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domenica 24 marzo 2019

Recensione: Ti guarderò morire di Filippo Semplici [Rating 8]


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Titolo: Ti guarderò morire


Editore: Delos Digital

Collana: Odissea Digital

Formato: Ebook 

Genere: Thriller

Prezzo: Euro 3,99  

Sinossi: Quando Orlando parte per una vacanza in Toscana insieme a Elise, la sua compagna, ha la testa piena di idee: buon vino, campeggi, divertimento. Ma è sulla strada del ritorno, durante una sosta a Borgoladro, che qualcosa cambia. In quel piccolo paese arroccato tra le colline, abitato da vecchi in pensione, si respira un’atmosfera ambigua. Quella gente è strana, e Orlando non tarderà a scoprire sulla sua pelle la loro vera natura omicida.

Braccato, ferito, strappato dalle braccia di Elise, sarà costretto a una sfida contro il tempo e sé stesso, se vorrà salvarla dalla furia bestiale degli abitanti. Ma mentre dovrà fare i conti con dolore e paura, troppi interrogativi emergono inquietanti: come mai quelle persone sembrano abituate a uccidere? E chi sono quelli là? E soprattutto, cosa si nasconde davvero dietro l’apparente quiete di un sonnacchioso paese toscano?

Perché tra i tanti misteri, una sola cosa è certa: a Borgoladro, nulla è quello che sembra.


Recensione: 
Ho un debole per l’esergo, lo ammetto. Indugio su quelle poche parole come se spillassi delle carte da gioco, sto andando alla scoperta della molla che ha spinto l’autore a scrivere quanto leggerò, la miccia che ha innescato il tutto. In questo romanzo Semplici ne ha messi ben tre e ognuno di loro se ne sta, saldo come un paracarro, a segnare la strada che conduce a Borgoladro - all’apparenza bucolico paesello toscano dove poi tutto accade - con indicazioni precise su quanto attende il lettore. Sono portatori di parole impegnative: Dio/Diavolo/Ridere/Piangere/Macchine/Persone/Web. Di quelle che riempiono la nostra quotidianità e che spesso manovriamo con distratta disinvoltura. Già questo preludio è eccitante, non è da tutti i giorni trovare raggruppati insieme in un romanzo i centri di gravità intorno ai quali stiamo ruotando in modo più o meno consapevole.  
Filippo Semplici racconta di considerare King fra i suoi maestri e infatti fin dalle prime pagine si percepisce una sorta di sottotesto sinistro, qualcosa di oscuro e impalpabile pronto a impossessarsi di due ignari e giovani turisti capitati per caso a Borgoladro: esploderà in un crescendo lovecraftiano che toglie il fiato, accompagnato da una scrittura così immediata da fare, talvolta, quasi male con descrizioni secche, abbaglianti nella loro sadica intensità dove si muovono e agiscono gli abitanti del piccolo paese, spinti da una forza in apparenza ultraterrena.  
Orlando, il protagonista, è costretto ad affrontare una situazione grottesca e feroce, a trasformarsi da mite informatico in una nemesi sanguinaria. Combatte i mostri diventando lui stesso mostro e riconoscendosi come tale, neanche il crocifisso che porta al collo può difenderlo da ciò che gli sta accadendo; alle sue spalle, in dissolvenza incrociata si intuisce l’ombra della creatura di Stoker con le angosce, i rimpianti, le complessità di un predestinato alla distruzione suo malgrado. Orlando ha imboccato una strada senza ritorno, il male che incontra è geniale, organizzato e lo costringe a scoprire la parte peggiore di sé, di cui però non può fare a meno se vuole sopravvivere. L’orrore che prova a questa scoperta rimbomba nelle righe serrate del romanzo come il grido finale del Kurtz di Cuore di Tenebra ma si trasforma subito in un altro grido, di guerra  stavolta, preludio alla spietata caccia che Orlando intende dare all’artefice dell’inferno di Borgoladro per mettere fine alla lurida spirale sul bordo della quale camminiamo ogni giorno, ignari di quanto potrebbe capitarci. Non sappiamo se ci riuscirà, troppo potenti sono le forze che vuole sfidare, troppo tortuosi e protetti i labirinti dove scorre nero e avvelenato il sangue del Grande Fratello che ci vuole tutti attori, troppo sicura di sé la creatura che nutre le passioni perverse nascoste dall’apparente normalità di vite tranquille. Orlando è una parte di noi, la migliore e la più fragile; se vince lui vinciamo anche noi. Nonostante qualche refuso.
Rating: 8. 

 

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