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sabato 3 agosto 2019

Recensione: L'occhio sinistro di Dio di Massimiliano Zorzi [Rating 7,5] - Recensione di Andrea Zanotti


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Titolo opera: L'occhio sinistro di Dio



Collana: Ossessioni

Formato: cartaceo e ebook

Genere: horror

Prezzo: ebook 6,49 / cart.  14,45

Sinossi: 
Impiccato lo chiamano, da quando, appena ragazzino, una banda di teppisti lo ha lasciato a penzolare per il collo da un salice piangente. Appeso a quell'albero, tuttavia, la sua vita è cambiata per sempre, legata indissolubilmente a qualcosa a cui è difficile dare un nome. Sarà un criminale a impartirgli delle regole di vita, insegnandogli che un uomo vale quanto la sua parola e che la parola infranta è sempre punita da una lama tagliente. In un viaggio lungo vent'anni per le nebbiose strade di Padova, tra scalcinati banditi di quartiere, misteri sepolti agli angoli delle strade, affascinanti zingare, pugili al tramonto, spacciatori senza scrupoli e stregoni, l'Impiccato scoprirà che il mondo è molto differente da come gli è stato descritto. Apprenderà che esistono poteri dimenticati che si fanno beffe dell'ambizione degli uomini e ne plasmano il cammino trascinandoli nel buio. Affronterà il suo destino sino a scontrarsi con un Dio eterno che non conosce la pietà, l'unico ad aver vinto il Tempo.

Recensione:

Partiamo dalla descrizione della collana Ossessioni di Le Mezzelane Casa Editrice che recita: Quando nel quotidiano si insinua l’inspiegabile, il sovrannaturale, oppure la follia, lì nasce l’orrore.
Ottimo, è quello che fa per me, e mentre attendo che anche il mio romanzo “Il Mesmerista” trovi il suo posticino all’interno di Ossessioni (per gli aggiornamenti leggete qui), continuo alla scoperta di quelli che sono i miei colleghi di reparto. 
Dopo l’ottimo V.I.T.R.I.O.L. (L’Artigliatore) di Vito di Taranto, oggi vi presento L’occhio sinistro di Dio di Massimiliano Zorzi.
Che dire. Il romanzo, con spunti autobiografici, da quanto si apprende, è intrigante sin da subito. A tratti veramente entusiasmante. Conosceremo l’Impiccato sin dalla sua travagliata giovinezza e lo accompagneremo fino al capolinea in un viaggio dell'(anti)eroe da manuale. L’autore riesce a tratteggiare l’arco evolutivo del protagonista in modo credibile e concreto, senza perdersi in eccessi descrittivi colpevoli di rallentare il ritmo della vicenda. 
Vi avviso, il romanzo è bello corposo, e il font prescelto per mantenerne il volume entro un numero accettabile di pagine è dannatamente piccolo. Capisco l’esigenza di contenimento dei costi, ma è una scelta che da buon miope, non posso certo condividere. Consiglio quindi chi avesse i miei stessi problemi di procurarsi l’ebook (nonostante il prezzo), piuttosto che il cartaceo. Detto questo, voglio complimentarmi con l’autore per essere riuscito nel non certo semplice obbiettivo di non annoiare, né di far rallentare il ritmo della narrazione nelle 400 pagine fittissime che compongono la sua opera, il piatto forte della quale sono senza ombra di dubbio i personaggi. 
Verremo trasportati nei sobborghi più malfamati di Padova. Luoghi ben lontani dallo splendore del centro cittadino, e nei quali, come accade per ogni agglomerato di palazzoni e cemento, si nascondono quelli che sono i rottami della società. Messi all’angolo e costretti a vivere una realtà i cui connotati sono sostanzialmente differenti da quelli accettati dalla società civile. 
Che sia per pazzia o per semplice differenza di rapporto con la prassi dominante, prendono vita personaggi bizzarri, credibili, a volte crudeli, sempre affascinanti. D’altronde chi può sapere ciò che accade veramente oltre la porta del proprio vicino di pianerottolo? Ogni città da riparo a personaggi borderline, che siano il beone bonaccione o il barbone col vizio di dar fuoco ai cassonetti, o il matto che gira con un carretto di giornali del ‘35 sostenendo che i marziani abbiano aiutato il generale Patton a sbrogliare la seconda guerra mondiale. Anche Bolzano ne è piena. Non c’è da stupirsi e non sempre questi uomini liberi se la passano peggio di tanti impiegati costretti ai ceppi da una vita fatta di produci-consuma-crepa ininterrotto. 
La vita dell’Impiccato è un tripudio di eventi vissuti al limite. Dalle scorribande con la gang di vecchi compari di quartiere alla deriva esoterica in balia di presunti stregoni privi di scrupoli. 
Il soprannaturale c’è e si affaccia nei momenti in cui il caos prende il sopravvento. 
La passione dello Zorzi per gli sport da combattimento e per le ricerche iniziatiche (magia del caos e sigillazione di Spare) si presenta in modo continuativo lungo l’intero arco narrativo, donando spessore a un narrato che non presenta alcuna carenza. 
Scrive bene e riesce a coinvolgere il lettore in modo naturale, trascinandolo nella polvere delle stradine di campagna veneta e nei vicoletti bui che circondano le fabbriche abbandonate. 
Amore e Morte, aspetti opposti della vita eppure motori incessanti, entrambi necessari, per l’evoluzione dell’Impiccato. Un testo crudo, nel finale forse sin troppo, e lo dice un lettore avvezzo a tutto, ma capace di far riflettere. 
Onore, vendetta, ribellione, concetti che vengono sviscerati e analizzati da diverse prospettive grazie alla ricchezza dei personaggi che accompagnano quello principale. Non ci sarà da annoiarsi, questo è garantito. 
E il soprannaturale? Come anticipato c’è, ma rimane poco oltre il campo del plausibile, superandone il confine con passo incerto, giusto per lasciare il lettore sempre nel dubbio. Molto ben fatto. Affascinanti gli squarci di realtà non-ordinaria che ci vengono offerti dallo Zorzi attraverso gli occhi del Tormentatore. Lascio a voi scorprire di chi, o casa, si tratti.
Tutto perfetto quindi? Un paio di sassolini sento di dovermeli togliere, ma nulla che possa compromettere in alcun modo la bontà di un romanzo che mi sento di consigliare a tutti (tranne a chi proprio non sopporta la vista di un cucciolo di cagnolino fatto a brandelli… anche perché qui c’è di molto peggio...). 
Il testo contiene alcuni refusi, errori di battitura e sviste, ai quali la casa editrice non mi aveva abituato. Nulla di eccessivo, ma va segnalato.
Poi una nota relativa ai discorsi diretti. Alcuni personaggi dei bassifondi li avrei dotati di uno slang diverso. Ad esempio mi è parso strano che il Turco, uno spacciatore Marocchino, parlasse un italiano perfetto. Sempre legato a questo aspetto, avrei avuto più coraggio con il dialetto vicentino/veneto. Alcuni personaggi lo utilizzavano, giustamente vista l’ambientazione, per poi subito ripetere il concetto in italiano. Forse si poteva lasciare senza “traduzione”. Ad ogni modo parere personale.
Tutto sommato quindi un’ottima lettura, una bella storia, personaggi memorabili e un autore al fianco del quale sono orgoglioso di piazzare anche il mio testo. Un autore che di certo seguirò anche nelle sue prossime pubblicazioni.
Voto 7,5 e voi lo sapete che non sono mai andato oltre l'8!



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