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mercoledì 20 novembre 2019

Recensione: Il pendolo di Foucault di Umberto Eco


il pendolo di foucault
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Sinossi:
Questo romanzo si svolge dall'inizio degli anni sessanta al 1984 tra una casa editrice milanese e un museo parigino dove è esposto il pendolo di Foucault. Si svolge dal 1943 al 1945 in un paesino tra Langhe e Monferrato. Si svolge tra il 1344 e il 2000 lungo il percorso del piano dei Templari e dei Rosa-Croce per la conquista del mondo. Si svolge interamente la notte del 23 giugno 1984, prima in piedi nella garitta del periscopio, poi in piedi nella garitta della statua della Libertà al Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi. Si svolge la notte tra il 26 e il 27 giugno dello stesso anno nella stessa casa di campagna che Jacopo Belbo, il protagonista, ha ereditato da suo zio Carlo, mentre Pim rievoca le sequenze temporali di cui si è detto sopra. In sintesi: tre redattori editoriali, a Milano, dopo avere frequentato troppo a lungo autori "a proprie spese" che si dilettano di scienze occulte, società segrete e complotti cosmici, decidono di inventare, senza alcun senso di responsabilità, un Piano. Ma qualcuno li prende sul serio.

Recensione:
Il pendolo di Foucalut di Umberto Eco è semplicemente un lavoro pazzesco. La recensione potrebbe finire qui, senza altro da aggiungere. Un condensato di sapere mixato ad ampie e sapienti manciate di ironia. 
Un romanzo tosto, corposo, a volte prolisso, ampolloso e barocco. Non certo per tutti. Le prime 80-100 pagine sono scritte appositamente per flagellare gli estimatori dello scriver semplice e delle varie teorie dello scrittore che deve mettere il lettore a proprio agio. Siamo infatti agli antipodi. 
Eco inanella una sequela di citazioni, di assunti, di rimembranze e reminiscenze e collegamenti fra dottrine disparate che possono apparire uno sfoggio di conoscenza talmente straripante da convincere molti a gettare la spugna, inorriditi da tale aristocratica arroganza. 
Chi fosse digiuno da studi filosofico-esoterici e pretenda di andare oltre la semplice lettura di un romanzo d’indagine avventurosa fra impolverati manoscritti, rimarrà inevitabilmente spiazzato. 
Chi invece si balocca con questi argomenti, comprese le varie teorie del complotto che legano Templari, Catari, Gesuiti, nazisti, Manichei e chi più ne ha più ne metta, troverà di che divertirsi. E molto anche, soprattutto alla faccia di coloro che affrontano tali percorsi con il grugno contratto e serio di mastri cerimonieri ieratici e privi di buon senso.  
I livelli di lettura sono svariati e non ho l’ardire di pensare di averne scalfita che la superficie. 
Un lavoro pazzesco dicevo. 
Eco mostra tutta la sua preparazione, non solo dal punto di vista della mera dottrina, ma per la capacità di scherzare su argomenti che pretendono la massima serietà e di farlo senza per questo andare a sminuire l’onore di tali argomenti, mantenendone integra la nobiltà. Sono gli uomini a venir canzonati, non l’oggetto dell’indagine, né gli obbiettivi.
Bello, bello e appassionante, così come lo è l’immedesimarsi nei personaggi, cosa che avviene in modo graduale.
Potremo così seguire l’evoluzione/involuzione del trio di campioni pronti a indagare, per gioco, i misteri dell’evoluzione dell’uomo, fino a riscriverne la storia. 
Un romanzo tosto, nulla da dire, ma che mi sento di consigliare. Una gran bella esperienza.


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