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mercoledì 22 maggio 2019

Recensione: Vita di paese di Maria Caterina Basile [Rating 7] - recensione a cura di Dada Montarolo


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Titolo: Vita di Paese

Autore: Maria Caterina Basile

Editore: Nulla Die 


Formato: cartaceo

Genere: romanzo di formazione

Prezzo: 8.50 €

Sinossi:
È possibile fare ritorno in una terra-miraggio, rimasta nell'attesa di un futuro che pare non compiersi mai e trovare finalmente se stessi? 
Damiano Pellegrino, trentacinquenne simbolo di una generazione in viaggio, ci prova, affrontando e vincendo una difficile sfida.

Recensione:
Ho sempre invidiato ai poeti la capacità di pennellare con pochi tocchi decisi le emozioni umane usando i colori della loro tavolozza, una faccenda che invece noi scrittori riusciamo, non sempre, a risolvere trafficando con pagine e pagine. 
Leggere “Vita di Paese” ha confermato questa mia invidia: Maria Caterina Basile nasce poeta - detesto le femminilizzazioni in “essa”, quando ci penso la prima parola che mi viene sempre in mente è l’orribile “pitonessa” - e tale rimane anche nel breve romanzo edito da Nulla Die. Infatti l’ho letto come un’antologia di versi sciolti, incurante della trama (scontata) e incantata invece dall’incisività armonica delle immagini. 
Non importa tanto se il paese in cui il protagonista ritorna dopo una lunga assenza si chiama Miraggio (eppure santocielo, vien da chiedersi, ma un pochino di fantasia in più no, eh?), importa che fin dalle prime pagine si è catturati dalla musicalità e dall’immediatezza della rappresentazione  - “… la vita soffia, sbuffa, sospira…”, “… me ne sto appoggiato al muro dei ricordi, simile a un ramo secco in attesa del vento che lo spazzerà via…” - e accompagnati con mano sicura in qualche trepidante e giovanile riverbero di melanconie leopardiane: in tenera età magari ci ribellavamo all’obbligo di imparare a memoria “Il sabato del villaggio” ma sotto sotto, in certi momenti, nessuno meglio del poeta di Recanati sapeva capirci.
Il ritorno a Miraggio di Damiano Pellegrino (ancora voluta banalità?) sembra sconfitta e rinuncia, invece si trasforma in riscatto e reinvenzione di una vita altrimenti destinata all’autocommiserazione, covata sotto la cenere di una colpa inesistente inventata come alibi per la fuga; l’intervento salvifico del vecchio professore d’italiano, una sorta di paziente Mentore, custode dell’innocenza e delle illusioni adolescenziali; il riaffiorare di un amore giovanile rimasto cristallizzato nel tempo e finalmente pronto a diventare adulto; l’orgogliosa desolazione di un Salento stupendo eppure abbandonato per inseguire sogni di gloria; il riappropriarsi, infine, di una vita limpida che si era distorta nei riflessi di specchi deformanti e illusori… Tutti elementi ordinari ma trasformati da Basile in poetica a tratti serrata e mai compiaciuta o compiacente verso se stessa con una ondulata sequenza di suoni e varianze.  
Un poemetto, insomma, che mi sento di definire tale nel senso stretto del termine letterario anche se scritto in prosa, dove si intravvedono lampi di ammirazione per artisti come Kerouac e omaggi a Luzi, Zanotto.
Quasi verso la fine, l’autrice di origine tarantina affida alla voce del protagonista la sua dichiarazione d’intenti: “… Le parole delle poesie sono intime, personali, sono solo per noi stessi; diversa è la prosa che tende la mano a lettori sicuri di sé…”. A questi ultimi decidere se ha ragione mentre, mi auguro, si delizieranno con le intense immagini evocate da Basile. Che poeta è e, secondo me, tale deve restare senza avventurarsi in campi che potrebbero rivelarsi per lei infidi. 
Edizione come sempre curata e nota finale dell’editore che invoglia e gratifica chi investe soldi in un libro. 
Rating: 7.

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione: La biblioteca dei morti di Glenn Cooper


la biblioteca dei morti
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Sinossi:
Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante. Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria. Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo. Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti.


Recensione:
Ammetto che non mi capita spesso di essere attratto dai best seller. Lo so, sono strano io. Non è una regola fissa. In effetti “La Biblioteca dei morti” mi attirò parecchio a suo tempo e finalmente sono riuscito a infilarla nella mia infinita coda lettura. 
Nonostante i pareri discordi dei lettori a riguardo della bontà di quest’opera, posso affermare che a me sia piaciuto parecchio. Di sicuro mi sono divorato le 400 paginette in un lampo. 
La storia scorre bene, intervallata da sfiziosi salti indietro nel tempo che donano all’opera la giusta varietà di scenari, portandoci all’interno di polverose abazie zeppe di segreti e mistero. 
Certo il protagonista non ha alcun tratto di originalità, essendo il classico detective borderline, mezzo alcolizzato e dal fascino irresistibile. Digerito questo stereotipo piuttosto abusato, possiamo però concentrarci sull’aspetto migliore del romanzo: l’originalità dell’elemento sovrannaturale che in questo caso viene collegato alla fantomatica area 51. Non sono un grande appassionato di alieni e teorie legate a questa zona off limits, però devo dire che all’interno dell’opera di Cooper funziona molto bene. 
Difficile proporre una recensione più dettagliata senza il rischio di finire con lo svelarvi qualche elemento di troppo. Non voglio certo rovinarvi la sorpresa. Posso dire però che le trovate dell’autore mi abbiano conquistato, così come lo stimolo al ragionamento che ne fa da corollario. 
Argomenti affascinanti quelli della morte e della predestinazione, che vengono solo accennati dall’autore e lasciti ad un'analisi più approfondita come compito a casa per i lettori. 
Il testo si mantiene sempre su ritmi alti, con azione e colpi di scena ben calibrati e mai eccessivi. Come detto avremo modo di risalire in più occasioni il corso dei secoli, per comprendere qualche particolare in più sulla biblioteca che da titolo all’opera. 
Insomma, che dire, dell’ottimo intrattenimento che consiglio a tutti.


domenica 12 maggio 2019

Recensione: Sottopelle di Matthias Graziani [Rating 7]


romanzo thriller
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Titolo: Sottopelle


Editore: La Corte Editore 

Genere: Thriller

Prezzo: Ebook Euro 4,99 - Cartaceo Euro 13,99 

Sinossi: MIAMI,1995: Sotto il sole della Florida viene fatto un ritrovamento quanto mai terribile e grottesco: una marionetta umana penzola da un palo in un groviglio di carne morta e filo spinato. Ciò che il tenente Roy Akerman intuirà è che qualcuno sta giocando a fare Dio, quello che scoprirà invece è che i resti umani provengono tutti da vittime differenti. NEW YORK, 2006: Nella Grande Mela stanno avvenendo misteriose e cruente morti. Sembrano tutti casi separati e si stanno accumulando tutti sulla scrivania di Adam Strandberg, detective dai vizi cronici che sembra già arrivato al capolinea della sua carriera. Ma forse, finalmente, ha l’occasione per riscattarsi. Le vite dei due poliziotti s’intrecceranno nella caccia al killer delle marionette - durata diciannove anni - e porteranno il lettore in questo thriller cruento e intenso che è una vera e propria folle corsa contro il tempo per fermare il mostro prima che torni a colpire.Un romanzo pieno di sorprese e colpi di scena, che inchioderà il lettore fino all’ultima pagina.

Recensione:
Oggi recensiamo un romanzo thriller edito da La Corte Editore, e nota di colore, scritto dal mio concittadino bolzanino Matthias Graziani. Non è il primo romanzo che leggo di questo autore, anche se nel primo caso si trattava del fantasy, La Stirpe del Vento edito da Armenia. Devo dire che il Graziani mi ha convinto maggiormente in questa veste. Il suo è un romanzo che si lascia leggere con grande piacere. Scorre veloce fra i tortuosi meandri delle macabre scene del delitto partorite dalla mente dell’autore, lasciando segno indelebile. Immagini cruente che si sposano bene con il carattere duro, marcatamente borderline, dei protagonisti stessi dello scritto, buoni compresi. 
La narrazione non è un mero susseguirsi di eventi, ma comprende diverse linee narrative ambientate in decenni diversi, accomunate dalla presenza del serial killer delle marionette umane. Gran brutta persona peraltro, un maniaco degno di questo nome, la cui mentalità viene ben abbozzata ed esplicitata con l’azione cruda e delirante. 
Tralasciando alcune scene che non mi sono parse del tutto credibili (una su tutte quella che ha visto il detectiv incastrare il proprio capo in modo piuttosto puerile), ritengo che lasciandosi coinvolgere dalla vicenda senza perdersi in troppe elucubrazioni, si possa goderne appieno. 
I detective sono tutt’altro che cavalieri senza macchia, e questo può piacere o meno, di certo risultano originali e più credibili. Dovranno faticare parecchio per conquistarsi la simpatia del lettore, ma alla fine ci riusciranno, se non altro per le vicissitudini drammatiche cui saranno sottoposti. 
Il ritmo si mantiene serrato per tutto l’arco della narrazione, cosa indispensabile per un romanzo del genere e l’autore è abilissimo a non inciampare in lungaggini descrittive o tempi morti. 
Molto bella la cover e ben curato il “prodotto” libro, altrettanto non posso dire per quanto concerne la caccia al refuso. Ne ho trovati diversi lungo il cammino e mi sarei attesi di più da un editore blasonato come La Corte. 
Un romanzo che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati del genere e a tutti coloro che abbiano un buono strato di pelo sullo stomaco data la presenza di alcune scene decisamente macabre.
Voto 7. 

mercoledì 8 maggio 2019

Disfida nr. 97: La grande casa bianca di Maurizio Gramolini VS Stephen King


pet cemetary



Titolo opera: La grande casa bianca



Formato: ebook + cartaceo

Genere: paranormale

Prezzo: ebook € 5,99 - cartaceo € 15,30

Sinossi:

Il romanzo, ambientato in un lasso di tempo che va dall'epoca etrusca ai giorni nostri, racconta la storia di un luogo leggendario, in Toscana, che consente il passaggio delle anime dei morti. 
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Il flusso si blocca e la famiglia residente sul colle in questione rischia di subirne le conseguenze. Sarà necessario un viaggio in un'altra dimensione, coadiuvato dall'intervento di un potente medium e un estremo sacrificio per tentare di chiudere il varco tra la terra dei morti e quella dei vivi.

Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell’epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un’antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata.
Dall’Era degli Etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti…

Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco.

Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela.

“…Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte.”

Note/commenti/finalità dell'Autore: 

questo è il mio terzo romanzo, i precedenti due erano comici/autobiografici, scritti in un soffio...ma far paura è difficile e infatti ho impiegato 4 anni a completare "La grande casa bianca"


BIG da sfidare: 

beh...il migliore del genere. 

romanzo horror



Stephen King, e in particolare al romanzo "Pet Sematary".











domenica 5 maggio 2019

Recensione: Millaria - Il Tempo dell'inganno di Dada Montarolo [Rating 8]


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Titolo: Millaria - Il Tempo dell'Inganno


Editore: Delos Digital 


Genere: Sci-Fantasy

Prezzo: Ebook Euro 3,49 

Sinossi: Raino è costretto da un ricatto a fingere di morire in un incidente di volo e restare in esilio, ma l’amore per una donna e per la sua terra lo spingono ad affrontare prove e mondi inquietanti pur di tornare indietro. Mentre il tempo si dilata e si contrae intorno a lui, la sfida con il destino inizia.

Una relazione clandestina e un enorme debito di gioco costringono Raino, pilota militare di Millaria, a cedere al ricatto di Wornat, potente consigliere del presidente, e accettare la farsa di una finta morte. Scampato a stento a quella vera, trova aiuto e rifugio nel mondo sotterraneo di Dulvana, affronta la misteriosa Foresta delle Domande, cerca e scopre nella Terra di Loro, nemica di Millaria, un’orribile verità: chi lo ha allontanato con l’inganno sta per rendere schiava la sua patria. Per difenderla e cercare Esan, la donna amata e perduta, dovrà tornare indietro e sfidare il destino.

Recensione: 
Oggi vi presentiamo un romanzo molto particolare. Si tratta di un sci-fantasy edito da Delos Digital, intitolato Millaria e scritto dall’autrice Dada Montarolo. Già, proprio la Dada entrata da qualche tempo nello staff del blog e che ci ha già deliziato con tutta la propria abilità nelle recensioni offerteci.  Per l’occasione Dada indossa le vesti di scrittrice, sottoposta a valutazione. A me spetta l'onere/onore. Già, perché come immaginerete potrebbe non risultare semplice per me dover “giudicare” in un caso simile, per evidente conflitto d’interessi, invece l'autrice mi ha semplificato molto le cose. Il fatto che scriva molto bene non potrebbe essere messo in discussione da nessuno, per cui è a cuor leggero che mi appresto a partire con la recensione. 
Iniziamo con il dire cosa Millaria non è. 
Millaria non è certamente un romanzo carico di battaglie e scontri violenti, per cui chi fosse più interessato a questi aspetti può indirizzare altrove le prossime letture. 
Il corposo romanzo di Dada è qualcosa di ben diverso. Si tratta di un testo raffinato, un romanzo capace di condurci a braccetto alla scoperta di un mondo che è al contempo fisico ed etereo. 
Cosa intendo dire? Beh, che il viaggio del nostro eroe, bandito dalla propria patria, è un sentiero che lo porterà a scoprire realtà differenti, più evolute e che rispecchiano il cammino di ogni viandante sulla via della crescita spirituale.
Credo di poter affermare che l’autrice abbia inteso offrire spunti di riflessione tipici di diverse dottrine che si occupano di tale argomento, facendolo nel modo migliore possibile, ossia ammantandole con le vesti  cariche di appeal del romanzo d’avventura. 
Un viaggio che si dipana sia in luoghi geografici dall’infinita armonia e splendore, che all’interno del sé più intimo del protagonista.  
Non c’è pagina nel volume di Millaria che vi lascerà annoiati, questo è bene specificarlo sin da ora, nonostante non ci siano zuffe, scontri con arti che volano per aria, e la violenza e i pericoli siano più percepiti che effettivi. 
Le ronde dei guardiani di Millaria mi hanno riportato alla mente Il Deserto dei Tartari che lessi oramai non so più quanti anni addietro, ma capace di lasciarmi indelebile quel senso di inquietudine trasmessomi all’epoca dal Buzzati.
Una cosa emerge con grande potenza dallo scritto della Montarolo: l’eleganza della sua prosa. Non saprei come altro definirla. Pulita e ineccepibile non eccede mai in descrizioni inutili, pur riuscendo a creare un mondo tridimensionale, credibile e affascinante capace di saziare appieno la curiosità del lettore. Mai una svista, mai un calo nella qualità di uno scritto da prendere a esempio e far proprio nel tentativo di automigliorarsi.
Eleganza, sensibilità e delicatezza che traspare ancor più da ogni capoverso dedicato ai sentimenti dei protagonisti. Forse pregio e difetto visto che in alcuni tratti, quando dovrebbe irrompere la brutalità degli antagonisti, questi permangono fin troppo “educati”, almeno nelle prime fasi del romanzo. 
I personaggi sono molto curati e approfonditi psicologicamente e l’amore è un cardine attorno al quale ruota tutta la vicenda. Un romanzo sci-fantasy che strizza l’occhio anche alle amanti del romance, credo, non essendone io per nulla avvezzo, ma che troverebbero pane per i loro denti nelle struggenti vicende del protagonista e potrebbero scoprire ambientazioni fantastiche e scenari cupi capaci di acuire i sentimenti di queste traversie amorose. 

Un buon romanzo di letteratura d’evasione a mio avviso non può mirare unicamente all’intrattenimento, ma deve offrire spunti di riflessione, ovviamente senza annoiare il lettore, anzi stimolandone proattivamente l’analisi. 
Beh, la scrittrice a mio avviso fa centro. E' abile nel delineare un futuro distopico per Millaria che somiglia tanto all’epoca priva di valori nella quale viviamo oggigiorno, un'epoca di decadenza nella quale l’interesse personale prevarica sempre e comunque quello della collettività, favorendo una deriva irreversibile.
Gli spunti sono molti, dalla realtà utopica celata dalla nebbia, alla rettitudine mostrata da alcuni personaggi a scapito di sacrifici eroici quasi sovrumani. Il materiale è tanto. La trama è ben orchestrata e il finale molto coinvolgente con il convergere delle diverse linee narrative verso un comune obiettivo. Tutto molto bello e ben fatto… peccato che la conclusione sia rimandata al prossimo volume! Un taglio netto che fa ribollire il sangue visto l’elevato pathos sapientemente generato dall’autrice. Poco male, vorrà dire che avremo molto altro tempo da trascorrere in compagnia del mondo di Millaria!
Voto 8 e un consiglio di lettura non solo per gli amanti del genere, oltre che naturalmente per tutti gli aspiranti autori in cerca di ispirazione e di una lezione di ottima scrittura.