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domenica 17 novembre 2019

Recensione: I misteri del Far West di Gian Mario Mollar [Rating 8] - recensione a cura di Andrea Zanotti


weird western
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Titolo: I misteri del Far West. Storie insolite, macabre e curiose dalla frontiera americana

Autore: Gian Mario Mollar

Editore: Edizioni Il Punto d'Incontro

Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Saggio Western

Prezzo: Euro 8,99 ebook, Euro 10,96 copertina flessibile

Sinossi: 
"I misteri del Far West" inizia dove finisce gran parte delle storie western, fatte di polvere, sole e duelli a mezzogiorno, quando scendono le tenebre e si accendono i fuochi dei bivacchi, nel momento in cui si ascoltano gli ululati dei coyote e si raccontano storie. Gian Mario Mollar affronta l'epopea western da un punto di vista inedito in Italia. Fatti, figure ed episodi generalmente poco noti sono uniti allo studio del folklore e della spiritualità nativa, della letteratura horror, dell'esoterismo e del mistero. Vampiri e fantasmi, serial killer e licantropi, UFO e mostri alati, case infestate e leggende indiane. Temi sicuramente insoliti, trattati tuttavia in modo rigoroso, per fornire, quando possibile, una spiegazione o gli strumenti per comprenderli più a fondo.

Recensione:
Quello che vi presento oggi è un libro particolare, un testo “formativo” per tutti gli amanti del weird western. E come oramai saprete tutti, io adoro il genere. 
I Misteri del Far West di Gian Mario Mollar è un gran bel lavoro. Ogni argomento, sia che si tratti di leggenda dei nativi che di qualche caso di cronaca “bizzarra”, ci viene presentato in modo equilibrato e approfondito, lasciando sempre qualche porta aperta al mistero. 
Il libro è diviso in quattro parti. Ve le riporto giusto per farvi capire a cosa andrete incontro:
- Il lato oscuro del folklore. In questa sezione l’autore presenta argomenti che spaziano dagli Skinwalker, i mutaforma navajo, ai vampiri del New England, passando per i giganti dai capelli rossi ai vascelli fantasma persi nei deserti.
- Fuochi e draghi nel cielo. Faremo la conoscenza degli Uccelli di Tuono del folklore nativo e di… alieni?
- Incontri insoliti nel vecchio west. Una sezione che ho apprezzato moltissimo. Personaggi strambi e verità svelate su alcuni “falsi” cinematografici.
- I serial killer della frontiere. Beh, che dire, altra sezione super e utile a ribadire il concetto che spesso la realtà supera la fantasia. Le vite di alcuni personaggi realmente essititi ma capaci di andare ben olre l’immaginazione di ogni romanziere.
Come avrete già capito è un testo del quale mi sono innamorato. Pur conoscendo molte delle vicende non posso che apprezzare il lavoro di ricerca del Mollar, che oltretutto scrive molto bene, per cui l’intera narrazione risulta avvincente e coinvolgente. Come se il far west non fosse affascinante di per sé, l’autore aggiunge alcune chicche imperdibili, difficili da scovare altrove, soprattutto per chi non è avvezzo alla lingua inglese. 
Un lavoro che consiglio a tutti di leggere e che spero possa essere usato come spunto per qualche autore. Ci sono pochissimi romanzi weird western in italiano e credo il pubblico interessato non mancherebbe. I Misteri del Far West di Gian Mario Mollar è sicuramente un’ottima base dalla quel partire per lasciarsi travolgere dall’ispirazione. Io mi ci sono gettato a capofitto!
Il libro inoltre è a buon mercato, per tutto quello che offre. Meno di 11 Euro per un prodotto molto ben curato, non solo per quanto riguarda la scrittura del Mollar, ma anche graficamente, con molte  immagini evocative a corredo.
Voto 8   

venerdì 15 novembre 2019

Presentazione: Spettri di frontiera di Ambrose Bierce, Adiaphora Edizioni

Siamo sempre lieti di ospitare le nuove uscite di quelle che riteniamo essere delle belle realtà della piccola e media editoria. Case editrici la cui qualità abbiamo testato personalmente e che meritano ogni spazio possibile per ottenere la visibilità che meritano. Nel nostro piccolo, noi di scrittorindipendenti ci proviamo. 
Fra queste c'è di sicuro Adiaphora Edizioni, che il 10 Dicembre uscirò con un nuovo volume da aggiungere alla sua collana gotica: Spettri di frontiera di Ambrose Bierce, una raccolta di racconti brevi di fantasmi e case infestate. Anche questo volume, come i precedenti, sarà arricchito dal testo originale inglese a fronte.

Di seguito la quarta di copertina:
Ambrose Bierce scrisse numerosi racconti dell’orrore e del soprannaturale, generi che riflettevano il suo profondo tormento interiore. Questa raccolta contiene molte tra le sue più suggestive storie di fantasmi e di case infestate: morbose, ciniche, inquietanti, capaci di trascinare il lettore nelle regioni crepuscolari dello spirito e nei più oscuri recessi della mente.
Opere cariche di terrore ma, al contempo, pervase di tetra ironia, con echi di Poe, del romanzo gotico e dei racconti romantici, dotate dell’impronta inconfondibile di un autore che ha conosciuto di persona gli spettri che da sempre tormentano l’umanità.
I personaggi di Bierce – poeti posseduti, vili aristocratici, professionisti abbietti, corpi rianimati, malfattori perseguitati – vivono in un mondo misero e perverso. Che si tratti di omicidi, vendette dall’oltretomba, sparizioni inspiegabili, dimore infestate o anime inquiete, le storie di Bierce rappresentano uno dei migliori esempi di narrativa soprannaturale di tutti i tempi e hanno ispirato autori come Robert W. Chambers e H.P. Lovecraft.

«La genuinità e il livello artistico degli oscuri presagi dei racconti di Bierce sono inconfondibili, al punto da rendere la sua fama ineclissabile.» - H.P. Lovecraft.

Ancora pochi giorni di attesa, poi la raccolta sarà disponibile in tutte le librerie e negli store online, in formato cartaceo e in eBook. 


mercoledì 13 novembre 2019

Disfida nr. 107: Gli Erranti - Il Risveglio dei Cantori di Giuseppe Germano Finocchiaro VS Andrzej Sapkowski


romanzo fantasy


Titolo: Gli Erranti - Il Risveglio dei Cantori

Autore: Giuseppe Germano Finocchiaro

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy

Prezzo: 3,99 ebook 9,99 cartaceo


Sinossi: 
La Volontà permea ogni cosa e grazie ad essa gli Erranti sono in grado di manipolare, plasmare e distruggere la materia. Zanather Istral, agente di città d’Onice, parte insieme ai suoi compagni per indagare sulle sorti della Sequoia, la gigantesca città albero, di cui non si hanno più notizie da giorni. 
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Quello che all’apparenza potrebbe sembrare un incarico di routine, si rivela una missione piena di pericoli e insidie imprevedibile per la salvezza dell’umanità stessa. Cosa sono quelle creature sorte dal nulla e che sembrano guidate esclusivamente dalla sete omicida verso gli esseri umani? Ed i Cantori, i primi esseri che hanno plasmato il mondo stesso, sono davvero scomparsi?

Note/commenti/finalità dell'Autore: 
Quando ho scritto questo libro, la cosa che più mi tormentava era il desiderio di creare qualcosa di nuovo. Per questo ho dato largo spazio alla mia fantasia per creare un mondo con luoghi e creature totalmente inediti, che non andassero a ripescare quelli tipici della mitologia dei classici fantasy. La magia ha delle regole ben definite e solide, mi è piaciuto dare ad essa una correlazione con la realtà, un po' come il fantascientifico pesca dalla scienza reale per poi costruirci qualcosa che va oltre. In fin dei conti, però, è sempre l'uomo il centro di tutte le vicende e per questo ho fatto ampio uso dei flashback per esplorare ragioni ed emozioni che stanno dietro alle loro decisioni.

BIG da sfidare: 




La saga del Witcher di Andrzej Sapkowski








domenica 10 novembre 2019

Recensione: Il Cristallo della Luna di Jessica Imhof [Rating 7] - recensione a cura di Dada Montarolo


ebook fantasy
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Titolo: Il Cristallo della Luna

Autore: Jessica Imhof

Editore: Genesis Publishing

Formato: EPUB e cartaceo

Genere: Fantasy

Prezzo: Euro 3,99 ebook, Euro 11,08 copertina flessibile

Sinossi: 
“La Luna sta per sorgere!”
“Per millenni, giorno dopo giorno, la debole luce della Luna veniva oscurata dal Sole. Finché un giorno, poco prima dell’alba, la Luna invasa dalla tristezza per aver passato anni all’oscurità dell’astro, pianse, ma accadde una cosa che la Luna non aveva previsto. Una lacrima cadde sulla terra e si trasformò in cristallo, una gemma che aveva l’energia e l’anima della Luna”.
Questa è la storia che viene raccontata a Kris, un giovane ragazzo di ventidue anni molto curioso e intraprendente, il giorno in cui riceve l’eredità di famiglia. La lacrima caduta sulla terra, il Cristallo della Luna, passato da madre in figlia e da padre in figlio fino a lui. Generazioni trascorse nell’attesa dell’Erede designato, nell’attesa del figlio in grado di legarsi al Cristallo e attingere al potere della Luna. 
Kris scoprirà la meraviglia per una nuova sconvolgente realtà piena di potere e magia. Si intreccerà con persone che lo aiuteranno a crescere e ad affrontare la perdita, la frustrazione e la vergogna. Riuscirà Kris a maneggiare forze a lui sconosciute? Ed essere un degno Erede della Luna?


Recensione: 
Conosco molto poco dell’autrice, Jessica Imhof: viene da una famiglia di agricoltori svizzeri, ha studiato ingegneria e soggiornato per un po’ in Australia e poi a Londra, si è fatta le ossa letterarie scrivendo fan fiction e ci ha messo un sacco di tempo a scrivere questo suo primo libro. Tutte notizie costate un certo impegno di ricerca - non ce ne sono in giro molte, di notizie su di lei, com’è normale per un’esordiente - e che mi hanno però aiutato a interpretare il suo lavoro. Eh sì, perché “Il Cristallo della Luna” merita un’attenzione speciale. Spiego: al di là della trama fantasy, costruita bene, con i dovuti sussulti, pathos in abbondanza e i necessari stereotipi gestiti con elegante disinvoltura (il vecchio saggio Ataire, un’antipatia iniziale diventata poi amicizia, la perdita dell’amore perfetto per Nymëa e, ovvio, la crescita morale e spirituale di Kris, il protagonista) c’era qualcosa che mi incuriosiva e che non riuscivo, all’inizio della lettura, a inquadrare. Penso, alla fine, di esserci riuscita: forse l’autrice stessa non si è neanche resa conto ma ha mescolato echi lontani di saghe silvestri - le alpi svizzere ne sono una grande e quasi sconosciuta biblioteca - con accenni di autoanalisi, riverberi di leggende celtiche con paurose figure antropomorfe che sembrano sgusciate fuori da fiabe russe. E forse, chissà, il periodo trascorso in quella parte di Oceania l’ha pure felicemente contagiata lasciandole nell’inconscio il ricordo di quanto ha sentito o magari visto in quella terra antica e misteriosa, quasi seguendo le tracce di Chatwin e le sue Vie dei Canti. Il risultato è un racconto suggestivo che indulge al sogno senza mai essere stucchevole, pronto per un eventuale, sperabile sequel in cui il protagonista, ormai davvero adulto, affronta nuove avventure.
La narrazione scorre con una certa agilità, solo appena interrotta da piccole e per fortuna rare esitazioni, quasi si temesse di non esser abbastanza precisi ma sono incertezze che con la pratica di solito vengono corrette. I personaggi sono ben caratterizzati e coerenti con la storia: forse proprio solo il protagonista è un pochino sopra le righe nelle reazioni che qua e là rasentano un isterismo stridente con la sua evoluzione. Certo, Imhof deve ancora superare altri scogli ma in un’opera prima sono più che tollerabili: qualche affanno di troppo nel descrivere i luoghi, certi improbabili dialoghi (qual è il ragazzo che dice oggi “… se non calcoli molteplici ematomi…” parlando con gli amici dei suoi lividi?), ripetizioni e  un paio di leziosità letterarie (“… mise la mano dando modo ai suoi occhi…”) più, secondo me, dettate dall’ansia di essere perfetta che dalla tentazione dell’infodump, contro la quale l’autrice mi sembra essere già ben vaccinata. Suggerirei anche qualche semplificazione e maggiore attenzione nella scelta dei nomi: un cavallo che si chiama Hal’Yek crea nella mente del lettore un vuoto pneumatico ogni volta che se lo ritrova davanti anziché un’eccitante onomatopea del suo galoppare. Terry Brooks, l’autore di “La spada di Shanarra”, sostiene che la scelta dei nomi sia altrettanto impegnativa della trama stessa, uno sbaglio può costare il successo di un personaggio. Se lo dice lui, c’è da credergli. Aggiungerei, fra le cose da riconsiderare, l’inserire un elenco di luoghi, nomi e personaggi con qualche brevissima indicazione, magari all’inizio del libro, per aiutare ad orientarsi nella complessità della trama.
In un’intervista l’autrice dice di essere cresciuta con Harry Potter e di esserne stata ispirata. Nel mare magnum dei tanti discepoli di J. K. Rowling la sua voce potrebbe essere quella classica “fuori dal coro” e sbocciare in inedite, interessanti tonalità.
Voto: 7.    

mercoledì 6 novembre 2019

Recensione: Paradisi perduti di Ursula K. Le Guin


romanzo fantascienza le guin
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SINOSSI:
Sono passati centoventi anni dalla partenza dalla Terra, e ne mancano ancora più di quaranta all'arrivo a Nuova Terra, il pianeta che, si spera, potrà ospitare la prima colonia umana fuori dal sistema solare. L'astronave è gigantesca. La vita a bordo delle migliaia di esseri umani è perfettamente programmata, per conservare l'equilibrio sociale, biologico, ecologico, genetico. Ma ora, alla quinta generazione nata in viaggio, sta accadendo qualcosa di imprevisto: molti semplicemente non vogliono arrivare a destinazione. La vita sull'astronave è perfetta, perché lasciarla per un futuro incerto su un ignota palla di polvere? Ma il conflitto tra chi vuole portare a termine la missione e chi vuole continuare il viaggio all'infinito non è l'unica cosa che mette in crisi la missione. I navigatori della nave sono a conoscenza di un segreto che potrebbe far precipitare gli eventi con risultati imprevedibili.


RECENSIONE:
Oggi ci diamo alla fantascienza con un’autrice di fama internazionale: Ursula K. Le Guin e il suo Paradisi Perduti. 
Nulla da dire, la La Guin scrive bene ed è capace di tenerci incollati alle pagine anche per i primi due terzi dell’opera che si avvicina più a un saggio sociologico più che a un romanzo vero e proprio. 
La vicenda per ogni buon studioso delle abitudini e attitudini umane rimane comunque interessante. Tutto questo rimuginare, ben inteso, facendo trapelare le informazioni attraverso i comportamenti dei protagonisti, senza mai perdersi in sermoni descrittivi e prolissi, è volto a edificare un bel finale. 
Si tratta di scontri di visioni molto affascinanti e capaci di far riflettere ognuno di noi. Sfido chiunque, giunto a conclusione di questo romanzo breve, andiamo poco oltre le 100 paginette, a non avere il dubbio amletico su che via avrebbe intrapreso se si fosse trovato nei panni degli abitanti della Discovery. 
Un bel risultato per l’autrice che si mantiene giustamente neutrale, sottolineando i pro e i contro dello scontro scienza/religione, fanatismo/razionalità, sicurezza/scoperta, fede cieca/sfrontatezza e rischio. 
Un’astronave divenuta mondo chiuso e perfettamente strutturato. 4.000 anime, controllo delle nascite, organizzazione perfetta di tutti gli aspetti, nulla manca a nessuno. Oramai neppure il senso della libertà che può dare il passeggiare su un prato senza scorgere l’orizzonte, visto che le generazioni successive a quella imbarcatasi lasciando la terra, sono nate sulla nave e solo quella realtà conoscono. 
C’è da riflettere, e non poco. 
Un testo denso, capace di fornire più spunti di quanti ci si possa attendere da un volumetto dall’aspetto così sottile. 
Consigliato.


domenica 3 novembre 2019

Recensione: La mia vita con le blatte di Simone Corà [Rating 6,5]


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Titolo: La mia vita con le blatte

Autore: Simone Corà

Editore: Acheron Books

Collana: Vaporteppa

Genere: Weird

Prezzo: Ebook Euro 4,99, Cartaceo 12,75

Rating: 6,5

Sinossi: Ulisse Primi è un muratore di Vicenza in crisi di mezza età. Scapolo, senza amici e stanco di lavorare nei cantieri, si è licenziato e ha deciso di ritirarsi nell’estrema provincia, lontano da tutto e tutti. Ma la villetta che ha comprato, dando fondo ai suoi risparmi, nasconde un piccolo problema: la cantina è infestata da una banda di Scarafaggi antropomorfi, tutti molto arrabbiati con lui per aver invaso la "loro" casa. Inoltre, la villetta si rivela piena di strani macchinari legati agli esperimenti che il precedente proprietario conduceva all’insaputa di tutti. La lotta di Ulisse per cominciare la sua nuova vita è appena iniziata…
Nella casa delle blatte... lo scarafaggio sei tu!


Recensione:
Un testo particolare, già dal titolo ci si attende qualcosa di originale e certo l’attesa non viene delusa. Il mix vincente di horror e umorismo grottesco ricercato dal romanzo a mio avviso però non riesce alla perfezione. Manca qualcosa nel dosaggio, o forse nell’amalgama del tutto, per cui i passaggi fra le pagine prettamente horror e quelle nelle quali l’atmosfera si fa surreale, quando non propriamente goliardica con il protagonista intento a gozzoviglie con gli insettoni umanoidi, è troppo brusco, soprattutto nella prima parte del testo. Poi la patina di giocosità sfuma definitivamente per passare allo splatter puro. Salti difficili da digerire. Parere personale, intendiamoci. 
La postfazione a cura dell’autore ci avrebbe aiutato a capire meglio la tipologia di testo. L’amore dichiarato dal Corà per i B-Movie degli anni ’80 e la passione per i mostri sbattuti in prima pagina poteva essere illuminante. Io prediligo quelli celati nel buio, appena abbozzati, che lascino alla mente del lettore il plasmarli nel modo più orripilante possibile, e chiaramente già questo compromette il buon esito del mio sposalizio con La mia vita con le blatte
Mi attendevo un romanzo bizzarro, non un profluvio di secrezioni e liquami, odori e umori emessi da insettoidi più o meno civilizzati e da un protagonista le cui azioni e scelte non sempre mi sono parse credibili.
Ad ogni modo il pregio maggiore dell’opera sta proprio nel lasciare il lettore spiazzato, senza fargli capire dove diamine voglia andare a parare il tutto. L’autore è abile a giostrare la trama, costringendoti ad andare avanti pagina dopo pagina, perché la curioisità rimane elevata. Valutare se la storia e l’intreccio siano, dopo le oltre 300 pagine del romanzo, appaganti o meno, ritengo sia mai come in questo caso a carico del gusto personale del singolo. 
Accantonando i gusti personali e concentrandomi sull’opera posso dire con certezza che l’autore scrive bene. Prosa scorrevole e piacevole, fluida e quasi sempre sotto controllo. Solo a tratti, quando i ritmi dell’azione si fanno forsennati e l’ambientazione muta drasticamente trascinandoci in ambienti visionari (non entro nei dettagli per non rovinarvi la sorpresa), l’ho trovata a tratti un po’ confusionaria, incapace di mettere a fuoco con precisione quanto sperimentato dal protagonista nel mondo oltre il “tritacarne”.  
I personaggi sono molto ben caratterizzati e incisivi, anche quelli marginali che presentano forse gli spunti più esilaranti, dai vicini di casa agli agenti immobiliari e fattorini vari. Spassosi e grottescamente credibili nella loro spietata attinenza con la follia che ci circonda quotidianamente.
Per concludere. Il ritmo è elevato, il testo sa coinvolgere, i dialoghi sono frizzanti e le sorprese e le scene capaci di strapparvi un sorriso non mancheranno di certo. Rimane la fragilità di una trama relegata in secondo piano e che farà storcere il naso a chi cerca anche nel fantastico una solida quota di realismo. 
Se siete in cerca di qualcosa di bizzarro, vi piacciono gli insettoni e volete trascorrere qualche piacevole ora di evasione letteraria che non vi causi troppe elucubrazioni indesiderate, il romanzo di Simone Corà è quello che fa per voi.

Voto 6,5 

mercoledì 30 ottobre 2019

Disfida nr. 106: Nel ventre di Enghquondo di Martina Tognon VS M. Zimmer Bradley





TITOLO: Nel Ventre di Enghquondo (Il Crollo dell'Impero Terrestre #1)

AUTORE: Martina Tognon

FORMATO: ebook  e cartaceo 

GENERE: Fantascienza

PREZZO: Euro 1.99 (cartaceo a 9.99)

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SINOSSI:
Ci sono più forme di vita nell’universo di quante la mente umana possa immaginare, alcune letteralmente inconcepibili. Quando un Impero decide di espandersi, distruggendo sul suo percorso tutto quello che non si conforma, c’è solo una via di uscita.

La ribellione.

Ci sono molte forme di ribellione.

La storia Terrestre è piena di rivoluzioni, chissà perché l’Imperatore presumeva di essere al sicuro.

Quando la rivoluzione la fanno i deboli non è detto che riesca, ma quando a fare la rivoluzione sono gli esseri potenzialmente più potenti del Settore, le cose possono prendere pieghe inaspettate.


NOTE/COMMENTI/FINALITA' DELL'AUTORE:
Ho da sempre il desiderio semplice di condividere i mondi che ho dentro di me.
Ora che ho trovato il coraggio di usare la mia voce voglio portarvi a visitare questi mondi, uno alla volta.
Iniziando da Enghquondo.
Una ribellione forse è banale. Un impero forse è già stato visto.
La ribellione di cui parlo io è diversa perché nasce da un debole che si finge forte e da forti che si fingono deboli. Due estremi che si uniscono per trovare un nuovo equilibrio nel settore.
Forse tutto vi sembrerà banale e lo chiuderete dopo due pagine, forse dopo poche righe, ma il mio scopo ultimo... la cosa che desidero più di tutte... resta riuscire a tenervi incollati fino all'ultima pagina.
Alla fine magari mi direte che l'idea è bella, ma scrivo da cani.
Oppure che scrivo bene, ma che sono priva di fantasia.
Andranno bene entrambe, l'importante è che diate a me, come a tutti gli autori self che ci provano, la possibilità di provare.
Così come il big da sfidare, io non mi colloco veramente né come autrice Fantasy, né come 
autrice di Fantascienza. Decidete voi anche questo.


BIG DA SFIDARE:

darkover avalon



Marion Zimmer Bradlay












mercoledì 23 ottobre 2019

Recensione: Il re giallo di Robert W. Chambers


lovecraft
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SINOSSI:
Questa raccolta di dieci racconti fantastici, caratterizzati dal gusto per il soprannaturale, il mistico e il macabro, rievocano atmosfere vicine alle narrazioni di Edgar Allan Poe. Chambers ha lasciato il segno nella letteratura horror del Novecento e in particolare nel maestro del mistero e del terrore H.P. Lovecraft, che ha affermato: "Quest'opera raggiunge vertici straordinari di paura cosmica". Giustamente famosi sono i racconti che hanno come filo conduttore "Il re giallo", una fantomatica tragedia che induce alla pazzia tutti coloro che la leggono.


RECENSIONE:
Una raccolta di racconti anomala quella che vi presento oggi: Il Re Giallo di Robert W. Chambers, edita nel 1895. Ci tengo a precisare l’anno per poter contestualizzare meglio l’operato dell’autore. 
Si tratta di un’antologia non omogenea per temi trattati. Notiamo infatti una divisione netta fra i racconti che trattano del Re Giallo, che dà il titolo al libro, e altri che narrano le peripezie romantiche di un gruppo di artisti nella Parigi della belle époque. 
Considerando che quelli relativi al Re Giallo sono prettamente gotici ci troviamo innanzi a generi che stanno agli antipodi e non posso che ammettere di essermi trovato particolarmente spiazzato, anche perché i primi mi hanno a dir poco stregato. Non per niente H.P. Lovecraft ha affermato che tali racconti raggiungono “vertici straordinari di paura cosmica”. 
Non posso che essere d’accordo. 
Promossi a pieni voti questi, assolutamente attuali e godibili per ogni appassionato del genere, ammetto che ho avuto maggiore difficoltà a digerire i secondi. Avrei anche serie difficoltà a recensirli in modo adeguato, non essendo proprio nelle mie corde, e avendo aspettative totalmente differenti. Quando stai leggendo e rimani col fiato sospeso attendendo che il soprannaturale si materializzi, che il macabro spunti all'improvviso, o che qualche rivelazione mistica si manifesti, non si può che rimanere delusi quando nulla di tutto questo si realizza. Sembra piuttosto di leggere il diario di qualche scapestrati rampollo di buona famiglia che si diletta fra arte, accademia e flirt d'altri tempi. 
Di certo non mi pare che la scelta di formare una raccolta con materiale così disomogeneo possa ritenersi una scelta vincente, né consigliabile, a maggior ragione quando i racconti del Re Giallo, trattati all'inizio del volume si erano mostrati in tutta la loro potenza visionaria. 
Peccato. 
L’importante ad ogni modo è sapere a cosa si va incontro, e ora lo sapete!


domenica 20 ottobre 2019

Recensione: Winchester & Voodoo di Andrea Zanotti [Rating 7,5] - recensione a cura di Germano


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Titolo: Winchester & Voodoo

Autore: Andrea Zanotti

Editore: Delos Digital

Collana: Horror Story n. 28

Genere: Weird Western

Prezzo: Ebook Euro 1,99

Rating: 7,5

Sinossi:
Tre storie di sangue nel selvaggio west.
Ecco tre storie del selvaggio west dalle tinte troppo cupe per essere riportate nei libri di storia. Storie di patti blasfemi con forze oscure, di sceriffi pavidi, di sciamani alcoolizzati e di ufficiali confederati pronti al martirio. Storie di un branco di pendagli da forca.

Recensione:
Benvenuti nel vecchio west! Un mondo crudo, sporco, violento e… magico. Winchester & Voodoo ha attratto subito la mia attenzione già dal nome che, in modo semplice e conciso, spiega immediatamente di quel che tratterà: dei racconti western ben conditi in salsa low fantasy e una leggera atmosfera horror. Le aspettative sono sempre un’arma a doppio taglio: a volte possono essere superate, altre volte darci delle cocenti delusioni, quello che noi solitamente desideriamo però non è essere sorpresi: ma ricevere ciò che ci aspettiamo ed è esattamente quello che succede in questo caso!

 Le trame delle tre storie sono molto semplici, con qualche guizzo nell’ultimo racconto in particolare, l’obiettivo dei racconti, tuttavia, non è quello di narrare trame elaborate quanto quello piuttosto di creare un’atmosfera e in questo riesce benissimo. La prosa è semplice ma efficace, i discorsi enfatizzano bene la natura, per lo più rozza, dei personaggi che sono caratterizzati quanto basta per delle storie di una tale durata. Altro punto di forza è sicuramente il ritmo, anche quando sembra che non stia succedendo nulla sono i piccoli dettagli che creano tensione e incuriosiscono tenendo alta l’attenzione in tutta la lettura. Lo leggerete tutto d’un fiato, che d’altronde è quello che si dovrebbe fare con dei racconti di questo tipo.

Raccomandatissimo per gli amanti del western e mi piacerebbe leggerne altri, d’altronde non è un genere inflazionato e sono sicuro che possa dare ancora molto, anche con storie più lunghe che possano lasciare spazio a trame più articolate.

Unico appunto, forse avrei voluto un po’ più voodoo, ma qui entriamo nei gusti personali.
Voto: 7,5

Germano

mercoledì 16 ottobre 2019

Recensione: Nessun dove di Neil Gaiman


american gods
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SINOSSI:
Richard è un giovane uomo d'affari, per un atto di generosità si trova catapultato lontano da una vita tranquilla e gettato in un universo che è al tempo stesso stranamente familiare e incredibilmente bizzarro. Qui incontra una ragazza di nome Porta e le persone che vogliono ucciderla. Poi un angelo che vive in un salone illuminato dalle candele, e un signore che abita sui tetti. Dovrà attraversare un ponte nella notte sulla via di Knightsbridge, dove vive il Popolo delle Fogne; c'è la Bestia nel labirinto, e si scoprono pericoli e piaceri che superano la fantasia più sfrenata. Richard troverà uno strano desiderio che lo attende.


RECENSIONE:
Oggi si va sul sicuro. Nessun dove di Neil Gaiman è un libro per tutti, una lettura piacevole e ricca di spunti di riflessione, così come deve essere per ogni grande romanzo di letteratura d’evasione. 
Gaiman in questo è abilissimo, uno dei miei prediletti. La sua capacità di calare il fantastico nella vita reale è fonte di grande ispirazione per il sottoscritto, e molti dei miei lavoretti sono evidentemente frutto di questa mia passione per i suoi romanzi. 
In questo caso ci troviamo nella Londra Sotto, abitata da reietti e diseredati, da tutti coloro che la Londra Sopra ha sbattuto fuori a calci. 
Solo che nella Londra sotto ci sono anche creature bizzarre, esseri che vivono da tempo immemorabile nei sotterranei, nelle fogne e nelle vestigia sepolte dell’antica Londra, quando questa era un semplice villaggio di uomini poco più che trogloditi. 
Purtroppo non sono un grande esperto della città britannica e delle sue leggende e specificità, per cui di certo mi sono perso alcuni dei molti riferimenti che l’autore fa a riguardo. Questo nulla toglie alla bontà dell’opera, capace di coinvolgere e far sognare attingendo direttamente a un inconscio collettivo fatto di mille credenze oramai consolidatesi nei secoli, e presenti nella mente di ognuno di noi. 
I personaggi sono sempre ben costruiti, capaci di creare empatia nel lettore sin dalle prime battute. E non stiamo parlando solo dei protagonisti, ma anche dei loro acerrimi nemici. 
I cattivi, che lo sono per davvero, riescono ugualmente a garantire attimi di puro sballo macabro, grazie ai loro siparietti. Gaiman è un grandissimo, riuscendo nel non semplice compito di mescolare le giuste dosi di ironia e scabrosità, senza per questo rendere il suo lavoro un pasticcio, anzi riuscendo a dare le vertigini al lettore, trascinandolo in un immaginario dove non si sa mai cosa ci attenda dietro l'angolo. Un maestro. 
I dialoghi sono sempre al top, frizzanti, imprevedibili, esilaranti, drammatici, insomma sempre adatti, sempre al meglio, e garantiscono lo scorrere delle pagine senza alcuna fatica. 
Una favola adulta, bella e ricca di colpi di scena. Assolutamente consigliata. 


domenica 13 ottobre 2019

Recensione: La stanza profonda di Vanni Santoni [Rating 7]


giochi di ruolo RPG
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Titolo: La stanza profonda

Autore: Vanni Santoni

Editore: Editori Laterza

Genere: narrativa

Prezzo: ebook 8,99 euro - cartaceo 11,90 euro

Sinossi: 
Una piccola città di provincia, un garage. Un gruppo di ragazzi che ogni martedì si incontra per giocare di ruolo. Per vent'anni, mentre fuori la vita va avanti, il mondo cambia, la provincia perde di senso e scopo. Desiderio di fuga o forma di resistenza? Quel continuo tessere mondi prende i contorni dell'opposizione a una forza centripeta che, come il "Nulla" della Storia infinita, divora il fuori, vaporizza la città, il paese, le relazioni, le vite. Un romanzo ibrido, tra il memoir e l'affresco sociale, per raccontare la storia di un passatempo nato esso stesso in un garage e arrivato a gettare le basi non solo di un immaginario divenuto egemone ma anche di una parte consistente della realtà che viviamo ogni giorno semplicemente usando Internet.

Recensione:
Oggi vi parlo del romanzo La stanza profonda di Vanni Santoni. Si tratta di un’opera ibrida, che mescola elementi autobiografici e saggistici a tratti propriamente romanzati. Un’opera che ci conduce per mano nel mondo dei GdR. 
Già i mitici giochi di ruolo nel pieno della loro Età dell’Oro. Urge un’altra doverosa premessa. Sono un coetaneo dell’autore e con gli stessi identici elementi di backgroud, anche se Bolzano non è propriamente un paesino della provincia toscana, si può dire che a cavallo fra gli ottanta e i novanta dello scorso secolo fosse molto più arretrata da un punto di vista ludico. 
Si può dire che fino a pagina 60 del romanzo mi è parso di leggere la mia autobiografia… mai scritta. Immagino che l’editore Laterza abbia puntato proprio a questo target nel dare alle stampe il lavoro del Santoni. Numeri che io, nella mia ignoranza avrei di certo sottostimato, invece chissà quanti miei cloni ci sono in giro…
Detto questo partiamo con la recensione. 
Si tratta di un lavoro da leggersi tutto d’un fiato. Agile e sbrigativo, l’autore non si prende neppure la briga di suddividere il suo scritto in capitoli ben definiti, così come di evidenziare discorsi diretti e quant’altro. Tutto per garantire un ritmo serrato, ma sempre amichevole. 
L’intento è chiaro, strappare una lacrimuccia a chi ha vissuto quegli anni, a chi è cresciuto con i cartoni di Ken il Guerriero e i film di Mad Max, oltre naturalmente tutto il mondo legato nello specifico al fantasy e a Dungeons & Dragons. Ammetto che Santoni ci sia riuscito alla grande. Rievocare i “bei tempi andati” è cosa facile. La sua era una stanza profonda, uno scantinato nel quale lui e compari si ritrovavano a giocare, fumare e bere qualche ottima birra, giusto per immedesimarsi meglio. Nel mio caso si trattava di una soffitta, ma nulla cambia delle emozioni rievocate grazie a questo scritto. 
La carrellata spazia fra i diversi giochi di ruolo, le riviste di settore, gli anime che all’epoca venivano ancora chiamati cartoni animati e le vicissitudini di quei coraggiosi che affrontavano pregiudizi e scherni del mondo esterno, del mondo “normale” per seguire la propria passione a dispetto di tutto. Anni lieti, forse spensierati, forse no, ma nei quali la serata “zoghetti” come era chiamata dalle mie parti, era intoccabile, monolitica, SACRA. 
La parte migliore del romanzo, ma che forse non tutti saranno pronti a comprendere sino in fondo, è proprio questo aspetto: la sacralità del rito. Ma non inteso come spesso si è cercato di fare dall'esterno, dal "mondo dei normali", come qualcosa di pericoloso, di oscuro e blasfemo anche, capace di portare al suicidio qualche giovane fragile, ma l’importanza per lo sviluppo che avventure immaginate, così come il gioco in generale, possa avere nella formazione di un giovane. 
La domanda su cosa sia la realtà, quella vera, quella che lascia il segno nel nostro sé più profondo, è il fulcro attorno al quale l’autore ci fa capire il suo pensiero. 
I mondi partoriti dalla mente dei giocatori, e condivisi fra loro, sono qualcosa capace di unirli a un livello “sottile”, ma duraturo. Un'unione spirituale capace di elevare, di far maturare, di svegliare la creatività. 
I GdR vennero accusati di pericolose derive sataniste da perfetti incompetenti che neppure sapevano di cosa si parlasse, ma su una cosa forse avevano ragione, come ogni attività che comporti atti creativi, di sicuro possiedono magia.
Non si tratta certo di un lavoro per tutti i palati, di certo perfetto per il target cui è indirizzato, ma anche per tutti i curiosi che abbiano sentito parlare dei giochi di ruolo e non abbiano mai capito bene di che diamine si tratti. 
Io ringrazio l’autore per i bei ricordi che è riuscito a farmi riaffiorare alla mente, anche se accompagnati da una buona dose di (dolce) malinconia. 
Voto 7

mercoledì 9 ottobre 2019

Disfida nr. 105: Dream Halls di Massimo Prevete VS Katharine McGee





Titolo Opera: Dream Halls – Volume primo (La Vita al Crepuscolo dei Sogni)


Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: Urban Fantasy – Distopia – Paranormal Suspense

Prezzo: 2,99 eBook, 12,70 copertina flessibile

Sinossi: 
La vita è unica. I piani della realtà, molteplici. Il tempo, una variabile impazzita. I nostri desideri... il serbatoio più grande di tutti.
ebook urban fantasy
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Un morbo attanaglia Chromium, mietendo vittime che sprofondano in un misterioso coma. 
Nel mezzo di quel caos insostenibile, Richard Neumann riesce solo a rabbuiarsi per la perdita del suo prezioso passatempo: la Wonderland, il regno in cui nasconde la sua identità all’insegna della trasgressione, occultata nel complesso di depositi fuori dalla città. 
Una ragazza con gli occhi da cerbiatto, appena più grande di lui, si presenta nella palazzina di famiglia in uno dei suoi rari momenti di debolezza, rivelandogli il suo nome con un sorriso compiaciuto. 
Celine. Celine Neumann. Ma c’e un particolare inatteso da tenere in conto: lui non ha mai avuto una sorella. 
Nella sua testa c’e allora spazio per una sola domanda: cosa diamine sta succedendo alla sua vita?


Note dell'autore: 
Leggere significa abbandonarsi alla propria passione, giusto? Ecco: cosa succede quando ti senti intrappolato all’interno di una determinata nicchia, dopo aver esaurito tutto il materiale che corrisponde a uno, o più generi di tuo gradimento? Le opzioni diventano due. La prima è costringersi a leggere qualcosa di cui faresti benissimo a meno, scegliendo di tramutare la tua passione in un possibile punto morto. L’altra è quella di rimboccarsi le maniche e seguire il percorso che i tuoi autori preferiti hanno imboccato: tramutarti in un “narratore di sogni” che possa allietare le serate di numerosi lettori in cerca di quella specifica nicchia, entrando a far parte della ristretta cerchia di romanzieri che hanno qualcosa da offrire, e non da cercare. 
Se ci riuscirò o meno, starà al tempo giudicarlo.

Big da sfidare:

katharine mcgee


Katharine McGee 

Il Millesimo Piano







domenica 6 ottobre 2019

Recensione: REBOOT 8092 di Daniele Salvato e Andrea Formichini [Rating 7,5]


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Titolo: Reboot 8092

Autore: Daniele Salvato e Andrea Formichini

Editore: Pubblicazione indipendente

Genere: fantascienza

Prezzo: ebook 1,99 euro - cartaceo 11 euro

Sinossi:
REBOOT 8092 è un viaggio negli abissi della coscienza, una odissea attraverso le immense distanze dello spazio-tempo. 
Un’audace esplorazione nel buio e freddo universo, in un percorso fatto di ostacoli, scoperte, suggestioni e conflitti interiori. 
Chi ci parla è una sonda automatica di cui non sappiamo il nome, lanciata nelle profondità interstellari da una civiltà sconosciuta alla ricerca della conoscenza. 
E’ sola, distante da casa 4.000 anni luce, e in lotta per la sopravvivenza da 10 milioni di anni.

Recensione:

Oggi vi presento un testo del tutto particolare. Si tratta di un romanzo breve di fantascienza, anche se si rivelerà qualcosa di più simile a un’introspezione ambientata nel cosmo, con tanto di pianeti, soli e stelle a far da palcoscenico alla nostra unica protagonista: una sonda spaziale. 
Il romanzo di Daniele Salvato si intitola REBOOT 8092, e il titolo stesso ci indica il numero delle volte che la nostra sonda riavvierà i propri sistemi dopo gli spegnimenti necessari a farla avanzare nello spazio (e nel tempo).
Che dire, si tratta sicuramente di qualcosa di originale, almeno per il sottoscritto. L’idea di fondo e la trasposizione fattane dall’autore mi hanno molto colpito. Un’ottima pianificazione e un’altrettanto ottima resa. Non era facile dato il monologo introspettivo cui intendeva dar vita. Anche la lunghezza è stata accuratamente gestita, limitando il tutto a un romanzo breve di un centinaio di pagine, oltre le quali, forse, il lettore avrebbe potuto stancarsi della compagnia della nostra navicella antropomorfa. Assisteremo quindi all’evoluzione di questo “oggetto” dotato di una rete neuronale capace di farlo apprendere e avvicinare sempre più ai suoi creatori. 
Nuovi sentimenti e nuove passioni irrefrenabili prenderanno piede nella storia ultramillenaria del veicolo spaziale, rendendolo sempre più vicino al lettore, che non potrà che immedesimarsi nel viaggio. A tratti commovente, sempre profondo e stimolante. Un viaggio che Salvato peraltro ci descrive con grande maestria. 
Non sono un esperto di spazio, ricordo solo il mio professore di geografia astronomica al liceo che tirava fuori dal frigo degli esperimenti una bozza di vino rosso per farsi un goccetto, e qualche immagine spettacolare vista nei documentari Discovery, ma di certo posso dire che l’autore deve amare particolarmente lo spazio e le sue dinamiche. E questa passione traspare limpida nelle descrizioni che la navicella ci offre di volta in volta. Che si tratti di sterili ammassi rocciosi ricoperti di ghiaccio, o di sfere di gas venefici inabitabili, oppure ancora di pianeti rigogliosi, le descrizioni oltre che credibili sono evocative e coinvolgenti. 
La nostra sonda è alla ricerca di vita negli altri sistemi stellari, questa è la sua missione, ma i millenni passano ed essa matura una consapevolezza crescente, un senso di smarrimento e solitudine, un istinto innato alla ribellione, al trovare finalità più appaganti che la mera esecuzione di un compito che non sente più suo. Si trova innanzi a distanze sterminate e ad orizzonti temporali impossibili da quantificare per una mente umana, la mente dei suoi creatori. E’ sola e piena di dubbi, nel vuoto cosmico. 
Affascinante. 
Sembra che ci sia da annoiarsi, invece anche lì, nel nulla, i pensieri non danno tregua alla nostra sonda, così come la mente degli uomini non cessa mai il suo chiacchiericcio di sottofondo finendo con dargli il tormento. Sarebbe inutile sottolineare il naturale parallelismo con l’uomo che si trova a voler scandagliare il proprio inconscio, ma questa è l’immagine prevalente che mi sono fatto. 
Molte domande, molti snodi fondamentali ai quali corrispondono scelte e decisioni irreversibili. 
Non mi soffermo neppure sulla prosa dell’autore. Piacevole e matura, Salvato si dimostra assolutamente padrone di linguaggio e attrezzi del mestiere. Gran bel romanzo, capace di far riflettere e di trasportare in una realtà che appare tanto distante, quanto invece risulta dietro l’angolo, anzi addirittura dentro di noi stessi.
Voto 7,5