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domenica 3 marzo 2019

Recensione: Cenere di Elisa Emiliani [Rating 7]


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Titolo: Cenere

Autore: Elisa Emiliani

Editore: Zona 42

Genere: Distopico

Prezzo: Euro 4,99 ebook, Euro 10,96 copertina flessibile

Sinossi:
Cenere è il racconto dell'estate in cui tre ragazze decidono di riprendere il controllo della propria esistenza. Ash alle prese con un padre sempre più distante, la Reba a cui servirebbero gambe funzionanti e Anna alla ricerca del suo amore perduto. Del resto, con il regime corporatista che incombe, cosa si può fare vivendo in provincia se cucinare cristalli o stordirsi di alcool non è più sufficiente? Le tre ragazze se lo chiedono spesso e inventano il Gioco. Una scappatoia, una strategia di sopravvivenza e l'unica possibilità che hanno per dare un senso a giornate di ordinaria disperazione. Nel frattempo intorno a loro tutto si fa più oscuro: la morte della Gramigna, un prete scomparso, un marchio a identificare chi non vuole o non può allinearsi al pensiero dominante.

Recensione: 
Inusuale e coraggiosa, la scelta dell’autrice di ambientare il suo romanzo in un futuro prossimo e distopico nella bassa padana, in un contesto rurale di dissesto socioeconomico, ben lontano dai tanti luoghi comuni sull’Emilia Romagna, qui non più terra generosa ma arida, dissanguata dal regime corporatista che allunga le sue ombre su Ash, la protagonista, e le sue amiche Reba e Anna, adolescenti dalle vite ammaccate e già ustionate da vicende dolorose. Il legame fra loro è forte e riverbera la solidale complicità degli altri comprimari adulti, ingenui e mesti combattenti di una resistenza rassegnata in modo inconscio alla sconfitta ma animata dalla volontà di salvare tutti i libri possibili, dichiarati fuorilegge e celati in nascondigli difesi a costo della vita. Sul fondale tratteggiato da Emiliani si intuisce il profilo del Castello di Kafka e si agitano le fiamme di Fahrenheit 451, riuniti dall’autrice nell’inquietante Alveare: prigione, centro di comando, laboratorio e perfetta scenografia per una storia tanto aspra e amara.
Ash, Reba e Anna si difendono come possono dall’aggressione famelica del Corporatismo Globale, cercano rifugio e sollievo in alcol e droga senza mai intaccare quell’innocenza di fondo, quel credere nell’amore che è il loro inconsapevole scudo contro la prevaricazione. Ash riesce addirittura a strumentalizzare il suo essere femmina con la limpida convinzione di agire a favore degli altri senza troppo pensare a se stessa e oscillare in una sessualità confusa la soccorre, narcotizza la fatica della scelta; leggendo di lei il mio pensiero è corso a Giulia e Carla, le due protagoniste di “Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto: Ash ne sembra la proiezione congiunta e attualizzata.
Un particolare, a mio avviso importante: nel simbolo del Sistema “la persona è al centro del meccanismo di consumo, è l’anello di congiunzione dei due triangoli speculari” e questo è un tema significativo, accennato solo qui, dopo non se ne parla più. Spero sia una freccia puntata verso la ripresa futura dell’argomento, visto che si innesta alla perfezione nel contesto preferito dall’autrice.  
La scrittura di Emiliani è limpida, secca come un graffio, ammorbidita qua e là da sfumature inaspettate (per esempio “… quell’odore dolciastro di acque malate” mi è piaciuta molto) e illuminata da immagini vivide (“… era un vampiro che succhiava attenzione”), il ritmo non manca. In qualche passaggio manca invece quel pizzico di descrizione che aiuti a focalizzare meglio ciò che avviene e questa mancanza si fa più rilevante nel Gioco, inventato delle tre amiche per compensare il disastro della realtà: è il loro sogno, meriterebbe più riflettori, più suoni, più storia. I dialoghi sono tanti e serrati, talvolta tolgono il fiato al lettore che vorrebbe fermarsi per riflettere su quanto sta accadendo e gustare un pathos che è lì, a portata di mano ma allo stesso tempo sfuggente.
L’editing di Zona 42 è ineccepibile, nessun refuso, cura nell’impaginato e nei dettagli, suggestiva la copertina anche se poco distopica e invece tanto lirica. Qualche ripetizione nel testo si poteva evitare ma si sa, nessuno è perfetto.

Rating: 7.  


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