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domenica 28 luglio 2019

Recensione: I Volti dell'Inganno di Alessio Manneschi [Rating 6] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: I Volti dell'Inganno

Saga: Sinfonie del Sole e della Luna

Autore: Alessio Manneschi

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 2,99 ebook, Euro 14,99 brossura

Rating: 6

Sinossi:
In un mondo pieno di inganni, ognuno recita una parte. 
In vista della celebrazione di un matrimonio fra reali, i clan dell'Impero si ritrovano nel palazzo imperiale, dove il Principe Isao sposerá la mite Ren, secondogenita del clan Nari. Per la prima volta da tanti anni, i clan sono riuniti in pace...finché non accade l`imprevedibile. 

Sotto l`influsso di una luna scarlatta, tradimenti celati tra le ombre vengono alla luce. Macchinazioni ingannevoli prendono forma. Creature misteriose, anime sventurate, eroi impavidi, sicari astuti, e figure dal passato oscuro danno vita ad una trama di eventi cui nemmeno la Sacra Triade puo` porre un freno. 

Potrà l`Impero essere sottratto alle mani di cospiratori disposti a uccidere pur di averlo? O cadrá in loro potere per sempre?


Recensione:
Si racconta che l’ammiraglio Nelson, dopo la battaglia di Trafalgar, fece chiamare un giovane ufficiale, astro nascente della marina britannica, lo premiò e lodò per la bravura dimostrata in un’audace manovra di abbordaggio a una nave nemica e seduta stante lo condannò a morte immediata per essere stato disattento nell’esecuzione della medesima mettendo a rischio l’intero equipaggio e il vascello sotto il suo comando. E dire che a Nelson quell’ufficiale era pure simpatico.
Ecco, farei lo stesso con Alessio Manneschi e Daniele Cella, autori di questo libro. Hanno confezionato una storia bellissima, a tratti addirittura shakespeariana, fatta di amori, intrighi, violenza, magia e mistero, l’hanno ambientata in un caleidoscopico mondo dove frammenti di leggende orientali si accostano con naturalezza a storie celtiche, si sono sforzati di dare ritmo e coerenza ai vari climax dei tanti episodi trasformando piano piano il lettore in uno dei topolini sedotti dall’incantevole musica del Pifferaio Magico. Roba che fai fatica a interrompere la lettura perché vuoi sapere a cosa vanno incontro i tanti personaggi che interagiscono fra oscurità e splendori, cosa accade a quelli buoni e innocenti e quali altre malvagità si inventeranno i cattivi. 
Un fantasy old fashioned - sì, proprio come il cocktail, con quel misto di amara angostura, robusto rye whiskey e perlata soda con le varianti di profumate gocce agrumate che lo rendono un classico fra i classici - da gustare godendosi le intramontabili emozioni che il genere sa risvegliare. Ci hanno pure messo una mappa, indiscutibile valore aggiunto in un’epoca di sciatteria editoriale e di solito riservato agli autori più famosi. 
Evito di raccontare qui la trama, ne svilirei l’impatto, mi accontento di accennare al prologo, così crudele da lasciare senza fiato, e al motore di tutta la vicenda, il matrimonio combinato fra due ingenui rampolli di nobile stirpe, altra sicura esca per catturare l’attenzione del lettore.   
Però, come ho detto sopra, metterei Manneschi e Cella al muro senza bendargli gli occhi perché possano contemplare fino all’ultimo i propri misfatti. Capisco che scrivere a quattro mani sia difficile e loro sono stati pure bravini a smussare la maggior parte dei “salti” di stile ma non è ammissibile martoriare una trama così complessa e attraente con tante disattenzioni e ripetizioni e vorrei chiedere loro a chi lo hanno fatto leggere prima di stamparlo: al nonno, alla mamma, alla morosa? Tutta gente disposta a sorvolare sui refusi (e ci sta, per carità: vengo da un mondo in cui per ciascuna pagina di quotidiano al correttore di bozze - all’epoca era ancora un umano a occuparsene - venivano concessi ben tre errori) e che invece dovrebbe ribellarsi ai nomi impossibili pieni di “j”, di “k”, di “ud” e “uz” neanche fossero presi dalla parodia di Aldo Giovanni e Giacomo sugli eroi fantasy di qualche anno fa e puntare un dito accusatore verso il passaggio immotivato e reiterato dal “lei” al “voi” in molti dialoghi, al “Dietro di loro una schiera di tamburi battenti. Il battito costante e imperioso dei tamburi…”, al “Sentì di colpo bussare alla porta”, fino all’apoteosi del “Nei pressi di una coppia di cipolle appese per le loro folte radici era possibile intravedere…”. 
Già il fantasy è sottostimato, va giusto bene che tanti lettori sono purtroppo poco esigenti e si accontentano spesso di sognare senza andar troppo per il sottile ma una storia così, diamine, merita ben altro trattamento. 
Ho letto che il libro è anche in inglese (bravi!) e spero che nella lingua di Albione le cose siano andate meglio. Sono curiosa anch’io di leggere il seguito perché, ripeto, la sostanza c’è ed è pure tanta ma faccio voti alle divinità presenti nel primo volume affinché tengano una mano sulla capoccia di Manneschi e Cella e li consiglino di affidarsi per il futuro a un editing degno della loro opera.
Rating: seguendo l’esempio di Nelson, 7,5 per la sostanza, 5 per la forma.

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