinvolgono Jay Little Hawk e l’anziano sciamano chiamato per soccorrerlo siano molto evocativi, andando a pescare nel campo delle tradizioni mistiche dei nativi. 
Il fatto che il mostro si sia esposto, uscendo dal buio con tanto di criniera e bava alla bocca, gli ha fatto perdere parte del carisma. Come anticipato sto parlando di gusti personali, perché la storia scorre via lineare e piacevole senza intoppi. Forse lo scontro finale è stato liquidato con un po’ troppa superficialità, ma si tratta di un romanzo agile, che non cerca inutili approfondimenti o descrizioni epiche tali da appesantirne il ritmo.  
Personaggi azzeccati, dialoghi fluidi e cura certosina nell’editing, fanno di Crota un romanzo che mi sento assolutamente di consigliare. 
Un’ultima considerazione però mi sento di farla, visto che noi ci occupiamo fondamentalmente di autori indipendenti nostrani. Siamo proprio sicuri che non ci siano penne italiche capaci di sfornare romanzi altrettanto ben riusciti? Ai lettori l’ardua sentenza.
Voto 7.

venerdì 27 dicembre 2019

Recensione: Wendigo di Algernon Blackwood


wendigo
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SINOSSI:
Nelle regioni selvagge dell'Ontario nordoccidentale, il giovane studente di teologia Simpson e lo zio, il dottor Cathcart, sono impegnati in una battuta di caccia all'alce in compagnia di Hank e del franco-canadese Joseph Défago, loro guide. La spedizione si divide in due gruppi: Cathcart procede al fianco di Hank, mentre Défago conduce Simpson a bordo di una canoa nell'esplorazione di un vasto territorio inviolato. Appena accampatisi, Défago è allarmato da uno strano e spaventoso odore portato dal vento e, nel pieno della notte, i suoi lamenti svegliano Simpson: la guida è rannicchiata tra le coperte in preda all'angosciante terrore di una presenza in agguato nella foresta. Défago fugge nelle tenebre, costringendo Simpson a un inseguimento tra oscuri alberi e sentieri impervi. Seguendo le tracce sulla neve per miglia, il giovane nota che altre orme si sono aggiunte a quelle di Défago: più grandi, inquietanti, e non sembrano appartenere a un essere umano... In quelle foreste glaciali una blasfema creatura ha dato inizio a una caccia spietata. Edizione con testo originale a fronte di una delle opere più affascinanti di Algernon Blackwood.


RECENSIONE:
Un grande classico, certo, ma dal quale mi sarei atteso qualcosa di più. Si tratta di un racconto lungo, anche questo è vero, però pensavo avesse da offrire di meglio e lo dico pur contestualizzando l’opera scritta nei primi del ‘900. Parere personale intendiamoci. 
Diciamo che ho gradito molto di più l’idea che sta dietro al racconto, che la realizzazione della stessa. 
Il wendigo, l’impersonificazione della forza brutale e inconoscibile della natura, è a dir poco una figura capace di conquistare. Ineffabile e spaventevole si aggira nel folto della foresta senza mai mostrarsi al guppo degli esploratori, lasciando che siano solo i sensi molti sviluppati della guida indiana a lambirne la presenza. 
Le caratteristiche attribuite a questo archetipo delle paure ataviche di chi si trova al cospetto della natura selvaggia, sono quelle classiche delle tradizioni dei nativi, ai quali Blackwood si mantiene fedele, imbastendo un racconto lienare, privo di particolari colpi di scena. Ciò che non ho trovato è l’abilità dei sui compari H.P. Lovecraft, Robert W. Chambers o Arthur Machen di evocare quell’orrore cosmico capace di mettere i brividi all’anima del lettore, più che alla mera paura fisica. Ad ogni modo stiamo parlando di autori immensi, quindi non vorrei mi fraintensete. Wendigo rimane un bel racconto, ma a mio parere, non all’altezza dei nomi illustri di pocanzi. 
La follia che coglie i nostri eroi si rifà a qualcosa di terreno, che lascia tracce concrete, qualcosa di pericoloso, certo, ma non capace di portare la rovina per il genere umano, qualcosa che rimane confinato al fitto della boscaglia e il cui terrore non pare avere la forza per scardinare la mente del lettore. Paradossalmente ho trovato molto più affascinante la prefazione, nella quale Matteo Zapparelli Olivetti, di Adiaphora Edizioni, ripercorre la vita dell’autore. Decisamente Blackwood ha avuto un’esistenza gagliarda, degna di un racconto d’avventura coi fiocchi. 
Libro molto ben curato, con il testo inglese a fronte, la prefazione di cui ho già parlato e una postfazione tratta da “L’orrore soprannaturale in letteratura” a cura di H.P. Lovecraft molto godibile.
Personalmente posso dire che cercherò qualche altro testo di Blackwood, perché sarebbe ingiusto non concedergli un’altra occasione per conquistarmi appieno.

martedì 24 dicembre 2019

Buon Natale e buone letture!



Siamo al momento degli auguri, anche se senza un giro di calici un po' di gusto si perde. Ad ogni modo Buone feste e un grazie a tutti i lettori che continuano a seguirci, agli autori e alle case editrici che non ci fanno mai mancare nuovi testi da esplorare, e un grazie speciale a chi collabora con il blog garantendo continuità e qualità al progetto che in questo Dicembre compie 8 anni di vita durante i quali ha sfornato più di 300 recensioni a testi di autori indipendenti e editi da piccoli editori di qualità.
Grazie, auguri a tutti e lunga vita alla Letteratura d'Evasione di qualità!

domenica 22 dicembre 2019

Recensione: QUEHO: L'uomo nero dell'Ovest di Christian Sartirana [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti


horror western
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Titolo: QUEHO. L'uomo nero dell'Ovest di 


Editore: Pubblicazione Indipendente

Genere: weird western

Prezzo: ebook 2,99 euro, cartaceo contattare l'autore

Rating: 8

Sinossi: 
TRATTO DALLA STORIA DI UN VERO SERIAL KILLER NATIVO AMERICANO. 
Nevada, inizio Novecento.Il temibile gigante indiano Queho terrorizza la cittadina di White Crow, mentre una raccapricciante epidemia fa strage del bestiame.
Toccherà al malinconico allevatore Leo e alla bella proprietaria del saloon Jane affrontare l’orrore celato dietro alla vicenda, in un crescendo di violenza e angoscia che sfocerà nel tragico finale.Brutalità, razzismo e mistero in un Horror Slasher dall’ambientazione Western che fa del dialogo lo strumento principe della narrazione e in cui non mancano piombo, polvere e sangue. 
In postfazione il saggio "Queho: un viaggio nel weird west tra serial killer, mummie e giganti" di Gian Mario Mollar.

Recensione: 
Avevo appreso dell’esistenza dell’indiano pazzo Queho dall’ottimo testo I misteri del Far West di Gian Mario Mollar (qui la nostra recensione), autore che di questo romanzo ha curato la postfazione, per cui non ho resistito alla tentazione di accaparrarmelo. In questi casi il cartaceo è d'obbligo, e perché no, anche una bella dedica. 
Non avrei resistito ugualmente data la mia passione per il weird western e la carenza di romanzi che caratterizza questa nicchia nel panorama nostrano. Aggiungiamo a questi aspetti il fatto che l’autore, Christian Sartirana, non mi suonava nuovo, e ne serbavo un buon ricordo. Qui trovate la recensione al suo romanzo horror Ipnagogica, edito da Acheron Books. Lo ricordavo come un testo capace di suscitare emozioni forti urtando la sensibilità del lettore senza ricorrere a superflui spargimenti di sangue, ma giocando e destreggiandosi con maestria con aspetti più sottili e disturbanti. La curiosità di vedere queste doti applicate al contesto western era quindi parecchia.
Romanzo weird western, autore italiano in gamba, e pubblicazione indipendente lo hanno reso un acquisto indispensabile accompagnato da aspettative elevate. Uno scenario di partenza non facile per l'autore diciamo, vediamo quindi come è andata.
Prima impressione non appena ho stretto fra le grinfie il volume(tto). Mi attendevo un romanzo, invece si tratta di un racconto lungo, ma ciò che più stupisce è il formato. Non sono un tipografo per cui non venite a chiedermi quale sia, sta di fatto che è quello tipico delle brochure, avete presente i classici pieghevoli su tre facciate? Ecco, proprio quelli. 
Superato l’effetto sbalordimento, ammetto che non sia niente male. Aggiungiamo la pregevole cover dai colori accesi molto adatti per un western bizzarro, e la cura assolutamente professionale dell’impaginato e della presentazione del tutto, direi proprio un ottimo lavoro. 
Ma veniamo a quello che effettivamente conta: il contenuto. E qui non c’è scampo. Non si parla di gusto personale, si tratta di una scorribanda ai confini della follia, tratteggiata con grande abilità dal Sartirana. Un ritmo forsennato, cercato e ottenuto anche grazie a espedienti originali quali la presentazione della scena in stile copione teatrale, per poi lasciare spazio agli attori in modo diretto e capace di coinvolgere con dialoghi serrati e azzeccati. Bello, ben fatto, formula vincente. Complimenti!
La storia scorre rapida e inquietante, senza risparmiare al lettore scene truci e sparatorie mozzafiato, suspense, colpi di scena e battute al fulmicotone.
I personaggi rappresentano bene le tipiche caratterizzazioni da vecchio west, non per questo risultando banali, anzi, grazie soprattutto ai dialoghi ben gestiti, sono sempre piacevoli e credibili. 
L’arte dell’autore si dispiega alla perfezione quando cala sul proscenio la figura misteriosa di Queho. L’atmosfera si fa subito cupa e l’oscurità trabocca della paginette del volumetto in dosi massicce, liberando appieno la predilezione per l'autore per l'horror di qualità. 
Originale anche il colpo di scena finale, capace di strappare un sorriso stravolgendo tutto e rimescolando le carte.
Insomma, non c’è molto altro da dire. Io amo il genere, e trovo che Sartirana l’abbia interpretato magistralmente. Lo consiglio quindi a tutti gli amanti dell’horror e dell’avventura con risvolti bizzarri. Da provare assolutamente.
Unico rammarico è che sia breve. C’è da dire che grazie a questa brevità forse molti potenziali lettori troveranno il coraggio per accostarsi a un genere che magari non hanno mai affrontato. 
Forza, è la vostra occasione, non ve ne pentirete.
Personalmente mi spiace molto non trovare sul mercato lavori in ambito horror/western che vadano oltre al racconto lungo. Intanto mi accontenterò di un altro racconto lungo: ho nel mirino Black Hills di Luca Mazza. Vi farò sapere! 
Ultima nota per il saggio finale “Queho: un viaggio nel weird west tra serial killer, mummie e giganti" di Gian Mario Mollar, anch’esso decisamente sfizioso e da leggere tutto d’un fiato.
Voto 8.


mercoledì 18 dicembre 2019

Recensione: Paradise Sky di Joe R. Lansdale


werid western
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SINOSSI:
Willie è solo un ragazzo, ma è già costretto a lasciarsi tutto alle spalle per sfuggire al proprietario terriero che ha assassinato suo padre. Incontrare Loving gli salva, letteralmente, la vita. L'uomo lo inizia alle sottili arti dello sparare, del cavalcare, del leggere e del giardinaggio. Quando muore, Willie eredita da lui il suo nuovo nome: Nat Love. Soldato e pistolero, Nat sembra destinato alla gloria. Ha tutto quello che un uomo del West può desiderare, compresa la donna dei suoi sogni e il rispetto di leggende come Wild Bill Hickok. Ma il passato torna a tormentarlo. E, soprattutto, Nat è nero, in un periodo in cui agli afroamericani non viene perdonato nulla. Privato della casa, dell'amore e di tutto ciò che aveva conquistato, a Nat Love non resta che mettersi sulle tracce dei suoi persecutori, pronto all'ultimo, mortale duello.


RECENSIONE:
Per quanto concerne il materiale letterario disponibile nell’italico idioma e relativo al genere western, credo che Joe Lansdale sia quanto di meglio esista in circolazione. 
Lo adoro, sia quando si cimenta con il western tradizionale, come nel caso della recensione odierna, che quando decide di inserire qualche elemento più fantastico e horror, come in La morte ci sfida oppure quando proprio lascia briglia sciolta all'immaginazione come in Fuoco nella polvere.
In Paradise Sky l’autore ci narra le vicissitudini di Nat Love, dall’infanzia al momento in cui decide si regalarci questo romanzo, la sua biografia. E quella di Nat Love è una vita piena di avvenimenti, addirittura per chi come lui ha vissuto l’epoca d’oro (o della caccia all’oro, sarebbe meglio dire) del Far West.  
Duelli, scontri con gli indiani, adrenalina, odio razziale, amore, amicizia, c’è un po’ di tutto, e nelle giuste dosi. E su tutto impera la classe dell’autore, maestro nell’imbastire dialoghi che da soli sono capaci di caratterizzare ottimamente i personaggi e di calarci in un’ambientazione non solo ben descritta, ma vissuta appieno, sentita e reale. 
Insomma, un vero piacere da leggere e scoprire, calandosi totalmente nel vissuto del protagonista e dei suoi bizzarri persecutori. 
Quello che maggiormente stimo in Lansdale è il suo non schierarsi apertamente, il riuscire a rendere il tutto più credibile aggiungendo sfumature che costringono a riflettere. La vita di frontiera (e non solo quella) è dura per tutti, a prescindere dal colore della pelle toccatoci in sorte. 
Il protagonista ne guadagna a mio avviso, non passando mai per il povero nero bistrattatto a cui tutto pare dover andare sempre storto. Tutt’altro. La sua forza e caparbietà ne risultano così valorizzate, rendendolo una leggenda di frontiera a tutto tondo, ma non uno sterile paladino senza macchia. 
Il romanzo è bello corposo, più di quattrocento pagine, ma il ritmo si mantiene piuttosto elevato per tutto l’arco della narrazione, rendendo veramente difficile spegnere la luce e andare a dormire. Almeno questo è l’effetto che fa a me, come sempre d’altronde quando mi sono accostato a un lavoro di Lansdale. 
Non posso far altro che consigliarlo e non solo agli appassionati del genere. Troverete di che divertirvi seguendo le avventure di questo pistolero del tutto particolare.

Non mi rimane che segnalarvi la serie a fumetti sul personaggio di Lansdale, realizzata dalla Sergio Bonelli Editore per la collana Audace.
Io l'ho trovata molto ben fatta. Si tratta di una miniserie in 7 numeri, tutti da divorare, carichi d'azione e zero censure.






domenica 15 dicembre 2019

Recensione: Iperborea. Oscuri Canti di Nicola Lombardi [Rating 6,5] - recensione a cura di Germano Finocchiaro


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Titolo: Iperborea. Oscuri Canti

Autore: Nicola Lombardi 

Curatore: Francesco La Manno


Genere: sword and sorcery 

Prezzo: 4,99 euro

Sinossi: 
Ambientati sulla mitica isola di Iperborea, terra di prodigi e oscure meraviglie, i sette racconti che compongono questa raccolta si propongono di esplorare le potenzialità narrative di questo immaginifico e terrificante universo.
Ci ritroveremo quindi a cercare assieme a re Hudmek la principessa Laghmira, rapita dal mostruoso dio-ragno Arpheg-Hor (Alla grotta di Arpheg-Hor); conosceremo l’ira distruttiva e la maledizione di un orso colossale (Il sangue di Uhr); oseremo entrare in una favolosa torre stregata, attirati dal miraggio di inimmaginabili tesori (La Torre Rossa); ci addentreremo nel bosco in cui si annida l’inconoscibile, famelica divinità Orru-Tsogha (La nona offerta); assisteremo agli stratagemmi adottati dai malefici loorval, i demoni dei ghiacci, per procacciarsi le loro prede umane (Cuori di ghiaccio); assisteremo alla rivolta che porterà alla caduta della dea Seftaa e al ritorno del culto blasfemo del dio-rospo (La nuova alba di Batramalek); e dopo secoli dal suo abbandono cammineremo con Zalyos e i suoi predoni tra le vie gelide, silenti e maledette dell’antica capitale di Iperborea, ignari di ciò che ci attende all’interno del palazzo reale  (Il custode di Beldane).
Tra maghi e guerrieri, re e negromanti, demoni sanguinari e déi antichi quanto l’universo, “Iperborea-Oscuri canti” si riallaccia alla tradizione della fantasia oscura dando vita a nuovi percorsi narrativi all’insegna dell’incubo e dell’immaginazione.

Recensione:
Iperborea è un luogo freddo e inospitale, brutale, popolato da divinità spietate e creature mostruose e terribili. Ed è il luogo dove è ambientata “Iperborea Oscuri Canti” la serie di racconti di Nicola Lombardi del genere S&S Sword&Sorcery che si rifà a grandi classici come il famoso Conan il barbaro, di cui è stata fatta anche una trasposizione cinematografica con interprete Arnold Schwarzenegger. 
Lo S&S è uno dei sottogeneri del fantasy meno rappresentato rispetto ai classici del filone Tolkieniano, soprattutto in Italia, pur trattandosi di un genere dal fascino arcaico e così i racconti di questa raccolta ne seguono tutte le peculiarità fondamentali. 
Iperborea riesce a ricreare egregiamente le atmosfere grazie anche alla prosa ricercata, ma scorrevole, e questo fattore rimane il punto forte della produzione: la paura che viene suscitata da queste creature aliene e dalle divinità, indifferenti alle emozioni e ai desideri degli uomini che si trovano sempre succubi e in balia delle loro decisioni, arrivano direttamente al lettore. 
Le trame invece sono semplici e sembrano un po’ ridondanti andando avanti, così come i personaggi stereotipati: il bandito avido, lo sciamano crudele, l’avventuriero coraggioso, il figlio avventato, con tutte le caratteristiche classiche del genere. 
I dialoghi sono brevi e diretti, anche a causa della brevità delle storie. 
Mi sento quindi di poter consigliare Iperborea Oscuri Canti soprattutto a chi vuole cominciare a prendere confidenza con questo genere, un po’ più di nicchia, ma credo che ci sia bisogno di osare di più per creare qualcosa di innovativo.
Voto 6,5


mercoledì 11 dicembre 2019

Disfida nr. 108: Chiudo gli occhi di Floriana Naso VS Danielle Steel




Titolo: Chiudo gli occhi

Autore: Floriana Naso


Pagine: 204

Genere: comedy-romance / psico-thriller 

Prezzo: 13€

Formato: cartaceo e eBook 

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Sinossi:
Una famiglia come tante, appartenente al ceto medio che quasi non esiste più. 
Due sorelle molto diverse. Un incontro che cambierà la vita di tutti. 
Questi gli ingredienti fondamentali di una storia che si dipana tra la comedy romance e lo psico-thriller, in stile squisitamente italiano. Siamo nella periferia torinese, la famiglia di Giulia vive la crisi economi-ca come la maggior parte delle famiglie medie italiane, negli ultimi dieci anni. 
Giulia, una ragazza come tante, sta per laurearsi in psicologia per accontentare i genitori, mentre sogna di lanciare una linea di alta moda. 
Nella sua vita, inatteso e improvviso, arriva Giorgio: giovane, brillan-te, ricco e romantico. 
Il principe azzurro sembra essersi materializzato. Giulia scoprirà molto presto che non è così, e che il piano diabolico di Giorgio era farla innamorare per scopi ben diversi. 
Il finale, inaspettato e sconvolgente, lascerà i lettori senza parole.


Note, commenti, finalità: 
Quello che leggerete è un romanzo. Punto.
Comedy sentimentale? Thriller psicologico? Romanzo metropolitano? Fiction?
Difficile definirlo. Anzi, superfluo.
Questo romanzo intreccia più di un genere, creando un mood narrativo unico e originale, che coinvolge e sostiene la suspense fino all’ultima riga.
Una storia che sfugge alle catalogazioni di mercato, perché scrivere è un atto di profonda libertà!


Big da sfidare:



Danielle Steel


Lo Spettacolo






domenica 8 dicembre 2019

Recensione: La fine dei padroni di Matteo Marchisio [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti


pubblicazione indiependente
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Titolo: La fine dei Padroni 

Serie: DOSSIER HATEFIELD


Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Avventura, Guerra

Prezzo: Euro 0,99 ebook 

Rating: 7,5

Sinossi:
Ogni giorno in Rodesia è una sfida per la sopravvivenza. Rieke Hatefield si trova davanti alla scelta più difficile della sua vita: aiutare ancora il governo o rifugiarsi lontano dalla guerra, felice e ricco. 
Il mondo intorno a lui sta cambiando troppo velocemente perché la differenza tra amici e nemici sia chiara. 
A peggiorare le cose si aggiunge l'ennesima crisi: cosa potrebbe succedere se lo sportivo più famoso di tutta la Rodesia fosse svanito dalla sua villa?


Recensione:

Eccoci giunti al secondo episodio della saga di Matteo Marchisio, ambientata nella Rodesia degli anni  70/80, dal titolo “La fine dei padroni”.
Il format è il medesimo dei precedenti capitoli, ossia quello del romanzo breve. In perfetto stile dell’autore, anche in questo frangente la lettura corre spedita, a ritmi elevati e garantendo dell’ottimo intrattenimento. Difficile trovare qualcosa di nuovo da dire su questo autore al quale dedichiamo sempre volentieri spazio, considerandolo una delle migliori penne in circolazione nel panorama self italico. La sua prosa lineare e efficace si adatta perfettamente ai temi trattati, riuscendo a valorizzare appieno le scene d’azione che contraddistinguono le sue novelle. 
Lo scenario affascinante è quello di terre lontane, di savane sterminate e soffocanti, di fiumi zeppi di insetti molesti, coccodrilli famelici e ippopotami scontrosi quanto letali. Come non bastasse l’ambiente ostile, che ci viene descritto con grande abilità e padronanza, si unisce allo scenario da guerra fredda, con trame e intrighi internazionali che trovano terreno fertile in queste zone “periferiche” del mondo, dove bande di rivoltosi e fazioni varie si affrontano senza esclusione di colpi bassi. 
Marchisio si cala alla perfezione nei panni del narratore, riuscendo a condurci in queste lande martoriate con abilità e cognizione di causa. La preparazione dell’autore, e la sua passione per gli argomenti trattari, risulta evidente e coinvolge, almeno con me ci riesce alla perfezione, come pochi altri. 
Il romanzo è breve, eppure l’esperienza è del tutto soddisfacente. 
Lo scenario storicamente ineccepibile, così come gli equipaggiamenti descritti minuziosamente, lo rendono di certo degno di essere allineato ai romanzi storici. I personaggi, anche quelli secondari che si affiancano ai nostri beniamini, sono ben caratterizzati e credibili. Il traker portoghese e il pugile oggetto delle ricerche di Rieke, sono una vera chicca. 
Insomma, non posso far altro che confermare il mio giudizio positivo su questo autore e consigliarvi di leggere i suoi lavori.  
Prezzo simbolico per la versione ebook, meno di un caffè, Euro 0,99. Assolutamente da provare.
Voto 7,5

mercoledì 4 dicembre 2019

Recensione: Fuoco nella polvere di Joe R. Lansdale


buffalo bill
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SINOSSI:

Che ci fa Buffalo Bill (o meglio, la sua testa) a bordo di uno Zeppelin diretto verso il Giappone? Ovvio, porta in tournée il suo spettacolo viaggiante, il Wild West Show. Ma che fine ha fatto il resto del suo corpo? E soprattutto, la sua è una missione così innocua come sembra? O nasconde qualcosa? Solo Joe R. Lansdale poteva scrivere un romanzo tanto imprevedibile e bizzarro, mescolando i generi come nessun altro sa fare. Solo lui poteva mettere insieme tanti personaggi eterogenei usciti dalla penna dei grandi scrittori popolari. Solo lui poteva gestire questo rutilante carosello di avventure nel quale non c'è mai limite alla fantasia. E se pensate che l'Uomo di Latta di Frank Baum o il Capitano Nemo di Verne non possano più riservare sorprese, vi sbagliate.


RECENSIONE:

Oramai lo sapete, Joe Lansdale è uno dei miei autori preferiti e anche in questa occasione non tradisce, nonostante il romanzo sia del tutto particolare. 
Sto parlando di Fuoco nella polvere, opera bizzarra e multiforme. Difficile classificarla se non attribuendole la generica etichetta di “fantastico”. 
In effetti qui c’è un po’ di tutto. Un distillato di weird per eccellenza. Dalla testa parlante sotto spirito di Bufalo Bill al Conte Vampiro, dal mostro partorito da Viktor Frankestein, all’uomo di latta del mago di Oz, e fra i due nasce una tenera storia d’amore… insomma, preparatevi a varcare i portali della mente multicolore e sfavillante di un grande della scrittura.  
Cosa adoro in Lansdale? Beh, tutto ovviamente, ma principalmente i dialoghi. 
Irresistibili. 
Sufficienti da soli a dar vita a un grande lavoro, bilanciando una trama molto leggera e lineare, senza particolari artifici e orpelli inutili. Qui c’è da divertirsi, in modo sano e semplice.  
In quest’opera ho trovato una versione di Toro Seduto capace di farmi sbellicare. Ogni battuta un capolavoro capace di colpire e far sorridere, mantenendo sempre il volto duro e serioso tipico della sua nobile schiatta. 
Anche lo scienziato Momo, con i suoi eccessi riesce a stuzzicare parecchio. E poi via via tutti gli altri, uno più riuscito dell’altro, spassosi e letali, sempre pronti alla battuta fulminante.
Un romanzo breve, meno di duecento paginette, da leggersi tutto d’un fiato. 
Non sono previste fermate intermedie nel viaggio alla scoperta dell’immaginario di Lansdale. 
Consigliato!

domenica 1 dicembre 2019

Recensione: Strade Nascoste - Racconti di Mirco Tondi [Rating 7,5] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Strade nascoste - Storie di Asklivion

Autore: Mirco Tondi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook 

Rating: 7,5

Sinossi:
Reinor è un Usufruitore. Ghendor un Messaggero della Rivelazione. Lerida una portaordini. Periin un individuo solitario. Ariarn un uomo misterioso che soccorre chi è colpito dal male. Ognuno ha una propria strada da seguire. Ognuno ha uno scopo preciso nella vita. Convinzioni e modi di vivere differenti.
Eppure i cinque si ritroveranno sullo stesso cammino, come se il destino avesse deciso di riunirli con una misteriosa coincidenza. Ben si sa però che non esistono le coincidenze, ma solo le illusioni delle coincidenze: così, dopo aver affrontato nelle loro avventure in solitaria bestie feroci, forze occulte e creature soprannaturali, i cinque si ritroveranno all’inizio di una delle cerche più grandiose finora conosciute del mondo di Asklivion.


Recensione:
Dal sito dell’autore, lestradedeimondi.com, (andate a curiosarci dentro, merita attenzione):
“… a me interessa scrivere storie quanto più interessanti e profonde possibili; non sono un purista dei generi, perché per me è il genere al servizio della storia, non la storia al servizio del genere; qualsiasi elemento di qualsiasi genere può andare bene purché sia utile a scrivere qualcosa di buono.”
Così Tondi mette in chiaro il suo schierarsi a favore di una miscellanea, per altri scrittori dai risultati spesso catastrofici, e che a lui invece è riuscita molto bene. “Strade Nascoste – Racconti” è il prologo, per così dire a posteriori, del romanzo “Strade Nascoste”: la presentazione in quattro episodi dei personaggi protagonisti delle Storie di Asklivion, un eterogeneo gruppetto di quegli archetipi che popolano le nostre fantasie, saggiamente impolverati di umanità. L’Usufruitore Reinor, il Guerriero Ariarn, il Messaggero Ghendor, Periin e Lerida si muovono in contesti separati ma l’autore lascia intravvedere qua e là l’accenno a una futura connessione, lasciando spazio alla fantasia e soprattutto alla curiosità del lettore. E qui, secondo me, entra in gioco l’interesse di Tondi per i giochi di ruolo (gioco di parole - ancora! - al quale non sono riuscita a rinunciare), per sua ammissione “l’apriti Sesamo” verso la scrittura. 
Il fondale di questo palcoscenico è permeato dal Male, tanto più sfumato quanto inquietante; sembra, il Male, affascinare l’autore come l’agente patogeno seduce il virologo. Interessante, a questo proposito, è un lungo, articolato post dedicato a IT, il capolavoro di S. King e sempre nel sito lestradedeimondi.  Lo definirei quasi l’esegesi necessaria per capire fino in fondo il lavoro di Tondi.
Mi ha colpito, nei racconti, l’uso di un linguaggio talvolta stravolgente: definire alcuni abiti “macilenti”, oppure parlare di un “rigagnolo di fumo” o di “quadri sgualciti” non lascia scampo, si tratta di disinformazione (a essere clementi) oppure di un’interpretazione della realtà così estrema e forte da rasentare la poesia. Propendo senz’altro per la seconda, confortata da altri incontri con frasi come “… una lieve brezza fatta di aromi di campi e di boschi, traghettatrice di rade nubi bianche…” oppure “… imposte cadenti, simili a lacrime mai staccate dalla facciata di pietra…”. Nulla di melenso, intendiamoci, piuttosto qualche tocco di luminescenza in cupi racconti di conflitti violenti, dove le parole trasudano sangue. Le creature affrontate dai protagonisti sono gli specchi deformanti delle paure ancestrali che popolano l’immaginario collettivo; pseudo imenotteri dalle capacità telepatiche, branchi di animali posseduti da una furia distruttiva incontenibile, demoni in continua metamorfosi artigliano senza scampo l’attenzione del lettore, invogliandolo a cercare e leggere “Strade Nascoste”. 
La scrittura è fluida, a volte bloccata da qualche scelta di collocazione prenominale degli aggettivi non necessaria, Tondi non ha bisogno di elaborazioni stilistiche e neanche di aumentare il coinvolgimento emotivo del lettore, basta e avanza quello che c’è. 
Manca, a prima vista, un approfondimento delle personalità dei protagonisti, il distinguersi caratteriale che rende ognuno di loro una singolarità destinata poi ad affiancare e completare quelle altrui. Ma credo che lo scrittore bolognese si sia trattenuto di proposito, limitandosi a presentare senza indagare e lasciando il gusto della scoperta alla lettura successiva. Gli rendo atto di aver realizzato un’opera difficile, raccontare a posteriori i personaggi che già hanno vissuto, in tutto o in parte non importa, la loro storia è molto complicato - qualsiasi scrittore ve lo può confermare - e l’accenno di Tondi in un post (insisto, guardatevi il sito) alla visione pirandelliana dei personaggi che una volta nati vivono di vita propria e indipendente dal volere dell’autore e pretendono un’autonomia esistenziale, è un segnale chiaro di tale difficoltà. Scrivere questi racconti è stato un gesto di grande e professionale umiltà. Almeno, così la vedo io e per questo gli perdono qualche refuso.
Voto: 7,5.