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martedì 19 marzo 2019

Disfida nr. 94: Il fiume si divide. L'impero d'acciaio di Claudio Bolle VS Wilbur Smith




Titolo opera: Il Fiume si divide

Saga: L’impero d’Acciaio 

Autore: Claudio Bolle

Genere: Fantastorico

Prezzo: 13.90 Cartaceo (circa 405 pagine), 2.99 ebook

Sinossi:
Una strana nuvola in cielo investe un’auto con quattro colleghi.
Un lampo e si trovano in un paesaggio diverso, con un camion militare alleato che sta per fermarsi accanto a loro.
Un altro lampo e il paesaggio cambia ancora.
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I quattro nostri contemporanei e i tre soldati della seconda guerra mondiale scopriranno di essere arrivati nella Roma di Tiberio.
Per sopravvivere e affermarsi in quell’ambiente così estraneo dovranno tirar fuori grinta, determinazione e qualità che non immaginavano di avere.
Nasceranno nuove amicizie e nuovi amori, saranno amati, odiati, stimati e combattuti.
In questo primo libro, come in tutta la trilogia, l’ambientazione storica è accurata, i protagonisti sono a volte divertenti e spesso trasgressivi, tuttavia rimangono persone comuni, nelle quali sarà facile riconoscersi.


Note/commenti/finalità dell'Autore:
Immaginare l’impatto che dei nostri contemporanei, dotati di notevoli conoscenze tecniche, avrebbero avuto sull’Impero e di conseguenza sulla Storia in generale;
Dal lato opposto, immaginare l’impatto che il trovarsi in una simile situazione avrebbe avuto su di loro;
Divertirmi a fare dei paralleli tra quel mondo e il nostro, di norma attraverso salaci battute dei protagonisti;
 Ultimo, ma non meno importante, ricordare che Roma (intesa come Impero) non è stata soltanto legioni e guerre, ma anche e credo soprattutto arte, tecnologia, organizzazione e cultura, sotto tutti gli aspetti. Non sarebbe altrimenti durata per oltre 1200 anni, che salgono a 2200 se consideriamo la caduta di Bisanzio come punto terminale.
Infine, scrivere una storia divertente ma che offre spunti di riflessione e che trascina il lettore in un periodo storico solo in parte noto ai più.


BIG da sfidare:




Wilbur Smith

Non perché abbia mai scritto qualcosa sull’antica Roma, ma perché credo di essermi ispirato al suo stile, asciutto e senza fronzoli, salvo certi passaggi più raffinati.







domenica 17 marzo 2019

Recensione: Mir'Antis Insidiae di Eleonora Capodimonti [Rating 6]


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Titolo opera: Mir'Antis Insidiae

Autore: Eleonora Capodimonti 

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: cartaceo Euro 17,89, ebook 0,99

Sinossi: Un pianeta morente.La disperazione di un popolo, trascinato sull'orlo dell'estinzione. Una storia di coraggio, di pochi temerari disperati che cercano il proprio destino oltre i confini del pianeta natale.Una storia lontana nel tempo che si lega al presente nei sogni di una giovane ninfa.E ancora storie di guerra, disperazione, amore e amicizia tornano a vivere nel "il Libro", Mir'Antis. Un manufatto di inestimabile valore, che custodisce e riporta fedelmente, avvenimenti lontani nello spazio e nel tempo, storie di cavalieri, di elfi, di ninfe e di uomini, che si intrecciano e prendono vita, che si susseguono a ritmo incalzante in un avvicendarsi di colpi di scena, complotti e tradimenti, prove d'amore e di lealtà.


Recensione:
Non c’è nulla da dire, l’Autrice predilige il Fantasy e indubbiamente ne segue le regole con altrettanta fantasia e abilità, rimanendo sempre coerente con il testo e mantenendo alta l’attenzione del lettore come d’altronde il genere richiede.
Preparatissima, ha intessuto un canovaccio di situazioni e di personaggi di buon livello, con descrizioni accurate e con una notevole inventiva creativa.
C’è tutto, nei minimi dettagli… manca solo il libro e la sicurezza dell’Autrice in se stessa e nelle sue doti di scrittrice.
Questo purtroppo non è un romanzo, è qualcosa che assomiglia, pur non avendone le specifiche, più a un copione cinematografico che a un libro.
A parte alcune carenze facilmente superabili nella punteggiatura dei dialoghi  e agli scivoloni su errati utilizzi di sinonimi e aggettivi,  (ad esempio: …luna… scheletrica… o …impalò il gigantesco mostro al centro del torace… dal momento che definire un oggetto rotondo o anche solo i suoi frammenti, “scheletrici”, non è il massimo e “impalare” riporta immediatamente alla mente una pratica ben diversa dal semplice infilzare qualcuno, soprattutto con una spada.) la puntigliosità dei particolari porta inoltre a una mancata scorrevolezza dei dialoghi e della stessa prosa, elementi che, anche se a onor del vero diminuiscono con l’avanzare del racconto, rimangono pur sempre presenti in tutto il libro.
Il problema principale però, almeno dal mio punto di vista, è nell’accostare la concezione del racconto alle proposte cinematografiche. Un libro non è una fiction televisiva. I salti temporali sullo schermo sono supportati dalle immagini che permettono molto velocemente allo spettatore di riconoscere situazioni lasciate in sospeso, consentendogli di ambientarsi quasi istantaneamente con le atmosfere e la psicologia dei protagonisti delle varie storie presentate. Nel libro la situazione è diversa, il lettore ha bisogno di più tempo per richiamare alla memoria una situazione lasciata indietro pagine prima e questo influisce ancora di più quando i soggetti che parlano in prima persona sono molteplici. 
Nella fiction televisiva è imperativo avere un personaggio fondamentale in ogni situazione proposta, nel libro invece la cosa crea confusione dal momento che il lettore tende a focalizzarsi su un personaggio principale che percorra con lui tutto il filo logico del racconto.
Attenzione! La mia non è assolutamente una stroncatura del libro, che trovo invece ben congeniato, è solo che ho l’impressione che l’Autrice, forse ancora non sicura delle sue doti, si nasconda dietro a una miriade di elementi Fantasy per proporre una storia che indubbiamente l’affascina personalmente e che non mancherà di affascinare i lettori. Deve solo lasciare spazio ai suoi sentimenti e alla sua personalità, dal momento che non sono il numero di magie o di incantesimi che fanno un buon libro Fantasy, ma la credibilità dell’inconsueto e del “non possibile” nella realtà quotidiana.
E dove quel che conta alla fine sono sempre i sentimenti e le passioni, buone o cattive, dei protagonisti.
Certamente l’Autrice, proponendo palesemente una saga, ha tutto il tempo per dare spessore ai suoi personaggi, evidenziando mano a mano che la vicenda prende corpo, aspetti caratteriali e psicologici di ognuno di essi, e non penso di essere l’unico ad attendere l’evoluzione di una storia che promette ore di piacevole lettura.

Pro: 
Accurata attenzione ortografica, anche se con piccole pecche.
Notevole rappresentazione dei personaggi e dei luoghi.
Trama accattivante e meticolosamente articolata.

Contro:
Eccessiva influenza della meccanica narrativa cinematografica a scapito di quella letteraria.
Carenza di fluidità e di personalità nei dialoghi, che risentono dei classici cliché Fantasy.
Sovrabbondanza di elementi di genere (magie, incantesimi, mostri, nomi, ecc.) che tendono a rallentare e ad appesantire la fluidità del racconto.


Voto:
Potenzialmente un sette abbondante. Dipende soprattutto da come la saga saprà evolversi. Attualmente un sei d'incoraggiamento. 




mercoledì 13 marzo 2019

Recensione: Naila di Mondo 9 di Dario Tonani


Naila di Mondo 9
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Sinossi:
Mondo9 è un pianeta desertico, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose. Nel corso dell'evoluzione i suoi abitanti si sono applicati a una sola arte, la meccanica, rendendolo il regno delle macchine, del metallo e della ruggine. Titanici veicoli a ruote, grandi come bastimenti e dotati di una loro forma di vita cosciente, solcano i deserti tra una città e l'altra mentre un Morbo letale infetta gli esseri umani trasformandoli in rottami. In questo mondo vive Naila; anche lei solca l'oceano di sabbia con la sua Syraqq, una vecchia baleniera convertita a cargo, seguendo le rotte delle megattere alla ricerca della Grande Onda. Una leggenda secondo alcuni. Una superstizione. Persino un'eresia. Per Naila, l'ossessione di una vita, il sogno, l'unica via per restituire a Mondo9 un futuro di pace.


Recensione:
Oggi vi presento un testo sul quale riponevo grandi aspettative. E vi spiego subito il motivo: si tratta di un autore italiano di fantascienza pubblicato da Mondadori. Non capita proprio tutti i giorni che una big di questo calibro si prenda la briga di concedere spazi a un compatriota, preferendolo a una più sicura traduzione di qualche autore straniero, più o meno di prestigio. 
Poi si sa, il lettore italiano preferisce il nome straniero, sempre e comunque. Quindi, mi sono detto, se Mondadori punta da diverso tempo su Dario Tonani (precedenti pubblicazioni Infect@, L'algoritmo bianco e Toxic@) deve trattarsi di opere veramente eccezionali. 
Aggiungiamo che in quarta di copertina si è speso addirittura uno dei miei autori preferiti, Valerio Evangelisti, e sommiamo la splendida cover e le varie immagini relative a Mondo9, non ho quindi potuto esimermi da foraggiare Mondadori con i miei dindi, sperando insista nel dar fiducia al made in Italy. 


Venendo al dunque, allora, si tratta veramente di un’opera eccezionale? Io direi in buona parte sì. Parere personale, ovviamente. 
Il mondo creato dall’autore è veramente originale e ben fatto. Affascinante e coinvolgente, riesce ad accalappiare il lettore, a coinvolgerlo in questo binomio sabbia/metallo dalle tinte rugginose e dal profondo e immanente sentore di pericolo che fa stare il lettore sul chi vive dall’inizio alla fine.
Tonani ha già ambientato altri romanzi e racconti in questo universo che effettivamente merita di essere esplorato più approfonditamente, e ho tutta l’intenzione di approfondire la conoscenza di queste opere, il cui autore ha saputo a tratti conquistarmi, in special modo nel tratti più onirici e visionari del suo scritto. 
I personaggi sono ben fatti, costruiti ad arte, anche se non sempre, almeno nel mio caso, sono riusciti a trasmettermi le emozioni sperate. Di certo Naila è un eroina del tutto atipica e splendidamente trasposta, figlia dell’ambiente velenoso di Mondo9, ne è l’emblema e la miglior portavoce. 
Nulla da dire anche in merito alla "personalità" di cui sono dotate le immani macchine che solcano le distese sabbiose di Mondo 9. Trovo le loro bizze molto ben studiate e pienamente soddisfacenti, oltre che originali. 
La trama a mio avviso non ha lo stesso mordente dell’ambientazione nella quale è calata ma considerata la spettacolarità della scenografia edificata dalla mente dell’autore non ci si può certo lamentare. Questi vascelli rugginosi hanno un potenziale dirompente a mio parere. Spero quindi di ritrovarli in futuro, intanto andrò a cercare i vecchi lavori del Tonani di simile ambientazione. 
Per quanto riguarda la prosa, posso dire che l’ho trovata particolare. Uno stile effettivamente diverso, un tentativo evidente di andare oltre il banale, che alle volte riesce molto bene, altre un po’ meno. In generale comunque molto gradevole e capace di donare spessore alla vicenda, considerando anche la padronanza dell’autore in ambito “marinaresco”, o almeno questa è la mia impressione da perfetto ignorante montanaro (purtroppo…). D’altro canto lo scriver semplice e banale non si sarebbe per nulla adattato a questo universo e ben venga il tentativo di non allinearsi al pensiero dominante che vuole nella semplicità della scrittura a tutti i costi l'unico obiettivo da centrare. 
Quindi che dire in conclusione? 
Un ottimo autore, capace di portare qualcosa di innovativo. Non posso far altro che fare il tifo per Tonani e spero che abbia grande successo, grazie al quale forse Mondadori si deciderà a offrire più occasioni agli autori autoctoni, che ritengo possano tranquillamente competere con molto di quanto ci propina il mercato estero. 

domenica 10 marzo 2019

Recensione: Le gocce di Lazhull. La rosa dei venti di Mirko Hilbrat [Rating 6]


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Titolo opera: Le gocce di Lazhull

Saga: La rosa dei venti

Autore: Mirko Hilbrat

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: cartaceo Euro 22

Sinossi: La Legione dell'Ovest si muove alla continua ricerca delle Gocce di Lazhull, lasciando dietro di sé una sanguinosa scia di morte. Kruna, il Regno della Notte Eterna, viene assediato con l'intento di recuperare una delle magiche pietre. Intanto nel Reame d'Ametista si svolge il Cerberus, un triennale evento atto a celebrare l'alleanza dei regni più importanti delle terre del Grimorio: Alexandria, Nazela e Reghanor. Rion viene scelto come candidato per l'imminente sfida e, mentre resta coinvolto nel vortice degli eventi che lo circonda, nel cuore del ragazzo s'insinuano una dopo l'altra innumerevoli domande prive di risposta: chi era prima di arrivare ad Alexandria? Chi tentò di ucciderlo lasciandogli un'indelebile cicatrice sulla schiena? Chi è la misteriosa figura in nero che incontra nei suoi sogni? L'intricato mosaico che compone La Rosa dei Venti si plasma in un antico e misterioso passato, attraverso lo Stigma di un mondo, Zaurel, e di tutti coloro che vi sono legati.


Recensione:  
Questo lungo romanzo è davvero molto, molto, complicato. La storia è bella ma non sempre facile da seguire, perché il materiale messo in gioco è troppo. Esistono orchi, elfi scuri, vampiri, umani, mostri vari ed anche antichissime divinità che vengono evocati con rituali pieni di sangue. Le atmosfere imbastite hanno qualcosa di maestoso ed epico ma anche oscuramente inquietante, come se tutto fosse sull’orlo di un baratro senza fine. La narrazione si snoda a spirale, tramite anelli concentrici. L’ambizione di voler dare una descrizione esauriente del mondo di Zaurel e tutte le dinamiche che lo agitano, costringe l’autore ad ampliare in modo smisurato il suo racconto. Anche i personaggi sembrano risentire della generale confusione presente nel libro, infatti, anche se vengono approfonditi in maniera interessante restano poi nel dimenticatoio per lunghi momenti. Ciò comporta che, per comprendere realmente la storia narrata, sia necessario leggerla più volte, mentre i vari temi e momenti si accavallano e si rincorrono, fino a perdersi del tutto. Quindi il lettore resterà spesso bloccato, costretto a tornare indietro, per riprendere il filo principale del discorso. 
Mi sono decisa ad iniziare a buttar giù queste mie righe solo dopo la terza lettura. Quella che proporrò qui sarà soltanto una delle possibili interpretazioni: la più lineare. Ho la sensazione, infatti, che questo lungo romanzo (546 pagine) possa essere letto seguendo più di un filo. Forse le diverse prospettive del testo meriterebbero di essere svolte in romanzi autonomi, seppur facenti parte dello stesso ciclo. 
Già prima dell’inizio della storia raccontata, il mondo di Zaurel è stato soggetto a diverse invasioni da parte di popoli provenienti da altre dimensioni spaziali e ne sono seguite guerra e morte. Ora la pace è stata raggiunta e viene mantenuta, tramite una salda alleanza tra i popoli dell’est. Il protagonista, di questo pezzo della storia di Zaurel, è Rion, un ragazzo umano d’età imprecisata, che ha perso la memoria e, con essa, ogni consapevolezza di sé e del proprio passato. Il suo nome di battesimo è la sola certezza che gli rimane. La sua vita sembra fluttuare tra sogno e realtà mentre sprazzi di ricordi lo vengono a turbare nei momenti più impensati. Lo seguiamo nel suo percorso di ricerca di una sua ˝nuova˝ identità personale e della conseguente funzione sociale. Si scopre molto abile nel combattimento e viene nominato cavaliere… Il suo percorso si intreccia con il grande gioco di potere che riguarda tutto il pianeta e la sua conquista. L’invasore, infatti, non sembra essere il solo interessato ed il grande conflitto misura e consuma le forze in campo ma diventa anche un ottimo terreno per le vendette personali ma anche per chi cerca un’occasione di riscatto da i propri errori.             
Un fantasy epico con sfumature horror. Voto 6.

Carla Ioppolo

giovedì 7 marzo 2019

Disfida nr. 93: Strade Nascoste - Racconti di Mirco Tondi VS Andrzej Sapkowski


Andrzej Sapkowski



Titolo opera: Strade Nascoste - Racconti Formato 
Autore: Mirco Tondi
Formato: ebook 
Genere: Fantasy
Prezzo: 2.99 € (ebook)
Sinossi:  Reinor è un Usufruitore. Ghendor un Messaggero della Rivelazione. Lerida una portaordini. Periin un individuo solitario. Ariarn un uomo misterioso che soccorre chi è colpito dal male. Ognuno ha una propria strada da seguire. Ognuno ha uno scopo preciso nella vita. Convinzioni e modi di vivere differenti.
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Eppure i cinque si ritroveranno sullo stesso cammino, come se il destino avesse deciso di riunirli con una misteriosa coincidenza. Ben si sa però che non esistono le coincidenze, ma solo le illusioni delle coincidenze: così, dopo aver affrontato nelle loro avventure in solitaria bestie feroci, forze occulte e creature soprannaturali, i cinque si ritroveranno all’inizio di una delle cerche più grandiose finora conosciute del mondo di Asklivion.

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
In Strade Nascoste ci sono dei frammenti che narrano di eventi riguardanti i personaggi principali, ma che non sono stati approfonditi per non distogliere l’attenzione dalla trama principale: in fondo, era la ricerca in cui Ariarn, Periin, Reinor, Ghendor e Lerida erano impegnati a essere la protagonista della storia e quindi era giusto darle lo spazio che si meritava.
Era però un peccato lasciare da parte le avventure in solitaria di questi personaggi; perché quindi non raccoglierle in un’antologia? In fondo, già altri autori affermati hanno seguito un simile percorso: Sapkowski, Martin, tanto per citarne un paio.
Così è nato Strade Nascoste – Racconti: non solo consente di sviluppare vicende appena accennate, ma permette di conoscere da subito meglio i singoli personaggi, magari invogliando il lettore che non è ancora approdato al mondo di Asklivion a farlo.

BIG da sfidare.
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Andrzej Sapkowski e le sue antologie dedicate a Geralt di Rivia: non ci sono dubbi che esse siano i lavori meglio riusciti dell’autore polacco, sia per come è stato rappresentato il protagonista, sia per come sono stati mostrati il mondo e le sue creature.
Certo in Strade Nascoste – Racconti ci sono più protagonisti, ognuno con caratteristiche e approcci alla vita differenti, ma anche qui, come nel mondo di Geralt, i personaggi hanno a che fare con creature dotate di capacità soprannaturali; creature che vengono dal folclore e dal mito, che impauriscono la gente comune e possono essere affrontate solo da chi ha il coraggio e le capacità di fronteggiarle.


martedì 5 marzo 2019

Recensione: I Guerrieri di Wyld di Nicholas Eames


nicholas eames wyld
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SINOSSI:
Ogni sera, Clay Cooper entra nella solita locanda. Ogni sera, qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca. Ogni sera, Clay ascolta i giovani parlare del coraggio di quei guerrieri, ignari del fatto che uno dei Saga è seduto proprio lì, accanto a loro. Ma a Clay non importa. Quei tempi sono finiti, ed è come se il suo passato non gli appartenesse più. Ma poi, una notte, alla sua porta bussa Gabe, il vecchio comandante della banda. Gabe è l’ombra del condottiero che fu, eppure nei suoi occhi arde ancora la fiamma della guerra. Ed è determinato a ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di una devastante orda di orchi e mostri. All'inizio, Clay non vuole essere coinvolto: ha la sua famiglia cui pensare. Tuttavia non può ignorare che quella minaccia incombe anche su di loro. Senza rinforzi, Castia è condannata e l'orda continuerà la sua marcia di morte. Ma i rinforzi non arriveranno, perché il solo modo per raggiungere Castia è superare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori inimmaginabili. Un luogo da cui nessuno è mai uscito vivo. Tranne i Saga. Loro sono gli unici ad averlo attraversato ed essere sopravvissuti per raccontarlo. Ha ragione Gabe, devono rimettere insieme la banda. Insieme, potrebbero essere l'ultima speranza dell'intera stirpe degli uomini…

RECENSIONE:
Oggi vi parlo di un tomo che avevo in lista da parecchio tempo: I Guerrieri di Wyld di Nicholas Eames.
Siamo innanzi a un fantasy particolare. Ammetto di essere rimasto parecchio spiazzato quando, dopo poche pagine, mi sono imbattuto nella frase "Era il loro frontman, all'epoca. La voce della banda" riferito al capo del gruppo di mercenari. C’è da dire che nel corso dell’intero romanzo l’autore porta avanti il parallelismo fra le bande di ventura del mondo da lui creato con le rock band attuali e del recente passato, ma quella frase mi aveva fatto proprio storcere il naso, gridando allo scandalo. Detto questo però mi affretto a correggere il tiro, perché alla conta finale non posso che affermare con certezza che l’opera di Eames mi sia piaciuta. Basta sapere a cosa si va incontro. Non certo un fantasy classico, ma un testo che non si vuol prendere troppo sul serio, che fa dell’ironia la sua arma, lasciando però che la storia faccia il suo corso fra pericoli mirabolanti e non lesinando su scene drammatiche. 
La vicenda è semplice, lineare, con il solito gruppo di eroi, anche se in questo caso si tratta di eroi quasi “in pensione”, con tanto di mal di schiena e reumatismi, che devono salvare la figlia di uno dei componenti del gruppo. Ciò che lo rende un ottimo romanzo, godibile e appassionante, almeno per me lo è stato, è proprio la leggerezza con cui l’autore riesce a far affrontare le vicissitudini ai nostri eroi. Chi è in cerca di elementi di forte originalità, rimarrà deluso. Non è questo il tipo di romanzo con intenti d’innovare il genere. Chi invece vuole godere del gusto agrodolce dei bei tempi andati, trascorsi a giocare di ruolo, o intenti a baloccarsi con qualche bel boardgame, non potrà non apprezzare il lavoro di Nicholas Eames. Per un “vecchio” giocatore come il sottoscritto è stato del tutto naturale immedesimarsi nei protagonisti del romanzo. 
Non ci troviamo innanzi al solito adolescente in piena età dello sviluppo, cui arrivano dal cielo poteri enormi da dover padroneggiare, o le mille declinazioni sul genere. Qui siamo innanzi a uomini maturi, temprati dalla guerra, e incattiviti dalle vicissitudini della vita e capaci ognuno di affrontarle a modo proprio. Naturale conseguenza di questo scenario è la forte componente di cinismo e di ironia che accompagnano la cerca dei nostri eroi. Io l’ho apprezzato molto. 
La prosa dell’autore è sempre piacevole, di qualità, e i dialoghi che riesce a imbastire sono spesso esilaranti. Il mago del gruppo, una sorta di caricatura dei classici maghi è ben riuscita, anche se non certo originale. Insomma, per concludere ci troviamo innanzi a una storia che prende, assolutamente consigliata, una narrazione proferita da un vecchio capitano di ventura tramutatosi per una volta in bardo, leggermente alticcio, innanzi a un focolare e a vecchi amici pronti a subentrare nella narrazione, a volte spalleggiandolo, altre contraddicendolo in modo rude, per poi aprirsi tutti in una grassa risata cameratesca.
Ovviamente vi consiglio il cartaceo, evitando appositamente di commentate il prezzo di Euro 9,99 per l'ebook... 


domenica 3 marzo 2019

Recensione: Cenere di Elisa Emiliani [Rating 7]


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Titolo: Cenere

Autore: Elisa Emiliani

Editore: Zona 42

Genere: Distopico

Prezzo: Euro 4,99 ebook, Euro 10,96 copertina flessibile

Sinossi:
Cenere è il racconto dell'estate in cui tre ragazze decidono di riprendere il controllo della propria esistenza. Ash alle prese con un padre sempre più distante, la Reba a cui servirebbero gambe funzionanti e Anna alla ricerca del suo amore perduto. Del resto, con il regime corporatista che incombe, cosa si può fare vivendo in provincia se cucinare cristalli o stordirsi di alcool non è più sufficiente? Le tre ragazze se lo chiedono spesso e inventano il Gioco. Una scappatoia, una strategia di sopravvivenza e l'unica possibilità che hanno per dare un senso a giornate di ordinaria disperazione. Nel frattempo intorno a loro tutto si fa più oscuro: la morte della Gramigna, un prete scomparso, un marchio a identificare chi non vuole o non può allinearsi al pensiero dominante.

Recensione: 
Inusuale e coraggiosa, la scelta dell’autrice di ambientare il suo romanzo in un futuro prossimo e distopico nella bassa padana, in un contesto rurale di dissesto socioeconomico, ben lontano dai tanti luoghi comuni sull’Emilia Romagna, qui non più terra generosa ma arida, dissanguata dal regime corporatista che allunga le sue ombre su Ash, la protagonista, e le sue amiche Reba e Anna, adolescenti dalle vite ammaccate e già ustionate da vicende dolorose. Il legame fra loro è forte e riverbera la solidale complicità degli altri comprimari adulti, ingenui e mesti combattenti di una resistenza rassegnata in modo inconscio alla sconfitta ma animata dalla volontà di salvare tutti i libri possibili, dichiarati fuorilegge e celati in nascondigli difesi a costo della vita. Sul fondale tratteggiato da Emiliani si intuisce il profilo del Castello di Kafka e si agitano le fiamme di Fahrenheit 451, riuniti dall’autrice nell’inquietante Alveare: prigione, centro di comando, laboratorio e perfetta scenografia per una storia tanto aspra e amara.
Ash, Reba e Anna si difendono come possono dall’aggressione famelica del Corporatismo Globale, cercano rifugio e sollievo in alcol e droga senza mai intaccare quell’innocenza di fondo, quel credere nell’amore che è il loro inconsapevole scudo contro la prevaricazione. Ash riesce addirittura a strumentalizzare il suo essere femmina con la limpida convinzione di agire a favore degli altri senza troppo pensare a se stessa e oscillare in una sessualità confusa la soccorre, narcotizza la fatica della scelta; leggendo di lei il mio pensiero è corso a Giulia e Carla, le due protagoniste di “Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto: Ash ne sembra la proiezione congiunta e attualizzata.
Un particolare, a mio avviso importante: nel simbolo del Sistema “la persona è al centro del meccanismo di consumo, è l’anello di congiunzione dei due triangoli speculari” e questo è un tema significativo, accennato solo qui, dopo non se ne parla più. Spero sia una freccia puntata verso la ripresa futura dell’argomento, visto che si innesta alla perfezione nel contesto preferito dall’autrice.  
La scrittura di Emiliani è limpida, secca come un graffio, ammorbidita qua e là da sfumature inaspettate (per esempio “… quell’odore dolciastro di acque malate” mi è piaciuta molto) e illuminata da immagini vivide (“… era un vampiro che succhiava attenzione”), il ritmo non manca. In qualche passaggio manca invece quel pizzico di descrizione che aiuti a focalizzare meglio ciò che avviene e questa mancanza si fa più rilevante nel Gioco, inventato delle tre amiche per compensare il disastro della realtà: è il loro sogno, meriterebbe più riflettori, più suoni, più storia. I dialoghi sono tanti e serrati, talvolta tolgono il fiato al lettore che vorrebbe fermarsi per riflettere su quanto sta accadendo e gustare un pathos che è lì, a portata di mano ma allo stesso tempo sfuggente.
L’editing di Zona 42 è ineccepibile, nessun refuso, cura nell’impaginato e nei dettagli, suggestiva la copertina anche se poco distopica e invece tanto lirica. Qualche ripetizione nel testo si poteva evitare ma si sa, nessuno è perfetto.

Rating: 7.